L’alcol è cancerogeno e l’industria lo ha deliberatamente nascosto!

 

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Alcol cancerogeno: i produttori nascondono la relazione tra alcol e cancro

L’alcol è cancerogeno, l’industria lo ha deliberatamente nascosto. Uno studio inglese e svedese dimostra la relazione tra alcol e cancro
L’alcol è cancerogeno e l’industria lo ha deliberatamente nascosto

“L’industria dell’alcol nasconde o minimizza il rischio di tumori associato al consumo di bevande alcoliche”. È questo il risultato dello studio condotto dai ricercatori della London School of Hygiene & Tropical Medicine e del Karolinska di Stoccolma.

Alcol ha proprietà cancerogene nascoste dalle aziende produttrici

Sebbene diversi studi scientifici abbiano dimostrano  la correlazione tra il consumo di alcool e forme tumorali al cavo orale, colon-retto, seno e fegato, tuttavia le aziende vinicole minimizzano o nascondono il fatto all’interno della loro comunicazione.

Durante il 2016, il gruppo di ricercatori ha analizzato 26 siti web di produttori vinicoli scoprendo che 24 su 26 di questi siti presentavano una comunicazione confusa sulla connessione tra alcol e cancro. dichiarando che non ci sono evidenze chiare, o negando palesemente questa connessione.

L’alcol è cancerogeno, lo dimostrano i risultatati di un studio inglese e svedese

“Bere alcol anche moderatamente aumenta il rischio di cancro, e la sensibilizzazione del pubblico è scarsa. Se ci fosse una maggiore conoscenza, per i produttori sarebbe una minaccia seria” ha spiegato Petticrew, il principale autore dello studio.

fonte: http://www.affaritaliani.it/medicina/alcol-cancerogeno-produttori-nascondono-la-relazione-tra-alcol-cancro-498564.html

Gli impressionanti numeri del cancro in Italia: il 40% dei casi di tumore sono evitabili.

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Gli impressionanti numeri del cancro in Italia: il 40% dei casi di tumore sono evitabili.

I numeri del cancro in Italia 2017: il 40% dei casi di tumore sono evitabili

Tumori: il 40% può essere evitato; si muore di più di tumore al pancreas; al Sud meno casi di tumore ma si sopravvive meno…Ecco I numeri del cancro in Italia

Cancro in Italia, presentato oggi al ministero della la settima edizione del volume “I numeri del cancro in Italia 2017” che fotografa l’universo cancro in tempo reale grazie al lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), dell’Associazione Italiana Registri Tumori (Airtum) e della Fondazione Aiom.

Tumori: il 40% dei casi sono evitabili

 

“È necessario continuare a promuovere campagne di sensibilizzazione perché’ il 40% dei casi di tumore può essere evitato seguendo uno stile di vita sano, e con la prevenzione si possono inoltre generare risparmi e liberare risorse che potrebbero essere indirizzate alla promozione di progetti di ricerca e alla disponibilità di nuove terapie”.

Lo scrive il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nella prefazione del volume ‘I numeri del cancro in Italia 2017’, giunto alla settima edizione, grazie alla collaborazione tra l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e l’Associazione italiana dei registri tumori (Airtum).

“Resta ancora molto da fare – aggiunge Lorenzin – per combattere in maniera ancora più incisiva l’abitudine al fumo di sigaretta, in particolare per i giovani e per le donne, tra le quali continuano a crescere l’incidenza e la mortalità per tumore del polmone, direttamente correlato all’abitudine tabagica, e per una maggiore penetrazione dei programmi di screening, che in alcune aree del Paese presentano ancora bassi livelli di diffusione”
Sottolineando l’importanza della ricerca, dell’umanizzazione nel rapporto medico-paziente, Lorenzin ribadisce la necessità di avere “sempre di più lo sviluppo e la definizione di un approccio integrato e multidisciplinare sia in termini di strategia di cura sia per garantire una offerta adeguata di assistenza in continuità tra ospedale e territorio, vicino al domicilio, realizzando una presa in carico globale della persona nei suoi bisogni sanitari, sociali e relazionali attraverso l’integrazione dei vari attori istituzionali e non istituzionali, delle famiglie e delle associazioni”.

Tumori: 369mila stimati per 2017, il 52% riguarda maschi 

 

Sono 369mila i nuovi casi di tumore in Italia stimati nel 2017. Circa il 52% riguarda persone di sesso maschile (192.000), il 48% circa (177.000) quelle di sesso femminile. Nel 2016, viene ricordato, i nuovi casi erano stati 365.800. “L’incidenza è in netto calo negli uomini (-1.8% per anno nel periodo 2003-2017), legata principalmente alla riduzione dei tumori del polmone e della prostata, ed e’ stabile nelle donne, ma si deve fare di più per ridurre l’impatto di questa malattia, perché’ oltre il 40% dei casi è evitabile”, ha affermato Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom.

 

Tumori: più malati al Nord, ma minore sopravvivenza a Sud 

 

“Si conferma, anche nel rapporto I numeri del cancro in Italia 2017, un’Italia a due velocità per quanto riguarda il cancro: emerge infatti una forte difformità tra il numero di nuovi casi registrati al Nord rispetto al Centro e al Sud, sia negli uomini che nelle donne”. Lo ha detto Lucia Mangone, presidente Airtum,

“Al Nord – ha spiegato Mangone – ci si ammala di più rispetto al Sud. Il tasso d’incidenza tra gli uomini è più basso dell’8% al Centro e del 17% al Sud/Isole rispetto al Nord e per le donne del 5% e del 18%. Alla base di queste differenze vi sono fattori protettivi che ancora persistono al Sud, ma anche una minore esposizione a fattori cancerogeni (abitudine al fumo, inquinamento ambientale ecc). Per contro – ha aggiunto Mangone – al Sud si sopravvive di meno: nelle regioni meridionali, dove gli screening oncologici sono ancora poco diffusi, non si è osservata la riduzione della mortalità e dell’incidenza dei tumori della mammella, colon-retto e cervice uterina”.

 

Tumori: si muore più spesso per il tumore al pancreas, il tumore del colon-retto e il tumore al seno sono i più diffusi 

 

“La bestia nera in termini di mortalità in entrambi i sessi riguarda ancora il tumore del pancreas (solo 8% i pazienti vivi a 5 anni dalla diagnosi)”. Lo ha detto Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom, illustrando questa mattina al ministero della Salute i dati contenuti nel volume “I numeri del cancro in Italia 2017”.

I 5 tumori più frequenti nel 2017, ha poi aggiunto Pinto, sono quelle del colon-retto (53.000 nuovi casi), del seno (51.000), in crescita solo nelle fasce di età dove si è avuto un ampliamento dello screening, cioè fra i 45-49 anni e nelle over 70, del polmone (41.800), della prostata (34.800) e della vescica (27.000).

 

Tumori: “boom” di quelli al polmone fra donne (+49% in 10 anni) 

 

“E’ un vero e proprio boom di diagnosi di cancro del polmone fra le donne: 13.600 nel 2017 (+49% in 10 anni), dovuto alla forte diffusione del fumo fra le italiane”. E’ quanto si legge nel volume “I numeri del cancro in Italia 2017” che precisa inoltre che “crescono in entrambi i sessi anche i tumori del pancreas, della tiroide e il melanoma, mentre sono in calo le neoplasie allo stomaco e al colon-retto, grazie anche alla maggiore estensione dei programmi di screening”. Il tumore che ha fatto registrare nel 2014 il maggior numero di decessi, viene sottolineato, è quello al polmone (33.386), seguito da colon-retto (18.671), mammella (12.330 decessi), pancreas (11.186) e stomaco (9.557).

 

Tumori: Aiom, mortalità continua a diminuire 

 

Tuttavia, la buona notizia è che “La mortalità continua a diminuire in maniera significativa in entrambi i sessi come risultato di più fattori, quali la prevenzione primaria (in particolare la lotta al tabagismo), la diffusione degli screening su base nazionale e il miglioramento diffuso delle terapie in termini di efficacia e di qualità di vita in un ambito sempre più multidisciplinare e integrato”. Lo ha detto oggi Stefania Gori,

“Piu’ pazienti hanno lunghe sopravvivenze e più persone guariscono dal cancro: e questo è un importante risultato di sanità pubblica”, ha aggiunto Gori. Complessivamente, la sopravvivenza a 5 anni nelle donne raggiunge il 63%, migliore rispetto a quella degli uomini (54%), in gran parte determinata dal tumore del seno, la neoplasia più frequente fra le italiane, caratterizzata da una buona prognosi. I cittadini che si sono ammalati nel 2005-2009 hanno una sopravvivenza migliore rispetto a chi e’ stato colpito dalla malattia nel quinquennio precedente sia negli uomini (54% vs 51%) che nelle donne (63% vs 60%). Le percentuali più alte a 5 anni si registrano in Emilia-Romagna e Toscana sia negli uomini (56%) che nelle donne (65% donne). “Un bilancio nel suo complesso fortemente positivo – ha osservato Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom – perché’, anche con minori risorse economiche disponibili in percentuale del PIL rispetto ai Paesi dell’Europa occidentale, la sanità pubblica italiana raggiunge questi importanti risultati.

 

fonte: http://www.affaritaliani.it/medicina/i-numeri-del-cancro-in-italia-2017-il-40-dei-casi-di-tumore-sono-evitabili-499243.html

Attenzione – limoni cancerogeni e pericolosissimi per la salute. Ecco quali non dobbiamo assolutamente comprare!

 

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Attenzione – limoni cancerogeni e pericolosissimi per la salute. Ecco quali non dobbiamo assolutamente comprare!

Allarme cancro: ecco quali limoni non dobbiamo assolutamente comprare

Attenzione a quando comprate i limoni, c’è il rischio di sviluppare problemi al fegato e al sistema nervoso.

limoni sono una grande fonte di vitamina C e godono di numerose proprietà che permettono di rinforzare il sistema immunitario. Alcuni di questi agrumi, però, possono risultare nocivi per la nostra salute, in particolare quelli provenienti dall’estero, trattati con Imazalil e Ortofenilfenolo.

Ecco perché sono tossici

Secondo quanto affermato dal medico romano Massimo Finzi, i limoni provenienti dall’estero sono sì convenienti in termini economici, ma non lo sono per la nostra salute, poiché vengono trattati con due conservanti chiamati Imazalil e Ortofenilfenolo che, spesso, quando non vengono rispettati i tempi di conservazione del prodotto, penetrano nella polpa dell’agrume.

L’Imazalil, meglio conosciuto come Cloramizolo, è un fungicida utilizzato per trattare frutta e tuberi, ed è stato classificato dall’Environmental Protection Agency come potenzialmente cancerogeno. L’Ortofenilfenolo, invece, è un disinfettante e viene utilizzato in agricoltura per prevenire muffe e deterioramento del prodotto ed è tossico se ingerito, anche se meno pericoloso dell’Imazalil.

Secondo il dottor Finzi, i limoni peggiori da acquistare al supermercato sono quelli provenienti dall’Argentina, paese che utilizza i due conservanti elencati in precedenza. La maggior parte delle volte, infatti, non vengono rispettate le dosi, permettendo alle sostanze di giungere alla polpa dell’agrume e, di conseguenza, anche al nostro organismo, rischiando di provocare danni al fegato e al sistema nervoso.

Inoltre, trattandosi di due prodotti altamente cancerogeni, possono favorire anche la comparsa del cancro.

“Buccia non edibile”

Normalmente, il consumatore è avvertito dal produttore con un’etichetta recante la scritta “buccia non edibile“. Tuttavia si tratta di una terminologia non sempre comprensibile agli acquirenti, poiché non tutti conoscono il significato del termine “edibile”. Inoltre sono diverse le persone che, quando acquistano i limoni, non si soffermano a leggere l’etichetta.

Di solito, nelle ricette casalinghe la buccia viene utilizzata per la preparazione di crostate o biscotti perché contiene acido citrico ed oli essenziali quali limonene e pineni. Ma spesso il consumatore non sa che le bucce dei limoni provenienti dall’estero spesso non sono commestibili e, di conseguenza, si rischia di ingerire e assorbire le sostanze tossiche presenti nei suddetti prodotti chimici. Il dottor Massimo Finzi, dunque, consiglia di acquistare limoni non trattati al posto di quelli economici che sono certamente meno cari ma, al contempo, anche più dannosi.

fonte: http://it.blastingnews.com/salute/2017/10/allarme-cancro-ecco-quali-limoni-non-dobbiamo-assolutamente-comprare-002058981.html

 

 

L’oncologa Patrizia Paterlini, grazie al suo test, riesce ad individuare il tumore almeno 4 anni prima che si manifesti. Il test è già utilizzato in 20 centri in tutto il mondo, ma in Italia quasi non se ne parla!

 

Patrizia Paterlini

 

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L’oncologa Patrizia Paterlini, grazie al suo test, riesce ad individuare il tumore  almeno 4 anni prima che si manifesti. Il test è già utilizzato in 20 centri in tutto il mondo, ma in Italia quasi non se ne parla!

 

Ve ne avevamo già parlato:

L’oncologa Patrizia Paterlini: “Scopro i tumori prima che nascano”

 

Un tumore si può individuare 4 anni prima che si manifesti

L’oncologa Patrizia Paterlini Bréchot dirige il centro Inserm a Parigi, ma grazie al suo test, già utilizzato in 20 centri in tutto il mondo e presentato all’Istituto SDN, riesce ad osservare la presenza di cellule neoplastiche, almeno 4 anni prima che si manifesti la malattia.

Non a caso in Italia non se ne è più parlato, ma in Francia la dottoressa Paterlini Bréchot, continua la sua ricerca portando avanti il test che sarà di conseguenza commercializzato, ma non in Italia.

Scoprire la presenza di un tumore quattro anni prima che si manifesti. Grazie a una analisi di laboratorio messa a punto dall’oncologa Patrizia Paterlini Bréchot, a Parigi, dove dirige l’Inserm (Institut national de la santé et de la recherche médicale) all’Université Descartes, è già possibile da oggi far diagnosi di cancro in netto anticipo rispetto a Tac, Pet e Risonanza.

Il test, già utilizzato in 20 centri in tutto il mondo, è stato presentato ufficialmente, prima volta in Italia, all’Istituto Sdn, nell’ambito del ciclo di incontri “L’infor-mazione al servizio della salute”, ideato dal direttore scientifico Marco Salvatore. La scienziata, emiliana di nascita e da 25 anni in Francia, spiega al quotidiano “La Repubblica” lo stato dell’arte, le possibili applicazioni e gli sviluppi della ricerca sul test Iset (Isolation by Size of Tumor Cells).

Un test che entro «pochi mesi sarà commercializzato in Francia». «L’obbiettivo da cui siamo partiti», premette la docente di biologia, «era ed è far diminuire in modo massivo la mortalità per cancro. I pazienti non muoiono per il tumore primitivo che li ha colpiti ma per le metastasi.

Le cellule neoplastiche sono nel sangue per anni, prima di andare a proliferare in altri organi e formare metastasi. Ed è questa la finestra in cui era necessario intervenire». Un gap spazio temporale durante il quale le tecniche di imaging, non sono in grado di “vedere” cellule delle dimensioni di un millimetro. A differenza del test, sicuro e al riparo da falsi positivi e falsi negativi. L’ostacolo è che queste minuscole cellule, precisa la Paterlini, sono rarissime, «nell’ordine di una per millilitro di sangue. Che vuol dire, in media, una mescolata a 5 miliardi di globuli rossi e a 10 milioni di globuli bianchi. È come individuare su tutta la terra, una persona tra i sette miliardi della popolazione mondiale».

La ricerca, dopo avere escluso la possibilità di isolare le cellule tumorali con anticorpi o mezzi molecolari, ha sfruttato un elemento fisico, la taglia. «Nel nostro studio il nodulo è diventato visibile in cinque pazienti, da uno a quattro anni dopo l’identificazione delle cellule tumorali nel sangue attraverso il test», continua la scienziata.

«Per il tumore al seno, ad esempio, si sa che l’invasione neoplastica comincia 5, 6 anni prima della diagnosi per immagini, ecco, in quest’arco di tempo è possibile adesso identificare il tumore. Purtroppo, per ora, il test ci informa sulla presenza di cellule tumorali ma non da quale organo derivano». A usufruirne per primi, in Francia, saranno i pazienti già colpiti da neoplasia.

In questo modo potranno sapere con largo anticipo se svilupperanno negli anni successivi una recidiva e, quindi, combatterla prima che si manifesti. Una volta scoperte le cellule tumorali, infatti, i pazienti potranno essere trattati con un farmaco e capire entro qualche settimana se la terapia praticata fa effetto o meno».

Guardate il primo ed ultimo servizio andato in onda sulla Rai- TGR, dedicato al test dell’Oncologa Patrizia Paterlini Bréchot.

 

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Interferenti endocrini: “quei veleni che non ci fanno paura”. Cosa sono e quanto costano alla salute.

Interferenti endocrini

 

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Interferenti endocrini: “quei veleni che non ci fanno paura”. Cosa sono e quanto costano alla salute.

Da Granosalus

Gli interferenti endocrini si trovano nei pesticidi (il glifosate è sospettato di esserlo!) ma non fanno paura a Confagricoltura Brescia sebbene possono interferire con la produzione ormonale. Sono considerati una “minaccia mondiale” dall’ OMS e sospettati di essere all’origine di molte malattie gravi: dai tumori all’infertilità, dall’obesità al diabete fino ai disturbi neurocomportamentali. L’incapacità della Commissione Ue di prendere decisioni chiare, evidenzia che spesso l’interesse generale viene bypassato dagli interessi particolari di poche grandi aziende. L’ influenza delle lobby ha provocato infatti forti ritardi della Commissione al punto da rendere necessario l’intervento della Corte di Giustizia che ha “vietato di usare considerazioni economiche per definire i criteri”, nel silenzio dell’ Italia. Quanto costano i danni alla salute causati dall’esposizione a queste sostanze onnipresenti nell’ambiente domestico e nella catena alimentare?

Gli interferenti endocrini possono interferire con la produzione ormonale. E sono sospettati di essere all’origine di molte malattie gravi: dai tumori all’infertilità, dall’obesità al diabete fino ai disturbi neurocomportamentali. A Brescia, invece, sembra facciano bene alla salute…!

In realtà, studi sugli effetti di queste sostanze sono in corso da anni senza che finora si sia giunti all’elaborazione di atti giuridicamente vincolanti sulla materia, né in ambito nazionale né in ambito internazionale.

Ma a Brescia sul glifosate la pensano diversamente. Nove agricoltori su dieci approvano l’ uso del glifosate (leggere link qui ). Ne è sicuro il direttore di Confagricoltura Brescia, Gabriele Trebeschi alla luce dei risultati del sondaggio lanciato dal sito AgroNotizie. Un sito notoriamente sponsorizzato da ditte di Agrofarmaci…che si avventura in sondaggi inaffidabili (tale può definirsi un improbabile sondaggio promosso da venditori di agrofarmaci presso clienti-agricoltori), senza coinvolgere i consumatori.

Il direttore, purtroppo, ignora che la massima agenzia internazionale di ricerca sul cancro (IARC) ha definito il glifosate “probabile cancerogeno”  e fa finta di non sapere che la civilissima California lo ha già bandito.

Gli sarà anche sfuggito il report “Buying science – Comprare la scienza“, secondo cui “la Monsanto e altre aziende produttrici di glifosato avrebbero distorto le prove scientifiche sugli effetti per la salute pubblica del glifosato, al fine di mantenere sul mercato questa controversa sostanza“. Lo scandalo dei cosiddetti ‘Monsanto papers’ denunciato nello studio ‘Buying science’ a cura di alcune organizzazioni della ‘Coalizione Stop Glifosato‘ imporrebbe un atteggiamento più cauto da parte di Confagricoltura.

L’ organizzazione vicina all’ industria, invece, si ostina a perorare vantaggi di carattere economico-commerciale derivanti dall’uso (in pre-semina) che la Corte di Giustizia europea ha bocciato, come vedremo più avanti! Mentre i regolamenti comunitari ne hanno previsto il divieto in pre-raccolta.

Il direttore di Confagricoltura, prima di avventurarsi in azioni di tifoseria da stadio, dovrebbe sapere che la valutazione sui progressi scientifici in materia di interferenti endocrini è stata condotta da un gruppo di esperti per conto dell’Organizzazione mondiale della Sanità e del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente: “State of the science of endocrine disrupting chemicals – 2012“.

Il pdf del rapporto è disponibile qui: Rapporto endocrini_eng

Secondo la classificazione dell’Unione Europea sono almeno 564 le sostanze sospettate di essere pericolose. Per 66 di esse è provato che possano agire come interferenti endocrini e su altre 52 ci sono gravi sospetti, tra cui il glifosate. Che ne pensano nei dintorni di Brescia?

L’Unione europea ha fatto riferimento agli interferenti endocrini in due atti di legislazione primaria (il regolamento in tema di prodotti fitosanitari del 2009 e quello in tema di biocidi del 2012). Nell’introdurre il divieto di utilizzo di queste sostanze, entrambi i regolamenti hanno rimandato la definizione puntuale di interferente endocrino a successivi atti di legislazione secondaria, che la Commissione europea avrebbe dovuto adottare entro il dicembre 2013.

La mancata adozione di tali atti ha dato vita a numerose discussioni e ad un duro richiamo della Corte di giustizia, che si è pronunciata a seguito di un ricorso.

Il Ricorso è stato presentato dal “Regno di Svezia contro la Commissione europea, per carenza di: Definizione di criteri scientifici per la determinazione delle proprietà di interferenza con il sistema endocrino – Mancata adozione di atti delegati da parte della Commissione – Obbligo di agire“,  con l’intervento ad adiuvandum, tra l’altro, di DanimarcaFranciaPaesi BassiFinlandia, Parlamento europeo e Consiglio, nei confronti della Commissione. Un vero e proprio braccio di ferro politico-istituzionale…con tanto di carta bollata, a cui l’Italia si è sottratta.

Come mai l’ Italia non è intervenuta al pari della Francia e degli altri paesi europei? Cosa rispondono a riguardo i sindacati agricoli italiani? Specie quelli che si sciacquano la bocca con gli slogan (“Campagna amica“, “Collaborare nell’interesse dei consumatori“, “Food Made In“, “La spesa in campagna“)….E’ bene che i consumatori tengano conto di questi finti paladini della salute pubblica!

Il procedimento si è concluso il 16 dicembre 2015 con una sentenza (T-521/14) di condanna della Commissione europea per la sua inazione. E’ stata acclarata  la mancata adozione degli atti legislativi delegati da parte della Commissione in materia di interferenti endocrini.

A giugno 2016 la Commissione ha finalmente presentato un pacchetto su cui si è sviluppato un intenso dibattito sulla definizione e regolamentazione degli interferenti endocrini.

I criteri, purtroppo, anche se sono arrivati solo dopo il pronunciamento da parte della Corte di Giustizia, sono considerati ancora troppo permissivi.

La Corte di giustizia, respingendo uno specifico argomento giuridico avanzato dalla Commissione per giustificare la sua mancata azione, ha stabilito in modo inequivocabile che nessuna disposizione del regolamento (UE) n. 528/2012 richiede una valutazione d’impatto dei criteri scientifici basati sul rischio.

La Commissione Ue, invece, ha confermato in diverse occasioni la sua intenzione di procedere alla valutazione d’impatto prima di adottare l’atto delegato in questione.

Il ritardo conseguente nell’adozione degli atti delegati, giustificato con la necessità di una valutazione d’impatto, di fatto “illegale“, rientrava in una strategia pianificata da alcuni burocrati di alto livello della Commissione che hanno scelto di tutelare gli interessi del settore industriale privato a scapito della protezione della salute umana e ambientale.

Interessante a tal proposito l’ articolo dell’ Internazionale: “La Chimica delle Lobby“, molto istruttivo per il direttore di Brescia…

Su cosa poggiano i criteri?

Il 15 giugno 2016 la Commissione europea ha presentato un pacchetto  che riguarda non solo il regolamento sui biocidi – oggetto della sentenza della Corte di giustizia -, ma anche quello sui prodotti fitosanitari. Il pacchetto però altera il concetto di interferente endocrino.

LA DEFINIZIONE DI “PROPRIETÀ DI INTERFERENTE ENDOCRINO” CONTENUTA IN ENTRAMBI I PROGETTI DI REGOLAMENTO È ARTICOLATA SU TRE ELEMENTI:
  1. L’ESISTENZA “ACCERTATA” DI UN EFFETTO NEGATIVO PER LA SALUTE UMANA.
  2. L’ESISTENZA DI UNA MODALITÀ OPERATIVA “ENDOCRINA”.
    3. L’ESISTENZA DI UN NESSO DI CAUSALITÀ TRA L’EFFETTO NEGATIVO E LA MODALITÀ OPERATIVA ENDOCRINA.

Ovviamente con questi criteri l’importanza del principio di precauzione, contenuto anche nell’art. 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, passa in secondo piano.

Qual’è il costo economico per l’ Europa degli interferenti endocrini? 

Le “considerazioni economiche” sono indicate nelle pagine dello studio d’impatto messo sotto chiave nei corridoi della Commissione.

I numeri sono impressionanti. Secondo Le Monde, venti biologi, epidemiologi ed economisti della salute hanno pubblicato una stima del costo economico in Europa dei composti interferenti endocrini.

I danni alla salute causati dall’esposizione a queste sostanze onnipresenti nell’ambiente domestico e nella catena alimentare – pesticidi, plastificanti, imballaggi, solventi, cosmetici, ecc – sono stimati dai ricercatori in circa 150 miliardi di euro annui,  tra costi diretti (spese mediche, assistenza …) e indiretti (assenteismo, la perdita di produttività economica …).

Eppure, per quanto enormi possano sembrare, queste cifre sono ancora fortemente sottovalutate. Infatti, la quota maggiore degli effetti sulla salute di questi paesi non è stata presa in considerazione. Ma questo è un particolare che interessa poco ai confindustriali di Brescia…

La Corte, tuttavia, ha “vietato di usare considerazioni economiche per definire i criteri”! Se ne faccia una ragione anche il direttore della Confagricoltura e/o Confindustria!

La Commissione di Bruxelles non aveva quindi nessuna scusa economica per ritardare  le decisioni necessarie. Ma la sua incapacità dimostrata sulla questione degli interferenti endocrini, evidenzia il tema dell’interesse generale che viene scavalcato spesso dagli interessi particolari di poche grandi aziende, anche con l’ ausilio di scienziati partigiani delle multinazionali o di qualche sigla sindacale.

E questo, purtroppo, alimenta la sfiducia nelle istituzioni europee e pure nelle organizzazioni sindacali…

fonte: http://www.granosalus.com/2017/08/18/interferenti-endocrini-quei-veleni-non-ci-fanno-paura-cosa-quanto-costano/

In California il GLIFOSATO avrà l’etichetta “CANCEROGENO” …ma solo in California! La Commissione Europea ha deciso che noi possiamo pure crepare e propone di rinnovare l’autorizzazione per 10 anni!

 

GLIFOSATO

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In California il GLIFOSATO avrà l’etichetta “CANCEROGENO” …ma solo in California! La Commissione Europea ha deciso che noi possiamo pure crepare e propone di rinnovare l’autorizzazione per 10 anni!

 

In California il glifosato avrà l’etichetta “cancerogeno”

di Dario Tamburrano, EFDD – M5S europa

A partire dal 7 luglio il diserbante glifosato della Monsanto è stato etichettato come cancerogeno in California. Lo ha stabilito la OEHHA (Office of Environmental Health Hazard Assessment), l’agenzia incaricata di proteggere ambiente e salute. E’ un elemento che dovrà essere tenuto presente nel dibattito ora in corso a proposito del rinnovo del permesso a vendere il glifosato nell’UE. Noi siamo contrari al rinnovo, dal momento che il glifosato é cancerogeno non solo per la California ma anche e soprattutto per lo IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’Unione Europea, almeno finora, sembra orientata a permettere di usare il glifosatoaddirittura per i prossimi otto o dieci anni, dal momento che questa sostanza non é stata giudicata cancerogena né dall’EFSA (l’agenzia europea per la sicurezza alimentare) né dall’ECHA, l’agenzia europea per la chimica.

Le due agenzie hanno basato il loro giudizio su studi mai resi pubblici e mai soggetti ad esame da parte della comunità scientifica internazionale perché l’UE li considera legati a segreti commerciali. Tuttavia una revisione indipendente dei dati su cui essi sono basati ha concluso che anche questi dati contengono prove di cancerogenicità; inoltre un’inchiesta giornalistica ha trovato le impronte digitali della Monsanto sull’autorizzazione UE ora in vigore all’uso del glifosato, che scade in dicembre. È il corso la campagna tramite la quale i cittadini europei vogliono impedirne il rinnovo.

La California ha reso nota l’intenzione di etichettare il glifosato come cancerogeno nel settembre 2015, prima ancora che lo IARC si pronunciasse nello stesso senso, e ha formalmente adottato la decisione nel marzo 2017. Tuttavia la Monsanto ha fatto causa alla California e la questione dell’etichetta é rimasta in sospeso finché il tribunale ha pronunciato la sentenza e ha dato torto alla Monsanto. Ora quest’ultima annuncia di voler continuare a lottare “in modo aggressivo” contro la decisione della California, dove comunque, dal 7 luglio prossimo, l’avviso di cancerogenicità dovrà figurare sull’etichetta di questo diserbante.

……………………..

Da Il Fatto Alimentare

Glifosato, nel dubbio, meglio farvi ammalare la Commissione Ue propone di rinnovare l’autorizzazione per 10 anni.

Il 20 luglio, la Commissione europea ha presentato formalmente agli Stati membri dell’Ue la sua proposta di rinnovare l’autorizzazione dell’erbicida glifosato per altri dieci anni, fino al 15 dicembre 2027. La proposta, che comprende anche un allegato, è stata pubblicata cinque giorni dopo che la Commissione Ue ha ricevuto il parere positivo deliberato in marzo dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), secondo la quale il glifosato non è cancerogeno, né mutageno, né tossico per la riproduzione e neppure genotossico. Secondo l’ECHA, le prove scientifiche attualmente disponibili indicano che il glifosato provoca gravi lesioni oculari ed è tossico per gli organismi acquatici, con effetti di lunga durata. Quindi, l’erbicida può mantenere la sua attuale classificazione, il che significa che la Commissione Ue può approvarne nuovamente l’uso come sostanza attiva nei pesticidi. La valutazione dell’ECHA riguarda solo la classificazione di pericolosità della sostanza, sulla base delle sue proprietà, ma non tiene conto delle probabilità di esposizione e quindi non affronta i rischi da esposizione.

La discussione sul rinnovo dell’autorizzazione inizierà subito ma, come riferisce l’agenzia Reuters, il commissario alla Salute e alla Sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, ha affermato che “la Commissione non ha alcuna intenzione di riapprovare questa sostanza senza il sostegno di una maggioranza qualificata degli Stati membri. Questa è e rimarrà una responsabilità condivisa”. Una maggioranza qualificata per una proposta significa che almeno 16 dei 28 Stati membri devono votare a favore e il sostegno deve provenire da paesi che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’Ue.

Questa maggioranza qualificata, a favore o contro, è mancata quando il 30 giugno 2016 è scaduta la precedente autorizzazione al glifosato e la Commissione Ue è stata costretta ad assumersi la responsabilità di una proroga di 18 mesi, in attesa del parere dell’ECHA, a fronte della disputa scientifica sul livello di cancerogenicità di questo erbicida tra l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Organizzazione mondiale della sanità e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). La proposta di proroga di 18 mesi aveva visto venti paesi a favore, Francia e Malta contro, mentre si erano astenuti Germania, Italia, Portogallo, Austria, Lussemburgo, Bulgaria e Grecia.

La proposta di rinnovo decennale dell’autorizzazione di questo erbicida è contestata dalla Coalizione StopGlifosato, che riunisce 45 associazioni italiane non governative, ambientaliste, dell’agricoltura biologica e della società civile. “Siamo a dir poco indignati, quanto sconcertati, per questa proposta della Commissione europea, che intende rinnovare l’autorizzazione all’uso del glifosato dopo la presentazione di oltre 1.300.000 firme da parte di cittadini europei, una decisione che rischia di screditare ulteriormente le istituzioni europee” dichiara Mariagrazia Mammuccini, portavoce della Coalizione, annunciando che è già stato richiesto ai ministri Martina, Galletti e Lorenzin, di esprimersi, a nome del governo italiano, contro la proposta della Commissione europea.

 

Glifosato: i complici di Monsanto al Parlamento Europeo negano che il pesticida sia cancerogeno. Verso il rinnovo per altri 10 anni sulla pelle della Gente!

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Glifosato: i complici di Monsanto al Parlamento Europeo negano che il pesticida sia cancerogeno. Verso il rinnovo per altri 10 anni sulla pelle della Gente!

GLIFOSATO: L’UE NEGA CHE IL PESTICIDA SIA CANCEROGENO E VA VERSO IL RINNOVO PER ALTRI 10 ANNI

Glifosato: cancerogeno o non cancerogeno? Non si arresta la querelle sul pesticida della Roundup più utilizzato al mondo, soprattutto dopo che le autorità europee hanno negato che incida sulla salute pubblica.

Ma secondo un nuovo rapporto del tossicologo Peter Clausing: ‘l’Ue ha violato le normative e le prove che dimostrano che il glifosato è cancerogeno’. Mesi di esperimenti ignorati, dunque, per far sì che vi sia un rinnovo per altri dieci anni del glifosato.

 “L’evidenza che il pesticida è cancerogeno è così evidente che dovrebbe essere vietato immediatamente. Quello che mi lascia perplesso è vedere come le autorità europee abbiano violato le proprie regole, adesso devono essere responsabili del loro fallimento”, spiega Clausing nella sua ricerca. 

Appena un mese fa, la Monsanto aveva ricevuto una nuova denuncia, presentata questa volta al tribunale federale del Wisconsin per l’uso scorretto della pubblicità. L’azione legale era partita da una class-action di consumatori che accusavano l’erbicida Roundup di essere pubblicizzato come sicuro in maniera falsa, dato che gli effetti sulla salute sono ormai noti.

Nel frattempo, il 18 luglio la coalizione #Stopglifosato, di cui anche greenMe.it fa parte aveva diffuso un comunicato in vista della presunta riapprovazione da parte dell’Ue per altri dieci anni, che sarebbe valida solo a maggioranza qualificata, ovvero se 16 paesi su 28 diranno si.

Cosa succederà? Verranno ignorate le oltre un milione di firme raccolte dai cittadini che hanno chiesto di bandire il glifosato aderendo all’Ice? Più volte abbiamo parlato del glifosato e dei suoi effetti sul fegato ad esempio o sul sistema nervoso, causando ansia.

Non solo, tracce di pesticidi sono stati trovati in alimenti come pane, farina, birra e via dicendo, sostanze chimiche che di certo non possono fare bene al nostro organismo. E veniamo alla domanda del secolo: il glifosato è cancerogeno o no?

A marzo 2017, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) ne ha escluso la cancerogenicità, spiegando però che è tossico per l’ambiente marino e irritante per gli occhi.

Cosa dicono Iarc ed Efsa? Nel marzo 2015 lo Iarc aveva detto che il glifosato era potenzialmente cancerogeno, l’Efsa nel novembre dello stesso anno, diceva nel suo rapporto è “improbabile che sia cancerogeno”.

Scienziati indipendenti chiedono che si faccia chiarezza, ma solo il tossicologo austriaco Peter Clausing, ha finora denunciato come i tre organismi coinvolti(l’Istituto federale tedesco per la Valutazione del rischio, l’Efsa e la Echa) abbiano costantemente violato le stesse normative e procedure europee che stabiliscono i criteri per la valutazione degli studi.

Nello specifico, secondo Clausing, gli studi fatti sono sufficienti a dimostrare che il glifosato è una sostanza cancerogena. Sette dei 12 sperimenti sono andati in tal senso, ma i risultati sono stati ignorati dall’Ue.

“Sono preoccupato per la salute pubblica. In Europa, l’incidenza di tumori è raddoppiata e triplicata negli ultimi decenni. In gioco c’è la vita di 500milioni di cittadini europei”, spiega il tossicologo.

A sostegno della tesi c’è la nuova relazione pubblicata dal GLOBAL 2000 (Friends of the Earth Austria) di Claire Robinson che converge sul fatto che ‘le autorità hanno cercato di coprire la prova degli effetti cancerogeni del glifosato”.

FIRMA QUI LA PETIZIONE #STOPGLIFOSATO

Dominella Trunfio

fonte: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/24628-glifosato-ue-nega-cancerogeno

 

I complici europei del glifosato

di Ruchi Shroff*

L’intero impianto internazionale della regolamentazione dei pesticidi è palesemente inadeguato di fronte ai dati che vengono costantemente riportati da studi scientifici ed epidemiologici indipendenti e ci rammenta quanto sia necessario osservare, individuare e denunciare i conflitti di interesse e le interferenze dovute ad attività di lobbying da parte delle aziende produttrici nei confronti di enti ed istituzioni.

In un nuovo rapporto pubblicato da Global 2000: “Glifosato: violazione sistematica delle regole da parte delle autorità“, il tossicologo tedesco Peter Clausing espone le 5 ragioni principali per le quali le autorità dell’Unione europea avrebbero trascurato e/o ignorato prove evidenti dell’effetto cancerogeno del glifosato sugli animali e come sistematicamente avrebbero violato le direttive e le raccomandazioni delle stesse OCSE (Organizzazione di cooperazione e sviluppo economico) ed ECHA (Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche), che in realtà dovrebbero guidare il loro lavoro. Nel suo nuovo rapporto, Clausing conferma dunque l’accusa di frode scientifica e distorsione dei dati nei confronti dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e dell’Istituto tedesco per la Sicurezza e Salute Occupazionale (BfR), che già aveva lanciato lo scorso anno in occasione della sua testimonianza presso il Tribunale Monsanto e nel rapporto “Agenzie regolatrici (BfR, EFSA) usano argomenti parziali per negare la carcinogenicità del Glifosato”.

Nel recente Rapporto “Il Veleno è servito: glifosato e altri veleni, dai campi alla tavola” si analizza la testimonianza di Peter Clausing che ha dichiarato come i risultati ottenuti dall’EFSA siano in contraddizione rispetto alle evidenze riportate nel report presentato all’ECHA da parte del BfR. Clausing ha spiegato che i topi maschi di tutti e cinque gli studi sulla cancerogenicità presi in considerazione da EFSA e BfR, e da loro considerati di qualità accettabile, mostrano un aumento statisticamente significativo dell’incidenza di molti tipi di tumori; ben tre di questi cinque studi mostrano un incremento significativo di un particolare tipo di cancro, il linfoma maligno. I ricercatori sottolineano inoltre come i risultati sperimentali siano riproducibili. Clausing ha inoltre sottolineato come – nella stessa legislazione europea – già solo questi risultati sperimentali superino i limiti per la classificazione del glifosato in classe 1B  (sostanze con presunto potenziale cancerogeno per gli esseri umani basate su risultati ottenuti da sperimentazione animale). Questa e altre contraddizioni contenute nella valutazione dell’autorità tedesca sono particolarmente significative se si considera che la regolamentazione europea sui pesticidi dovrebbe vietare l’autorizzazione di una sostanza attiva non appena emergano risultati di laboratorio che ne indichino la potenziale cancerogenità.

Clausing non è però il solo a criticare l’impianto normativo. Durante la Conferenza: Il Veleno alle Porte: a rischio salute e occupazione,  la Dott.sa Patrizia Gentilini, medico oncologo ed ematologo dell’Isde Italia, ci ha infatti fatto notare come “nelle valutazioni tossicologiche delle agenzie incaricate siamo ancora al punto in cui si testa solo il principio attivo, non la formulazione commerciale, non il cocktail, l’insieme delle molecole e come se non bastasse ci si basa sostanzialmente sui dati forniti dalle stesse aziende produttrici”. Di fronte all’aumento costante di malattie correlate all’inquinamento da agro tossici, alla contaminazione del suolo, dell’aria, dell’acqua e alla progressiva estinzione delle api, le procedure attuali consentono troppe deroghe e tendono sempre di più ad escludere il principio di precauzione, come evidenziato nel recente rapporto redatto dal relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto al cibo, Hilal Elver, in cui si evidenziano diverse carenze nel quadro normativo internazionale in materia di regolamentazione dei pesticidi, in special modo l’inadeguatezza dei parametri in vigore rispetto alla concreta entità delle sostanze tossiche pericolose attualmente commercializzate e diffuse nell’ambiente.

Il rapporto inoltre sollecita la necessità che le autorità competenti osservino più attentamente le ingerenze e le pressioni dell’industria agrochimica sia in campo scientifico che istituzionale e che mettano in atto strumenti adeguati per garantire maggiore trasparenza nelle procedure di valutazione del rischio per la salute e per l’ambiente. Ne fornisce un esempio l’inchiesta di Corporate Europe Observatory, nel 2013 sui i conflitti di interesse all’interno delle agenzie europee, in cui è emerso che quasi il 60 per cento degli esperti di EFSA aveva legami e interessi finanziari diretti o indiretti con le stesse aziende per le quali effettuava le valutazioni di rischio. I responsabili della politica non devono stare al gioco delle grandi aziende agrochimiche, bensì applicare il principio della precauzione e impegnarsi a garantire che le evidenze scientifiche esistenti vengano valutate in maniera corretta. Ne va della salute dei 500 milioni di cittadini dell’Unione europea.

 

fonte: http://comune-info.net/2017/07/complici-europei-del-glifosato/

Lo volevano amputare, ma ora gioca a calcio – Bambino guarito grazie al Metodo di Bella. Ma per la medicina “ufficiale”, quella che ci fa pagare 1000 Euro ogni seduta di chemio, resta solo un ciarlatano!

 

Metodo di Bella

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Lo volevano amputare, ma ora gioca a calcio – Bambino guarito grazie al Metodo di Bella. Ma per la medicina “ufficiale”, quella che ci fa pagare 1000 Euro ogni seduta di chemio, resta solo un ciarlatano!

Leggi: Sapete quanto costa una chemioterapia e che fatturati hanno le case farmaceutiche? Leggete un po’ questo, capirete perchè una “cura per il cancro” non verrà mai scoperta!

Guarito bimbo affetto da fibrosarcoma congenito associato a linfoadenite reattiva
Pubblicato il 29/02/2016 da Giuseppe Di Bella

Oggi è stato pubblicato  dalla rivista medico scientifica Neuroendocrinology  Letters, ed è già presente nella massima banca dati medico scientifica ufficiale  mondiale, www.pubmed.gov il primo caso di guarigione stabile  e completa di un fibrosarcoma congenito  senza intervento chirurgico, radio e/o chemioterapia, ma solo col Metodo Di Bella. Non ci sono precedenti in letteratura di fibrosarcomi guariti  in queste condizioni. Per accedere all’Abstract: –http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26921571

Per altre conferme  in letteratura  di altri casi di patologie diverse guariti  e pubblicati  con MDB digitare sulla banca dati pubmed.

Il dato di fatto che sia documentata la guarigione stabile  con MDB  delle più  varie patologie neoplastiche, totalmente diverse secondo criteri istologici e immunoistochimici, dovrebbe fare riflettere  chi ha onestà intellettuale  e cultura  medico scientifica, sul reale  progresso nella terapia del cancro attuato dal Prof Di Bella.

Il caso clinico

Un bimbo ha presentato alla nascita una neoformazione di 6 cm all’arto inferiore destro, asportata dopo soli 12 giorni di vita. L’esame istologico ha evidenziato un fibrosarcoma congenito associato a linfoadenite reattiva. Un primo trattamento chemioterapico adiuvante non ne ha impedito la rapida ricaduta e progressione. Una successiva valutazione per un’asportazione chirurgica presso il centro di eccellenza di chirurgia pediatrica di Padova, destò gravi perplessità , e fu rifiutato dai genitori, per la necessità di una massiva e invalidante mutilazione per l’ amputazione totale dell’arto inferiore destro estesa ad emipelvectomia (asportazione di una parte del bacino).  Considerando il fatto che l’intervento non poteva escludere la ripresa di malattia e che i tradizionali cicli chemioterapici erano già falliti e non avevano alcuna possibilità di ottenerne la guarigione, i genitori optarono per il Metodo Di Bella (MDB), prescritto direttamente dal Prof Luigi Di Bella .L’applicazione del Metodo Di Bella  mediante l’impiego sinergico di Somatostatina, Bromocriptina,Melatonina, Retinoidi solubilizzati in Vit. E, Vit. C, D3, Calcio, Condroitinsolfato, associato a microdosi di Ciclofosfamide ,in 16 mesi ha prodotto una risposta obiettiva completa e stabile ormai da 14 anni in assenza di tossicità e senza necessità di ricovero ospedaliero, consentendo una normale qualità della vita ed uno sviluppo psicofisico perfettamente regolare. Oggi , quello che per la terapia oncologica ufficiale , con procedure e protocolli di “provata efficacia”, come proclama il Consiglio Superiore di Sanità  sarebbe stato , se sopravvissuto, un invalido, senza una gamba e una parte del bacino. Grazie alle cure del Prof Luigi Di Bella oggi  è un atleta e centrattacco della sua squadra di calcio.

 ………………………..

 

Da: Gazzetta di Modena, 11 febbraio 2006

Lo volevano amputare ma ora gioca a calcio grazie a Di Bella

Tumore alla gamba, ora gioca a calcio – Dovevano amputargliela, poi la discussa terapia gli ha salvato la vita.

Dovevano amputargli la gamba destra e invece oggi gioca a pallone in una
squadra di serie A, il Messina, sia pure nei pulcini. Ci dice di avere
segnato 58 gol. E confida: «Ammiro il difensore Alessandro Parisi e ricordo bene il professor Luigi Di Bella». Che gli ha salvato la vita con l’omonima terapia non riconosciuta dalla comunità scientifica. E’ la storia di Filippo (un nome di fantasia, a tutela della privacy), 7 anni, nato alla fine del 1998.
I medici del Policlinico di Catania avevano deciso, nel 1999 – aveva due
mesi di vita – di amputargli la gamba e una parte del bacino per salvarlo da un «fibrosarcoma congenito maligno».
La chemioterapia appena praticata su quel corpicino non aveva arrestato il
cancro, che invece continuava a correre e di fronte alla triste prospettiva
i genitori del piccolo si rifiutarono e lo affidarono all’anziano fisiologo
che lo esaminò in un’aula del liceo di Messina, già frequentato da Di Bella
da ragazzo e che nel 1999 tornò a visitare. C’eravamo occupati di questa
storia il 1 settembre 2002, quando i genitori avevano portato per un
controllo il piccolo da Di Bella, che s’era detto soddisfatto per le sue
condizioni, che pure emergono in maniera plateale dalla cartella clinica
redatta dai medici siciliani, in nostro possesso. Ecco cosa si legge in
alcuni stralci di una lettera riservata del Policlinico catanese spedita il
9 marzo 1999 alla Cattedra di Chirurgia Pediatrica di Padova per un parere
urgente: «Il piccolo, come da protocollo Rms 96, ha eseguito la
chemioterapia VA per 4 settimane (4 dosi di vincristina e 2 di
actinomicina-D) dal 4 al 25 febbraio. Quindi il 5 marzo una ecografia addome ha indicato che la lesione non è regredita di volume, ma piuttosto mostra un lievissimo aumento di dimensioni. Pertanto riteniamo che a questo punto vada valutata la operabilità della lesione». Da Padova il 16 marzo rispondono che «si tratta di un caso veramente difficile» e che «sarebbe necessaria un’emipelviectomia che ci sembra veramente troppo pesante». Si pensa pure a un’alternativa all’amputazione, e cioè a «un intervento di asportazione della massa che potrebbe comunque comportare degli esiti funzionalmente mutilanti: il tumore infatti sembra inglobare i vasi femorali e il nervo femorale e la lesione di quest’ultimo comporterebbe un’impotenza notevole del quadricipite». Ma, si legge ancora, «questa chirurgia ci sembra comunque che rappresenti la strada da percorrere inizialmente». Tuttavia i genitori non ci stanno e lo affidano alla cura Di Bella. Racconta la mamma: «Abbiamo conosciuto il dottor Giovanni Calogero che ha seguito il bambino dall’inizio
assieme a Di Bella. Abbiamo fatto la cura a costo di sacrifici. Su mio
figlio ha funzionato, spero che funzioni anche su altri». La cadenza dei
referti ecografici rilasciati dall’Istituto Ortopedico del Mezzogiorno
d’Italia «Scalabrino» di Messina sono eloquenti. Il tumore che era arrivato a 45 millimetri, il 1 dicembre 1999 è sceso a 35. Il 15 marzo 2000 è sceso a 29 mm. Il 22 maggio 2000 è a 24 mm, che diventano 22,7 mm il 9 ottobre 2000; 18 mm il 12 marzo 2001; 12 mm il 1 novembre 2001. Si legge nella cartella clinica redatta dal Policlinico di Messina l’8 febbraio 2002 che il bambino, affetto da «fibrosarcoma congenito maligno», «ha eseguito ciclo di chemioterapia senza risultato. Rivoltosi al prof Di Bella ha iniziato omonima terapia e a tutt’oggi la massa si è ridotta dai 4,5 cm originali ai 12 mm odierni». Potevano essere ormai i segni di una cicatrice. Leggiamo infatti nel successivo referto del 2 dicembre 2002 che «la formazione ovoidale di 10 mm di diametro» «è compatibile con fibrosi cicatriziale». L’ultimo referto è del 4 settembre 2004. L’Azienda ospedaliera universitaria «Martino» di Messina scrive: «Alla nascita viene fatta diagnosi di fibrosarcoma alla coscia destra: ha eseguito ciclo chemioterapico per circa 2 mesi senza alcun beneficio. Per tale motivo i genitori del piccolo hanno deciso di effettuare una terapia alternativa a base di melatonina, somatostatina (terapia Di Bella) con graduale regressione della massa tumorale». Conclusioni: «Dimettiamo il piccolo in data odierna in buone condizioni generali e lo riaffidiamo alle cure del pediatra curante». (vincenzo brancatisano)

LA STORIA

Se la cura è troppo cara per la pensione

Abbandona la cura perché non se la può permettere. Sono tante anche a Modena le segnalazioni di pazienti che sostengono di avere tratto beneficio dalla cura Di Bella.
E’ il caso del padre di un funzionario pubblico modenese, affetto da cancro
al midollo. Due anni orsono l’uomo era stato portato da un medico dibelliano per un ultimo consulto dopo le non felici conclusioni degli oncologi, secondo cui le sue condizioni sarebbero peggiorate di lì a poco.
Ritenuto non operabile (secondo i medici c’era la quasi certezza che
rimanesse paraplegico dopo un eventuale intervento) e non sottoponibile a
chemioterapia, se non con scopi palliativi, il paziente era in preda a
dolori persistenti e a problemi di deambulazione.
«Quando lo portavo all’ospedale S. Anna di Ferrara», racconta il figlio,
«riusciva a fare dieci passi, poi ci dovevamo fermare. Peraltro i medici lo
avevano curato per molto tempo per mal di schiena e invece aveva un tumore che non avevano visto».
Il medico dibelliano, Aldo Reggio dell’ospedale di Monza, «lo ha preso in
cura e ci ha detto che i primi risultati sarebbero stati ottenuti dopo sei
mesi. Oggi, dopo due anni, sta molto meglio anche a livello generale, ha un miglior colorito, e cammina in autonomia».
Ma non è finita. «A settembre 2004 – prosegue il figlio – mio padre è
addirittura andato all’estero, da solo, in automobile. Oggi riesce a
camminare, lavora in casa, si sente forte e tutti quelli che lo conoscono se
ne sono accorti. Il medico dice che dobbiamo continuare».
La cura non costa tanto ma la pensione non basta. E ora pensa di smettere.
(vi.bra.)

fonte: http://it.salute.narkive.com/0d3jtUzJ/lo-volevano-amputare-ma-ora-gioca-a-calcio-grazie-a-di-bella

Sapete quanto costa una chemioterapia e che fatturati hanno le case farmaceutiche? Leggete un po’ questo, capirete perchè una “cura per il cancro” non verrà mai scoperta!

chemioterapia

 

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Sapete quanto costa una chemioterapia e che fatturati hanno le case farmaceutiche? Leggete un po’ questo, capirete perchè una “cura per il cancro” non verrà mai scoperta!

Sapete quanto costa una chemioterapia e che fatturati hanno le case farmaceutiche?

Vi siete mai chiesti quanto guadagna una casa farmaceutica?
Bene, di seguito troverete una lista con i nomi e i fatturati  delle più potenti case farmaceutiche del mondo (Fonte della classifica: Wikipedia, L’enciclopedia Libera. Link—> http://it.wikipedia.org/wiki/Case_farmaceutiche ) che con i loro pochi introiti dopo tutti questi anni non sono ancora in grado di debellare il tanto Potentissimo Male della Terra : Il Cancro.

Con immenso sdegno ho scoperto che le case farmaceutiche traggono dei profitti enormi nel commercializzare la chemioterapia o la radiologia. Forse non tutti sanno che  per eseguire una chemio, che viene pagata dai noi contribuenti, servono la bellezza di :

  1. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Paclitaxel associato a Cisplatino (ECOG 1594) per 100 pazienti: 128.217,00 euro.2. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Vinolrelbina associata a Cisplatino (TAX 326 + ILCP) per 100 pazienti: 200.940,00 euro3. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Paclitaxel associato a Carboplatino (ECOG 1594 + ILCP) per 100 pazienti: 216.945,00 euro4. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Gemcitabina associata a Cisplatino (ECOG 1594) per 100 pazienti: 409.020,00 euro5. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Docetaxel associato a Cisplatino (ECOG 1594 + TAX 326) per 100 pazienti: 540.093,00 euro6. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Docetaxel associato a Carboplatino (TAX 326) per 100 pazienti: 548.955,00 euro.Capite bene come alle case farmaceutiche non interessi concentrarsi su altri metodi per eliminare il cancro,magari a prodotti e/o sistemi meno costosi ma con risultati forse anche migliori.

Qui di seguito vengono riportati i dati di fatturato ed utile delle varie case farmaceutiche.

Fatturati case farmaceutiche

Vi Invito ad aprire gli occhi, ma soprattutto le vostri menti !!!!

Mattia Ribero

tratto da: http://blog.saltoquantico.org/quanto-costa-chemioterapia-fatturati-case-farmaceutiche/

 

Cancro: EPPUR SI CURA… – Ecco l’elenco dei medici eretici e delle terapie boicottate dalla medicina ufficiale…!

Cancro

 

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Cancro: EPPUR SI CURA… – Ecco l’elenco dei medici eretici e delle terapie boicottate dalla medicina ufficiale…!

di:

Non è questa la cura e tu lo sai

Sito per trattare le terapie alternative al tumore

Cancro. Eppur si cura…. Un elenco parziale di ricercatori eretici

CANCRO…EPPUR SI CURA!

UN ELENCO – PARZIALE – DI RICERCATORI “ERETICI”

Piero Cammerinesi

Paracelso, Giordano Bruno, Galileo, Semmelweis, Marconi, Mendel, Meucci, Tesla…

Ogni tempo ha i suoi eretici da perseguitare… Il nostro tempo, in piu’, ha la presunzione di non averne!

Questo e’ l’elenco di quei “Profeti senza onore” che abbiamo avuto occasione di incontrare, e di documentare, in questi anni di lavoro. Alcuni sono morti, altri hanno dovuto autoesiliarsi, altri resistono e continuano a curare, a guarire, o – almeno – ad alleviare le sofferenze di tante persone.
Sappiamo che altri, tantissimi altri, esistono e lavorano con passione, anche se ancora non ne abbiamo avuto conoscenza. Ma di una cosa siamo certi: esiste un filo che li lega tutti quanti: il principio – oggetto di disputa già al tempo di Louis Pasteur e Claude Bernard – per il quale non occorre attaccare i germi, ma rinforzare l’organismo che da essi deve difendersi.

Disse Pasteur sul letto di morte: “il germe non e’ nulla, e’ il terreno che e’ tutto”.

“ALBERT” E’ uno pseudonimo sotto il quale si nasconde (per evitare altre persecuzioni oltre quelle gia’ vissute) l’ingegnere italiano inventore del BIOTRON, una macchinetta grande come un pacchetto di sigarette che invia messaggi elettromagnetici ai tessuti, permettendo loro di ricostruirsi in modo normale e dunque di eliminare le cellule tumorali. Numerosissime sono le sue relazioni sui casi clinici trattati e le sue comunicazioni scientifiche che sono costantemente ignorate. Un interessante dossier su di lui è pubblicato dall’ARPC (Associazione Ricerca e Prevenzione del Cancro presieduta da Alberto R. Mondini).

Aldo ALESSIANI E’ un anziano medico romano che ha messo a punto una cura antitumorale basata su un prodotto naturale a costo zero che si chiama appunto “L’acqua di Alessiani”. Informo’ dei suoi risultati positivi il Ministro della Sanita’ dell’epoca (De Lorenzo). Fu convocato il 29 luglio 1993 da un sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Roma che – racconta l’interessato – gli fece capire che a continuare su quella strada poteva rimetterci la pelle.
La sua ipotesi, formulata gia’ nel 1981, si basa sulla considerazione del tumore come malattia da “carenza”, e che la sua incidenza va di pari passo con l’aumento della statura media della popolazione. Nella sua acqua sono disciolti dei “terricci” ricchi di sostanze naturali che non assumiamo piu’ attraverso l’alimentazione. Un interessante dossier su di lui e’ pubblicato dall’ARPC.

Joaquin AMAT LARRAZ Medico. Opera da anni in Spagna, vicino a Barcellona, dove ha un day hospital. Il prodotto che usa sia per diagnosi che per terapia si chiama “Amatrisan”. E’ a base di urea, regola la malattia di base, distrugge il tumore per autolisi e mette in moto il meccanismo infiammatorio che fagocita questa carne morta. Interviene sul pH riequilibrando il rapporto acido/basico. In tanti malati fanno la fila da tutta Europa per essere curati da lui. Ha scritto un libro, e lo ha inviato a tutte le piu’ importanti Facolta’ di Medicina dell’Europa e delle due Americhe, che si chiama “Cancer, Teoria biochimica e pratica clinica”.

Padre Vittorio BARONI Nacque il 30 luglio 1911 a Vecchiano, in provincia di Pisa, ed e’ morto a Siena il 7 gennaio 1990. Ha operato per anni con la fitoterapia e radiestesia applicata all’indagine diagnostica. Ha conseguito rilevanti risultati scoprendo le proprieta’ ancora sconosciute di alcune piante. Nello stesso tempo ha sviluppato una spiccata sensibilita’ radiestesica esercitandola particolarmente nella diagnosi e nella cura dei mali del secolo. In particolare del cancro. La sua si chiama cura fitoradiestesica. Il suo testo “Dodici piante per i mali del secolo” è ormai un classico.

Alberto BARTORELLI Medico. Professore universitario. Studia un prodotto anticancro che chiama Uk 101 e che sale alla ribalta delle cronache nel 1995. L’Uk 101 si colloca nell’ambito dell’immunoterapia ed è una proteina che va a combattere la patologia tumorale, con risultati particolarmente positivi nei tumori della mammella e del colon. La polemica, anche in quel caso, da parte dei super-esperti, si fa rovente. Ma alla fine, grazie all’interessamento di un Ministro della Sanita’ (Guzzanti) di un insolito livello intellettuale e morale, viene ammesso alla sperimentazione. Mercoledi’ 24 dicembre 1997 il direttore del quotidiano “La Repubblica”, a proposito del caso Di Bella, dichiara: “Trent’anni fa un altro medico, anzi: un veterinario, Liborio Bonifacio, notò che le capre non avevano tumori e distribui’ in giro un suo siero. Dire che venne fortemente osteggiato e’ un eufemismo, eppure e’ soprattutto grazie alle sue intuizioni che oggi c’e’ l’Uk 101”.

Liborio BONIFACIO Medico Veterinario. Nato nel 1908 a Montallegro, in provincia di Agrigento e scomparso da pochi anni. Nel 1950 ha ideato un farmaco antitumorale, ricavato dalle ghiandole del sigma-colon dei caprini. Per lunghi anni, mentre la scienza e la medicina ufficiali guardavano con sufficienza e diffidenza alla sua scoperta, ha curato migliaia di malati; e spesso con ottimi risultati. La sua esperienza e’ stata oggetto di inchieste giornalistiche e comunicazioni scientifiche; e ogni volta si e’ dovuto ammettere che qualcosa di prezioso, nel “siero Bonifacio”, c’era. Nel 1970 il Ministero della Sanita’ fu finalmente costretto a prendere in considerazione i risultati ottenuti e a sperimentare il siero. Ma il siero mette in crisi troppi interessi economici, scientifici, “di prestigio”; la sperimentazione, che per avere valore ha bisogno di mesi e mesi di analisi e prove, viene, invece, liquidata in 15 giorni. L’esito e’ negativo. Ma l’enorme flusso di persone che continuano a recarsi ad Agropoli per avere ed usare il siero continua. Si riparlera’ di Bonifacio quando si tratterà dell’Uk 101 e del prodotto dell’oncologo Giuseppe Zora.

Rudolf BREUSS Nel marzo 1990, alla veneranda età di 91 anni, ha pubblicato il libro “Cancro, leucemia ed altre malattie apparentemente incurabili sono guaribili con metodi naturali. Consigli per la prevenzione e cura di molte malattie”. In esso, mescolando digiuno e somministrazione di succhi vegetali secondo una dieta molto meticolosa, racconta di aver guarito all’incirca 45.000 malati di cancro apparentemente inguaribili a partire dal 1950.

Johanna BUDWIG Medico. Tedesca. Basa la sua terapia sull’alimentazione per ristabilire l’equilibrio sanitario distrutto dagli elementi tossici presenti nel mondo moderno con attenzione particolare, per quanto riguarda le patologie degenerative, agli effetti perversi del metabolismo dei grassi. Proprio sugli effetti cancerogeni dei grassi ha scritto un testo interessante nel 1959.

Hulda Regehr CLARK Medico. Partendo dall’ipotesi che le malattie degenerative compaiono poiche’ una serie di parassiti da sempre presenti nei vari organi si combina con sostanze chimiche derivanti dall’assunzione di solventi, inquinanti vari e micotossine, cura con protocolli fitoterapici molto meticolosi e con lo Zapper, un apparecchio elettronico di uso esterno che serve all’eliminazione di molti parassiti. Oltre ai suoi libri, diffusissimi negli USA (il più famoso è “The cure for all cancers”) si puo’ sapere di piu’ sul suo sistema dai libri di Robert LOMBARDI (Aids l’imbroglio del secolo, Medicina di Giuda, L’immensa balla dell’Aids).

Pierre DELBET Medico. Accademico di Francia. Scopritore delle eccezionali potenzialità di un prodotto considerato fino ad allora di scarto (lo scarto del sale appunto): il Cloruro di Magnesio. Negli anni che vanno dal 1920 al 1950, partito dalla supposizione che la carenza di magnesio nell’alimentazione potesse avere una notevole importanza nello sviluppo del cancro, ne verifica la fondatezza sperimentale (del 1944 il suo libro: “Politique preventive du cancer”) attraverso l’uso del Cloruro di Magnesio. Le sue ricerche, e quelle del suo collega medico A. Neveu, sono diffuse e praticate in Italia da un eccezionale medico e ricercatore che si chiama Raul Vergini.

Luigi DI BELLA Medico. Professore universitario. Riteniamo superfluo descrivere il suo protocollo terapeutico in quanto gia’ ampiamente diffuso da tutti gli organi di informazione. Anche Di Bella, nonostante le migliaia di pazienti testimonianti la positivita’ dei suoi metodi, e’ stato e continua ad essere osteggiato con tutti i mezzi, morali, materiali e fisici. Un interessante dossier sulle persecuzioni da lui subite e’ pubblicato dall’ARPC.

John BEARD Medico (1858-1924). Iniziatore del trattamento del cancro mediante enzimi digestivi. Il dr. Krebs ne fu un ardente sostenitore. Una terapia a base di dosi massicce di enzimi pancreatici fu proposta con notevole successo da un terapeuta (non medico) di nome KELLEY che fu molto celebre negli USA negli anni ’70. A partire da queste premesse il

Dr.Nicholas GONZALES, di New York,ha sviluppato quella che lui definisce terapia metabolica individualizzata, con la quale sta ottenendo risultati di tutto rispetto. Altri prodotti a base di enzimi utilizzati nella terapia del cancro sono due preparati tedeschi (Carzodelan e Wobe-Mugos).

Emilio DIDO e Francesco BORGHINI Curano usando delle soluzioni a base di acqua distillata trattata in modo da ricevere delle frequenze elettromagnetiche specifiche di un tessuto: quelle del sistema nervoso, quelle del sistema endocrino, quelle del sistema immunitario e così via. Mentre nei farmaci l’energia e’ data dalla molecola del farmaco, in questo caso l’energia e’ negli ioni idrogeno dell’acqua. L’acqua cioè viene, per usare un termine forse improprio, “informata” per raggiungere l’obiettivo che si è prescelto.

William B.COLEY Medico. Si può considerare il padre della immunoterapia antitumorale. Dalla fine del secolo scorso, per oltre 40 anni, utilizzo’ un cocktail di tossine batteriche (Serratia Marcescens e Streptococcus Pyogenes) nella terapia del cancro, ottenendo risultati notevoli (remissioni nel 45-50% dei casi). Queste tossine provocavano una forte reazione febbrile nei paziente che ne stimolava le difese immunitarie.

Rene’ CAISSE Cura a base di Essiac. Si tratta di un antico infuso di erbe utilizzato nei secoli dagli indiani Ojibway nel Canada e riscoperto negli anni ’20 da Rene’ Caisse. La parola Essiac non e’ altro che il cognome Caisse al contrario. Da allora centinaia di malati di cancro dichiarati terminali furono curati con successo. Sull’argomento sono stati scritti numerosi libri.

Maud Tresillian FERE Medico della Nuova Zelanda, nel 1963 ha scritto un libro in cui spiega le cause biochimiche del cancro e della sua formazione nell’organismo. In esso sviluppa la teoria che tutte le forme cellulari del nostro corpo possiedono il proprio centro nel cervello e che le cellule sovrastimolate da sostanze irritanti alcaline inviano proprio al cervello un messaggio che attraverso i nervi involontari viene inviato alle cellule: “MOLTIPLICATEVI rapidamente…a velocita’ prenatale”. In questa maniera qualsiasi cellula di qualsiasi parte del corpo puo’ vedersi colpita, adottare una modalita’ anormale di crescita e dar luogo alla formazione di tumori. Il concetto rivoluzionario e’ quello che considera il cancro una malattia costituzionale, come un reumatismo o un semplice raffreddore. Risulta pertanto difficile sperare in una guarigione definitiva mediante l’estirpazione dei tumori, o distruggendoli con il radio o i raggi X. Il trattamento della dott.ssa Fere si basa sulla ferma convinzione che il cancro si debba quasi sempre ad un eccesso di sodio, unito ad uno stato di salute debole causato dal non rispetto delle leggi della Salute.

Max GERSON Medico. Dì origine tedesca ma emigrato in USA, mise a punto un trattamento del cancro basato su una particolare dieta ricca di succhi di frutta e verdure e povera di sodio e sulla somministrazione di soluzioni di minerali (soprattutto potassio e iodio), ormoni tiroidei ed alcune vitamine. Questo trattamento ha dato buoni risultati ed è ancora applicato nella clinica Gerson a Tijuana (Messico).

  1. Seçkiner GORGUN Ha messo a punto un apparecchio elettronico a bassissima potenza per la cura dei tumori solidi, con risultati sorprendenti. Tale macchina e’ stata sequestrata piu’ volte e per lunghi periodi dalla Magistratura a seguito di varie denuncie. Tutto si e’ sempre risolto con assoluzioni o “non luogo a procedere”; nonostante cio’, quella “magistratura parallela” che si chiama Ordine dei Medici ha espulso con infamia il prof. Alberto De Renzo, che e’ il medico che collabora dal 1986 con il dott. GÖRGÜN. Un interessante dossier su di lui e’ pubblicato dall’ARPC.

Ryke Geerd HAMER Il prof. Hamer (padre di quel Dirk Hamer ucciso in Corsica da Vittorio Emanuele di Savoia), medico, laureato in Teologia, Fisica e, naturalmente, in Medicina, puo’ senza dubbio essere definito il Paracelso di questo secolo. Perche’, oltre a mettere in discussione i paradigmi basilari della Medicina Ufficiale, attacca in modo estremamente polemico tutta la classe medica. “Avevo cercato il cancro nella cellula e l’ho trovato in un errore di codificazione nel cervello”: cosi’ inizia uno dei suoi libri che si titola “Genesi del Cancro”. Al termine del libro, dove spiega nei dettagli l’origine e riferisce gli esempi curati (decine di migliaia di casi!) secondo questa sua nuova teoria, riporta la Tavola della Legge Ferrea del Cancro in cui si specifica la localizzazione del cancro, il tenore del conflitto che starebbe all’origine della sua comparsa, i termini della sua manifestazione, la posizione del focolaio tumorale nel cervello, ed i passaggi successivi fino alla possibile guarigione. Oggi e’ in prigione in Germania, condannato ad oltre due anni di galera perché pratica la sua terapia basandosi su questa teoria. I tempi di Galileo non sono finiti. Ritorneremo a parlarne più diffusamente.

Harry HOXSEY Ebbe dal padre che a sua volta l’aveva ricevuta dal nonno, la formula di un trattamento fitoterapico, che fu per decenni la spina nel fianco dell’AMA (Amencan Medical Association) che alla fine gli fece chiudere tutte le cliniche del cancro che aveva aperto in parecchi stati USA. Molte formule “tipo-Hoxsey” sono ancora diffuse negli USA.

Katherine KOUSMINE Medico (nata nel 1922 e recentemente scomparsa), di origine russa e naturalizzata svizzera, basa la sua terapia sull’alimentazione per ristabilire l’equilibrio sanitario distrutto dagli elementi tossici presenti nel mondo moderno. Diresse la Fondazione da lei creata a Losanna ed ha al suo attivo migliaia di successi.

Ernst KREBS Medico. Negli anni ’50, propose come cura del cancro il LAETRILE, sostanza ottenuta principalmente dai noccioli di albicocca, contenenti acido cianidrico. Questo, grazie ad una differenza enzimatica fra cellule sane e cellule cancerose, sarebbe tossico solo per queste ultime (ai dosaggi consigliati). La terapia divenne molto celebre e fu oggetto di alcuni studi anche presso istituzioni ufficiali (come il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center) che, nonostante i lavori positivi del Dott. Sagiura, la giudicarono inefficace. Ralph Moss, direttore degli affari pubblici al MSKCC e divulgatore scientifico, scrisse nel 1977 il comunicato stampa ufficiale di condanna del Laetrile. Poco dopo, tuttavia, dopo aver esaminato i dati, convocò una conferenza stampa dove annunciò che i responsabil del MSKCC avevano volutamente nascosto i risultati positivi della terapia e ne avevano voluto la condanna. Fu licenziato in tronco il giorno successivo, con la motivazione di “aver agito in una maniera in conflitto con le sue piu’ fondamentali responsabilita’ di lavoro”.

Michio KUSHI E’ internazionalmente noto come uno dei piu’ riconosciuti esponenti dell’approccio macrobiotico al benessere ed alla crescita personale. Si avvale di 40 anni di esperienza e di insegnamento.

Luciano MARCHESI Opera a Serravalle Sesia, in provincia di Vercelli. La sua terapia contro i tumori, da decenni, si basa su una “aranciata orgonica”. Tiene numerose conferenze sul tema e Nello MORI Medico. Professore universitario. Libero docente di batteriologia nella R. Universita’ di Palermo. Tra il 1912 ed il 1930 ottenne notevoli risultati con il metodo isopatinico nella lotta contro i tumori. Il suo metodo e’ da inserire nell’ambito della immunoterapia attiva.

Achille POGLIO Fitoterapeuta e fitopreparatore, ha individuato nel propoli delle api, del quale può senza dubbio essere considerato il piu’ grosso studioso mondiale, un mezzo di supporto fondamentale per tutte le patologie degenerative. Scomparso, purtroppo, da pochi anni, ha lasciato per i suoi discepoli i protocolli che ha individuato. Suo il grande merito della realizzazione di prodotti “atti a rinforzare il terreno” sia nel campo umano che animale che vegetale come presidio naturale all’insorgenza tumorale.

Paolo PONTIGGIA Primario medico della Clinica Citta’ di Pavia, lavora con l’immunoterapia secondo tre modalità di stimolazione del sistema immune: i derivati chimici, una sostanza chimica che e’ il metisocrinolo, che e’ un antivirale, e il corinebacterium parvum, che e’ uno stimolatore batterico. In questo modo egli dichiara di aver ottenuto in una percentuale consistente dei suoi pazienti regressioni o scomparse del tumore trasformando situazioni cliniche solitamente a decorso grave in malattie croniche tipo quelle che si possono osservare nei diabetici.

Padre PRADILLA Usa da decenni un trattamento a base di erbe impiegato attivamente da molto tempo in Burkina Faso (Africa), in molti ambienti naturisti di Madrid e Barcellona, ed anche in Italia. Ne parla a lungo nei suoi libri Robert LOMBARDI (Aids l’imbroglio del secolo, Medicina di Giuda, L’immensa balla dell’Aids).

Wilhelm REICH Collaboratore di Freud, ha dato un contributo essenziale alla psicanalisi dalla quale piu’ tardi si stacco’ per condurre le sue ricerche sull’energia vitale. Una parte importante delle sue ricerche riguardo’ i tumori. I topi cancerosi messi nell’ORAC (accumulatore di energia orgonica) guarivano. Scopri’ che lo stress ed i conflitti (anticipando di alcuni decenni una parte della teoria di Hamer) hanno una grande importanza nella genesi di questa patologia. Reich, manco a dirlo, fu perseguitato, incarcerato, i suoi libri furono bruciati e fu proibito l’uso delle sue apparecchiature scientifiche. Eravamo nella democratica America degli anni ’50. Per chi vuole approfondire sono fondamentali due libri: “La biopatia del cancro” (Ed SugarCo) e “Alla ricerca dell’energia vitale” di Giuseppe Sacco e Massimo Sperini (Ed. Melusina). Noto per il suo microscopio ad altissima risoluzione, costrui’, negli anni ’20-’30, un apparecchio per il trattamento del cancro e di altre patologie mediante l’emissione di specifiche frequenze elettromagnetiche. Ottenne risultati clamorosi nel trattamento di diversi casi di cancro, attirandosi le ire dell’ufficialità. Il suo laboratorio fu misteriosamente distrutto (sia la macchina che il microscopio sono quindi andati perduti) e fini’ in carcere. Diversi ricercatori, negli USA, stanno oggi cercando di ricreare l’apparecchio Rife. I migliori risultati, fino ad oggi, sono stati ottenuti da quello che viene definito apparecchlo Rife/Dare (dal nome Dr.James Dare che lo ha concepito).

Mercedes SALIMEI DEOTTO E’ una dietista ontogenetica. Basa la sua terapia, da decenni, su una metodologia biologica improntata al potenziamento del sistema immunitario che mescola la pratica del digiuno alla somministrazione di integratori minerali, vegeto minerali, vegetali, organici e di vitamine naturali secondo protocolli minuziosi specifici per ogni tipo di degenerazione tumorale.

Herbert M. SHELTON Americano di origine tedesca (1895-1985), vegetariano, nella sua lunga vita ha scritto decine di libri. Il suo metodo contro le malattie degenerative di basa fondamentalmente sul digiuno come elemento terapeutico. Un digiuno, ovviamente, da effettuarsi sotto il controllo di un terapeuta esperto. Sono decine e decine di migliaia, e documentati, i casi risoltisi positivamente con la digiunoterapia.

Daniel SOMMER Medico naturopata. Esponente legale della medicina Heilpraktiker tedesca. Usa un programma terapeutico biologico che racchiude in sé molti tipi di terapia: 1) regolazione e cura dell’intestino; 2) cambiamento dell’alimentazione; 3) omeopatia; 4) terapia con ossigeno ionizzato; 5) terapia con ozono; 6) terapia con tessuto fetale della ghiandola del Timo; 7) terapia con il vischio; 8) terapia cellulare; 9) terapia con Eichoterm; 10) terapia ipertermia ultrarossa; 11) immunoterapia del prof. Humprey (Selten); 12) Oligoelementi, rame e selenio.

Jean VALNET E’ ormai considerato uno dei maestri mondiali della fitoterapia. Con essa, e solo con essa, ha proposto e praticato protocolli per curare i tumori.

Gianfrancesco VALSE’ PANTELLINI Biochimico (1917-1999). La sua scoperta avvenne per caso nel 1947. Aveva consigliato ad un orefice con un tumore allo stomaco una limonata con del bicarbonato per alleviare i suoi dolori… dopo un anno lo rincontro’ e scopri’ con sua enorme sorpresa che stava bene… e scopri’ ancora che al posto del bicarbonato di sodio aveva usato bicarbonato di potassio; la sua ricerca comincio’ da li’. Nel 1970 invio’ al Ministero della Sanita’ un dossier con le sue ricerche, le sue esperienze ed i suoi risultati. Manco’ una sperimentazione in merito, ma ci fu un risultato importante. L’ascorbato di potassio entro’ nella farmacopea ufficiale come prodotto galenico. E da allora non si contano i risultati positivi. Sono decine di migliaia le persone che lo usano sia come prevenzione che come terapia, nonostante che non sia ufficialmente riconosciuto come antitumorale. Guarigioni o miglioramenti che siano, i risultati sono solo positivi.

Aldo VIERI Della sua terapia parla padre Vittorio Baroni, dicendo che e’ uno dei tentativi piu’ noti per la cura del cancro e che e’ a base di aceto di vino e colchico in alcol al 95%.

Alberto VIGO Medico. Basa la sua terapia su una miscela di tipo vaccinico integrata da terapie magnetostimolanti tese a ricaricare elettricamente le cellule con risultati positivi e documentati.

Louis-Claude VINCENT Ha messo a punto un sistema bioelettronico per valutare il rischio cancro e l’efficacia o meno di qualsiasi terapia. Ha pubblicato sessantamila misurazioni, risultato di decenni di ricerche da parte di ricercatori in tutto il mondo, naturalmente trascurate dalla medicina Ufficiale. Un interessante dossier su di lui e’ pubblicato dall’ARPC.

Padre Romano ZAGO Ha portato alla conoscenza degli europei una terapia usata da molto tempo in altri paesi: la cura dei tumori con l’Aloe Arborescens. Tale metodo e’ molto usato da alcuni anni anche in Italia.

Giuseppe ZORA Medico oncologo. Gia’ dal 1975, controcorrente ed ostacolato da tutti, inizio’ una serie di esperimenti in vitro ed in vivo sulle linee sperimentali immunologiche. La sua ricerca continuò con esperienze su prodotti immunomodulanti già noti o comunque utilizzati (BCG, Corynebacterium parvum, Levamisolo ed altri). Nel 1978 riusci’ ad ottenere un ibrido biologico innocuo, non tossico, che permetteva un ampio spettro di modulazione immunologica, totale, facilmente applicabile. Comincio’ la sperimentazione sui pazienti. Nel 1979 ebbe occasione di analizzare il siero Bonifacio all’Universita’ di Messina con la moglie, Anna Tarantino, nella sua qualita’ di biologa, e di constatarne le positive qualita’. Nel 1982, in concomitanza con la decisione di Bonifacio di abbandonare, vecchio e stanco, la somministrazione del suo “siero”, comincio’ la distribuzione del suo prodotto (che allora si chiamava IMB, oggi Adiuvant Plus) ai pazienti. Dal 1982 ad oggi per Giuseppe Zora e’ una lunga serie di persecuzioni giudiziarie, che lo porteranno anche all’arresto, seppure per due soli giorni, nel 1992. Oggi il prodotto del Dott. Zora e’ stato registrato in Svizzera come specialita’ medicinale, il suo incubo e’ finito e decine di migliaia di pazienti in Italia ed in tutta Europa lo utilizzano con ottimi risultati.

 

fonte: https://tumoreterapiealternative.blogspot.it/2016/08/cancro-eppur-si-cura-un-elenco-parziale.html