Quando il sole sorge in Africa non importa se sei un leone o una gazzella: se vedi uno stronzo, bianco e arricchito è meglio che cominci a correre.

 

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Quando il sole sorge in Africa non importa se sei un leone o una gazzella: se vedi uno stronzo, bianco e arricchito è meglio che cominci a correre.

 

A due anni dall’uccisione del leone Cecil, in Zimbabwe via libera ai trofei di caccia

L’agenzia americana per la pesca e gli animali selvatici (USFWS) ha eliminato il divieto di importare trofei di caccia dallo Zimbabwe. Una decisione presa a due anni di distanza dall’uccisione di Cecil, il leone del Parco nazionale di Hwange in Zimbabwe, ad opera del dentista americano Walter Palmer, che aveva scatenato l’ira degli animalisti sul web e spinto gli Stati Uniti a bandire l’esportazione dei trofei di caccia dal Paese dell’Africa australe. Seppur controversa, la logica alla base del commercio delle carcasse imbalsamate degli animali uccisi, consiste per gli Stati nel ricevere denaro da investire per proteggere le specie in via d’estinzione, comunque minacciate dai numerosi bracconieri che agiscono in Africa. In realtà dato il clamore suscitato a livello globale per la brutalità dell’uccisione del leone Cecil, le autorità americane avevano deciso di mettere una toppa sull’episodio, nonostante le critiche della potente associazione di caccia a stelle strisce National Rifle.

«Da allora tutti i trofei di caccia sono rimasti nel nostro Paese e alla fine di quest’anno verranno esportati seguendo regole ferree grazie alla nuova apertura degli Stati Uniti» ha detto Oppah Muchinguri-Kashiri, Ministro dell’Ambiente dello Zimbabwe. La decisione garantisce al governo maggiori entrate, centrali per le casse dello Stato sempre più vuote a causa della crisi economica e dell’inflazione alle stelle. Lo scorso anno il numero di cacciatori era declinato notevolmente a causa dell’embargo e le entrate relative alla caccia dei cosiddetti “big five” (leone, elefante, rinoceronte, leopardo e bufalo) si erano fermate a 70 milioni di dollari. La decisione dell’agenzia americana arriva nel pieno del periodo venatorio che raggiunge il suo apice tra aprile e novembre. La caccia al leone, la più ambita, può costare ad un singolo cacciatore fino a 50mila dollari, trofeo compreso.

Una notizia che arriva a poche ore di distanza dal maxi sequestro di 7,2 tonnellate di zanne d’elefante al porto di Hong Kong. La maggiore confisca degli ultimi trent’anni dal valore di circa 8 milioni di euro. In Cina, il cui avorio è usato per realizzare oggetti preziosi, il divieto sull’importazione e la vendita di prodotti d’avorio sarà effettiva da inizio 2018, mentre ad Hong Kong, ancora oggi epicentro dei trafficanti di zanne, sarà bandito dal 2021. Il sequestro dimostra l’ultimo disperato tentativo da parte dei cacciatori di frodo di far entrare nel Paese asiatico il maggior possibile di avorio per poter ottenere qualche forma di compensazione prima del divieto definitivo. A livello internazionale l’avorio è stato bandito nel 1989 e attualmente il numero di elefanti è prossimo ai 350mila esemplari.

fonte: http://www.ilsecoloxix.it/p/magazine/2017/07/11/AS5wOhJI-uccisione_zimbabwe_libera.shtml

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L’odiosa “caccia in scatola”

Nei paesi africani nei quali è consentita la caccia, il turismo collegato ad essa funziona a piena velocità. Il Sudafrica offre accanto al tradizionale trofeo di caccia una variante ancora più crudele: il “canned hunting” ovvero la caccia in scatola (in pratica una caccia da dietro un recinto), in cui gli animali vengono serviti ai loro cacciatori su un piatto d’argento.

fonte: https://www.conoscenzealconfine.it/lodiosa-caccia-in-scatola/

Il titolo è liberamente tratto da una battuta di Arsenalekappa: https://twitter.com/ArsenaleKappa/status/896017085930905602

Cacciatore muore schiacciato da un’elefantessa che proteggeva i suoi cuccioli – Com’è che a noi dispiace solo per l’elefantessa?

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Cacciatore muore schiacciato da un’elefantessa che proteggeva i suoi cuccioli – Com’è che a noi dispiace solo per l’elefantessa?

Cacciatore sudafricano muore schiacciato da un’elefantessa che proteggeva i suoi cuccioli

Nella sua vita aveva ucciso tanti animali: leopardi, antilopi, leoni e ogni volta, posava trionfante e sorridente, accanto al corpo della vittima di turno. Adesso ad avere la peggio è stato proprio lui, Teunis Botha, cacciatore professionista sudafricano.

Cinquantuno anni, famoso per i suoi safari nel parco di Hwange e per aver collezionato trofei e zanne d’avorio, Botha è stato scaraventato a terra e schiacciato da un’elefantessa. È accaduto venerdì scorso in Zimbabwe, ma solo da un paio di oggi i media africani hanno dato riscontro della notizia.

Secondo la ricostruzione dei testimoni, Botha stava conducendo un gruppo in una battuta regolarmente autorizzata alla Good Luck Farm, nei pressi del Hwange National Park, quando ha incontrato un branco di elefanti con i loro piccoli.

Tre pachidermi preoccupati per l’incolumità dei cuccioli hanno caricato frontalmente i cacciatori, mentre un quarto li ha sorpresi arrivando lateralmente. L’elefantessa ha afferrato Botha con la proboscide e un altro cacciatore ha aperto il fuoco. Colpito dallo sparo, l’animale è collassato cadendo proprio su Botha. Sono morti entrambi.

La stampa parla di un incidente e di una caccia sfortuna, piuttosto sarebbe il caso di parlare di legittima difesa da parte dell’elefantessa. Nessun commento da ‘The Big Game Safaris’ la società di Botha che mostra sul proprio sito, immagini raccapriccianti di zanne, pelle di leopardi, coccodrilli, leoni, giraffe e tanti altri.

Ricordiamo che vicino a questo parco, nel 2015 era stato ucciso anche il leone Cécil dal dentista americano appassionato di caccia, Walter Palmer.

Gli elefanti sono animali docili che all’occorrenza, come tutti gli altri, sanno difendersi, soprattutto se avvertono condizioni di pericolo per i cuccioli e per il gruppo in generale. Ogni anno i bracconieri in cerca di avorio uccidono fino a 33mila pachidermi.

L’ultimo censimento Great Elephant Census dice chiaramente che sono a rischio estinzione perché tra il 2007 e il 2014, il loro numero è diminuito del 30%, ovvero sono scomparsi oltre 140 mila esemplari. Al ritmo attuale si potrebbe arrivare, in soli 9 anni, a loro fine definitiva.

E anche se lo Zimbabwe è una delle poche nazioni africane ad avere una popolazione relativamente stabile di elefanti della Savana, il bracconaggio e la siccità hanno ridotto la capacità dello Stato di gestire la popolazione di pachidermi.

Dominella Trunfio

fonte: https://www.greenme.it/informarsi/animali/24003-elefante-uccide-bracconiere