I ricercatori confermano: la chemioterapia in combinazione con cannabis risulta maggiormente efficace nell’azione contro le cellule cancerogene.

cannabis

 

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I ricercatori confermano: la chemioterapia in combinazione con cannabis risulta maggiormente efficace nell’azione contro le cellule cancerogene.

 

Un nuovo importante studio porta l’ennesima e forse definitiva conferma che i cannabinoidi sono in grado di uccidere le cellule leucemiche con successo. In questo studio si è affrontato anche la combinazione di queste sostanze e l’ordine in cui sono fornite ed i risultati aprono la porta a trattamenti più efficaci .

I cannabinoidi, noti anche come fitocannabinoidi, interagiscono con il corpo umano; il più conosciuto è il tetraidrocannabinolo o THC.

Si sono identificati fino ad oggi più di 100 cannabinoidi con diverse proprietà e profili chimici ed anche potenziali effetti antitumorali.

Studi su animali di laboratorio hanno dimostrato che alcuni cannabinoidi  inibiscono la crescita tumorale, e bloccano lo sviluppo dei vasi sanguigni che alimentano il tumore.

Per esempio, il cannabinoide delta-9-THC può  danneggiare o uccidere  le cellule del cancro al fegato, portando ottimi miglioramenti nei pazienti. Allo stesso modo, il cannabidiolo (CBD) è efficace contro le cellule negative che provocano il cancro al seno , senza danneggiare i tessuti sani.

È stato anche dimostrato che i cannabinoidi possono essere utili per combattere con successo la leucemia; la leucemia è un tumore del midollo osseo ed altri organi emopoietici.

La ricerca dimostra che alcuni di questi cannabinoidi, se usati in combinazione, diventano ancora più potenti nella loro azione antitumorale.

Un nuovo studio recentemente pubblicato sulla rivista International Journal of Oncology, esplora queste combinazioni in modo più approfondito. Essi hanno inoltre rilevato il potenziale dei cannabinoidi in combinazione con farmaci come citarabina e vincristina nella chemioterapia.

I ricercatori sono stati guidati dal Dr. Wai Liu presso l’Università di San Giorgio a Londra: Il team ha testato varie combinazioni di cannabinoidi e farmaci chemioterapici per trovare quelle più efficienti. Hanno anche cercato di capire se l’ordine in cui vengono somministrati i prodotti chimici che renderebbe differenza nei tassi di successo o meno.

Essi hanno scoperto che il cannabidiolo ed il THC, quando usati da solo uccidono le cellule leucemiche. Tuttavia, quando usati in combinazione, la potenza è migliorata in modo significativo; il tutto è più della somma delle parti.

Questa sottolineatura porta come sempre alla luce l’importanza e la necessità dell’effetto entourage per una migliore azione sul corpo umano, a tutti i livelli.

Essi hanno inoltre dimostrato che una dose iniziale di chemioterapia seguita da cannabinoidi ha  migliorato i risultati nel complesso contro le cellule leucemiche. La combinazione di chemioterapia con cannabinoidi aveva sempre risultati migliori rispetto alla sola chemioterapia o alla combinazione di THC e cannabidiolo. Tuttavia questo aumento di potenza è stato osservato solo se i cannabinoidi vengono somministrati dopo la chemioterapia e non viceversa.

L’Uso dei cannabinoidi potrebbe potenzialmente consentire ai medici di ridurre la dose di chemioterapia, pur mantenendo l’azione contro il cancro.

“Abbiamo dimostrato per la prima volta che l’ordine in cui vengono utilizzati i cannabinoidi e la chemioterapia è cruciale nel determinare l’efficacia complessiva di questo trattamento. […] I cannabinoidi sono una prospettiva molto interessante in oncologia. ”  Ha detto il dottor Wai Liu

I risultati sono promettenti. Sembra che il peso delle prove a sostegno dell’efficacia dei cannabinoidi contro le cellule tumorali abbia fatto pendere la bilancia definitivamente verso quest’ultimi.

Il Dottor Liu ha anche osservato che “Questi estratti sono altamente concentrati e purificati e fumare cannabis non dovrebbe un effetto simile.”

tratto da: http://freeweed.it/studio-chemioterapia-combinazione-cannabinoidi-risulta-maggiormente-efficace-nellazione-le-cellule-cancerogene/

Big Pharma: distruggete quei farmaci, così aumentiamo i prezzi – E questi non sono criminali?

Big Pharma

 

 

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Big Pharma: distruggete quei farmaci, così aumentiamo i prezzi – E questi non sono criminali?

 

Da La Repubblica:

Big Pharma: distruggete quei farmaci, così aumentiamo i prezzi

Aspen Pharmacare accusata di aver eliminato forniture di medicinali anticancro per poter far lievitare i costi. Cresciuti nel Regno Unito del 1100%

di ENRICO FRANCESCHINI

LONDRA – Salta fuori un altro scandalo su Big Pharma. E stavolta fra le sue vittime c’è anche l’Italia. Sotto accusa è Aspen Pharmacare, un’azienda farmaceutica sudafricana che ha il quartiere generale europeo a Dublino. Tra il 2012 e il 2014, secondo rivelazioni del Times di Londra, la società discusse la distruzione di forniture di medicinali che possono salvare la vita a pazienti malati di leucemia e di altre forme di cancro del sangue, allo scopo di imporre aumenti fino al 4mila per cento dei prezzi dei prodotti ai propri clienti, tra cui la sanità pubblica italiana, spagnola, britannica e di altri paesi.

A causa degli aumenti, per esempio, il costo del Busulfan, un medicinale prescritto ai malati di leucemia, in Gran Bretagna è cresciuto da 5 a 65 sterline a confezione nel corso del 2013, un incremento del 1100 per cento. Nel 2009 la Aspen aveva acquistato i diritti per un portafoglio di farmaci oncologici da un altro gigante del settore, la GlaxoSmithKline (Gsk), per 273 milioni di sterline. In cambio, la Gsk ha ricevuto il 16 per cento della Aspen, che da allora ha rivenduto per 1 miliardo e 700 milioni di sterline (oltre 2 miliardi di euro).

I farmaci in questione sono efficaci nella terapie contro vari tipi di cancro del sangue, in particolare per curare bambini e anziani. Non esistono terapie alternative. L’anno scorso, dopo un’inchiesta analoga del Times, il governo britannico ha introdotto leggi che permettono allo stato di imporre a un’azienda prezzi più bassi se quelli fissati vengono giudicati eccessivi e legislazioni analoghe sono state approvate o sono in discussione altrove in Europa. Ma nel periodo dell’indagine del quotidiano londinese non esistevano restrizioni simili. E dunque Big Pharma aveva un solo limite agli aumenti indiscriminati dei prezzi: la propria coscienza. Che a quanto pare non ha frenato l’azienda sudafricana.

In base ai documenti ottenuti dal Times, la Aspen ha condotto “aggressivamente” i negoziati con il sistema sanitario nazionale italiano e con altri in Europa, creando artificialmente un deficit nelle forniture dei medicinali o minacciando di interromperle del tutto per costringere le autorità ad accettare le richieste di aumenti vertiginosi. Nell’ottobre 2013, scrive il quotidiano, Aspen avvertì l’Italia che avrebbe smesso di fornire i farmaci se il nostro governo non avesse accettato un incremento dei prezzi del 2100 per cento entro tre mesi. In seguito le autorità italiane hanno approvato forti aumenti, ma nel frattempo ci sono state carenze dei medicinali orchestrate appositamente dalla Aspen per mettere sotto pressione la nostra sanità.

Il giornale riferisce il caso di un farmacista italiano che scrisse alla Aspen e al distributore italiano lamentandosi che era costretto a scegliere a quale tra due famiglie con un bambino malato di cancro dare l’unica confezione di farmaco che aveva, come risultato delle mancate forniture da parte dell’azienda. E in Spagna, davanti alla iniziale resistenza delle autorità agli aumenti, un dirigente dalla Aspen rispose che se il governo non accettava gli aumenti, “l’unica possibilità” per l’azienda sarebbe stata quella di “donare o distruggere i medicinali”. In un’altra email, un funzionario della Aspen osserva che la società avrebbe potuto guadagnare di più vendendo in Spagna i farmaci destinati all’Italia, anche se ciò avrebbe lasciato l’Italia a corto dei medicinali necessari alle cure previste.

Interpellato dal Times, Dennis Dencher, amministratore delegato della Aspen Pharma Europe, afferma che gli aumenti dei prezzi erano “al livello appropriato per promuovere la sostenibilità a lungo termine” dei farmaci. E un portavoce della Gsk commenta che la sua azienda “non era coinvolta nelle decisioni sui prezzi dei medicinali, dopo averne venduti i diritti alla Aspen”. Tutti con la coscienza a posto, dunque. E ai malati una sola opzione: pagare di più o morire.

fonte: http://www.repubblica.it/salute/2017/04/14/news/aspen_farmaci_cancro_costo-162973391/

In California il GLIFOSATO avrà l’etichetta “CANCEROGENO” …ma solo in California! La Commissione Europea ha deciso che noi possiamo pure crepare e propone di rinnovare l’autorizzazione per 10 anni!

 

GLIFOSATO

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In California il GLIFOSATO avrà l’etichetta “CANCEROGENO” …ma solo in California! La Commissione Europea ha deciso che noi possiamo pure crepare e propone di rinnovare l’autorizzazione per 10 anni!

 

In California il glifosato avrà l’etichetta “cancerogeno”

di Dario Tamburrano, EFDD – M5S europa

A partire dal 7 luglio il diserbante glifosato della Monsanto è stato etichettato come cancerogeno in California. Lo ha stabilito la OEHHA (Office of Environmental Health Hazard Assessment), l’agenzia incaricata di proteggere ambiente e salute. E’ un elemento che dovrà essere tenuto presente nel dibattito ora in corso a proposito del rinnovo del permesso a vendere il glifosato nell’UE. Noi siamo contrari al rinnovo, dal momento che il glifosato é cancerogeno non solo per la California ma anche e soprattutto per lo IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’Unione Europea, almeno finora, sembra orientata a permettere di usare il glifosatoaddirittura per i prossimi otto o dieci anni, dal momento che questa sostanza non é stata giudicata cancerogena né dall’EFSA (l’agenzia europea per la sicurezza alimentare) né dall’ECHA, l’agenzia europea per la chimica.

Le due agenzie hanno basato il loro giudizio su studi mai resi pubblici e mai soggetti ad esame da parte della comunità scientifica internazionale perché l’UE li considera legati a segreti commerciali. Tuttavia una revisione indipendente dei dati su cui essi sono basati ha concluso che anche questi dati contengono prove di cancerogenicità; inoltre un’inchiesta giornalistica ha trovato le impronte digitali della Monsanto sull’autorizzazione UE ora in vigore all’uso del glifosato, che scade in dicembre. È il corso la campagna tramite la quale i cittadini europei vogliono impedirne il rinnovo.

La California ha reso nota l’intenzione di etichettare il glifosato come cancerogeno nel settembre 2015, prima ancora che lo IARC si pronunciasse nello stesso senso, e ha formalmente adottato la decisione nel marzo 2017. Tuttavia la Monsanto ha fatto causa alla California e la questione dell’etichetta é rimasta in sospeso finché il tribunale ha pronunciato la sentenza e ha dato torto alla Monsanto. Ora quest’ultima annuncia di voler continuare a lottare “in modo aggressivo” contro la decisione della California, dove comunque, dal 7 luglio prossimo, l’avviso di cancerogenicità dovrà figurare sull’etichetta di questo diserbante.

……………………..

Da Il Fatto Alimentare

Glifosato, nel dubbio, meglio farvi ammalare la Commissione Ue propone di rinnovare l’autorizzazione per 10 anni.

Il 20 luglio, la Commissione europea ha presentato formalmente agli Stati membri dell’Ue la sua proposta di rinnovare l’autorizzazione dell’erbicida glifosato per altri dieci anni, fino al 15 dicembre 2027. La proposta, che comprende anche un allegato, è stata pubblicata cinque giorni dopo che la Commissione Ue ha ricevuto il parere positivo deliberato in marzo dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), secondo la quale il glifosato non è cancerogeno, né mutageno, né tossico per la riproduzione e neppure genotossico. Secondo l’ECHA, le prove scientifiche attualmente disponibili indicano che il glifosato provoca gravi lesioni oculari ed è tossico per gli organismi acquatici, con effetti di lunga durata. Quindi, l’erbicida può mantenere la sua attuale classificazione, il che significa che la Commissione Ue può approvarne nuovamente l’uso come sostanza attiva nei pesticidi. La valutazione dell’ECHA riguarda solo la classificazione di pericolosità della sostanza, sulla base delle sue proprietà, ma non tiene conto delle probabilità di esposizione e quindi non affronta i rischi da esposizione.

La discussione sul rinnovo dell’autorizzazione inizierà subito ma, come riferisce l’agenzia Reuters, il commissario alla Salute e alla Sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, ha affermato che “la Commissione non ha alcuna intenzione di riapprovare questa sostanza senza il sostegno di una maggioranza qualificata degli Stati membri. Questa è e rimarrà una responsabilità condivisa”. Una maggioranza qualificata per una proposta significa che almeno 16 dei 28 Stati membri devono votare a favore e il sostegno deve provenire da paesi che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’Ue.

Questa maggioranza qualificata, a favore o contro, è mancata quando il 30 giugno 2016 è scaduta la precedente autorizzazione al glifosato e la Commissione Ue è stata costretta ad assumersi la responsabilità di una proroga di 18 mesi, in attesa del parere dell’ECHA, a fronte della disputa scientifica sul livello di cancerogenicità di questo erbicida tra l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Organizzazione mondiale della sanità e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). La proposta di proroga di 18 mesi aveva visto venti paesi a favore, Francia e Malta contro, mentre si erano astenuti Germania, Italia, Portogallo, Austria, Lussemburgo, Bulgaria e Grecia.

La proposta di rinnovo decennale dell’autorizzazione di questo erbicida è contestata dalla Coalizione StopGlifosato, che riunisce 45 associazioni italiane non governative, ambientaliste, dell’agricoltura biologica e della società civile. “Siamo a dir poco indignati, quanto sconcertati, per questa proposta della Commissione europea, che intende rinnovare l’autorizzazione all’uso del glifosato dopo la presentazione di oltre 1.300.000 firme da parte di cittadini europei, una decisione che rischia di screditare ulteriormente le istituzioni europee” dichiara Mariagrazia Mammuccini, portavoce della Coalizione, annunciando che è già stato richiesto ai ministri Martina, Galletti e Lorenzin, di esprimersi, a nome del governo italiano, contro la proposta della Commissione europea.

 

Glifosato: i complici di Monsanto al Parlamento Europeo negano che il pesticida sia cancerogeno. Verso il rinnovo per altri 10 anni sulla pelle della Gente!

GlifosatoGlifosato

 

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Glifosato: i complici di Monsanto al Parlamento Europeo negano che il pesticida sia cancerogeno. Verso il rinnovo per altri 10 anni sulla pelle della Gente!

GLIFOSATO: L’UE NEGA CHE IL PESTICIDA SIA CANCEROGENO E VA VERSO IL RINNOVO PER ALTRI 10 ANNI

Glifosato: cancerogeno o non cancerogeno? Non si arresta la querelle sul pesticida della Roundup più utilizzato al mondo, soprattutto dopo che le autorità europee hanno negato che incida sulla salute pubblica.

Ma secondo un nuovo rapporto del tossicologo Peter Clausing: ‘l’Ue ha violato le normative e le prove che dimostrano che il glifosato è cancerogeno’. Mesi di esperimenti ignorati, dunque, per far sì che vi sia un rinnovo per altri dieci anni del glifosato.

 “L’evidenza che il pesticida è cancerogeno è così evidente che dovrebbe essere vietato immediatamente. Quello che mi lascia perplesso è vedere come le autorità europee abbiano violato le proprie regole, adesso devono essere responsabili del loro fallimento”, spiega Clausing nella sua ricerca. 

Appena un mese fa, la Monsanto aveva ricevuto una nuova denuncia, presentata questa volta al tribunale federale del Wisconsin per l’uso scorretto della pubblicità. L’azione legale era partita da una class-action di consumatori che accusavano l’erbicida Roundup di essere pubblicizzato come sicuro in maniera falsa, dato che gli effetti sulla salute sono ormai noti.

Nel frattempo, il 18 luglio la coalizione #Stopglifosato, di cui anche greenMe.it fa parte aveva diffuso un comunicato in vista della presunta riapprovazione da parte dell’Ue per altri dieci anni, che sarebbe valida solo a maggioranza qualificata, ovvero se 16 paesi su 28 diranno si.

Cosa succederà? Verranno ignorate le oltre un milione di firme raccolte dai cittadini che hanno chiesto di bandire il glifosato aderendo all’Ice? Più volte abbiamo parlato del glifosato e dei suoi effetti sul fegato ad esempio o sul sistema nervoso, causando ansia.

Non solo, tracce di pesticidi sono stati trovati in alimenti come pane, farina, birra e via dicendo, sostanze chimiche che di certo non possono fare bene al nostro organismo. E veniamo alla domanda del secolo: il glifosato è cancerogeno o no?

A marzo 2017, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) ne ha escluso la cancerogenicità, spiegando però che è tossico per l’ambiente marino e irritante per gli occhi.

Cosa dicono Iarc ed Efsa? Nel marzo 2015 lo Iarc aveva detto che il glifosato era potenzialmente cancerogeno, l’Efsa nel novembre dello stesso anno, diceva nel suo rapporto è “improbabile che sia cancerogeno”.

Scienziati indipendenti chiedono che si faccia chiarezza, ma solo il tossicologo austriaco Peter Clausing, ha finora denunciato come i tre organismi coinvolti(l’Istituto federale tedesco per la Valutazione del rischio, l’Efsa e la Echa) abbiano costantemente violato le stesse normative e procedure europee che stabiliscono i criteri per la valutazione degli studi.

Nello specifico, secondo Clausing, gli studi fatti sono sufficienti a dimostrare che il glifosato è una sostanza cancerogena. Sette dei 12 sperimenti sono andati in tal senso, ma i risultati sono stati ignorati dall’Ue.

“Sono preoccupato per la salute pubblica. In Europa, l’incidenza di tumori è raddoppiata e triplicata negli ultimi decenni. In gioco c’è la vita di 500milioni di cittadini europei”, spiega il tossicologo.

A sostegno della tesi c’è la nuova relazione pubblicata dal GLOBAL 2000 (Friends of the Earth Austria) di Claire Robinson che converge sul fatto che ‘le autorità hanno cercato di coprire la prova degli effetti cancerogeni del glifosato”.

FIRMA QUI LA PETIZIONE #STOPGLIFOSATO

Dominella Trunfio

fonte: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/24628-glifosato-ue-nega-cancerogeno

 

I complici europei del glifosato

di Ruchi Shroff*

L’intero impianto internazionale della regolamentazione dei pesticidi è palesemente inadeguato di fronte ai dati che vengono costantemente riportati da studi scientifici ed epidemiologici indipendenti e ci rammenta quanto sia necessario osservare, individuare e denunciare i conflitti di interesse e le interferenze dovute ad attività di lobbying da parte delle aziende produttrici nei confronti di enti ed istituzioni.

In un nuovo rapporto pubblicato da Global 2000: “Glifosato: violazione sistematica delle regole da parte delle autorità“, il tossicologo tedesco Peter Clausing espone le 5 ragioni principali per le quali le autorità dell’Unione europea avrebbero trascurato e/o ignorato prove evidenti dell’effetto cancerogeno del glifosato sugli animali e come sistematicamente avrebbero violato le direttive e le raccomandazioni delle stesse OCSE (Organizzazione di cooperazione e sviluppo economico) ed ECHA (Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche), che in realtà dovrebbero guidare il loro lavoro. Nel suo nuovo rapporto, Clausing conferma dunque l’accusa di frode scientifica e distorsione dei dati nei confronti dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e dell’Istituto tedesco per la Sicurezza e Salute Occupazionale (BfR), che già aveva lanciato lo scorso anno in occasione della sua testimonianza presso il Tribunale Monsanto e nel rapporto “Agenzie regolatrici (BfR, EFSA) usano argomenti parziali per negare la carcinogenicità del Glifosato”.

Nel recente Rapporto “Il Veleno è servito: glifosato e altri veleni, dai campi alla tavola” si analizza la testimonianza di Peter Clausing che ha dichiarato come i risultati ottenuti dall’EFSA siano in contraddizione rispetto alle evidenze riportate nel report presentato all’ECHA da parte del BfR. Clausing ha spiegato che i topi maschi di tutti e cinque gli studi sulla cancerogenicità presi in considerazione da EFSA e BfR, e da loro considerati di qualità accettabile, mostrano un aumento statisticamente significativo dell’incidenza di molti tipi di tumori; ben tre di questi cinque studi mostrano un incremento significativo di un particolare tipo di cancro, il linfoma maligno. I ricercatori sottolineano inoltre come i risultati sperimentali siano riproducibili. Clausing ha inoltre sottolineato come – nella stessa legislazione europea – già solo questi risultati sperimentali superino i limiti per la classificazione del glifosato in classe 1B  (sostanze con presunto potenziale cancerogeno per gli esseri umani basate su risultati ottenuti da sperimentazione animale). Questa e altre contraddizioni contenute nella valutazione dell’autorità tedesca sono particolarmente significative se si considera che la regolamentazione europea sui pesticidi dovrebbe vietare l’autorizzazione di una sostanza attiva non appena emergano risultati di laboratorio che ne indichino la potenziale cancerogenità.

Clausing non è però il solo a criticare l’impianto normativo. Durante la Conferenza: Il Veleno alle Porte: a rischio salute e occupazione,  la Dott.sa Patrizia Gentilini, medico oncologo ed ematologo dell’Isde Italia, ci ha infatti fatto notare come “nelle valutazioni tossicologiche delle agenzie incaricate siamo ancora al punto in cui si testa solo il principio attivo, non la formulazione commerciale, non il cocktail, l’insieme delle molecole e come se non bastasse ci si basa sostanzialmente sui dati forniti dalle stesse aziende produttrici”. Di fronte all’aumento costante di malattie correlate all’inquinamento da agro tossici, alla contaminazione del suolo, dell’aria, dell’acqua e alla progressiva estinzione delle api, le procedure attuali consentono troppe deroghe e tendono sempre di più ad escludere il principio di precauzione, come evidenziato nel recente rapporto redatto dal relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto al cibo, Hilal Elver, in cui si evidenziano diverse carenze nel quadro normativo internazionale in materia di regolamentazione dei pesticidi, in special modo l’inadeguatezza dei parametri in vigore rispetto alla concreta entità delle sostanze tossiche pericolose attualmente commercializzate e diffuse nell’ambiente.

Il rapporto inoltre sollecita la necessità che le autorità competenti osservino più attentamente le ingerenze e le pressioni dell’industria agrochimica sia in campo scientifico che istituzionale e che mettano in atto strumenti adeguati per garantire maggiore trasparenza nelle procedure di valutazione del rischio per la salute e per l’ambiente. Ne fornisce un esempio l’inchiesta di Corporate Europe Observatory, nel 2013 sui i conflitti di interesse all’interno delle agenzie europee, in cui è emerso che quasi il 60 per cento degli esperti di EFSA aveva legami e interessi finanziari diretti o indiretti con le stesse aziende per le quali effettuava le valutazioni di rischio. I responsabili della politica non devono stare al gioco delle grandi aziende agrochimiche, bensì applicare il principio della precauzione e impegnarsi a garantire che le evidenze scientifiche esistenti vengano valutate in maniera corretta. Ne va della salute dei 500 milioni di cittadini dell’Unione europea.

 

fonte: http://comune-info.net/2017/07/complici-europei-del-glifosato/

Lo volevano amputare, ma ora gioca a calcio – Bambino guarito grazie al Metodo di Bella. Ma per la medicina “ufficiale”, quella che ci fa pagare 1000 Euro ogni seduta di chemio, resta solo un ciarlatano!

 

Metodo di Bella

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Lo volevano amputare, ma ora gioca a calcio – Bambino guarito grazie al Metodo di Bella. Ma per la medicina “ufficiale”, quella che ci fa pagare 1000 Euro ogni seduta di chemio, resta solo un ciarlatano!

Leggi: Sapete quanto costa una chemioterapia e che fatturati hanno le case farmaceutiche? Leggete un po’ questo, capirete perchè una “cura per il cancro” non verrà mai scoperta!

Guarito bimbo affetto da fibrosarcoma congenito associato a linfoadenite reattiva
Pubblicato il 29/02/2016 da Giuseppe Di Bella

Oggi è stato pubblicato  dalla rivista medico scientifica Neuroendocrinology  Letters, ed è già presente nella massima banca dati medico scientifica ufficiale  mondiale, www.pubmed.gov il primo caso di guarigione stabile  e completa di un fibrosarcoma congenito  senza intervento chirurgico, radio e/o chemioterapia, ma solo col Metodo Di Bella. Non ci sono precedenti in letteratura di fibrosarcomi guariti  in queste condizioni. Per accedere all’Abstract: –http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26921571

Per altre conferme  in letteratura  di altri casi di patologie diverse guariti  e pubblicati  con MDB digitare sulla banca dati pubmed.

Il dato di fatto che sia documentata la guarigione stabile  con MDB  delle più  varie patologie neoplastiche, totalmente diverse secondo criteri istologici e immunoistochimici, dovrebbe fare riflettere  chi ha onestà intellettuale  e cultura  medico scientifica, sul reale  progresso nella terapia del cancro attuato dal Prof Di Bella.

Il caso clinico

Un bimbo ha presentato alla nascita una neoformazione di 6 cm all’arto inferiore destro, asportata dopo soli 12 giorni di vita. L’esame istologico ha evidenziato un fibrosarcoma congenito associato a linfoadenite reattiva. Un primo trattamento chemioterapico adiuvante non ne ha impedito la rapida ricaduta e progressione. Una successiva valutazione per un’asportazione chirurgica presso il centro di eccellenza di chirurgia pediatrica di Padova, destò gravi perplessità , e fu rifiutato dai genitori, per la necessità di una massiva e invalidante mutilazione per l’ amputazione totale dell’arto inferiore destro estesa ad emipelvectomia (asportazione di una parte del bacino).  Considerando il fatto che l’intervento non poteva escludere la ripresa di malattia e che i tradizionali cicli chemioterapici erano già falliti e non avevano alcuna possibilità di ottenerne la guarigione, i genitori optarono per il Metodo Di Bella (MDB), prescritto direttamente dal Prof Luigi Di Bella .L’applicazione del Metodo Di Bella  mediante l’impiego sinergico di Somatostatina, Bromocriptina,Melatonina, Retinoidi solubilizzati in Vit. E, Vit. C, D3, Calcio, Condroitinsolfato, associato a microdosi di Ciclofosfamide ,in 16 mesi ha prodotto una risposta obiettiva completa e stabile ormai da 14 anni in assenza di tossicità e senza necessità di ricovero ospedaliero, consentendo una normale qualità della vita ed uno sviluppo psicofisico perfettamente regolare. Oggi , quello che per la terapia oncologica ufficiale , con procedure e protocolli di “provata efficacia”, come proclama il Consiglio Superiore di Sanità  sarebbe stato , se sopravvissuto, un invalido, senza una gamba e una parte del bacino. Grazie alle cure del Prof Luigi Di Bella oggi  è un atleta e centrattacco della sua squadra di calcio.

 ………………………..

 

Da: Gazzetta di Modena, 11 febbraio 2006

Lo volevano amputare ma ora gioca a calcio grazie a Di Bella

Tumore alla gamba, ora gioca a calcio – Dovevano amputargliela, poi la discussa terapia gli ha salvato la vita.

Dovevano amputargli la gamba destra e invece oggi gioca a pallone in una
squadra di serie A, il Messina, sia pure nei pulcini. Ci dice di avere
segnato 58 gol. E confida: «Ammiro il difensore Alessandro Parisi e ricordo bene il professor Luigi Di Bella». Che gli ha salvato la vita con l’omonima terapia non riconosciuta dalla comunità scientifica. E’ la storia di Filippo (un nome di fantasia, a tutela della privacy), 7 anni, nato alla fine del 1998.
I medici del Policlinico di Catania avevano deciso, nel 1999 – aveva due
mesi di vita – di amputargli la gamba e una parte del bacino per salvarlo da un «fibrosarcoma congenito maligno».
La chemioterapia appena praticata su quel corpicino non aveva arrestato il
cancro, che invece continuava a correre e di fronte alla triste prospettiva
i genitori del piccolo si rifiutarono e lo affidarono all’anziano fisiologo
che lo esaminò in un’aula del liceo di Messina, già frequentato da Di Bella
da ragazzo e che nel 1999 tornò a visitare. C’eravamo occupati di questa
storia il 1 settembre 2002, quando i genitori avevano portato per un
controllo il piccolo da Di Bella, che s’era detto soddisfatto per le sue
condizioni, che pure emergono in maniera plateale dalla cartella clinica
redatta dai medici siciliani, in nostro possesso. Ecco cosa si legge in
alcuni stralci di una lettera riservata del Policlinico catanese spedita il
9 marzo 1999 alla Cattedra di Chirurgia Pediatrica di Padova per un parere
urgente: «Il piccolo, come da protocollo Rms 96, ha eseguito la
chemioterapia VA per 4 settimane (4 dosi di vincristina e 2 di
actinomicina-D) dal 4 al 25 febbraio. Quindi il 5 marzo una ecografia addome ha indicato che la lesione non è regredita di volume, ma piuttosto mostra un lievissimo aumento di dimensioni. Pertanto riteniamo che a questo punto vada valutata la operabilità della lesione». Da Padova il 16 marzo rispondono che «si tratta di un caso veramente difficile» e che «sarebbe necessaria un’emipelviectomia che ci sembra veramente troppo pesante». Si pensa pure a un’alternativa all’amputazione, e cioè a «un intervento di asportazione della massa che potrebbe comunque comportare degli esiti funzionalmente mutilanti: il tumore infatti sembra inglobare i vasi femorali e il nervo femorale e la lesione di quest’ultimo comporterebbe un’impotenza notevole del quadricipite». Ma, si legge ancora, «questa chirurgia ci sembra comunque che rappresenti la strada da percorrere inizialmente». Tuttavia i genitori non ci stanno e lo affidano alla cura Di Bella. Racconta la mamma: «Abbiamo conosciuto il dottor Giovanni Calogero che ha seguito il bambino dall’inizio
assieme a Di Bella. Abbiamo fatto la cura a costo di sacrifici. Su mio
figlio ha funzionato, spero che funzioni anche su altri». La cadenza dei
referti ecografici rilasciati dall’Istituto Ortopedico del Mezzogiorno
d’Italia «Scalabrino» di Messina sono eloquenti. Il tumore che era arrivato a 45 millimetri, il 1 dicembre 1999 è sceso a 35. Il 15 marzo 2000 è sceso a 29 mm. Il 22 maggio 2000 è a 24 mm, che diventano 22,7 mm il 9 ottobre 2000; 18 mm il 12 marzo 2001; 12 mm il 1 novembre 2001. Si legge nella cartella clinica redatta dal Policlinico di Messina l’8 febbraio 2002 che il bambino, affetto da «fibrosarcoma congenito maligno», «ha eseguito ciclo di chemioterapia senza risultato. Rivoltosi al prof Di Bella ha iniziato omonima terapia e a tutt’oggi la massa si è ridotta dai 4,5 cm originali ai 12 mm odierni». Potevano essere ormai i segni di una cicatrice. Leggiamo infatti nel successivo referto del 2 dicembre 2002 che «la formazione ovoidale di 10 mm di diametro» «è compatibile con fibrosi cicatriziale». L’ultimo referto è del 4 settembre 2004. L’Azienda ospedaliera universitaria «Martino» di Messina scrive: «Alla nascita viene fatta diagnosi di fibrosarcoma alla coscia destra: ha eseguito ciclo chemioterapico per circa 2 mesi senza alcun beneficio. Per tale motivo i genitori del piccolo hanno deciso di effettuare una terapia alternativa a base di melatonina, somatostatina (terapia Di Bella) con graduale regressione della massa tumorale». Conclusioni: «Dimettiamo il piccolo in data odierna in buone condizioni generali e lo riaffidiamo alle cure del pediatra curante». (vincenzo brancatisano)

LA STORIA

Se la cura è troppo cara per la pensione

Abbandona la cura perché non se la può permettere. Sono tante anche a Modena le segnalazioni di pazienti che sostengono di avere tratto beneficio dalla cura Di Bella.
E’ il caso del padre di un funzionario pubblico modenese, affetto da cancro
al midollo. Due anni orsono l’uomo era stato portato da un medico dibelliano per un ultimo consulto dopo le non felici conclusioni degli oncologi, secondo cui le sue condizioni sarebbero peggiorate di lì a poco.
Ritenuto non operabile (secondo i medici c’era la quasi certezza che
rimanesse paraplegico dopo un eventuale intervento) e non sottoponibile a
chemioterapia, se non con scopi palliativi, il paziente era in preda a
dolori persistenti e a problemi di deambulazione.
«Quando lo portavo all’ospedale S. Anna di Ferrara», racconta il figlio,
«riusciva a fare dieci passi, poi ci dovevamo fermare. Peraltro i medici lo
avevano curato per molto tempo per mal di schiena e invece aveva un tumore che non avevano visto».
Il medico dibelliano, Aldo Reggio dell’ospedale di Monza, «lo ha preso in
cura e ci ha detto che i primi risultati sarebbero stati ottenuti dopo sei
mesi. Oggi, dopo due anni, sta molto meglio anche a livello generale, ha un miglior colorito, e cammina in autonomia».
Ma non è finita. «A settembre 2004 – prosegue il figlio – mio padre è
addirittura andato all’estero, da solo, in automobile. Oggi riesce a
camminare, lavora in casa, si sente forte e tutti quelli che lo conoscono se
ne sono accorti. Il medico dice che dobbiamo continuare».
La cura non costa tanto ma la pensione non basta. E ora pensa di smettere.
(vi.bra.)

fonte: http://it.salute.narkive.com/0d3jtUzJ/lo-volevano-amputare-ma-ora-gioca-a-calcio-grazie-a-di-bella

Sapete quanto costa una chemioterapia e che fatturati hanno le case farmaceutiche? Leggete un po’ questo, capirete perchè una “cura per il cancro” non verrà mai scoperta!

chemioterapia

 

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Sapete quanto costa una chemioterapia e che fatturati hanno le case farmaceutiche? Leggete un po’ questo, capirete perchè una “cura per il cancro” non verrà mai scoperta!

Sapete quanto costa una chemioterapia e che fatturati hanno le case farmaceutiche?

Vi siete mai chiesti quanto guadagna una casa farmaceutica?
Bene, di seguito troverete una lista con i nomi e i fatturati  delle più potenti case farmaceutiche del mondo (Fonte della classifica: Wikipedia, L’enciclopedia Libera. Link—> http://it.wikipedia.org/wiki/Case_farmaceutiche ) che con i loro pochi introiti dopo tutti questi anni non sono ancora in grado di debellare il tanto Potentissimo Male della Terra : Il Cancro.

Con immenso sdegno ho scoperto che le case farmaceutiche traggono dei profitti enormi nel commercializzare la chemioterapia o la radiologia. Forse non tutti sanno che  per eseguire una chemio, che viene pagata dai noi contribuenti, servono la bellezza di :

  1. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Paclitaxel associato a Cisplatino (ECOG 1594) per 100 pazienti: 128.217,00 euro.2. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Vinolrelbina associata a Cisplatino (TAX 326 + ILCP) per 100 pazienti: 200.940,00 euro3. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Paclitaxel associato a Carboplatino (ECOG 1594 + ILCP) per 100 pazienti: 216.945,00 euro4. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Gemcitabina associata a Cisplatino (ECOG 1594) per 100 pazienti: 409.020,00 euro5. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Docetaxel associato a Cisplatino (ECOG 1594 + TAX 326) per 100 pazienti: 540.093,00 euro6. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Docetaxel associato a Carboplatino (TAX 326) per 100 pazienti: 548.955,00 euro.Capite bene come alle case farmaceutiche non interessi concentrarsi su altri metodi per eliminare il cancro,magari a prodotti e/o sistemi meno costosi ma con risultati forse anche migliori.

Qui di seguito vengono riportati i dati di fatturato ed utile delle varie case farmaceutiche.

Fatturati case farmaceutiche

Vi Invito ad aprire gli occhi, ma soprattutto le vostri menti !!!!

Mattia Ribero

tratto da: http://blog.saltoquantico.org/quanto-costa-chemioterapia-fatturati-case-farmaceutiche/

 

Nuovi passi avanti per i vaccini personalizzati contro i tumori

 

tumori

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Nuovi passi avanti per i vaccini personalizzati contro i tumori

Un vaccino personalizzato per ogni persona, pensato per combattere quella specifica forma di tumore. Un approccio che potrebbe funzionare, raccontano due piccole sperimentazioni presentate sulla rivista Nature. Ma molti rimangono gli aspetti da chiarire.

È uno dei sacri Graal dell’oncologia: un vaccino contro il cancro. Un traguardo che siamo ancora lungi dall’aver tagliato, ma è un obiettivo a cui ricercatori di tutto il mondo continuano a perseguire, registrano piccoli, ma significativi, passi avanti. Gli ultimi son quelli raccontati da due studi apparsi sulle pagine della rivista Nature, che raccontano di approcci promettenti di vaccini personalizzati contro tumori della pelle.

Sviluppare un vaccino contro il cancro è tutt’altro che facile, per una serie di motivi, tra cui la somiglianza del bersaglio da colpire – le cellule tumorali – con le cellule sane dell’ospite – e le difficoltà del sistema immunitario, spesso incapace di risvegliarsi in maniera opportuna per combattere il nemico, nei confronti del quale anzi può diventar tollerante o addirittura complice. Per mettere a punto un vaccino contro il tumore, come quelli di cui racconta oggi Nature, l’idea di base è considerare come portabandieradei bersagli da colpire le proteine mutate prodotte dai tumori. Il vaccinorisultante conterrà queste proteine (più propriamente parti di o istruzioni per produrle, sotto forma di rna) più alcune sostanze in grado di smuovere il sistema immunitario invitando a combattere. Qualcosa di analogo alla formulazioni di ogni vaccino, in cui si istruisce il sistema immunitario armandolo a riconoscere e combattere l’invasore di turno (in questo caso i tumori). La differenza in questo caso, come ribadisce Nature News, è che il vaccino viene somministrato a chi è già stato colpito da un tumore e per aver speranze di funzionare deve essere estremamente personalizzato: deve cioè essere progettato per colpire i bersagli mutati del tumore di ogni paziente.

Le ricerche in questione infatti hanno riguardato entrambe un piccolo gruppo di pazienti con melanoma. In una delle due, quella a forma diCatherine Wu del Dana-Farber Cancer Institute di Boston e colleghi, gli scienziati hanno somministrato un vaccino con antigeni personalizzati (ovvero tagliati sulle mutazioni presenti per ciascun tumore dei pazienti) a sei pazienti precedentemente operati per melanoma a rischio di recidiva. I ricercatori hanno osservato una buona risposta del sistema immunitario al vaccino e dopo più di due anni 4 dei pazienti non avevano nessuna recidiva, mentre per due, con forme progressive di tumore, si è osservata una regressione completa in seguito alla somministrazione di un’immunoterpia(quella con anticorpi anti-PD1, che agiscono liberando i freni dalle cellule del sistema immunitario).

Nell’altro paper, a firma di Ugur Sahin della University of Mainz in Germany, i pazienti con storia di melanoma trattati sono stati 13. Anche in questo caso i ricercatori hanno visto che il sistema immunitario scatenava la propria risposta verso gli antigeni tumorali specifici di ciascun paziente, e otto dei trattati son rimasti tumor-free per quasi due anni. Risposte più variabili sono invece state osservate per cinque pazienti che avevano avuto recidive prima della somministrazione del vaccino: in uno di questi, di nuovo con immunoterapia anti-PD1, si è osservata completa regressione, in due invece il tumore si è prima ridotto per poi riprendere a crescere in un caso.

Al di là dei risultati, incoraggianti, i limiti sono ancora tanti. Sviluppare vaccini personalizzati per ogni paziente richiede tempo (il sequenziamento e l’analisi dei tumori, e quindi l’assemblaggio dei vaccini), il numero di pazienti coinvolti finora sono ancora limitati, e non è chiaro se e come un approccio simile possa funzionar per diversi tipi di tumore e quale sia l’efficacia in relazione al numero di bersagli mutati che si sceglie di colpire. Magari la strategia migliore potrebbe essere la combinazione con altri approcci di immunoterapia, visto che anche i vaccini contro il cancro possono considerarsi tali.

fonte: https://www.wired.it/scienza/medicina/2017/07/07/vaccini-personalizzati-tumori/

Lo zafferano anche come cura del Tumore: contrasta le cellule malate.

 

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Lo zafferano anche come cura del Tumore: contrasta le cellule malate.

Tumori, lo zafferano contrasta le cellule malate
Ricercatore, può essere aiuto ma non sostituire altre cure

PISA – Lo zafferano può avere anche un importante ruolo in campo medico, in particolare nell’ambito della lotta ai tumori. Lo rivela uno studio coordinato da Filippo Minutolo del dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa, che ha identificato il meccanismo con cui un metabolita attivo presente nello zafferano, la crocetina, riesce a ridurre l’aggressività delle cellule tumorali attraverso l’azione su un enzima-chiave nella glicolisi tumorale, la lattato deidrogenasi (Ldh).
I risultati della ricerca sono stati presentati da Carlotta Granchi, prima autrice dell’articolo e relatrice al “First Congress on Edible, Medicinal and Aromatic Plants (Icemap 2017)” svoltosi a Pisa dal 28 al 30 giugno. Il lavoro è stato inoltre pubblicato sul Journal of Agricultural and Food Chemistry della American Chemical Society. “La crocetina – spiega Granchi – non è purtroppo disponibile, né facilmente isolabile da fonti naturali quindi è stata messa appunto una metodologia sintetica per la sua preparazione: la crocetina artificiale, del tutto identica per struttura a quella naturale, ha dimostrato una notevole abilità di inibire l’Ldh”.

Grazie alla collaborazione con il gruppo di ricerca di Paul J. Hergenrother della University of Illinois at Urbana-Champaign e con Flavio Rizzolio dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, e fondatore dell’azienda Biofuture Medicine, è stato inoltre possibile verificare come la crocetina sia in grado di ridurre la produzione di lattato in cellule tumorali e la loro proliferazione. “Abbiamo dimostrato – aggiunge Granchi – che la componente dello zafferano maggiormente responsabile di questo effetto sembra essere proprio la crocetina”.

Infatti l’analisi di modellazione molecolare condotta da Tiziano Tuccinardi ha evidenziato le caratteristiche strutturali che permettono alla crocetina di interagire in modo efficace con il sito attivo dell’enzima-bersaglio. “Chiaramente né lo zafferano, né la crocetina potranno mai sostituire le varie terapie antitumorali approvate per l’uso clinico – specifica Minutolo – comunque possono sicuramente costituire un utile ausilio alimentare nella prevenzione delle neoplasie e, se validati da opportuni studi clinici, potranno in futuro contribuire ad aumentare l’efficacia dei regimi terapeutici utilizzati per diversi tipi di tumore”.

fonte: http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/alimentazione/2017/07/11/tumori-studio-zafferano-contrasta-le-cellule-malate_e9ba9bc0-506b-4fbd-b78f-e5c79b33df17.html

Potenti e precisi: i protoni sanno attaccare i tumori più difficili – La nuova avveniristica cura dal 2020 in Italia!

 

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Potenti e precisi: i protoni sanno attaccare i tumori più difficili

Conto alla rovescia per il centro Ieo: aprirà nel 2020

di SARA RICOTTA VOZA

Protoni al posto dei raggi X. Si chiama protonterapia ed è la punta più avanzata della radioterapia ad alta precisione. Dal 2020 si potrà fare all’Ieo di Milano, dove si sta costruendo l’«Ieo Proton Center», il primo in un centro Irccs oncologico italiano.

Un grande investimento – 40 milioni – che porterà l’Italia tra i Paesi, ancora relativamente pochi al mondo, che possono offrire questo innovativo approccio terapeutico. Destinatari fino a 800 nuovi pazienti all’anno, mentre i primi candidati saranno quelli con tumori che, per sede o tipologia, non possono essere trattati con altre forme di radioterapia: si parla di 7mila-10mila persone costrette oggi ad andare all’estero o a rinunciare alla cura. Un bisogno urgente del Paese, quindi, riconosciuto anche dal ministero della Salute che ha da poco inserito la protonterapia nei «Lea», i «Livelli essenziali di assistenza».

I VANTAGGI  

Ma perché la protonterapia è preferibile alla radioterapia convenzionale? «Perché è una forma superiore di radioterapia – spiega Roberto Orecchia, direttore scientifico Ieo e docente di Radioterapia all’Università di Milano -: grazie alle proprietà fisiche dei protoni la metodica permette, rispetto a quella convenzionale con fotoni, di risparmiare meglio i tessuti sani circostanti e di convogliare una dose maggiore di energia sul tumore».

Il primo vantaggio è legato alla caratteristica di queste particelle pesanti di rilasciare la dose in modo preciso e circoscritto alla massa tumorale, mentre nella radioterapia convenzionale la parte sana che riceve radiazioni ha un volume più ampio. Ciò significa risparmiare organi vicini importanti come il cuore, nel caso di tumori toracici e nel tumore alla mammella sinistra, e di evitare la cecità in caso di tumori del cervello. Un altro vantaggio si ha nell’oncologia pediatrica, perché la possibilità di irradiare il bambino in maniera limitata riduce il rischio di sviluppare un secondo tumore indotto dalle radiazioni. Infine il trattamento – che va dalle 2 alle 8 settimane – si effettua ambulatorialmente senza bisogno di ricovero: dura al massimo 2 minuti ed è indolore.

GLI OBIETTIVI  

Per quali tumori la terapia è particolarmente indicata? Come accennato, le indicazioni tipiche sono i tumori pediatrici, quelli toracici, oculari e cerebrali. I «Lea» ne indicano 10, tra cui le recidive che richiedono il ritrattamento di un’area precedentemente sottoposta a radioterapia.

COME FUNZIONA  

La macchina consiste di tre parti. Nel Ciclotrone i protoni vengono accelerati fino a una velocità pari a metà di quella della luce, poi il flusso viene concentrato in fasci e trasportato fino alla sala trattamento («Gantry»), dove vengono rilasciati sul tumore del paziente. L’accelerazione genera nei protoni un’energia che raggiunge i 230 MeV (megaelectron volts) rispetto ai 30 della fotonterapia.

la storia 

I protoni furono scoperti nel 1919 da Ernest Rutheford – che vinse il Nobel – ma i primi trattamenti cominciano solo negli Anni 50 a Uppsala e a Berkeley, poi ad Harvard nei 60. Nei 70 vengono trattati pazienti anche in Giappone e Germania, ma per il primo centro clinico per la protonterapia bisogna aspettare il 1990, con l’apertura di Loma Linda, negli Usa, e per il secondo il 2001 con quello di Boston. Tempi lunghi, dovuti, come è avvenuto sempre per tutte le nuove tecnologie di cura, ai costi molto alti.

 

I CENTRI NEL MONDO  

Oggi la protonterapia è al centro dell’interesse scientifico internazionale e i centri si moltiplicano in tutti i Paesi ad alto tasso di sviluppo come Usa, Cina, Giappone. In Europa ci sono 11 centri in costruzione e 7 in pianificazione, di cui uno è quello dell’Ieo. Il Paese leader è la Germania, seguono Francia, Austria, Svizzera e Italia, che può contare già sul centro di adroterapia di Pavia, su un altro a Trento e, a Catania, sui Laboratori dell’Istituto di fisica nucleare per le patologie dell’occhio.

Dal 2020, quindi, si aggiungerà Milano con il primo centro clinico dedicato. «La protonterapia non sostituirà la radioterapia – precisa Orecchia – ma ne integrerà l’azione terapeutica. I principali studi clinici del mondo stanno confrontando l’efficacia delle due metodiche e anche l’Ieo, facendo tesoro del suo patrimonio di ricerca e clinica in radioterapia, parteciperà alla definizione degli standard».

 

fonte: http://www.lastampa.it/2017/07/20/scienza/tuttoscienze/potenti-e-precisi-i-protoni-sanno-attaccare-i-tumori-pi-difficili-c5EegC6tcI522ohboekYxI/pagina.html

 

Cancro: EPPUR SI CURA… – Ecco l’elenco dei medici eretici e delle terapie boicottate dalla medicina ufficiale…!

Cancro

 

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Cancro: EPPUR SI CURA… – Ecco l’elenco dei medici eretici e delle terapie boicottate dalla medicina ufficiale…!

di:

Non è questa la cura e tu lo sai

Sito per trattare le terapie alternative al tumore

Cancro. Eppur si cura…. Un elenco parziale di ricercatori eretici

CANCRO…EPPUR SI CURA!

UN ELENCO – PARZIALE – DI RICERCATORI “ERETICI”

Piero Cammerinesi

Paracelso, Giordano Bruno, Galileo, Semmelweis, Marconi, Mendel, Meucci, Tesla…

Ogni tempo ha i suoi eretici da perseguitare… Il nostro tempo, in piu’, ha la presunzione di non averne!

Questo e’ l’elenco di quei “Profeti senza onore” che abbiamo avuto occasione di incontrare, e di documentare, in questi anni di lavoro. Alcuni sono morti, altri hanno dovuto autoesiliarsi, altri resistono e continuano a curare, a guarire, o – almeno – ad alleviare le sofferenze di tante persone.
Sappiamo che altri, tantissimi altri, esistono e lavorano con passione, anche se ancora non ne abbiamo avuto conoscenza. Ma di una cosa siamo certi: esiste un filo che li lega tutti quanti: il principio – oggetto di disputa già al tempo di Louis Pasteur e Claude Bernard – per il quale non occorre attaccare i germi, ma rinforzare l’organismo che da essi deve difendersi.

Disse Pasteur sul letto di morte: “il germe non e’ nulla, e’ il terreno che e’ tutto”.

“ALBERT” E’ uno pseudonimo sotto il quale si nasconde (per evitare altre persecuzioni oltre quelle gia’ vissute) l’ingegnere italiano inventore del BIOTRON, una macchinetta grande come un pacchetto di sigarette che invia messaggi elettromagnetici ai tessuti, permettendo loro di ricostruirsi in modo normale e dunque di eliminare le cellule tumorali. Numerosissime sono le sue relazioni sui casi clinici trattati e le sue comunicazioni scientifiche che sono costantemente ignorate. Un interessante dossier su di lui è pubblicato dall’ARPC (Associazione Ricerca e Prevenzione del Cancro presieduta da Alberto R. Mondini).

Aldo ALESSIANI E’ un anziano medico romano che ha messo a punto una cura antitumorale basata su un prodotto naturale a costo zero che si chiama appunto “L’acqua di Alessiani”. Informo’ dei suoi risultati positivi il Ministro della Sanita’ dell’epoca (De Lorenzo). Fu convocato il 29 luglio 1993 da un sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Roma che – racconta l’interessato – gli fece capire che a continuare su quella strada poteva rimetterci la pelle.
La sua ipotesi, formulata gia’ nel 1981, si basa sulla considerazione del tumore come malattia da “carenza”, e che la sua incidenza va di pari passo con l’aumento della statura media della popolazione. Nella sua acqua sono disciolti dei “terricci” ricchi di sostanze naturali che non assumiamo piu’ attraverso l’alimentazione. Un interessante dossier su di lui e’ pubblicato dall’ARPC.

Joaquin AMAT LARRAZ Medico. Opera da anni in Spagna, vicino a Barcellona, dove ha un day hospital. Il prodotto che usa sia per diagnosi che per terapia si chiama “Amatrisan”. E’ a base di urea, regola la malattia di base, distrugge il tumore per autolisi e mette in moto il meccanismo infiammatorio che fagocita questa carne morta. Interviene sul pH riequilibrando il rapporto acido/basico. In tanti malati fanno la fila da tutta Europa per essere curati da lui. Ha scritto un libro, e lo ha inviato a tutte le piu’ importanti Facolta’ di Medicina dell’Europa e delle due Americhe, che si chiama “Cancer, Teoria biochimica e pratica clinica”.

Padre Vittorio BARONI Nacque il 30 luglio 1911 a Vecchiano, in provincia di Pisa, ed e’ morto a Siena il 7 gennaio 1990. Ha operato per anni con la fitoterapia e radiestesia applicata all’indagine diagnostica. Ha conseguito rilevanti risultati scoprendo le proprieta’ ancora sconosciute di alcune piante. Nello stesso tempo ha sviluppato una spiccata sensibilita’ radiestesica esercitandola particolarmente nella diagnosi e nella cura dei mali del secolo. In particolare del cancro. La sua si chiama cura fitoradiestesica. Il suo testo “Dodici piante per i mali del secolo” è ormai un classico.

Alberto BARTORELLI Medico. Professore universitario. Studia un prodotto anticancro che chiama Uk 101 e che sale alla ribalta delle cronache nel 1995. L’Uk 101 si colloca nell’ambito dell’immunoterapia ed è una proteina che va a combattere la patologia tumorale, con risultati particolarmente positivi nei tumori della mammella e del colon. La polemica, anche in quel caso, da parte dei super-esperti, si fa rovente. Ma alla fine, grazie all’interessamento di un Ministro della Sanita’ (Guzzanti) di un insolito livello intellettuale e morale, viene ammesso alla sperimentazione. Mercoledi’ 24 dicembre 1997 il direttore del quotidiano “La Repubblica”, a proposito del caso Di Bella, dichiara: “Trent’anni fa un altro medico, anzi: un veterinario, Liborio Bonifacio, notò che le capre non avevano tumori e distribui’ in giro un suo siero. Dire che venne fortemente osteggiato e’ un eufemismo, eppure e’ soprattutto grazie alle sue intuizioni che oggi c’e’ l’Uk 101”.

Liborio BONIFACIO Medico Veterinario. Nato nel 1908 a Montallegro, in provincia di Agrigento e scomparso da pochi anni. Nel 1950 ha ideato un farmaco antitumorale, ricavato dalle ghiandole del sigma-colon dei caprini. Per lunghi anni, mentre la scienza e la medicina ufficiali guardavano con sufficienza e diffidenza alla sua scoperta, ha curato migliaia di malati; e spesso con ottimi risultati. La sua esperienza e’ stata oggetto di inchieste giornalistiche e comunicazioni scientifiche; e ogni volta si e’ dovuto ammettere che qualcosa di prezioso, nel “siero Bonifacio”, c’era. Nel 1970 il Ministero della Sanita’ fu finalmente costretto a prendere in considerazione i risultati ottenuti e a sperimentare il siero. Ma il siero mette in crisi troppi interessi economici, scientifici, “di prestigio”; la sperimentazione, che per avere valore ha bisogno di mesi e mesi di analisi e prove, viene, invece, liquidata in 15 giorni. L’esito e’ negativo. Ma l’enorme flusso di persone che continuano a recarsi ad Agropoli per avere ed usare il siero continua. Si riparlera’ di Bonifacio quando si tratterà dell’Uk 101 e del prodotto dell’oncologo Giuseppe Zora.

Rudolf BREUSS Nel marzo 1990, alla veneranda età di 91 anni, ha pubblicato il libro “Cancro, leucemia ed altre malattie apparentemente incurabili sono guaribili con metodi naturali. Consigli per la prevenzione e cura di molte malattie”. In esso, mescolando digiuno e somministrazione di succhi vegetali secondo una dieta molto meticolosa, racconta di aver guarito all’incirca 45.000 malati di cancro apparentemente inguaribili a partire dal 1950.

Johanna BUDWIG Medico. Tedesca. Basa la sua terapia sull’alimentazione per ristabilire l’equilibrio sanitario distrutto dagli elementi tossici presenti nel mondo moderno con attenzione particolare, per quanto riguarda le patologie degenerative, agli effetti perversi del metabolismo dei grassi. Proprio sugli effetti cancerogeni dei grassi ha scritto un testo interessante nel 1959.

Hulda Regehr CLARK Medico. Partendo dall’ipotesi che le malattie degenerative compaiono poiche’ una serie di parassiti da sempre presenti nei vari organi si combina con sostanze chimiche derivanti dall’assunzione di solventi, inquinanti vari e micotossine, cura con protocolli fitoterapici molto meticolosi e con lo Zapper, un apparecchio elettronico di uso esterno che serve all’eliminazione di molti parassiti. Oltre ai suoi libri, diffusissimi negli USA (il più famoso è “The cure for all cancers”) si puo’ sapere di piu’ sul suo sistema dai libri di Robert LOMBARDI (Aids l’imbroglio del secolo, Medicina di Giuda, L’immensa balla dell’Aids).

Pierre DELBET Medico. Accademico di Francia. Scopritore delle eccezionali potenzialità di un prodotto considerato fino ad allora di scarto (lo scarto del sale appunto): il Cloruro di Magnesio. Negli anni che vanno dal 1920 al 1950, partito dalla supposizione che la carenza di magnesio nell’alimentazione potesse avere una notevole importanza nello sviluppo del cancro, ne verifica la fondatezza sperimentale (del 1944 il suo libro: “Politique preventive du cancer”) attraverso l’uso del Cloruro di Magnesio. Le sue ricerche, e quelle del suo collega medico A. Neveu, sono diffuse e praticate in Italia da un eccezionale medico e ricercatore che si chiama Raul Vergini.

Luigi DI BELLA Medico. Professore universitario. Riteniamo superfluo descrivere il suo protocollo terapeutico in quanto gia’ ampiamente diffuso da tutti gli organi di informazione. Anche Di Bella, nonostante le migliaia di pazienti testimonianti la positivita’ dei suoi metodi, e’ stato e continua ad essere osteggiato con tutti i mezzi, morali, materiali e fisici. Un interessante dossier sulle persecuzioni da lui subite e’ pubblicato dall’ARPC.

John BEARD Medico (1858-1924). Iniziatore del trattamento del cancro mediante enzimi digestivi. Il dr. Krebs ne fu un ardente sostenitore. Una terapia a base di dosi massicce di enzimi pancreatici fu proposta con notevole successo da un terapeuta (non medico) di nome KELLEY che fu molto celebre negli USA negli anni ’70. A partire da queste premesse il

Dr.Nicholas GONZALES, di New York,ha sviluppato quella che lui definisce terapia metabolica individualizzata, con la quale sta ottenendo risultati di tutto rispetto. Altri prodotti a base di enzimi utilizzati nella terapia del cancro sono due preparati tedeschi (Carzodelan e Wobe-Mugos).

Emilio DIDO e Francesco BORGHINI Curano usando delle soluzioni a base di acqua distillata trattata in modo da ricevere delle frequenze elettromagnetiche specifiche di un tessuto: quelle del sistema nervoso, quelle del sistema endocrino, quelle del sistema immunitario e così via. Mentre nei farmaci l’energia e’ data dalla molecola del farmaco, in questo caso l’energia e’ negli ioni idrogeno dell’acqua. L’acqua cioè viene, per usare un termine forse improprio, “informata” per raggiungere l’obiettivo che si è prescelto.

William B.COLEY Medico. Si può considerare il padre della immunoterapia antitumorale. Dalla fine del secolo scorso, per oltre 40 anni, utilizzo’ un cocktail di tossine batteriche (Serratia Marcescens e Streptococcus Pyogenes) nella terapia del cancro, ottenendo risultati notevoli (remissioni nel 45-50% dei casi). Queste tossine provocavano una forte reazione febbrile nei paziente che ne stimolava le difese immunitarie.

Rene’ CAISSE Cura a base di Essiac. Si tratta di un antico infuso di erbe utilizzato nei secoli dagli indiani Ojibway nel Canada e riscoperto negli anni ’20 da Rene’ Caisse. La parola Essiac non e’ altro che il cognome Caisse al contrario. Da allora centinaia di malati di cancro dichiarati terminali furono curati con successo. Sull’argomento sono stati scritti numerosi libri.

Maud Tresillian FERE Medico della Nuova Zelanda, nel 1963 ha scritto un libro in cui spiega le cause biochimiche del cancro e della sua formazione nell’organismo. In esso sviluppa la teoria che tutte le forme cellulari del nostro corpo possiedono il proprio centro nel cervello e che le cellule sovrastimolate da sostanze irritanti alcaline inviano proprio al cervello un messaggio che attraverso i nervi involontari viene inviato alle cellule: “MOLTIPLICATEVI rapidamente…a velocita’ prenatale”. In questa maniera qualsiasi cellula di qualsiasi parte del corpo puo’ vedersi colpita, adottare una modalita’ anormale di crescita e dar luogo alla formazione di tumori. Il concetto rivoluzionario e’ quello che considera il cancro una malattia costituzionale, come un reumatismo o un semplice raffreddore. Risulta pertanto difficile sperare in una guarigione definitiva mediante l’estirpazione dei tumori, o distruggendoli con il radio o i raggi X. Il trattamento della dott.ssa Fere si basa sulla ferma convinzione che il cancro si debba quasi sempre ad un eccesso di sodio, unito ad uno stato di salute debole causato dal non rispetto delle leggi della Salute.

Max GERSON Medico. Dì origine tedesca ma emigrato in USA, mise a punto un trattamento del cancro basato su una particolare dieta ricca di succhi di frutta e verdure e povera di sodio e sulla somministrazione di soluzioni di minerali (soprattutto potassio e iodio), ormoni tiroidei ed alcune vitamine. Questo trattamento ha dato buoni risultati ed è ancora applicato nella clinica Gerson a Tijuana (Messico).

  1. Seçkiner GORGUN Ha messo a punto un apparecchio elettronico a bassissima potenza per la cura dei tumori solidi, con risultati sorprendenti. Tale macchina e’ stata sequestrata piu’ volte e per lunghi periodi dalla Magistratura a seguito di varie denuncie. Tutto si e’ sempre risolto con assoluzioni o “non luogo a procedere”; nonostante cio’, quella “magistratura parallela” che si chiama Ordine dei Medici ha espulso con infamia il prof. Alberto De Renzo, che e’ il medico che collabora dal 1986 con il dott. GÖRGÜN. Un interessante dossier su di lui e’ pubblicato dall’ARPC.

Ryke Geerd HAMER Il prof. Hamer (padre di quel Dirk Hamer ucciso in Corsica da Vittorio Emanuele di Savoia), medico, laureato in Teologia, Fisica e, naturalmente, in Medicina, puo’ senza dubbio essere definito il Paracelso di questo secolo. Perche’, oltre a mettere in discussione i paradigmi basilari della Medicina Ufficiale, attacca in modo estremamente polemico tutta la classe medica. “Avevo cercato il cancro nella cellula e l’ho trovato in un errore di codificazione nel cervello”: cosi’ inizia uno dei suoi libri che si titola “Genesi del Cancro”. Al termine del libro, dove spiega nei dettagli l’origine e riferisce gli esempi curati (decine di migliaia di casi!) secondo questa sua nuova teoria, riporta la Tavola della Legge Ferrea del Cancro in cui si specifica la localizzazione del cancro, il tenore del conflitto che starebbe all’origine della sua comparsa, i termini della sua manifestazione, la posizione del focolaio tumorale nel cervello, ed i passaggi successivi fino alla possibile guarigione. Oggi e’ in prigione in Germania, condannato ad oltre due anni di galera perché pratica la sua terapia basandosi su questa teoria. I tempi di Galileo non sono finiti. Ritorneremo a parlarne più diffusamente.

Harry HOXSEY Ebbe dal padre che a sua volta l’aveva ricevuta dal nonno, la formula di un trattamento fitoterapico, che fu per decenni la spina nel fianco dell’AMA (Amencan Medical Association) che alla fine gli fece chiudere tutte le cliniche del cancro che aveva aperto in parecchi stati USA. Molte formule “tipo-Hoxsey” sono ancora diffuse negli USA.

Katherine KOUSMINE Medico (nata nel 1922 e recentemente scomparsa), di origine russa e naturalizzata svizzera, basa la sua terapia sull’alimentazione per ristabilire l’equilibrio sanitario distrutto dagli elementi tossici presenti nel mondo moderno. Diresse la Fondazione da lei creata a Losanna ed ha al suo attivo migliaia di successi.

Ernst KREBS Medico. Negli anni ’50, propose come cura del cancro il LAETRILE, sostanza ottenuta principalmente dai noccioli di albicocca, contenenti acido cianidrico. Questo, grazie ad una differenza enzimatica fra cellule sane e cellule cancerose, sarebbe tossico solo per queste ultime (ai dosaggi consigliati). La terapia divenne molto celebre e fu oggetto di alcuni studi anche presso istituzioni ufficiali (come il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center) che, nonostante i lavori positivi del Dott. Sagiura, la giudicarono inefficace. Ralph Moss, direttore degli affari pubblici al MSKCC e divulgatore scientifico, scrisse nel 1977 il comunicato stampa ufficiale di condanna del Laetrile. Poco dopo, tuttavia, dopo aver esaminato i dati, convocò una conferenza stampa dove annunciò che i responsabil del MSKCC avevano volutamente nascosto i risultati positivi della terapia e ne avevano voluto la condanna. Fu licenziato in tronco il giorno successivo, con la motivazione di “aver agito in una maniera in conflitto con le sue piu’ fondamentali responsabilita’ di lavoro”.

Michio KUSHI E’ internazionalmente noto come uno dei piu’ riconosciuti esponenti dell’approccio macrobiotico al benessere ed alla crescita personale. Si avvale di 40 anni di esperienza e di insegnamento.

Luciano MARCHESI Opera a Serravalle Sesia, in provincia di Vercelli. La sua terapia contro i tumori, da decenni, si basa su una “aranciata orgonica”. Tiene numerose conferenze sul tema e Nello MORI Medico. Professore universitario. Libero docente di batteriologia nella R. Universita’ di Palermo. Tra il 1912 ed il 1930 ottenne notevoli risultati con il metodo isopatinico nella lotta contro i tumori. Il suo metodo e’ da inserire nell’ambito della immunoterapia attiva.

Achille POGLIO Fitoterapeuta e fitopreparatore, ha individuato nel propoli delle api, del quale può senza dubbio essere considerato il piu’ grosso studioso mondiale, un mezzo di supporto fondamentale per tutte le patologie degenerative. Scomparso, purtroppo, da pochi anni, ha lasciato per i suoi discepoli i protocolli che ha individuato. Suo il grande merito della realizzazione di prodotti “atti a rinforzare il terreno” sia nel campo umano che animale che vegetale come presidio naturale all’insorgenza tumorale.

Paolo PONTIGGIA Primario medico della Clinica Citta’ di Pavia, lavora con l’immunoterapia secondo tre modalità di stimolazione del sistema immune: i derivati chimici, una sostanza chimica che e’ il metisocrinolo, che e’ un antivirale, e il corinebacterium parvum, che e’ uno stimolatore batterico. In questo modo egli dichiara di aver ottenuto in una percentuale consistente dei suoi pazienti regressioni o scomparse del tumore trasformando situazioni cliniche solitamente a decorso grave in malattie croniche tipo quelle che si possono osservare nei diabetici.

Padre PRADILLA Usa da decenni un trattamento a base di erbe impiegato attivamente da molto tempo in Burkina Faso (Africa), in molti ambienti naturisti di Madrid e Barcellona, ed anche in Italia. Ne parla a lungo nei suoi libri Robert LOMBARDI (Aids l’imbroglio del secolo, Medicina di Giuda, L’immensa balla dell’Aids).

Wilhelm REICH Collaboratore di Freud, ha dato un contributo essenziale alla psicanalisi dalla quale piu’ tardi si stacco’ per condurre le sue ricerche sull’energia vitale. Una parte importante delle sue ricerche riguardo’ i tumori. I topi cancerosi messi nell’ORAC (accumulatore di energia orgonica) guarivano. Scopri’ che lo stress ed i conflitti (anticipando di alcuni decenni una parte della teoria di Hamer) hanno una grande importanza nella genesi di questa patologia. Reich, manco a dirlo, fu perseguitato, incarcerato, i suoi libri furono bruciati e fu proibito l’uso delle sue apparecchiature scientifiche. Eravamo nella democratica America degli anni ’50. Per chi vuole approfondire sono fondamentali due libri: “La biopatia del cancro” (Ed SugarCo) e “Alla ricerca dell’energia vitale” di Giuseppe Sacco e Massimo Sperini (Ed. Melusina). Noto per il suo microscopio ad altissima risoluzione, costrui’, negli anni ’20-’30, un apparecchio per il trattamento del cancro e di altre patologie mediante l’emissione di specifiche frequenze elettromagnetiche. Ottenne risultati clamorosi nel trattamento di diversi casi di cancro, attirandosi le ire dell’ufficialità. Il suo laboratorio fu misteriosamente distrutto (sia la macchina che il microscopio sono quindi andati perduti) e fini’ in carcere. Diversi ricercatori, negli USA, stanno oggi cercando di ricreare l’apparecchio Rife. I migliori risultati, fino ad oggi, sono stati ottenuti da quello che viene definito apparecchlo Rife/Dare (dal nome Dr.James Dare che lo ha concepito).

Mercedes SALIMEI DEOTTO E’ una dietista ontogenetica. Basa la sua terapia, da decenni, su una metodologia biologica improntata al potenziamento del sistema immunitario che mescola la pratica del digiuno alla somministrazione di integratori minerali, vegeto minerali, vegetali, organici e di vitamine naturali secondo protocolli minuziosi specifici per ogni tipo di degenerazione tumorale.

Herbert M. SHELTON Americano di origine tedesca (1895-1985), vegetariano, nella sua lunga vita ha scritto decine di libri. Il suo metodo contro le malattie degenerative di basa fondamentalmente sul digiuno come elemento terapeutico. Un digiuno, ovviamente, da effettuarsi sotto il controllo di un terapeuta esperto. Sono decine e decine di migliaia, e documentati, i casi risoltisi positivamente con la digiunoterapia.

Daniel SOMMER Medico naturopata. Esponente legale della medicina Heilpraktiker tedesca. Usa un programma terapeutico biologico che racchiude in sé molti tipi di terapia: 1) regolazione e cura dell’intestino; 2) cambiamento dell’alimentazione; 3) omeopatia; 4) terapia con ossigeno ionizzato; 5) terapia con ozono; 6) terapia con tessuto fetale della ghiandola del Timo; 7) terapia con il vischio; 8) terapia cellulare; 9) terapia con Eichoterm; 10) terapia ipertermia ultrarossa; 11) immunoterapia del prof. Humprey (Selten); 12) Oligoelementi, rame e selenio.

Jean VALNET E’ ormai considerato uno dei maestri mondiali della fitoterapia. Con essa, e solo con essa, ha proposto e praticato protocolli per curare i tumori.

Gianfrancesco VALSE’ PANTELLINI Biochimico (1917-1999). La sua scoperta avvenne per caso nel 1947. Aveva consigliato ad un orefice con un tumore allo stomaco una limonata con del bicarbonato per alleviare i suoi dolori… dopo un anno lo rincontro’ e scopri’ con sua enorme sorpresa che stava bene… e scopri’ ancora che al posto del bicarbonato di sodio aveva usato bicarbonato di potassio; la sua ricerca comincio’ da li’. Nel 1970 invio’ al Ministero della Sanita’ un dossier con le sue ricerche, le sue esperienze ed i suoi risultati. Manco’ una sperimentazione in merito, ma ci fu un risultato importante. L’ascorbato di potassio entro’ nella farmacopea ufficiale come prodotto galenico. E da allora non si contano i risultati positivi. Sono decine di migliaia le persone che lo usano sia come prevenzione che come terapia, nonostante che non sia ufficialmente riconosciuto come antitumorale. Guarigioni o miglioramenti che siano, i risultati sono solo positivi.

Aldo VIERI Della sua terapia parla padre Vittorio Baroni, dicendo che e’ uno dei tentativi piu’ noti per la cura del cancro e che e’ a base di aceto di vino e colchico in alcol al 95%.

Alberto VIGO Medico. Basa la sua terapia su una miscela di tipo vaccinico integrata da terapie magnetostimolanti tese a ricaricare elettricamente le cellule con risultati positivi e documentati.

Louis-Claude VINCENT Ha messo a punto un sistema bioelettronico per valutare il rischio cancro e l’efficacia o meno di qualsiasi terapia. Ha pubblicato sessantamila misurazioni, risultato di decenni di ricerche da parte di ricercatori in tutto il mondo, naturalmente trascurate dalla medicina Ufficiale. Un interessante dossier su di lui e’ pubblicato dall’ARPC.

Padre Romano ZAGO Ha portato alla conoscenza degli europei una terapia usata da molto tempo in altri paesi: la cura dei tumori con l’Aloe Arborescens. Tale metodo e’ molto usato da alcuni anni anche in Italia.

Giuseppe ZORA Medico oncologo. Gia’ dal 1975, controcorrente ed ostacolato da tutti, inizio’ una serie di esperimenti in vitro ed in vivo sulle linee sperimentali immunologiche. La sua ricerca continuò con esperienze su prodotti immunomodulanti già noti o comunque utilizzati (BCG, Corynebacterium parvum, Levamisolo ed altri). Nel 1978 riusci’ ad ottenere un ibrido biologico innocuo, non tossico, che permetteva un ampio spettro di modulazione immunologica, totale, facilmente applicabile. Comincio’ la sperimentazione sui pazienti. Nel 1979 ebbe occasione di analizzare il siero Bonifacio all’Universita’ di Messina con la moglie, Anna Tarantino, nella sua qualita’ di biologa, e di constatarne le positive qualita’. Nel 1982, in concomitanza con la decisione di Bonifacio di abbandonare, vecchio e stanco, la somministrazione del suo “siero”, comincio’ la distribuzione del suo prodotto (che allora si chiamava IMB, oggi Adiuvant Plus) ai pazienti. Dal 1982 ad oggi per Giuseppe Zora e’ una lunga serie di persecuzioni giudiziarie, che lo porteranno anche all’arresto, seppure per due soli giorni, nel 1992. Oggi il prodotto del Dott. Zora e’ stato registrato in Svizzera come specialita’ medicinale, il suo incubo e’ finito e decine di migliaia di pazienti in Italia ed in tutta Europa lo utilizzano con ottimi risultati.

 

fonte: https://tumoreterapiealternative.blogspot.it/2016/08/cancro-eppur-si-cura-un-elenco-parziale.html