L’accusa de “Il Salvagente” – Glifosato e cancro: ecco come i “big” pagavano la scienza pur di lucrare sulla pelle della Gente!

 

Glifosato

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L’accusa de “Il Salvagente” – Glifosato e cancro: ecco come i “big” pagavano la scienza pur di lucrare sulla pelle della Gente!

 

Glifosato e cancro: come i big pagavano la scienza per vendere
 Monsanto e altri produttori di glifosato sembrano aver distorto le prove scientifiche sugli effetti per la salute pubblica del glifosato, al fine di mantenere sul mercato questa controversa sostanza.
Tra il 2012 e il 2016, le aziende produttrici hanno sponsorizzato una serie di recensioni pubblicate su riviste scientifiche, le quali concludono che il glifosato e le sue formulazioni commerciali non sono nocive per la salute.
Il nuovo rapporto, “Buying Science“, mostra come questi pareri sulla cancerogenicità e genotossicità (capacità di modificare il DNA) del glifosato, sponsorizzati dall’industria, contengano gravi difetti scientifici, che vanno dall’omissione di dati alla violazione delle linee guida dell’OCSE per la valutazione degli studi sul cancro nei roditori. Tali recensioni assegnano inoltre un maggior peso agli studi condotti dalle industrie, non pubblicati, piuttosto che a quelli pubblicati in riviste scientifiche specializzate dopo un severo processo di valutazione (peer-reviewed)
Nonostante queste evidenti mancanze scientifiche, diverse autorità di regolamentazione Europee e Statunitensi fanno spesso riferimento a questi articoli sponsorizzati dall’industria su glifosato.
L’Istituto tedesco federale per la valutazione dei rischi (BfR), l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e la USA Environmental Protection Agency (EPA) hanno tutti utilizzato gli argomenti degli studi “sponsorizzati” al posto di quelli indipendenti e pubblicati.
“I produttori di glifosato hanno ingannato le autorità di regolamentazione di tutto il mondo in ogni modo per minimizzare gli effetti allarmanti del glifosato sulla salute. Il fatto che le agenzie abbiano accettato la loro ‘assistenza’ è niente di meno che uno scandalo “, dice Helmut Burtscher, uno degli autori dello studio.
Al contrario, l’Agenzia di ricerca sul cancro (IARC) dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), nella sua valutazione sulla cancerogenicità del glifosato, non ha preso in considerazione gli studi sponsorizzati dall’industria, per l’insufficienza di dati e di informazioni statistiche in essi presenti. Una politica che la IARC adotta comunemente nei suoi studi.
Le organizzazioni che presentano il report “Buying Science” sono tra le promotrici dell’Iniziativa dei Cittadini Europei “Fermiamo il Glifosato
Come parte dei suoi obiettivi dichiarati, l’Ice “Fermiamo il glifosato” richiede alla Commissione europea di “garantire che la valutazione scientifica dei pesticidi per l’approvazione regolamentare dell’UE si basi unicamente su studi pubblicati, che siano commissionati dalle autorità pubbliche competenti anziché l’industria dei pesticidi”
“Le decisioni sul futuro del glifosato dovrebbero essere guidate dalla revisione indipendente delle prove da parte della IARC.” Ha aggiunto Burtscher
fonte: https://ilsalvagente.it/2017/03/23/glifosato-e-cancro-come-i-big-pagavano-la-scienza-per-vendere/20481/?utm_content=buffer7c883&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer

 

Ricercatori italiani scoprono la U94, la “proteina anticancro” …una scoperta rivoluzionaria di cui, chissà perchè, nessuno parla… Lede forse gli interessi di chi sulla nostra pelle ci lucra?

proteina anticancro

 

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Ricercatori italiani scoprono la U94, la “proteina anticancro” …una scoperta rivoluzionaria di cui, chissà perchè, nessuno parla… Lede forse gli interessi di chi sulla nostra pelle ci lucra?

Alcuni ricercatori italiani, guidati dal prof Arnaldo Caruso, scoprono la proteina anticancro. E decidono di fare un gesto di immensa generosità…

Nelle mani sbagliate, sarebbe diventata una scoperta per pochi. Per quelli che potevano permetterselo. Troppe volte, purtroppo, abbiamo visto il prezzo di farmaci salvavita schizzare alle stelle, sospinto dall’avidità dell’industria che li produce. Stavolta, la storia è per fortuna molto diversa. Alcuni ricercatori italiani hanno scoperto il funzionamento di una proteina, che potrebbe aiutare i malati di tumore a combattere la malattia.

E, piuttosto che brevettarla, guadagnandoci quindi molto di più di quanto può offrire l’università italiana, hanno deciso di metterla a disposizione di tutti. In questo modo, sarà più facile trovare una cura. Per tutti, non solo per qualcuno.

U94: la scoperta dei ricercatori italiani

Lo studio è di quelli epocali. Coordinato da Arnaldo Caruso, professore ordinario di Microbiologia all’Università di Brescia, il team di ricerca che l’ha condotto era composto da ricercatori dell’ateneo lombardo, in collaborazione con l’Istituto di Virologia di Zurigo e il Dipartimento di Scienze Mediche di Ferrara.

La sigla della proteina anticancro è U94. Prodotta dall’herpes virus umano 6 – quello che provoca la cosiddetta ‘Sesta Malattia’ – è stata studiata inizialmente perché capace di intervenire su migrazione, invasività e proliferazione delle cellule endoteliali vascolari (ECS). In particolare, è stato dimostrato che la proteina inibisce potentemente l’attività migratoria di queste cellule.

I ricercatori italiani hanno quindi provato a testare la capacità di U94 di ostacolare la cosiddetta cascata metastatica. Il team guidato da Caruso ha esaminato l’attività biologica della proteina sulle cellule di cancro al seno umano MDA-MB 231 prima e su quelle del cancro cervicale umano HeLa, poi. E hanno scoperto che inibisce fortemente migrazione cellulare, invasività e clonogenicità.

Al di là dei tecnicismi, i risultati sono chiari: U94 inibisce la crescita tumorale e delle metastasi. Proseguendo con la ricerca, si potrebbe arrivare a risultati importanti per curare questa terribile malattia.

Cura anticancro: la scelta del team

In un’intervista alla Gazzetta del Sud, Caruso ha spiegato la scelta dei ricercatori italiani di non approfittare della scoperta. Ribadendo l’importanza di una ricerca scientifica libera dalle logiche del profitto, quando riguarda ambiti così delicati:

Quando si affrontano temi così importanti come la cura dei tumori, il nostro atteggiamento non può che essere uno: non brevettare, per permettere a tutti di sviluppare il miglior farmaco nel più breve tempo possibile. Siamo pronti a collaborare con chiunque sia interessato al progetto e a condividere knowhow e reagenti”. Perché, come sottolinea Caruso, qui sono in ballo le vite delle persone, non è il momento di pensare al profitto:

L’importante è arrivare subito ad una cura che possa dare nuove speranze ai malati di cancro”, conclude.

 

fonte: https://www.ambientebio.it/salute/nuove-scoperte/ricercatori-italiani-u94-anticancro/

Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma alle Lobby dei Farmaci proprio non fa piacere che tu lo sappia!

limone

 

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Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma alle Lobby dei Farmaci proprio non fa piacere che tu lo sappia!

Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma la Lobby dei Farmaci non vuole che tu lo sappia!

Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro !!!

 

Il limone non è solo buono, rinfrescante, dissetante ed ottimo come condimento in tutti i nostri piatti, ma quando lo assumiamo accadono innumerevoli reazioni positivi nel nostro corpo.
Lo stesso Umberto Veronesi, Direttore Scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia, afferma:
“Il limone è ricco di limonoidi che hanno una diretta capacità di frenare alcuni tipi di cellulecancerose. E’ utile contro le infiammazioni croniche e grazie all’abbondanza di molecole con notevoli proprietà antiossidanti è capace di contrastare l’azione dei radicali liberi, che possono alterare la struttura delle membrane cellulari e del materiale genetico. L’ideale èuna spremuta di un limone al giorno. E una spruzzata di limone sull’insalata, è un gesto che bisognerebbe ricordarsi di fare più spesso”.
Quello che sorprende è che del limone non si butta nulla infatti la scorza di limone contiene sostanze in grado di
Rafforzare il sistema immunitario;
Abbassare il colesterolo
Prevenire il cancro
Eliminare infezioni batteriche.
La ricerca sta dimostrando che i fitonutrienti possono essere più efficaci della chemioterapia senza causare danni al corpo. Si è scoperto che la pectina degli agrumi contenuta sia nella polpa che nella scorza, è in grado di inibire la diffusione del cancro alla prostata, mammella e alla pelle.
I limonoidi, sostanze naturali presenti nelle bucce di agrumi che danno quel caratteristico sapore amaro, è dimostrato che sono anche in grado di rallentare la crescita delle cellule del cancro e anche uccidere le cellule tumorali in vitro e sugli animali.
Il limone contiene 22 composti anti-cancro, tra cui limonene, pectina, glicosidi cardiaci, flavonoidi che interrompono la divisione cellulare nelle cellule tumorali. I glicosidi ad esempio si sono dimostrati efficaci nelcancro al colon-retto, mammella e prostata.
Secondo The Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization (CSIRO) dell’Australia, gli agrumi possono ridurre il rischio di alcuni tipi di cancro del 50 per cento. Secondo uno studio pubblicato su Cancer Causes and Control, il succo degli agrumi è risultato più protettivo nei confronti dei tumori dello stomaco, della bocca, della laringe e della faringe.
Inoltre poiché la maggior parte delle malattie ha origine dall’accumulo di tossine nell’organismo, il limone è molto utile in quanto è contiene più di 45 flavonoidi antiossidanti che stimolano la depurazione e ladisintossicazionedi tutto il corpo, in particolare lavorando su fegato ed intestino che sono i luoghi dove questi residui dannosi si immagazzinano maggiormente.
Nella medicina Ayurvedica la buccia di limone viene usata infatti per disintossicare il fegato e stimolare l’appetito facendo rilassare lo stomaco.
Uno studio pubblicato sul Current Cancer Drug Targets, afferma che i flavonoidi del limone hanno il potere dirallentare il processo di duplicazione delle cellule tumorali grazie ad una efficace azione antiproliferativa.
Il limone contrasta efficacemente i radicali liberi che sono responsabili dell’invecchiamento precoce e deidannicellulari che possono essere causa della nascita di cellule cancerose. Quindi il limone non solo faringiovanire lapelle ma previene il cancro anche in questo modo.
Inoltre bere il succo di un limone la sera prima di andare a letto ha aiutato molte donne contro la cistite grazie al potente spettro anti-microbico contro le infezioni batteriche e i funghi.
Il limone è ottimo anche come antidepressivo, utile contro stress e disturbi nervosi, regola la pressione alta, rimuove naturalmente parassiti e vermi intestinali.
Basta il succo di un limone al giorno che puoi spremere nell’acqua e berlo oppure usarlo come condimento a crudo. Per avere ancora più benefici bisogna usare anche la scorza. La scorza è amara e quindi spesso viene buttata ma c’è un trucco per consumarla con piacere come spiegato in Ecco come ATTIVARE il Limone per avere tutti questi benefici. Mi raccomando scegli limoni biologici o non trattati, dato che userai la buccia.
Per finire il limone è uno dei più potenti alcalinizzanti dell’organismo che ci sia, infatti sebbene sia acido la sua digestione produce sostanze alcalinizzanti, e come ha detto il premio Nobel per la medicina Otto Heinrich Warburg, il cancro può svilupparsi solo in un ambiente acido. Il limone è quindi uno dei più potenti rimedi anticancro che abbiamo a disposizione!
fonte: http://www.dionidream.com/limone-22-composti-anticancro/

La melatonina delle noci protegge dai tumori e dalle malattie cardiovascolari

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La melatonina delle noci protegge dai tumori e dalle malattie cardiovascolari

Una ricerca condotta da The University of Texas Health Science Center  di  San Antonio mostra che le noci contengono una buona concentrazione di melatonina, un ormone che protegge le nostre cellule dal danno ossidativo.

“Relativamente pochi alimenti sono stati esaminati per il loro contenuto di melatonina” afferma il Dr  Russel Reiter, professore di biologia strutturale e cellulare del Health Science Center.  “I nostri studi dimostrano che la noce contiene melatonina, che viene assorbita dal nostro organismo dopo la digestione. La melatonina aumenta la capacità di resistere allo stress ossidativo dovuto a molecole tossiche note come radicali liberi”. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nutrition.
Molte malattie legate all’invecchiamento come l’Alzheimer e il Parkinson sono causate da radicali liberi. Una nuova teoria afferma che l’invecchiamento è il risultato di cambiamenti degenerativi dei tessuti dovuti ai danni da radicali liberi. La melatonina ha la funzione di contrastare l’effetto di queste pericolose molecole.
“La melatonina si trova in tutti vertebrati e gli invertebrati, ma anche nelle alghe, nelle muffe e nei batteri” dice il dr Reiter. “Nel 1995 un paio di pubblicazioni ne segnalavano la presenza anche nelle piante. Questo vuol dire che non solo la produciamo nel nostro corpo, ma anche che la assumiamo con l’alimentazione”.
Le noci, inoltre, contengono anche ottime quantità di omega-3, che hanno mostrato di inibire certi tipi di tumore. “Forse i due componenti si potenziano tra loro”, aggiunge il Dr Reiter.
Nel mondo vegetale, la melatonina è stata scoperta, sebbene in minime quantità,  inizialmente nelle patate, nel mais e nei pomodori. La noce ne ha molta di più, ma ancora non sappiamo quante ne dobbiamo mangiare per assumere una dose “terapeutica” di melatonina.
La melatonina è meglio conosciuta come integratore per favorire il sonno. La ghiandole pineale del nostro corpo secerne una piccola quantità di questo ormone durante il giorno e una quantità maggiore durante la notte. Man mano che invecchiamo, i livelli notturni di melatonina si riducono, spesso compromettendo il sonno. Anche i danni da radicali liberi aumentano con l’età, mentre la melatonina decresce.
fonte:http://www.dottorperuginibilli.it/alimentazione-dietologia/896-la-melatonina-delle-noci-protegge-dai-tumori-e-dalle-malattie-cardiovascolari

La terribile profezia del prof. Umberto Veronesi. “Un italiano su due si ammalerà di tumore”

Veronesi

 

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La terribile profezia del prof. Umberto Veronesi. “Un italiano su due si ammalerà di tumore”

L’allarme di Veronesi: “I tumori colpiranno un italiano su due”

Correva l’anno 2014 quando l’oncologo lanciò il suo appello:

“Combattiamo insieme la sfida più grave che l’umanità deve affrontare dall’inizio dei tempi, il cancro”…

“una malattia epidemica stravolgente: 50 anni fa si ammalava di tumore un italiano su 30, oggi si ammala uno su 3 e in futuro si ammalerà uno su 2″…

“Dobbiamo cercare di trovare un accordo, un’alleanza, per combattere insieme la sfida più grave che l’umanità deve affrontare dall’inizio dei tempi, il cancro”…

E purtroppo i dati tendono a dar ragione al prof. Veronesi.

Ogni giorno in Italia si scoprono circa 1.000 nuovi casi di cancro.

Si stima che nel nostro Paese vi siano nel corso dell’anno (riferimento al 2016) più di 365.000 nuove diagnosi di tumore (esclusi i tumori della pelle, per i quali è prevista una classificazione a parte a causa della difficoltà di distinguere appieno le forme più o meno aggressive), circa 189.600 (52%) fra gli uomini e circa 176.200 (48%) fra le donne.

Negli uomini giovani (0-49 anni), c’è una elevata probabilità di sviluppare uno dei seguenti tumori: testicolo, melanoma, linfoma, tiroide e colon-retto. Nella fascia di età intermedia (50-69) la probabilità più elevata riguarda i tumori di: prostata, polmone, colon-retto, vescica e VADS. Negli anziani (70-84 anni) il rischio più elevato si osserva per tumori di: prostata, polmone, colon-retto, vescica e stomaco.

Nelle donne giovani invece (0-49 anni) è più elevata la probabilità di sviluppare un tumore in una delle seguenti sedi: mammella, tiroide, melanoma, colon-retto e cervice uterina. Nella fascia 50-69 anni, rimane sempre elevata la probabilità di sviluppare un tumore della mammella, ma al secondo posto sale drammaticamente il polmone e poi colon-retto, vescica e VADS. Nelle donne più anziane le sedi tumorali più probabili sono mammella, colon-retto, polmone, pancreas e stomaco.

Negli ultimi anni sono complessivamente migliorate le percentuali di guarigione: il 63% delle donne e il 57% degli uomini è vivo a cinque anni dalla diagnosi.

Un vaccino contro il tumore al seno? La sfida parte da Napoli, dal 2018 inizierà la sperimentazione!

 

tumore al seno

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Un vaccino contro il tumore al seno? La sfida parte da Napoli, dal 2018 inizierà la sperimentazione!

Sfida al tumore al seno, vaccino sperimentale nel 2018 a Napoli

Nel 2018 partirà un ciclo di sperimentazione per testare un vaccino contro il cancro del seno a livello internazionale. Lo studio partirà nel 2018, a Napoli, e potrebbe rappresentare un grande traguardo nella lotta al tumore al seno. Si tratta, affermano gli oncologi, di un nuovo pilastro del trattamento del cancro che non è più solo ricerca di frontiera ma, in molti casi, una realtà consolidata. Saranno coinvolte le donne colpite dal tumore cosiddetto “triplo­negativo” (sottotipo ad alta aggressività) con l’obbiettivo di aumentare le percentuali di guarigione. I risultati sono stati presentati al congresso ASCO (American Society of Clinical Oncology) di Chicago, tempio mondiale della ricerca clinica oncologica. In altre parole, il vaccino dovrà essere somministrato solamente dopo l’intervento chirurgico per la rimozione e l’eliminazione della massa tumorale. Come già accennato in precedenza, in Italia l’unica struttura protagonista di questa sperimentazione è Istituto nazionale dei tumori di Napoli Fondazione Pascale. La medicina sarà distribuita a donne malate di tumore triplo – negativo, il più aggressivo dei cancri al seno. (.) La disponibilità del vaccino nel nostro polo oncologico si prospetta come un’opportunità per le pazienti affette da tumore mammario per avere accesso a trattamenti ad alta innovatività. Lo scopo, oltre alla sperimentazione, è quello di combinare il vaccino con farmaci immunoterapici di prima generazione in fase metastatica. Fino a oggi si è seguita una terapia di inibitori del checkpoint immunologico, rimuovendo il freno immunologico che il tumore tiene premuto per evitare di essere attaccato dal sistema immunitario, tanto da dar vita a una attivazione generica del sistema immunitario con il potenziale negativo di scatenare patologie autoimmunitarie. Inoltre, questa risposta immunitaria, proprio perché in qualche modo generica, non e’ sempre efficace contro il tumore.

“E questo è, forse, uno dei motivi – ha concluso De Laurentiis – per cui l’immunoterapia ha avuto, per ora, successi limitati nelle forme tumorali meno immunogene, come il tumore della mammella”.

 

fonte: https://www.newsitaliane.it/2017/sfida-al-tumore-al-seno-vaccino-sperimentale-nel-2018-napoli-107593

Portulaca Oleracea è una super pianta anticancerogena che ci fa bene alla salute, ma non lo saprete mai perché non conviene alle case farmaceutiche !!

Portulaca Oleracea

 

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Portulaca Oleracea è una super pianta anticancerogena che ci fa bene alla salute, ma non lo saprete mai perché non conviene alle case farmaceutiche !!

Portulaca Oleracea è una super pianta anticancerogena che ci fa bene alla salute! Lo considerano infestante, naturalmente, visto che fa bene! Ormai sappiamo che quella che fa bene la considerano per festante oppure la mettono illegale come la canapa. La chiamano porcellana, e ha vari nomi dialettali. http://it.wikipedia.org/wiki/Portulaca_oleracea

I semi di Portulaca sono così potenti può rimangono vitali nel terreno fino a 40 anni, e questa è una coltura naturale non l’OGM. Questa pianta ha molti benefici per il nostro sistema immunitario e per la salute generale. Per esempio ha più benefici di acidi grassi Omega 3 rispetto a molti oli di pesce, che svolgono un ruolo nella prevenzione delle malattie cardiovascolari! Contiene alti livelli di vitamina A. Tra tutte le verdure a foglia verde 1320 UI/100 g, fornisce il 44% del RDA.
Protegge da molti tipi di tumori e aiuta a promuovere la salute degli occhi. Potente antiossidante. E’ completo di due diversi tipi di pigmenti di alcaloide betalain, un rossastro beta-cyanis, e un beta-xanthins giallo, che sono altrettanto anti-mutagene, antiossidanti. Ha della vitamina C e complesso B compresi riboflavina, piridossina, niacina, nonché carotenoidi e ferro, magnesio e calcio. Depurativa, dissetante e diuretica e anti-diabetica. Usata anche per curare diarrea, vomito, enterite acuta, emorroidi ed emorragie post-partum.
Un impacco di foglie è usato in caso di foruncoli, punture d’api ed eczema. Si può mangiare come insalata e si può usare a cucinare cibi.
http://naturalsociety.com/purslane-weed-or-health-boosting-plant/#ixzz36Qyx5v7Q
http://it.wikipedia.org/wiki/Portulaca_oleracea

ZUCCHERO: i popoli che ancora non lo conoscono non conoscono nemmeno il cancro !!

 

ZUCCHERO

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ZUCCHERO: i popoli che ancora non lo conoscono non conoscono nemmeno il cancro !!

Il più basso livello di casi di cancro si è registrato in Olanda due anni dopo l’occupazione nazista, quando zucchero e caffè erano quasi scomparsi dalla tavola: tutti gli studi sulla prevenzione e la cura naturale del cancro (regolazione alimentare e metabolica) confermano che più si mangia zucchero e più si rischia di sviluppare il tumore.Ci sono inoltre studi che dimostrano il legame fra zucchero e ulcera, fra zucchero e malesseri psicologici, fra zucchero e.allergia…la situazione è grave: sia per gli effetti che per l’assordante silenzio di chi dovrebbe tutelare la salute dei cittadini.

La salute non genera business

la prevenzione primaria non genera mercato, la malattia invece alimenta i colossali affari delle big pharma e del sistema sanitario: come diceva un medico egizio 3.500 anni fa (riferendosi ovviamente alla classe benestante che lui curava) “un quarto di ciò che mangiamo serve per nutrire il corpo, il restante per nutrirei medici”.

L’hanno fatto morire da ciarlatano, ma ora i fatti gli stanno dando ragione – Metodo Di Bella: l’Ausl di Teramo lo autorizza come terapia anticancro per i successi ottenuti

 

Metodo Di Bella

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L’hanno fatto morire da ciarlatano, ma ora i fatti gli stanno dando ragione – Metodo Di Bella: l’Ausl di Teramo lo autorizza come terapia anticancro per i successi ottenuti

 

Metodo Di Bella: l’Ausl di Teramo lo autorizza come terapia anticancro

Regressione del tumore al cervello in un paziente di un Centro Oncologico in provincia di Modena, che ha adottato il Metodo Di Bella, screditato dalle autorità mediche.

Accade presso un Centro Oncologico collegato all’Ausl di Teramo, nel modenese. Sono stati verificati, misurati e documentati i progressi nella cura di un paziente affetto da tumore al cervello. Si riapre il vaso di pandora in un mondo scientifico diviso da anni tra i sostenitori del Metodo di Bella e di chi lo rigetta, accusandolo di non avere alcuna validità medica.

Cos’è il metodo Di Bella

C’è chi lo vede come un ciarlatano e chi come una vittima degli interessi delle grandi case farmaceutiche, che lucrano sui medicinali chemioterapici. Ma in cosa consiste il Metodo Di Bella? È un’insieme di farmaci e vitamine che secondo il Dott. Di Bella, il medico di origini siciliane che lo ha creato, sarebbe capace di curare i tumori maligni senza particolari effetti collaterali, diversamente dalla chemioterapia che, secondo il dott. Di Bella “non ha mai curato nessuno”.

Il metodo Di Bella è stato poi impiegato non solo come terapia anticancro, ma anche per trattare malattie come l’epatite C, il morbo di Alzheimer, la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson e il morbo di Crohn, oltre a malattie autoimmuni e neurologiche.

Il caso mediatico attorno al Metodo Di Bella

Attorno al Metodo Di bella si è scatenata per anni un’attenzione mediatica fuori dal comune. Era da qualcuno chiamato “il santo guaritore”, per via soprattutto del fatto che somministrava cure senza chiedere compenso, ma solo un’offerta libera.

L’attenzione fu tale che i cittadini si organizzarono per una raccolta firme per chiedere la sperimentazione del Metodo Di Bella, mentre altri oncologi gridavano all’anatema e lo screditavano, considerando dubbie le procedure impiegate.

La sperimentazione del Metodo Di Bella

La sperimentazione tanto attesa venne fatta, ma fallì. Non venne riscontrato una regressione dei tumori e molti dei casi presentarono tossicità, avanzamento della malattia o decesso. Di conseguenza, molti pazienti abbandonarono le terapie e fu  stabilita l’inefficacia del Metodo Di Bella. Allora perché viene ancora usato?

Molti sostengono, così come conferma l’oncologa romana Rita Blandi a Il Corriere, che “la sperimentazione sia stata un bluff. Hanno scelto pazienti terminali, che avevano già completato l’iter tradizionale, fortemente debilitati e defedati”. Questo perché, è la tesi dei sostenitori, la terapia che si poneva in alternativa alle chemio avrebbe intaccato troppi interessi.

L’entusiasmo di Di Bella Jr

L’eredità del medico modenese scomparso nel 2003 è stata raccolta dai figli, anche loro medici. E alla notizia riguardo l’Ausl di Teramo hanno espresso soddisfazione ed entusiasmo. In particolare Giuseppe, a La Gazzetta di Modena ha dichiarato:

«Un centro istituzionale ha certificato su carta intestata che un grave tumore cerebrale in progressione dopo i trattamenti oncologici classici, l’intervento chirurgico, la chemioterapia e la radioterapia, ha ridotto il suo volume del 50%. Ma non basta: lo stesso oncologo di riferimento, che lavora per l’Ausl, ha consigliato caldamente il proseguimento della terapia. Un’ammissione di questo tipo è senza precedenti nel nostro Paese».

E continua:

«Si è sempre parlato di miglioramenti o guarigioni discutibili, magari frutto di autoesaltazione. Oggi invece siamo a 25 pubblicazioni scientifiche con casistica documentata. Entro l’anno pubblicheremo la casistica sul tumore al cervello e 300 casi per quello alla mammella; in questi, al quarto stadio, con la multiterapia è documentata una sopravvivenza del 70% a cinque anni, contro il 20% dei protocolli oncologici. Lo conferma il maggior portale oncologico, quello del National Cancer Institute».

 

fonte: https://www.ambientebio.it/salute/metodo-di-bella-ausl-teramo-autorizza/

Il cancro non è una malattia per poveri – Le cure costano, ed i poveri possono pure crepare!

cancro

 

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Il cancro non è una malattia per poveri – Le cure costano, ed i poveri possono pure crepare!

Terapie anticancro solo per ricchi

Il cancro non è più una malattia dei ricchi ma l’accesso alle nuove terapie antitumorali resta un miraggio per i Paesi poveri. Quattro malati di cancro su 5 vivono in Paesi poveri o in via di sviluppo. Solo il 5% di loro può accedere a cure adeguate. Nel 2030 il cancro sarà il primo killer nel mondo, con circa 12 milioni di vittime in tutto il pianeta di cui quasi 9 milioni solo nei Paesi poveri. Questo è l’allarme lanciato dall’American Society of Clinical Oncology (Asco) in corso in questi giorni a Chicaco. In particolare, ne ha parlato la Global Oncology Leadership Task Force attraverso gli interventi di Peter Paul Yu, direttore dell’Hartford Cancer Institute del Connecticut, e di Sana Al Sukhun, direttore della scuola di Medicina dell’Università della Giordania di Amman. 

Nei paesi poveri e in via di sviluppo l’emergenza cancro ha sempre più le dimensioni di una tragedia ingestibile. L’80% dei malati di cancro vive in Paesi poveri o in via di sviluppo, ma solo il 5% di questi puo’ accedere a cure adeguate.

Basti pensare che l’Africa con l’11% della popolazione mondiale, registra il 25% dei malati complessivi di cancro e assorbe l’1% delle spese mondiali. Al contrario l’America assorbe il 50% dei valori economici con poco più del 14% della popolazione e con il 10% dei malati.

Situazioni e cause di questa escalation sono abbastanza simili a quelle già da tempo registrate con il progredire della patologia diabetica: le mutate condizioni di vita, con popolazioni sempre più inattive e con abitudini alimentari sempre più “nordamericane”, fan si che l’incidenza dei tumori sia sempre più pesante proprio nei Paesi non occidentali. Inoltre la mancanza di strutture sanitarie organizzate e d’eccellenza (un solo esempio, portato da Sana Al Sukhun: ben 29 paesi africani, per un totale di 198 milioni di abitanti, non hanno una radioterapia), la carenza di personale qualificato, di programmi di screening e di farmaci neoplastici rende i tumori una sorta di epidemia pressoche priva delle cure più elementari e standard.

Proprio dall’ASCO la Global Oncology Leadership Task Force ha lanciato un allarme preoccupato ed ha ricordato quello che può fare la comunità internazionale attraverso la ricerca e la raccolta di dati, promuovendo il training, lo screening e la prevenzione primaria. Obiettivo della Task Force dell’ASCO: essere il partner essenziale delle azioni contro le neoplasie, coordinandosi prima di tutto con l’Organizzazione Mondiale della Sanità per avviare piani di intervento su tutti i Paesi poveri.

Il primo di questi interventi, già avviato nel 2005, è la Breast Health Global Initiative (BHGI), che Peter Paul Yu ha chiesto di rilanciare, perché in molti paesi in via di sviluppo “l’attenzione alla salute della donna comporta una non indifferente rivoluzione culturale e sociale”. Il secondo intervento riguarderà la mobilitazione per favorire investimenti in apparecchiature radioterapiche: una commissione internazionale creata in collaborazione con il Lancet, a cui partecipano anche economisti ed esperti in tecnologie per la salute, ha stimato che un’investimento globale di 184miliardi di dollari, necessario per sopperire le attuali carenze di radioterapie, potrebbe portare entro il 2035 a salvare oltre 26 milioni di vite all’anno.

Ha ricordato poi concludendo l’oncologo di Hartford: “L’OMS ha pubblicato all’inizio di febbraio la Guide to Early Cancer Diagnosis: la diffusione di questo documento in tutti i Paesi dovrebbe essere il prossimo passo per una strategia globale contro il cancro, fornendo una linea guida di riferimento a tutti i sistemi sanitari dei Paesi in via di sviluppo”.

Il messaggio lanciato all’Asco sulla “global health initiative” è sembrato chiaro, quanto indubitabilmente impegnativo. Dove si reperiscono tutti questi fondi in un epoca di crisi globale? La risposta richiama alla mente un recente momento storico, quando nel 2001 l’allora segretario dell’ONU, Kofi Annan, lanciò la prospettiva di un Global Fund rivolto a combattere AIDS, malaria e tubercolosi nei Paesi poveri. Il coinvolgimento di ONU, singole Nazioni, assemblee di stati (tra cui la UE), agenzie internazionali e aziende del farmaco riuscì a dare un’accelerazione importante ai sistemi sanitari di molti paesi africani nei confronti delle patologie comunicabili. Oggi potrebbe riproporsi la stessa situazione: il cancro, come dice da tempo l’ASCO, si vince con il coinvolgimento di tutti.

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