Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma alle Lobby dei Farmaci proprio non fa piacere che tu lo sappia!

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Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma alle Lobby dei Farmaci proprio non fa piacere che tu lo sappia!

Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma la Lobby dei Farmaci non vuole che tu lo sappia!

Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro !!!

 

Il limone non è solo buono, rinfrescante, dissetante ed ottimo come condimento in tutti i nostri piatti, ma quando lo assumiamo accadono innumerevoli reazioni positivi nel nostro corpo.
Lo stesso Umberto Veronesi, Direttore Scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia, afferma:
“Il limone è ricco di limonoidi che hanno una diretta capacità di frenare alcuni tipi di cellulecancerose. E’ utile contro le infiammazioni croniche e grazie all’abbondanza di molecole con notevoli proprietà antiossidanti è capace di contrastare l’azione dei radicali liberi, che possono alterare la struttura delle membrane cellulari e del materiale genetico. L’ideale èuna spremuta di un limone al giorno. E una spruzzata di limone sull’insalata, è un gesto che bisognerebbe ricordarsi di fare più spesso”.
Quello che sorprende è che del limone non si butta nulla infatti la scorza di limone contiene sostanze in grado di
Rafforzare il sistema immunitario;
Abbassare il colesterolo
Prevenire il cancro
Eliminare infezioni batteriche.
La ricerca sta dimostrando che i fitonutrienti possono essere più efficaci della chemioterapia senza causare danni al corpo. Si è scoperto che la pectina degli agrumi contenuta sia nella polpa che nella scorza, è in grado di inibire la diffusione del cancro alla prostata, mammella e alla pelle.
I limonoidi, sostanze naturali presenti nelle bucce di agrumi che danno quel caratteristico sapore amaro, è dimostrato che sono anche in grado di rallentare la crescita delle cellule del cancro e anche uccidere le cellule tumorali in vitro e sugli animali.
Il limone contiene 22 composti anti-cancro, tra cui limonene, pectina, glicosidi cardiaci, flavonoidi che interrompono la divisione cellulare nelle cellule tumorali. I glicosidi ad esempio si sono dimostrati efficaci nelcancro al colon-retto, mammella e prostata.
Secondo The Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization (CSIRO) dell’Australia, gli agrumi possono ridurre il rischio di alcuni tipi di cancro del 50 per cento. Secondo uno studio pubblicato su Cancer Causes and Control, il succo degli agrumi è risultato più protettivo nei confronti dei tumori dello stomaco, della bocca, della laringe e della faringe.
Inoltre poiché la maggior parte delle malattie ha origine dall’accumulo di tossine nell’organismo, il limone è molto utile in quanto è contiene più di 45 flavonoidi antiossidanti che stimolano la depurazione e ladisintossicazionedi tutto il corpo, in particolare lavorando su fegato ed intestino che sono i luoghi dove questi residui dannosi si immagazzinano maggiormente.
Nella medicina Ayurvedica la buccia di limone viene usata infatti per disintossicare il fegato e stimolare l’appetito facendo rilassare lo stomaco.
Uno studio pubblicato sul Current Cancer Drug Targets, afferma che i flavonoidi del limone hanno il potere dirallentare il processo di duplicazione delle cellule tumorali grazie ad una efficace azione antiproliferativa.
Il limone contrasta efficacemente i radicali liberi che sono responsabili dell’invecchiamento precoce e deidannicellulari che possono essere causa della nascita di cellule cancerose. Quindi il limone non solo faringiovanire lapelle ma previene il cancro anche in questo modo.
Inoltre bere il succo di un limone la sera prima di andare a letto ha aiutato molte donne contro la cistite grazie al potente spettro anti-microbico contro le infezioni batteriche e i funghi.
Il limone è ottimo anche come antidepressivo, utile contro stress e disturbi nervosi, regola la pressione alta, rimuove naturalmente parassiti e vermi intestinali.
Basta il succo di un limone al giorno che puoi spremere nell’acqua e berlo oppure usarlo come condimento a crudo. Per avere ancora più benefici bisogna usare anche la scorza. La scorza è amara e quindi spesso viene buttata ma c’è un trucco per consumarla con piacere come spiegato in Ecco come ATTIVARE il Limone per avere tutti questi benefici. Mi raccomando scegli limoni biologici o non trattati, dato che userai la buccia.
Per finire il limone è uno dei più potenti alcalinizzanti dell’organismo che ci sia, infatti sebbene sia acido la sua digestione produce sostanze alcalinizzanti, e come ha detto il premio Nobel per la medicina Otto Heinrich Warburg, il cancro può svilupparsi solo in un ambiente acido. Il limone è quindi uno dei più potenti rimedi anticancro che abbiamo a disposizione!
fonte: http://www.dionidream.com/limone-22-composti-anticancro/

Finalmente smascherata la bufala della margarina! Una ignobile truffa al folto esercito degli ingenui consumatori del “light”… E’ solo un grasso industriale di scarsa qualità, costituito da grassi polinsaturi (facilmente ossidabili) e idrogenati. Un prodotto artificiale tutt’altro che salutare!

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Finalmente smascherata la bufala della margarina! Una ignobile truffa al folto esercito degli ingenui consumatori del “light”… E’ solo un grasso industriale di scarsa qualità, costituito da grassi polinsaturi (facilmente ossidabili) e idrogenati. Un prodotto artificiale tutt’altro che salutare!

 

La love story tra gli americani e la margarina pare sia alle battute finali. Il glorioso e vecchio burro sta lentamente recuperando il favore degli yankee e le vendite della margarina vanno a picco. Finalmente, dopo oltre 50 anni la bufala della margarina viene smascherata! La margarina è solo una truffa, un ignobile surrogato, un’illusione per il folto esercito dei allocchi consumatori del “light”, un’offesa a migliaia di anni di tradizione alimentare e frutto della mentalità grassofobica fraudolenta di molte istituzioni e industrie mediche e alimentari.

La margarina è un grasso industriale, costituito principalmente da grassi polinsaturi, facilmente ossidabili, e da grassi idrogenati. Un prodotto tutt’altro che salutare, come molti credono, condizionati come sono dalla faziosa propaganda contro i grassi animali. Si pensi che negli ultimi 20 anni la multinazionale britannica Unilever (maggiore produttore mondiale di margarina) ha investito milioni di dollari in studi scientifici al fine di dimostrare che la margarina fosse migliore del burro. La stessa azienda oggi ammette l’errore e nei suoi prodotti spalmabili inserisce sempre di più il burro.

A partire dal 2000 negli USA le vendite di burro sono aumentate del 65% e il consumo pro capite sta volando a 2,2Kg all’anno. Le vendite di margarina al contrario si sono ridotte de 30% e sono in continua caduta, nonostante le allucinanti raccomandazioni delle autorità ufficiali di preferire la margarina ai grassi di origine animale. Tuttavia, gli studi più recenti smentiscono i timori per i grassi saturi e colesterolo e puntano piuttosto il dito contro tutti i cibi processati dall’industria e la margarina rientra certamente tra questi.

In Europa si consumano ogni anno circa 1,85 milioni di tonnellate di margarina. A livello di consumo pro capite, il primo posto spetta al Belgio (10,2kg), seguito da Danimarca (9,3kg), Paesi Bassi (8,9Kg). L’Italia occupa l’ultima posizione con i suoi 1,4kg consumati annualmente da ogni abitante (comuanque troppi!). La media europea è di 4,3Kg. Purtroppo, nel nostro Paese molta della margarina viene consumata in modo inconsapevole, perché largamente utilizzata in moltissimi prodotti commerciali (merendine, biscotti, waffer, snack, ecc) e nei prodotti da pasticceria (torte, pasticcini, brioche, ecc.). Secondo le ultime normative, la margarina in Italia non dovrebbe contenere grassi idrogenati, ma pare che non sia sempre così. Difficile sapere se il pasticcere sotto casa utilizza margarina di qualità (termine improprio per questo genere di non-alimento!) o qualche schifezza a basso costo.

Le aziende che commercializzano la margarina in Italia negli ultimi tempi propongono la margarina come “prodotto evoluto”, fabbricato (sì, questo è il termine da usare) con componenti “naturali” e aggiunta di fitosteroli, omega 3, minerali e altro, come se fosse un multivitaminico, un a sorta di benefico integratore. Per quanti sforzi questi signori possano fare, la margarina rimane un alimento pesantemente artificiale e, a mio modesto avviso, insano. Un altro aspetto negativo della margarina è la presenza di olio di palma, la cui produzione è assolutamente antiecologica. Le vaste piantagioni di palma da olio stanno sostituendo a ritmo allarmante le foreste vergini soprattuto dei due produttori principali di quest’olio, l’Indonesia e la Malesia. Per esempio, in Malesia, si è passati dai 642.000 ettari di piantagioni del 1975 ai 4 milioni di ettari del 2004, ottenuti bruciando foresta vergine. In questo modo si contribuisce anche all’estinzione fisica o culturale dei popoli indigeni, come i Penan. La situazione attuale sta peggiorando sempre più, considerato che la domanda di olio di palma triplicherà nei prossimi 20 anni e il nostro Paese ha il disonore di essere il terzo Paese importatore europeo di quest’olio. Numerosi prodotti che comprate, a volte anche biologici, utilizzano margarine o altri grassi (vegetali) che contengono olio di palma (alcuni nomi li trovate qui.

Francesco Perugini Billi

fonte: http://www.dottorperuginibilli.it/alimentazione-dietologia/1192-burro-alla-riscossa

13 problemi di salute per i quali il limone è molto meglio di qualunque medicina possiate trovare in farmacia.

 

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13 problemi di salute per i quali il limone è molto meglio di qualunque medicina possiate trovare in farmacia.

 

Sorseggiare un bicchiere di acqua calda e limone è uno dei più sani rituali mattutini. Il succo di limone è un potente antiossidante poiché è ricco di vitamine del gruppo B e C, potassio, carboidrati, oli essenziali e altre sostanze nutritive.

Un consumo regolare di succo di limone fornisce una spinta potente al nostro sistema immunitario, migliora la digestione, riduce l’appetito, stimola la perdita di peso in maniera sana ed equilibrata e favorisce un corretto equilibrio del pH del nostro corpo.

Usa il succo di limone per alleviare i seguenti disturbi:

  • Combattere l’acne

Il succo di limone è un ottimo rimedio per impedire lo sviluppo dell’acne, nel caso di patologie gravi riesce ad attenuarne gli effetti.

Strofinare delicatamente il viso con la metà di un limone, questa tecnica va a sostituire in modo naturale tutti quei prodotti chimici diffusi in cosmetica.

  • Calcoli renali

Il potassio aumenta i livelli di citrato nelle urine, che impedisce la formazione di ossalati.

  • Rafforzamento delle difese immunitarie

Il succo di limone migliora la funzione linfatica, che aiuta il nostro sistema immunitario per rilevare ed eliminare gli agenti patogeni.

  • Riduce l’appetito e stimola la perdita di peso

Le vitamine presenti nel limone regolarizzano gli zuccheri nel sangue. L’agrume è anche ricco di pectina, una fibra che aiuta a controllare lo stimolo della fame. Il succo di limone, inoltre, migliora la digestione, stimola la produzione di bile che il tuo corpo utilizza per digerire il cibo.

  • Problemi alla cistifellea

Bevi acqua e limone durante i pasti per guarire da questo dolorosissimo problema.

  • Raffreddore e influenza

La Vitamina C presente nel limone agisce come un antiossidante naturale e come un potente antibatterico, per questo motivo dovrebbe essere usato nel trattare influenza e raffreddore.

  • Reflusso gastroesofageo

Stai lontano dai medicinali ma bevi tanta acqua calda con limone. Noterai dei notevoli miglioramenti nel giro di 2 settimane.

  • Unghie deboli

Il succo di limone rinforza le unghie ed elimina le macchie bianche.

  • Intossicazione alimentare

Quando viaggi, bevi spesso acqua e limone. Questo ti terrà al sicuro da sgradite sorprese come un’intossicazione alimentare.

  • Fibromialgia

Bere acqua e limone e fare dello yoga sono un mix vincente nel trattare gli effetti causati dalla fibromialgia.

  • lnfiammazione

Grazie alle sue proprietà antinfiammatorie, il limone neutralizza l’acidità. Come già sai, l’infiammazione è più probabile che si verifichi in ambienti acidi.

  • Dolori muscolari dopo l’allenamento

Bevi acqua e limone dopo un allenamento pesante per alleviare il dolore.

  • Infiammazioni e dolori articolari

Il succo di limone riduce l’accumulo di acido urico nelle articolazioni e quindi aiuta a prevenire infiammazioni e artrite.

 

tratto da: http://naturalblog.info/bevi-dellacqua-con-limone-invece-dei-medicinali-se-hai-uno-di-questi-13-problemi/?utm_sq=fgf4nm2dvh&utm_content=buffer6b41a&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

 

Portulaca Oleracea è una super pianta anticancerogena che ci fa bene alla salute, ma non lo saprete mai perché non conviene alle case farmaceutiche !!

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Portulaca Oleracea è una super pianta anticancerogena che ci fa bene alla salute, ma non lo saprete mai perché non conviene alle case farmaceutiche !!

Portulaca Oleracea è una super pianta anticancerogena che ci fa bene alla salute! Lo considerano infestante, naturalmente, visto che fa bene! Ormai sappiamo che quella che fa bene la considerano per festante oppure la mettono illegale come la canapa. La chiamano porcellana, e ha vari nomi dialettali. http://it.wikipedia.org/wiki/Portulaca_oleracea

I semi di Portulaca sono così potenti può rimangono vitali nel terreno fino a 40 anni, e questa è una coltura naturale non l’OGM. Questa pianta ha molti benefici per il nostro sistema immunitario e per la salute generale. Per esempio ha più benefici di acidi grassi Omega 3 rispetto a molti oli di pesce, che svolgono un ruolo nella prevenzione delle malattie cardiovascolari! Contiene alti livelli di vitamina A. Tra tutte le verdure a foglia verde 1320 UI/100 g, fornisce il 44% del RDA.
Protegge da molti tipi di tumori e aiuta a promuovere la salute degli occhi. Potente antiossidante. E’ completo di due diversi tipi di pigmenti di alcaloide betalain, un rossastro beta-cyanis, e un beta-xanthins giallo, che sono altrettanto anti-mutagene, antiossidanti. Ha della vitamina C e complesso B compresi riboflavina, piridossina, niacina, nonché carotenoidi e ferro, magnesio e calcio. Depurativa, dissetante e diuretica e anti-diabetica. Usata anche per curare diarrea, vomito, enterite acuta, emorroidi ed emorragie post-partum.
Un impacco di foglie è usato in caso di foruncoli, punture d’api ed eczema. Si può mangiare come insalata e si può usare a cucinare cibi.
http://naturalsociety.com/purslane-weed-or-health-boosting-plant/#ixzz36Qyx5v7Q
http://it.wikipedia.org/wiki/Portulaca_oleracea

In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

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In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Andate un po’ a rileggere questo nostro vecchio articolo:

Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Coldiretti: già un migliaio con trattori per blitz a porto Bari

Scoppia la #guerradelgrano per salvare la produzione italiana

Roma, 9 giu. (askanews) – Sono già un migliaio gli agricoltori con i trattori che hanno lasciato sin dalle prime luci dell’alba le campagne per partecipare al blitz al porto di Bari “divenuto purtroppo negli ultimi anni il vero ‘granaio d’Italia’, principale varco di accesso del grano straniero da “spacciare” come italiano, perché non è ancora obbligatorio indicarne l’origine nella pasta”. Lo afferma la Coldiretti.

A far scoppiare la #guerradelgrano è “l’arrivo provocatorio a Bari di una nave di 256 metri proveniente da Vancouver, carica di 50mila tonnellate di grano da scaricare in Italia proprio alla vigilia della raccolta della produzione nazionale. Un oltraggio insopportabile per i coltivatori italiani che – sottolinea la Coldiretti – non riescono a vendere al giusto prezzo il proprio grano sotto l’attacco proprio in questo momento delle speculazioni che hanno praticamente dimezzato le quotazioni su valori più bassi di 30 anni fa con la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro e il rischio desertificazione per quasi 2 milioni di ettari, il 15% della superficie agricola nazionale.

“Ci vogliono cinque chili di grano per un caffe”, “No grano no pane”, “Stop alle speculazioni”, “Il giusto pane quotidiano”, “Basta inganni subito l’etichetta di origine del grano sulla pasta” sono alcuni slogan dei manifestanti che denunciano le importazioni massicce e incontrollate di “grano giramondo”.

da: http://www.askanews.it/economia/2017/06/09/coldiretti-gi%C3%A0-un-migliaio-con-trattori-per-blitz-a-porto-bari-pn_20170609_00047/

La guerra del Grano – C’è relazione tra pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? …I produttori dicono di NO (ma guarda un po’), coltivatori e l’Università di Napoli dicono di SI!

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La guerra del Grano – C’è relazione tra pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? …I produttori dicono di NO (ma guarda un po’), coltivatori e l’Università di Napoli dicono di SI!
Pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? “Relazione indiretta tra micotossine e celiachia”

Secondo i produttori di pasta il frumento importato è migliore tecnicamente (e costa di più) per via dell’alto contenuto di glutine, ma coltivatori e scienziati sostengono che “in alcuni dei Paesi esportatori (come il Canada) il clima umido favorisce la presenza di micotossine”. Sostanze che, spiega il docente di chimica degli alimenti all’Università Federico II di Napoli Alberto Ritieni, “attaccano il sistema immunitario e rendono il nostro intestino più esposto a diversi disturbi”

La guerra del grano: non solo una questione di mercato, di qualità e di prezzi. Prima di tutto una battaglia per la salute. C’è anche questo dietro le polemiche tra industriali e Coldiretti,che al porto di Bari a fine febbraio ha protestato contro i frequenti arrivi di tonnellate di grano estero. Secondo i produttori di pasta il frumento importato è migliore tecnicamente (e costa di più) per via dell’alto contenuto di glutine, ma coltivatori e scienziati ribattono: “In alcuni dei Paesi esportatori (come il Canada) il clima umido favorisce la presenza di micotossine”. E, come è emerso dall’inchiesta de ilfattoquotidiano.it, i controlli non bastano: né sul grano, né sulla pasta. Il motivo? Anche se le quantità di sostanze tossiche rientrano nei limiti imposti a livello europeo, quelle norme non sarebbero sufficienti ad azzerare irischi. È necessario allora chiedersi di quale natura e portata essi siano.

La Fao ha accertato che un quarto del cibo del mondo è contaminato da micotossine, mentre cresce sempre più il numero di persone che soffrono di intolleranze alimentari. La celiachia è la più frequente. C’è una relazione tra questi dati?Ilfattoquotidiano.it lo ha chiesto ad Alberto Ritieni, docente di chimica degli alimenti all’Università Federico II di Napoli. Che da anni in laboratorio analizza le micotossine nel grano e, quindi, nella pasta. Ne studia gli effetti a breve e a lungo termine. “Ci può essere una relazione indiretta, perché queste sostanze attaccano il sistema immunitario e rendono il nostro intestino più esposto a diversi disturbi” spiega il docente. Gli effetti cambiano completamente a seconda delle quantità assunte dall’organismo: sono minimi in un soggetto sano e in piccole dosi”. Ma quanto si parla di grano e pasta, questo non è il Paese delle piccole dosi.

Micotossine e intolleranze – Secondo i dati dell’ultimo rapporto del ministero della Salute, i celiaci in Italia sono 172.197 (dati del 2014), quasi 8mila in più rispetto al 2013 e 23.500 in più confrontati invece con quelli del 2012. Ma questi sono solo i numeri delle diagnosi, perché lo stesso ministero ha calcolato che le persone che soffrono di celiachia in Italia sono 600mila. Ma c’è davvero un legame tra queste sostanze chimiche tossicheprodotte da funghi e le intolleranze alimentari sempre più diffuse? “C’è una relazione diretta con il sistema immunitariodell’intestino che viene reso più attaccabile” dice Ritieni. Che spiega: “Siamo in una fase precedente a quella dell’intolleranza e della sua degenerazione in qualcosa di più serio, come la celiachia, ma i disturbi alimentari possono trovare campo libero in un intestino che funziona male”.

Il tratto gastrointestinale è la prima barriera fisica contro i contaminanti del cibo, ma è anche il primo bersaglio di queste sostanze tossiche. “Che possono determinare le intolleranzecertamente in modo indiretto, proprio abbassando le difeseimmunitarie dell’organo” sottolinea il professore. Il legame diretto con le micotossine è difficilmente dimostrabile, ma diversi studi hanno rilevato che le cellule epiteliali intestinali sono attaccate da sostanze quali Deossinivalenolo (Don o Vomitossina) e altri tricoteceni di tipo B. “Deprimendo il sistema immunitario il Don provoca una serie di danni a livello gastrointestinale”, dice Ritieni. Al mondo si conoscono oltre 400tipologie diverse di micotossine, di cui il 10 per cento circa considerate a rischio per l’uomo. Sono gli stessi scienziati che, con la dovuta prudenza e al netto del boom del mercato, chiedono di non sottovalutate i dati sulle intolleranze al glutine che, in alcuni casi, provoca la celiachia.

Il nemico numero uno del frumento – Se l’Aflatossina B1 è l’unica micotossina per la quale sono state dimostrate correlazioni con forme di cancro non è la sostanza tossica più presente in assoluto nel grano. Il nemico numero uno del frumento è proprio la Vomitossina: non è cancerogena, ma può causarenausea, vomito e malattie gastrointestinali. “Se assunta in minime quantità l’effetto può non comparire mai – chiarisce Ritieni – a meno che non si parli di soggetti particolarmente sensibili”. Il punto è: si può parlare di quantità minime nel paese della pasta? Ed è qui che entrano in gioco due peccati originali e riguardano entrambi i limiti di Don. “È noto che il valore di Vomitossinaconsentito – ricorda Ritieni – è calcolato su una media europea diconsumi, in cui il secondo paese consumatore di pasta è laGermania con circa 7,4 chilogrammi all’anno contro i 26 chili dell’italiano medio”. In un’audizione in Commissione Agricoltura del Senato, Ritieni aveva già proposto “una proporzionale riduzione dal valore di 1750 microgrammi/kg a 350”. O comunque al di sotto dei 750. Secondo l’esperto “i risultati degli studi fin qui eseguiti suggeriscono di modificare quei limiti”. Cosa si può fare? “Si può percorrere la strada seguita fino a poco tempo fa dalla Francia, che aveva bloccato la commercializzazione dibevande energizzanti. “Potremmo appellarci a un principio di salvaguardia di protezione della salute dei consumatori italiani previsto dall’articolo 23 della direttiva 2001/18/CE” spiega Ritieni.

La tutela dei bambini: le proposte – L’altro peccato originale riguarda i bambini. Al di sotto dei tre anni il valore di Donaccettato è di 200 microgrammi “quindi un bambino di 4 anni può mangiare – per legge – la stessa pasta degli adulti (con i limiti che salgono a 750 microgrammi al chilo pur avendone un peso nettamente inferiore). Questo prevede la normativa europea e le aziende non sono tenute a indicare nulla a riguardo sull’etichetta. Le proposte: “Due le alternative: o portiamo adulti e bambini a 200, oppure dobbiamo calcolare altri limiti di Don per la fascia di età che va dai 3 ai 10 anni, al momento scoperta”. Nel frattempo i bambini cosa possono mangiare? “Mi affiderei ad aziende che utilizzano grano italiano: oggi molte produzioni raggiungono ottime ‘caratteristiche tecniche’ e sotto il profilo delle micotossine si parte in vantaggio. Un clima che protegge le coltivazioni e niente viaggi intercontinentali che favoriscono, invece, le muffe”. E ilbiologico? “Diversi studi mi hanno portato alla conclusione che i prodotti biologici offrono un livello di sicurezza alimentare alto, ma non molto di più rispetto a un prodotto convenzionale, a patto che quest’ultimo sia di alta qualità”. In caso contrario “non c’è gara”.

Contaminazione legale – Tra il 2011-2014 al Polo Alimenti diArpa Puglia è stato svolto un attento monitoraggio sulle micotossine in diversi alimenti: sui 656 campioni, il 18,5 per cento era costituito da cereali e prodotti derivati. Di questi, il 24 per cento è risultato naturalmente contaminato (anche da Aflatossine eDon), ma in regola. “Anche se i controlli vengono eseguiti secondo parametri ben precisi – spiega Ritieni – è ben diverso analizzare un carico di olio (tutto il prodotto è uguale) da un carico di grano (dove ci possono essere parti con muffe, non conservate bene, ma nascoste da frumento in perfette condizioni)”. Campioni non rappresentativi delle derrate agricole possono anche indurre a errori. I dati dell’Arpa, comunque, confermano che spesso i livelli di contaminazione da micotossine non raggiungono i limiti imposti dalla legge, ma questo non significa che non ce ne siano.

Il test sulla pasta – E c’è chi si è preso la briga di analizzare il prodotto finito: la pasta. Lo ha fatto il mensile dei consumatori il Test-Salvagente a gennaio. In laboratorio sono stati passati ai raggi X 15 marchi di spaghetti con lo scopo di svelarne le proprietà organolettiche, ma anche l’eventuale presenza di pesticidi e micotossine. La replica delle aziende non si è fatta attendere: “I nostri prodotti sono conformi alle stringenti normative europee e ai più alti standard di sicurezza per le persone e per l’ambiente”.

Ma veniamo ai risultati: la prima notizia è che tutti i prodotti erano conformi alla legge. Eppure alcuni di essi contenevano pesticidi (in 4 casi) o micotossine. Per quanto riguarda queste ultime, non è stata rilevata nessuna traccia di ocratossina, ma per 5 marchi – Conad, Lidl, Delverde, Carrefour e Coop – sono stati evidenziati valori di Don. Entro i limiti imposti dalla legge per gli adulti ma (giacché le aziende non sono tenute a farlo) non quelli previsti per i bambini al di sotto dei 3 anni. Che non dovrebbero mangiarla, quindi. Invece in molte famiglie, per motivi economici o per comodità, si utilizza la stessa pasta. Per i bambini più grandi? Il legislatore europeo il problema non se l’è proprio posto.

fonte: http://curiosity2015.altervista.org/5797-2/

Farina 00, il più grande veleno della storia. Perché fa male?

Farina 00

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Farina 00, il più grande veleno della storia. Perché fa male?

La farina 00, e lo stesso vale per gli altri prodotti raffinati,causa un aumento della glicemia con conseguente incremento dell’insulina.

Farina 00, il più grande veleno della storia. Così è stata definita dall’epidemiologo professor Franco Berrino in una puntata di Report del 2009. Ma perché fa male la farina 00? Fa male, secondo Berrino come del resto fanno male un po’ tutti i prodotti raffinati, lo zucchero in particolare, perché nel processo di raffinazione cui sono sottoposti, vengono impiegate sostanze potenzialmente dannose per l’organismo, come addirittura un derivato del petrolio, nel caso dello zucchero, derivato che è riconosciuto avere delle proprietà cancerogene. Questo il primo motivo, ma poi vale anche la pena di considerare il fatto che la farina 00, e lo stesso vale per gli altri prodotti raffinati, determina un aumento della glicemia con conseguente incremento dell’insulina, con il risultato finale di determinare un maggior accumulo di grassi di deposito, insomma si apre la strada al sovrappeso, o peggio, all’obesità, ma non è tutto. Infatti, con il trascorrere del tempo, la produzione di insulina potrebbe anche bloccarsi per colpa di un pancreas troppo sovraccaricato, e questo porterebbe al sorgere di alcune patologie anche gravi come l’ipoglicemia e il diabete.

Ma non è ancora tutto, perché l’ipoglicemia e il diabete, come del resto anche il sovrappeso, possono avere delle serie conseguenze anche sulla salute del cuore in quanto sono la condizione ideale per la comparsa di malattie cardiovascolari che, pur essendo oggi tranquillamente gestibili grazie alla farmacologia e, soprattutto, alla possibilità di intervenire in emodinamica con l’applicazione di stent per riaprire vasi eventualmente danneggiati, non possono tuttavia essere previste e quindi affrontate per tempo, prima di un eventuale infarto che rappresenta un serio rischio per il paziente. Vale sempre la pena ricordare che si è ciò che si mangia, lo stato di salute è legato a filo doppio all’alimentazione, per cui è bene fare le scelte giuste per evitare di trovarsi poi in difficoltà.

La soluzione è scegliere alimenti integrali, quindi pane e anche pasta, solo che non sempre ciò che si trova in commercio è realmente e completamente integrale, del resto lo si capisce anche dal colore, nel caso del pane, perché non è poi scuro come dovrebbe. Questo perché solitamente si utilizza nella preparazione di questi alimenti che potremmo definire falsi integrali, una parte di farina 00 con l’aggiunta di crusca finemente macinata che poi è il residuo della raffinazione. In questo modo, si aggiunge la beffa al danno, perché un prodotto del genere è ancor meno amico della salute, perché la troppa crusca rallenta l’assorbimento del ferro e del calcio.

Bisognerebbe quindi rivolgersi a produttori di fiducia, che sicuramente utilizzano della materia prima integrale, o al limite utilizzare altre farine come quella di riso e altro ancora. Addirittura il prof. Berrino ipotizza l’acquisto di grano integrale da macinare in casa con l’aiuto di un piccolo mulino in pietra, come quelli che un tempo erano presenti in molte case di campagna, solo che oggettivamente si tratta di una soluzione un po’ troppo impegnativa, anche perché prevede un investimento di alcune centinaia di €, investimento che non è certamente alla portata di tutti.

Ma non solo, perché una soluzione del genere andava bene un tempo, poteva essere gestita dalle famiglie rurali di una volta, che non avevano impegni lavorativi differenti e che quindi potevano dedicare parte della loro giornata a questo tipo di lavorazioni. Oggi questa soluzione non è praticabile, salvo casi eccezionali. La si è riportata solo per dovere di cronaca. Quindi, resta la possibilità di orientarsi su altri tipi di farine, come detto in precedenza, come quella di riso, di farro, di avena, o anche il kamut, eventualmente anche mischiando a volte tra loro i vari tipi di farina per sperimentare nuovi sapori. Insomma, le alternative alla farina 00 esistono, basta saperle cercare e basta avere la volontà di farlo. Poi, come al solito, ciascuno è ovviamente libero di fare le proprie scelte.

 

Attenzione – Tutti stiamo rischiando grosso. Ce lo nascondono, ma la cosa è davvero seria e pericolosa. Il cellulare fa malissimo. Ecco cosa rischiamo e come fare per ridurre il pericolo

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Attenzione – Tutti stiamo rischiando grosso. Ce lo nascondono, ma la cosa è davvero seria e pericolosa. Il cellulare fa malissimo. Ecco cosa rischiamo e come fare per ridurre il pericolo

 

Nel mondo in cui viviamo è sempre più indispensabile l’uso del cellulare, al punto che non lo lasciamo mai. Lo portiamo in qualsiasi posto in cui andiamo e se lo dimentichiamo, ci sentiamo persi. Non lo spegniamo in nessun momento del giorno e dormiamo tenendolo sul comodino. Questa abitudine, però, può essere nociva per la nostra salute. Vi piacerebbe sapere se fa male dormire vicino al cellulare? Scoprite la risposta in questo articolo.

Se siete tra le migliaia di persone che dormono con il telefonino accanto al letto, questo potrebbe causarvi numerosi problemi di salute (al momento impercettibili). Le radiazioni emanate dagli smartphones sono davvero pericolose e per nulla consigliabili. È così in qualsiasi momento del giorno, ma durante le ore di sonno possono provocare incubi, non conciliare il sonno, farci svegliare diverse volte ogni notte, etc. Il motivo? Un’alterazione nel sistema di autoregolazione di alcuni processi, come, ad esempio, quello dell’orologio biologico o dei ritmi circadiani.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità dice che gli apparecchi elettrici in generale (non solo i cellulari) sono nocivi per l’organismo e possono aumentare la possibilità di soffrire di cancro. Anche se alcuni studiosi non ne riconoscono gli effetti tossici, quello che bisogna sapere è che i telefoni si basano su radiazioni ionizzanti e lunghezze d’onda. Una ricerca condotta in Australia ha dimostrato che c’è un’importante relazione tra l’uso degli smartphone e la sterilità degli uomini, così come una riduzione nella qualità dello sperma e un aumento dello stress in entrambi i sessi.

Bisogna spegnere il cellulare durante la notte perché anche se non lo utilizziamo, esso emana comunque radio basi o radiofrequenze. Questo vuol dire che i telefoni cellulari trasmettono di continuo onde elettromagnetiche intorno a sé, non solo quando vengono utilizzati. Metterlo vicino la testa quando si dorme significa essere investititi da queste onde che non ci fanno bene.

Come e dove lasciare il cellulare quando si dorme?

Ci sono due opzioni: la prima è spegnerlo e lasciarlo nel posto di sempre (sul comodino). La seconda è lasciarlo acceso, ma in una stanza lontana, come può essere la cucina o il salotto. Tuttavia, questa alternativa è meno raccomandabile. Se non vi sentite sereni spegnendo il cellulare nel dubbio che qualcuno voglia mettersi in contatto con voi in seguito ad un’emergenza, potete almeno staccare i dati o la connessione alla rete WiFi, che è più pericoloso delle radiofrequenze. Gli esperti dicono che il cellulare deve stare almeno ad un metro di distanza dal nostro corpo quando dormiamo. Lo potete lasciare, per esempio, sul divano o su una sedia.

Un altro fattore da tenere in considerazione, e che molti fanno, è che non si può lasciare il cellulare sotto carica durante la notte, mentre lo teniamo sotto il cuscino. Sono molti i casi di persone che si sono bruciate il viso o le mani in seguito ad un sovraccarico di corrente e successivo incendio del dispositivo. I cuscini sono fabbricati con un materiale che entra facilmente in combustione e questo ci mette in pericolo mentre dormiamo, quando non siamo coscienti di quelli che accade intorno a noi.

Un altro dei rischi collegati al lasciare il cellulare sul comodino durante la notte è l’aumento dei nostri livelli di ansia; siamo vigili e in allerta tutto il tempo, ci svegliamo nel bel mezzo della notte per controllare la posta o i social network ogni volta che ci arriva una notifica, etc., Si tratta di un cambiamento nella condotta e nelle abitudini che a lungo andare porta come conseguenza stress, insonnia, mancanza di concentrazione, problemi cognitivi, carenza di produttività. irascibilità, incubi, mal di testa, etc.

Altre abitudini “più salutari” quando si utilizza il cellulare

  • Preferire le chiamate brevi e se si protraggono troppo, cambiare orecchio ogni tot di minuti.
  • Per quanto possibile, realizzare telefonate utilizzando un auricolare per non tenere il cellulare vicino alla testa.
  • Evitare che i bambini utilizzino il cellulare, nemmeno come gioco.
  • Non parlare al cellulare quando c’è poca rete, poiché l’apparecchio dovrà emettere radiofrequenze più potenti.
  • Non tenere il cellulare vicino al corpo (soprattutto per gli uomini che lo mettono nella tasca dei pantaloni), né a contatto con la pelle.
  • Tenerlo lontano, anche se di mezzo metro sulla nostra scrivania o sul tavolo.

Bisogna, quindi, lasciare che il cellulare riposi un po’ e liberarci di esso. Durante la notte, dobbiamo dedicarci a dormire e a riposare, per ricaricare le batterie che abbiamo consumato durante tutto il giorno. Il cellulare, meglio lasciarlo spento fino a quando non ci svegliamo (se non riusciamo a resistere oltre) oppure quando usciamo di casa per andare a lavoro.

In questo modo, eviteremo squilibri sul piano neuronale, per quanto riguarda la qualità del sonno ed i livelli di stress. Ancora non sono del tutto chiari i risultati degli studi al riguardo, anche se i dati che abbiamo già a disposizione ci mettono in allarme. Non dimenticate, inoltre, che anche gli altri apparecchi elettrici presenti in casa possono essere nocivi per la salute. Cercate di non tenere la televisione e il computer nella camera da letto. Se già ce li avete, potete staccarli dalla presa prima di andare a dormire, per esempio. Spegnete il router quando andate a dormire e cercate di non usare il cellulare fino all’ultimo istante prima di chiudere gli occhi.

 

fonte: Curiosity2013

 

Bevi acqua in bottiglie di plastica? Ecco cosa devi assolutamente controllare prima di acquistarla!

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Bevi acqua in bottiglie di plastica? Ecco cosa devi assolutamente controllare prima di acquistarla!

Generalmente è sconsigliabile l’acquisto di acqua in bottiglie di plastica. Questo sconsiglio non deriva soltanto dall’aspetto ecologico, ma anche per il bene della nostra salute.

Ormai anche i sassi sanno che l’uso indiscriminato della plastica ha causato (e causa) non pochi danni all’ambiente. La plastica è una sostanza che il nostro pianeta fà fatica a metabolizzare, più o meno come un alimento che facciamo fatica a digerire.

Nel caso comunque si decida di bere l’acqua nelle bottiglie di plastica sarebbe opportuno controllare prima le etichette.
Perché
Le lettere presenti nel simbolo del riciclo, come PP e HDP, ci dicono tanto sulla plastica stessa. Questo è quello che bisogna sapere:
Se nell’etichetta c’è scritto PET o PETE (Polietilene tereftalato), la plastica delle bottiglie può aver contaminato l’acqua con metalli e sostanze chimiche in grado di influenzare l’equilibrio ormonale nel vostro corpo.
Se nell’etichetta c’è scritto HDP o HDPE (Polietilene ad alta densità), l’acqua presente nella bottiglia molto probabilmente  non è stata contaminata da nessuna sostanza nociva.
Se nell’etichetta c’è scritto 3V o PVC (Cloruro di polivinile), non bisogna assolutamente bere quell’acqua. Questo tipo di plastica rilascia sostanze chimiche tossiche che influenzano il nostro equilibrio ormonale.
Se nell’etichetta c’è scritto LDPE (Polietilene a bassa densità) è molto strano. Perché l’LDPE è usato soltanto per fare i sacchetti di plastica.
Se nell’etichetta c’è scritto PS (Polistirene o Polistirolo), la plastica potrebbe rilasciare sostanze cancerogene. Solitamente questo materiale viene utilizzato per la produzione di tazze da caffè americano (stile Starbucks) e i contenitori per cibo da fast food.
Se nell’etichetta c’è scritto PC (Policarbonato) oppure non c’è nessuna etichetta, molto probabilmente la plastica contiene la BPA (Bisfenolo) un distruttore endocrino. Questo tipo di materiale è usato spesso nella produzione di contenitori per alimenti e borracce per l’acqua (come quelle dei ciclisti).
DA: panecirco.com

 

La guerra del Grano – C’è relazione tra pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? …I produttori dicono di NO (ma guarda un po’), coltivatori e l’Università di Napoli dicono di SI!

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La guerra del Grano – C’è relazione tra pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? …I produttori dicono di NO (ma guarda un po’), coltivatori e l’Università di Napoli dicono di SI!

 

Pasta fatta con grano di importazione e intolleranze alimentari? “Relazione indiretta tra micotossine e celiachia”

Secondo i produttori di pasta il frumento importato è migliore tecnicamente (e costa di più) per via dell’alto contenuto di glutine, ma coltivatori e scienziati sostengono che “in alcuni dei Paesi esportatori (come il Canada) il clima umido favorisce la presenza di micotossine”. Sostanze che, spiega il docente di chimica degli alimenti all’Università Federico II di Napoli Alberto Ritieni, “attaccano il sistema immunitario e rendono il nostro intestino più esposto a diversi disturbi”

La guerra del grano: non solo una questione di mercato, di qualità e di prezzi. Prima di tutto una battaglia per la salute. C’è anche questo dietro le polemiche tra industriali e Coldiretti,che al porto di Bari a fine febbraio ha protestato contro i frequenti arrivi di tonnellate di grano estero. Secondo i produttori di pasta il frumento importato è migliore tecnicamente (e costa di più) per via dell’alto contenuto di glutine, ma coltivatori e scienziati ribattono: “In alcuni dei Paesi esportatori (come il Canada) il clima umido favorisce la presenza di micotossine”. E, come è emerso dall’inchiesta de ilfattoquotidiano.it, i controlli non bastano: né sul grano, né sulla pasta. Il motivo? Anche se le quantità di sostanze tossiche rientrano nei limiti imposti a livello europeo, quelle norme non sarebbero sufficienti ad azzerare irischi. È necessario allora chiedersi di quale natura e portata essi siano.

La Fao ha accertato che un quarto del cibo del mondo è contaminato da micotossine, mentre cresce sempre più il numero di persone che soffrono di intolleranze alimentari. La celiachia è la più frequente. C’è una relazione tra questi dati?Ilfattoquotidiano.it lo ha chiesto ad Alberto Ritieni, docente di chimica degli alimenti all’Università Federico II di Napoli. Che da anni in laboratorio analizza le micotossine nel grano e, quindi, nella pasta. Ne studia gli effetti a breve e a lungo termine. “Ci può essere una relazione indiretta, perché queste sostanze attaccano il sistema immunitario e rendono il nostro intestino più esposto a diversi disturbi” spiega il docente. Gli effetti cambiano completamente a seconda delle quantità assunte dall’organismo: sono minimi in un soggetto sano e in piccole dosi”. Ma quanto si parla di grano e pasta, questo non è il Paese delle piccole dosi.

Micotossine e intolleranze – Secondo i dati dell’ultimo rapporto del ministero della Salute, i celiaci in Italia sono 172.197 (dati del 2014), quasi 8mila in più rispetto al 2013 e 23.500 in più confrontati invece con quelli del 2012. Ma questi sono solo i numeri delle diagnosi, perché lo stesso ministero ha calcolato che le persone che soffrono di celiachia in Italia sono 600mila. Ma c’è davvero un legame tra queste sostanze chimiche tossicheprodotte da funghi e le intolleranze alimentari sempre più diffuse? “C’è una relazione diretta con il sistema immunitariodell’intestino che viene reso più attaccabile” dice Ritieni. Che spiega: “Siamo in una fase precedente a quella dell’intolleranza e della sua degenerazione in qualcosa di più serio, come la celiachia, ma i disturbi alimentari possono trovare campo libero in un intestino che funziona male”.

Il tratto gastrointestinale è la prima barriera fisica contro i contaminanti del cibo, ma è anche il primo bersaglio di queste sostanze tossiche. “Che possono determinare le intolleranzecertamente in modo indiretto, proprio abbassando le difeseimmunitarie dell’organo” sottolinea il professore. Il legame diretto con le micotossine è difficilmente dimostrabile, ma diversi studi hanno rilevato che le cellule epiteliali intestinali sono attaccate da sostanze quali Deossinivalenolo (Don o Vomitossina) e altri tricoteceni di tipo B. “Deprimendo il sistema immunitario il Don provoca una serie di danni a livello gastrointestinale”, dice Ritieni. Al mondo si conoscono oltre 400tipologie diverse di micotossine, di cui il 10 per cento circa considerate a rischio per l’uomo. Sono gli stessi scienziati che, con la dovuta prudenza e al netto del boom del mercato, chiedono di non sottovalutate i dati sulle intolleranze al glutine che, in alcuni casi, provoca la celiachia.

Il nemico numero uno del frumento – Se l’Aflatossina B1 è l’unica micotossina per la quale sono state dimostrate correlazioni con forme di cancro non è la sostanza tossica più presente in assoluto nel grano. Il nemico numero uno del frumento è proprio la Vomitossina: non è cancerogena, ma può causarenausea, vomito e malattie gastrointestinali. “Se assunta in minime quantità l’effetto può non comparire mai – chiarisce Ritieni – a meno che non si parli di soggetti particolarmente sensibili”. Il punto è: si può parlare di quantità minime nel paese della pasta? Ed è qui che entrano in gioco due peccati originali e riguardano entrambi i limiti di Don. “È noto che il valore di Vomitossinaconsentito – ricorda Ritieni – è calcolato su una media europea diconsumi, in cui il secondo paese consumatore di pasta è laGermania con circa 7,4 chilogrammi all’anno contro i 26 chili dell’italiano medio”. In un’audizione in Commissione Agricoltura del Senato, Ritieni aveva già proposto “una proporzionale riduzione dal valore di 1750 microgrammi/kg a 350”. O comunque al di sotto dei 750. Secondo l’esperto “i risultati degli studi fin qui eseguiti suggeriscono di modificare quei limiti”. Cosa si può fare? “Si può percorrere la strada seguita fino a poco tempo fa dalla Francia, che aveva bloccato la commercializzazione dibevande energizzanti. “Potremmo appellarci a un principio di salvaguardia di protezione della salute dei consumatori italiani previsto dall’articolo 23 della direttiva 2001/18/CE” spiega Ritieni.

La tutela dei bambini: le proposte – L’altro peccato originale riguarda i bambini. Al di sotto dei tre anni il valore di Donaccettato è di 200 microgrammi “quindi un bambino di 4 anni può mangiare – per legge – la stessa pasta degli adulti (con i limiti che salgono a 750 microgrammi al chilo pur avendone un peso nettamente inferiore). Questo prevede la normativa europea e le aziende non sono tenute a indicare nulla a riguardo sull’etichetta. Le proposte: “Due le alternative: o portiamo adulti e bambini a 200, oppure dobbiamo calcolare altri limiti di Don per la fascia di età che va dai 3 ai 10 anni, al momento scoperta”. Nel frattempo i bambini cosa possono mangiare? “Mi affiderei ad aziende che utilizzano grano italiano: oggi molte produzioni raggiungono ottime ‘caratteristiche tecniche’ e sotto il profilo delle micotossine si parte in vantaggio. Un clima che protegge le coltivazioni e niente viaggi intercontinentali che favoriscono, invece, le muffe”. E ilbiologico? “Diversi studi mi hanno portato alla conclusione che i prodotti biologici offrono un livello di sicurezza alimentare alto, ma non molto di più rispetto a un prodotto convenzionale, a patto che quest’ultimo sia di alta qualità”. In caso contrario “non c’è gara”.

Contaminazione legale – Tra il 2011-2014 al Polo Alimenti diArpa Puglia è stato svolto un attento monitoraggio sulle micotossine in diversi alimenti: sui 656 campioni, il 18,5 per cento era costituito da cereali e prodotti derivati. Di questi, il 24 per cento è risultato naturalmente contaminato (anche da Aflatossine eDon), ma in regola. “Anche se i controlli vengono eseguiti secondo parametri ben precisi – spiega Ritieni – è ben diverso analizzare un carico di olio (tutto il prodotto è uguale) da un carico di grano (dove ci possono essere parti con muffe, non conservate bene, ma nascoste da frumento in perfette condizioni)”. Campioni non rappresentativi delle derrate agricole possono anche indurre a errori. I dati dell’Arpa, comunque, confermano che spesso i livelli di contaminazione da micotossine non raggiungono i limiti imposti dalla legge, ma questo non significa che non ce ne siano.

Il test sulla pasta – E c’è chi si è preso la briga di analizzare il prodotto finito: la pasta. Lo ha fatto il mensile dei consumatori il Test-Salvagente a gennaio. In laboratorio sono stati passati ai raggi X 15 marchi di spaghetti con lo scopo di svelarne le proprietà organolettiche, ma anche l’eventuale presenza di pesticidi e micotossine. La replica delle aziende non si è fatta attendere: “I nostri prodotti sono conformi alle stringenti normative europee e ai più alti standard di sicurezza per le persone e per l’ambiente”.

Ma veniamo ai risultati: la prima notizia è che tutti i prodotti erano conformi alla legge. Eppure alcuni di essi contenevano pesticidi (in 4 casi) o micotossine. Per quanto riguarda queste ultime, non è stata rilevata nessuna traccia di ocratossina, ma per 5 marchi – Conad, Lidl, Delverde, Carrefour e Coop – sono stati evidenziati valori di Don. Entro i limiti imposti dalla legge per gli adulti ma (giacché le aziende non sono tenute a farlo) non quelli previsti per i bambini al di sotto dei 3 anni. Che non dovrebbero mangiarla, quindi. Invece in molte famiglie, per motivi economici o per comodità, si utilizza la stessa pasta. Per i bambini più grandi? Il legislatore europeo il problema non se l’è proprio posto.

tratto da: http://curiosity2015.altervista.org/5797-2/