Ti fanno pagare 2 cent il sacchetto ortofrutta perchè è bio, non inquina… Ma il sacchetto è made in Vietnam. Ha viaggiato, inquinando, per 10.000 km… Non trovate che c’è qualcosa che non quadra?

 

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Ti fanno pagare 2 cent il sacchetto ortofrutta perchè è bio, non inquina… Ma il sacchetto è made in Vietnam. Ha viaggiato, inquinando, per 10.000 km… Non trovate che c’è qualcosa che non quadra?

Ti fanno pagare 2 cent il sacchetto ortofrutta perchè è bio, non inquina… Ma il sacchetto è made in Vietnam. Ha viaggiato, inquinando, per 10.000 km… Non trovate che c’è qualcosa che non quadra?

Qualcuno ci spiega perchè al supermercato ci vendono a 2 cent il sacchetto made in Vietnam? Quanto ha inquinato per arrivare in Italia?

Signori, sono 10.000 Km…

Quanto ha inquinato per viaggiare in nave dal Vietnam all’Italia?

Quanto ha inquinato per essere scaricato in uno dei nostri porti?

Quanto ha inquinato per viaggiare in Tir dal porto al luogo di smistamento?

Quanto ha inquinato per viaggiare dallo smistamento al rivenditore al supermercato?

Sicuramente di più di un qualsiasi sacchetto non bio!

Perché devo pagare una cosa che non serve?

Chi ci guadagna in tutto questo?

C’è proprio qualcosa che non quadea!

by Eles

Ricapitoliamo: al supermercato pago il sacchetto della frutta per salvare l’ambiente, ma mi danno la carne nei vassoi di polistirolo incredibilmente inquinanti. Dicono “Ce lo chiede l’Europa”, ma non è vero. La produttrice dei sacchetti è amica di Renzi… Io mi sento preso per i fondelli, Voi no?

 

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Ricapitoliamo: al supermercato pago il sacchetto della frutta per salvare l’ambiente, ma mi danno la carne nei vassoi di polistirolo incredibilmente inquinanti. Dicono “Ce lo chiede l’Europa”, ma non è vero. La produttrice dei sacchetti è amica di Renzi… Io mi sento preso per i fondelli, Voi no?

Ci pensavo proprio ieri mentre, dopo aver sacrificato i miei primi 2 centesimi alla causa del “bio”, guardavo nella nello shopper quanti imballaggi inquinanti, a partire dai vassoi per la carne, avevo portato a casa…

Ci dicono “Ce lo chiede l’Europa”, ma l’Europa non ci ha mai chiesto niente.

Poi scopro che la produttrice dei sacchetti è amica di Renzi…

Io mi sento preso per i fondelli, Voi no?

Sacchetti a pagamento: diktat del Governo (non di Bruxelles) per arricchire l’amica di Renzi

In materia di fake news la vecchia politica è sempre sulla cresta dell’onda. La loro punta di diamante parlando di notizie false è la capacità di crearle ad hoc, di nuove, e originali, per ogni occasione. Ultima quella che sta imperversando in questi giorni nei media: “sacchetti di frutta a pagamento sono stati imposti dall’UE all’Italia”. Mettiamo l’assunto appositamente tra le virgolette in quanto riporta il concetto che il PD sta cercando di diffondere tramite i suoi canali ufficiali al grido di: “ce lo chiede l’Europa”. Ebbene, Bruxelles non ha mai chiesto al Bel Paese di far pagare ai suoi cittadini i sacchetti di plastica biodegradibili e compostabili.

La direttiva a cui il Partito Democratico vorrebbe fare riferimento è la 2015/720, che come si evince dal sito del Parlamento europeo su cui è riportata, non impone prezzi, ma obiettivi. La direttiva dice che le misure adottate dagli Stati membri devono assicurare che il livello di utilizzo annuale non superi 90 borse di plastica di materiale leggero pro capite entro il 31 dicembre 2019 e 40 borse di plastica di materiale leggero pro capite entro il 31 dicembre 2025 o obiettivi equivalenti in peso. Addirittura, le borse di plastica in materiale ultraleggero possono essere escluse dagli obiettivi di utilizzo nazionali.

Dunque, ricapitolando, è stato il Governo marionetta di Paolo Gentiloni ad aver infilato un emendamento la scorsa estate nel decreto legge Mezzogiorno, imponendo l’obbligatorietà. È anche precisata la possibilità di escludere i sacchetti ultraleggeri utilizzati per la frutta e la verdura; la direttiva riguarda principalmente le borse di plastica per fare la spesa, già al bando nel nostro Paese dal 2012.

Ma perché tanto accanimento? Forse perché Catia Bastioli – che guida l’azienda italiana leader del comparto (la piemontese Novamont che detiene l’80% del mercato) – è stata prima nominata da Matteo Renzi presidente della partecipata pubblica Terna, appena due mesi dopo il suo insediamento. Poi, a giugno 2017, Sergio Mattarella la nomina cavaliere del lavoro, appena prima che il segretario del PD tornasse a raggiungerla nel suo tour in treno a porte chiuse.

È sacrosanto che la plastica sia sostituita dalle bioplastiche, ma è come sempre la modalità a essere sbagliata e sospetta. Ad esempio, cosa si sta facendo per la riduzione degli imballaggi? E perché non prevedere il riutilizzo dei bioshopper? Insomma, la classica triste storia della vecchia politica italiana, fatti di amici degli amici che dettano regole e arricchiscono i pochi. Mandiamoli a casa.

tratto da: http://zapping2017.myblog.it/2018/01/03/con-il-2018-arriva-sul-mercato-tua-lauto-elettrica-tutta-italiana-made-in-puglia-bella-economica-e-superecologica/

biorticello.it dal produttore al consumatore in pochi clic

 

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biorticello.it dal produttore al consumatore in pochi clic

biorticello.it utilizza il web per mettere in contatto piccoli agricoltori biologici italiani con la domanda del mercato sempre più in crescita.

Biorticello.it è una rete di piccoli agricoltori biologici italiani, quelli che si svegliano presto la mattina 7 giorni su 7 col mal di schiena o il raffreddore, di sabato o domenica, per curare il loro piccolo terreno in tutte le fasi del processo produttivo e dare vita a prodotti sani e soprattutto buonissimi. Per green.it abbiamo raggiunto Viviana Datti, Founder di Biorticello.it e le abbiamo rivolto qualche domanda.

Sul vostro sito campeggia lo slogan: Naturale. Contadino. Genuino. Cosa fa esattamente Biorticello.it?

L’idea è quella di mettere piccole realtà artigiane in rete e sulla rete: creare, cioè, sinergie tra aziende che possono condividere saperi e risorse, ma anche farle conoscere da un pubblico più ampio grazie a Biorticello.it, una piattaforma e-commerce che vende solo prodotti biologici di queste piccole aziende e ne racconta le loro storie, chi c’è dietro un prodotto e come viene realizzato.

Ci racconti la vostra storia?

Appena qualche anno fa vivevamo tutti in città convinti che i servizi e le opportunità culturali che l’ambiente offriva era quello che ci serviva. Oggi viviamo in Sabina, in provincia di Rieti, in paesi che non superano il migliaio di abitanti e non torneremmo mai indietro. La sede della startup si trova a Poggio San Lorenzo, un borgo medievale con appena 500 abitanti, ma tanti ulivi e dolci colline.

Come è nata l’idea ed esattamente di cosa vi occupate?

L’idea ci è venuta conoscendo personalmente le aziende agricole del territorio, guardando da vicino l’impegno, la fatica e la convinzione nel coltivare terre e idee per un mondo migliore. Quindi abbiamo pensato “uniamo le forze!”: l’agricoltore continua a fare ciò che gli riesce meglio, cioè produrre delizie culinarie naturali e contadine, noi le facciamo conoscere a un pubblico più ampio, sono troppo buone per tenerle per noi. Con questa idea abbiamo partecipato a un bando della Regione Lazio che premiava imprese innovative e siamo riusciti ad avere un finanziamento. Da lì abbiamo capito che dovevamo iniziare a fare sul serio.

Ci spieghi il funzionamento della piattaforma lato utente?

L’utente può collegarsi a Biorticello.it e navigare fra i diversi prodotti biologici dei nostri agricoltori, passare dalla pasta integrale di grano Claudio al succo di barbabietola, dalla composta di pere e cardamomo al pesto genovese con basilico DOP, da vini autoctoni ciociari ai ceci biondi o neri e fare la spesa da tante piccole aziende agricole in un unico luogo. Una volta fatto il pieno di prodotti biologici naturali, contadini e genuini, basta aggiungerli al carrello, pagare sicuri tramite Paypal (con carta di credito o account paypal) e in 3 giorni vengono recapitati a casa tramite corriere espresso. L’ordine arriva al nostro magazzino, siamo noi che prepariamo con cura il pacco e lo affidiamo alla spedizione. Qual è il bello? Poter acquistare da tante aziende in un unico istante e vedersi recapitare un pacco unico, nello stesso momento e con un’unica spesa di spedizione (fino a 3 kg parliamo di 5,90 euro, per esempio).

E quello lato produttore?

Selezioniamo personalmente le aziende agricole, andandole a trovare nelle loro tenute, per conoscere chi c’è dietro, cosa fanno e come lo fanno. Per loro realizziamo fotografie dell’azienda da mettere nella sezione dedicata che ogni agricoltore ha sul nostro sito. Ci piace anche fare un’intervista al responsabile dell’azienda in modo che possa raccontarsi dalle sue parole. Ci occupiamo noi anche della realizzazione delle foto dei prodotti per il sito, non solo le solite noiose foto su fondo bianco, ma ci divertiamo a comporre dei set che esaltino al meglio il prodotto (il giorno prima di ogni shooting ci trovate in giro per i boschi sabini a recuperare bacche e frutti di ogni genere). Quando un produttore viene scelto per entrare nella rete Biorticello non deve far altro che inviarci i suoi prodotti, alla parte logistica col consumatore finale ci pensiamo noi. È il produttore che decide il prezzo, proprio perché vogliamo riconoscere loro il giusto valore al prezioso lavoro che fanno. A questo prezzo noi aggiungiamo il nostro margine e componiamo così il prezzo finale al consumatore.

Che caratteristiche ha il consumatore tipo che utilizza la vostra piattaforma?

Il nostro consumatore è una persona a cui piace mangiare bene, che è attenta a quello che mangia, lo fa in maniera informata e consapevole e a cui piacciono prodotti fatti con le ricette di una volta. È anche disposta a spendere qualche soldo in più per la propria salute, quella dell’ambiente che ci circonda. Una cosa che abbiamo notato con piacere è che le persone che hanno interagito con noi in questi 3 mesi di vita ci hanno anche dato tanti consigli per migliorare e sono molto disponibili al confronto.

E le caratteristiche del produttore?

Di produttori ne abbiamo per tutti i gusti: il nostro più giovane contadino ha 26 anni e ha deciso di continuare insieme a suo padre l’attività di produzione di cereali senza per questo rinunciare alla sua vita di aperitivi e uscite con gli amici, la nostra mascotte è una settantenne ruspante che insieme a suo marito cura, raccoglie e coccola più di 600 alberi di ulivo, poca dimestichezza con la mail ma whatsapp non ha segreti per lei. Ciò che li accomuna tutti è la convinzione e l’impegno nella produzione di cibo genuino, con ingredienti semplici di cui curano personalmente il processo produttivo in maniera artigianale. La maggior parte delle aziende è conosciuta solo nella zona di provenienza e ha una presenza online poco sviluppata. Per questo ci siamo noi!

Il vostro sito non è soltanto una piattaforma di vendita  ospita anche un blog, Credete sia importante affiancare all’attività imprenditoriale anche un buon racconto di essa?

Per noi il racconto è fondamentale. Vogliamo far capire cosa c’è dietro ogni prodotto e provare a trasferire l’amore e la passione che loro hanno trasmesso a noi quando li abbiamo incontrati. Ci hanno raccontato storie così straordinarie che sentiamo il bisogno di condividerle. Dal giovane nato come archeologo, che ha recuperato un antico uliveto sperimentale di un vecchio antenato persino di origine nobiliare; a chi ha ri-comprato terreni che erano di suo nonno e che il padre aveva dismesso perché non aveva creduto nell’agricoltura e ora produce ottimi vini biodinamici; a chi è scappato dal caos della città per scommettere sull’agricoltura, dare un futuro migliore ai propri figli e uscire dalle 4 mura buie di un lavoro d’amministrazione.

 

TRENTO: agricoltori vogliono passare al Biologico, ma qualcuno avvelena i frutteti

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TRENTO: agricoltori vogliono passare al Biologico, ma qualcuno avvelena i frutteti

Bolzano (TN) : Agricoltori locali volevano convertire le loro coltivazioni in “biologico“, producendo così merce più sana, ma a qualcuno questa “conversione” non è andata giù a qualcuno che ha pensato bene di spargere il potente erbicida Glisfosato (sospettato di essere cancerogeno) in diversi meleti della zona.

Chi e perché è contrario alla conversione di un agricoltura più sana? E perché spargere proprio quel potente erbicida?

Forse perché così facendo i nostri agricoltori “convertiti” a metodi più sani e naturali, dovranno attendere altri 2-3 anni perché nel terreno avvelenato non ci sia più traccia di Glifosato?

2-3 anni a cui ne andranno aggiunti altri 2 per “conversione al biologico“….in cui i contadini non potranno vendere i loro prodotti, mentre però pagheranno la certificazione biologica.

fonte: http://ilnuovomondodanielereale.blogspot.it/2017/08/trento-agricoltori-vogliono-passare-al.html

La guerra sporca di Monsanto sulla pelle della Gente – Un piano ben orchestrato e finanziato profumatamente per attaccare il biologico, screditarlo, istillare nei consumatori la sensazione che sia un bluff…!

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La guerra sporca di Monsanto sulla pelle della Gente – Un piano ben orchestrato e finanziato profumatamente per attaccare il biologico, screditarlo, istillare nei consumatori la sensazione che sia un bluff…!

Da Il Salvagente

Nuovo scandalo negli Usa: la guerra sporca di Monsanto al biologico

Un piano ben orchestrato e finanziato per attaccare il biologico, screditarlo, istillare nei consumatori la sensazione che sia un bluff.

È quello messo in atto nel 2014 dai dirigenti di Monsanto, il principale fornitore mondiale di pesticidi e di semi geneticamente modificati. Lo scandalo, emerso in questi giorni, descrive come – ancora una volta – le multinazionali abbiano messo le mani sulla scienza per i loro poco confessabili interessi.

Lo studio “indipendente” che svela il bluff del bio

I fatti. È l’aprile 2014 quando esce il rapporto di 30 pagine di Academics Review, descritto come “una non-profit guidata da esperti accademici indipendenti in agricoltura e scienze alimentari”. Il gruppo svela che i consumatori sono stati ingannati, hanno speso più soldi per il cibo biologico a causa di pratiche di marketing ingannevoli da parte dell’industria del bio .
I titoli di stampa seguono a ruota: “Il bio smascherato” (Brownfield News) e “Industria bio, che boom per ingannare i consumatori” (Food Safety Tech News.

I risultati sono stati “approvati da un gruppo internazionale di scienze agricole indipendenti, scienze alimentari, esperti economici e giuridici di rispettate istituzioni internazionali”, assicura il comunicato stampa del gruppo.

Per eliminare ogni dubbio sull’indipendenza, il comunicato stampa conclude con questa nota: “La revisione degli accademici non ha alcun conflitto di interesse associato a questa pubblicazione e tutti i costi sono stati pagati con i nostri fondi generali senza alcuna specifica influenza o direzione del donatore “.

Ciò che non è mai stato menzionato nella relazione, nel comunicato stampa o sul sito web è che a partecipare alla raccolta fondi per Academics Review, ha collaborato Monsanto che ha anche definito la strategia, discusso i piani per nascondere i finanziamenti dell’industria, secondo quanto svelano le e-mail ottenute grazie alla legge che garantisce il diritto alla conoscenza statunitense, il Freedom Act.

Criticare il bio per magnificare gli Ogm

I motivi di Monsanto per attaccare l’industria bio? Semplici: i semi e le sostanze chimiche di Monsanto sono vietati dall’uso nell’agricoltura biologica e gran parte della messaggistica di Monsanto è che i suoi prodotti sono superiori agli organici come strumenti per incrementare la produzione alimentare globale.

 

fonte:https://ilsalvagente.it/2017/08/21/nuovo-scandalo-negli-usa-la-guerra-sporca-di-monsanto-al-biologico/25245/

ATTENZIONE – ECCO I NOVE ALIMENTI DA COMPRARE ASSOLUTAMENTE BIOLOGICI

ALIMENTI

 

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ATTENZIONE – ECCO I NOVE ALIMENTI DA COMPRARE ASSOLUTAMENTE BIOLOGICI

 

Una famiglia media difficilmente potrà arrivare a fare una spesa completamente bio, a meno che non abbia la fortuna di vivere in campagna, essere vicino a contadini fidati,… chi vive in città, può utilizzare i Gas, le vendite a Km0, stando attento comunque alle truffe, perché km0 non vuol dire biologico e senza pesticidi…

Diviene, a questo punto, importante fare delle scelte. Alcuni prodotti alimentari è importantissimo che siano biologici, perché risultano fra gli alimenti più contaminati, ed il cui uso quotidiano potrebbe diventare davvero deleterio, per la nostra salute a lungo termine.

Scelte analoghe andrebbero fatte anche con la cosmesi e tanti altri prodotti quotidiani, ma prendiamo per il momento in esame questi alimenti.

9 cibi che è meglio comprare bio

1. Mele

La produzione di mele e la frutticoltura in generale, sono tra i settori dell’agricoltura europea che più si contraddistinguono per l’utilizzo di sostanze chimiche. Greenpeace ha pubblicato a giugno il rapporto “Il gusto amaro della produzione intensiva di mele.

Due terzi dei campioni di suolo e acqua prelevati nei meleti europei contengono residui di pesticidi e il settanta per cento dei pesticidi identificati hanno livelli di tossicità molto elevati per gli esseri umani e per l’ambiente. In un singolo campione di suolo raccolto in Italia sono state rilevate fino a tredici sostanze chimiche diverse, e dieci in un campione di acqua, un vero e proprio cocktail di pesticidi.Una notizia molto amara, soprattutto se consideriamo che il nostro Paese è uno dei maggiori produttori di mele del mondo!

Questa la realtà delle nostre mele..

Da un’analisi condotta su 126 campioni di mele, di cui 109 prodotte convenzionalmente e le altre da coltivazioni biologiche, è emerso che l’83% delle mele prodotte in modo convenzionale sono risultate contaminate da residui di pesticidi. Nel 60% dei campioni sono state trovate due o più sostanze chimiche. Pesticidi assenti invece sulle mele biologiche.

Da alcuni anni le mele si piazzano tristemente in cima alla classifica dei cibi contaminati maggiormente da pesticidi e con più residui chimici sulla buccia. Ne sono stati rilevati fino a 40 diversi; gli antiparassitari sono stati riscontrati anche nel succo di mela non biologico.

Uno studio svizzero pubblicato negli atti del 25° International Horticultural Congress ha riscontrate nelle mele bio un maggior contenuto di potassio (+31 per cento) e di fenoli (+19 per cento, perlopiù flavonoidi). In tutti i campioni, inoltre, la polpa era più salda e saporita.

Nel 2016 il frutto più contaminato è risultato la fragola, ma seppur la mela si pone al secondo posto, risulta sicuramente di maggior consumo quotidiano.


2. Cereali integrali

Sappiamo già quanto risulta importante mangiare integrale, piuttosto che raffinato, e questo vale per tutto, dalle farine, allo zucchero.. ma va fatta particolare attenzione alla coltivazione.

Sulla parte esterna del chicco si concentrano, infatti, i residui di pesticidi e di sostanze nociveche possono rimanere sui cereali coltivati e conservati con metodologie convenzionali, ovvero con sostanze chimiche. Ecco perché è sempre consigliabile sceglierli da agricoltura biologica.

Vero anche che, per alcune situazioni di contaminazione, il biologico poco fa, nel senso che se le falde, il terreno sono contaminati da metalli pesanti, la coltura biologica non evita il rischio.

Vedi il caso del riso. In questo caso è opportuno, sempre, lavare bene con acqua corrente e cuocere i grani in abbondante acqua.

La combinazione di queste due avvertenze può aiutarci molto nel mantenere integro il sistema immunitario. La base di un buon sistema immunitario, infatti, è la salute dell’intestino.
Stress e cattiva alimentazione sono le principali cause scatenanti.

3. Uova

Come per il discorso dei latticini, diviene importante la scelta.

Bisognerebbe andare oltre il biologico, in questo caso.
Tutti i derivati come latte, formaggi, uova sono alimentazione sana ed importante da integrare, sempre se mangiata seguendo alcune regole (in particolare il latte) e soprattutto da mucche, animali sani.
Cosa vuol dire sano? Vuol dire non cresciuti in cattività, che seguono il ritmo naturale di produzione, che non sono soggetti ad “incentivazioni” ormonali, ad intensive cure antibiotiche..
In poche parole ciò che troviamo sugli scaffali, sarebbe buono evitarlo. Ma se proprio dobbiamo, facciamo che sia biologico.
Per quanto riguarda le uova ad esempio, possono risultare contaminate dagli antiparassitari usati anche nei mangimi degli allevamenti industriali, come sono risultate tracce dei medicinali (ormoni) somministrati ai polli.

Le galline degli allevamenti bio, almeno, vivono a terra, hanno spazio per muoversi e questo riduce la somministrazione di antibiotici.
I loro mangimi non sono ogm. Il tuorlo dell’uovo biologico non viene colorato artificialmente.


4. Latte e latticini

Oltre alle motivazioni prima indicate per le uova ( Il latte bio non può contenere metaboliti di farmaci, ormoni, contaminanti chimici né tracce di pesticidi)

la scelta bio ha ulteriori motivazioni.

I ricercatori del Washington State University’s Center for Sustaining

Agriculture and Natural Resources hanno analizzato 384 campioni di latte intero bio e convenzionale prodotto nella stessa zona per ben diciotto mesi. Ne è risultato che il primo contiene il 62 per cento in più di acidi grassi omega 3 amici del cuore e il 25 per cento in meno di omega 6. La quantità delle due tipologie di grassi e il rapporto tra loro è vantaggioso per la salute: si attesta infatti su 2,28, valore molto vicino a quello considerato ideale dai nutrizionisti (2,3), mentre quello del latte convenzionale è di 5,77.

Per quanto riguarda l’assunzione del latte bisogna fare particolare attenzione.
Purtroppo abbiamo abitudini errate, come quella di associarlo a carboidrati.
Il latte è un alimento completo e complesso. Può risultare pesante, e non per tutti va bene.

Per avere una conoscenza, a grandi linee, di come assumerlo in salute potete leggere Latte ed ayurveda.

5. Arance e limoni

Molti lo sanno e non lo fanno, molti lo sanno ma pensano “va beh”, per una volta…dobbiamo invece cambiare abitudine..le bucce di molti frutti , in questo specifico degli agrumi , non sono commestibili.. a meno che non esplicitamente scritto non trattati!

Non solo i frutti vengono trattati chimicamente, ma vengono inoltre truccati con tanto di lucidalabbra e cremine una volta che vengono “esposti” in commercio!!Additivi a rilascio lento messi nelle cartine che li avvolgono o impregnando le cassette di frutta..mille espedienti per farci arrivare il frutto che tutti nei nostri sogni pensiamo.
Per questo la scelta biologica diventa essenziale.

Lo studio del CRA (ex INRA) “Arance di produzione biologica e convenzionale: indagine sul contenuto in carotenoidi e folati” ha rilevato che luteina e zeaxantina (che hanno attività antiossidante) presentano valori più alti nella produzione biologica. Le arance bio, inoltre, contengono molta più vitamina C di quelle che non lo sono, fino al 30 per cento in più.
In calce all’articolo trovate la relazione del CRA sulla qualità nutrizionale degli alimenti biologici rispetto a quelli con coltivazione convenzionale.

6. Uva

Come per tutti i frutti quali fragole, mirtilli.. di piccola taglia, succulenti, non sbucciabili il problema diventa maggiore.

Le analisi dicono che su scala mondiale il livello di contaminazione da pesticidi sull’uva si attesti intorno al 70 per cento, con una trentina di prodotti chimici diversi. na ricerca pubblicata dal British Journal of Cancer spiega che il resveratrolo, sostanza anticancro che si trova naturalmente nel vino rosso e negli acini d’uva, viene prodotto dalle viti come autodifesa: è un fungicida naturale. I ricercatori hanno scoperto che il resveratrolo si trova in più alte concentrazioni nelle piante non trattate con fungicidi artificiali e pesticidi. Cioè in quelle provenienti dall’agricoltura organica.

7. Soia e suoi derivati (tofu, farina, tamari, fibra, lecitina, estratto, concentrato, olio, fagioli)

Molto perplessi sull’argomento, il 70% della soia coltivata a livello mondiale è ogm.. quindi ogni suo derivato, dalla lecitina, al tofu, al latte..(se proprio non se ne può fare a meno) vanno assunti rigorosamente bio.

E’ l’ingrediente transgenico che è più facile trovarsi nel piatto. In uno studio pilota statunitense, il pesticida glifosato, il cui utilizzo è abbinato a quello della soia ogm, è stato riscontrato in alte concentrazioni nel latte materno e nelle urine delle persone che mangiano cibi transgenici, dimostrando che l’erbicida si accumula nel corpo umano. Il biologico vieta l’utilizzo di organismi geneticamente modificati in tutta la filiera, dal campo al punto vendita.

8. Caffè

Bere caffè è un abitudine ad impatto ambientale molto elevato? Si.

Secondo uno studio condotto dagli esperti dell’Università del Texas, la coltivazione di caffè sta minacciando l’ambiente perché, a differenza di come si faceva in passato quando il caffè cresceva solo nelle zone ombrose, le moderne aziende agricole coltivano in pieno sole. Dal 1996 ad oggi il numero di aziende che ha scelto di coltivare il caffè all’ombra è sceso del 20 per cento.

L’esposizione delle piante al sole serve a incrementare i raccolti, ma per praticarla gli agricoltori disboscano i terreni, per sfruttare meglio la luce. L’abbattimento degli alberi ha provocato un calo della presenza di pipistrelli e di altri predatori naturali di insetti, il che ha portato all’aumento dell’impiego di pesticidi sulle coltivazioni per debellare gli attacchi dei parassiti. Commercio equo e solidale e biologico generalmente prediligono le coltivazioni in zone ombrose, a minor impatto ambientale.

Commercio equo e solidale e biologico generalmente prediligono le coltivazioni in zone ombrose, a minor impatto ambientale.

9. Pesche

Sono tra i frutti più trattati con i pesticidi e che presentano più residui sulla buccia. Studi condotti dall’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione hanno messo in evidenza differenze significative tra frutti biologici e convenzionali. Nei primi “è stato riscontrato un contenuto più alto in polifenoli totali, in composti dotati di attività antiossidante, in alcuni carotenoidi ed una più alta attività della polifenolossidasi”.

Lo studio del CRA “Ricerca di indicatori di qualità in pesche e pere” ha rilevato che il contenuto in polifenoli totali e l’attività enzimatica “sono risultati superiori in tutti i campioni dell’agricoltura biologica rispetto ai campioni di controllo convenzionali”. Infine, sempre secondo il CRA, “tutte le pesche coltivate con metodiche biologiche presentano valori di polifenoli totali più elevati rispetto a quelle coltivate con le metodiche convenzionali”.

TRATTO DA: http://www.lifeme.it/2016/12/i-9-alimenti-da-comprare-assolutamente-biologici.html