Coldiretti: in Italia in un pacco di pasta su 3 ci trovi dentro solo grano straniero, pesticidi compreso!

 

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Coldiretti: in Italia in un pacco di pasta su 3 ci trovi dentro solo grano straniero, pesticidi compreso!

Coldiretti: in Italia un pacco di pasta su 3 da grano straniero
Pericolo con i cereali stranieri risultati irregolari per il contenuto di pesticidi che sono praticamente il triplo di quelli nazionali

A causa delle speculazioni che hanno fatto crollare i prezzi del grano nazionale sotto i costi di produzione ormai un pacco di pasta imbustato in Italia su tre è fatto con grano straniero senza alcuna indicazione per i consumatori. Questo è l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione dello scoppio della #guerradelgrano con migliaia di agricoltori alle banchine per lo scarico di un mega cargo con grano canadese al Porto di Bari proprio alla vigilia della raccolta di quello italiano con evidenti finalità speculative.

Sono ben 2,3 milioni le tonnellate di grano duro che sono arrivate lo scorso anno dall`estero quasi la metà delle quali proprio dal Canada che peraltro ha fatto registrare nel 2017 un ulteriore aumento del 15% secondo le analisi Coldiretti su dati Istat relativi ai primi due mesi del 2017. Una realtà che – sostiene la Coldrietti – rischia di essere favorita dall’approvazione da parte dell’Europarlamento del Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada che prevede l`azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato.

Un pericolo anche per i consumatori con i cereali stranieri risultati irregolari per il contenuto di pesticidi che sono praticamente il triplo di quelli nazionali a conferma della maggiore qualità e sicurezza del Made in Italy, sulla base del rapporto sul controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti divulgato l`8 giugno 2017 dal Ministero della Salute. I campioni risultati irregolari – sottolinea la Coldiretti – per un contenuto fuori legge di pesticidi sono pari allo 0,8% ne caso di cereali stranieri mentre la percentuale scende ad appena lo 0,3% nel caso di quelli di produzione nazionale.
Peraltro in alcuni Paesi terzi vengono utilizzati principi attivi vietati in Italia come proprio nel caso del Canada dove viene fatto un uso intensivo del glifosate proprio nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato che – continua la Coldiretti – è stato vietato in Italia dal 22 agosto 2016 con entrata in vigore del decreto del Ministero della Salute perché accusato di essere cancerogeno.

fonte: http://www.ilpopulista.it/news/11-Giugno-2017/15279/coldiretti-in-italia-un-pacco-di-pasta-su-3-da-grano-straniero.html

Approfittando del caos dei vaccini e con la complicità del silenzio dei Media, Gentiloni approva il CETA all’insaputa della Gente – Ecco i pericoli a cui questi disgraziati ci espongono!!

 

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Approfittando del caos dei vaccini e con la complicità del silenzio dei Media, Gentiloni approva il CETA all’insaputa della Gente – Ecco i pericoli a cui questi disgraziati ci espongono!!

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Da coscienzeinrete.net

Mentre ci sbraniamo per i vaccini, Gentiloni approva il CETA in silenzio stampa…

L’ultimo consiglio dei ministri ha approvato ddl di ratifica del trattato di libero scambio con il Canada, un provvedimento dalle nefaste ripercussioni di cui nessuno dei grandi e piccoli media nazionali ha dato notizia.

E’ arrivato il CETA, ma non ditelo in giro. Il governo ha approvato il disegno di legge per la sua ratifica ed attuazione, ossia per l’accordo economico e commerciale tra l’Unione europea e il Canada. Ma piano – per favore! – non strillatelo.Eh già, perché il temuto trattato, firmato lo scorso 30 ottobre a Bruxelles e ratificato dal parlamento europeo questo febbraio sta per arrivare al parlamento italiano. Chi lo dice? Il consiglio dei ministri che si è riunito mercoledì sera in fretta e furia e senza neanche un minuto di preavviso; quel cdm di cui i rappresentanti solitamente si affrettano a propagandare i risultati e per il quale invece non è stata convocata neanche l’ombra di una conferenza stampa. E come mai, c’è da chiedersi, neanche il più ridicolo e scarso dei media (provare per credere? Fatevi un giro su google) ha dato questa notizia di epocale importanza? Perché è meglio farlo passare in sordina, o perché forse questo “gran valore” economico non lo ha? Per entrambi i motivi.

Scopo dell’Accordo – si legge nel comunicato del governo – “è stabilire relazioni economiche avanzate e privilegiate, fondate su valori e interessi comuni, con un partner strategico”. Si creano nuove opportunità per il commercio e gli investimenti tra le due sponde dell’Atlantico – si legge ancora – “grazie a un migliore accesso al mercato per le merci e i servizi e a norme rafforzate in materia di scambi commerciali per gli operatori economici”. Accidenti, che grande occasione, addirittura la sola Italia potrebbe beneficiare in termini di maggiori esportazioni verso il Canada “per circa 7,3 miliardi di dollari canadesi”. Ripetiamolo insieme: sette miliardi. Per avere un’idea, l’IMU che noi italiani abbiamo pagato sui nostri immobili, nel solo 2016, è costata 10 miliardi di euro; circa la stessa cifra è stata spesa dal governo Renzi per pagare i famigerati “80 euro”. Il governo Gentiloni ha recentemente “salvato” il sistema bancario creando con estrema facilità un fondo da 20 miliardi di euro. Di esempi se ne potrebbero fare a bizzeffe, ma il concetto è chiaro: questo accordo economicamente non vale la carta su cui è stampato, e il problema maggiore è che a fronte di un così ridicolo guadagno – nemmeno sicuro, considerato che si tratta di stime – stiamo per svendere completamente la nostra nazione, e non è un esagerazione. Perché ciò che più fa male è che i nostri governanti si affrettino a specificare come l’accordo “garantirà comunque espressamente il diritto dei governi di legiferare nel settore delle politiche pubbliche, salvaguardando i servizi pubblici (approvvigionamento idrico, sanità, servizi sociali, istruzione) e dando la facoltà agli Stati membri di decidere quali servizi desiderano mantenere universali e pubblici e se sovvenzionarli o privatizzarli in futuro”. Peccato che la cosa, oltre a suonare palesemente come una “escusatio non petita”, è oltremodo falsa.

Spieghiamoci. E’ vero che “espressamente” il testo del Ceta – nelle sue premesse – “riconosce” agli Stati membri il diritto di prendere autonome decisioni in materie di interesse pubblico come appunto la sanità e il resto, ma in maniera altrettanto precisa descrive il funzionamento del “dispute settlement”, ossia di un arbitrato internazionale cui una “parte” (che può essere uno Stato ma anche un’azienda che opera sul suo territorio) può fare ricorso in caso sia in disaccordo con decisioni prese da altre parti. Tradotto, un’altra nazione o peggio una semplice società, spesso multinazionale, può impugnare una decisione di uno Stato anche quando adottata “nel diritto di legiferare nel settore delle politiche pubbliche”, qualora questa vada a “discriminare” il business dell’azienda. Il funzionamento di questo “tribunale privato” fa diretto richiamo al DSS, identico strumento previsto dall’Organizzazione Mondiale del commercio (o “WTO”, accordo simile al Ceta ma su scala globale). Quest’ultimo prevede la selezione di un “panel” di giudici, composto da esperti provenienti solitamente dal mondo della consulenza privata (esatto, delle multinazionali) o da atenei altrettanto privati. Il panel redige un rapporto contenente la propria opinione circa l’esistenza o meno di un’infrazione alle regole del WTO.

Esso non ha la forza legale di una vera e propria sentenza eppure la procedura di appello ha una durata massima prevista in novanta giorni, e la sentenza, dopo l’approvazione, è definitiva. Sintetizzando: l’Organizzazione Mondiale del Commercio (cui l’Europa e l’Italia hanno aderito da più di vent’anni, nel 1995) ha fini prettamente economici e finanziari; gli Stati, si dice, sono sovrani, eppure i principi che regolano gli scambi internazionali sono al di sopra delle leggi nazionali, ed internazionali; in caso di controversie, le parti (non gli Stati in realtà, quanto le società multinazionali “discriminate”) possono rivolgersi al WTO e chiedere se sia giusto o meno non applicare il suo regolamento; il WTO, privato e- sicuramente -imparzialissimo, emette la sentenza, che, per carità, non ha forza legale vera e propria (non essendo un vero tribunale), però è ad ogni modo inappellabile e definitiva. Democraticamente. E quel che è previsto per il Wto vale per il CETA. Il tribunale del WTO è stato mai adito per questioni sugli scambi internazionali? Oh sì! Solo gli Stati Uniti sono stati coinvolti in più di 95 casi contro società private, e di questi processi gli USA, in qualità di nazione, ne ha persi 38 e vinti appena 9. Gli altri o sono stati risolti tramite negoziazioni preliminari oppure sono ancora in dibattimento. In circa 20 casi il Panel addirittura non è mai stato formato, e la maggior parte dei processi che hanno perso riguarda livelli di standard ambientale, misure di sicurezza, tasse e agricoltura.

Questo panegirico forse può risultare oscuro pertanto è utile fare una semplificazione: lo Stato italiano, al contrario di quanto dice il governo Gentiloni, non può decidere autonomamente alcunché, prima di tutto perché fa parte dell’Unione europea e ha siglato accordi comunitari come il Patto di stabilità e il fiscal compact, oltre a far parte di un’unione monetaria, quindi di partenza non ha alcun potere decisionale in termini di politiche monetarie, fiscali, economiche e sociali. Secondo poi, pur godesse di una simile sovranità, comunque rischierebbe di trovarsi contro cause miliardarie– private –e di perderle, con tanti saluti al “potere politico”. Quel che allora il misero comunicato stampa del consiglio dei ministri dice in parte è vero, ossia che il governo può “decidere quali servizi mantenere universali e pubblici e se sovvenzionarli o privatizzarli in futuro”. Scopo dell’accordo è infatti di liberalizzare completamente qualsivoglia tipo di merce o servizio, inclusi quelli che teoricamente uno Stato soltanto dovrebbe garantire, e che invece già stanno finendo in mano ai privati (cliniche sanitarie, scuole, ecc ecc), in un mondo che sempre più sarà alla portata di poche persone e tasche. Ed ecco che la nostra carta Costituzionale si trasforma in carta igienica.

Quanto alle “potenzialità” di esportazione la nostra bella Penisola, da sempre caratterizzata da una grande vocazione all’export, già da tempo ha incrementato la vendita dei propri beni all’estero. Siamo più competitivi? Facciamo cose migliori? Ne più ne meno come prima, semplicemente gli italiani non hanno più una lira (i consumi domestici sono drasticamente calati, grazie a politiche iniziate da Mario Monti che in una celebre intervista ammise di “distruggere la domanda interna”) e quindi le imprese (quelle che non hanno chiuso) si sono arrangiante puntando ancor più sui mercati forestieri; solo pochi giorni fa l’Istat ha registrato nei suoi dati la “morte” della classe media italiana. Nel frattempo, visto che le merci di qualità come quelle nostrane non ce le possiamo permettere, nei nostri negozi arrivano tonnellate di merce a basso costo ma di pessima qualità che viene assoggettata a controlli scarsi o addirittura nulli, poiché già siamo in un’unione di libero scambio, l’Unione europea, che stiamo per estendere al Canada. Inutile dire che simili politiche danneggiano direttamente le nostre imprese, dunque il lavoro e in generale il benessere del nostro popolo. Tutto questo per – forse – sette miseri miliardi. Neanche i 30 denari di Giuda.

Fonte: http://www.lintellettualedissidente.it/economia/gentiloni-approva-il-ceta-in-silenzio-stampa/

I PERICOLI DEL CETA

1) Il rischio di ingresso di OGM e pesticidi attualmente vietati

Non solo non si vieta l’ingresso di alimenti contenenti OGM e sostanze chimiche tossiche, ma si da di fatto il via libera a una deregolamentazione ampia e irreversibile. Non si torna indietro.

Ricordiamo inoltre che in Italia c’è ancora il divieto di coltivazione in campo degli Ogm, ma il nostro paese di recente ha detto sì in Europa all’autorizzazione di nuovi. Tuttavia, fa sapere il Parlamento Ue,

“per fugare le preoccupazioni dei cittadini che l’accordo dia troppo potere alle multinazionali e che i governi non possano legiferare per tutelare la salute, la sicurezza o l’ambiente, l’UE e il Canada hanno entrambi confermato esplicitamente, sia nel preambolo dell’accordo sia nella dichiarazione comune allegata, il diritto degli Stati a rifarsi al diritto nazionale”.

2) Importazione di prodotti derivati da animali trattati con ormoni della crescita

Tra le pagine del CETA, infatti è possibile trovare gravi pericoli per la salute e l’ambiente. Uno di questi riguarda l’importazione di prodotti derivati da animali trattati con ormoni della crescita. Sarebbe bastato questo a fermare il trattato, pensato per arricchire pochi e danneggiare molti.

3) Equivalenza delle misure sanitarie e fitosanitarie di Europa e Canada

Basta leggere l’allegato 5-D per rendersi conto, senza tanti sforzi, di quello che sarà. Nel trattato vi sono infatti le linee guida per il riconoscimento di equivalenza delle misure sanitarie e fitosanitarie nei due Paesi. Ciò significa che il CETA permetterà di ottenere il mutuo riconoscimento di un prodotto – e quindi evitare nuovi controlli nel Paese in cui verrà venduto – se si è in grado di dimostrarne l’equivalenza con quelli commercializzati dalla controparte. La sostanziale equivalenza verrà valutata basandosi su una serie di criteri o linee guida che tuttavia non sono definiti.

LEGGI anche: CETA: ULTIMA OCCASIONE PER FERMARE LO STRAPOTERE DELLE MULTINAZIONALI (PETIZIONE)

4) Glifosato, uno dei timori più fondati

Il glifosato, minaccia più che mai concreta. Non si può di certo dire no a questa sostanza solo perché lo Iarc, massima agenzia mondiale per la ricerca sul cancro, emanazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo ritiene probabilmente cancerogeno.

Se in Europa se ne vietasse l’uso, che ne sarebbe del grano canadese importato? Dovrebbe essere prodotto senza usare l’erbicida.

LEGGI anche: GLIFOSATO, L’ERBICIDA CHE AVVELENA TUTTO IL MONDO (VIDEO)

LEGGI anche: GLIFOSATO, COME ADERIRE ALL’ICE PER IL DIVIETO TOTALE (#STOPGLYPHOSATE)

5) Nelle mani del controllore senza controllo

Il Ceta potrà essere implementato dopo la ratifica dall’organismo di cooperazione regolatoria. Si tratta di un gruppo di tecnici il cui operato non è soggetto ad alcun controllo pubblico.

6) Crescita economica irrisoria per l’Europa e perdita di posti di lavoro

Secondo uno studio indipendente, l’entrata in vigore del CETA provecherebbe la perdita di circa 200 mila posti di lavoro nell’Unione europea. Inoltre, secondo quanto stimato dalla stessa Commissione europea, l’adozione di questo trattato vedrebbe nel lungo periodo in Europa una irrisoria crescita economica compresa tra lo 0,02 e lo 0,03%. In Canada invece tale percentuale è compresa tra lo 0,18 e lo 0,36%.

7) L’Investment Court System (ICS), il sistema di tutela degli investimenti delle multinazionali

L’ICS assicura agli investitori stranieri particolari privilegi e minaccia il diritto dei governi di adottare e far rispettare leggi di interesse pubblico, come la protezione dell’ambiente o della salute pubblica. Grazie al CETA, l’Ics permetterebbe alle multinazionali di citare in giudizio i singoli Stati, ma non consentirebbe il contrario. Se l’ICS non dovesse passare l’esame di legittimità della Corte di giustizia europea, si bloccherebbe l’applicazione del CETA. Contro questo punto si è schierato apertamente il Belgio, che sta valutando di chiedere alla Corte di giustizia europea di pronunciarsi sulla legittimità

“Questo accordo commerciale rischia di minare la democrazia e lo stato di diritto in Europa, a vantaggio di una manciata di multinazionali”, ha detto Federica Ferrario di Greenpeace Italia.

“Oggi è stata scritta una pagina oscura per la democrazia in Europa, ma non tutto è compromesso – dichiara Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia – La battaglia della società civile si sposta adesso a livello nazionale. Monitoreremo gli impatti dell’accordo, dimostrando che avevamo ragione a criticarne l’impianto, e spingeremo il Parlamento italiano a bloccare questo trattato dannoso per i nostri cittadini e lavoratori. I parlamentari europei, in particolare socialdemocratici e popolari, hanno abdicato al loro ruolo di garanti dei diritti e dell’ambiente”.

L’accordo infatti dovrà essere anche ratificato dai Parlamenti nazionali e regionali.

L’accordo CETA potrebbe applicarsi provvisoriamente dal primo giorno del mese successivo alla data cui entrambe le parti si sono reciprocamente notificate il completamento di tutte le procedure necessarie. Per i deputati tale data dovrebbe essere non prima del 1° aprile 2017.

Ancora una volta sono stati fatti gli interessi delle multinazionali.

TRATTO DA: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/22959-ceta-approvazione-parlamento-ue#accept

 

 

In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

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In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Andate un po’ a rileggere questo nostro vecchio articolo:

Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Coldiretti: già un migliaio con trattori per blitz a porto Bari

Scoppia la #guerradelgrano per salvare la produzione italiana

Roma, 9 giu. (askanews) – Sono già un migliaio gli agricoltori con i trattori che hanno lasciato sin dalle prime luci dell’alba le campagne per partecipare al blitz al porto di Bari “divenuto purtroppo negli ultimi anni il vero ‘granaio d’Italia’, principale varco di accesso del grano straniero da “spacciare” come italiano, perché non è ancora obbligatorio indicarne l’origine nella pasta”. Lo afferma la Coldiretti.

A far scoppiare la #guerradelgrano è “l’arrivo provocatorio a Bari di una nave di 256 metri proveniente da Vancouver, carica di 50mila tonnellate di grano da scaricare in Italia proprio alla vigilia della raccolta della produzione nazionale. Un oltraggio insopportabile per i coltivatori italiani che – sottolinea la Coldiretti – non riescono a vendere al giusto prezzo il proprio grano sotto l’attacco proprio in questo momento delle speculazioni che hanno praticamente dimezzato le quotazioni su valori più bassi di 30 anni fa con la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro e il rischio desertificazione per quasi 2 milioni di ettari, il 15% della superficie agricola nazionale.

“Ci vogliono cinque chili di grano per un caffe”, “No grano no pane”, “Stop alle speculazioni”, “Il giusto pane quotidiano”, “Basta inganni subito l’etichetta di origine del grano sulla pasta” sono alcuni slogan dei manifestanti che denunciano le importazioni massicce e incontrollate di “grano giramondo”.

da: http://www.askanews.it/economia/2017/06/09/coldiretti-gi%C3%A0-un-migliaio-con-trattori-per-blitz-a-porto-bari-pn_20170609_00047/

Come si uccide l’Agricoltura? In arrivo da Vancouver una nave con 1600 tir di quella porcheria che in Canada si ostinano a chiamare grano. E intanto da noi il prezzo crolla del 48%, tocca i minimi storici e non copre i costi di produzione costringendo gli agricoltori ad arrendersi!!

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Come si uccide l’Agricoltura? In arrivo da Vancouver una nave con 1600 tir di quella porcheria che in Canada si ostinano a chiamare grano. E intanto da noi il prezzo crolla del 48%, tocca i minimi storici e non copre i costi di produzione costringendo gli agricoltori ad arrendersi!!

Coldiretti, la protesta contro la nave del grano che viene da Vancouver

Prezzi in calo del 48%, nel mirino il frumento straniero. Italmopa: importazioni necessarie per ovviare al deficit soprattutto quantitativo del raccolto nazionale rispetto al fabbisogno dell’industria

Per svuotarla, sarà necessario riempire 1.600 camion. Certo, non bisognerà trebbiare: il raccolto è stato già fatto, dall’altra parte del mondo, e trasportato in Italia con una nave che dopo 40 giorni di viaggio è ormeggiata nel porto di Bari, con 50 mila tonnellate di grano provenienti da Vancouver, Canada. È il motivo per cui venerdì, in Puglia, è scoppiata la #guerradelgrano, con tanto di hashtag che rende più moderno uno dei lavori più antichi, quello della coltivazione della materia prima del pane.

La protesta non ha viaggiato solo sui social ma anche per strada, con un migliaio di agricoltori, coordinati dalla Coldiretti, che nel primo giorno di trebbiatura si sono ritrovati al varco della Vittoria del porto di Bari. Il problema è il prezzo che nella campagna 2016-2017 ha toccato i livelli più bassi dal 2009-2010 (20,5 euro di media per quintale di grano, vale a dire il costo di due pizze, fino ai 18,7 euro di maggio). «Un pacco di pasta su tre — spiega Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia — contiene prodotto straniero senza che si sappia. Il “grano giramondo” ha contribuito a far crollare del 48% i prezzi in Italia con perdite di 145 milioni di euro per gli agricoltori pugliesi, senza alcun beneficio per i consumatori, perché dal grano alla pasta i prezzi aumentano di circa il 500% e dal grano al pane addirittura del 1.400%. In Canada, poi, sono usate 99 sostanze attive vietate nella Ue».

Gli industriali, però, non ci stanno: per Italmopa «le importazioni di grano sono indispensabili per ovviare al deficit quantitativo del raccolto nazionale rispetto al fabbisogno dell’industria». E per Aidepi «non c’è nessun inganno nei confronti dei consumatori perché le etichette della pasta sono conformi alle normative vigenti». «E anche sulla sicurezza alimentare — aggiunge Margherita Mastromauro, presidente della sezione agroalimentare di Confindustria Bari-Bat e titolare del pastificio Riscossa — nessun problema, perché quando il grano viene importato si applicano le norme italiane ed europee per i residui di fitofarmaci e i controlli non mancano».

La soluzione? Per Colomba Mongiello (Pd), componente della Commissione Agricoltura della Camera, «la Ue deve decidere rapidamente sulla certificazione della pasta Made in Italy e la formazione del prezzo della materia prima deve avvenire con maggiore trasparenza con la Cun, la Commissione unica nazionale del grano duro, da istituire in Puglia, a Foggia, capitale del grano. Dove la crisi si fa più sentire».

tratto da: http://www.corriere.it/economia/17_giugno_10/coldiretti-protesta-contro-nave-grano-che-viene-vancouver-fb6f74aa-4db2-11e7-9a56-ce0022081322.shtml

Coldiretti: “Prezzo del grano ai minimi storici, non copre i costi di produzione”

“Si preannuncia una nuova annata terribile per i cerealicoltori sardi con il prezzo del grano ancora con il segno meno rispetto allo scorso anno quando venne pagato già il 30 per cento in meno rispetto al 2015”

“Si preannuncia una nuova annata terribile per i cerealicoltori sardi con il prezzo del grano ancora con il segno meno rispetto allo scorso anno quando venne pagato già il 30 per cento in meno rispetto al 2015. Le speculazioni, favorite dall’invasione del grano duro dall’estero, stanno facendo crollare il prezzo del grano dallo scorso anno pagato ai cerealicoltori sotto i costi di produzione. Un pacco di pasta imbustato in Italia su tre è fatto con grano straniero senza alcuna indicazione per i consumatori – E’ la denuncia di Coldiretti.
“Sono ben 2,3 milioni le tonnellate di grano duro che sono arrivate lo scorso anno dall’estero, quasi la metà delle quali proprio dal Canada che peraltro ha fatto registrare nel 2017 un ulteriore aumento del 15% secondo le analisi Coldiretti su dati Istat relativi ai primi due mesi del 2017 – proseguono – una realtà che rischia di essere favorita dall’approvazione da parte dell’Europarlamento del Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada che prevede l’azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato”.
E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione dello scoppio della #laguerradelgrano che questa ieri ha portato migliaia di agricoltori alle banchine per lo scarico di un mega cargo con grano canadese al Porto di Bari.
“Siamo vicini ai nostri colleghi – sottolinea Paolo Floris cerealicoltore di Sanluri – perché combattono una battaglia anche nostra”.
“Quest’anno il prezzo che si sta presentando nel mercato è ancora inferiore: dai 18 ai 22 euro al quintale –denuncia Paolo Floris –, produrremmo ancora un anno in perdita, non riusciremo a pagarci i costi di produzione. Le spese vive per coltivare un ettaro di terra si aggirano intorno ai 750 euro, mentre il ricavato si ferma a circa 630 euro”.
“Non possiamo continuare a coltivare in perdita. Molti ettari il prossimo anno rimarranno incolti” annuncia Floris.
La superficie coltivata a grano duro in Sardegna è crollata negli ultimi 12 anni del 60 per cento, perdendo 58.129 ettari.  Si è passati dai 96.710 ettari coltivati nel 2004 ai 38581 del 2015.
tratto da: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=52929

Il CETA è ancora peggio del TTIP. È una porcata che serve solo a sacrificare la salute della Gente al business delle Multinazionali! …E infatti il nostro Governo lo ha già approvato nel più totale silenzio dei media complici!

 

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Il CETA è ancora peggio del TTIP. È una porcata che serve solo a sacrificare la salute della Gente al business delle Multinazionali! …E infatti il nostro Governo lo ha già approvato nel più totale silenzio dei media complici!

 

CETA: il colpo di stato silenzioso procede a tappe. Ok da Governo italiano. Adesso tocca al Parlamento

Il contestato accordo commerciale tra Unione europea e Canada (CETA), firmato il 30 ottobre 2016 e ratificato il 15 febbraio scorso dal Parlamento Ue a Bruxelles, è ora all’attenzione dei vari Governi nazionali che dovranno far ratificare l’accordo ai rispettivi parlamenti. L’ Italia nell’ultimo consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di ratifica e attuazione del trattato di libero scambio con il Canada. Negative le ripercussioni per il grano duro del mezzogiorno di cui nessun  media nazionale ha dato notizia. E’ questo il mezzogiorno protagonista immaginato dal Governo Gentiloni?

Il cambio di rotta nella politica commerciale europea prosegue negli stati membri. Dopo l’ approvazione del CETA a Bruxelles,  l’ Italia ha dato l’ ok in Consiglio dei Ministri. Nella seduta di mercoledì 24 maggio, il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Angelino Alfano, ha approvato un disegno di legge di ratifica ed esecuzione  dell’Accordo economico e commerciale globale tra il Canada, da una parte, e l’Unione europea e i suoi Stati membri, dall’altra, con allegati, fatto a Bruxelles il 30 ottobre 2016, e relativo strumento interpretativo comune.

L’Accordo – si legge nel comunicato del governo – ha lo scopo di “stabilire relazioni economiche avanzate e privilegiate, fondate su valori e interessi comuni, con un partner strategico”. Si creano nuove opportunità per il commercio e gli investimenti tra le due sponde dell’Atlantico – si legge nello stesso comunicato – “grazie a un migliore accesso al mercato per le merci e i servizi e a norme rafforzate in materia di scambi commerciali per gli operatori economici”.

Il CDM è stato fatto in gran silenzio prima di passare la palla al Parlamento che dovrà ratificare questo accordo nefasto per l’ agricoltura del mezzogiorno e per i consumatori.

Cos’è il CETA?
Il CETA è un documento lunghissimo di 1598 pagine [PDF], che contiene centinaia di articoli. Uno dei suoi effetti principali sarà l’eliminazione della gran parte delle tariffe doganali tra Unione Europea e Canada, ma il trattato contiene anche molte altre disposizioni. Per esempio consente alle imprese europee di partecipare alle gare per gli appalti pubblici in Canada e viceversa. Si stabiliscono il reciproco riconoscimento di titoli professionali e nuove regole per proteggere il diritto d’autore e i brevetti industriali. In base a questo accordo commerciale, le multinazionali potranno andare a fare ‘business’ in Canada nel settore dei servizi. L’accordo prevede anche la tutela del marchio di alcuni prodotti agricoli e alimentari tipici, una clausola fortemente richiesta dagli agricoltori europei. Il trattato taglia fuori il grano che non avendo alcuna protezione né alcun marchio di tutela rischia di essere la cenerentola dell’ accordo. Eppure parliamo del miglior grano duro al mondo: quello del mezzogiorno che mai nessun Governo ha saputo valorizzare e difendere in ambito mondiale.

Il folle accordo commerciale rischia di distruggere la granicoltura del Mezzogiorno d’Italia

Il Canada è il principale competitor nel mercato del grano duro, di cui è il primo paese produttore ed esportatore mondiale. In Canada si producono, grosso modo, due tipi di grano duro: uno buono (quello di 1° grado e 2° grado che i canadesi tengono per loro) e uno pieno di contaminanti (quello di 3°-4°-5° grado). Quello di 3° grado è ufficialmente l’ unico che arriva in Italia, in prevalenza al Porto di Bari e viene quotato al Borsino di Altamura.

Il Canada tiene molto al CETA, perché non sa come “sbarazzarsi” di tutto il grano duro contaminato che produce e che viene fatto maturare artificialmente a colpi di glifosato, il temibile erbicida (seccatutto)  che il Test del Salvagente ha trovato nelle urine delle mamme in gravidanza (come vi abbiamo scritto qui).

Grazie al CETA nessuno sarà più esente da contaminazione da glifosate. Nemmeno Angelino Alfano a cui questo particolare sarà sfuggito perché la Lorenzin non glielo ha fatto notare.

Ci sono numerosi dati sperimentali condotti su cellule placentari ed embrionali umane che dimostrano come il glifosato induca necrosi e favorisca la morte cellulare programmata – ha spiegato Patrizia Gentilini, oncologa e membro del comitato scientifico di Isde, in occasione della conferenza stampa in cui sono stati presentati gli esiti del Test – Quindi si tratta di una sostanza genotossica oltre che cancerogena, come ha stabilito la Iarc, non dimenticando che l’erbicida agisce anche come interferente endocrino”.

Il grano canadese oltre che di glifosate è ricco di DON e Cadmio che noi abbiamo trovato nella pasta italiana con il Test GranoSalus

Gli interessi del Canada si saldano, dunque, con quelli della grande industria italiana della pasta, che fino ad oggi ha utilizzato a piene mani il grano duro canadese, calpestando i divieti dell’ Unione europea sul glifosate. Che al Ministro della Salute sono evidentemente sfuggiti.

E’ bene ricordare che i consumi di pasta nel mondo crescono e le nostre industrie, che hanno la leadership nel mondo della pasta, sono costrette a prendere grano ovunque, che viene miscelato al nostro.

In cambio dei presunti vantaggi che deriverebbero a qualcuno, scrive il blog de I Nuovi Vespri, i canadesi chiedono di potere esportare in Europa i propri prodotti, a cominciare dal grano duro che si produce nelle aree fredde e umide e che in Canada non si consuma: i canadesi, infatti, non sono fessi e sanno benissimo che il loro grano duro fatto maturare con il glifosato fa male alla salute: così lo ‘rifilano’ all’Europa. E pazienza se a pagarne le conseguenze saranno i produttori di grano duro del Sud Italia, insieme ai consumatori!

E’ bene ricordare che il CETA non consentirà deroghe. Insomma: gli interessi delle multinazionali verranno prima degli interessi degli Stati. Se per esempio GranoSalus dovesse permettersi di far causa al Ministro della Salute per far rispettare il divieto sul glifosate, le multinazionali che esportano il grano in Italia si rivarrebbero direttamente sullo Stato italiano.

Un Consiglio dei Ministri silenzioso

Il consiglio dei ministri  si è riunito mercoledì sera in fretta e furia per parlare di questi argomenti senza neanche un minuto di preavviso. Non è stata convocata nessuna conferenza stampa. Una notizia di epocale importanza che è stata sottaciuta dai media? Come mai?

Con l’approvazione in Consiglio dei Ministri del CETA Gentiloni ha scoperto le carte. Insomma, il Partito Democratico non può sottrarsi alle pressioni delle multinazionali che hanno grandi interessi affinché il CETA venga approvato.

Nel frattempo il Ministro per la Coesione territoriale De Vincenti ha annunciato che a Matera il 5 giugno si terrà un convegno su “Mezzogiorno Protagonista: Missione Possibile“. Un mezzogiorno che, dato il flusso delle navi a Bari e dintorni, sta diventando la grande piattaforma logistica del CETA, grazie ad un colpo di stato silenzioso che rischia di pregiudicare il più grande giacimento d’oro dell’Italia.

 

 

Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

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Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Ecco a noi il grano canadese coperto di neve pronto per essere esportato in Sicilia!

La foto che vedete sopra è emblematica della follia del nostro tempo. Ecco il grano duro canadese che dovrebbe ‘maturare’ mentre nevica! Maturerà artificialmente, con il glifosato. E siccome è umido, svilupperà funghi e, quindi,micotossine. Questo impedirà al Canada di esportarlo? Ci vorrebbero i controlli su tutte le navi cariche di grano che nei prossimi mesi arriveranno nel nostro Paese. Ci saranno questi controlli? Saverio De Bonis: “L’unica cosa da fare è quella che stiamo facendo noi con GranoSalus: avviare i controlli su tutti i derivati del grano. I consumatori ci aiutino nel loro interesse”

Immaginate una distesa di grano in fase di maturazione – quindi con il classico colore giallo – ma ricoperto in buona parte di neve! In Sicilia e, in generale, nel Sud Italia questo non sarebbe possibile, perché a Giugno inoltrato da noi è già estate e il sole porta a maturazione spighe di grano prive di micotossine. Non è così in Canada dove il grano inizia a maturare in questi giorni e dove – come potete vedere dalla foto che alcuni amici ci hanno inviato – il grano che dovrebbe maturare è ricoperto dalla neve!

Segnatevi nella mente questa fotografia, perché è emblematica della follia del mondo in cui viviamo. Un mondo nel quale la globalizzazione dell’economia ha portato in Canada una coltura – il grano duro – che nulla ha a che spartire con il clima di quel Paese. Ma di mezzo ci sono i soldi, tanti soldi. Un fiume di denaro che il Canada tra qualche mese potrebbe incassare esportando in Italia questo grano duro pieno di umidità, di micotossine e di glifosato.

Con il freddo che c’è per ora in Canada il grano non può maturare naturalmente: opteranno per una maturazione artificiale con l’erbicida glifosato (o glifosate). Un metodo ingegnoso, che consentirà di ottenere un grano duro ricco di glutine, ma anche di sostanze che non sono esattamente un toccasana per la nostra salute: il già citato glifosato e le già citate micotossine.

Oggi, grazie a notizie attinte da una serie di fonti internazionali, siamo in grado di anticiparvi che cosa succederà nei prossimi mesi in Italia sul fronte del grano duro. Perché il grano duro che vedete nella foto sopra – grano ricoperto di ghiaccio – è destinato in massima parte all’Italia.

Eh già, perché l’Italia è il primo Paese importatore di grano duro canadese.

Quest’anno, per il Canada, a quanto ci raccontano, le cose non stanno andando molto bene.

“Ad Agosto – ci dice il nostro informatore – tantissimi campi di grano duro sembravano risaie. Le piogge non sono mancate. Ora è arrivato il freddo. O meglio, la neve. Si stima che, su una produzione preventivata di quasi 8 milioni di tonnellate di grano duro, il trenta per cento circa della produzione è già andata perduta”.

Conti alla mano, 2 milioni circa di tonnellate di grano duro canadese sono già al macero.

Ne rimangono 6 milioni di tonnellate circa. Di questi, solo 2 milioni di tonnellate circa sono di prima e di seconda classe. Non è il grano duro che matura nel Sud Italia, tra Puglia, Basilicata e Sicilia: un prodotto accompagnato dal sole e totalmente privo di micotossine. Ma è comunque un grano duro commestibile.

Gli altri 4 milioni di tonnellate di grano duro canadese sono di terza, quarta e quinta classe (teniamo conto che il grano duro di quarta e quinta classe si dà agli animali, proprio perché considerato non commestibile per l’uomo).

Sono i 2 milioni di tonnellate di grano duro canadese di prima e seconda classe – in ogni caso di qualità nettamente inferiore al grano duro del Sud Italia – che arriveranno in Italia con le navi? Non si sa.

Il nostro dubbio – purtroppo – è che i canadesi possano piazzare sulle navi i restanti 4 milioni di tonnellate di grano duro che, in buona parte, dovrebbe essere trattato come un rifiuto tossico perché pieno di micotossine.

Perché quando l’umidità è elevata i funghi attaccano il grano e producono le micotossine.

Questo articolo che state leggendo è importante: perché questa produzione massiccia di grano duro canadese è quella che ammazza la produzione del grano duro del Sud Italia. Con questa montagna di prodotto il prezzo del grano duro si abbasserà (infatti quest’anno ha toccato il minimo storico di 14 centesimi di Euro al chilogrammo).

Sapendo in anticipo che questa enorme quantità di grano duro canadese (ribadiamo: di pessima qualità) potrebbe arrivare in Italia con le navi (in effetti, il condizionale potrebbe essere evitato…), gli agricoltori del Sud Italia potrebbero anche non seminare il grano: perché nessuno è disposto a coltivare il grano duro sapendo che, poi, vendendolo, ci perderà.

E infatti nel Mezzogiorno d’Italia, negli ultimi anni, circa 600 mila ettari di terreni a seminativo non vengono più coltivati a grano duro. 

Al posto del grano duro del Sud d’Italia, di ottima qualità, le industrie acquisteranno a prezzi molto convenienti il grano duro canadese: tanto poi ci penserà la martellante pubblicità – soprattutto in Tv – a fare credere ai consumatori che la pasta industriale italiana “è la migliore del mondo” e ci penseranno attori famosi a convincerci che i biscotti e le merendine sono buonissime…

Con questo sistema ci guadagna il Canada, che esporta grano duro che avrebbe dovuto smaltire come rifiuto speciale. Ci guadagnano gli industriali della pasta e dei dolci del nostro Paese, che acquistano un prodotto a basso prezzo.

A perdere sono gli agricoltori del Sud Italia (che infatti, come ricordato, hanno già smesso di coltivare a grano duro circa 600 mila ettari di terreni a seminativo). E a perdere sono soprattutto i consumatori, che mangiano pasta, pane e dolci con farine sulle quali è meglio non commentare…

Il discorso vale per i consumatori italiani, che sono le prime vittime di questo sistema folle. Ma vale anche per i consumatori di altri Paesi del mondo che mangiano il prodotto italiano eventualmente ‘confezionato’ a base di grano duro canadese al glifosato e alle micotossine.

Che fare? La prima cosa da fare dovrebbe essere quella di controllare tutte le navi cariche di grano canadese che arrivano nei porti italiani. Tutte. Di questo si dovrebbero occupare le autorità del nostro Paese. Ma non lo faranno, perché di mezzo ci sono accordi commerciali internazionali (come ci ha raccontato Cosimo Gioia, imprenditore agricolo, già dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione siciliana, l’unico che ha provato a controllare i carichi di grano duro provenienti dal Canada, se una nave arrivata in Italia ha già attraccato in un altro porto dell’Unione Europea, non è soggetta a controlli).

In questi giorni abbiamo ricevuto telefonate da cittadini siciliani di Catania e di Pozzallo che ci chiedono: che cosa possiamo fare per bloccare queste navi che arrivano dal Canada?

Abbiamo ‘girato’ la loro domanda a Saverio De Bonis, uno dei protagonisti diGranoSalus, l’associazione di produttori di grano duro del Sud Italia che promuoverà i controlli su tutti i derivati del grano presenti nel nostro Paese, per verificare l’eventuale presenza di micotossine, glifosato e altri veleni:

“Non possiamo fare nulla, se non quello che stiamo facendo – ci risponde De Bonis -: ovvero una campagna per avviare i controlli a tappeto su tutti i derivati del grano: pasta, pane, pizze, biscotti, dolci, farine. I consumatori debbono sapere che siamo soli rispetto al rullo compressore della globalizzazione. Dobbiamo difenderci da noi. Proprio per questo abbiamo lanciato una petizione. Che riguarda i consumatori di tutta l’Italia. Cari consumatori italiani: i controlli costano. Dateci una mano nel vostro interesse. E, soprattutto, nell’interesse dei vostri figli. La salute è un bene prezioso che dobbiamo difendere”.

Nessuno ci aiuta, dice De Bonis. Infatti non ci aspettiamo nulla dal Governo nazionale. E non ci aspettiamo nulla dalle Regioni.

In Sicilia, ad esempio – Regione dove il grano duro è un’eccellenza – l’assessorato all’Agricoltura, fino ad oggi, ha ignorato il problema: non gliene può fregare di meno.

Di questo tema parleremo sabato 15 Ottobre, a Palermo, nei saloni del Teatro Jolly, dalle 9 e mezza di mattina in poi, nel corso dell’assemblea promossa da I Nuovi Vespri. Parleremo del futuro della Sicilia. O meglio, di come cacciare gli ‘ascari’ che oggi governano la nostra Regione. Quegli ‘ascari’ che, tra i tanti danni che provocano, non hanno mai mosso un dito per tutelare il nostro grano duro e la nostra salute. Con noi, tra gli altri, ci sarà pure Saverio De Bonis.

E ricordatevi che noi, nel Sud e in Sicilia, la pasta e il pane li mangiamo ogni giorno. E non ci possiamo fare avvelenare.

 

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2016/10/08/ecco-a-noi-il-grano-canadese-coperto-di-neve-pronto-per-essere-esportato-in-sicilia/

Incredibile – Il Canada esporta in Sicilia grano duro pieno di glifosato e micotossine, ma pretende uva da tavola siciliana supercontrollata!!

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Incredibile – Il Canada esporta in Sicilia grano duro pieno di glifosato e micotossine, ma pretende uva da tavola siciliana supercontrollata!!

 

I canadesi, che non si fanno alcun problema a rifilarci il grano duro zeppo di veleni, hanno preteso e ottenuto mille controlli sulla salubrità dell’uva Italia (che, detto per inciso, è una delle migliori uve da tavola del mondo!). Sono i paradossi di una Regione governata da politici dilettanti (non vogliamo pensare ad altre ipotesi…). E il bello è che l’assessore all’Agricoltura, Antonello Cracolici, si vanta pure di aver fatto controllare l’uva che verrà esportata. E sul grano duro mezzo avvelenato che arriva in Sicilia con le navi, assessore, nessun controllo? 

Simpatici, i canadesi: a noi ci spediscono il grano duro pieno di glifosato (un erbicida che danneggia la nostra salute) e di micotossine. Però hanno preteso controlli severissimi prima di ricevere l’uva da tavola siciliana che, detto per inciso, è una delle migliori del mondo. Loro a noi ci possono rifilare il loro grano duro di pessima qualità pieno di sostanze nocive; noi, invece, prima di esportare i nostri prodotti agricoli, dobbiamo sottostare a regole severissime, perché i canadesi alla loro salute ci tengono!

Il bello sapete qual è? Che quel concentrato di irragionevolezza e di sfascio totale rappresentato dall’assessorato regionale all’Agricoltura della Sicilia che non fa nulla per bloccare il grano duro canadese pieno di glifosato e micotossine che arriva sulle nostre tavole si è invece attivato per fare in modo che la salute dei canadesi sia ultra tutelata!

Sia chiaro che, quando parliamo dello sfascio dell’assessorato regionale all’Agricoltura non ci riferiamo al personale, che in massima parte è preparato; ci riferiamo alla politica e ai dirigenti generali che, invece di fare gli interessi della Sicilia, seguono le direttive della politica (e se non fanno quello che dice l’assessore di turno vengono mandati a casa: questa è la verità sulla legge Bassanini che avrebbe dovuto ‘separare’ politica e burocrazia: legge che ha invece ‘consegnato’ l’alta burocrazia alla politica!

Detto questo, tornando all’uva da tavola siciliana che tornerà ad essere esportata in Canada, diciamo subito che la storia che vi stiamo raccontando dimostra, ancora una volta, che la Regione siciliana è amministrata da nessuno.

“Siamo nelle mani di una massa di incompetenti”, ha detto Cosimo Gioia a proposito della crisi del grano duro: e i fatti, ancora una volta, gli danno ragione.

(Cosimo Gioia, per la cronaca, oltre ad essere un bravo imprenditore agricolo, è stato dirigente generale del dipartimento Agricoltura della regione ai tempi del Governo di Raffaele Lombardo: ed è stato messo alla porta perché ha provato a difendere il grano duro siciliano dalle schifezze cerealicole che arrivano dall’estero. Sacrificato dagli ‘ascari’).

La vicenda dell’uva da tavola siciliana è emblematica. Leggiamo assieme un comunicato stampa diramato qualche giorno fa dall’attuale assessore region ale all’Agricoltura, Antonello Cracolici:

“Dopo 5 anni di blocco riparte oggi da Mazzarrone l’esportazione di uva Italia in Canada con il primo carico da 20 tonnellate.”

Mazzarrone, importante centro agricolo del Catanese, è un’area nella quale si produce uva Italia di elevata qualità. L’altra area della Sicilia dove si produce uva Italia di prim’ordine è Canicattì e il suo circondario, in provincia di Agrigento (e anche alcune zone del Nisseno).

“Gli operatori del Servizio Fitosanitario (della Regione siciliana ndr) – prosegue il comunicato dell’assessore Cracolici – hanno applicato il protocollo dei controlli sul prodotto siciliano recentemente riconosciuto dalle autorità canadesi. Nel 2007, prima del blocco delle esportazioni, l’uva da tavola siciliana diretta in Canada superava le 700 tonnellate all’anno”.

Poi – a quanto si può dedurre – l’export siciliano di uva Italia verso il Canada è stato bloccato. Motivo: i canadesi hanno voluto fare chiarezza sulla salubrità dell’uva da tavola (in particolare, sull’uva Italia) prodotta in Sicilia.

“La merce – prosegue il comunicato – è stata sottoposta ad un esame integrato con le verifiche di qualità adottate dalle aziende produttrici, sotto la supervisione del Servizio Fitosanitario regionale che sta lavorando anche all’applicazione di un protocollo sanitario per avviare l’esportazione in Canada di albicocche, ciliegie, pesche, susine e kiwi. Le procedure di controllo sui prodotti concordate con i Paesi importatori sono già state applicate con successo anche per l’arancia rossa diretta in Giappone e in Cina. Il Servizio Fitosanitario regionale ha un ruolo strategico per favorire l’export dei prodotti siciliani nel mondo perché ha tra le sue funzioni anche quella di armonizzare le disposizioni sui controlli sanitari dei prodotti tra paesi importatori ed esportatori”.

Come potete notare, la Regione siciliana è dotata di un Servizio Fitosanitario che è perfettamente in grado di valutare se un prodotto agricolo – in questo caso l’uva Italia – può essere esportato perché privo di residui di pesticidi dannosi per la salute umana.

La cosa assurda è che questo Servizio Fitosanitario della Regione funziona per i prodotti agricoli siciliani che debbono essere esportati, ma non funziona per controllare i prodotti agricoli che arrivano in Sicilia dal Canada, dal Nord Africa, dal Sud Africa, dall’Asia, dalla Cina e via continuando.

Questo Servizio Fitosanitario della Regione non si occupa di controllare i prodotti agricoli che arrivano in Sicilia dal resto del mondo non per responsabilità di chi vi lavora (cioè del personale), ma perché la politica siciliana non ha interesse a tutelare la salute dei siciliani. E infatti nella nostra Isola arrivano le schifezze da mezzo mondo.

Il caso del grano duro che arriva dal Canada pieno di glifosato e di micotossine è eclatante, visto che queste sostanze dannosissime per la nostra salute (e responsabili, a lungo andare, di malattie gravi) finiscono sotto forma di pasta, pane, pizze, semola, farine, biscotti, dolci e via continuando sulle nostre tavole.

Ma c’è la frutta estiva che arriva dall’Africa (Dio solo sa che pesticidi usano le multinazionali che si sono impossessate dei terreni dell’Africa, usufruendo di un costo del lavoro irrisorio rispetto ai costi del lavoro in agricoltura del nostro Paese); c’è l’ortofrutta cinese e asiatica (non vi raccontiamo cosa combinano i cinesi con la passata di pomodoro, perché sennò smettereste di utilizzare passata di pomodoro acquistata nei supermercati per i prossimi trent’anni…).

Questi prodotti agricoli che arrivano in Sicilia non solo sono senza controlli, non solo mettono a repentaglio la nostra salute, ma ammazzano la nostra agricoltura: succede con il grano duro siciliano (quest’anno il prezzo di questo prodotto è precipitato a 14 centesimi al chilogrammo: tenete conto che, per riprendere le spese gli agricoltori siciliani e, in generale, del Sud Italia, dovrebbero vendere un chilogramnmo di grano duro 24 centesimi); succede con gli ortaggi; succede con la frutta.

Una vergogna avallata dall’Unione Europea dell’Euro e da un dannosissimo Parlamento Europeo dal quale, per protesta la Sicilia – se fosse una Regione seria – dovrebbe ritirare la delegazione parlamentare. Unione Europea dell’Euro e Parlamento Europeo stanno distruggendo l’agricoltura del Sud Italia e, in particolare, l’agricoltura siciliana.

Aiutati – per ciò che riguarda la Sicilia – dall’attuale Governo della Regione: in particolare, dall’assessorato all’Agricoltura che tutela la salute dei canadesi e non fa nulla per tutelare la salute dei Siciliani!

Ultima ‘chicca’. Dovete sapere, cari lettori di Time Sicilia, che i produttori di uva Italia di Canicattì e di Mazzarrone (e di altri piccoli centri della nostra Isola) sono tra i più bravi al mondo. Forse non esageriamo a definirli i più bravi del mondo. E sapete perché? Perché, da sempre, utilizzano in modo rigoroso e scientifico i pesticidi.

L’uva da tavola biologica, senza pesticidi, è un sogno. Ammesso che si possa produrre, costerebbe una barca di soldi. Per l’uva da tavola, piaccia o no, bisogna utilizzare i pesticidi. Ma bisogna saperli utilizzare. Facendo in modo che non rimangano residui dannosi per la salute umana. E in questo gli agricoltori di Canicattì, di Mazzarrone e centri vicini sono bravissimi. Non a caso l’uva Italia di questi centri della Sicilia si esporta in mezzo mondo.

Sapete qual è il paradosso? Che, a parte nei centri di produzione, trovare l’uva Italia di Canicattì e Mazzarrone in Sicilia è difficile. Se non ci credete, fatevi un giro per i supermercati. Troverete – questo è proprio il periodo dell’uva da tavola – altre uve. Ma difficilmente troverete quella di Canicattì e Mazzarrone.

E allora che uva da tavola mangiano, in tanti casi, i Siciliani? Qui arriva il bello.

L’uva da tavola coltivata nel Nord Africa (Egitto, Tunisia, Marocco) – guarda che caso! – matura nel periodo in cui matura quella siciliana.

Provate a leggere da dove arriva l’uva da tavola nei supermercati: nella stragrande maggioranza dei casi non c’è alcuna informazione. Perché le multinazionali sono contrarie alla ‘tracciabilità’ (l’indicazione di provenienza di un prodotto agricolo e informazioni sulle tecniche agronomiche e sulle metodologie seguite per conservare i prodotti).

Quindi troverete uva da tavola senza alcuna indicazione sulla provenienza. Arriva dal Nord Africa? Com’è stata coltivata? Che pesticidi hanno utilizzato? Come è stata conservata?

Buon appetito!

 

fonte: http://timesicilia.it/canada-esporta-sicilia-grano-duro-pieno-glifosato-micotossine-pretende-uva-tavola-siciliana-supercontrollata/

…Ancora conferme del Canada: “Glifosato nel grano, nel baby food e nei vegetali”

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…Ancora conferme del Canada: “Glifosato nel grano, nel baby food e nei vegetali”

Un report della Canadian Food Inspection Agency conferma che mobilitazione contro l’uso di questo erbicida che si sta registrando in tantissimi Paesi è più che giustificata. Così come le preoccupazioni sulla pasta ‘made in Italy’ fatta con il grano canadese….

Mancava solo la conferma ufficiale. Che adesso è arrivata: l’Agenzia per la sicurezza alimentare del Canada ha diffuso un report sulla presenza di glifosato nei prodotti alimentari e i risultati confermano che la mobilitazione contro l’uso di questo erbicida che si sta registrando in tantissimi Paesi è più che giustificata.

Di questo report danno notizia gli stessi media canadesi, a partire dal colosso CBC.  Cosa dice la Canadian Food Inspection Agency?

Il test ha riguardato 3188 prodotti alimentari, tra questi: il grano, succhi di frutta, legumi, soia e cibo per bambini.

Cominciamo dal grano, argomento che ci interessa da vicino: nel 36,6% di prodotti a base di grano duro è stata trovata la presenza di glifosato e nel  3,9% dei casi sopra i limiti di legge che in Canada è di 5 ppm. Un limite molto più restrittivo di quello che c’è in Europa (10 ppm) che dal Canada importa enormi quantità di grano senza, va da sé, l’obbligo di rispettare il limite dei 5ppm. In particolare, l’Italia dove le industrie usano anche il grano duro canadese per produrre la pasta che noi mangiamo ogni giorno (in calce una serie di articoli sul tema).

“Potremmo dire che agli italiani converrebbe trasferirsi in Canada per mangiare un buon piatto di pasta non contaminato”, dice con un pizzico di ironia Saverio De Bonis, presidente di GranoSalus il comitato che si batte contro l’utilizzo del grano estero nella produzione della pasta. Per dire che il grano duro che contiene alte concentrazioni di glifosato, i canadesi non lo se lo tengono di certo. Lo stesso vale per il DON (deossinivalenolo), altra sostanza tossica consentita in quantità maggiori in Europa.

A questo proposito non possiamo non ricordare le parole di Ettore Pottino, presidente della Confagricoltura siciliana:

I signori della Barilla e delle altre industrie raggirano i consumatori. Puntano tutto sul brand Made in Italy, ma dove è il made in Italy quando, poi, nella pasta prodotta, non c’è il grano Made in Italy? E non si trincerino dietro il fatto che la quantità di glifosato e micotossine del grano importato è nei limiti imposti dalle norme, perché, intanto, resta il problema dell’abuso del brand Made in Italy e poi, che motivo c’è di usare prodotti che contengono veleni? Anche se fossero in dosi minime, perché usarli quando il Sud Italia produce grano di ottima qualità? E’ un caso, forse, che negli ultimi 20 anni siano esplose allergie e intolleranze”?”

Non solo grano. L’Agenzia canadese ha certificato che anche nel 47% di campioni di lenticchie, fagioli e piselli ci sono tracce di glifosato e, nota dolentissima, anche nel 30% di cibo per bambini (cereali e altro) regolarmente in commercio. Consola poco leggere che si tratta di quantità che rispettano i limiti di legge, perché comunque stiamo parlando di un veleno con il quale nessuno vorrebbe nutrire i propri figli.

Tant’è che la stessa CBC riporta le parole dei medici canadesi che si dicono preoccupati dal glifosato anche se si tratta di basse quantità:

Può creare danni alle naturali funzioni biologiche, resistenza agli antibiotici, produrre, insomma, effetti negativi sulla salute”.

L’argomento, come ormai sappiamo, è delicatissimo. Perché parliamo di un erbicida (in Canada viene usato per fare maturare la piante, in fase di pre-raccolta) che secondo lo Iarc, l’Agenzia di ricerca sul cancro dell’Oms, è “probabilmente cancerogeno” e sul quale ancora l’Europa non si decide a mettere la parola fine. Sempre sul sito della CBC leggiamo che anche l’American Cancer Society lo inserisce nella lista dei “probable carcinogens.” 

Bisogna precisare che l’Agenzia canadese si è rifiutata di fornire le marche dei prodotti analizzati. A parte il grano duro, dunque, non sappiamo quali di questi prodotti siano in commercio anche in Europa.

Ma come mai si è decisa a rendere pubbliche queste analisi?

Quello che è certo è che il dibattito sulla salubrità del glifosato ha investito in pieno anche il Canada. Ma, secondo alcuni osservatori, le cause di questa ufficializzazione sono di natura prettamente economica: le stesse industrie starebbero chiedendo più controlli perché, da quando è scoppiato lo scandalo glifosato, le loro vendite si sarebbero notevolmente ridimensionate.

C’è poi la questione CETA, l’accordo di commercializzazione che l’UE ha firmato con il Canada  e che ora deve essere approvato dai singoli Stati europei. In molti Paesi, Francia in primis, cresce il dissenso verso un accordo che aprirebbe ulteriormente le porta ai prodotti canadesi (anche Ogm) per i danni all’agricoltura e, probabilmente, anche alla salute. Il Canada starebbe quindi di cercando di rassicurare i consumatori europei sulla sicurezza dei loro prodotti.

Cosa farà il Parlamento italiano? A giudicare dal  voto degli eurodeputati italiani a Strasburgo, PD e Forza Italia sarebbero propensi a ratificarlo. Spetta dunque ai consumatori italiani fare sentire la propria voce così come stanno facendo i francesi, i tedeschi e altri.

“Questo accordo  deve essere ratificato dai Parlamenti nazionali – aveva detto il presidente della Coldiretti Calabria, Pietro Molinaro ai Nuovi Vespri – e se anche uno solo Paese non lo farà, potrebbe saltare tutto. Dalla Francia, ad esempio, Paese battagliero e nazionalista per antonomasia, arrivano segnali incoraggianti: gli agricoltori francesi e i consumatori vedono come una minaccia il CETA ed è altamente probabile che il loro Parlamento tenderà a proteggerli. Lo stesso dobbiamo pretendere dal nostro Parlamento e per questo serve una grande opera di sensibilizzazione dei cittadini”.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/04/14/la-conferma-del-canada-glifosato-nel-grano-nel-baby-food-e-nei-vegetali/

Ed ora anche il Canada comincia ad ammettere: nel 30% del grano c’è glifosato… E se loro dicono solo “30%”, provate solo ad immaginare quali porcherie ci mandano…!

 

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Ed ora anche il Canada comincia ad ammettere: nel 30% del grano c’è glifosato… E se loro dicono solo “30%”, provate solo ad immaginare quali porcherie ci mandano…!

 

Ora anche il Canada lo ammette: nel 30% del grano c’è glifosato

Un campione su tre con residui di glifosato. La campagna di test fatta dalle autorità canadesi mostra, se ce ne fosse ancora bisogno, come il pesticida più utilizzato al mondo sia tutt’altro che poco persistente e finisca negli alimenti che consumiamo.

È questo il risultato delle analisi ufficiale relative al 2016 appena divulgato dall’Agenzia canadese di ispezione degli alimenti.

In dettaglio i risultati mostrano come il 7,3% della frutta e dei vegetali freschi presentino residui di glifosato, sebbene entro i limiti e il 12,1% di quelli trasformati facciano rivelare tracce del pesticida.

Grano da brividi

Uno dei dati più impressionanti è quello ottenuto dai controlli sul grano, utilizzato anche da molte aziende italiane per produrre la pasta: il 36,6% di campioni hanno fatto registrare la presenza di glifosato e il 3,9% addirittura sopra i limiti di legge che in Canada è di 5 ppm.

In cima alla lista dei vegetali “avvelenati” da residui di erbicida, fagioli, piselli e lenticchie con il 47,4% di positivi ma appena lo 0,6% oltre i limiti di legge.

Baby food, uno su tre è contaminato

E nei prodotti finiti? Il glifosato non manca davvero. Soprattutto in quelli destinati ai bambini: nei cereali destinati a loro se ne trova nel 31,7% dei casi, negli alimenti per la prima infanzia nel 30,7% . Altro che roulette russa, come l’avevamo definita quando abbiamo esaminato la pasta e i prodotti per la prima colazione italiani: in Canada le probabilità di trovarsi glifosato nel piatto salgono pericolosamente.

Anche per questo molte associazioni europee (tra le quali il Salvagente) hanno dato vita a una Ice (una petizione ufficiale) per chiedere alla Ue di dare uno stop definitivo a questo pesticida. Una petizione che in Italia deve ancora raggiungere il traguardo di firme necessarie per produrre i suoi effetti. Dunque non resta che invitare i nostri lettori a firmare. Subito.

Una firma per chiedere all’Europa che non autorizzi nuovamente il pesticida, prodotto soprattutto dalla Monsanto. Firmatela qui.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/04/12/ora-anche-il-canada-lo-ammette-nel-30-del-grano-ce-glifosato/21351/?utm_content=buffer7d554&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer

La guerra della farina, Coldiretti: “ingannano i consumatori”

 

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La guerra della farina, Coldiretti: “ingannano i consumatori”

È guerra tra l’ Associazione Industriali Mugnai d’Italia Italmopa e la Coldiretti.

Per Ivano Vacondio, presidente di Italmopa l’associazione mugnai, la farina è “100% made in Italy a prescindere dall’origine del grano”, che invece  in gran parte viene importato dall’estero. Dura la replica della Coldiretti: “Sono queste furbizie che distruggono il vero made in Italy dal campo alla tavola: il trucco di Italmopa non inganna i consumatori italiani”.

Farina 100% made in Italy Grano estero? Come è possibile?

Il presidente dell’Associazione industriali mugnai d’Italia aveva dichiarato: “Non ci stancheremo mai di ripetere che le nostre farine sono da considerarsi al 100% made in Italy. Esse sono il frutto dell’impareggiabile capacità dei nostri mugnai nel saper individuare e miscelare le migliori e più preziose varietà di frumento tenero, per la produzione di un’ampia varietà di farine di frumento, tutte accomunate da eccellenti qualità nutrizionali e salutistiche, destinate alla produzione di pane, di pizza o di prodotti dolciari. E questo a prescindere dall’origine della materia prima frumento”.

Peccato che poco prima avesse precisato: “Il nostro paese si trova nell’obbligo di importare circa il 60% del proprio fabbisogno nel comparto del frumento tenero e circa il 40% nel comparto del frumento duro“. Come si fa dunque ad ottenere dal grano estero farina Made in Italy? Mistero…!!

“Il trucco dei mugnai non incanta”

Secca e puntuale la replica della Coldiretti: “Il trucco dei mugnai non inganna i consumatori che sanno bene che da un grano straniero non si può certo ottenere il miracolo della farina italiana. Sono queste furbizie che distruggono il vero Made in Italy dal campo alla tavola, favoriscono le importazioni straniere da spacciare come italiane”.

“Le maggiori importazioni di grano duro – precisa la Coldiretti – arrivano da un paese come il Canada che in preraccolta fa un uso massiccio di glifosato, vietato in Italia. Un malcostume che va fermato con la trasparenza dell’informazione a partire dall’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del grano utilizzato nella produzione di pasta accelerando l’iter dello schema di decreto condiviso dai ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo economico Carlo Calenda, inviato ormai da tempo per l’esame preliminare alla Commissione Europea a Bruxelles”.