Ecco l’auto elettrica “made in Bari”. Lo schiaffo della Puglia alle Multinazionali: “200 km con una ricarica, costo 10.000 euro” – Scommettiamo che sparirà come in passato sono sparite tutte le geniali invenzioni che hanno dato fastidio alle lobby del Petrolio?

 

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Ecco l’auto elettrica “made in Bari”. Lo schiaffo della Puglia alle Multinazionali: “200 km con una ricarica, costo 10.000 euro” – Scommettiamo che sparirà come in passato sono sparite tutte le geniali invenzioni che hanno dato fastidio alle lobby del Petrolio?

Promosso da Tua Industries, il progetto del prototipo di una minicar elettrica ‘made in Bari’ è in programma al salone dell’Automotive della Fiera del Levante, nel padiglione 104. Si tratta di un quadriciclo pesante con motore elettrico che la Tua Industries, società che fa capo al fondo di investimento americano LCM (Lev Capital Management), subentrata con la reindustrializzazione della Om Carrelli di Modugno (Bari), ha realizzato e che presto partirà con la produzione vera e propria. Un veicolo in grado di percorrere 200 km con una sola ricarica elettrica. Il costo dovrebbe aggirarsi a poco più di 10.000 euro.

“Questa vicenda è iniziata quando ero sindaco di Bari con un presidio vicino alla fabbrica perché una grande multinazionale, che aveva sostanzialmente preso brand, fatturato e apparecchiature, voleva chiudere l’attività per acquisire le quote di mercato. L’orgoglio degli operai ha impedito questo destino. Abbiamo provato in tutti i modi a trovare un progetto di reindustrializzazione, e oggi siamo arrivati al prototipo finalmente autorizzato dagli organismi competenti”.

Così il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano partecipando questa mattina in Fiera del Levante, in anteprima assoluta, alla presentazione dell’auto elettrica prodotta da TUA Industries, il quadriciclo più leggero sul mercato, l’unico a quattro posti, realizzato con tecniche costruttive delle super cars.

“Ci sono ancora difficoltà – ha continuato Emiliano – perché si tratta di mandare a regime una produzione che non è semplice e che ha bisogno di una importante capitalizzazione. Sto verificando la volontà degli imprenditori italiani ad andare avanti nel progetto, noi continueremo a sostenerli perché, al di là del significato del mantenimento occupazionale, è diventato un progetto industriale veramente interessante. La prima auto italiana totalmente elettrica. Questa auto potrebbe consentire a tutte le forze di polizia municipale in Italia di muoversi nei centri abitati colpiti dai superamenti dei PM10, almeno riducendo le emissioni delle auto pubbliche. Peraltro è un’auto comoda e silenziosa”.

“È un’auto italiana e pugliese e questo chiude anche tutto il circuito dell’automotive pugliese e barese perché non avevamo ancora una produzione come questa, di un’auto intera. Come sempre combatteremo con tutta l’energia per difendere questo progetto neonato”.

Sollecitato dai giornalisti sul futuro della produzione, Emiliano ha detto che “oggi si presenta il prototipo, ma che ci sono buone intese per la rete commerciale con importanti case automobilistiche per vendere queste automobili”.

“Speriamo 
– ha concluso Emiliano – che tutto vada bene. I nemici delle produzioni industriali nel Mezzogiorno ci sono sempre, ora bisognerà schivarli tutti e portare la fabbrica a regime. Penso che una volta considerato il prototipo e individuata la determinazione di noi tutti ad andare avanti,  la necessità di altri investitori non dovrebbe essere insormontabile”. 

Ecco il VIDEO:

Vergogna – Ecco l’auto elettrica (90km/h – 200 km di autonomia – costo 10.000 € – consumi praticamente 0) che l’Italia non vuole e la Cina Si… Potenza delle lobby del petrolio!

 

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Vergogna – Ecco l’auto elettrica (90km/h – 200 km di autonomia – costo 10.000 € – consumi praticamente 0) che l’Italia non vuole e la Cina Si… Potenza delle lobby del petrolio!

 

 

City car, elettrica, italiana: perché darla ai cinesi?

La Askoll di Vicenza da tre anni non trova sostegno e finanziamenti per un progetto innovativo di una city car elettrica che costa 10mila euro più Iva e ha consumi irrisori.

L’Italia è un bizzarro paese. Da noi le banche prestano soldi in quantità a soggetti che non li restituiranno mai, ma non a un’azienda che fattura 300 milioni. Da noi i governi esaltano l’imprenditorialità, ma il premier Matteo Renzi non ha trovato il tempo per parlare con Elio Marioni, il patron della Askoll – fondata nel 1978, base a Dueville di Vicenza ma con stabilimenti in 11 paesi e 2500 dipendenti – che gli aveva scritto due volte. E così, a meno di miracoli, dall’anno prossimo la Askoll la sua auto elettrica da città «Eva» – presentata proprio in questi giorni all’Eicma di Milano, con autonomia di 200 chilometri, 80 km/h di velocità massima, ricaricabile con la presa di casa e dal costo di diecimila euro più Iva – dovrà produrla in Cina.

 

Un vero peccato. Askoll nasce da una «piccola» invenzione di Marioni: un compatto motorino elettrico utilizzabile negli acquari. Un’invenzione di successo, e la premessa per il salto di qualità: oggi in quasi tutti gli elettrodomestici i motori elettrici – dalle ventole dei microonde e dei forni alle pompe, fino a quelli che fanno girare vorticosamente i cestelli delle lavatrici – sono marcati Askoll. E c’è un altro uso per i motori elettrici: la mobilità elettrica, cominciando dalle due ruote. Ecco dunque le biciclette a pedalata assistita eB

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ed eB

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(1290 e 1490 euro), e poi gli scooter elettrici eS

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(2290 e 2490 euro). Tutti prodotti al 100% in Italia. Il mercato dà buone risposte, anche se come spiega l’amministratore delegato Alessandro Beaupain, «per adesso il settore della mobilità elettrica è ancor asfittico, e i numeri sono piccoli». Intanto però l’azienda ormai ha imparato il «mestiere» della mobilità elettrica, che deve intrecciare prestazioni, efficienza energetica e gestione delle batterie, sicurezza del conducente e telaistica. 

Ma ci vuole di più: e così, tra gli oltre 800 brevetti registrati, eccone uno per costruire una vera automobile, ma elettrica. Che la city car elettrica sia il business del futuro, Beaupain ne è straconvinto: «per la mobilità urbana le prestazioni delle automobili convenzionali sono sovradimensionate. A che serve un SUV per cinque persone che va a 190, quando in città è difficile toccare una media di 30 all’ora, si viaggia da soli o in due, e non si trova parcheggio?». Vero, ma finora l’auto elettrica non è decollata perché troppo cara e difficile da ricaricare. «Eva», l’auto (e non un quadriciclo) progettata da Askoll, si ricarica in una notte da una normale presa di corrente elettrica ma tocca gli 80 all’ora. Con la sua carrozzeria gradevolmente tondeggiante porta comode due persone, e ha un vero portabagagli. Ha 200 chilometri di autonomia, ma anche i sedili riscaldati e raffrescati. E per percorrere in un anno 7mila chilometri consuma l’equivalente di 50 euro di energia elettrica, cioè niente. Il tutto a un prezzo di 10mila euro più Iva.

 

Sul progetto Askoll investe tre anni e 30 milioni, fino a realizzare un prototipo che può essere messo in produzione. L’intenzione del patron Marioni e dell’ad Beaupain sarebbe quella di fabbricarla in uno stabilimento a Rovigo, ma servono tra gli 80 e i 120 milioni. Soldi che però nessuna banca e nessun investitore italiano si dichiara interessato a prestare o ad investire. E che invece potrebbero arrivare dalla municipalità e da un’impresa di una città cinese a cento chilometri da Shanghai. «La Cina – spiega Beaupain – sta già investendo cifre enormi per lo sviluppo e la diffusione di una mobilità elettrica sostenibile. Se decidiamo di portare lì la produzione, e ovviamente la nostra tecnologia, non solo ci hanno offerto il denaro necessario a mettere in campo il progetto, ma anche una serie di facilitazioni oggi impensabili nel nostro paese».

 

La decisione finale non è stata ancora presa, e in Askoll si spera ancora di riuscire a far rimanere «Eva» un made in Italy. Per adesso però non c’è molta fiducia. «È innegabile che il mercato dell’elettrico sia quasi inesistente; mancano gli investimenti, l’interesse politico e la volontà di renderlo una scelta reale per i cittadini. Askoll ha lavorato questi ultimi 3 anni per progettare e realizzare una macchina bella e sicura, a prezzo ragionevole, in grado di spostarsi a costi irrisori e di non inquinare, totalmente italiana. E ora, purtroppo, ci troviamo nella condizione di doverla andare a produrre in Cina».

fonte: http://www.lastampa.it/2016/12/13/scienza/ambiente/inchiesta/city-car-elettrica-italiana-perch-darla-ai-cinesi-sc7hi7Ad5RhQkAaOTIjw8L/pagina.html

 

guarda QUI il video

Correva l’anno 1941 e in Italia già esisteva l’auto elettrica. E poi? E poi, evidentemente, le lobby non erano d’accordo!

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Correva l’anno 1941 e in Italia già esisteva l’auto elettrica. E poi? E poi, evidentemente, le lobby non erano d’accordo!

 

L’auto elettrica già girava in Italia nel 1941

Questo filmato dell’Istituto Luce mostra come l’auto elettrica fosse realtà nel nostro Paese già 75 anni fa.

Futurista, agile, ma soprattutto ad emissioni zero. Era così l’auto elettrica nel 1941, non alimentata con benzina che serviva per scopi bellici. Se a questo ci aggiungiamo l’idea prettamente autarchica di prodursi tutto da soli e il nostro scarso possesso di materie prime, ecco spiegato l’impulso dato all’invenzione di prototipi del genere.

Ancora non si conoscevano le enormi potenzialità dell’eolico e del solare, quindi non possiamo parlare di energia “pulita” al 100%, anche se in quel periodo venivano create centrali idroelettriche per sfruttare la forza dell’acqua.

Il filmato è la riprova di come 75 anni fa stessero veramente avanti.

guarda il video QUI

E proprio ieri si è venuti a sapere che nel 2015 c’è stato un vero e proprio boom di auto elettriche nel mondo. Se ne contano ormai più di un milione, con un incremento delle vendite pari al 70% rispetto all’anno prima.

Sono stati quasi 500mila, i mezzi a trazione elettrica immatricolati nel 2015. A dirlo è l’IEA, l’agenzia per l’energia dell’OCSE, che ha riscontrato come la maggior parte di questi veicoli abbia riscosso apprezzamento soprattutto in Cina, una della Nazioni più inquinate al mondo. Il paese orientale è affiancato ovviamente da Olanda e Norvegia, Stati in cui tra meno di dieci anni non si potranno acquistare automobili alimentate a benzina.

“Le auto elettriche sono circa 10 anni indietro all’eolico e al solare in termini di diffusione e sviluppo tecnologico – ha dichiarato l’economista capo dell’IEA, Laszlo Varro -, tuttavia questa tecnologia sta prendendo l’abbrivio. Le auto elettriche conquistano sempre più l’immaginario del consumatore”.

Il merito va anche ascritto all’aumento esponenziale dei distributori di ricarica, aumentati lo scorso anno nella sola Cina del 350%. Nel 1941, ovviamente, non c’erano. Poi ci si è messa la guerra a fare tutto il resto, e dopo, vuoi per la volontà delle lobbies del petrolio, vuoi per la sovrabbondanza degli idrocarburi ed infine per l’ancora non nata sensibilità ambientalista, l’auto elettrica è rimasta un prototipo e nulla più.

Ci basta sapere però che il futuro ha radici ben piantate in un passato raccontato solo in parte.

 

tratto da: http://www.lultimaribattuta.it/48126_auto-elettrica-gia-girava-in-italia-nel-1941

 

Correva l’anno 1976 – la Fiat presenta un’auto elettrica con 80km di autonomia e una caratteristica rivoluzionaria: si ricaricava durante la frenata (tecnologia riscoperta 30 anni dopo dalla Toyota). E poi?? …Potenza delle lobby del Petrolio!!

 

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Correva l’anno 1976 – la Fiat presenta un’auto elettrica con 80km di autonomia e una caratteristica rivoluzionaria: si ricaricava durante la frenata (tecnologia riscoperta 30 anni dopo dalla Toyota). E poi?? …Potenza delle lobby del Petrolio!!

Anno 1976: La Fiat presenta un’auto elettrica con 80km di autonomia.


Anno 1972
: Il gruppo Fiat presenta al Salone di Torino la sua X1/23 Concept, una piccola auto a due posti, di molti anni precedente alle moderne Smart!

Un esercizio di stile che andava ad anticipare una city car ultra compatta a 2 posti. Tutto questo, in tempi in cui i progettisti della prima generazione della Smart ForTwo erano poco piu’ che adolescenti. Ad ogni modo, la prima grande mancanza della X1/23 Concept era il motore: infatti, il prototipo non si poteva muovere, essendo nato come un esercizio di stile fine a se stesso.Il progetto resta fermo per un paio d’anni e poi fa ritorno nel 1976 con una gradita sorpresa, un motore elettrico!

Risultati immagini per X1/23 ConceptMotore alimentato da batterie al nichel-zinco installate al posteriore, con una potenza di 13,5cv, ma comunque in grado di raggiungere i 70km/h.

Le batterie le permettevano di avere dai 50 agli 80 km di autonomia, non male se contiamo che era un prototipo non ancora sviluppato e che stiamo parlando dell’anno 1976!

Quarant’anni fa…

Risultati immagini per X1/23 ConceptMa la cosa più stupefacente era il fatto che le batterie si potevano ricaricare durante la frenata, questa tecnologia verrà proposta 30 anni dopo dalla Toyota!

Come mai il progetto rimase tale? Probabilmente a causa degli interessi economici derivati dalla vendita del petrolio.
zzz12Insomma la possibilità di produrre macchine che non inquinano era già realtà quarant’anni fa, se non ci fossero stati in mezzo i soliti interessi, questi motori da ieri ad oggi avrebbero subito uno sviluppo non indifferente! Basti pensare ai telefoni come si evolvono negli anni, mentre i motori delle auto sono praticamente ancora a scoppio.

Fonti varie