Allarme dei pediatri italiani: “Un terzo delle malattie infantili è causato dall’inquinamento”.

 

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Allarme dei pediatri italiani: “Un terzo delle malattie infantili è causato dall’inquinamento”.

Malattie infantili, i pediatri: “Causate dall’inquinamento nel 30% dei casi”
Allarme dei pediatri italiani: “Un terzo delle malattie infantili è causato dall’inquinamento”Ecco come invertire il trend negativo

La FIMP, Federazione Italiana Medici Pediatri, lancia l’allarme: secondo gli ultimi dati disponibili, 3 casi su 10 di malattie infantili sono provocati dall’inquinamento.

Con un appello lanciato durante il G7 dell’Ambiente, a Bologna, i medici hanno voluto indicare la azioni concrete da perseguire per ridurre l’impatto. “Una priorità per i pediatri e per le istituzioni”, scrivono dalla Federazione. Tutti i dettagli del loro appello.

Malattie infantili: il nodo inquinamento

Il documento si intitola “Ambiente e salute infantile: dalla consapevolezza del rischio alle strategie per limitare i danni e costruire la salute futura dei bambini italiani“. La FIMP lo ha redatto per sensibilizzare istituzioni e cittadini sulle problematiche ambientali. L’inquinamento dell’aria sarebbe infatti tra le cause principali di malattia e morte della popolazione mondiale, non solo infantile:

Già nel 2006 l’OMS stimava che il 25% di tutte le patologie negli adulti e oltre il 33% nei bambini sotto i 5 anni fosse attribuibile a fattori ambientali “evitabili”. Un più recente documento – sempre dell’OMS – stima che, a livello mondiale, circa 1 su 4 del totale delle morti sia attribuibile al vivere o al lavorare in ambienti malsani. Complessivamente in tutto il mondo ogni anno ci sarebbero 12,6 milioni di decessi attribuibili ad ambienti insalubri e 1,4 milioni di questi si verificherebbero in Europa“.

In pratica, i pediatri ci dicono che un terzo delle malattie infantili, che colpiscono chi ha meno di 5 anni, sono attribuibili all’inquinamento ambientale.

Non solo. I rischi si estenderebbero anche al feto, durante la gravidanza. Tutti i fattori scatenanti sono sintetizzati da Maria Grazia Sapia, referente Nazionale Fimp per l’Ambiente:

“Le sostanze chimiche di sintesi derivanti da attività industriali e agricole, lo smaltimento dei rifiuti, le produzioni energetiche e le radiazioni elettromagnetiche sono fattori di rischio. Nel loro insieme agiscono sugli adulti, quindi anche sui gameti, sul feto durante la gravidanza e sul bambino sopratutto nei primi anni di vita”.

Sapia punta il dito in modo particolare su pesticidi chimici e particolato atmosferico:

Particolarmente importanti sono le conseguenze dei pesticidi nel settore alimentare e dei particolati/polveri sottili negli ambienti domestici, urbani e scolastici per la funzione respiratoria che possono aumentare in modo significativo e diffuso la patologia sub acuta, cronica e la cancerogenicità”.

Malattie infantili: le patologie in aumento

Sapia, oltre a elencare i fattori di rischio, spiega anche quali sono le malattie in aumento causate dall’inquinamento. Eccone un elenco:

  • Patologie degli organi endocrini
  • Disturbi agli apparati respiratorio e digestivo
  • Patologie cardiovascolari
  • Alterazioni dello sviluppo neuro-cognitivo-sensoriale
  • Alterazione del metabolismo
  • Basso peso alla nascita
  • Rischio di aborto e prematurità
  • Aumento della cancerogenicità
Malattie infantili: come rimediare

La Federazione non si limita a indicare il problema. Offre anche una serie di soluzioni, da implementare subito, per migliorare le condizioni di salute nostre e dei nostri bambini. E lancia un appello affinché tutte le istituzioni collaborino attivamente.

Ecco le proposte:

  • Attivare un monitoraggio costante, integrato e sistematico sull’inquinamento ambientale e sugli effetti che ha sui bambini.
  • Ridurre i limiti massimi degli inquinanti in aria, acqua e suolo, per far fronte alla vulnerabilità dell’età pediatrica.
  • Applicare sempre per l’infanzia il “principio di precauzione”.
  • Rinforzare l’attenzione ai primi 1000 giorni di vita del bambino, dal concepimento ai primi anni. Un’attenzione che deve tradursi in atti concreti.
  • Mappare, in tempi brevi, gli edifici scolastici. Individuare in particolare condizioni di inquinamento indoor, prestando attenzione alla possibile presenza di campi elettromagnetici indotti dalle reti wireless.
  • Puntare sull’educazione: promuovere e incentivare programmi, per bambini e adulti, per la salvaguardia dell’ambiente e la scelta consapevole dei prodotti (alimenti, giocattoli, etc.).
  • Incentivare il ricorso alle fonti di energia rinnovabili.
  • Promuovere politiche di sviluppo eco-sostenibile.

Uno studio statistico indipendente che dà troppo fastidio per essere reso pubblico: i bambini della Guinea-Bissau vaccinati con il trivalente e con l’antipolio orale muoiono 5 (cinque) volte di più rispetto ai coetanei non vaccinati…!!!

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Uno studio statistico indipendente che dà troppo fastidio per essere reso pubblico: i bambini della Guinea-Bissau vaccinati con il trivalente e con l’antipolio orale muoiono 5 (cinque) volte di più rispetto ai coetanei non vaccinati…!!!

I bambini della Guinea-Bissau vaccinati con il trivalente difterite-tetano-pertosse e con l’antipolio orale muoiono 5 (cinque) volte di più rispetto ai coetanei non vaccinati.
E’ passato in sordina lo studio statistico indipendente datato 01 febbraio 2017 dal titolo: L’introduzione del vaccino Difterite-Tetano-Pertosse e del vaccino orale antipolio tra i giovani neonati in una comunità africana urbana: Esperimento naturale (The Introduction of Diphtheria-Tetanus-Pertussis and Oral Polio Vaccine Among Young Infants in an Urban African Community: A Natural Experiment).

Dei ricercatori indipendenti danesi hanno esaminato l’introduzione dei vaccino Difterite-Tetano-Pertosse (DTP) e del vaccino orale antipolio (OPV) in una comunità urbana in Guinea-Bissau nei primi anni ’80.
Dal 1978 al dicembre 1983 sono stati monitorati dalla nascita gruppi di bambini vaccinati e non vaccinati.

Nelle conclusioni dello studio i ricercatori spegano:
“Il DTP (vaccino Difterite-Tetano-Pertosse, ndr) è stato associato a una mortalità più elevata di 5 volte rispetto a non vaccinati (il grassetto è nostro). Nessun studio prospettico ha mostrato effetti benefici di sopravvivenza del DTP. […] Dovrebbe essere preoccupante che l’effetto delle vaccinazioni di routine su tutte le cause di mortalità non sia stato testato in studi randomizzati.
Tutte le prove attualmente disponibili suggeriscono che il vaccino DTP può uccidere più bambini per altre cause di quanto non risparmi dalla difterite, dal tetano o dalla pertosse (il grassetto è nostro).
Sebbene un vaccino può proteggere i bambini dalla malattia target, può aumentare nel contempo la suscettibilità alle infezioni non correlate” (il grassetto è nostro).

La ricerca è pubblicata sulla rivista scientifica EBioMedicine (volume 17, Marzo 2017, Pagine 192–198). La rivista EBioMedicine è frutto della collaborazione tra le riviste CellPress e THE LANCET (una delle più importanti riviste scentifiche internazionali), tutte edite dall’importante editore scientifico Elsevier.

Questo il link alla pagina web dedicata alla ricerca (in inglese): http://www.ebiomedicine.com/…/S2352-3964(17)30046-4/abstract
Questo il link dal quale scaricare il PDF della ricerca (in inglese): http://www.ebiomedicine.com/a…/S2352-3964%2817%2930046-4/pdf

Che dire?
Innanzitutto che questa è una ricerca indipendente non foraggiata dalle case farmaceutiche; anzi tra i finanziatori ci sono il Consiglio danese per la ricerca allo sviluppo e il Ministero degli affari esteri della Danimarca.
La maggior parte degli studi – per la quasi totalità finanziati dalle case farmaceutiche – si basano semplicemente sulle relazioni causali di mortalità a breve termine, cioé vengono controllate le reazioni avverse che possono verificarsi dopo poche ore dall’inoculazione fino, per alcune patologie, al massimo 60 giorni dopo. Oltre questo periodo qualsiasi correlazione viene ufficialmente negata (vedi http://www.farmacovigilanza.org/corsi/pezzabarzi/corso3.htm).

Lo studio in esame, invece, ha tenuto sotto osservazione i bambini per alcuni anni potendo raccogliere dati statistici importanti e dimostrando che, a lungo termine, i vaccini in esame hanno avuto un ruolo nell’aumentata mortalità dei bambini vaccinati.

Ci piacerebbe molto che anche il Ministero della salute italiano sovvenzionasse studi INDIPENDENTI sugli effetti avversi da vaccinazioni (anche a lungo termine) prima di renderli obbligatori. Gli studi finanziati dalle case farmaceutiche non sono attendibili perché dietro ci sono interessi economici vasti; c’è un palese conflitto d’interesse.

Quindi, l’ago del rischio/beneficio per dove pende? Per il rischio di ammalarsi di malattie non più esistenti o di facile guarigione oppure verso il rischio di morte prematura o avere possibili gravi reazioni avverse? A ognuno la sua scelta (perché DEVE essere una SCELTA).

fonte: https://www.eliosfera.it/guinea-bambini-vaccinati-muoiono-cinque-volte-di-piu

Alla faccia del CONFLITTO di INTERESSI: Quelli che hanno elaborato il Piano di Prevenzione Nazionale Vaccinale 2017-2019 sono finanziati dai produttori di vaccini! E qualcuno si meraviglia che siamo l’unico Paese al mondo che ha 12 vaccini obbligatori?

 

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Alla faccia del CONFLITTO di INTERESSI: Quelli che hanno elaborato il Piano di Prevenzione Nazionale Vaccinale 2017-2019 sono finanziati dai produttori di vaccini! E qualcuno si meraviglia che siamo l’unico Paese al mondo che ha 12 vaccini obbligatori?

 

Sui vaccini presunto conflitto d’interesse

Chi produce #vaccini finanzia le società che hanno elaborato il Piano di Prevenzione Nazionale Vaccinale 2017-2019. E’ questo che è emerso dal servizio de “La Gabbia Open” andato in onda su “La 7″ il 31 maggio scorso. Al Congresso di Pediatria tenutosi a Napoli dal 29/05 al 01/06, i medici partecipanti erano ovviamente interessati a conoscere le promozioni dei farmaci (presenti nei vari padiglioni delle aziende produttrici), da prescrivere ai propri pazienti. Fra le case farmaceutiche presenti [VIDEO], c’erano anche quelle creatrici di vaccini come i colossi internazionali Merck e Pfizer. Dalle indagini, è stato scoperto che essi hanno contribuito al finanziamento (cifre vicine ai 100.000 euro) di chi ha varato il suddetto Piano di Prevenzione Nazionale del Ministero della Salute, ovvero le quattro più importanti associazioni mediche italiane, fra cui c’è anche la Sip (Società Italiana di Pediatria).

Il quadro creatosi ha fatto così scattare l’allarme del possibile conflitto d’interessi tra chi produce i vaccini e appunto le associazioni mediche, perchè chi li fabbrica ha finanziato chi dovrebbe lanciarli sul mercato.

Per Alberto Villani (Presidente Sip), non c’è niente di strano

«Non c’è niente di cui nascondersi o vergognarsi in tutto questo», ha affermato ai microfoni il Presidente della Sip, Alberto Villani, «Anzi le partnership dovrebbero essere rinvigorite. Conflitto d’interessi? Per quale motivo un’azienda non dovrebbe contribuire? Promuovere un prodotto non significa promuovere qualcosa che non va. Ed il discorso sui vaccini, non è assolutamente da pensare che sia un business». Di fronte a una dichiarazione del genere però, molti potrebbero però storcere il naso, dal momento che ci sono società che fatturano dai 5 ai 6 miliardi di dollari l’anno, solo per la vendita di vaccini.

Il controparere

In questo senso infatti, sono importanti le parole di Raffaele Cantone, Presidente Autorità Nazionale Anticorruzione: «Il conflitto d’interesse esiste e stiamo cercando di porvi fine.

Chiaro che ci deve essere un collegamento fra ricerca e farmacologia. La ricerca serve ad individuare nuovi farmaci e a stimolare le attività scientifiche, ma tutto questo va fatto con regole trasparenti, senza prescrizioni indebite per favorire chi produce farmaci». Dall’inchiesta condotta poi, s’è presunto che a beneficiare di questi soldi ci sarebbero anche le fondazioni politiche, ma per mancanza di elementi non è stato possibile proseguire con le indagini. Ad ogni modo, è affiorato che la stragrande maggioranza delle istituzioni di partito hanno posto un mistero sull’entità e l’origine del proprio denaro. «Reticenza sulle cifre? Noi purtroppo non abbiamo una normativa accettabile», continua Cantone, «Le fondazioni e le associazioni, sono regolate dal codice civile come se si trattassero di organizzazioni no profit, per cui c’è bisogno assoluto di una regolamentazione soprattutto per quelle fondazioni che si occupano di attività economiche e politiche per evitare meccanismi pericolosi come i conflitti d’interessi e quindi fatti di #corruzione.

Chi finanzia infatti, potrebbe avere un doppio scopo per cui è giusto restare molto vigili».

via BlastingNews

Attenzione – Il Triclosan, fortemente sospettato di provocare antibiotico-resistenza e di essere un interferente endocrino (cancerogeno etc.). Nei corpo dei bambini si accumula per effetto dei più comuni saponi e dentifrici…!

Triclosan

 

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Attenzione – Il Triclosan, fortemente sospettato di provocare antibiotico-resistenza e di essere un interferente endocrino (cancerogeno etc.). Nei corpo dei bambini si accumula per effetto dei più comuni saponi e dentifrici…!

 

Triclosan, lo studio: nei bambini si accumula per effetto di sapone e dentifricio

Hai lavato i denti? E le mani? Quante volte al giorno facciamo questa domanda ai nostri figli senza sapere che li stiamo esponendo al triclosan, un antibatterico su cui pesano molti sospetti ma contenuto in molti prodotti per l’igiene personale dai detergenti per le mani a quelli intimi fino al dentifricio. Certo non è sempre così. Molti prodotti hanno detto addio alla sostanza da tempo ma c’è ancora qualche marchio, Colgate ad esempio, che non ci rinuncia.  Lo scorso anno la Food and drug administration ha proibito il triclosan nei detergenti per le mani ma è ammesso in altri prodotti mentre in altri paesi non si registrano restrizioni.

Uno studio condotto da ricercatori della Brown University, una delle più prestigiose e selettive università del continente nord americano, pubblicato a maggio sulla rivista Environmental Science & Technology, ha fornito alcune prove sorprendenti che dimostrano quanto la sostanza sia assorbita dagli organismi. Gli scienziati hanno testato i campioni di urina di 389 madri e dei loro figli: le mamme sono state testate tre volte durante la gravidanza mentre ai bambini sono stati prelevati più campioni di urina nel corso degli anni. I risultati mostrano che i livelli di triclosan sono diversi a seconda dell’età. In particolare, aumentano quando inizia ad aumentare l’uso di sapone per le mani e di dentifricio. Inoltre, i bambini che si lavano le mani cinque volte al giorno hanno livelli di triclosan nelle urine più alti rispetto a quelli che hanno un rapporto meno frequente con l’acqua. Mentre i bambini che avevano lavato i denti da poco avevano livelli di triclosan nelle urine 2,5 più alti rispetto ai bimbi che non li avevano lavati.

Perché è pericoloso?

Sul triclosan pesano due sospetti. E’ accusato di aumentare l’antibiotico-resistenza e di essere un interferente endocrino. Il triclosan è un antibatterico e il suo uso, permesso in Europa in moltissimi prodotti, può alterare la normale flora batterica cutanea, favorendo la crescita di batteri potenzialmente nocivi e resistenti ai farmaci. Un pericolo che in alcuni cosmetici, come i dentifrici e i saponi per l’igiene intima è particolarmente grave. In secondo luogo, il triclosan può avere effetti di interferenza nel sistema endocrino. Questa sostanza, con struttura molecolare simile alla diossina, secondo i ricercatori della University of California di San Diego può interferire con gli ormoni oltre che essere causa di tumori nei topi. Se è vero che i risultati nei roditori non sono sempre validi anche per gli esseri umani, andrebbe evitato – secondo i ricercatori americani – una sovraesposizione alla sostanza.

La nostra petizione

In mancanza dell’applicazione del principio di precauzione, abbiamo lanciato lo scorso anno una petizione per chiedere alle aziende di rinunciare all’antibatterico nei loro prodotti. Hanno firmato oltre 30 mila consumatori e molti marchi non sono rimasti sordi alle loro richieste eliminando l’antibatterico dai loro prodotti…con qualche eccezione.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/06/13/triclosan-lo-studio-conferma-la-fonte-principale-e-il-sapone-e-il-dentifricio/23479/

 

Congestione: Tutto ciò che ogni genitore deve sapere

 

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Congestione: Tutto ciò che ogni genitore deve sapere

Congestione… Mai sottovalutare i tempi di digestione! La prudenza non è mai troppa per la salute nostra e quella dei nostri bimbi. ECCO COSA DEVI SAPERE

Il sole, il caldo… L’afa di questi giorni e il refrigerio al mare…L’aria condizionata e le sudate eccessive… Ma per fortuna esiste quella piacevole brezza marina e la freschezza ottenuta solo dalle acque blu… Insomma, un bel bagno rilassante e rinfrescante, MA ATTENZIONE! Non sempre è una buona idea e spesso se non si prendono i dovuti accorgimenti si corrono rischi elevati.

Soprattutto i bimbi, sono i maggiori soggetti a rischio. Soprattutto a causa della loro eccessiva impazienza di correre nuovamente a giocare con l’acqua…
Ovviamente è un problema anche per noi grandi, e per questo è bene stare attenti soprattutto appena mangiato.
Per incoscienza, leggerezza, noncuranza qualcuno subito dopo un discreto pasto si tuffa nelle acque del mare, magari fredde, per divertimento o cercando refrigerio alla calura estiva… ma rischiando la pelle.
E’ bene sapere che i tempi d’ attesa sono differenti a seconda di ciò che abbiamo mangiato.

  • Se si tratta di un semplice panino, non occorre molto tempo.
  • Per yogurt e frutta non sono necessari tempi di attesa
  • Per una tazza di latte saranno necessari 30 minuti
  • Per un gelato un’ora
  • Per un pasto light (pasta con condimento leggero tipo olio a crudo o insalatone o caprese) un’ora e mezza
  • Per un pasto completo o abbondante (il canonico primo, secondo, dessert) l’attesa sarà di 3 ore.

Senza ricorrere ad eccessi assolutistici, divieti di ore e ore prima di immergersi…la regola di base era e rimane: attenzione e prudenza, che non è mai troppa!! 

Dopo un pranzo o magari uno spuntino, occorre aspettare il tempo necessario per permettere la digestione dei cibi, prima di tuffarsi in mare.
ASPETTARE IL TEMPO NECESSARIO, NON E’ UN DETTO COMUNE O UN SENTITO DIRE. E’ BEN PIU’ DI QUESTO ED E’ BENE ATTENDERE PER PERMETTERE CHE LA DIGESTIONE AVVENGA.

I rischi della congestione

ll rischio che si corre se si fa un bagno senza attendere il tempo necessario, è la congestione causata dalla differenza di temperatura tra l’acqua fredda del mare e quella dello stomaco che sta elaborando la digestione, lavorando col sangue caldo del nostro corpo. La conseguenza dello sbalzo termico è l’arresto della digestione che causa abbassamento di pressione fino a provocare vertigini, nausea e vomito, fitte addominali e a volte svenimento.

E’ opportuno fare piccoli pasti ma spesso, in questo modo sarà più facile digerire!
Ciò che causa la congestione non è l’immersione nell’ acqua, ma l’immersione in un elemento più freddo rispetto la temperatura corporea, come è l’acqua del mare. 

E’ preferibile fare più spuntini a base di frutta, data anche la durata elevata dell’esposizione al calore dei raggi solari!
La cura e la prevenzione non sono mai abbastanza!
Se si prende sottogamba il problema della congestione, si può incorrere in problemi molto seri!

 

fonte: http://www.jedanews.it/blog/sanita/salute-sanita/congestione-tempi-dattesa-attenzione/

Dossier Usa: picco di casi di leucemia per i bambini vicino a impianti petroliferi

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Dossier Usa: picco di casi di leucemia per i bambini vicino a impianti petroliferi

Uno studio dall’università del Colorado conferma il nesso tra tumori e gasdotti e impianti petroliferi. Secondo lo studio pubblicato dal giornale Plos One, le diagnosi di leucemia infantile aumentano nelle aree e a più alta densità di impianti petroliferi. I ricercatori della Colorado School of Public Health si sono concentrati su 57 contee alll’interno dello Stato americano. Lo studio, dal titolo “Cancro ematologico infantile e prossimità a impianti petroliferi e a gas” ha confermato il rapporto di causa effetto. «Le evidenze dimostrano – ha spiegato Lisa McKenzie, responsabile del progetto – che per i giovani abitanti del Colorado, la leucemia infantile è più probabile per chi vive nelle aree a più alta densità di impianti di gas e petroliferi».  «Non vogliamo essere allarmisti – prosegue la dottoressa McKenzie – servono ulteriori conferme per collegare questi casi di leucemia infantile direttamente a determinati inquinanti come il benzene. La nostra analisi ha alcuni limiti e sono necessari maggiori approfondimenti per capire e spiegare meglio questi risultati.

Leucemia e inquinamento: lo studio in Nigeria

Lo studio fa il paio con quello recentemente realizzato in Africa e pubblicato dall’American Journal of Enviromental Scienses. Il rapporto ha trovato che gli abitanti del Delta del Niger (zona a grande densità di impianti petroliferi) sono quelli più soggetti a tumori. Secondo lo studio l’alto rischio di cancro è causato dall’alta concentrazione di materiale tossico e chimico trovato nei pesci di cui si nutre la popolazione locale.

fonte: http://www.secoloditalia.it/2017/02/dossier-usa-picco-casi-leucemia-bambini-vicino-impianti-petroliferi/

Vaccini – l’Avv. Marco Bona, esperto di danni alla persona: “Senza una gestione affidabile e potenziata, i BAMBINI rischiano la fine dei POLLI DA BATTERIA”

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Vaccini – l’Avv. Marco Bona, esperto di danni alla persona: “Senza una gestione affidabile e potenziata, i BAMBINI rischiano la fine dei POLLI DA BATTERIA”

Vaccini, l’intervento: “Senza una gestione affidabile e potenziata, bambini rischiano la fine dei polli da batteria”

L’avvocato Marco Bona esperto di danni alla persona: “Le modalità di somministrazione dei vaccini, a prescindere che siano imposti o meno dalla legge, necessitano di un intervento del legislatore ordinario che sia organico e tale da toccare tutti i profili fondamentali. Altrimenti le famiglie che non possono permettersi cure pediatriche personalizzate sono più esposte a effetti avversi”

Soltanto a distanza di diverse settimane dai roboanti annunci del Consiglio dei Ministri è finalmente dato leggere il testo del decreto-legge sull’obbligatorietà dei vaccini e, quindi, svolgere delle considerazioni fondate su dati normativi certi. Innanzitutto va operata una premessa. Risulta difficile accettare l’impiego dello strumento del decreto-legge, ciò per almeno i seguenti motivi: 1) la salute futura dei bambini non dovrebbe dipendere da provvedimenti affrettati e di fatto sottratti, in Parlamento, a tutti i confronti del caso (in primis scientifici e giuridici); 2) i decreti-legge, che intervengono su materie così delicate, finiscono per generare allarmi ed incertezze fra i genitori che senz’altro non meritano di trovarsi dinanzi a norme precarie sia nelle more della loro approvazione in Parlamento, sia in seguito attesi i maggiori rischi di declaratorie di incostituzionalità; 3) le modalità di somministrazione dei vaccini, a prescindere che siano imposti o meno dalla legge, necessitano di un intervento del legislatore ordinario che sia organico e tale da toccare tutti i profili fondamentali; in particolare, l’imposizione di così tanti vaccini, insieme od a distanza di poco tempo, a bambini sempre più piccoli esige una rete vaccinale impeccabile in relazione a tutti i suoi livelli.

Merita soffermarsi su quest’ultimo punto, poiché il dibattito sull’obbligatorietà dei vaccini sembra avere oscurato una verità inconfutabile e comprovata anche dalla Cassazione: se i vaccini sono somministrati senza le dovute accortezze, possono verificarsi tragedie e danni di immense proporzioni. La seguente vicenda, certificata infine dalla Suprema Corte nel 2014, è emblematica. Come accertato dalla Corte di Appello di Torino nel 2012, Alessandra, all’età di cinque anni, venne sottoposta ad una vaccinazione antidifterica/antitetanica. Sennonché nessuno al consultorio si peritò di rinviare la somministrazione del vaccino alla luce del fatto che tre settimane prima la bimba era stata sottoposta ad un intervento di tonsillectomia e poi aveva avuto un’influenza. Nessun medico verificò che quel giorno non vi fossero controindicazioni alla vaccinazione. Tornata a casa la bambina cominciò ad accusare uno stato febbrile che il medico di base, prontamente contattato, non ritenne meritevole di approfondimento, né la sera stessa né per le settimane successive. Il personale della locale guardia medica, dopo una frettolosa visita, rifiutò ulteriori interventi invitando mamma e nonna della bimba a non disturbarli oltre per una “banale febbre”. Anche i medici dell’ospedale, ove infine approdava la madre disperata dal persistere dei sintomi della piccola, minimizzavano la situazione. Risultato: la bambina – bellissima, solare e vivace sino al giorno della vaccinazione – ha trascorso il resto della sua vita (tuttora in corso) in condizioni estreme, ridotta pressoché ad un vegetale.

Ora, la triste storia di Alessandra e della sua famiglia – tragedia cui forse contribuì la possibile difettosità del vaccino trivalente somministratole – ci insegna che, tanto nel caso in cui i vaccini siano obbligatori che laddove risultino facoltativi, lo Stato e le sue appendici locali devono pensare non soltanto ad investire ingenti somme di denaro sull’acquisto dei vaccini, ma anche a strutturare e finanziare un sistema di somministrazione degli stessi il più sicuro ed efficiente possibile. Ciò implica investimenti a tutti i livelli sui seguenti fronti: 1) predisposizione di un numero adeguato di personale addetto alla somministrazione; 2) strutture organizzate e preparate a dialogare con genitori e bambini; 3) formazione costante di medici e personale; 4) controlli accurati sulle performance di ogni elemento della rete vaccinale.

Fra le tante domande che occorre porsi dinanzi all’irruento intervento governativo si pone allora la seguente: il decreto-legge n. 73 del 7 giugno 2017 affronta il tema della sicurezza della rete vaccinale e stanzia risorse adeguate al riguardo? Appare, invero, grave che nulla si dica in merito a tali profili. Infatti, al comma 3 dell’art. 2 il Governo si limita ad autorizzare la modesta spesa di duecentomila euro per l’anno 2017 al fine di permettere al Ministero della salute di promuovere (non meglio precisate!) “iniziative di comunicazione e informazione istituzionale per illustrare e favorire la conoscenza delle disposizioni” di cui al decreto. In tutta evidenza lo stanziamento in questione è insufficiente, qualsiasi sia lo scopo effettivo perseguito.

Soprattutto sorprende come all’art. 7, comma 2, si specifichi quanto segue: “Dall’attuazione del presente decreto, a eccezione delle disposizioni di cui all’articolo 2, comma 3, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. In breve, il Governo non stanzia un euro in più sulla rete vaccinale attuale nonostante l’introduzione dell’obbligatorietà della somministrazione di ben 12 vaccini (un autentico record nell’Unione Europea che meriterebbe ulteriori verifiche). Questa impostazione (12 vaccinazioni obbligatorie senza investimenti di sorta sulla sicurezza dei bambini) appare decisamente critica, anzi grave, soprattutto in considerazione della scelta del Governo e, ancora più consolidata, di diversi soggetti istituzionali (anche a livello regionale) di non allertare i genitori circa i reali rischi di vaccinazioni non precedute da esaustive anamnesi e, comunque, di reazioni avverse. In assenza di una gestione delle vaccinazioni concretamente affidabile il pericolo è che i bambini – soprattutto quelli delle famiglie che non possono permettersi un’assistenza pediatrica di elevato livello e, ad ogni modo, personalizzata – finiscano per essere trattati, dispiace prospettarlo, come dei “polli da batteria”.

Sovviene ancora una volta il caso di Alessandra: la piccola si trovò ad essere vaccinata in consultorio, senza che nessuno si peritasse di controllare il suo stato di salute; invece, la prole del giudice di primo grado, come candidamente raccontato da quest’ultimo alla madre di Alessandra nel corso di un’udienza orribile, beneficiò delle attenzioni di un medico amico di famiglia, che rinviò la somministrazione di alcuni vaccini. Si dubita fortemente che il breve passaggio di sessanta giorni in Parlamento del decreto n. 73/2017 per la sua conversione possa risolvere il problema della sicurezza della rete vaccinale, soprattutto nel momento in cui tutte le attenzioni sono centrate sul tema della legge elettorale. Tuttavia, anche se appesa ad un filo, rimane pur sempre la speranza che la politica, nel momento in cui si sta avventurando in un passaggio così epocale e drastico come la somministrazione obbligatoria di 12 vaccini, abbandoni i proclami (fatti sulla pelle dei bambini) e, quindi, metta seriamente mano alla sicurezza delle vaccinazioni.

di Marco Bona, avvocato e docente di Diritto privato comparato, nonché specialista in materia di responsabilità civile e risarcimento danni. Dal 2001 è coordinatore di un gruppo europeo di studio sul danno alla persona

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/06/09/vaccini-lintervento-senza-una-gestione-affidabile-e-potenziata-bambini-rischiano-la-fine-dei-polli-da-batteria/3645391/

Bambini schiavi e contadini sfruttati come bestie: ecco cosa c’è dietro ai prodotti ortofrutticoli senza dazi che la UE fa arrivare fino a noi!

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Bambini schiavi e contadini sfruttati come bestie: ecco cosa c’è dietro ai prodotti ortofrutticoli senza dazi che la UE fa arrivare fino a noi!

 

BAMBINI SCHIAVI E CONTADINI SFRUTTATI COME BESTIE: ECCO L’ORTOFRUTTA A DAZI-ZERO CHE LA UE FA ARRIVARE IN EUROPA

Dal riso asiatico alle conserve di pomodoro cinesi, dall’ortofrutta sudamericana a quella africana come le arance dall’Egitto gli scaffali dei supermercati dell’Unione Europea sono invasi dalle importazioni di prodotti extracomunitari ottenuti dallo sfruttamento spesso anche grazie alle agevolazioni a dazio zero. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento al rapporto ‘Best Practices against Work Exploitation in Agriculture’, realizzato dal Milan Center for Food Law and Policy in collaborazione con Coop e presentato al Parlamento europeo.

Riso, conserve di pomodoro, olio d’oliva, ortofrutta fresca e trasformata, zucchero di canna, rose, olio di palma sono solo alcuni dei prodotti stranieri che arrivano in Europa ed in Italia che sono spesso il frutto di un “caporalato invisibile” che passa inosservato solo perche’ avviene in Paesi lontani, dove viene sfruttato il lavoro minorile, che riguarda in agricoltura circa 100 milioni di bambini secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), di operai sottopagati e sottoposti a rischi per la salute, di detenuti o addirittura di veri e propri moderni “schiavi”. E tutto questo accade nell’indifferenza delle Istituzioni nazionali ed europee che anzi spesso alimentano di fatto il commercio dei frutti dello sfruttamento con agevolazioni o accordi privilegiati per gli scambi che avvantaggiano solo le multinazionali.

Un esempio e’ rappresentato dalle importazioni di conserve di pomodoro dalla Cina al centro delle critiche internazionali per il fenomeno dei laogai, i campi agricoli lager che secondo alcuni sarebbero ancora attivi, nonostante l’annuncio della loro chiusura. Nel 2016 sono aumentate del 43% le importazioni in Italia di concentrato di pomodoro dal Paese asiatico che hanno raggiunto circa 100 milioni di chili, pari a circa il 10% della produzione nazionale in pomodoro fresco equivalente. In questo modo, c’e’ il rischio concreto che il concentrato di pomodoro cinese, magari coltivato da veri e propri “schiavi moderni”, venga spacciato come Made in Italy sui mercati nazionali ed esteri per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza.

Un problema che riguarda anche il riso straniero i cui arrivi in Italia hanno raggiunto il record nel 2016, con una vera invasione da Oriente da cui proviene quasi la meta’ delle importazioni secondo il Rapporto Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalita’ nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. L’aumento varia dal +489% per gli arrivi dal Vietnam al +46% dalla Thailandia per effetto dell’introduzione da parte dell’Ue del sistema tariffario agevolato per i Paesi che operano in regime EBA (Tutto tranne le armi) a dazio zero. Un regalo alle multinazionali del commercio che sfruttano gli agricoltori locali, i quali subiscono peraltro lo sfruttamento del lavoro anche minorile e danni sulla salute e sull’ambiente provocati dall’impiego intensivo di prodotti chimici vietati in Europa.

Rilevanti sono anche le importazioni di nocciole dalla Turchia sulla quale pende l’accusa per lo sfruttamento del lavoro delle minoranze curde, ma il problema dello sfruttamento riguarda anche le rose dal Kenya per il lavoro sottopagato e senza diritti, i fiori dalla Colombia dove e’ stato denunciato lo sfruttamento del lavoro femminile o la carne dal Brasile dove e’ stato denunciato il lavoro minorile. Le banane sono il terzo frutto piu’ consumato in Italia, ma su quelle che vengono dall’Ecuador sono stati segnalati trattamenti chimici fuorilegge in Europa, mentre lo zucchero di canna, divenuto di gran moda, viene ottenuto in Bolivia in piantagioni dove si segnala l’abuso di stimolanti per aumentare la resistenza al lavoro.

Ma ci sono trattative in corso anche per i prodotti frutticoli con i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay) dove non ci sono le stesse norme di tutela di lavoro vigenti in Italia. L’Argentina, che e’ nella lista nera del dipartimento di Stato americano per lo sfruttamento del lavoro minorile nelle coltivazioni di aglio, uva, olive, fragole, pomodori, ha aumentato le esportazioni di prodotti ortofrutticoli in Italia del 17% nel corso del 2016. O ancora l’Egitto con le importazioni di ortofrutta in Italia che sono aumentate del 20% nel 2016 rispetto all’anno precedente raggiungendo i 100 milioni di euro. Le fragole dell’Egitto sono indicate dal sistema di allarme rapido UE (RASFF) tra i cibi piu’ contaminati per residui chimici, con le melagrane che superano i limiti in un caso su tre (33%). Ma fuori norma dal Paese africano sono anche l’11% delle fragole e il 5% delle arance che arrivano peraltro in Italia grazie alle agevolazioni concesse dall’Unione europea.

“Non e’ accettabile che alle importazioni sia consentito di aggirare le norme previste in Italia dalla legge nazionale sul caporalato ed e’ necessario, invece, che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della dignita’ dei lavoratori, garantendo che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualita’ che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore a sostegno di un vero commercio equo e solidale”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

 

tratto da: http://www.stopeuro.org/bambini-schiavi-e-contadini-sfruttati-come-bestie-ecco-lortofrutta-a-dazi-zero-che-la-ue-fa-arrivare-in-europa/

 

Vergognoso, ma vero – Ecco come addestrano i tuoi figli alla dipendenza da gioco: “arrivano le slot per bambini”

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Vergognoso, ma vero – Ecco come addestrano i tuoi figli alla dipendenza da gioco: “arrivano le slot per bambini”

Come addestrano i tuoi figli alla dipendenza da gioco: ”arrivano le slot per bambini”

Come crare fin da piccoli una dipendenza da gioco d’azzardo? Semplice piazzare delle macchinette nei luoghi in cui i bambini passano, e attirarli con suoni orecchiabili e colori sgargianti.

Questo è il primo passo verso quelle che da adulti potrebbe essere per loro anche causa di suicidio, magari dopo aver giocato tutto lo stipendio ed essersi indebitato con qualche losco individuo.

Questo che vi riportiamo oggi e solo l’ultimo caso balzato alle cronache, ma non certo l’ultimo in assoluto.

La denuncia viene dal Gruppo dello Zuccherificio, associazione culturale da tempo impegnata nel contrasto alla diffusione del gioco. Il dito è puntato contro il meccanismo chiamato ticket redemption, letteralmente “riscatto del biglietto”: «È l’ultima frontiera del gioco – scrive il Gdz –. Sono piccoli casinò per bambini, con tanto di slot machine. Spesso si trovano proprio a fianco ai luoghi dell’azzardo per adulti. L’unica differenza è che qui non si vincono soldi, ma ticket.

Più ticket si accumulano, più per fortuna che per abilità, più le possibilità di vincere un premio grande aumentano. I bambini si abituano ai colori, ai suoni, al concetto di sala da gioco, a giocare per sperare di vincere. Ed è tutto legale».

Al momento attuale è ancora difficile stabilire quante siano le sale ticket redemption in Italia: «A differenza delle slot, non sono collegate in rete. Secondo il Sapar, associazione che riunisce produttori, rivenditori e gestori di apparecchi d’intrattenimento, potrebbero essere circa 6mila le macchinette distribuite in 600 sale. E poi ci sono le slot per bambini in rete. Centinaia di app quasi tutte gratuite che non mangiano soldi ma creano situazioni simili ai giochi d’azzardo per adulti, grazie al meccanismo degli aggiornamenti, del raggiungimento di livelli di gioco superiori e all’imitazione di suoni e grafiche. Perché il gioco d’azzardo per i bambini è legale?».

Una domanda che si pone anche Giovanni Paglia, deputato ravennate di Sinistra Italiana, in un’interrogazione parlamentare ai ministri delle Finanze e delle Politiche Sociali: «Si tratta di macchine da gioco che sfuggono alla regolamentazione sull’azzardo perché non distribuiscono premi in denaro, ma ticket-punti. I punti sono tuttavia cumulabili e scambiabili con premi, che possono avere anche un valore significativo. Chiediamo quindi al Governo se non voglia ricomprenderli nella regolamentazione del gioco d’azzardo, sotto i profili autorizzativi e fiscali».

La notizia dell’arrivo in città, in una sala giochi molto frequentata come quella all’interno della multisala, ha smosso anche l’associazione Ravviva Ravenna che potrebbe essere in corsa alle prossime elezioni comunali con una sua lista: «Ci rendiamo contro che l’attività posta in essere dalla multisala sia del tutto conforme alla legge vigente, ma ciò non toglie che dal punto di vista morale, non possa che suscitare in noi una sensazione di sdegno. Per questo motivo, chiediamo che l’azienda, la quale ha installato tali macchinari sia coscienziosa e, badando al più generale ed importante interesse della salute pubblica, percorra al più presto possibile delle scelte di gestione differenti da quelle attuali. Siamo sicuri dell’esistenza di un alternativa che possa essere sia interessante a livello imprenditoriale, che moralmente ed eticamente corretta».

Sul tema arriva anche un altra presa di posizione dalla politica. È quella di Ravenna in Comune, la lista di sinistra alternativa al Pd che candida Raffaella Sutter a sindaco: «Quando avremo l’opportunità di amministrare la città porteremo avanti ogni iniziativa possibile per slegare l’azzardo dalle zone frequentate dai minori, per bloccare le pubblicità da ogni affissione pubblica e da ogni strumento/evento realizzato con patrocinio e collaborazione dell’amministrazione comunale, per potenziare le campagne di sensibilizzazione in atto da qualche anno, per dotare i Sert di fondi e strumenti che, ad oggi, non sono sufficienti a curare le persone dipendenti da gioco d’azzardo».

fonte: http://informazionebycuriosity.altervista.org/slotmachinebimbi

Cari mafiosi, noi bambini stiamo dalla parte degli Eroi che voi avete ucciso.

 

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Cari mafiosi, noi bambini stiamo dalla parte degli Eroi che voi avete ucciso.

 

Articolo dell’anno scorso, ma sempre attualissimo.

«CARI MAFIOSI, NOI BAMBINI STIAMO DALLA PARTE DEGLI EROI CHE VOI AVETE UCCISO»

23/05/2016  In occasione del ventiquattresimo anniversario della strage di Capaci in cui morì Giovanni Falcone pubblichiamo la lettera che gli alunni della classe III E del circolo didattico “Teresa di Calcutta” di Tremestieri Etneo, in provincia di Catania, hanno letto durante la cerimonia del “Premio Livatino”, in ricordo del giudice ucciso dalla mafia nel 1990

 

In occasione del ventiquattresimo anniversario della strage di Capaci in cui morì Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tutta la scorta del magistrato siciliano, pubblichiamo la lettera che gli alunni della classe III E del circolo didattico “Teresa di Calcutta” di Tremestieri Etneo, in provincia di Catania, hanno letto durante la cerimonia del “Premio Livatino-Saetta-Costa” in ricordo dei magistrati Rosario Livatino, ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990 e di cui è in corso la causa di canonizzazione, Antonino Saetta e Gaetano Costa.
Gli studenti (nella foto in alto) hanno vinto ad ottobre il premio bontà “Hazel Maria Cole” per essersi distinti, a livello nazionale, nell’accogliere e aiutare nell’attività scolastica quotidiana Guglielmo, un loro compagno in difficoltà. «Gli alunni non sapevano di partecipare a questo concorso», ha spiegato l’insegnante Stefania Barbiera al quotidiano La Sicilia, «quando è arrivata la notizia della vittoria è stata una sorpresa. Abbiamo realizzato un video ricco di immagini e filmati in cui si vede il piccolo Guglielmo che interagisce con la sua classe. Dallo spingere i compagni a ballarci insieme».

La madre del bambino ha ringraziato i compagni di classe del figlio con una lettera: «Abbiamo trovato degli angeli, dei bambini meravigliosi che hanno accolto, aiutato e coinvolto Guglielmo anche nei momenti più difficili, quando lui non era in grado di chiedere in modo appropriato le loro attenzioni». La classe di Tremestieri Etneo ha ricevuto il riconoscimento del “Premio Livatino” per questo impegno quotidiano e semplice a favore di Guglielmo incarnando i valori di solidarietà e amore per il prossimo di cui i magistrati uccisi dalla mafia sono stati un alto esempio morale.

Ecco la lettera:

Noi siamo bambini…
E non dovremmo conoscere la mafia.
Noi siamo bambini…
Ma viviamo dove c’è la mafia.
Abbiamo purtroppo imparato che la mafia è dolore, paura, prepotenza, controllo.
La mafia è morte.
Noi siamo bambini…
e solo ascoltando il nostro cuore,
abbiamo imparato che si può scegliere.
Noi scegliamo l’ amore, Il coraggio, Il rispetto, la libertà.
Noi siamo bambini…
E a voi mafiosi vogliamo dire
che abbiamo capito da quale parte stare.
Seguiremo l’esempio di quegli Uomini
che voi avete ucciso.
Quegli Uomini-Eroi che hanno sacrificato
la loro vita per la nostra.
Noi siamo bambini…
E anche se piccoli,
stiamo già dalla parte dei più deboli, degli indifesi.
Noi siamo bambini…
E abbiamo scelto… La Vita!