Come la produzione di cacao sta distruggendo le foreste africane, senza neppure portare ricchezza

 

cacao

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

 

Come la produzione di cacao sta distruggendo le foreste africane, senza neppure portare ricchezza.

La storia del cacao in Africa è una di quelle che non trova spazio sulle colonne dei giornali, eppure è una storia importante che, nella sua tragicità, è utile conoscere. È una storia che ci riguarda tutti, perché si nasconde dietro le tavolette di cioccolata che compriamo al supermercato.

Una storia che come troppo spesso accade ci racconta di multinazionali senza scrupoli, di enormi quantità di denaro, di interessi di persone lontane e di un senso di onnipotenza che ha portato a distruzione in larga scala. Chi l’avrebbe mai detto che in nome delle piantagioni di cacao intere foreste tropicali sono state sacrificate in Africa occidentale?

La deforestazione, illegale, va avanti da tanto tempo, anche nei parchi nazionali, lasciando dietro paesaggi irriconoscibili. Un po’ come avviene per l’olio di palma in Indonesia. La Costa d’Avorio e il Ghana producono il 60% del cacao mondiale, con 2.6 milioni di tonnellate l’anno.

Il dieci percento delle foreste del Ghana è stato sostituito nel corso degli anni da monocoltura di cacao. La Costa d’Avorio un tempo ricca di biodiversità perde il suo complesso patrimonio arboreo per lo stesso motivo. Delle sue ventitré aree protette, sette sono scomparse e ingoiate da piantagioni di cacao.

Il risultato? Alcune specie di scimpanzé hanno perso il loro unico habitat e ora sono specie a rischio estinzione. Gli elefanti sono quasi del tutto scomparsi in Costa d’Avorio. Anche dal punto di punto di vista umano la situazione non è certo delle migliori: scompare la foresta,m scompaiono gli animali, ma c’è ancora povertà estrema e lavoro minorile nelle piantagioni.

Chi compra questo cacao? Marchi come Mars, Nestlé, Hershey, Godiva e molti altri tra le principali industrie mondiali della cioccolata acquistano cacao senza accertarsi della provenienza. Non fanno nulla per accertarsi che la materia prima che acquistano sia prodotta in modo anche solo vagamente etico e sostenibile.

E come per il petrolio in Nigeria, l’industria della cioccolata si fa forte del fatto che in questi paesi ci sono governi corrotti a cui di parchi e aree protette non importa, ne gli importa delle condizioni di chi in queste piantagioni lavora. Alleandosi di fatto agli interessi più biechi delle multinazionali, alle quali importa solamente di pagare cacao e manodopera il meno possibile, costi quel che costi. Lo stipendio medio dei lavoratori delle piantagioni di cacao è di 80 centesimi al giorno.

Un uomo di nome Glenn Horowitz, direttore di Mighty Earth una non-profit internazionale che si occupa della conservazione di paesaggi a rischio, negli scorsi mesi ha presentato un rapporto su come funziona l’industria del cioccolato in Africa occidentale. Si parte dai pisteurs, degli intermediari di primo livello che comprano i chicchi di cacao dal produttore e li portano in villaggi più grandi. Qui ci sono delle imprese che vagliano il prodotto e lo mandano a compagnie agricole locali di media grandezza che infine vendono il cacao alle multinazionali straniere.

Ci sono dunque almeno cinque passaggi e man mano che si va avanti, si perde il contatto con il produttore, le sue condizioni di vita, e quello dell’ambiente dove il cacao è stato prodotto. Sfruttando la complessa piramide di produzione e distribuzione del prodotto le multinazionali hanno buon gioco ad affermare di non sapere. Di fingere indignazione quando un’inchiesta svela questa realtà.

Horowitz afferma di sperare che il suo rapporto serva per spronare le industrie a fare meglio e prestare più attenzione, se non altro per vergogna, e i consumatori ad esigere prodotti che non arrivino dalla distruzione della terra o dallo sfruttamento della manodopera locale. Nestle’ e Godiva sono colossi. Hanno dovere di togliersi i paraocchi, andando oltre quei cinque gradi di separazione fra loro e i lavoratori ed esigere che il loro cacao provenga da piantagioni che rispettano le foreste e dove il lavoro è eticamente retribuito.

Impossibile? No, non lo è. Perché alcune ditte minori già oggi promuovono la produzione di cacao etico, prodotto senza danneggiare le foreste, e distribuiscono parte dei ricavati ai lavoratori locali, dimostrando così che una filiera più giusta del cacao può essere messa in pratica. E non lo è anche pensando a quanto successo recentemente con l’olio di palma, quando la pressione internazionale contro la deforestazione causata in Indonesia dalla sua produzione ha costretto le multinazionali ha impegnarsi per garantirne una produzione più sostenibile.

fonte: http://www.dolcevitaonline.it/come-la-produzione-di-cacao-sta-distruggendo-le-foreste-africane-senza-neppure-portare-ricchezza/

 

Nestlé ammette: “Non possiamo garantire assenza di lavoro minorile per il nostro cacao” …e se ammettono questo, figuratevi un po’ cosa c’è dietro…!

Nestlé

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Nestlé ammette: “Non possiamo garantire assenza di lavoro minorile per il nostro cacao” …e se ammettono questo, figuratevi un po’ cosa c’è dietro…!

 

“Non è possibile garantire che il 100% del cacao di Nestlé non è stato prodotto con lavoro minorile“. A dirlo è il direttore degli affari pubblici della multinazionale Usa, Christian Frutiger. In occasione della presentazione del rapporto “Affrontare il lavoro minorile”, il responsabile della Nestlé ha dichiarato a ConfectioneryNews che il sistema di prevenzione del lavoro infantile di Nestlé nel suo piano di cacao coprirà circa la metà dell’offerta dell’azienda entro il 2020, ma il pieno raggiungimento non sarà mai possibile.

Il 70% dei fornitori senza monitoraggio

Secondo la multinazionale, il sistema di monitoraggio del lavoro minorile (CLMRS) che ha adottato in una parte della sua catena di approvvigionamento di cacao in Costa d’Avorio e Ghana dal 2012 sta riducendo gli incidenti di lavoro minorile del 51%, per cui il colosso alimentare ha subito anche una class action nel 2015Nestlé ha scoperto circa 7.000 bambini impegnati nelle peggiori forme di lavoro minorile dopo l’inizio del monitoraggio, la maggior parte dei quali ora sono fuori dal lavoro di cacao. Eppure quasi il 70% dei volumi di cacao di Nestlé non dispone del sistema CLMRS. Il sistema di prevenzione si basa su circa 1.200 funzionari di collegamento comunitari, che rilevano incidenti di lavoro minorile e riportano all’International Cocoa Initiative (ICI) il partner delle Ong. “Il 100% delle aziende – spiega Frutiger – probabilmente non sarà mai coperto dal sistema di monitoraggio, ma è un percorso continuo. Stiamo lavorando per arrivare fino al 50% e continuare il viaggio verso il 100%”.

“Ci possono essere casi di lavoro minorile”

Nel 2011, Nestlé ha commissionato alla Fair Labour Association di riesaminare la propria catena di approvvigionamento di cacao e sviluppare ulteriormente l’CLMRS in base alle sue raccomandazioni. Ma Frutiger ammette: “Non possiamo aver capito pienamente la completa complessità della questione del lavoro minorile” prima che la relazione venisse commissionata. Il dirigente Nestlé ha aggiunto: “Non possiediamo aziende agricole, perciò la prima cosa che abbiamo dovuto fare è accorciare la filiera di approvvigionamento” per rendere più facili i controlli. Non basta, secondo le stesse parole Di Frutiger: “Non c’è mai la garanzia del 100% che non esista il lavoro minorile … ci possono essere casi di lavoro minorile. Il lavoro minorile è un fenomeno di povertà e questo fenomeno ha bisogno di un approccio multiplo”. Anche se il problema del lavoro minorile nella catena di approvvigionamento di cacao è conosciuto da decenni, si stimano ancora due milioni di bambini che lavorano nelle aziende di cacao in Costa d’Avorio e in Ghana.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/10/19/nestle-non-possiamo-garantire-assenza-di-lavoro-minorile-per-il-nostro-cacao/27229/

Quanto peso hanno le grandi aziende sull’informazione del nostro paese? Per esempio, la Ferrero è accusata di approvvigionarsi di cacao illegale in Costa d’Avorio. Ma la notizia scompare da tutti i giornali italiani!

 

Ferrero

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Quanto peso hanno le grandi aziende sull’informazione del nostro paese? Per esempio, la Ferrero è accusata di approvvigionarsi di cacao illegale in Costa d’Avorio. Ma la notizia scompare da tutti i giornali italiani!

Leggi: L’accusa a Ferrero e Lindt: utilizzano cacao raccolto illegalmente!

Cacao illegale, così Ferrero scompare dai giornali italiani

Quanto peso hanno le grandi aziende alimentari italiane sull’informazione del nostro paese? E come è possibile che un’azienda come Ferrero, accusata di approvvigionarsi di cacao illegale in Costa d’Avorio, e finita ovviamente sui media europei, sparisca non solo dai titoli ma anche dai pezzi dei colleghi italiani?

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato – riprendendola da un lancio di agenzia francese – la notizia di un rapporto della ong Mighty Earth che denunciava la raccolta di cacao in zone protette della Costa d’Avorio. Il rapporto (che qui potete leggere nella sua versione integrale) faceva una lunga lista di aziende responsabili dello sfruttamento illegale di questa materia prima, tra questi la Ferrero.(continua dopo l’immagine)

Dopo qualche giorno, la notizia ha raggiunto anche altri siti internet italiani ma – con buona pace della correttezza dell’informazione – è sparito ogni riferito all’azienda di “casa”. Tra l’altro, a cedere nella tentazioni di coprire le presunte malefatte di Ferrero non è stato un sito di informazione minore ma niente poco di meno che il fiore all’occhiello delle agenzie di stampa, l’Ansa come dimostra lo screenshot di seguito. (continua dopo l’immagine)

Sulla stessa scia dell’Ansa, la versione on line del quotidiano La Stampa che ha copiato e incollato il lancio d’agenzia e anche in questo caso Ferrero è salva.

tratto da: https://ilsalvagente.it/2017/09/15/cacao-illegale-cosi-ferrero-scompare-dai-giornali-italiani/25836/

L’accusa a Ferrero e Lindt: utilizzano cacao raccolto illegalmente!

 

Ferrero

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

L’accusa a Ferrero e Lindt: utilizzano cacao raccolto illegalmente!

La Costa d’Avorio ha fornito cacao “illegale”, proveniente da zone protette, ai grandi nomi dell’industria del cioccolato come Olam, Cargill e Barry Callebaut. E’ quanto emerso da un rapporto dell’organizzazione non governativa Mighty Earth, visionato in esclusiva da Radio France Internationale(Rfi), The Guardian e Der Spiegel.

La Costa d’Avorio è il maggior produttore di cioccolato al mondo. Tuttavia, l’inchiesta mostra come una parte di questa materia prima – che raggiunge aziende come Ferrero, Lindt, Mars – proviene da foreste e parchi protetti in Costa d’Avorio. In particolare, il fenomeno riguarda le foreste di Goin Debé, Scio, Haut-Sassandra, Tai e i parchi di Mont Peko e Marahoué.

“Le autorità ivoriane sono talvolta complici o inefficaci” osserva l’Ong mentre il presidente della World Cocoa Foundation, Rick Scobey, intervistato da Rai fa sapere: “Questo è un problema conosciuto da anni. All’inizio dell’anno, 35 aziende del settore hanno deciso di unire le loro forze per lanciare una nuova partnership con il governo ivoriano e terminare la deforestazione in Ghana e Costa d’Avorio”.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/09/13/laccusa-a-ferrero-e-lindt-utilizzano-cacao-raccolto-illegalmente/

 

Tra i giovani scoppia la moda del Coco Loko, il cacao che si sniffa – Cosa contiene e che rischi comporta.

 

cacao

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

 

Tra i giovani scoppia la moda del Coco Loko, il cacao che si sniffa – Cosa contiene e che rischi comporta.

Il Coco Loko è una polvere a base di cacao commercializzata da un’azienda americana che sta spopolando in tutto il mondo. Ecco cosa contiene e quali sono i rischi.

Sembra talco ma non lo è, serve a darti l’allegria.

Parliamo del Coco Loko, una passione che da qualche tempo sta spopolando in Europa e negli Stati Uniti. Si tratta di una polvere a base di cacao che si sniffa e che dà effetti simili a quelli degli energy drink a base di caffeina o taurinaLegal Lean, l’azienda statunitense che la produce, promette “effetti benefici in termini di miglioramento dell’umore, di riduzione dell’ansia e di boost energetico, per almeno trenta minuti”.

È davvero così? La risposta più onesta è che, al momento, non c’è una risposta. Come hanno fatto notare il Washington Post e Rolling Stones, che per primi si sono occupati della vicenda, infatti, non sono ancora disponibili dati a supporto delle affermazioni di Legal Lean.

Per di più, la Food and Drug Administration statunitense non ha ancora approvato la commercializzazione del prodotto.

Cosa è e come è nato
Il Coco Loko è nato dalla mente di Nick Anderson, 29enne fondatore di Legal Lean. Anderson ha raccontato di aver letto, nei mesi scorsi, di una “crescente attenzione riguardo al cacao da sniffare in Europa”, e di averne ordinato un campione per provare. “All’inizio ero certo fosse una bufala”, ha detto. “Poi l’ho provato e ho capito che non lo era. Tutt’altro: è il futuro”. Dalle piste ai fatti: Anderson ha investito 10mila dollari per creare la sua polvere di cacao da sniffare, e in capo a due mesi, dopo svariati tentativi, (dice di) essere riuscito a trovare la miscela giusta: “Alcune versioni bruciavano troppo le narici”, racconta. “Altre non contenevano la giusta dose di sostanze stimolanti. Altre ancora non erano di bell’aspetto. Poi ce l’abbiamo fatta: abbiamo messo a punto un prodotto che dà lo stesso effetto di un energy drink: rende euforici e motivati”. In particolare, Coco Loko conterrebbe, oltre alla polvere di cacao, anche gingko biloba (una pianta delle gimnosperme le cui foglie sono ricche di terpenipolifenoli e flavonoidi), taurina e guarana, sostanze, per l’appunto, che si trovano in tutti i più comuni energy drink già in commercio.

I presunti effetti sull’organismo
Sempre stando alle dichiarazioni del produttore, sniffare Coco Loko provocherebbe un picco nella produzione di endorfine, i neurotrasmettitori che danno un senso di euforia ed energia, rilasciate per esempio quando si compie intensa attività fisica (il cosiddetto runner’s high, o sballo del corridore, la sensazione di benessere e iperattività riscontrata da molti atleti durante la pratica sportiva aerobica prolungata). Allo stesso modo, l’assunzione della polvere innescherebbe anche un aumento nella produzione di serotonina, sostanza che migliora l’umore e la sensazione di benessere. Effetti che si sommerebbero alle altre proprietà benefiche – note da tempo – del cacao: aumento di energia, motivazione, capacità di stare concentrati, riduzione dello stress e del senso di ansia. Uno studio del 2014, per esempio, pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, aveva mostrato che i flavonoidi del cacao migliorano le funzioni cerebrali e la circolazione sanguigna; altri lavori, in passato, hanno inoltre certificato che il cacao avrebbe proprietà antiossidanti e afrodisiache.

Gli effetti collaterali
Come già accennato, non si sa molto sui possibili effetti collaterali di Coco Loko (d’altronde non si sa molto neanche sui suoi presunti effetti benefici). Anderson si è limitato a ricreare il prodotto che aveva comprato dall’Europa: “Abbiamo usato i dati sulle ricerche di mercato condotte in Europa”, ha detto un portavoce dell’azienda. “Non abbiamo ancora sentito di alcun effetto collaterale, il che è significativo, tanto più che i prodotti a base di cacao grezzo sono sul mercato da oltre due anni. La nostra etichetta dice di non assumere più di mezza boccetta per volta. È tutto spiegato bene, ci sono istruzioni e avvertimenti e non mi sentirei responsabile se succedesse qualcosa. La Food and Drug Administration, per di più, non è al corrente di alcuna lamentela o effetto collaterale associati all’utilizzo del prodotto”.

Gli esperti, tuttavia, non sono così sicuri: stando a quanto hanno dichiarato diversi medici alla testata Abc News, infatti, l’assunzione di prodotti a base di taurina e guarana può indurre palpitazioni cardiache aumento della pressione arteriosaAndrew Lane, del John Hopkins Sinus Center, ha parlato anche di possibili rischi alle cavità nasali dovuti alla modalità d’assunzione della polvere: “Ci sono diverse preoccupazioni: in primo luogo, non è ben chiaro quanta parte di ciascun ingrediente viene assorbita dalle membrane nasali. Per di più, assumere prodotti solidi per via nasale espone al rischio di ostruzioni infezioni”. Gli esperti della Fda, dal canto loro, non hanno ancora deciso se e come occuparsi del prodotto. Per non rischiare, nel frattempo, è bene tornare a mangiare il cioccolato tradizionale. Che di sicuro male non fa.

I risultati di uno studio italiano sottolineano ancora una volta le fantastiche proprietà del cioccolato fondente: aumenta le prestazioni del cervello e contrasta il declino cognitivo degli anziani…!

 

cioccolato

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

I risultati di uno studio italiano sottolineano ancora una volta le fantastiche proprietà del cioccolato fondente: aumenta le prestazioni del cervello e contrasta il declino cognitivo degli anziani…!

Il cioccolato fondente aumenta le prestazioni del cervello e contrasta il declino cognitivo degli anziani – i risultati del nuovo studio italiano

Alcuni scienziati italiani hanno scoperto che una dose giornaliera di cacao agirebbe come integratore alimentare per contrastare diversi tipi di declino cognitivo.

Gli esiti delle loro ricerche portato alla scoperta che mangiare regolarmente il cacao è legato a miglioramenti nella memoria di lavoro e all’elaborazione delle informazioni visive e il cacao potrebbe risultare particolarmente utile per alcune persone.

Il cacao è il fagiolo essiccato e fermentato dell’albero di cacao utilizzato per fare deliziosi dolci al cioccolato. Le sue proprietà nutrizionali sono studiate ampiamente da anni.

Nel corso degli anni, è stato trovato che una gamma di sostanze chimiche che si verificano naturalmente nel fagiolo del cacao hanno effetti terapeutici.

Per esempio, si è scoperto che i polifenoli presenti nel cioccolato fondente aumentaro la calma e la soddisfazione e i flavanoli sono stati in grado di invertire il declino della memoria correlata all’età.

Prima di iniziare a utilizzare questa scusa per sconvolgere il maggior numero di cioccolato umanamente possibile, basta ricordare che il cioccolato contiene anche la teobromina, una sostanza tossica. Per rischiare di avvelenarvi con il cacao, dovreste mangiare circa 85 barrette di cioccolato.

Nonostante il notevole numero di indicazioni circa i benefici per la salute del cacao, ci sono solo un numero limitato di prove randomizzate e la letteratura presenta risultati ancora oggi discutibili.

In questo studio, la squadra ha esaminato la letteratura per gli effetti della somministrazione acuta e cronica dei flavanoli di cacao sull’attività cerebrale e, più in particolare, ciò che accade se lo fai per un lungo periodo di tempo.

Gli studi utilizzati per eseguire la revisione richiedevano soprattutto ai soggetti di consumare una bassa quantità di cacao, medio o grande sotto forma di bevanda o barra al cioccolato per un periodo compreso tra i cinque giorni e i tre mesi.

Gli scienziati hanno scoperto che esistevano prove sufficienti per sostenere le indicazioni sulla salute attribuite al cacao e, in particolare, ai composti flavanolo contenuti all’interno del prodotto vegetale.

Hanno notato miglioramenti nelle prestazioni di memoria di lavoro e migliorie circa l’elaborazione delle informazioni visive dopo il consumo di flavanoli di cacao. I risultati benefici risultano differenti a seconda del test demografico utilizzato.

Per gli anziani, si è scoperto che l’ingestione a lungo termine dei flavanoli di cacao ha migliorato l’attenzione, l’elaborazione mentale, la memoria di lavoro e la fluidità verbale e nella maggior parte dei casi è risultata vantaggiosa in coloro che avevano lievi cognizioni o all’inizio della perdita di memoria.

“Questo risultato suggerisce il potenziale dei flavanoli di cacao per proteggere la cognizione in popolazioni vulnerabili nel tempo migliorando le prestazioni cognitive”, hanno scritto i ricercatori dell’Università dell’Aquila in Italia, tra cui Valentina Socci e Michele Ferrara.

Per le persone sane, senza l’inizio della perdita di memoria, il cacao potrebbe anche migliorare il normale funzionamento cognitivo e avere un ruolo protettivo sulle prestazioni cognitive. I ricercatori ammettono anche che è necessario spingere i soggetti sani a consumarne di più prima che gli effetti benefici possano diventare significativi.

Un fattore demografico in particolare ha rivelato il beneficiato di cacao. Per le donne, mangiare il cacao dopo una notte di insonnia può aiutare a contrastare la cognizione compromessa associata alle difficoltà di prender sonno. Promettenti risultati sono stati in tal senso riscontrati sulle persone che soffrono di privazione cronica del sonno o che lavorano con diversi modelli di spostamento.

Ma come esattamente il cacao aiuta le capacità del cervello? I ricercatori non sono completamente sicuri, ma hanno alcune idee.

“Se si guarda al meccanismo sottostante, i flavanoli del cacao hanno effetti benefici per la salute cardiovascolare e possono aumentare il volume del sangue cerebrale … Questa struttura è particolarmente colpita dall’invecchiamento e quindi dalla potenziale fonte di diminuzione della memoria associata all’età negli esseri umani”.

Quindi dovremmo cominciare mangiare più cioccolato (fondente)? Forse, ma gli scienziati avvertono anche di mangiarlo con costante controllo.

Infatti, anche se “l’assunzione regolare di cacao e cioccolato potrebbe infatti fornire effetti benefici sul funzionamento cognitivo nel tempo”dicono i ricercatori –  “ci sono effetti potenziali legati al valore calorico del cioccolato, ad alcuni composti chimici intrinseci della pianta del cacao come la caffeina e la teobromina e una varietà di additivi che aggiungiamo al cioccolato come zucchero o latte. “

In base a quanto scritto, la soluzione ideale potrebbe quindi essere quella di consumare cacao puro, privo di zucchero. Molto più amaro ma più salutare. 

“Il cioccolato fondente è una ricca fonte di flavanoli, quindi dovremmo sempre mangiare un po’ di cioccolato fondente”.

I risultati sono stati riportati in Frontiers in Nutrition .

 

fonte: http://www.globochannel.com/2017/07/09/il-cioccolato-fondente-aumenta-le-prestazioni-del-cervello-e-contrasta-il-declino-cognitivo-degli-anziani-i-risultati-del-nuovo-studio-italiano/