Ricercatori italiani scoprono la U94, la “proteina anticancro” …una scoperta rivoluzionaria di cui, chissà perchè, nessuno parla… Lede forse gli interessi di chi sulla nostra pelle ci lucra?

proteina anticancro

 

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Ricercatori italiani scoprono la U94, la “proteina anticancro” …una scoperta rivoluzionaria di cui, chissà perchè, nessuno parla… Lede forse gli interessi di chi sulla nostra pelle ci lucra?

Alcuni ricercatori italiani, guidati dal prof Arnaldo Caruso, scoprono la proteina anticancro. E decidono di fare un gesto di immensa generosità…

Nelle mani sbagliate, sarebbe diventata una scoperta per pochi. Per quelli che potevano permetterselo. Troppe volte, purtroppo, abbiamo visto il prezzo di farmaci salvavita schizzare alle stelle, sospinto dall’avidità dell’industria che li produce. Stavolta, la storia è per fortuna molto diversa. Alcuni ricercatori italiani hanno scoperto il funzionamento di una proteina, che potrebbe aiutare i malati di tumore a combattere la malattia.

E, piuttosto che brevettarla, guadagnandoci quindi molto di più di quanto può offrire l’università italiana, hanno deciso di metterla a disposizione di tutti. In questo modo, sarà più facile trovare una cura. Per tutti, non solo per qualcuno.

U94: la scoperta dei ricercatori italiani

Lo studio è di quelli epocali. Coordinato da Arnaldo Caruso, professore ordinario di Microbiologia all’Università di Brescia, il team di ricerca che l’ha condotto era composto da ricercatori dell’ateneo lombardo, in collaborazione con l’Istituto di Virologia di Zurigo e il Dipartimento di Scienze Mediche di Ferrara.

La sigla della proteina anticancro è U94. Prodotta dall’herpes virus umano 6 – quello che provoca la cosiddetta ‘Sesta Malattia’ – è stata studiata inizialmente perché capace di intervenire su migrazione, invasività e proliferazione delle cellule endoteliali vascolari (ECS). In particolare, è stato dimostrato che la proteina inibisce potentemente l’attività migratoria di queste cellule.

I ricercatori italiani hanno quindi provato a testare la capacità di U94 di ostacolare la cosiddetta cascata metastatica. Il team guidato da Caruso ha esaminato l’attività biologica della proteina sulle cellule di cancro al seno umano MDA-MB 231 prima e su quelle del cancro cervicale umano HeLa, poi. E hanno scoperto che inibisce fortemente migrazione cellulare, invasività e clonogenicità.

Al di là dei tecnicismi, i risultati sono chiari: U94 inibisce la crescita tumorale e delle metastasi. Proseguendo con la ricerca, si potrebbe arrivare a risultati importanti per curare questa terribile malattia.

Cura anticancro: la scelta del team

In un’intervista alla Gazzetta del Sud, Caruso ha spiegato la scelta dei ricercatori italiani di non approfittare della scoperta. Ribadendo l’importanza di una ricerca scientifica libera dalle logiche del profitto, quando riguarda ambiti così delicati:

Quando si affrontano temi così importanti come la cura dei tumori, il nostro atteggiamento non può che essere uno: non brevettare, per permettere a tutti di sviluppare il miglior farmaco nel più breve tempo possibile. Siamo pronti a collaborare con chiunque sia interessato al progetto e a condividere knowhow e reagenti”. Perché, come sottolinea Caruso, qui sono in ballo le vite delle persone, non è il momento di pensare al profitto:

L’importante è arrivare subito ad una cura che possa dare nuove speranze ai malati di cancro”, conclude.

 

fonte: https://www.ambientebio.it/salute/nuove-scoperte/ricercatori-italiani-u94-anticancro/

Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma alle Lobby dei Farmaci proprio non fa piacere che tu lo sappia!

limone

 

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Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma alle Lobby dei Farmaci proprio non fa piacere che tu lo sappia!

Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma la Lobby dei Farmaci non vuole che tu lo sappia!

Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro !!!

 

Il limone non è solo buono, rinfrescante, dissetante ed ottimo come condimento in tutti i nostri piatti, ma quando lo assumiamo accadono innumerevoli reazioni positivi nel nostro corpo.
Lo stesso Umberto Veronesi, Direttore Scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia, afferma:
“Il limone è ricco di limonoidi che hanno una diretta capacità di frenare alcuni tipi di cellulecancerose. E’ utile contro le infiammazioni croniche e grazie all’abbondanza di molecole con notevoli proprietà antiossidanti è capace di contrastare l’azione dei radicali liberi, che possono alterare la struttura delle membrane cellulari e del materiale genetico. L’ideale èuna spremuta di un limone al giorno. E una spruzzata di limone sull’insalata, è un gesto che bisognerebbe ricordarsi di fare più spesso”.
Quello che sorprende è che del limone non si butta nulla infatti la scorza di limone contiene sostanze in grado di
Rafforzare il sistema immunitario;
Abbassare il colesterolo
Prevenire il cancro
Eliminare infezioni batteriche.
La ricerca sta dimostrando che i fitonutrienti possono essere più efficaci della chemioterapia senza causare danni al corpo. Si è scoperto che la pectina degli agrumi contenuta sia nella polpa che nella scorza, è in grado di inibire la diffusione del cancro alla prostata, mammella e alla pelle.
I limonoidi, sostanze naturali presenti nelle bucce di agrumi che danno quel caratteristico sapore amaro, è dimostrato che sono anche in grado di rallentare la crescita delle cellule del cancro e anche uccidere le cellule tumorali in vitro e sugli animali.
Il limone contiene 22 composti anti-cancro, tra cui limonene, pectina, glicosidi cardiaci, flavonoidi che interrompono la divisione cellulare nelle cellule tumorali. I glicosidi ad esempio si sono dimostrati efficaci nelcancro al colon-retto, mammella e prostata.
Secondo The Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization (CSIRO) dell’Australia, gli agrumi possono ridurre il rischio di alcuni tipi di cancro del 50 per cento. Secondo uno studio pubblicato su Cancer Causes and Control, il succo degli agrumi è risultato più protettivo nei confronti dei tumori dello stomaco, della bocca, della laringe e della faringe.
Inoltre poiché la maggior parte delle malattie ha origine dall’accumulo di tossine nell’organismo, il limone è molto utile in quanto è contiene più di 45 flavonoidi antiossidanti che stimolano la depurazione e ladisintossicazionedi tutto il corpo, in particolare lavorando su fegato ed intestino che sono i luoghi dove questi residui dannosi si immagazzinano maggiormente.
Nella medicina Ayurvedica la buccia di limone viene usata infatti per disintossicare il fegato e stimolare l’appetito facendo rilassare lo stomaco.
Uno studio pubblicato sul Current Cancer Drug Targets, afferma che i flavonoidi del limone hanno il potere dirallentare il processo di duplicazione delle cellule tumorali grazie ad una efficace azione antiproliferativa.
Il limone contrasta efficacemente i radicali liberi che sono responsabili dell’invecchiamento precoce e deidannicellulari che possono essere causa della nascita di cellule cancerose. Quindi il limone non solo faringiovanire lapelle ma previene il cancro anche in questo modo.
Inoltre bere il succo di un limone la sera prima di andare a letto ha aiutato molte donne contro la cistite grazie al potente spettro anti-microbico contro le infezioni batteriche e i funghi.
Il limone è ottimo anche come antidepressivo, utile contro stress e disturbi nervosi, regola la pressione alta, rimuove naturalmente parassiti e vermi intestinali.
Basta il succo di un limone al giorno che puoi spremere nell’acqua e berlo oppure usarlo come condimento a crudo. Per avere ancora più benefici bisogna usare anche la scorza. La scorza è amara e quindi spesso viene buttata ma c’è un trucco per consumarla con piacere come spiegato in Ecco come ATTIVARE il Limone per avere tutti questi benefici. Mi raccomando scegli limoni biologici o non trattati, dato che userai la buccia.
Per finire il limone è uno dei più potenti alcalinizzanti dell’organismo che ci sia, infatti sebbene sia acido la sua digestione produce sostanze alcalinizzanti, e come ha detto il premio Nobel per la medicina Otto Heinrich Warburg, il cancro può svilupparsi solo in un ambiente acido. Il limone è quindi uno dei più potenti rimedi anticancro che abbiamo a disposizione!
fonte: http://www.dionidream.com/limone-22-composti-anticancro/

Attenzione – Il Triclosan, fortemente sospettato di provocare antibiotico-resistenza e di essere un interferente endocrino (cancerogeno etc.). Nei corpo dei bambini si accumula per effetto dei più comuni saponi e dentifrici…!

Triclosan

 

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Attenzione – Il Triclosan, fortemente sospettato di provocare antibiotico-resistenza e di essere un interferente endocrino (cancerogeno etc.). Nei corpo dei bambini si accumula per effetto dei più comuni saponi e dentifrici…!

 

Triclosan, lo studio: nei bambini si accumula per effetto di sapone e dentifricio

Hai lavato i denti? E le mani? Quante volte al giorno facciamo questa domanda ai nostri figli senza sapere che li stiamo esponendo al triclosan, un antibatterico su cui pesano molti sospetti ma contenuto in molti prodotti per l’igiene personale dai detergenti per le mani a quelli intimi fino al dentifricio. Certo non è sempre così. Molti prodotti hanno detto addio alla sostanza da tempo ma c’è ancora qualche marchio, Colgate ad esempio, che non ci rinuncia.  Lo scorso anno la Food and drug administration ha proibito il triclosan nei detergenti per le mani ma è ammesso in altri prodotti mentre in altri paesi non si registrano restrizioni.

Uno studio condotto da ricercatori della Brown University, una delle più prestigiose e selettive università del continente nord americano, pubblicato a maggio sulla rivista Environmental Science & Technology, ha fornito alcune prove sorprendenti che dimostrano quanto la sostanza sia assorbita dagli organismi. Gli scienziati hanno testato i campioni di urina di 389 madri e dei loro figli: le mamme sono state testate tre volte durante la gravidanza mentre ai bambini sono stati prelevati più campioni di urina nel corso degli anni. I risultati mostrano che i livelli di triclosan sono diversi a seconda dell’età. In particolare, aumentano quando inizia ad aumentare l’uso di sapone per le mani e di dentifricio. Inoltre, i bambini che si lavano le mani cinque volte al giorno hanno livelli di triclosan nelle urine più alti rispetto a quelli che hanno un rapporto meno frequente con l’acqua. Mentre i bambini che avevano lavato i denti da poco avevano livelli di triclosan nelle urine 2,5 più alti rispetto ai bimbi che non li avevano lavati.

Perché è pericoloso?

Sul triclosan pesano due sospetti. E’ accusato di aumentare l’antibiotico-resistenza e di essere un interferente endocrino. Il triclosan è un antibatterico e il suo uso, permesso in Europa in moltissimi prodotti, può alterare la normale flora batterica cutanea, favorendo la crescita di batteri potenzialmente nocivi e resistenti ai farmaci. Un pericolo che in alcuni cosmetici, come i dentifrici e i saponi per l’igiene intima è particolarmente grave. In secondo luogo, il triclosan può avere effetti di interferenza nel sistema endocrino. Questa sostanza, con struttura molecolare simile alla diossina, secondo i ricercatori della University of California di San Diego può interferire con gli ormoni oltre che essere causa di tumori nei topi. Se è vero che i risultati nei roditori non sono sempre validi anche per gli esseri umani, andrebbe evitato – secondo i ricercatori americani – una sovraesposizione alla sostanza.

La nostra petizione

In mancanza dell’applicazione del principio di precauzione, abbiamo lanciato lo scorso anno una petizione per chiedere alle aziende di rinunciare all’antibatterico nei loro prodotti. Hanno firmato oltre 30 mila consumatori e molti marchi non sono rimasti sordi alle loro richieste eliminando l’antibatterico dai loro prodotti…con qualche eccezione.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/06/13/triclosan-lo-studio-conferma-la-fonte-principale-e-il-sapone-e-il-dentifricio/23479/

 

Un vaccino contro il tumore al seno? La sfida parte da Napoli, dal 2018 inizierà la sperimentazione!

 

tumore al seno

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Un vaccino contro il tumore al seno? La sfida parte da Napoli, dal 2018 inizierà la sperimentazione!

Sfida al tumore al seno, vaccino sperimentale nel 2018 a Napoli

Nel 2018 partirà un ciclo di sperimentazione per testare un vaccino contro il cancro del seno a livello internazionale. Lo studio partirà nel 2018, a Napoli, e potrebbe rappresentare un grande traguardo nella lotta al tumore al seno. Si tratta, affermano gli oncologi, di un nuovo pilastro del trattamento del cancro che non è più solo ricerca di frontiera ma, in molti casi, una realtà consolidata. Saranno coinvolte le donne colpite dal tumore cosiddetto “triplo­negativo” (sottotipo ad alta aggressività) con l’obbiettivo di aumentare le percentuali di guarigione. I risultati sono stati presentati al congresso ASCO (American Society of Clinical Oncology) di Chicago, tempio mondiale della ricerca clinica oncologica. In altre parole, il vaccino dovrà essere somministrato solamente dopo l’intervento chirurgico per la rimozione e l’eliminazione della massa tumorale. Come già accennato in precedenza, in Italia l’unica struttura protagonista di questa sperimentazione è Istituto nazionale dei tumori di Napoli Fondazione Pascale. La medicina sarà distribuita a donne malate di tumore triplo – negativo, il più aggressivo dei cancri al seno. (.) La disponibilità del vaccino nel nostro polo oncologico si prospetta come un’opportunità per le pazienti affette da tumore mammario per avere accesso a trattamenti ad alta innovatività. Lo scopo, oltre alla sperimentazione, è quello di combinare il vaccino con farmaci immunoterapici di prima generazione in fase metastatica. Fino a oggi si è seguita una terapia di inibitori del checkpoint immunologico, rimuovendo il freno immunologico che il tumore tiene premuto per evitare di essere attaccato dal sistema immunitario, tanto da dar vita a una attivazione generica del sistema immunitario con il potenziale negativo di scatenare patologie autoimmunitarie. Inoltre, questa risposta immunitaria, proprio perché in qualche modo generica, non e’ sempre efficace contro il tumore.

“E questo è, forse, uno dei motivi – ha concluso De Laurentiis – per cui l’immunoterapia ha avuto, per ora, successi limitati nelle forme tumorali meno immunogene, come il tumore della mammella”.

 

fonte: https://www.newsitaliane.it/2017/sfida-al-tumore-al-seno-vaccino-sperimentale-nel-2018-napoli-107593

Portulaca Oleracea è una super pianta anticancerogena che ci fa bene alla salute, ma non lo saprete mai perché non conviene alle case farmaceutiche !!

Portulaca Oleracea

 

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Portulaca Oleracea è una super pianta anticancerogena che ci fa bene alla salute, ma non lo saprete mai perché non conviene alle case farmaceutiche !!

Portulaca Oleracea è una super pianta anticancerogena che ci fa bene alla salute! Lo considerano infestante, naturalmente, visto che fa bene! Ormai sappiamo che quella che fa bene la considerano per festante oppure la mettono illegale come la canapa. La chiamano porcellana, e ha vari nomi dialettali. http://it.wikipedia.org/wiki/Portulaca_oleracea

I semi di Portulaca sono così potenti può rimangono vitali nel terreno fino a 40 anni, e questa è una coltura naturale non l’OGM. Questa pianta ha molti benefici per il nostro sistema immunitario e per la salute generale. Per esempio ha più benefici di acidi grassi Omega 3 rispetto a molti oli di pesce, che svolgono un ruolo nella prevenzione delle malattie cardiovascolari! Contiene alti livelli di vitamina A. Tra tutte le verdure a foglia verde 1320 UI/100 g, fornisce il 44% del RDA.
Protegge da molti tipi di tumori e aiuta a promuovere la salute degli occhi. Potente antiossidante. E’ completo di due diversi tipi di pigmenti di alcaloide betalain, un rossastro beta-cyanis, e un beta-xanthins giallo, che sono altrettanto anti-mutagene, antiossidanti. Ha della vitamina C e complesso B compresi riboflavina, piridossina, niacina, nonché carotenoidi e ferro, magnesio e calcio. Depurativa, dissetante e diuretica e anti-diabetica. Usata anche per curare diarrea, vomito, enterite acuta, emorroidi ed emorragie post-partum.
Un impacco di foglie è usato in caso di foruncoli, punture d’api ed eczema. Si può mangiare come insalata e si può usare a cucinare cibi.
http://naturalsociety.com/purslane-weed-or-health-boosting-plant/#ixzz36Qyx5v7Q
http://it.wikipedia.org/wiki/Portulaca_oleracea

Gli ospedali italiani disinfettano i biberon con un agente altamente CANCEROGENO pur di risparmiare (sulla pelle dei nostri bambini) 22 centesimi!!

biberon

 

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Gli ospedali italiani disinfettano i biberon con un agente altamente CANCEROGENO pur di risparmiare (sulla pelle dei nostri bambini) 22 centesimi!!

 

Allarmante questione sanitaria sollevata dalla trasmissione Report. Il 95% degli ospedali italiani utilizza biberon e tettarelle sterilizzate con un gas cancerogeno, l’etilene. Come? Grazie a un dettaglio lessicale. Le telecamere interrogano senza successo la Lorenzin.

7 milioni sono i biberon e le tettarelle che vengono sterilizzate con l’ossido di etilene. E 500mila sono i bambini che ogni anno nascono in Italia rischiando la salute nei reparti neonatali nei primi giorni di vita. Un paradosso tutto all’italiana: proprio dove si dovrebbe tutelare la salute dei nostri figli, è lì che rischiano di ammalarsi di cancro.

Ecco tutti i dettagli di questa vicenda agghiacciante.

Cos’è l’ossido di etilene

L’etilene è un gas che viene utilizzato per la sterilizzazione. L’Unione Europea però nel 2007 ne ha vietato l’uso per la sterilizzazione di contenitori che entrano in contatto con gli alimenti (come ad esempio i contenitori delle mense). Secondo l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il gas è infatti cancerogeno.

L’etilene è un gas cosiddetto biocida. Uccide cioè qualsiasi microrganismo che possa contaminare il materiale che si vuole sterilizzare. L’Oms ha stabilito un rapporto diretto tra l’ossido di etilene e la leucemia. Nonché con tumori a vari organi: cervello, stomaco e pancreas. Secondo Marco Manservigi, intervistato da Report, la sostanza provoca mutazioni genetiche in quanto agisce a livello del DNA. Si possono avere danni legati all’apparato riproduttivo, che vanno a influire sulla fertilità, sullo sviluppo delle gravidanze. Danni che, peraltro, possono essere anche trasmessi ereditariamente.

Le analisi fatte sulle tettarelle e biberon monouso

Il 95% delle strutture sanitarie italiane fa uso delle tettarelle e biberon monouso sterilizzate con etilene. L’acquisto viene predisposto dalle Asl coordinate dal Ministero della salute. Ci si aspetterebbe che al Ministero qualcuno si sia preoccupato di verificare che su questi prodotti non ci siano tracce di etilene, soprattutto visto l’uso a cui sono destinate.

Ma come spiega a Report Guido Moro, neonatologo e presidente dell’associazione Banca del Latte, dopo il procedimento di sterilizzazione si dovrebbe procedere a un’areazione per eliminare i residui di gas. Cosa che in realtà non avviene, visto che sui campioni analizzati risultano residui di etilene. Residuo che può essere assorbito dal neonato attraverso il latte o il contatto con la mucosa orale.

Il dettaglio lessicale che mette in pericolo i neonati

Una domanda sorge spontanea. Possibile che il Ministero e le Asl lascino vincere gli appalti di fornitura ad aziende come la Lifetech Care (o Flormed), che sterilizzano con etilene quando c’è una legge che lo vieta espressamente? Questo succede grazie a un “dettaglio lessicale”.

La terrarella e il biberon sono sì strumenti utilizzati per alimentare il bambino. Le aziende produttrici però li presentano nelle gare per gli appalti come “dispositivi medici”, termine con cui solitamente si definiscono bisturi, siringhe o altri strumenti per sala operatoria. Per questi ultimi, la legge consente che la sterilizzazione avvenga con etilene. Fatta la legge, trovato l’inganno.

Classificare i biberon come dispositivi medici diventa una scorciatoia per aggirare il divieto. E, qualora si escludesse una ditta da una gara perché ha sterilizzato con l’etilene un prodotto presentato come dispositivo medico, avrebbe ragione in sede di ricorso.  Infatti, come avalla Gaetano Privitera, direttore del reparto di igiene ed epidemiologia dell’Università di Pisa, “quel biberon non è usato per dare latte al neonato. Quel biberon è utilizzato per garantire un supporto nutrizionale terapeutico a un neonato”, quindi è a tutti gli effetti un dispositivo medico. Non è complicato leggere tra le righe una beffa che va ad aggiungersi al danno.

Le alternative all’etilene

La sterilizzazione con ossido di etilene è sostituibile con altre tecniche. Sempre Report ci mostra una fabbrica alle porte di Milano che produce tettarelle e biberon in silicone liquido, sterilizzati con i raggi beta.

I raggi beta o fasci di elettroni sterilizzano allo stesso modo dell’etilene. C’è però una “sottile” differenza: non lasciano residui cancerogeni su biberon e tettarelle. Il Ministero ignora forse che esistono delle tecniche alternative e sicure per la sterilizzazione? O forse preferisce spendere 28 centesimi piuttosto che 50 per ogni tettarella (questa è la differenza di prezzo tra uso di etilene e raggi beta)?. Le aziende che meriterebbero di vincere gli appalti dunque non risultano concorrenziali: si preferisce un risparmio di 22 centesimi a discapito della salute di 500mila bambini.

La risposta del Ministero della Sanità Italiana

Il ministero della Salute, a seguito dello studio del professor Privitera, ha tratto le sue conclusioni, racchiuse in una email timbrata dalla direzione generale della prevenzione sanitaria e datata 7 gennaio 2016. Nel dettaglio si legge: “Vista la classificazione dell’ossido di etilene come agente cancerogeno per l’uomo, si raccomanda che tale sistema di sterilizzazione sia limitato esclusivamente a biberon e tettarelle destinati ai neonati prematuri o con gravi patologie”.

Il ministero dunque vieta l’uso di biberon e tettarelle sterilizzate con etilene per i neonati sani e in normopeso, che rappresentano oltre l’80% dei nati in Italia.  Eppure le Asl intervistate dichiarano di non aver ricevuto tali note del Ministero.

La Lorenzin, interrogata da Report, rimanda la questione “troppo tecnica” per lei al suo ufficio tecnico, impegnandosi a far luce sulla vicenda al più presto. In fondo, si tratta solo della salute dei neonati.

Italia vs Francia: scopri le differenze

Uno scenario simile si è verificato in Francia, nel 2011. Oltralpe si scoprì che la maggior parte degli ospedali usava biberon e tettarelle sterilizzati a ossido di etilene. Il Ministero della salute avviò subito un’inchiesta, preoccupandosi dei rischi potenziali per i neonati.

A distanza di cinque anni non è più possibile acquistare in Francia biberon o tettarelle sterilizzate con etilene. I produttori sono inoltre sottoposti alla stretta sorveglianza delle autorità sanitarie. L’uso di questi prodotti è limitato negli ospedali con neonati in terapia intensiva. Per tutti gli altri, vanno usati biberon non sterilizzati. Quale sarà la situazione in Italia tra 5 anni?

 

tratto da: https://www.ambientebio.it/salute/rischi-salute/etilene-cancerogeno-biberon/

Effettuato per la prima volta un ESAME INDIPENDENTE sui dati prodotti dalle case produttrici del Glifosato… Risultato? Ma tu guarda un po’, È CANCEROGENO! …E sono gli stessi dati sulla scorta dei quali l’UE lo ritiene sicuro!

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Effettuato per la prima volta un ESAME INDIPENDENTE sui dati prodotti dalle case produttrici del Glifosato… Risultato? Ma tu guarda un po’,  È CANCEROGENO! …E sono gli stessi dati sulla scorta dei quali l’UE lo ritiene sicuro!

Trovate prove di cancerogenicità anche nei dati segreti sul Glifosato

Sono quelli in base ai quali l’UE ritiene sicuro il diserbante. Appartengono alle aziende produttrici, ma per la prima volta sono stati sottoposti a un esame indipendente

Il tossicologo di fama mondiale Christopher Portier ha effettuato per la prima volta un esame indipendente dei dati segreti sul diserbante Glifosato che le stesse aziende produttrici hanno fornito alle autorità europee e che hanno avuto un ruolo chiave nel giudizio UE secondo cui il Glifosato sarebbe é sicuro. Portier ha concluso che le agenzie europee EFSA ed ECHA, incaricate della valutazione del Glifosato, non hanno identificato all’interno di questi dati segreti otto casi in cui in seguito all’esposizione al Glifosato si é verificato un aumento significativo dei tumori. Christopher Portier lo ha messo nero su bianco in una lettera indirizzata al presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker.

Il Glifosato é stato definito “probabilmente cancerogeno” nel marzo 2015 dallo IARC, l’Agenzia mondiale per la ricerca sul cancro legata all’Organizzazione mondiale della sanità. L’EFSA (l’agenzia europea per la sicurezza alimentare) é giunta alcuni mesi dopo alla conclusione opposta e di conseguenza nell’estate 2016 l’UE ha rinnovato l’autorizzazione all’uso del Glifosato fino al 31 dicembre di quest’anno, in attesa di una valutazione aggiuntiva da parte dell’ECHA, l’agenzia europea per le sostanze chimiche.

L’ECHA si é già pronunciata: anch’essa non ritiene cancerogeno il Glifosato. La Commissione Europea sembra orientata a proporre altri 10 anni di autorizzazione per il Glifosato, che é stato brevettato dalla Monsanto negli Anni 70 e che continua ad essere uno dei suoi prodotti di punta, anche se il brevetto é scaduto nel 2001. Di recente, un’inchiesta giornalistica ha trovato le impronte digitali della Monsanto sull’autorizzazione UE al Glifosato. E ora in aggiunta emergono le – diciamo – debolezze nelle valutazioni di EFSA ed ECHA riscontrate dal dottor Christopher Portier.

I dati utilizzati dal dottor Portier sono stati forniti dall’EFSA  in seguito ad una richiesta di accesso dell’associazione CEO Europe che  é stata soddisfatta soltanto in modo parziale per “proteggere gli investimenti economici” delle aziende. Ulteriore limitazione: i dati possono essere ulteriormente condivisi solo in forma privata, e quindi non possono essere pubblicati né messi a disposizione dell’intera comunità scientifica, come nota CEO Europe.

Per impedire il rinnovo UE dell’autorizzazione al Glifosato é stata lanciata un’ECI, che é uno strumento istituzionale a disposizione dei cittadini UE. La campagna é ancora in corso; questo sito internet raccoglie le adesioni: é necessario almeno un milione di firme.

fonte: http://www.dariotamburrano.it/glifosato-studi-segreti-cancro/

Il talco Johnson cancerogeno? È solo la punta dell’iceberg dell’agghiacciante lato oscuro della cosmesi made in Usa!

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Il talco Johnson cancerogeno? È solo la punta dell’iceberg dell’agghiacciante lato oscuro della cosmesi made in Usa!

Leggi:

Borotalco e Cancro. Johnson & Johnson condannata per la quarta volta! E altri 2400 processi sono in corso. Possibile che una notizia così importante per un prodotto tanto diffuso sia del tutto ignorata dai media? Com’è che il Borotalco è ancora nei negozi? …il potere delle Multinazionali?
Il talco Johnson cancerogeno? È la punta dell’iceberg del lato oscuro della cosmesi Usa

Ha davvero fatto il giro del mondo e sconvolto milioni di famiglie la notizia della condanna della Johnson & Johnson, da parte di una giuria del Missouri, a pagare 72 milioni di dollari di risarcimento alla famiglia di Jacqueline Fox, la cui morte per cancro ovarico è stata legata all’uso quotidiano di Johnson’s Baby Powder e Shower to Shower prodotti a base di talco. Oltre all’entità del risarcimento, a toccare le emozioni più intime di ognuno di noi (almeno di chi ha superato gli “anta”) è il ricordo di come con quanta leggerezza e tenerezza cospargevamo (o eravamo cosparsi) di talco dopo ogni bagnetto.

Ma il caso della Johnson & Johnson è solo la “punta dell’iceberg”, spiega in un bel fondo sul Time Stacy Malkan. Malkan è autore di Not Just a Pretty Face The Ugly Side of the Beauty Industry, letteralmente libro denuncia sul lato oscuro della cosmesi. È anche codirettore di  U.S. Right to Know, portale che ha fatto della denuncia e delle inchieste giornalistiche sul cibo statunitense la sua missione.
Il fatto è che molti prodotti per la cura personale sugli scaffali dei negozi che passiamo sui nei nostri capelli, strofiniamo sulla nostra pelle e mettiamo nelle vasche dei nostri bambini – contengono sostanze chimiche con collegamenti noti ai problemi di salute, senza alcun avvertimento per i consumatori”.
Malkan, spiega che il caso Johnson in realtà non sorprende. E scrive:
Il fatto è che molti prodotti per la cura personale sugli scaffali dei negozi che passiamo sui nei nostri capelli, strofiniamo sulla nostra pelle e mettiamo nelle vasche dei nostri bambini – contengono sostanze chimiche con collegamenti noti ai problemi di salute, senza alcun avvertimento per i consumatori”.
Un problema sottovalutato dai produttori e soprattutto dalle autorità di regolazione, se è vero, come scrive Malkan che
“le aziende negli Stati Uniti sono autorizzate a mettere gli ingredienti in prodotti di cosmesi senza i test di sicurezza necessari e senza divulgare tutti gli ingredienti”.
L’autore che ha lavorato per più di un decennio con la Campagna per la cosmesi sicura, la coalizione dei gruppi sanitari e ambientali in prima linea nella ricerca degli ingredienti utilizzati nei prodotti per la cura personale, racconta di aver inviato centinaia di prodotti in laboratorio per scoprire se contenevano composti non elencati sulle etichette e in molti casi trovandoli.Nel corso della sua attività con la coalizione Campaign for Safe Cosmetics sono state scoperte due sostanze chimiche  collegate al cancro, la formaldeide e al 1,4 diossano, in decine di shampoo e prodotti da bagno per bambini.

“La gente era sconvolta. Due anni dopo, dopo aver riportato che Johnson & Johnson vendeva versioni senza formaldeide dei loro prodotti per bambini in Europa e in altri paesi, la società ha annunciato di riformulare i propri prodotti in tutto il mondo per rimuovere l’ingrediente. Non avrebbe dovuto lavorare in questo modo”.

Ricorda Malkan: “La gente era sconvolta. Due anni dopo, dopo aver riportato che Johnson & Johnson vendeva versioni senza formaldeide dei loro prodotti per bambini in Europa e in altri paesi, la società ha annunciato di riformulare i propri prodotti in tutto il mondo per rimuovere l’ingrediente. Non avrebbe dovuto lavorare in questo modo. Le aziende dovrebbero utilizzare in primo luogo gli ingredienti più sicuri possibile, e il governo dovrebbe tenere conto di questo”.

La differenza tra legislazione statunitense ed europea è evidente per il codirettore di U.S. Right to Know. “In Europa non troverete talco in molte polveri baby, l’idrochinone  nelle creme cutanee, l’acetato di piombo in tinture per capelli o molte altre sostanze tossiche perché sono vietate dai prodotti per la cura personale. Negli Usa potete trovare quelle sostanze nei prodotti per la cura personale, senza alcun avviso sulla salute”.

Negli Stati Uniti, denuncia Malkan, il gruppo di revisione degli ingredienti cosmetici, un organismo non governativo che condivide uffici con l’associazione commerciale del settore cosmetici, è incaricato di determinare se gli ingredienti sono sicuri. Anche se si consiglia di non utilizzare uno, le aziende sono libere di ignorare queste raccomandazioni”.

 

“I consumatori chiedono norme che impediscano alle aziende di  nascondere ingredienti tossici. E le industrie cosmetiche e chimiche stanno combattendo duramente per assicurarsi che non ci siano cambiamenti”.

Ora negli Usa è in discussione un disegno di legge che dovrebbe dare più autonomia di controllo alla Food and Drug Administration, ma per Malken “il disegno di legge deve essere rafforzato; i consumatori chiedono norme che impediscano alle aziende di  nascondere ingredienti tossici. E le industrie cosmetiche e chimiche stanno combattendo duramente per assicurarsi che non ci siano cambiamenti”.

Consclude Malkan: “La cosa più importante che ho imparato dai miei anni per ottenere prodotti di bellezza più sicuri è che quando ci troviamo insieme, possiamo cambiare il mercato. Possiamo cambiare anche prodotti e aziende. Dobbiamo anche cambiare le leggi in modo che i consumatori e le aziende abbiano accesso alle informazioni più idonee per fare le scelte più informate sui prodotti più sicuri.Insieme, possiamo dare al settore della bellezza una trasformazione”.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/05/30/il-talco-johnson-cancerogeno-negli-usa-e-solo-la-punta-di-un-iceberg/23106/

È Italiana la nuova fantastica, innovativa tecnica per curare i Tumori – Un ago per eliminarli in una sola seduta: il primo intervento in soli 10 minuti!

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È Italiana la nuova fantastica, innovativa tecnica per curare i Tumori –  Un ago per eliminarli in una sola seduta: il primo intervento in soli 10 minuti!

 

Tumore, l’ago incandescente lo scioglie: il primo intervento in soli 10 minuti

Un ago incandescente contro il tumore. La tecnica innovativa, che si chiama termoablazione mediante microonde, permette di sciogliere il tumore (e anche le forme metastatiche) al fegato, ai reni, ai polmoni, alla tiroide e alle ossa in un’unica seduta, anche ambulatorialmente, in cui il paziente viene sedato e curato in pochi minuti senza sentire dolore e, in molti casi, senza avere la necessità poi di altri trattamenti come quelli chemioterapici. La nuova metodica, rivoluzionaria nel trattamento di alcune neoplasie, è approdata nella Chirurgia e Medicina dell’Ospedale di Chioggia: proprio oggi, martedì 15 novembre, i professionisti della Ulss 14 hanno curato con questo innovativo trattamento, in soli dieci minuti, un signore chioggiotto di 65 anni che era affetto da una grave lesione metastatica epatica. L’intervento di alta specialità si è tenuto nelle nuove sale operatorie di day surgery, recentemente restaurate.

«La termoablazione mediante microonde – hanno spiegato il primario di Chirurgia Salvatore Ramuscello insieme al responsabile del servizio di ecografia interventistica Mario Della Loggia – è un nuovissimo trattamento che necessita di un generatore di microonde e di un terminale chiamato antenna che, mediante guida ecografica, viene inserita direttamente nella lesione. L’antenna, attraverso un aumento di temperatura rapido, controllato e localizzato, provoca la distruzione del tessuto malato con la massima precisione. Rispetto a ieri possiamo intervenire in maniera mininvasiva, con una piccola incisione di 2-3 millimetri, su tumori importanti e calibrare il tipo di cura a seconda della neoplasia: si agisce localmente, delimitando e colpendo solo l’area interessata dalla malattia. Persino l’intensità di calore e la durata dell’intervento viene misurata in base alla grandezza del tumore da distruggere. In questo modo evitiamo l’asportazione chirurgica, rendendo possibile il trattamento anche su pazienti pluripatologici, quindi inoperabili e fragili, con tempi di ricovero più brevi e una migliore ripresa funzionale dei pazienti stessi».

L’intervento di oggi è durato 10 minuti e questa sera il paziente potrà già andare a casa con una ferita di 2 millimetri senza neppure sutura.

fonte: http://salute.ilmessaggero.it/medicina/ospedale_chioggia_operazione_tumore_ago_che_scioglie-2082573.html

 

Hai un tumore? Stai sereno, c’è lo Stato che pensa a te: il farmaco salvavita? Basta un po’ di pazienza, lo avrai dopo soli 1000 giorni di attesa…!

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Avete un tumore? State sereni, c’è lo Stato che pensa a Voi: il farmaco salvavita? Basta un po’ di pazienza, lo avrete dopo soli 1000 giorni di attesa…!

Cancro, mille giorni di attesa per un farmaco salvavita

Le Regioni più virtuose sono Lombardia e Puglia. Maglia nera a Molise, Emilia Romagna e Val d’Aosta.

Roma – Mille giorni sono troppi per ottenere un farmaco innovativo salvavita quando sei malato di cancro.

Francesco De Lorenzo, presidente FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) si impegna da anni con la sua associazione affinché il servizio sanitario nazionale garantisca parità di accesso alle cure a tutti i pazienti e soprattutto che le terapie più moderne ed efficaci siano a disposizione di chi ne ha bisogno nel minor tempo possibile. «Si parla di malati di cancro -sottolinea De Lorenzo- Nell’attesa del medicinale giusto si può morire, occorre velocizzare i tempi». Oggi in Senato verrà presentato il IX Rapporto sulla condizione assistenziale dei pazienti oncologici che tra le altre cose mette in luce la disparità di accesso ai farmaci oncologici innovativi tra le varie regioni. Farmaci salvavita che possono costituire la differenza tra la vita e la morte e che sono più velocemente disponibili in Lombardia e Puglia mentre su questo fronte arrancano in coda Molise, Val D’Aosta e pure l’Emilia Romagna. La sopravvivenza media del malato di cancro nella popolazione italiana nel corso degli ultimi anni è andata aumentando ed è arrivata al 57 per cento degli uomini e al 63 per cento delle donne a cinque anni dalla diagnosi di un tumore maligno.

Molto però deve essere ancora fatto. Il Rapporto evidenzia come il paziente oncologico nel nostro paese debba aspettare in media 806 giorni, cioè 2,2 anni, per ottenere nella sua terapia un farmaco anti-cancro innovativo.Perchè così tanto tempo? Quei lunghi interminabili mesi sono quelli che trascorrono dal momento del deposito del dossier sul medicinale per la sua valutazione ed autorizzazione da parte dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e l’effettiva disponibilità di quella terapia nella prima regione italiana che la sblocca per la somministrazione ai pazienti. E qui poi si aprono grandi disparità perché tra la prima e l’ultima regione i tempi si dilatano fino a 1.074 giorni, ovvero tre anni. Tra le regioni più virtuose la Lombardia, che presenta il più alto numero di prime movimentazioni regionali.

L’intervallo richiesto dalle valutazioni dell’EMA per i farmaci innovativi corrisponde mediamente a 383 giorni. Poi si aggiungono i giorni necessari all’ AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) che rende possibile a tutti i pazienti italiani l’accesso ai farmaci innovativi. In media 260 giorni. A questi vano aggiunti quelli necessari alle singole regioni per rendere effettivamente disponibili per i pazienti le terapie. Si va dai 31 ai 293 giorni.

«Il processo che va dall’approvazione europea alla reale disponibilità concreta del farmaco per i cittadini è particolarmente lento, – evidenzia De Lorenzo- Può quindi tradursi in una forma di razionamento che penalizza fortemente i malati, specialmente nel caso di farmaci innovativi salvavita».

Il rapporto poi analizza anche una realtà relativamente nuova per l’Italia dove comunque esiste un sistema di sanità pubblica che garantisce il diritto alla salute a tutti i cittadini. Un diritto che però sta diventando sempre più debole a causa della progressiva riduzione delle prestazioni a carico del servizio sanitario nazionale e la conseguente ricaduta sulle tasche dei cittadini che per un problema di salute serio hanno due scelte ugualmente negative : o non curarsi o indebitarsi. All’attesa infatti in alcuni casi si affianca la «tossicità finanziaria», ovvero la crisi economica individuale conseguente al cancro e alle sue cure. Un problema ben noto negli Usa e che ha iniziato a colpire anche in Italia dove interessa il 22,5 per cento dei pazienti italiani, che presentano anche un rischio di morte del 20 per cento più alto rispetto alle persone con la stessa malattia ma benestanti.

«Occorre che il governo intervenga per far rispettare i Livelli essenziali di assistenza, Lea – conclude De Lorenzo – É necessario garantire un accessi alle cure uguale per tutti i cittadini italiani».

fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica/cancro-mille-giorni-attesa-farmaco-salvavita-1398348.html