…Se gli smartphone uccidono le api!

 

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…Se gli smartphone uccidono le api!

In Germania un gruppo di giovanissimi studenti ha indagato gli effetti delle radiazioni sulle api. ecco gli spaventosi risultati della ricerca.

Sanno essere permalose e ricorrere al pungiglione, ma ci regalano il miele e soprattutto sono fondamentali per il nostro ambiente. Sono le api, minacciate da più fattori inquinanti e la cui popolazione è purtroppo da tempo in netto calo. Ma quali sono gli elementi più dannosi per questi insetti, oltre ai già noti pesticidi e parassiti? In Germania, un gruppo di cinque giovanissimi studenti di età compresa tra i quindici e i diciassette anni ha deciso di svolgere un’interessante ricerca sulle conseguenze che provocano sulle api le radiazioni da telefonini e smartphone. Un progetto corredato da un sito in grado di aggiornare in tempo reale su metodologie utilizzate e risultati ottenuti, e che è valso ai cinque studenti il WWF Galileo Green Youngster Award, un riconoscimento internazionale che premia gli esperimenti più ingegnosi.

Le radiazioni pericolose

La ricerca è partita nel giugno 2016 e si è svolta a Nordhessen, su input di Victor Hernandez, l’apicoltore della cittadina. Hernandez aveva notato che un alveare, situato in prossimità di un ripetitore telefonico, aveva iniziato a dare problemi. Apparentemente, diverse api perdevano il proprio orientamento e alcune di loro, in seguito, morivano. I ragazzi hanno voluto vederci chiaro e l’unica soluzione possibile era quella di interrogare le api, o meglio studiare il loro comportamento in risposta alle radiazioni. L’intero sciame di api è stato collegato a diversi dispositivi di misurazione, capaci di seguire i vari aspetti nella vita quotidiana delle api, con attrezzature audio e video. Una telecamera a infrarossi è stata incaricata di scattare fotografie ogni minuto, grazie a un interruttore fotoelettrico. Il meccanismo, attivato dall’andirivieni delle api, ha fornito ampie quantità di materiale.

Uno studio all’avanguardia

Di pari passo all’osservazione ottica garantita dalle fotografie, è stato collocato in prossimità dell’alveare un microfono per poter registrare il volume del ronzio. Lo studio è andato avanti per diverso tempo e contemplava anche il supporto di termometri per poter misurare le temperature, nonché la cara vecchia osservazione “manuale”, a occhio nudo. Come detto, è stato possibile seguire l’intero percorso su un sito regolarmente aggiornato, tutt’ora online, con corredo di statistiche, grafici, video e gallery fotografiche. Le immagini rendono conto della strumentazione utilizzata e del lavoro sul campo.

 

Api disorientate

Ma veniamo dunque ai risultati del progetto. I cinque ragazzi hanno verificato che l’esposizione alle radiazioni da telefoni mobili provocano nelle api un incremento dell’aggressività e una parziale perdita di orientamento. Da cosa hanno ricavato queste conclusioni gli studenti? Proprio dalla loro strumentazione, perché dai microfoni è stato registrato un incremento del ronzio, mentre i termometri hanno evidenziato un aumento delle temperature e l’osservazione del volo ha mostrato comportamenti disorientanti, movimenti rallentati.

Lo studio di Niklas Binder, Maximilian Gorlitz, Carl-Moritz Kopp, Alexander Popov e Jacob Ruckel – questi i nomi dei ragazzi – non dimostra certamente che le onde su cui viaggiano le informazioni dei nostri smartphone sono la causa principale per il crollo della popolazione delle api. Per poter arrivare a conclusioni più dettagliate è previsto un prolungamento della ricerca, uno studio a lungo termine che possa fornire ulteriori elementi. Quello che sembra sicuro, tuttavia, è l’esistenza di un legame tra il comportamento delle api e l’intensità delle radiazioni. Gli studenti tedeschi riceveranno il loro meritato premio il prossimo dodici maggio: le api sentitamente ringraziano.

 

fonte: http://www.green.it/smartphone-uccidono-api/

Attenzione – Secondo uno “studio scientifico” commissionato dall’American Petroleum Institute (Api), i neri non si ammalano per l’inquinamento provocato dalle lobby del petrolio, ma perchè “sono predisposti”…!

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Attenzione – Secondo uno “studio scientifico” commissionato dall’American Petroleum Institute (Api), i neri non si ammalano per l’inquinamento provocato dalle lobby del petrolio, ma perchè “sono predisposti”…!

Razzismo e petrolio: i neri non si ammalano per inquinamento, sono predisposti

I petrolieri Usa usano l’eugenetica per screditare uno studio scientifico

Leggiamo da GreenReport che qualche giorno fa “National association for the advancement of coloured people (Naacp)”, “Clean air task Force”  e “National medical association (Nma)” hanno pubblicato lo studio studio “Fumes Across the Fence-Line: The Health Impacts of Air Pollution from Oil & Gas Facilities on African American Communities” dal quale emerge che oltre un milione di afroamericani vivono a mezzo miglio di pozzi e impianti petroliferi e gasieri e che altri 6,7 milioni vivono nelle contee dove ci sono le raffinerie e denunciano che questi ambienti  tossici stanno facendo ammalare milioni di afroamericani che vivono nelle loro immediate vicinanze.

Il rapporto afferma che «Molte comunità afroamericane affrontano un rischio elevato di cancro a causa delle emissioni di aria tossica derivanti dallo sviluppo del gas naturale. L’aria in molte comunità afroamericane viola gli standard di qualità dell’aria per lo smog da ozono. Nelle comunità afro-americane i tassi di asma sono relativamente alti. Inoltre, a causa dell’aumento dell’ozono dovuto alle emissioni di gas naturale durante la stagione estiva dell’ozono, i bambini afroamericani sono gravati da 138.000 attacchi di asma e da 101.000 giorni di scuola persi ogni anno».

Di fronte a questi dati, l’American petroleum institute (Api) non ha trovato di meglio che esprimere oscure critiche al rapporto ritirando fuori argomentazioni screditate e razziste secondo le quali sarebbe la “genetica” e non l’inquinamento da idrocarburi la causa della cattiva salute delle comunità nere rispetto a quelle bianche che vivono più lontane dagli impianti petroliferi e gasieri.

Uni Blake, un consulente scientifico per gli affari regolamentari e scientifici dell’Api, ha difeso così su Energy Tomorrow, una pubblicazione online dell’ l’American petroleum institute, l’industria dei combustibili fossili: «Ho letto un articolo della Naacp pubblicato questa settimana che accusa il gas naturale e l’industria petrolifera delle emissioni che gravano in modo sproporzionato sulle comunità afroamericane. Come scienziato, la mia osservazione generale è che il documento non riesce a dimostrare una relazione causale tra l’attività del gas naturale e le disparità per la salute, segnalate o previste, all’interno della comunità afro-americana».

Quindi, se le comunità nere e ispaniche che vivono vicino agli impianti di petrolio e gas si ammalano più di quelle bianche che vivono più lontane, cosa potrebbe causare i risultati sproporzionati che vengono fuori dallo studio? La risposta di Blake è sorprendente: avrebbe potuto farli ammalare qualcosa che è nei geni delle persone di colore. «Piuttosto, la ricerca accademica attribuisce quelle disparità di salute ad altri fattori che non hanno nulla a che fare con le operazioni di gas naturale e petrolio – come la genetica, gli allergeni indoor e l’accesso iniquo alle cure preventive», ha scritto su Energy Tomorrow.

Per corroborare le sue tesi che sembrano venire da un lontano passato di croci uncinate e leggi razziali, Blake ha citato un rapporto del 2005 dell’Athhma and Allergy Foundation e del National Pharmaceutical Council che sosterrebbe le sue stesse teorie genetiche, ma in realtà quel rapporto “Ethnic Disparities in the Burden and Treatment of Asthma”, sostiene che la genetica svolge un ruolo molto minore e subordinato rispetto ai fattori ambientali nella prevalenza dell’asma tra le popolazioni afro-americane e quelle latinoamericane negli Stati Uniti. Infatti, il rapporto afferma che  «Le indagini sulle famiglie hanno identificato una storia materna o un’altra storia familiare di asma come un fattore di rischio principale per l’asma infantile, evidenziando la componente ereditaria della morbilità asmatica … Sembra ragionevole ipotizzare che il maggior carico di asma tra le popolazioni statunitensi con una significativa discendenza africana (in particolare, le popolazioni nere e portoricane) … sia in qualche modo legato ai geni africani – o ad una combinazione di geni africani ed europei. Tuttavia, la maggior parte delle prove fino ad oggi sembra indicare che la spiegazione si trova altrove, nelle disparità socioeconomiche e ambientali, nelle differenze comportamentali o culturali e nell’accesso all’assistenza sanitaria di routine».

In altre parole, anche la “ricerca accademica” che Blake ha citato contraddice la sua ipotesi e indica il degrado ambientale causato dall’industria petrolifera e gasiera come il probabile principale colpevole nel far ammalare afroamericani e latinoamericani.

Su ThinkProgress Sam Fulwood III scrive che i dirigenti dell’Api, Blake compreso, si sono rifiutati di rispondere su questa imbarazzante presa di posizione e fa notare che «L’idea che le differenze genetiche spieghino i diversi risultati sanitari tra gruppi etnici e razziali è un’idea vecchia e razzista che affonda le sue radici nel nefasto movimento dell’eugenismo tra fine XIX e inizio XX secolo, quando i suprematisti bianchi sostenevano la sterilizzazione forzata degli esseri umani – spesso persone di colore – ritenuti “mentalmente inferiori” o “non adatti a propagarsi”». Insomma, pur di scaricarsi di dosso colpe più che evidenti, i petrolieri statunitensi sono tuffati nello sporco e mefitico fiume del razzismo ottocentesco e del nazismo e fascismo novecenteschi e hanno scoperto di essersi ricoperti di una sostanza non proprio profumata.

Robert Bullard, professore di pianificazione urbana e politica ambientale alla Texas Southern University di Houston, si è detto indignato per le argomentazioni utilizzate dall’Api definendole «Un insulto all’intelligenza  non solo degli afroamericani ma all’intelligenza di tutti gli americani in grado di capire».

Bullard, che è noto come il padre del movimento per la giustizia ambientale, ha ricordato che «Altri grossi interessi economici hanno tentato senza successo di utilizzare lo stesso argomento. Le persone [dell’industria del petrolio e del gas] che hanno risposto allo studio stanno fondamentalmente utilizzando la stessa argomentazione [dell’industria del tabacco] che la colpa non è delle sostanze chimiche e del petrolio e del gas, ma è delle persone, il cui comportamento porta in qualche modo alle disparità di salute. Sta incolpando gli individui che vivono vicino a questi impianti e assolvono le imprese da qualsiasi tipo di responsabilità».

Medici ed esperti hanno condannato il tentativo dell’Api di rilanciare idee a lungo screditate. «Al di là e al di là degli altri fattori, le operazioni petrolifere e gasiere nelle comunità causano un ulteriore livello di rischio – ha detto Jacqueline Patterson, direttrice del programma di giustizia ambientale e climatica della Naacp . Anche altre persone che vivono in quelle comunità hanno anche quelle condizioni di salute che derivano da quelle esposizioni. Ciò ridurrebbe il ruolo della “genetica”». Insomma, non sono i geni: i bianchi che vivono nelle comunità vicine a impianti inquinanti e pericolosi per l’ambiente hanno le stesse probabilità dei neri di ammalarsi di asma, cancro e altri disturbi.

Leslie Fleishchman, una delle autrici dello studio e analista della Clean air task force, conclude: «I dati del nostro rapporto esaminano il rischio di cancro e gli impatti sulla salute dello smog dei ozono nella popolazione e quindi, se quella popolazione è più vulnerabile a causa di questi fattori, è ancora più importante affrontare i fattori aggravanti che sono facilmente evitabili come il controllo delle emissioni non necessarie dagli impianti di petrolio e gas».

tratto da: http://www.greenreport.it/news/inquinamenti/petrolieri-americani-gli-afroamericani-non-si-ammalano-inquinamento-predisposti/

Ambiente – È allarme insetti: negli ultimi 25 anni il loro numero è diminuito del 75%

 

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Ambiente – È allarme insetti: negli ultimi 25 anni il loro numero è diminuito del 75%

Una notizia che non ha avuto il clamore che meritava. Anche noi ne abbiamo già scritto, ma senza suscitare l’interesse dovuto.

Ma ci rendiamo conto? Spariti 3 insetti su 4… Dove stiamo andando? Cosa stiamo combinando a questo mondo? Cosa lasceremo ai nostri figli?

Riporta GreenMe:

ALLARME INSETTI: NEGLI ULTIMI 25 ANNI IL LORO NUMERO È DIMINUITO DEL 75%

Allarme insetti: negli ultimi 25 anni il loro numero è diminuito del 75% in Germania e sebbene le cause siano ancora sconosciute, gli scienziati assicurano che un ruolo fondamentale è giocato dai cambiamenti climatici che potrebbero scatenare un vero e proprio ‘Armaggedon ecologico’.

Il nuovo studio pubblicato su Plus one è molto chiaro e non nasconde un certo allarmismo, soprattutto perché tutti siamo a conoscenza del ruolo fondamentale che svolgono gli insetti nel nostro Pianeta: non solo come preda nella catena alimentare ma anche come impollinatori di piante.

Le api stanno scomparendo e neanche le farfalle stanno tanto bene, con loro tanti altri insetti che piano piano non si vedono più neanche nelle riserve naturali. Come si legge nello studio, ci sono una serie di concause che stanno portando a questa moria.

In cima ci sono i cambiamenti climatici, seguiti dalla distruzione di intere aree a favore dell’agricoltura e l’uso smodato dei pesticidi e di glifosato, contro cui è in corso una vera e propria battaglia.

Gli insetti compongono circa i due terzi di tutta la vita sulla Terra, ma il loro numero è in declino. L’impressione è quella che stia creando un Pianeta sempre meno ospitale per questi essere viventi, ma se perdiamo gli insetti, tutto il sistema crollerà spiega Dave Goulson, professore di scienze della vita presso l’Università di Sussex e co-autore dello studio.

Lo studio è stato condotto da decine di entomologi in tutta la Germania che hanno con speciali tecnologie osservato vari insetti nel corso degli anni. La ricerca è iniziata nel 1989 e con il passare del tempo il calo era sempre più persistente, soprattutto nel periodo estivo

“Il fatto che il numero di insetti battenti stia diminuendo ad un tasso così elevato in un’area così vasta è una scoperta allarmante”, ha dichiarato Hans de Kroon, ecologista dell’Università di Radboud, che ha guidato la ricerca.

Gli scienziati ritengono che il fatto che questo declino si sia registrato anche nelle riserve naturali ben gestite è ancora più allarmante, perché i dati potrebbero essere peggiori nelle aree non protette.

“Non siamo in grado di definire con esattezza perché tutto ciò stia accadendo. Potrebbe essere la carenza di cibo, l’esposizione a pesticidi o entrambi. E’ chiaro che il primo aspetto è collegato ai cambiamenti climatici”, ha detto Hans de Kroon.

Cosa fare per proteggere gli insetti

Cosa possiamo fare per proteggere gli insetti in generale e in particolare le api a partire dalla nostra vita quotidiana? Ecco alcuni suggerimenti utili:
  • Piantare fiori in giardino e sul balcone
  • Contribuire a creare e a proteggere gli habitat naturali
  • Smettere di usare pesticidi e insetticidi
  • Aiutare le associazioni che si impegnano a proteggere insetti e api

Dominella Trunfio

fonte: https://www.greenme.it/informarsi/natura-a-biodiversita/25416-allarme-insetti#accept

Un altro sciagurato effetto degli incendi dell’estate scorsa? Solo sul Vesuvio 50 milioni di api morte!

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Un altro sciagurato effetto degli incendi dell’estate scorsa? Solo sul Vesuvio 50 milioni di api morte!

E’ un altro tragico risvolto degli incendi che hanno devastato il Paese l’estate scorsa. Solo sul Vesuvio, da una prima stima, si calcola siano 50 milioni le api morte. Una cifra impressionante e sicuramente arrotondata per difetto.

Scriveva l’Ansa:

A causa incendi strage di 50 milioni di api sul Vesuvio

Esperti Conapra, un altro 20% perso orientamento e quindi moriranno

Sono cinquanta milioni le api morte a causa dell’incendio che ha colpito il Parco del Vesuvio, con le fiamme che hanno distrutto le arnie e cancellato la produzione di miele e polline. È quanto emerge da un’analisi di Coldiretti dopo le segnalazioni giunte dagli apicoltori dell’area vesuviana, in particolare nella zona di Ercolano. Una vera e propria strage peraltro destinata ad aggravarsi a causa degli effetti del fumo sugli sciami sopravvissuti.

Gli esperti del Conaproa (Consorzio Nazionale Produttori Apistici) in Campania calcolano – spiega la Coldiretti – una perdita ulteriore di almeno il 20% di insetti che hanno perso l’orientamento e quindi morte. Il rogo sul Vesuvio – continua la Coldiretti – ha coinvolto peraltro anche i nuclei di fecondazione. L’azienda La Fattoria Biagino, uno dei maggiori produttori dell’area, ha visto andare in fumo quasi 100 nuclei di riproduzione, vere e proprie casseforti genetiche su cui questi apicoltori lavorano da decenni, partecipando a convegni internazionali proprio sulla salvaguardia del patrimonio genetico. Le fiamme hanno distrutto le arnie anche nelle zone di Licola e ad Agnano, dove ad andare in fumo è stata la riserva naturale degli Astroni. L’incendio colpisce – sottolinea la Coldiretti – un comparto già fortemente messo in crisi dalla siccità. Le api erano già in sofferenza per le scarse precipitazioni che hanno ridotto la disponibilità di fiori.

I roghi che stanno colpendo l’intero territorio nazionale – rileva la Coldiretti – rappresentano un gravissimo danno economico e ambientale tanto che ci vorranno almeno 15 anni per ricostruire i boschi andati a fuoco. Per ogni ettaro di macchia mediterranea bruciato – ricorda la Coldiretti – muoiono in media 400 animali tra mammiferi, uccelli e rettili. Ma sono migliaia le varietà vegetali danneggiate, compresi funghi ed erbe aromatiche. Insieme alle disdette provocate in molti agriturismi – conclude Coldiretti – sono gravi anche i danni diretti registrati alle coltivazioni agricole, le perdite di animali e la distruzione di numerosi fabbricati rurali.

Miele, il 75% è contaminato da pesticidi! Ecco i rischi per la nostra salute e per le api.

 

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Miele, il 75% è contaminato da pesticidi! Ecco i rischi per la nostra salute e per le api.

I 3/4 del miele prodotto in tutto il mondo contiene pesticidi neonicotinoidi. Le concentrazioni rilevate dall’indagine non risultano pericolose per l’uomo, ma rappresentano una seria minaccia per le api.

Il 75 percento del miele venduto in tutto il mondo è contaminato da pesticidi; le concentrazioni rilevate non sono considerate un pericolo per l’uomo, ma sottolineano la seria minaccia cui sono esposte le api. La scoperta shock è stata fatta da ricercatori dell’Università di Neuchâtel, Svizzera, che hanno raccolto campioni da 200 siti diversi in tutti i continenti, tranne che in Antartide. Incredibilmente è risultato contaminato anche il miele prodotto in remote isole dell’Oceano Pacifico, suggerendo la persistenza nell’ambiente dei pesticidi e il passaggio di generazione in generazione tra le api.

Nel mirino dei ricercatori, coordinati dal professor Edward Mitchell, biologo presso l’ateneo elvetico, vi sono i cosiddetti “neonicotinoidi”, insetticidi neurotossici derivati dalla nicotina e introdotti in sostituzione del famigerato DDT, che secondo diverse ricerche potrebbero essere dietro alla cosiddetta “Sindrome dello spopolamento degli alveari”, conosciuta anche come CCD (Colony Collapse Disorder). Si tratta in pratica di una misteriosa moria di api, che spariscono letteralmente dagli alveari.

Gli effetti dei neonicotenoidi sulle api sono ancora oggetto di studio, ma alcune indagini hanno confermato che abbattono il sistema immunitario, riducono lo stato nutrizionale e la possibilità di sopravvivere all’inverno. Le principali minacce di acetamiprid, clothianidin, imidacloprid, thiacloprid e thiamethoxam, i cinque neonicotenoidi analizzati nello studio elevetico, sono soprattutto per la regina, dato che sono in grado di influenzarne la riproduzione, con tutto ciò che comporta sulla sopravvivenza della colonia.

“Non è una sorpresa, in un certo senso, aver trovato neonicotinoidi nel miele. Chiunque avrebbe potuto immaginarlo”, ha sottolineato l’autore principale della ricerca. Le principali concentrazioni sono state trovate nel miele prodotto in Europa, Stati Uniti e Asia, ma fortunatamente i livelli rientrano in quelli di sicurezza per l’uomo stilati dall’Unione Europea. In concentrazioni elevate gli insetticidi possono infatti provocare cancro, disturbi a livello ormonale e immunitario e problemi alle donne in gravidanza. Circa il 10 percento dei campioni di miele esaminato dagli studiosi aveva 4 o 5 neonicotenoidi, e nel 34 percento del totale sono state rilevate tracce considerate dannose per le api. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati su Science e in un documento su Nature.

fonte: https://scienze.fanpage.it/miele-il-75-contaminato-da-pesticidi-quali-sono-i-rischi-per-la-nostra-salute-e-le-api/

L’allarme degli Apicoltori svizzeri: «Troppe intossicazioni da pesticidi»

 

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L’allarme degli Apicoltori svizzeri: «Troppe intossicazioni da pesticidi»

Apicoltori svizzeri in allarme: «Troppe intossicazioni»

Apisuisse rivolte un invito alle autorità affinché il problema dei pesticidi venga preso seriamente in considerazione

BERNA – Durante il 2017, rispetto agli ultimi anni, in Svizzera, si sono verificate più intossicazioni d’api causate da prodotti fitosanitari. Le apicoltrici e gli apicoltori sono preoccupati e l’associazione mantello Apisuisse richiede di intervenire.

Disorientamento e impotenza, questi sono i sentimenti che provano le apicoltrici e gli apicoltori quando si ritrovano davanti ai loro alveari colpiti da un’intossicazione. Un chiaro sintomo che lo indica è costituito dalle migliaia di api morte o agonizzanti che si vedono davanti all’apertura di volo dell’arnia. In questi casi il punto di riferimento è il Servizio sanitario apistico (SSA), il centro di competenza e consulenza di Apisuisse per gli apicoltori.

«Durante l’ultimo anno sono stati annunciati oltre 20 casi sospetti di intossicazione, di questi grazie alle analisi di laboratorio sono stati accertati 13 casi di intossicazione dovuti ai prodotti fitosanitari», ha dichiarato Anja Ebener, direttrice del Servizio sanitario. «Rispetto agli ultimi anni, si tratta di un numero sensibilmente più elevato di casi».

Dal punto di vista delle apicoltrici e degli apicoltori questo incremento dei casi di intossicazione acuta d’api colpisce e dimostra che nell’ambito della minaccia per le api costituita dai api è necessario un
intervento. «Le api devono essere meglio protette dai pesticidi», rammenta Davide Conconi, il presidente della Società Ticinese di Apicoltura e membro del comitato di Apisuisse. Per lui è altrettanto chiaro che «ogni caso di intossicazione è uno di troppo».

Anche le api selvatiche sono colpite – I casi di intossicazione di api sono soprattutto messi in evidenza fra le api domestiche che producono miele. Esse costituiscono delle grandi colonie, composte da molti individui che cadono morti in massa, davanti all’apertura di volo dell’alveare. Nel caso delle api selvatiche, che spesso vivono solitarie o in piccole aggregazioni d’individui (nei bombi, per esempio) le intossicazioni passano perlopiù inosservate. Tuttavia, bisogna considerare che anche le api selvatiche siano state colpite a morte dalle intossicazioni in una regione dove si sono verificati casi di intossicazione fra quelle domestiche.

La politica e le autorità sono sollecitate a intervenire – Apisuisse invita a prendere in mano rapidamente e seriamente la situazione e ad affrontare la problematica. Esiste la prospettiva che questo autunno il Consiglio federale adotti “Il piano nazionale per la riduzione dell’utilizzo dei pesticidi”, il cui obiettivo è diminuire il rischio nell’impiego dei prodotti fitosanitari. È nell’interesse di tutti – rammenta Apisuisse – poter contare su api selvatiche e domestiche sane che ricoprono un irrinunciabile ruolo nel mantenimento della biodiversità.

fonte: http://www.tio.ch/News/Svizzera/Attualita/1162530/Apicoltori-svizzeri-in-allarme–Troppe-intossicazioni-/

La strage delle api? Dobbiamo ringraziare la Bayer ed il suo pesticida killer!

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La strage delle api? Dobbiamo ringraziare la Bayer ed il suo pesticida killer!

 

Pesticida Bayer Uccide le Api

Pesticida Bayer Uccide le Api. Di Justin Gardner.

La Bayer Accidentalmente Finanzia uno Studio che Mostra che Suo Pesticida sta Uccidendo le Api ma Prontamente Nega le Conclusioni. La Bayer ha ricordato al mondo che non esiterà a negare le conclusioni scientifiche di uno studio, anche se lo studio è stato finanziato dalla stessa Bayer.

Uno studio su larga scala sui pesticidi neonicotinoidi si sta aggiungendo al crescente numero di prove che queste sostanze chimiche agricole stanno danneggiando le popolazioni di api.

Eseguito su 33 siti nel Regno Unito, in Germania e in Ungheria, lo studio ha scoperto che l’esposizione ai neonicotinoidi “ha danneggiato le api che hanno meno probabilità di sopravvivere durante l’inverno, mentre i bombi e le api solitarie hanno prodotto meno regine“.

Bayer e Syngenta, produttori di pesticidi “Neonicotinoidi” che stanno per raccogliere enormi profitti se l’Europa rimuove il divieto ai Neonicotinoidi, hanno tempestivamente contestato le conclusioni dei ricercatori, anche se hanno finanziato parzialmente lo studio.

Gli autori notano che questo è il primo esperimento nel mondo reale che dimostra causalità diretta tra Neonicotinoidi e ridotte popolazioni di api ed è coerente con altri risultati.

Secondo lo studio :

La colza dai semi oleosi è stata coltivata con i rivestimenti dei semi contenenti neonicotinoidi (clothianidin o thiamethoxam) o nessun trattamento delle sementi.

Per le api da miele, abbiamo trovato effetti negativi (in Ungheria e Regno Unito) e positivi (Germania) durante la fioritura delle colture. In Ungheria, gli effetti negativi sulle api (associate con il clothianidin) persistono durante l’inverno e hanno portato a una riduzione delle colonie nella primavera successiva (diminuisce del 24%).

Nelle api selvatiche (Bombus terrestris e Osmia bicornis), la riproduzione è stata negativamente correlata con i residui di neonicotinoidi.

Questi risultati indicano che i neonicotinoidi causano una ridotta capacità delle api a ricreare nuove popolazioni nell’anno successivo all’esposizione.

Gli effetti negativi su bombi e sulle api solitarie sono stati osservati in tutti e tre i paesi in cui le concentrazioni più elevate di residui di neonicotinoidi nei nidi provocano minor numero di regine.

Gli effetti nocivi sono stati riscontrati sulle api da miele nel Regno Unito e in Ungheria, e sono coerenti con le osservazioni dei ratei di alta mortalità nel Regno Unito e una diminuzione del 24% delle colonie in Ungheria.

 

Tuttavia, in Germania (casualmente sede della Bayer NdR) non sono stati riscontrati effetti dannosi.

Questo comparto relativamente piccolo dei risultati del lavoro è stato ripreso da Bayer e Syngenta per affermare che i loro prodotti sono sicuri per le api o che i risultati non sono definitivi.

Le due aziende producono i pesticidi Neonicotinoidi utilizzati nello studio.

Non condividiamo l’interpretazione del Centro per l’ecologia e l’idrologia sugli effetti negativi dei trattamenti di sementi, siamo certi che i neonicotinoidi sono sicuri quando vengono utilizzati e applicati in modo responsabile,

ha dichiarato il dottor Richard Schmuck, direttore della scienza ambientale in Bayer.

Non dovrebbe sorprendere che i produttori di un pesticida agricolo, dal valore di miliardi di euro, possano cogliere la parte più piccola di uno studio per instillare dubbi nella mente pubblica. Gli scienziati che effettivamente eseguivano lo studio forniscono un’altra interpretazione, basata su tutto il corpo delle prove.

I nostri risultati sono una causa di grave preoccupazione, ha detto l’autore dello studio Richard Pywell del Centro per l’Ecologia e l’Idrologia di Oxfordshire. Abbiamo mostrato per la prima volta gli effetti negativi dei dei semi rivestiti di neonicotinoidi sulle api e abbiamo mostrato simili effetti negativi sulle api selvatiche. Questo è importante perché molti raccolti a livello mondiale sono possibili grazie agli insetti impollinatori e senza questa sarebbe impossibile produrre certi alimenti.

I dati verranno studiati come parte di una valutazione prevista a novembre nella UE, che deciderà se mantenere il divieto neonico.

La BBC riferisce che l’UE “sta lavorando a nuove proposte di bando per estendere il divieto di neonicotinoidi“.

Per illustrare la complessità del problema, dato che i Neonicotinoidi sono stati vietati dal 2013, alcuni agricoltori europei stanno spruzzando più grandi quantità di altri pesticidi come i ptiroidi, che potrebbero fare un grave danno alle api e agli insetti benefici.

C’è certamente la necessità di una gestione delle specie nocive nell’agricoltura, ma qual’è il costo è l’approccio chimico che esige l’ambiente naturale e gl insetti impollinatori delle nostre colture alimentari? Le prove sui Neonicotinoidi dicono che le api sono altamente sensibili a queste sostanze chimiche, ma gli agricoltori hanno anche bisogno di soluzioni alternative.

Per affrontare il problema, dobbiamo considerare come siamo arrivati qui. I parassiti sono stati introdotti in tutto il mondo avvalendosi di contaminazioni sulle navi e su altri veicoli. I parassiti spesso trovano le loro nuove sistemazioni prive di predatori naturali che normalmente li mantengono sotto controllo.

Le pratiche agricole aggressivamente spinte dai produttori di prodotti chimici e dalle società degli OGM hanno anche aumentato i problemi dei parassiti. Il modello agricolo corporativo basato sul brevetto costringe le coltivazioni monoculturali ad una elevata irrorazione di prodotti chimici. Ciò crea un ciclo per cui le piante e gli insetti parassiti diventano resistenti agli erbicidi e ai pesticidi, spingendo le aziende a produrre altri prodotti chimici più tossici.

Questa sempre crescente dipendenza dalle sostanze chimiche, che minaccia gli ecosistemi naturali e la salute umana, è altamente redditizia per aziende come Bayer e Monsanto.

L’approccio chimico ignora completamente migliaia di anni di apprendimento umano. Il concetto che ora conosciamo come pratiche di gestione integrata di parassiti (IPM), come la multicoltura, la rotazione delle colture, l’arricchimento del suolo e i perimetri arborei naturali, sono un’alternativa efficace all’approccio chimico.

fonte: https://sadefenza.wordpress.com/2017/07/11/pesticida-bayer-uccide-le-api/

Milioni di api morte attorno ai campi di mais OGM imbevuti di pesticidi neonicotinoidi. L’Efsa li aveva vietati, ma evidentemente sotto la pressione delle Multinazionali, sta valutando di rivedere il divieto!

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Milioni di api morte attorno ai campi di mais OGM imbevuti di pesticidi neonicotinoidi. L’Efsa li aveva vietati, ma evidentemente sotto la pressione delle Multinazionali, sta valutando di rivedere il divieto!

Poiché l’Unione europea ritiene di eliminare le restrizioni su tre pesticidi nella famiglia neonicotinoide, sarebbe bene considerare il fenomeno, conosciuto dagli apicoltori canadesi, in cui le api iniziano a morire in branco poco dopo la stagione di semina di mais.

“Una volta che il mais è stato piantato le nostre api sono morte dai milioni”, ha detto l’apicoltore Dave Schuit nell’estate 2013, come riportato da Eat Local Grown.

Quella primavera, Schuit ha perso 600 alveari contenenti 37 milioni di api. Lo stesso anno l’agricoltore canadese Gary Kenny ha dichiarato che otto dei 10 alveari che ha mantenuto sulla sua proprietà sono morti poco dopo che i suoi vicini hanno piantato il mais nei loro campi.

Il mais geneticamente modificato (GM) è ampiamente coltivato in Canada, ma perché le morti delle api sono avvenute subito dopo la piantagione, le piante di mais non sono probabili da incolpare per questo particolare moria. Invece, gli apicoltori credono che la causa è che i semi di mais sono stati pre-trattati con neonicotinoidi. La semina d’aria provoca polveri neonicotinoidi che volano dai semi.

 

GLI STUDI 

In uno studio i ricercatori della American Purdue University hanno esaminato le api morti o che stavano morendo come quelle del 2013. I risultati dicono: “Le api hanno mostrato sintomi neurotossici, l’analisi delle api morte ha rivelato tracce di [i neonotinoidi] thiamethoxam / clothianidin in ogni caso”… “I trattamenti di seme di colture a campo (principalmente mais) sono l’unica fonte principale di questi composti”.

Un’indagine di agenzie di regolamentazione della gestione del Pest ha anche sottolineato la stessa causa, concludendo che i semi di mais trattati con questi neonicotinoidi “hanno contribuito alla maggior parte delle mortalità delle api”.

“I seme sono il problema”, ha dichiarato Paul Wettlaufer, agricoltore locale e direttore della Federazione federale dell’agricoltura.

I neonicotinoidi sono “pesticidi sistemici”. Essi vengono applicati ai semi prima della piantagione e poi ripresi in ogni tessuto della pianta, inclusi foglie, semi, pollini, fiori e nettari. Questo li rende altamente letali non solo ai parassiti agricoli, ma a tutti gli insetti e anche agli uccelli che visitano le piante per qualsiasi motivo.

“L’uso profano [dei neonotinoidi] in ambito agricolo, la loro elevata persistenza nel suolo e nell’acqua, la loro assorbimento da parte delle piante e la traslocazione ai fiori … mettono a rischio i servizi di impollinazione”, ha concluso uno studio internazionale di ricerca.

Non solo i pollinatori sono minacciati. Due importanti studi nel 2015 hanno scoperto che i pesticidi hanno effetti diffusi e pericolosi su interi ecosistemi. Uno, pubblicato nella rivista Nature, ha scoperto che l’uso di neonicotinoidi stava causando il crollo delle popolazioni di uccelli. Ciò è probabilmente causato sia dall’avvelenamento diretto che dalla devastazione delle fonti alimentari invertebrate.

Nel frattempo, un’analisi da parte della Task Force sui pesticidi sistemici, di 800 studi separati, ha concluso che anche se utilizzati secondo le linee guida del produttore, i neonicotinoidi causano danni a specie “non bersaglio” come lombrichi, insetti, invertebrati acquatici e addirittura lucertole e pesci. I pesticidi sono “probabili avere una vasta gamma di impatti biologici ed ecologici negativi”, ha scritto la task force.

 

IL CASO DI CRESCITA DI UN BAN

Nel 2013, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha imposto un divieto di due anni sull’uso di tre neonicotinoidi, citando un rischio probabile per le api. L’EFSA ha ora lanciato un nuovo studio per rivedere tale politica, con risultati attesi nel gennaio 2017.

Tuttavia, l’evidenza di un divieto di neonicotinoidi è ancora più forte di quanto sia stato due anni fa. Anche l’agenzia americana per la protezione dell’ambiente (EPA) è stata costretta ad ammettere che i prodotti chimici devastano gli impollinatori. L’agenzia ha recentemente annunciato i risultati delle prove sul campo, trovando che anche l’utilizzo di neonicotinoidi (25 parti per miliardo nel polline vegetale e nel nettare) di livelli molto bassi, ha causato perdite misurabili nelle popolazioni di alveari da api.

I ricercatori ritengono che i neonicotinoidi danneggino i cervelli delle api, in particolare la capacità di elaborare informazioni relative all’orientamento e alla direzione.

 

fonte: http://www.anonews.co/bees/

Scarti di lana, olio e malvasia: ecco come nasce, dal genio di un Italiano, il primo diserbante 100% naturale.

 

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Scarti di lana, olio e malvasia: ecco come nasce, dal genio di un Italiano, il primo diserbante 100% naturale.

Chissà a quando risale il momento in cui ci siamo convinti che un prodotto chimico sia di gran lunga migliore di uno di origine naturale: probabilmente l’efficacia è indubbia ma la sicurezza per l’uomo e per gli ambienti? Le grandi aziende, le multinazionali, ma anche i piccoli coltivatori, hanno usato con troppa leggerezzaerbicidi e fertilizzanti sui terreni, ed ora ci ritroviamo con essere umani e campi avvelenati.

Un’azienda italiana con sede in Sardegna è decisa nell’invertire la tendenza per scongiurare l’uso di mortiferi prodotti chimici. Dopo anni di studio nasce il primo diserbante 100% ecologico, a base di scarti naturali di lana, olio e malvasia.

L’Italia non può permettersi di avvelenare la propria terra: prima che sia troppo tardi, l’azienda tricolore propone una soluzione alternativa del tutto naturale.

È il primo eco-diserbante al mondo ed è un prodotto tutto italiano, il Natural Weed Control: gli agricoltori francesi, ancor prima di quelli italiani, lo hanno già utilizzato nelle vigne, e negli Stati Uniti è impiegato nella coltivazione di erbe farmaceutiche. Tutti ne sono entusiasti e ad oggi questo diserbante è destinato a far traballare il monopolio di importanti multinazionali che producono erbicidi ed altri prodotti agricoli.

Il team di ricerca è capitanato dall’imprenditrice sarda Daniela Ducato, da anni impegnata nel settore della bioedilizia e dello sviluppo di materiali naturali.

Per la donna è solo “una questione culturale” considerare più affidabile un prodotto chimico che naturale. Come lei stessa afferma, non ci rendiamo conto del dannoche facciamo quando usiamo sostanze nocive: ad esempio per quanto riguarda il trattamento del verde urbano, a patire le conseguenze non solo solo le aiuole e i prati ma anche gli operai, gli animali domestici i bambini che popolano i parchi delle nostre città.

Tutto è iniziato per salvare le api: in Italia molte sono morte a causa dei prodotti usati in agricoltura.

L’idea è nata da un’esigenza molto concreta: salvare le api dalla moria registrata negli ultimi sul territorio nazionale. In Sardegna ci sono molti apicoltori disperati per l’assenza sostanziale di api.

Le api e le farfalle sono le prime a risentire dei prodotti con cui vengono trattati i terreni: la loro importantissima funzione di impollinazione viene così a mancare.

Il cuore dell’eco-diserbante sono gli scarti della lana di pecora a cui si aggiungono quelli delle lavorazioni dell’olio e del vino.

Tutti elementi di scarto che contribuiscono a creare un diserbante molto efficace: il comune di Cagliari l’ha impiegato per estirpare le erbacce dalle zone verdi della città, con risultati eccezionali.

L’efficacia del prodotto non è di natura chimica: le erbe infestanti vengono seccategrazie al calore e al vapore. “Mettendo insieme questi elementi la pianta intrappola il calore e si secca già dopo due giorni”, spiega la Ducato.

La composizione del diserbante può essere variata per renderlo adatto all’utilizzo vitivinicolo, orticolo o per frutteti: non inquina è sicuro per l’ambiente, per i consumatori e per gli agricoltori, che possono distribuirlo senza mascherineessendo del tutto naturale.

Il mercato del primo eco-diserbante italiano è destinato a crescere e noi, lo speriamo con tutto il cuore per amore della nostra bellissima terra e per quella di tutto il pianeta!

fonte: http://www.curioctopus.it/read/12567/scarti-di-lana-olio-e-malvasia:-il-primo-diserbante-100-per-cento-naturale-e-italiano

Salviamo le api prima che sia troppo tardi: in alcune parti del mondo sono già scomparse e la gente è costretta ad impollinare le piante da sè…

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Salviamo le api prima che sia troppo tardi: in alcune parti del mondo sono già scomparse e la gente è costretta ad impollinare le piante da sè…

Un eccezionale documento che dimostra quanto siano importanti le api per l’ecosistema e l’esistenza della vita sul pianeta.

Il paesaggio urbano presenta una maggiore biodiversità rispetto alle aree rurali, dove l’agricoltura ha cambiato radicalmente il paesaggio. La necessità di coltivare derrate alimentari (spesso per l’alimentazione animale) ed energia così detta “verde”, ha favorito l’utilizzo di molecole chimiche altamente pericolose per la salute e per la vita degli altri esseri viventi che sono la vera ricchezza del nostro pianeta.

La città diventa quindi un rifugio per molte specie animali e vegetali che possono trovare un ambiente meno ostile per la loro sopravvivenza e le api, in particolare, rimangono meno esposte a tutti quegli agenti chimici utilizzati in agricoltura (diserbanti, insetticidi e concimi chimici).

Gli insetticidi sono una minaccia diretta per api e impollinatori.

Queste sostanze chimiche, progettate per uccidere gli insetti, sono ampiamente utilizzate e diffuse nell’ambiente, specialmente nelle aree agricole.

Il ruolo specifico degli insetticidi nella diminuzione globale del numero di api è ancora poco studiato. Però è sempre più evidente che alcuni insetticidi, utilizzati correntemente nell’attuale sistema agricolo di stampo industriale, hanno conseguenze negative sulla salute degli insetti impollinatori – sia a livello di singolo individuo che di colonia.

Anche gli effetti, sub-letali, legati al loro utilizzo a basse dosi sono molti e diversi, e vanno ad impattare sulla salute delle api. Il VIDEO diffuso su Youtube da ApicolturaUrbana.it:

QUI il video

Sul sito www.apicolturaurbana.it è spiegato come effettuare un’apicultura in città del tutto sicura e priva di sostanze chimiche.

tratto da: http://naturalblog.info/salviamo-le-api-prima-che-sia-troppo-tardi-in-alcune-parti-del-mondo-sono-gia-scomparse-e-la-gente-impollina-le-piante-da-se/