Xylella – Vogliono abbattere altri cento ulivi, ma solo il M5s protesta …in fondo mica sono banche da salvare…!!

Xylella

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

Xylella – Vogliono abbattere altri cento ulivi, ma solo il M5s protesta …in fondo mica sono banche da salvare…!!

 

Xylella, i 5 Stelle: «Vogliono abbattere cento ulivi, protesteremo per impedirlo»

Il Meetup M5S di Francavilla Fontana avvisa la cittadinanza che il 28 giugno prossimo, protesterà pacificamente contro l’abbattimento di circa 100 ulivi (molti dei quali leccini secolari) nella zona Oria-Francavilla Fontana (SP51) che collega Oria a Carosino. Con grande rammarico ed indignazione denunciamo con fermezza quanto sta per accadere: è chiaro a tutti che il “Piano degli interventi” del Commissario Silletti per far fronte all’emergenza sul rischio di diffusione del batterio “Xylella fastidiosa” è assolutamente errato ed inefficace. A nostro parere, non serve infatti abbattere migliaia di ulivi, simbolo regionale e risorsa nazionale, quando basta che una macchina con sopra l’insetto vettore della Xylella viaggi a nord del Salento per diffondere la patologia. Pertanto, l’eradicazione in via preventiva di migliaia di ulivi creerà solamente un danno permanente al territorio pugliese e all’Italia intera. La nostra priorità deve essere una ed una soltanto: impedire questa assurda e ingiustificata mattanza! Il caso preso in esame nel nostro territorio ha dell’incredibile: l’ignaro proprietario degli ulivi prima citati si è ritrovato notificato, senza alcun preavviso e soprattutto senza alcune indagine diagnostica degli enti preposti, l’avviso di abbattimento dei propri ulivi. Da ciò sorge spontanea una domanda: è legittimo questo atto? Con quali criteri vengono scelti gli ulivi infetti? Ricordiamo inoltre che Francavilla Fontana è riconosciuta come “zona cuscinetto”, pertanto oltre all’abbattimento dell’ulivo è prevista l’eradicazione di tutti gli ulivi, anche non infetti, nel raggio di 100 metri dalla pianta colpita dal virus. Il Meetup M5S sarà presente nel luogo degli abbattimenti, per cercare di ottenere l’annullamento di tale assurdità. Invitiamo tutta la cittadinanza e tutte le forze politiche locali e non, ad unirsi in questa lotta che non ha colori politici ma ha come unico scopo la difesa del nostro territorio.

Francavilla Fontana 5 stelle

Banche Venete – Gli amministratori che le hanno affondate, facendo rimettere a noi fino a 17 miliardi di Euro? Non pagheranno NIENTE, grazie all’immunità che gli hanno regalato Gentiloni, Padoan & C.

Banche Venete

 

.

SEGUICI SULLA PAGINA FACEBOOK Banda Bassotti

.

.

Banche Venete – Gli amministratori che le hanno affondate, facendo rimettere a noi fino a 17 miliardi di Euro? Non pagheranno NIENTE, grazie all’immunità che gli hanno regalato Gentiloni, Padoan & C.

 

Banche Venete, Padoan Regala L’immunità A Zonin & C

Per Veneto Banca e per la Banca popolare di Vicenza il governo di Paolo Gentiloni ha osato quel che non se la sentì di fare nemmeno il governo diMatteo Renzi nei confronti di Banca Etruria, Banca delle Marche, e Casse di Ferrara e di Chieti: dare un sostanziale salvacondotto agli ex amministratori che hanno gestito quegli istituti di credito portandoli al crack.

La procedura particolare di liquidazione coatta amministrativa adottata con il decreto legge del 25 giugno per Veneto Banca e Banca popolare di Vicenza infatti salva quei due istituto dalla insolvenza e quindi dai rischi di un’azione penale per bancarotta fraudolenta nei confronti degli ex amministratori, in testa Gianni Zonin eVincenzo Consoli. E’ una immunità penale non da poco quella che si concede oggi a chi ha portato nelle condizioni dell’accertato dissesto quei due istituti bancari. Che non fu concessa nemmeno per gli ex amministratori di Banca Etruria & c, tanto è che nel marzo scorso 21 ex amministratori dell’istituto aretino sono stati rinviati a giudizio per bancarotta fraudolenta, qualcuno di tipo dolosa, e qualcun altro colposa (più lieve).

Da cosa deriva l’immunità penale per Zonin, Consoli e gli altri ex amministratori delle venete? Dalla struttura stessa della operazione scelta, che ha portato a non registrare nella contabilità delle due vecchie banche il debito per i 17 miliardi circa di Npl ceduti alla bad bank. E’ vero che nelle vecchie banche così non ci sarà più patrimonio, ma nemmeno debito, scongiurando in questo modo lo stato di insolvenza accertato che avrebbe aperto le porte alle azioni penali per bancarotta fraudolenta.

Probabilmente questa strada è stata scelta anche per garantire l’immunità da questo rischio all’ultimo amministratore delegato della stessa Vicenza, l’ex ad del Monte dei Paschi di Siena Fabrizio Viola, che ora è stato nominato dalla Banca di Italia come membro di entrambi gli organi liquidatori di Veneto Banca e Popolare di Vicenza. E’ assai difficile che ora possa essere lui a rilevare nella procedura elementi di insolvenza delle due banche, mettendosi da solo nei guai, visto che ha guidato negli ultimi sei mesi una delle due banche in dissesto.

Questa particolare immunità agli ex ovviamente è stata notata subito ad Arezzo, Chieti, Ferrara e nelle Marche, dove sia gli ex amministratori che i risparmiatori si lamentano ora del diverso trattamento adottato per risolvere la crisi del credito in Veneto. Vero che all’epoca furono compiuti grandi errori nella procedura di risoluzione, poi tamponati alla bell’e meglio e in modo del tutto insoddisfacente da successivi interventi dell’esecutivo, ed è un bene che gli stessi errori non siano duplicati. Ma è comprensibile la rabbia dei risparmiatori truffati per quel trattamento così diverso da quello che è toccato in sorte ai veneti.

Se ne sono lamentati ieri in un comunicato Silvia Battistelli e Alvise Aguti del Comitato azzerati dal salva-banche, notando come in entrambe le procedure si sia fatto riferimento alla direttiva europea del burden sharing, ma come l’applicazione sia stata radicalmente diversa. Nel caso di Etruria & c infatti si valutarono le sofferenze- come ricostruito recentemente da Libero- al 17% del loro valore, azzerando così tutte le obbligazioni subordinate. Nel caso delle Venete sono state valutate più del doppio, al 41% del loro valore. Formalmente i creduti deteriorati verranno trasferiti alla bad bank al loro valore di libro, che è pari al 56%. Ma secondo Battistelli e Aguti proprio da questa scelta potrebbe venire un ulteriore esborso di denaro pubblico, perché “ se il valore delle sofferenze di rivelasse in linea con quello delle attuali dismissioni di Unicredit o Mps e quello delle inadempienze probabili in linea con la cessione ad Atlante 2 (32%), lo Stato sarà chiamato a sostenere un ulteriore costo vicino ai 10/11 miliardi di euro, di cui bisognerebbe dare spiegazione a tutti i contribuenti italiani”.

fonte: http://limbeccata.it/la-fregatura/banche-venete-padoan-regala-limmunita-a-zonin-c/#.WVQSqb2bTaA.facebook

VERGOGNOSO: il modernissimo acceleratore di Pavia – l’unico in Italia che cura i tumori con fasci di protoni e ioni di carbonio – rischia di chiudere per i tagli ai finanziamenti. Un altro grande successo dei nostri governanti che quando invece si tratta di banche, non lesinano a spese!!

acceleratore di Pavia

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

VERGOGNOSO: il modernissimo acceleratore di Pavia – l’unico in Italia che cura i tumori con fasci di protoni e ioni di carbonio – rischia di chiudere per i tagli ai finanziamenti. Un altro grande successo dei nostri governanti che quando invece si tratta di banche, non lesinano a spese!!

 

20 miliardi per salvare le banche. 64 milioni al giorno per le spese militari. Ma un’eccellenza come questa, l’unica in Italia che cura i tumori con fasci di protoni e ioni di carbonio, richia di chiudere per mancanza di fondi! E’ il modernissimo acceleratore di Pavia.

L’acceleratore di Pavia che cura i tumori rischia di chiudere

L’appello di 13 scienziati italiani per finanziare il Centro nazionale di adroterapia oncologica, l’unico in Italia che tratta i tumori con fasci di protoni e ioni carbonio.

Il Centro nazionale di adroterapia oncologica (Cnao) di Pavia, ossia l’acceleratore di particelle impiegato per lacura dei tumori più importante d’Italia, è a rischio chiusura per via dei tagli economici e dei mancati finanziamenti degli ultimi anni da parte dei governi. Per questo, alcuni tra i più autorevoli scienziati italiani hanno firmato l’appello inviato dall’ideatore del progetto presso il CernUgo Amaldi e rivolto alle istituzioni (in particolare al ministero della Salute e alla regione Lombardia) nel tentativo di salvare il centro, a cui si stima manchino circa 35 milioni di euro.

L’acceleratore di Pavia è meno potente del Cern, ma è stato progettato appositamente per far raggiungere alle particelle l’energia adeguata all’attività clinica sull’uomo.

La peculiarità del Cnao nel panorama italiano è che si tratta dell’unico centro nazionale (e uno dei quattro a livello mondiale insieme a quelli in Germania, Giappone e Cina) in cui è possibile effettuare l’adroterapia – oltre che con i protoni – con ioni carbonio, che sono le particelle più potenti contro i tumori. Insieme al politecnico di Milano, il Cnao ha anche ideato una nuova tecnica per trattamento di quei tumori complessi da bersagliare poiché si spostano insieme alla respirazione del paziente, come quelli al fegato e al pancreas. La terapia con soli fasci di protoni, detta protonterapia, è invece più diffusa sia a livello internazionale che in Italia, e nel nostro Paese sono attivianche il centro di Trento e il quello per i trattamenti oculari del policlinico di Catania, che però riescono a seguire ogni anno un numero di pazienti molto inferiore rispetto al Cnao. Fino a oggi a Pavia sono già stati trattati 380 malati oncologici.

Tra i 13 firmatari dell’appello – esponenti di primo piano della ricerca e della comunicazione scientifica italiana – ci sono il premio nobel per la fisica Carlo Rubbia, il prossimo direttore generale del Cern di Ginevra Fabiola Gianotti, il presidente dell’Infn Fernando Ferroni, il direttore della ricerca del Cern Sergio Bertolucci, l’oncologo Umberto Veronesi e Piero Angela.

FONTE: http://www.wired.it