I cani fiutano i tumori prima che possano essere rilevati dalle analisi mediche.

 

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I cani fiutano i tumori prima che possano essere rilevati dalle analisi mediche.

I cani possono essere addestrati per fiutare il cancro prima che possa essere rilevato attraverso le analisi: lo studio choc sull’olfatto dei cani

Cani fiutano tumore prima degli esami medici: ecco Liù, il cane fiuta-tumori

I cani molecolari potrebbero essere  in grado, in futuro, di rilevare la presenza del cancro con il loro fiuto prima ancora che la patologia sia individuabile attraverso le analisi mediche.

La capacità dei nostri amici a quattro zampe di fiutare il tumore è stata confermata dal caso specifico di una femmina di pastore tedesco addestrata dall’Esercito italiano per rilevare i tumori in anticipo rispetto alle analisi mediche. Liù, infatti, è un caso singolare di cane addestrato per individuare, ancora prima che i sintomi si manifestino, il tumore alla prostata.

 

tratto da: http://www.affaritaliani.it/medicina/fiuto-del-cane-per-sconfiggere-i-tumori-prima-delle-analisi-mediche-514847.html?refresh_ce

LE AGGHIACCIANTI DICHIARAZIONI DEL PROF. BERRINO – “Quello che diamo da mangiare ai nostri malati è il peggio del peggio, ma noi vogliamo bene ai nostri malati, VOGLIAMO CHE TORNINO. Se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita. La Sanità è la più grande industria economica. Non c’è interesse economico per la prevenzione” !!

 

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LE AGGHIACCIANTI DICHIARAZIONI DEL PROF. BERRINO – “Quello che diamo da mangiare ai nostri malati è il peggio del peggio, ma noi vogliamo bene ai nostri malati, VOGLIAMO CHE TORNINO. Se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita. La Sanità è la più grande industria economica. Non c’è interesse economico per la prevenzione” !!

Il Prof. Berrino ci spiega come la sanità sia la più grande industria nazionale. Non c’è un reale interesse verso la prevenzione. Più ti ammali più cresce il PIL.

“Mediamente quello che diamo da mangiare ai nostri malati negli ospedali è il peggio del peggio. Io ritengo che non gli faccia bene ma sa…io dico sempre che noi vogliamo bene ai nostri malati, vogliamo che tornino da noi…
Mettiamola così: se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita, diminuisce lo SPREAD.La sanità è la più grande industria nazionale ricordava il professor Monti.
Non c’è direttamente…non c’è un interesse economico nei confronti della prevenzione…che parola si potrebbe usare per definirla? Una gran commistione di ignoranza…di stupidità…e di interessi”
Ecco la dichiarazione del Prof. Berrino fatta alle Iene nella puntata su alimentazione e tumori. Nel suo libro Il Cibo dell’Uomo, partendo da considerazioni storiche, su come il cibo fosse considerato terapeutico dai nostri progenitori, giunge ai risultati odierni delle ricerche scientifiche in questo campo. Di seguito un estratto che mostra come l’alimentazione moderna non sia per nulla salutare e come andrebbe corretta. 
Nel ricco occidente è cambiato lo stile alimentare
Nei paesi occidentali ricchi, soprattutto nel corso dell’ultimo secolo, lo stile alimentare si è progressivamente discostato da questo schema tradizionale dell’alimentazione dell’uomo per privilegiare cibi che un tempo erano mangiati solo eccezionalmente, come molti cibi animali (carni e latticini), o che non erano neanche conosciuti, come lo zucchero, le farine molto raffinate (come si riesce a ottenerle solo con le macchine moderne), gli oli raffinati(estratti chimicamente dai semi o dai frutti oleosi), o che addirittura non esistono in natura (come certi grassi che entrano nella composizione delle margarine, o come certi sostituti sintetici dei grassi che non essendo assimilabili dall’intestino consentirebbero, secondo la pubblicità, di continuare a mangiare schifezze senza paura di ingrassare). Questo modo di mangiare sempre più “ricco” di calorie, di zuccheri, di grassi e di proteine animali, ma in realtà “povero” di alimenti naturalmente completi, ha contribuito grandemente allo sviluppo delle malattie tipiche dei paesi ricchi: l’obesità, la stitichezza, il diabete, l’ipertensione, l’osteoporosi, l’ipertrofia prostatica, l’aterosclerosi, l’infarto del miocardio, le demenze senili, e molti tumori, fra cuii tumori dell’intestino, della mammella, della prostata.
Il cibo di origine animale
L’uomo, in realtà, ha sempre mangiato anche cibo animale, ma se si eccettuano alcuni popoli nomadi, o quelli che vivono in condizioni ambientali estreme per freddo o per altitudine, sono ben pochi gli esempi di alimentazione tradizionale con un’alta quota di cibo animale. Anche il latte, che oggi in Occidente è alimento quotidiano, dai più era consumato solo occasionalmente, perché non poteva essere conservato ed era facile veicolo di infezioni. È stato solo alcuni decenni dopo la scoperta della pastorizzazione, in pratica dopo la prima guerra mondiale, che ha cominciato ad essere distribuito nelle città. Ma molti popoli ancor oggi non bevono più latte dopo lo svezzamento. La cultura medica, giustamente preoccupata del grave stato di denutrizione che imperversava nelle nostre campagne e nei quartieri popolari delle città nei primi decenni del secolo, ha avuto un ruolo importante nella promozione del cibo animale, e la disponibilità di latte e di carne, insieme al miglioramento delle condizioni igieniche delle abitazioni, ha probabilmente contribuito a migliorare lo stato nutrizionale e a difenderci dalle malattie infettive. Ma poi siamo andati troppo avanti su questa strada e il consumo di cibi animali e di cibi raffinati è entrato in una spirale di interessi produttivi e commerciali che ha completamente sovvertito le tradizioni alimentari dell’uomo.Non vogliamo certo sostenere che si stava meglio quando si stava peggio, quando c’era la fame e la povertà, ma piuttosto che la nostra ricchezza ci consentirebbe una varietà di dieta sufficiente a soddisfare appieno sia le nostre esigenze fisiologiche e nutrizionali sia il piacere della buona tavola senza sovraccaricarci di prodotti animali e di cibi impoveriti dai trattamenti industriali, che solo il plagio della pubblicità televisiva riesce a farci sembrare buoni.
Franco Berrino è medico, patologo, ed epidemiologo. Per molti anni ha lavorato all’Istituto Nazionale Tumori di Milano, dove ha coordinato il progetto DIANA, sulla relazione tra alimentazione e tumori (in particolare al seno).
I suoi studi hanno analizzato lo sviluppo dei tumori in Italia e in Europa, e in particolare il rapporto fra stile alimentare, livelli ormonali e successiva incidenza del cancro. Oggi promuove la corretta alimentazione come prezioso strumento per prevenire l’incidenza del cancro e delle sue recidive.
E soprattutto, da sempre, ha a cuore la salute delle donne e degli uomini.

 

fonte: http://curiosity2017.blogspot.it/2017/05/le-agghiaccianti-dichiarazioni-del-prof.html

Scienza – Una speranza nella lotta contro il cancro. Scoperte molecole capaci di colpire con precisione le cellule tumorali.

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Scienza – Una speranza nella lotta contro il cancro. Scoperte molecole capaci di colpire con precisione le cellule tumorali.

Scoperte molecole capaci di colpire con precisione le cellule tumorali.

Si apre la strada a una categoria emergente di farmaci, estremamente innovativi, che consentiranno di personalizzare la terapia, paziente per paziente e tumore per tumore.

Nel nostro organismo ci sono delle molecole di Rna che fanno scattare l’allarme quando il Dna delle cellule subisce dei danni. Nelle cellule tumorali ciò succede di frequente e la cellula cerca di ripararsi per continuare a diffondersi. Ora si è compiuto un passo avanti nella conoscenza di questi meccanismi e si apre la speranza di poterli bloccare e facilitando, poi, la lotta contro il tumore. A tal fine i ricercatori dell’Ifom (Istituto Firc di oncologia molecolare) e dell’Igm-Cnr di Pavia hanno disegnato nuove molecole, battezzate “antisenso”, che «hanno l’abilità straordinaria di legare una sequenza di Rna complementare agli Rna segnalatori identificati e da colpire» spiega Flavia Michelini, prima autrice dello studio pubblicato su Nature Cell Biology.

Azione specifica

«In questo modo le molecole antisenso — aggiunge la ricercatrice — impediscono il lancio dei messaggi e soprattutto gli interventi di riparazione del genoma. La loro azione è mirata a specifiche lesioni del Dna e non interferisce con altri processi della cellula». Per fare un esempio legato alla domotica, la cellula è vista come una casa intelligente dove, con un telecomando, si possono disattivare le funzioni degli elettrodomestici che non interessano. I ricercatori possono dunque esercitare, attraverso le molecole antisenso, un’azione specifica colpendo con precisione l’azione negativa delle cellule tumorali.

Le prospettive

«Le nuove molecole — precisa Fabrizio d’Adda di Fagagna, alla guida del gruppo di 14 ricercatori protagonisti della ricerca — costituiscono la base di una categoria emergente di farmaci, estremamente innovativa per personalizzare la terapia, paziente per paziente e tumore per tumore, e aprire la strada a una medicina più precisa e meno tossica. Ora mentre approfondiamo ulteriormente questi meccanismi stiamo anche cercando di individuare quelle classi di tumori che accumulano preferenzialmente danni in alcuni punti del genoma, in modo da colpirli selettivamente. Nell’esplorazione di specifiche applicazioni terapeutiche sarà strategico il supporto di BiovelocITA, il primo acceleratore italiano dedicato al settore biotech». Lo studio è stato realizzato con il contributo, in particolare, della Commissione Europea (European Research Council advanced grant), di AIRC, del progetto EPIGEN e con la collaborazione dei ricercatori dell’Università del Michigan e del Mechanobiology Institute di Singapore.

fonte: http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/17_novembre_29/smolecole-capaci-colpire-precisione-cellule-tumorali-4b5f54ae-d4f8-11e7-b070-a687676d1181.shtml

Tumori, troppe auto-diagnosi su Google. La rabbia del medico: allora non venite da noi…!

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Tumori, troppe auto-diagnosi su Google. La rabbia del medico: allora non venite da noi…!

Un medico dell’Istituto tumori di Milano appende un cartello per dissuadere i pazienti dal presentarsi con una diagnosi già scritta da Google.

Il foglio è apparso sulla porta dell’ambulatorio di un medico dell’Istituto tumori di Milano: “Coloro che si sono già diagnosticati da soli tramite Google, ma desiderano un secondo parere, per cortesia controllino su yahoo.com”.

Semplice e diretta, volta a colpire un modo di fare ormai radicato in Italia. Ovvero il vizio di presentarsi dal dottore con una auto-diagnosi prescritta da una semplice ricerca su google.

Il fatto è che quel cartello sia apparso in uno degli ospedali più importanti d’Italia per la ricerca oncologica e la produzione clinica, fa riflettere. A pubblicare lo scatto è stato il Corriere.it (guarda) e in molti in Rete hanno commentato la notizia.

Già, perché è probabile che ognuno di noi almeno una volta abbia ceduto alla tentazione di informarsi prima online e poi in ambulatorio sui malanni fisici che ci affliggono. A quanto pare accade anche a chi sa di avere un tumore. “Lo confermo – ha detto Enzo Lucchini, presidente dell’Istituto dei tumori di Milano al Corriere – Il problema esiste ed è grave, anche se devo chiarire che l’iniziativa è stata presa a titolo personale, senza chiedere alcun permesso, e che dopo la pubblicazione sul sito del vostro giornale il foglio è stato evidentemente rimosso dall’interessato, visto che non l’abbiamo trovato“. Poi ha aggiunto: “L’iniziativa, anche se dissacrante, di sicuro non voleva in nessun modo colpevolizzare i malati, ma aiutarli. Oggi l’88% delle persone va a cercare informazioni per la propria salute sui siti Internet e quasi la metà si affida alla prima pagina dei motori di ricerca. Ma una autodiagnosi, specie nel caso di malattie come quelle che curiamo qui, è pericolosa“.

I rischi infatti sono due. Il primo, che la diagnosi sia troppo rassicurante, ritardando l’inizio delle cure. Oppure, nel caso opposto, potrebbe allarmare eccessivamente, e senza motivo, eventuali pazienti non malati. Intasando l’ospedale. “Speriamo che questa vicenda un po’ curiosa – ha concluso Lucchini – possa essere un seme che aiuti a riflettere e a far germogliare nuove idee per arginare questo genere di difficoltà“.

 

fonte: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/tumori-troppe-auto-diagnosi-su-google-medico-allora-non-1469123.html

Il rinnovo al glifosato per altri 5 anni? Lo ha deciso un Ministro Tedesco. Un grande regalo allo “loro” Bayer!

 

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Il rinnovo al glifosato per altri 5 anni? Lo ha deciso un Ministro Tedesco. Un grande regalo allo “loro” Bayer!

Il rinnovo al glifosato lo ha deciso un Ministro tedesco

L’indicazione del governo era la solita: astensione. Invece Carl Schmidt ha fatto di testa sua, dando il voto decisivo al glifosato e spaccando l’esecutivo

Spaccatura sul glifosato nel governo tedesco al tramonto

Se il glifosato è nuovamente al sicuro da ogni divieto, autorizzato in Europa per altri cinque anni, è per iniziativa personale del Ministro dell’Agricoltura tedesco. Sconfessando la posizione del governo, che puntava sull’astensione, Christian Schmidt ha lasciato di stucco Angela Merkel, del suo stesso partito. La decisione unilaterale del Ministro, che ha dato indicazione agli esperti tedeschi di votare a favore, ha mostrato tutta la debolezza della cancelliera in questa fase e spaccato il governo. Mentre infatti tenta di costruire faticosamente una nuova alleanza dopo le elezioni di settembre, Merkel vede allargarsi la frattura con i socialdemocratici che attualmente reggono l’esecutivo. Il Ministro dell’Ambiente, Barbara Hendricks, viene dall’altro schieramento ed è su tutte le furie per il colpo di testa del suo omologo con delega all’agricoltura.

Schmidt ha giustificato il suo voto, sostenendo che la Commissione Europea avrebbe avuto l’ultima parola sulla questione e avrebbe «in ogni caso votato a favore del rinnovo». Ma un conto è addossare la colpa a Bruxelles, un altro è mostrare la volontà esplicita degli stati membri – e in particolare della Germania – di estendere l’uso di un diserbante sospettato di essere cancerogeno.

Le associazioni ambientaliste chiedono le dimissioni di Schmidt, poiché ha violato la fiducia del governo contravvenendo alla posizione sempre assunta in precedenza. Anche Angela Merkel si è dissociata, dicendo in una conferenza stampa che il voto favorevole del Ministro «non corrispondeva alla posizione concordata dal governo».

Di certo, però, questa inversione a U sembra favorire Monsanto, che preferiva un rinnovodell’autorizzazione al glifosato prima della formazione di un nuovo governo in Germania. La partita dell’azienda, dunque, è vinta su tutta la linea. Perfino la potente cancelliera tedesca ha dovuto subire lo schiaffo, che fra l’altro pesa e non poco nei colloqui che con difficoltà sta cercando di portare avanti con i socialdemocratici dopo il tramonto della coalizione con le destre e i Verdi. Questi ultimi possono permettersi ora di picchiare duro, come dimostra la dichiarazione del presidente del gruppo parlamentare, Anton Hofreiter: «La decisione di ieri non è stata solo un affronto a milioni di persone, ma anche al più importante partner europeo della Germania: il presidente francese Emmanuel Macron».

fonte: http://www.rinnovabili.it/ambiente/rinnovo-glifosato-ministro-tedesco-333/

La sigaretta elettronica ti fa smettere di fumare? Potrebbe salvarti dal cancro? E allora lo Stato non ci pensa 2 volte: prezzi raddoppiati con nuove tasse!

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La sigaretta elettronica ti fa smettere di fumare? Potrebbe salvarti dal cancro? E allora lo Stato non ci pensa 2 volte: prezzi raddoppiati con nuove tasse!

Sigarette elettroniche: prezzi raddoppiati con la tassa in arrivo, le novità.

Arriva la nuova tassa sulla sigaretta elettronica. Il settore scenderà in piazza per manifestare il proprio malcontento.

Le novità sulle sigarette elettroniche sarebbero diverse e di diversa natura. Infatti la Commissione di Bilancio del Senato avrebbe, già da diversi giorni, attuato l’emendamento che prevede, ad esempio, l’introduzione di una nuova tassa su tutti i tipi di liquidi con o senza nicotina usata nella sigaretta elettronica e la possibilità di passare la gestione del settore nelle mani del monopolio di Stato.

Nuove regole di vendita per le sigarette elettroniche

Cambiano le regole del settore della famosa ‘svapo’. Se verrà approvato in via definitiva il nuovo testo normativo il settore verrà gestito e passerà direttamente al Monopolio di Stato che autorizzerà la loro vendita solo nei tabacchini e presso rivenditori autorizzati.

Sarà vietata anche la vendita online, di tutti i dispositivi e i liquidi con o senza nicotina dedicati al settore della ‘svapo’ e la conseguente chiusura degli e-commerce del settore in rete. Secondo i nuovi programmi entro la fine di marzo 2018, l’agenzia delle dogane e dei Monopoli dovrebbe aver concluso l’iter di inquadramento delle nuove regole e norme del settore. Fino a questa data quindi, le attività commerciali presenti sul tutto il territorio, potranno continuare la propria vendita in attesa di poter adottare le nuove disposizioni date dalle nuove regole affinché la licenza in loro possesso possa ancora essere considera valida.

Tassa da 5 euro sulla ‘Svapo’: il settore si ribella

Le sigarette elettroniche sono anche chiamate e-cig e sono disponibili e molto utilizzate ormai ovunque.

Nascono come valida alternativa meno dannosa al consumo del normale tabacco delle sigarette e dei sigari. Il loro scopo è quello di abbassare, in particolar modo, la dipendenza dalla nicotina e studiate per assomigliare il più possibile, per percezione olfattiva e mimica ad una normale sigaretta. Ma contro la mazzata in arrivo nel settore delle sigarette elettroniche, accolta in questi giorni dagli addetti al settore con estrema rabbia e incredulità, il prossimo 29 novembre commercianti e consumatori di e-cig protesteranno alla Camera contro l’emendamento del Governo che potrebbe mettere in ginocchio l’intero settore attraverso il nuovo regime dettato dal Monopolio che apre a nuove tassazione e regole per le licenze. Il settore oggi stima un giro d’affari oltre 300 milioni di euro, ma le nuove disposizioni previste dall’emendamento, potrebbero radicalmente incidere e far dichiarare una profonda crisi del settore con la perdita di centinaia di posti di lavoro.

 

fonte: http://it.blastingnews.com/tasse/2017/11/sigarette-elettroniche-prezzi-raddoppiati-con-la-tassa-in-arrivo-le-novita-002195775.html?sbdht=_7xbZsCzA8nU8bK3_W4cn-DcpBxoNoTfzNrgNKZyPjUtGlI-qeC2q-vNXW14A2SZG0_

Il Prof. Franco Berrino: “I malati di cancro sono clienti, devono tornare” – L’INTERVISTA SHOCK CENSURATA DAL WEB !!

Berrino

 

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Il Prof. Franco Berrino: “I malati di cancro sono clienti, devono tornare” – L’INTERVISTA SHOCK CENSURATA DAL WEB !!

ECCO UN CLAMOROSO CASO DI CENSURA !!

ECCO L’ARTICOLO DI “BLOGdiELES” DEL 28/03/2014:
L’intervista shock al prof. Franco Berrino, uno dei più noti collaboratori di Veronesi: “I malati di cancro sono clienti, devono tornare” !!

IL MALATO PRIMA DI TUTTO E’ UN CLIENTE DELLE CASE FARMACEUTICHE E TALE DEVE RESTARE, NON DEVE GUARIRE DEL TUTTO!! CURARE IL CANCRO SI PUO MA SE TI AMMALI AUMENTA IL PIL
Vi mettiamo a disposizione un estratto del servizio apparso lo scorso 26 marzo alla trasmissione “Le Iene”. Il servizio riguarda la possibilità di curare e non solo prevenire alcuni tumori con un’alimentazione sana e principalmente vegetale. Nella parte finale la clamorosa intervista al Professor Franco Berrino, uno dei più importanti collaboratori del Professor Umberto Veronesi. Ascoltate cosa dice a proposito della sanità…

SEGUE UN VIDEO – MA SE CI CLICCATE SOPRA COMPARE LA SCRITTA “QUESTO VIDEO NON ESISTE” !!

Cazzo, non esiste? Ma se io l’ho visto decine di volte sul Blog di Eles e su altri blog?

Vado a fare una ricerca: il video non esiste più su tutto il Web.

Visito vari blog che lo avevano pubblicato, ma il risultato è sempre lo stesso!

a questo punto mi accontento anche solo di una trascrizione delle dichiarazioni del prof Berrino, ma niente: le pagine che dovrebbero riportarle non si aprono (non esiste, errore 404, etc) !!

NON E’ CENSURA QUESTA?

Qualche accenno lo abbiamo trovato solo in un articolo di ArticoloTre che riportiamo si deguito:

“Tutti i medici lo sanno –ha dichiarato il professor Berrino- ma non tutti raccomandano ai malati di alimentarsi in un determinato modo. I medici lo sanno ma non lo dicono, o a volte se ne dimenticano”.

Ancora più grave quanto avviene negli ospedali.

“Quello che viene dato ai nostri malati nei reparti oncologici –conferma Berrino- è il peggio del peggio”.

E aggiunge con amara ironia “Mettiamola così, noi vogliamo bene ai nostri malati, ci affezioniamo, facciamo in modo che tornino. Se la gente si ammala aumenta il Pil, c’è crescita economica. La Sanità è la più grande industria, come sosteneva anche il professor Monti. Chiaro che non ci sia alcun interesse nei confronti della prevenzione”.

FATE ANCHE VOI LE VOSTRE RICERCHE E FATECI SAPERE.

fonte: https://myrebellion.blog/2017/05/04/il-prof-franco-berrino-i-malati-di-cancro-sono-clienti-devono-tornare-lintervista-shock-censurata-dal-web/

Attenzione – Secondo uno “studio scientifico” commissionato dall’American Petroleum Institute (Api), i neri non si ammalano per l’inquinamento provocato dalle lobby del petrolio, ma perchè “sono predisposti”…!

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Attenzione – Secondo uno “studio scientifico” commissionato dall’American Petroleum Institute (Api), i neri non si ammalano per l’inquinamento provocato dalle lobby del petrolio, ma perchè “sono predisposti”…!

Razzismo e petrolio: i neri non si ammalano per inquinamento, sono predisposti

I petrolieri Usa usano l’eugenetica per screditare uno studio scientifico

Leggiamo da GreenReport che qualche giorno fa “National association for the advancement of coloured people (Naacp)”, “Clean air task Force”  e “National medical association (Nma)” hanno pubblicato lo studio studio “Fumes Across the Fence-Line: The Health Impacts of Air Pollution from Oil & Gas Facilities on African American Communities” dal quale emerge che oltre un milione di afroamericani vivono a mezzo miglio di pozzi e impianti petroliferi e gasieri e che altri 6,7 milioni vivono nelle contee dove ci sono le raffinerie e denunciano che questi ambienti  tossici stanno facendo ammalare milioni di afroamericani che vivono nelle loro immediate vicinanze.

Il rapporto afferma che «Molte comunità afroamericane affrontano un rischio elevato di cancro a causa delle emissioni di aria tossica derivanti dallo sviluppo del gas naturale. L’aria in molte comunità afroamericane viola gli standard di qualità dell’aria per lo smog da ozono. Nelle comunità afro-americane i tassi di asma sono relativamente alti. Inoltre, a causa dell’aumento dell’ozono dovuto alle emissioni di gas naturale durante la stagione estiva dell’ozono, i bambini afroamericani sono gravati da 138.000 attacchi di asma e da 101.000 giorni di scuola persi ogni anno».

Di fronte a questi dati, l’American petroleum institute (Api) non ha trovato di meglio che esprimere oscure critiche al rapporto ritirando fuori argomentazioni screditate e razziste secondo le quali sarebbe la “genetica” e non l’inquinamento da idrocarburi la causa della cattiva salute delle comunità nere rispetto a quelle bianche che vivono più lontane dagli impianti petroliferi e gasieri.

Uni Blake, un consulente scientifico per gli affari regolamentari e scientifici dell’Api, ha difeso così su Energy Tomorrow, una pubblicazione online dell’ l’American petroleum institute, l’industria dei combustibili fossili: «Ho letto un articolo della Naacp pubblicato questa settimana che accusa il gas naturale e l’industria petrolifera delle emissioni che gravano in modo sproporzionato sulle comunità afroamericane. Come scienziato, la mia osservazione generale è che il documento non riesce a dimostrare una relazione causale tra l’attività del gas naturale e le disparità per la salute, segnalate o previste, all’interno della comunità afro-americana».

Quindi, se le comunità nere e ispaniche che vivono vicino agli impianti di petrolio e gas si ammalano più di quelle bianche che vivono più lontane, cosa potrebbe causare i risultati sproporzionati che vengono fuori dallo studio? La risposta di Blake è sorprendente: avrebbe potuto farli ammalare qualcosa che è nei geni delle persone di colore. «Piuttosto, la ricerca accademica attribuisce quelle disparità di salute ad altri fattori che non hanno nulla a che fare con le operazioni di gas naturale e petrolio – come la genetica, gli allergeni indoor e l’accesso iniquo alle cure preventive», ha scritto su Energy Tomorrow.

Per corroborare le sue tesi che sembrano venire da un lontano passato di croci uncinate e leggi razziali, Blake ha citato un rapporto del 2005 dell’Athhma and Allergy Foundation e del National Pharmaceutical Council che sosterrebbe le sue stesse teorie genetiche, ma in realtà quel rapporto “Ethnic Disparities in the Burden and Treatment of Asthma”, sostiene che la genetica svolge un ruolo molto minore e subordinato rispetto ai fattori ambientali nella prevalenza dell’asma tra le popolazioni afro-americane e quelle latinoamericane negli Stati Uniti. Infatti, il rapporto afferma che  «Le indagini sulle famiglie hanno identificato una storia materna o un’altra storia familiare di asma come un fattore di rischio principale per l’asma infantile, evidenziando la componente ereditaria della morbilità asmatica … Sembra ragionevole ipotizzare che il maggior carico di asma tra le popolazioni statunitensi con una significativa discendenza africana (in particolare, le popolazioni nere e portoricane) … sia in qualche modo legato ai geni africani – o ad una combinazione di geni africani ed europei. Tuttavia, la maggior parte delle prove fino ad oggi sembra indicare che la spiegazione si trova altrove, nelle disparità socioeconomiche e ambientali, nelle differenze comportamentali o culturali e nell’accesso all’assistenza sanitaria di routine».

In altre parole, anche la “ricerca accademica” che Blake ha citato contraddice la sua ipotesi e indica il degrado ambientale causato dall’industria petrolifera e gasiera come il probabile principale colpevole nel far ammalare afroamericani e latinoamericani.

Su ThinkProgress Sam Fulwood III scrive che i dirigenti dell’Api, Blake compreso, si sono rifiutati di rispondere su questa imbarazzante presa di posizione e fa notare che «L’idea che le differenze genetiche spieghino i diversi risultati sanitari tra gruppi etnici e razziali è un’idea vecchia e razzista che affonda le sue radici nel nefasto movimento dell’eugenismo tra fine XIX e inizio XX secolo, quando i suprematisti bianchi sostenevano la sterilizzazione forzata degli esseri umani – spesso persone di colore – ritenuti “mentalmente inferiori” o “non adatti a propagarsi”». Insomma, pur di scaricarsi di dosso colpe più che evidenti, i petrolieri statunitensi sono tuffati nello sporco e mefitico fiume del razzismo ottocentesco e del nazismo e fascismo novecenteschi e hanno scoperto di essersi ricoperti di una sostanza non proprio profumata.

Robert Bullard, professore di pianificazione urbana e politica ambientale alla Texas Southern University di Houston, si è detto indignato per le argomentazioni utilizzate dall’Api definendole «Un insulto all’intelligenza  non solo degli afroamericani ma all’intelligenza di tutti gli americani in grado di capire».

Bullard, che è noto come il padre del movimento per la giustizia ambientale, ha ricordato che «Altri grossi interessi economici hanno tentato senza successo di utilizzare lo stesso argomento. Le persone [dell’industria del petrolio e del gas] che hanno risposto allo studio stanno fondamentalmente utilizzando la stessa argomentazione [dell’industria del tabacco] che la colpa non è delle sostanze chimiche e del petrolio e del gas, ma è delle persone, il cui comportamento porta in qualche modo alle disparità di salute. Sta incolpando gli individui che vivono vicino a questi impianti e assolvono le imprese da qualsiasi tipo di responsabilità».

Medici ed esperti hanno condannato il tentativo dell’Api di rilanciare idee a lungo screditate. «Al di là e al di là degli altri fattori, le operazioni petrolifere e gasiere nelle comunità causano un ulteriore livello di rischio – ha detto Jacqueline Patterson, direttrice del programma di giustizia ambientale e climatica della Naacp . Anche altre persone che vivono in quelle comunità hanno anche quelle condizioni di salute che derivano da quelle esposizioni. Ciò ridurrebbe il ruolo della “genetica”». Insomma, non sono i geni: i bianchi che vivono nelle comunità vicine a impianti inquinanti e pericolosi per l’ambiente hanno le stesse probabilità dei neri di ammalarsi di asma, cancro e altri disturbi.

Leslie Fleishchman, una delle autrici dello studio e analista della Clean air task force, conclude: «I dati del nostro rapporto esaminano il rischio di cancro e gli impatti sulla salute dello smog dei ozono nella popolazione e quindi, se quella popolazione è più vulnerabile a causa di questi fattori, è ancora più importante affrontare i fattori aggravanti che sono facilmente evitabili come il controllo delle emissioni non necessarie dagli impianti di petrolio e gas».

tratto da: http://www.greenreport.it/news/inquinamenti/petrolieri-americani-gli-afroamericani-non-si-ammalano-inquinamento-predisposti/

Il Prof. Berrino: la proteina che fa ammalare di più di cancro.

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Il Prof. Berrino: la proteina che fa ammalare di più di cancro.

 

Prevenzione delle Recidive del Cancro: Il Dr. Berrino Consiglia di Evitare Questo Alimento

In un precedente articolo abbiamo riportato il secondo dei quattro pilastri alimentari per prevenire le recidive del cancro.

Oltre a mantenere bassa la glicemia (primo pilastro) e mantenere basse le infiammazioni (secondo pilastro, è importante mantenere bassi i fattori di crescita.

Nel video sottostante il dottor Berrino spiega cosa sono e come mantenerli bassi.

 

“Un terzo pilastro, dopo la glicemia e le infiammazioni, per ostacolare la crescita tumorale è mantenere bassi i fattori di crescita, che sono delle piccole proteine che stimolano la proliferazione cellulare. Un fattore di crescita molto importante si chiama IGF-1, che vuol dire “fattore di crescita insulino-simile” ed è l’effettore dell’ormone della crescita.

È prodotto soprattutto dal fegato, ma anche in altri tessuti ed è uno dei determinanti importanti della proliferazione cellulare. Sappiamo che l’IGF-1 dipende soprattutto da una dieta troppo ricca di proteine: è normale che ci sia, ci deve essere nel sangue, ma se è alto ci si ammala di più di cancro della mammella dell’intestino e della prostata. Noi abbiamo mostrato che chi ha l’IGF1 alto e chi ha anche un altro fattore che si chiama PDGF, che è il fattore di crescita associato alle piastrine, ha più facilmente recidive.

Per mantenere bassi i fattori di crescita bisogna ridurre l’assunzione di proteine

Noi mangiamo troppe proteine: mangiamo circa il doppio delle proteine di cui abbiamo bisogno, e allora dobbiamo ridurle. Le proteine vengono dalla carne, dai formaggi, dal latte: sono soprattutto le proteine del latte che fanno aumentare i fattori di crescita.

Il latte è un alimento per far crescere, il latte di mucca che mangiamo deve far crescere di 150 kg un vitello in pochi mesi: è un potente fattore che stimola la produzione dei fattori di crescita. Chi beve latte ha i livelli di IGF-1 più alti nel sangue. Quindi, prudenzialmente, anche se gli studi sono pochi, noi raccomandiamo alle persone che hanno un tumore di non bere il latte.

Ci sono dei dati sui tumori della mammella e sui tumori della prostata che dimostrano un aumento del rischio di recidive con il latte. I meccanismi non sono solo questi dell’IGF-1, sono anche legati al fatto che il latte di oggi è molto più ricco di ormoni sessuali perché le mucche vengono munte durante tutta la gravidanza. Il latte di oggi è completamente diverso dal latte di ieri.

Quindi questi tre grandi pilastri: la glicemia, le infiammazioni e i fattori di crescita”.

Fonte: fortesano.it

Cannabis contro il cancro, nuove importanti scoperte

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Cannabis contro il cancro, nuove importanti scoperte

Un nuovo studio conferma che i cannabinoidi possiedono spiccate proprietà antitumorali, senza danneggiare le cellule sane.

Che i principi attivi contenuti nella #cannabis abbiano proprietà terapeutiche è un fatto ormai acclarato, tanto che numerose nazioni di tutto il mondo – tra cui l’Italia – hanno ormai aperto ai derivati della canapa per uso medico. Diverse ricerche effettuate da più parti sostengono che i cannabinoidi possano essere un valido alleato per sconfiggere il cancro, e va in questa direzione anche un team di ricerca dell’Istituto Oncologico di Vojvodina e dell’Università di Novi Sad (Serbia) che ha passato al setaccio diverse ricerche nelle quali sono state investigate le proprietà antitumorali della cannabis, sia in ambito clinico che preclinico.

I cannabinoidi potrebbero aiutare a sconfiggere i tumori, in quanto possiedono una notevole azione anticancro e spingerebbero le cellule malate a morire, senza intaccare quelle sane.

L’azione della canapa

La Cannabis sativa, ovvero la varietà utilizzata anche con scopo ludico, contiene più di 100 cannabinoidi, alcuni dei quali – i cosiddetti endocannabinoidi o cannabinoidi endogeni – vengono prodotti anche dalle cellule dei mammiferi. Questi avrebbero un effetto citotossico, condurrebbero le cellule tumorali all’apoptosi, ovvero al “suicidio cellulare”. Ma non è finita: i cannabinoidi avrebbero inoltre la proprietà di contrastare la proliferazione delle cellule tumorali, la metastasi, caratteristica che rende ancora più pericolosi e letali i tumori.

Scarso utilizzo in ambito oncologico

Nonostante diverse ricerche abbiano evidenziato le proprietà antitumorali dei cannabinoidi, questi fino ad oggi hanno trovato scarso utilizzo sui malati oncologici.

L’impiego della cannabis per lenire i sintomi derivanti dalle terapie antitumorali o del #Cancro stesso è sostenuto da un’ampia letteratura scientifica, ma secondo il prof. Leslie Mendoza Temple, direttore della “Pritzker School of Medicine” dell’Università di Chicago, ci sarebbero diversi elementi che fanno ipotizzare che i cannabinoidi potrebbero essere utilizzati nella cura del cancro stesso.

I ricercatori che hanno condotto lo studio, Višnja Bogdanović, Jasminka Mrdjanović e Ivana Borišev, sostengono che dovrebbero essere effettuate nuove approfondite ricerche per valutare su base statistica gli effetti della cannabis in questo ambito, da soli e parallelamente alle terapie classiche [VIDEO].

Tratto dalla rivista scientifica The Journal of Alternative and Complementary Medicine.