Negli stati dove è legale il 25% dei malati di cancro sceglie di usare la cannabis

 

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Negli stati dove è legale il 25% dei malati di cancro sceglie di usare la cannabis

 

Negli stati dove l’uso medico della cannabis è legale, un malato di cancro su quattro sceglie di utilizzarla e quasi tutti cercano informazioni maggiori sulle sue proprietà terapeutiche. Questa la conclusione di una ricerca scientifica condotta nello stato di Washington (Usa) su 926 pazienti affetti da tumore.

Lo studio, condotto da una equipe di sette ricercatori presso il National Carcer Institute di Seattle, ha analizzato pazienti di entrambi i sessi di età compresa tra i 46 e i 66 anni, attraverso la somministrazione di una serie di questionari, allo scopo di verificare il tasso di utilizzo e di interesse riguardo alla cannabis tra i malati.

222 pazienti hanno dichiarato di aver utilizzato cannabis nell’ultimo anno. Tra questi, 193 ne facevano uso circa una volta a settimana, e 124 una o più volte al giorno. Non solo attraverso l’inalazione – che rimane comunque il metodo di assunzione più diffuso – ma anche attraverso l’ingestione di cibi a base di cannabinoidi.

Quanto alle motivazioni dell’utilizzo: la maggior parte dei pazienti ha dichiarato di utilizzare la cannabis per il trattamento del dolore, ma non mancano i pazienti che la utilizzano per contrastare i problemi di stomaco generati dai cicli di cura e per combattere lo stress che li ha colpiti dopo la scoperta della malattia.

Il 26% dei malati che utilizzano la cannabis ha affermato di ritenere che essa sia anche un farmaco direttamente efficace contro il cancro e di essere convinti che il loro tumore stia indietreggiando proprio grazie ai cannabinoidi.

Uno studio, per stessa ammissione dei ricercatori, condotto su numeri troppo piccoli per avere la pretesa di trarre conclusioni scientificamente certe, ma sufficiente per dimostrare ancora una volta come molti malati ritengano di ottenere benefici di vario tipo dall’utilizzo di cannabis.

Tra i 936 malati analizzati oltre il 75% ha richiesto di poter avere altre informazioni sulle qualità terapeutiche della cannabis, mostrando interesse ad un suo utilizzo. Frenato, a quanto pare, dalla scarsa inclinazione a fornire informazioni in merito da parte dei medici, anche negli stati dove la sua prescrizione è perfettamente legale. Meno del 15% dei pazienti ha infatti dichiarato di aver avuto informazioni sulla cannabis da parte dei medici; tutti gli altri si informano grazie ad amici, altri malati, parenti o media.

 

tratto da: http://www.dolcevitaonline.it/negli-stati-dove-e-legale-il-25-dei-malati-di-cancro-sceglie-di-usare-la-cannabis/

Il futuro della lotto al cancro è in Italia – A Palermo un equipe di eccellenza per la prima volta al mondo asporta un tumore stomaco senza bisturi!

 

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Il futuro della lotto al cancro è in Italia – A Palermo un equipe di eccellenza per la prima volta al mondo asporta un tumore stomaco senza bisturi!

 

Palermo, asportato tumore stomaco senza bisturi: prima volta al mondo

L’intervento all’Ismett: la paziente, 51 anni, è stata dimessa in tre giorni

Per la prima volta al mondo un tumore sottomucoso dello stomaco, che nasce cioè negli strati più profondi, è stato asportato radicalmente senza l’aiuto della chirurgia tradizionale ma solo grazie a una procedura endoscopica. A realizzare l’intervento, su una paziente di 51 anni, è stato l’Ismett di Palermo, l’istituto mediterraneo per i trapianti e terapie ad alta specializzazione. L’intervento è stato possibile grazie al nuovo sistema di sutura endoscopica che permette di «ricucire» il foro effettuato durante la procedura. La donna è stata sottoposta ad una vera e propria gastrectomia cuneiforme, ovvero un’asportazione di un tratto di tessuto dello stomaco a forma di cuneo. La seconda fase, quella di chiusura della parete gastrica è la più innovativa, spiegano i chirurghi Antonino Granata e Mario Traina: grazie ad uno strumento di sutura endoscopica di nuova generazione la parete gastrica è stata richiusa senza necessità di fastidiosi tagli nella parete addominale, o di dolorosi tubi di drenaggio.

Dimessa in tre giorni

La paziente è stata in grado di muoversi subito dopo il risveglio dall’anestesia, di rialimentarsi già dopo 48 ore senza alcun problema ed ha potuto lasciare l’ospedale solo dopo tre giorni dall’intervento. «Fino ad oggi questo tipo d’intervento è stato sempre eseguito solo per via chirurgica – spiegano gli esperti -. La letteratura scientifica riporta pochi tentativi di approccio endoscopico, solo in Cina alcuni interventi analoghi sono stati portati a termine ma con tecniche di sutura obsolete». Ogni anno, precisa Traina, si verificano in Italia tra 600 e 900 casi di tumore come quello asportato a Palermo. «La tecnica può essere utilizzata anche per altri tumori anche in altre parti dell’intestino come il retto il colon e l’esofago».

fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/palermo/salute/17_ottobre_17/palermo-asportato-tumore-stomaco-senza-bisturi-prima-volta-mondo-5e6c87bc-b31d-11e7-93e7-547794075405.shtml

Cancro, lo studio inglese: solo il 35% dei nuovi farmaci allunga la vita

 

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Cancro, lo studio inglese: solo il 35% dei nuovi farmaci allunga la vita

Un articolo del British Medical Journal potrebbe scoraggiare i malati di cancro. Secondo questo studio firmato dai ricercatori del King’s College di Londra e della London School of Economics, infatti, la maggior parte dei farmaci anti-tumorali approvati dall’Agenzia europea per il farmaco (Ema) tra il 2009 e il 2013 non allunga la sopravvivenza e non migliora la qualità di vita.

Solo uno su tre migliora

A riportarlo è il magazine Newsweek, secondo cui lo studio inglese dimostra come solo 11 delle 68 indicazioni per farmaci approvati hanno prodotto benefici clinicamente significativi  a 5 anni dalla messa in commercio, valutati in termini di sopravvivenza e di qualità di vita. Dal 2009 al 2013, come riporta Quotidianosanita.it, l’Ema ha approvato l’uso di 48 farmaci oncologici per 68 indicazioni, e tra queste solo per il 35% delle indicazioni era stato certificato un aumento di sopravvivenza significativo e solo in un decimo dei casi era stato dimostrato un aumento della qualità di vita.

Perchè?

Secondo il dottor Vinay Prasad dell’Oregon Health and Sciences University,della Oregon Health and Sciences University, una delle cause di questi dati sarebbe il fatto che i pazienti sarebbero comprensibilmente disposti a provare dei farmaci non ancora testati per lunghi periodi, pur di avere un’opzione in più.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/10/09/cancro-lo-studio-inglese-solo-il-35-dei-nuovi-farmaci-allunga-la-vita/26627/

Gli studi di 2 università Inglesi contestano 48 farmaci antitumorali regolarmente approvati dall’Agenzia Europea del Farmaco: pochi o nulli i benefici in termini di sopravvivenza e qualità di vita! Chi lucra sulla nostra pelle?

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Gli studi di 2 università Inglesi contestano 48 farmaci antitumorali regolarmente approvati dall’Agenzia Europea del Farmaco: pochi o nulli i benefici in termini di sopravvivenza e qualità di vita! Chi lucra sulla nostra pelle?

King’s College di Londra e della London School of Economics sul British Medical Journal – 48 farmaci anti-cancro, spesso costosi, approvati dall’Agenzia europea del farmaco: benefici in termini di sopravvivenza o qualità di vita pochi o nulli!!

Dall’ANSA:

Tumori, studio britannico mette in dubbio il beneficio di 48 farmaci

Esame su medicinali approvati dall’Ue dal 2009 al 2013

Pochi o nulli i benefici in termini di sopravvivenza o qualità di vita: è questo il giudizio con cui i ricercatori del King’s College di Londra e della London School of Economics bocciano, sul British Medical Journal, 48 farmaci anti-cancro, spesso costosi, approvati dall’Agenzia europea del farmaco (Ema) tra il 2009 e 2013. Dopo un periodo minimo di 3,3 anni dalla loro entrata sul mercato, non sarebbero dunque emersi dati evidenti sui benefici di questi farmaci. Nel periodo esaminato, l’Agenzia ha approvato l’uso di 48 farmaci per il cancro per 68 indicazioni. Di queste, 8 (pari al 12%) sono state approvate sulla base di uno studio a singolo braccio di trattamento (cioè pazienti trattati con un solo farmaco). Al momento dell’approvazione da parte dell’Ema, solo per 24 indicazioni su 68 (pari al 35%) era stato dimostrato un aumento significativo della sopravvivenza, con un aumento di 1-5,8 mesi (2,7 mesi in media), e solo per 7 (10%) un miglioramento nella qualità di vita. Delle 44 indicazioni su cui non era stato dimostrato un miglioramento al momento dell’autorizzazione, questo è emerso successivamente, nel periodo post-marketing, solo per 3 (7%) in termini di sopravvivenza e per 5 (11%) come qualità di vita. Quindi, delle 68 indicazioni approvate dall’Ema e dopo un periodo medio di follow-up di 5,4 anni, solo 35 (51%) hanno mostrato un significativo miglioramento nella sopravvivenza o qualità di vita, mentre per 33 (49%) è rimasto incerto.

fonte: https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2017/10/06/tumori-studio-britannico-mette-in-il-dubbio-il-beneficio-di-48-farmaci_a81155f4-894f-417c-861a-190529d057a6.html

Chiaramente non è difficile capite perchè costose porcherie del genere siano state approvate dall’UE. C’è qualcuno che deve mangiarci, deve lucrarci. Sciacalli sulla pelle di gente malata e dei loro familiari. Le lobby  hanno un solo dio: il denaro. E che la Gente crepi pure innazi al suo altare!

By Eles

 

L’alcol è cancerogeno e l’industria lo ha deliberatamente nascosto!

 

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Alcol cancerogeno: i produttori nascondono la relazione tra alcol e cancro

L’alcol è cancerogeno, l’industria lo ha deliberatamente nascosto. Uno studio inglese e svedese dimostra la relazione tra alcol e cancro
L’alcol è cancerogeno e l’industria lo ha deliberatamente nascosto

“L’industria dell’alcol nasconde o minimizza il rischio di tumori associato al consumo di bevande alcoliche”. È questo il risultato dello studio condotto dai ricercatori della London School of Hygiene & Tropical Medicine e del Karolinska di Stoccolma.

Alcol ha proprietà cancerogene nascoste dalle aziende produttrici

Sebbene diversi studi scientifici abbiano dimostrano  la correlazione tra il consumo di alcool e forme tumorali al cavo orale, colon-retto, seno e fegato, tuttavia le aziende vinicole minimizzano o nascondono il fatto all’interno della loro comunicazione.

Durante il 2016, il gruppo di ricercatori ha analizzato 26 siti web di produttori vinicoli scoprendo che 24 su 26 di questi siti presentavano una comunicazione confusa sulla connessione tra alcol e cancro. dichiarando che non ci sono evidenze chiare, o negando palesemente questa connessione.

L’alcol è cancerogeno, lo dimostrano i risultatati di un studio inglese e svedese

“Bere alcol anche moderatamente aumenta il rischio di cancro, e la sensibilizzazione del pubblico è scarsa. Se ci fosse una maggiore conoscenza, per i produttori sarebbe una minaccia seria” ha spiegato Petticrew, il principale autore dello studio.

fonte: http://www.affaritaliani.it/medicina/alcol-cancerogeno-produttori-nascondono-la-relazione-tra-alcol-cancro-498564.html

Gli impressionanti numeri del cancro in Italia: il 40% dei casi di tumore sono evitabili.

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Gli impressionanti numeri del cancro in Italia: il 40% dei casi di tumore sono evitabili.

I numeri del cancro in Italia 2017: il 40% dei casi di tumore sono evitabili

Tumori: il 40% può essere evitato; si muore di più di tumore al pancreas; al Sud meno casi di tumore ma si sopravvive meno…Ecco I numeri del cancro in Italia

Cancro in Italia, presentato oggi al ministero della la settima edizione del volume “I numeri del cancro in Italia 2017” che fotografa l’universo cancro in tempo reale grazie al lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), dell’Associazione Italiana Registri Tumori (Airtum) e della Fondazione Aiom.

Tumori: il 40% dei casi sono evitabili

 

“È necessario continuare a promuovere campagne di sensibilizzazione perché’ il 40% dei casi di tumore può essere evitato seguendo uno stile di vita sano, e con la prevenzione si possono inoltre generare risparmi e liberare risorse che potrebbero essere indirizzate alla promozione di progetti di ricerca e alla disponibilità di nuove terapie”.

Lo scrive il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nella prefazione del volume ‘I numeri del cancro in Italia 2017’, giunto alla settima edizione, grazie alla collaborazione tra l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e l’Associazione italiana dei registri tumori (Airtum).

“Resta ancora molto da fare – aggiunge Lorenzin – per combattere in maniera ancora più incisiva l’abitudine al fumo di sigaretta, in particolare per i giovani e per le donne, tra le quali continuano a crescere l’incidenza e la mortalità per tumore del polmone, direttamente correlato all’abitudine tabagica, e per una maggiore penetrazione dei programmi di screening, che in alcune aree del Paese presentano ancora bassi livelli di diffusione”
Sottolineando l’importanza della ricerca, dell’umanizzazione nel rapporto medico-paziente, Lorenzin ribadisce la necessità di avere “sempre di più lo sviluppo e la definizione di un approccio integrato e multidisciplinare sia in termini di strategia di cura sia per garantire una offerta adeguata di assistenza in continuità tra ospedale e territorio, vicino al domicilio, realizzando una presa in carico globale della persona nei suoi bisogni sanitari, sociali e relazionali attraverso l’integrazione dei vari attori istituzionali e non istituzionali, delle famiglie e delle associazioni”.

Tumori: 369mila stimati per 2017, il 52% riguarda maschi 

 

Sono 369mila i nuovi casi di tumore in Italia stimati nel 2017. Circa il 52% riguarda persone di sesso maschile (192.000), il 48% circa (177.000) quelle di sesso femminile. Nel 2016, viene ricordato, i nuovi casi erano stati 365.800. “L’incidenza è in netto calo negli uomini (-1.8% per anno nel periodo 2003-2017), legata principalmente alla riduzione dei tumori del polmone e della prostata, ed e’ stabile nelle donne, ma si deve fare di più per ridurre l’impatto di questa malattia, perché’ oltre il 40% dei casi è evitabile”, ha affermato Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom.

 

Tumori: più malati al Nord, ma minore sopravvivenza a Sud 

 

“Si conferma, anche nel rapporto I numeri del cancro in Italia 2017, un’Italia a due velocità per quanto riguarda il cancro: emerge infatti una forte difformità tra il numero di nuovi casi registrati al Nord rispetto al Centro e al Sud, sia negli uomini che nelle donne”. Lo ha detto Lucia Mangone, presidente Airtum,

“Al Nord – ha spiegato Mangone – ci si ammala di più rispetto al Sud. Il tasso d’incidenza tra gli uomini è più basso dell’8% al Centro e del 17% al Sud/Isole rispetto al Nord e per le donne del 5% e del 18%. Alla base di queste differenze vi sono fattori protettivi che ancora persistono al Sud, ma anche una minore esposizione a fattori cancerogeni (abitudine al fumo, inquinamento ambientale ecc). Per contro – ha aggiunto Mangone – al Sud si sopravvive di meno: nelle regioni meridionali, dove gli screening oncologici sono ancora poco diffusi, non si è osservata la riduzione della mortalità e dell’incidenza dei tumori della mammella, colon-retto e cervice uterina”.

 

Tumori: si muore più spesso per il tumore al pancreas, il tumore del colon-retto e il tumore al seno sono i più diffusi 

 

“La bestia nera in termini di mortalità in entrambi i sessi riguarda ancora il tumore del pancreas (solo 8% i pazienti vivi a 5 anni dalla diagnosi)”. Lo ha detto Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom, illustrando questa mattina al ministero della Salute i dati contenuti nel volume “I numeri del cancro in Italia 2017”.

I 5 tumori più frequenti nel 2017, ha poi aggiunto Pinto, sono quelle del colon-retto (53.000 nuovi casi), del seno (51.000), in crescita solo nelle fasce di età dove si è avuto un ampliamento dello screening, cioè fra i 45-49 anni e nelle over 70, del polmone (41.800), della prostata (34.800) e della vescica (27.000).

 

Tumori: “boom” di quelli al polmone fra donne (+49% in 10 anni) 

 

“E’ un vero e proprio boom di diagnosi di cancro del polmone fra le donne: 13.600 nel 2017 (+49% in 10 anni), dovuto alla forte diffusione del fumo fra le italiane”. E’ quanto si legge nel volume “I numeri del cancro in Italia 2017” che precisa inoltre che “crescono in entrambi i sessi anche i tumori del pancreas, della tiroide e il melanoma, mentre sono in calo le neoplasie allo stomaco e al colon-retto, grazie anche alla maggiore estensione dei programmi di screening”. Il tumore che ha fatto registrare nel 2014 il maggior numero di decessi, viene sottolineato, è quello al polmone (33.386), seguito da colon-retto (18.671), mammella (12.330 decessi), pancreas (11.186) e stomaco (9.557).

 

Tumori: Aiom, mortalità continua a diminuire 

 

Tuttavia, la buona notizia è che “La mortalità continua a diminuire in maniera significativa in entrambi i sessi come risultato di più fattori, quali la prevenzione primaria (in particolare la lotta al tabagismo), la diffusione degli screening su base nazionale e il miglioramento diffuso delle terapie in termini di efficacia e di qualità di vita in un ambito sempre più multidisciplinare e integrato”. Lo ha detto oggi Stefania Gori,

“Piu’ pazienti hanno lunghe sopravvivenze e più persone guariscono dal cancro: e questo è un importante risultato di sanità pubblica”, ha aggiunto Gori. Complessivamente, la sopravvivenza a 5 anni nelle donne raggiunge il 63%, migliore rispetto a quella degli uomini (54%), in gran parte determinata dal tumore del seno, la neoplasia più frequente fra le italiane, caratterizzata da una buona prognosi. I cittadini che si sono ammalati nel 2005-2009 hanno una sopravvivenza migliore rispetto a chi e’ stato colpito dalla malattia nel quinquennio precedente sia negli uomini (54% vs 51%) che nelle donne (63% vs 60%). Le percentuali più alte a 5 anni si registrano in Emilia-Romagna e Toscana sia negli uomini (56%) che nelle donne (65% donne). “Un bilancio nel suo complesso fortemente positivo – ha osservato Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom – perché’, anche con minori risorse economiche disponibili in percentuale del PIL rispetto ai Paesi dell’Europa occidentale, la sanità pubblica italiana raggiunge questi importanti risultati.

 

fonte: http://www.affaritaliani.it/medicina/i-numeri-del-cancro-in-italia-2017-il-40-dei-casi-di-tumore-sono-evitabili-499243.html

Attenzione – limoni cancerogeni e pericolosissimi per la salute. Ecco quali non dobbiamo assolutamente comprare!

 

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Attenzione – limoni cancerogeni e pericolosissimi per la salute. Ecco quali non dobbiamo assolutamente comprare!

Allarme cancro: ecco quali limoni non dobbiamo assolutamente comprare

Attenzione a quando comprate i limoni, c’è il rischio di sviluppare problemi al fegato e al sistema nervoso.

limoni sono una grande fonte di vitamina C e godono di numerose proprietà che permettono di rinforzare il sistema immunitario. Alcuni di questi agrumi, però, possono risultare nocivi per la nostra salute, in particolare quelli provenienti dall’estero, trattati con Imazalil e Ortofenilfenolo.

Ecco perché sono tossici

Secondo quanto affermato dal medico romano Massimo Finzi, i limoni provenienti dall’estero sono sì convenienti in termini economici, ma non lo sono per la nostra salute, poiché vengono trattati con due conservanti chiamati Imazalil e Ortofenilfenolo che, spesso, quando non vengono rispettati i tempi di conservazione del prodotto, penetrano nella polpa dell’agrume.

L’Imazalil, meglio conosciuto come Cloramizolo, è un fungicida utilizzato per trattare frutta e tuberi, ed è stato classificato dall’Environmental Protection Agency come potenzialmente cancerogeno. L’Ortofenilfenolo, invece, è un disinfettante e viene utilizzato in agricoltura per prevenire muffe e deterioramento del prodotto ed è tossico se ingerito, anche se meno pericoloso dell’Imazalil.

Secondo il dottor Finzi, i limoni peggiori da acquistare al supermercato sono quelli provenienti dall’Argentina, paese che utilizza i due conservanti elencati in precedenza. La maggior parte delle volte, infatti, non vengono rispettate le dosi, permettendo alle sostanze di giungere alla polpa dell’agrume e, di conseguenza, anche al nostro organismo, rischiando di provocare danni al fegato e al sistema nervoso.

Inoltre, trattandosi di due prodotti altamente cancerogeni, possono favorire anche la comparsa del cancro.

“Buccia non edibile”

Normalmente, il consumatore è avvertito dal produttore con un’etichetta recante la scritta “buccia non edibile“. Tuttavia si tratta di una terminologia non sempre comprensibile agli acquirenti, poiché non tutti conoscono il significato del termine “edibile”. Inoltre sono diverse le persone che, quando acquistano i limoni, non si soffermano a leggere l’etichetta.

Di solito, nelle ricette casalinghe la buccia viene utilizzata per la preparazione di crostate o biscotti perché contiene acido citrico ed oli essenziali quali limonene e pineni. Ma spesso il consumatore non sa che le bucce dei limoni provenienti dall’estero spesso non sono commestibili e, di conseguenza, si rischia di ingerire e assorbire le sostanze tossiche presenti nei suddetti prodotti chimici. Il dottor Massimo Finzi, dunque, consiglia di acquistare limoni non trattati al posto di quelli economici che sono certamente meno cari ma, al contempo, anche più dannosi.

fonte: http://it.blastingnews.com/salute/2017/10/allarme-cancro-ecco-quali-limoni-non-dobbiamo-assolutamente-comprare-002058981.html

 

 

Vergognoso, può succedere solo in Italia – Malati e licenziati. Se ti viene un cancro perdi il lavoro! Già 240mila casi in 10 anni!

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Vergognoso, può succedere solo in Italia – Malati e licenziati. Se ti viene un cancro perdi il lavoro! Già 240mila casi in 10 anni!

Malati e licenziati, con il cancro si perde il lavoro

Nei primi dieci anni del nuovo millennio in italia si contano oltre 240 mila persone mandate a casa dopo una diagnosi di tumore

Da il Fatto Quotidiano del 1-9-2017

Troppo spesso chi ha una malattia grave come il cancro fatica a mantenere il posto di lavoro durante tutto il corso delle cure salvavita. Mancano ancora le tutele e così ci sono famiglie che diventano monoreddito e finiscono sul lastrico. Secondo un’indagine della Federazione italiana associazioni volontariato in oncologia (Favo) e del Censis, nei primi dieci anni del nuovo millennio, sono oltre 240 mila le persone con una diagnosi di tumore che sono state licenziate o hanno perso il lavoro.

Come Maria, 55 anni di Savona, che ha scoperto di avere un cancro al seno nel 2010. Faceva la cameriera in un hotel con un contratto a tempo indeterminato. Finito il ciclo di chemioterapie, ha ricevuto una lettera di licenziamento tramite raccomandata per aver superato il periodo di comporto (durante il quale vige il divieto di licenziamento del lavoratore assente per malattia) fissato a sei mesi. “È stata una coltellata, avevo bisogno di lavorare per non perdere la dignità – ci racconta -. Ho chiesto alla padrona se potevo fare qualcosa di più leggero, ma non ne ha voluto sapere. Oggi sono iscritta alle liste di collocamento. Campo con una pensione di invalidità di 700 euro e ho un mutuo da saldare. È mio figlio che mi paga le bollette”. Stesso destino per Sabrina, 49 anni di Firenze, anche lei colpita da un carcinoma mammario. Era il 2013 e aveva un ruolo da responsabile modellista in un’azienda di pelletteria. È stata a casa per tutto il tempo della chemio e quando è rientrata è stata inserita nella categoria protetta. “I colleghi hanno iniziato a mobbizzarmi. Non ero più affidabile secondo loro, spruzzavano la varichina quando andavo al bagno. Poi mi sono assentata per la ricostruzione al seno e il capo mi ha minacciato di demansionarmi, nel reparto pulitura delle borse. Lo scorso luglio mi hanno costretta a licenziarmi”. Oggi vive pure lei con una pensione di 700 euro. Per fortuna ha un marito che lavora. “Prima mi hanno concesso di lavorare da casa, poi mi hanno messo in ferie forzate e alla fine in cassa integrazione a zero ore. Io non sono guarito, posso lavorare però e ho una gran voglia, il lavoro è la mia vita ma non possono umiliarmi”: Giovanni, 47 anni è un giornalista di Napoli con una metastasi al rene. A gennaio, stanco di lottare, ha chiesto la pensione. “Prendo 964 euro al mese e ho un affitto di 600”.

Una partita Iva che si ammala vive un incubo nell’incubo. “Dopo 20 anni di contributi versati alla gestione separata Inps, nelle mie condizioni non ho diritto nemmeno a un giorno di indennità di malattia, solo perché non ho versato sufficienti soldi negli ultimi 12 mesi!”: Claudio, della provincia di Brescia, ha 58 anni e un cancro che gli sta mangiando il cavo orale. Consulente aziendale per le risorse umane, lo scorso novembre un’ecografia gli ha sconvolto la vita. Ha dovuto mollare tutto per fare le cure. Daniela Fregosi ha un blog (“Afrodite K”) in cui porta avanti una battaglia per i diritti e l’assistenza dei lavoratori autonomi che si ammalano. “Chiediamo che venga garantita un’indennità di malattia per chi ha un minimo contributivo di tre annualità e non solo negli ultimi 12 mesi perché questo penalizza chi nell’ultimo anno, prima di ammalarsi, ha avuto la sfortuna di lavorare di meno”. “Sto pagando le cartelle di Equitalia con interessi di mora del 40 per cento”: Rosella, 54 anni pisana, ha combattuto un tumore al seno con la paura di vedersi pignorati tutti i beni dallo Stato. “Ho una lavanderia, facevo le chemio al mattino e al pomeriggio rientravo in negozio, non potevo permettermi di pagare un’altra persona o chiudere. Poi ho iniziato la radioterapia: facevo le sedute in pausa pranzo. Ho perso almeno il 30% dei guadagni. E mio marito, altra partita Iva nei cantieri navali, era in crisi. Abbiamo anche un figlio da far crescere”. Ma a Rosella non ha hanno concesso l’esonero temporaneo dal pagamento delle tasse e dei contributi Inps che aveva chiesto.

Nel frattempo, una conquista: il nuovo Statuto dei lavoratori autonomi, approvato a maggio, in caso di malattia prevede il congelamento dei contributi previdenziali per un massimo di 24 mesi e successiva rateizzazione nel tempo. E durante le terapie invasive equipara l’indennità di malattia alla degenza ospedaliera aumentando così i giorni utilizzabili (da 61 a 180) e facendo raddoppiare il rimborso economico.

Peccato che i piccoli commercianti e gli artigiani siano rimasti fuori, così come i professionisti degli Ordini”, commenta Fregosi. Paola faceva la cuoca nell’hotel di famiglia, chiuso da quando le hanno tolto tutti i linfonodi ascellari colpiti da un tumore e non può più usare il braccio come prima. “Non potevamo stipendiare un altro dipendente”. Paola, che abita in Liguria, ha 31 anni e un futuro davanti a sé. “Un lavoro mi aiuterebbe a superare il peso psicologico che ho dentro”. Carla si sfoga così: “Quando hai un cancro entri in uno spazio di nessuno”. Psicologa, bolognese di 58 anni, divorziata dal marito, da qualche giorno con grande fatica è riuscita a ottenere la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità. “Prendo 500 euro al mese e ne pago 900 tra commercialista e tasse”. “I malati di cancro sono persone a rischio povertà – di-chiara il presidente Francesco De Lorenzo della Favo -. Il nostro studio ha rivelato che il 78% dei malati ha subìto un cambiamento nel lavoro dopo la diagnosi, il 36,8% ha dovuto fare assenze, il 20,5% è stato costretto a lasciare l’impiego e il 10,2 si è dimesso. Il lavoro aiuta ad affrontare meglio la malattia”.

I numeri non aiutano. Le persone con una diagnosi di tumore è passata da 2,6 milioni nel 2010, a 3 milioni nel 2016, di cui oltre un milione in età lavorativa. Al momento c’è una proposta di legge, presentata dal deputato Pd Vincenzo D’Arienzo (con il supporto della Favo), per l’equiparazione della durata del comporto dei lavoratori pubblici (18 mesi) e di quelli privati (sei mesi) e l’obbligo per il datore di comunicare la fine del periodo di comporto entro 30 giorni dalla scadenza (il calcolo non è semplice!).

Di Chiara Daina

Morbillo: morto un 42enne, non era vaccinato, è il quarto decesso nel 2017! Quindi ha ragione la Lorenzin, che tanto ha a cuore la nostra salute! …Ma perchè non si interessa anche dei 100.000 morti l’anno per il fumo? Quelli non contano? O forse i fumatori finanziano lo Stato?

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Morbillo: morto un 42enne, non era vaccinato, è il quarto decesso nel 2017! Quindi ha ragione la Lorenzin, che tanto ha a cuore la nostra salute! …Ma perchè non si interessa anche dei 100.000 morti l’anno per il fumo? Quelli non contano? O forse i fumatori finanziano lo Stato?

Morbillo: morto un uomo di 42 anni, è il quarto decesso nel 2017. In Sicilia, il paziente non era vaccinato ed era immunodepresso. (vedi QUI)

Questo è il titolo che campeggia su molti articoli di quasi tutte le testate online o cartacee.

Sembrano quasi dirci: avete visto? quest’anno sono già 4 i morti di vaccino. La Lorenzin, che ha tanto a cuore la nostra salute, ha proprio ragione…

Però, se proprio ha tanto a cuore la nostra salute, perchè non si interessa dei 100.000 morti l’anno per le sigarette (vedi QUI)?

100.000 morti peseranno un po’ più di 4, no?

Ma i fumatori portano soldi allo Stato e i vaccini portano soldi alle Big Pharma e quindi…

Fumatori crepate pure, ma non di morbillo!

By Eles