Antibiotici: i Killer Silenziosi che intossicano il corpo e creano Virus resistenti.

 

Antibiotici

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Antibiotici: i Killer Silenziosi che intossicano il corpo e creano Virus resistenti.

ANTIBIOTICI.TROPPI SONO DEI KILLER E NOI SIAMO SEMPRE PIÙ INTOSSICATI DA QUESTE SOSTANZE.PIÙ NE ASSUMIAMO, PIÙ CI INTOSSICHIAMO.ECCO COS’È STATO SCOPERTO

Scoperto un gene che rende i batteri resistenti all’antibiotico. L’allarme è stato lanciato da un team di ricercatori cinesi attraverso uno studio pubblicato su Lancet Infectious DiseasesTale effetto è così sia per gli antibiotici animale che per quelli destinate all’essere umano. Sotto accusa è l’eccessivo consumo di essi.

Un tempo per curare raffreddori non si ricorreva all’antibiotico, per la tosse c’erano degli impacchi davvero efficaci o degli sciroppi poco aggressivi…Oggi siamo arrivati in un punto in cui persino dopo una puntura di mosca si somministrano e prescrivono antibiotici. M a la “precauzione” non sempre porta buoni risultati…
MA QUANDO DITE LA PAROLA ANTIBIOTICO, PENSATE A CIO’ CHE STATE PRONUNCIANDO?
Ditela ad alta voce……
E adesso ripetetela così’: ANTI – BIOS, «anti» (contro) e «bios» (vita).
CONTRO LA VITA! PUO’ MAI FAR BENE UNA COSA CHE E’ CONTRO LA VITA?

La resistenza agli antibiotici è un problema sempre più evidente e non a caso dal 2008 si celebra il 18 Novembre la Giornata Europea degli Antibiotici.

La resistenza agli antibiotici è un fenomeno per il quale un batterio risulta resistente all’attività di un farmaco antimicrobico.

L’abuso e l’utilizzo inappropriato degli antibiotici hanno contribuito alla comparsa di batteri resistenti. Il problema è ulteriormente aggravato dalla auto-prescrizione di antibiotici da parte di individui che ne assumono senza la prescrizione di un medico qualificato, e dall’uso non terapeutico degli antibiotici come promotori della crescita in agricoltura. Gli antibiotici vengono spesso prescritti per situazioni in cui il loro uso non è giustificato (per esempio nei casi in cui le infezioni possono risolversi senza trattamento). L’uso eccessivo di antibiotici come la penicillina e l’eritromicina, che un tempo erano considerate “cure miracolose”, sono state associate con la resistenza emergenti dal 1950. L’uso terapeutico degli antibiotici negli ospedali si è visto essere associato ad un aumento di multi-batteri resistenti agli antibiotici. Forme comuni di uso improprio di antibiotici comprendono: l’uso eccessivo di antibiotici nella profilassi dei viaggiatori; in caso di prescrizione medica, la mancata presa in considerazione del peso del paziente e della storia del precedente uso di antibiotici, dal momento che entrambi i fattori possono influenzare fortemente l’efficacia di una prescrizione di cura per antibiotici; il mancato rispetto dell’intero corso prescritto di antibiotico, l’omissione nel prescrivere o nel seguire il corso del trattamento secondo precisi intervalli giornalieri (ad esempio, “ogni 8 ore” piuttosto che semplicemente “3x al giorno”), o il mancato riposo per il recupero sufficiente a consentire la liquidazione dell’organismo infettante. Tutte queste pratiche citate possono facilitare lo sviluppo delle popolazioni batteriche resistenti agli antibiotici. Un inappropriato trattamento antibiotico costituisce un’altra comune forma di abuso di antibiotici. Un esempio comune di errore è la prescrizione e l’assunzione di antibiotici per trattare le infezioni virali come il raffreddore comune, su cui non hanno alcun effetto. Uno studio sulle infezioni del tratto respiratorio ha trovato che “i medici erano più inclini a prescrivere antibiotici ai pazienti che hanno creduto se lo aspettassero, anche se correttamente identificandone la necessità solo per circa 1 su 4 di questi pazienti”. Interventi multifattoriali rivolti sia a medici e pazienti possono ridurre l’inappropriata prescrizione di antibiotici. Il ritardo nella somministrazione di antibiotici per 48 ore nell’attesa di una risoluzione spontanea delle infezioni del tratto respiratorio può ridurre l’utilizzo di antibiotici; tuttavia, questa strategia può ridurre la soddisfazione dei pazienti.

Si tratta, dunque, di un fenomeno naturale, ma che diventa sempre più un problema: ogni anno solo in Europa le morti per infezioni dovute a resistenze agli antibiotici sono 25 000 (per esempio a causa di polmoniti e tubercolosi).
Dalle analisi condotte in 12 Paesi è infatti emerso che 3 persone su 4 pensano che la resistenza agli antibiotici che li rende inefficaci sia una “reazione del corpo”, quando è invece il batterio che diventa resistente al medicinale.

Una delle convinzioni più comuni (e sbagliate) è quella di trattare con antibiotici infiammazioni alla gola o l’influenza, anche se gli antibiotici contrastano solo infezioni batteriche.

Il problema non riguarda solo le infezioni tra persone, o tra persone e animali, ma anche quelle dovute al consumo di acqua e alimenti.

Principali meccanismi di antibiotico-resistenza

Ridotta affinità per il bersaglio (il gene che produce il bersaglio dell’antibiotico subisce una mutazione piccola, tale per cui il bersaglio continua a funzionare, anche se con una funzionalità drasticamente ridotta, ma non interagisce più con l’antibiotico); è un esempio di resistenza cromosomica.

Iperproduzione del bersaglio (il gene che produce il bersaglio dell’antibiotico subisce una mutazione tale per cui viene sovr-espresso); è un esempio di resistenza cromosomica.

Inattivazione intracellulare dell’antibiotico (provocata dalla produzione di enzimi che inattivano l’antibiotico es. beta lattamasi, cloramfenicolo acetil-transferasi); è un esempio di resistenza extracromosomica.

Diminuita penetrazione dell’antibiotico nella cellula batterica (dovuta alla produzione di trasportatori di membrana che riconoscono ed estrudono l’antibiotico dalla cellula); è un esempio di resistenza extracromosomica.

Sostituzione del bersaglio (il bersaglio di un antibiotico viene sostituito da un’altra molecola che svolge le medesime funzioni ma con cui l’antibiotico non interagisce); è un esempio di resistenza extracromosomica.

Un esempio importante e attuale di antibiotico-resistenza è la meticillino-resistenza relativa agli stafilococchi e, in particolare, Staphylococcus aureus. Gli stafilococchi meticillino-resistenti rappresentano una delle principali cause di infezioni nosocomiali.

fonte: http://salutecobio.com/resistenza-agli-antibiotici-pericolo-per-la-salute

 

 

Una ipotesi assai allarmante: il Glifosato responsabile della proliferazione di batteri resistenti agli antibiotici? …Ciò spiegherebbe strane coincidenze come il “matrimonio” Bayer-Monsanto e che la Monsanto ha brevettato il glifosato come un “farmaco antibiotico”…!

Glifosato

 

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Una ipotesi assai allarmante: il Glifosato responsabile della proliferazione di batteri resistenti agli antibiotici? …Ciò spiegherebbe strane coincidenze come il “matrimonio” Bayer-Monsanto e che la Monsanto ha brevettato il glifosato come un “farmaco antibiotico”…!

 

Coincidenza? Monsanto ha brevettato il glifosato come un farmaco “antibiotico”

di L.M.P.I

È molto difficile trovare qualcuno disposto a utilizzare un noto erbicida per scopi medicinali, ma questo non ha fermato Monsanto dal brevettare l’ingrediente del loro erbicida più venduto, il Roundup, come un tipo di antibiotico. Nel 2003, l’azienda ha presentato un brevetto che vede il glifosato come un agente antimicrobico di tipo-o, in altre parole, un tipo di antibiotico.

Il brevetto è stato concesso nel 2010, ed è possibile vederlo Qui . Monsanto ha brevettato la combinazione di glifosato e acido ossalico polivalente anione come un metodo per la prevenzione e il trattamento delle infezioni patogene, tipo la malaria. Il brevetto spiega che i parassiti  phylum Apicomplexa sono spesso responsabili di malattie negli esseri umani e altri animali, e il glifosato è in grado di inibire la crescita di questi parassiti.

Questo brevetto porta sicuramente ancor più preoccupazioni circa l’accoppiata Bayer-Monsanto, ma soprattutto, solleva una questione importante: è il glifosato che contribuisce alla proliferazione di batteri resistenti agli antibiotici?

Una recente ricerca ha rivelato che l’erbicida potrebbe effettivamente essere un fattore che contribuisce al fenomeno della resistenza agli antibiotici. Gli scienziati dell’Università di Canterbury, in Nuova Zelanda hanno pilotato la nuova ricerca che mostra come glifosato non sia solo un erbicida, ma un potenziale vettore di malattie resistenti agli antibiotici.

Lo studio è il primo del suo genere, il professor Jack Heinemann, dall’università, dice che mentre gli erbicidi possono essere testati per la loro capacità di uccidere i batteri, non sono testati per gli altri effetti che possono avere sui microbi.

“Abbiamo scoperto che l’esposizione ad alcuni erbicidi molto comuni può causare nei batteri un cambiamento nella loro risposta agli antibiotici. Nella maggior parte dei casi, abbiamo visto una maggiore resistenza anche ad importanti antibiotici clinici” ha commentato Heinemann.

Il professore ha continuato a spiegare che i loro risultati sono stati così sorprendenti da arruolare un altro ricercatore, in un istituto diverso, per condurre gli stessi esperimenti in un ambiente diverso e senza sapere esattamente quello che stava aggiungendo ai batteri, per contribuire a garantire la validità della loro scoperte. La ricerca condotta presso l’Università di Massey ha dato gli stessi risultati.

Secondo i ricercatori, gli effetti sono rilevanti per le persone e per gli animali che sono esposti ai pesticidi, utilizzati in concentrazioni simili a quelle testate. Gli importi utilizzati dal team superavano la concentrazione attualmente ammessa negli alimenti, ma come tutti sappiamo, la quantità di residui di glifosato sui prodotti alimentari, spesso supera i limiti.

Mentre la resistenza agli antibiotici continua a crescere, la minaccia che il glifosato pone, non può essere ignorata. Gli effetti degli erbicidi come il glifosato sui batteri sono reali, soprattutto in considerazione della tendenza degli agricoltori, ad abusare di tali sostanze. Sembra che più impariamo circa il glifosato, più pericoloso diventa.

La mia parte intollerante

 

 

 

ARGENTO COLLOIDALE meglio di qualunque antibiotico – efficace anche contro i microbi antibiotico resistenti. Perchè non ce lo dicono?

ARGENTO COLLOIDALE

 

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ARGENTO COLLOIDALE meglio di qualunque antibiotico – efficace anche contro i microbi antibiotico resistenti. Perchè non ce lo dicono?

Nei decenni scorsi, inoltre, la ricerca ha mostrato che l’argento colloidale puo’ persino eliminare microbi antibiotico-resistenti come l’ MRSA (methicillin-resistant Staphylococcus aureus), l’influenza aviaria e il Corona Virus (SARS)

A metà anni ’70, il Dr. Robert O. Becker della Syracuse Medical University (USA) inizio’ la sua pionieristica ricerca sull’argento colloidale. Le sue conclusioni:

“Quel Che Abbiamo Fatto È Stato Riscoprire Il Fatto Che L’argento Uccide I Batteri: Un Fatto Che Era Noto Da Secoli…Tutti Gli Organismi Che Abbiamo Testato Si Son Dimostrati Sensibili Agli Ioni Generati Elettricamente , Incluso Alcuni Resistenti A Tutti Gli Antibiotici Noti… In Nessun Caso Si Sono Manifestati Evidenti Effetti Collaterali Indesiderati Del Trattamento All’argento”

Tuttavia, l’effetto innato antimicrobico era già conoscenza condivisa 60 anni fa, prima del dr Becker. Infatti agli inizi del 1900, Aldred Searle, fondatore del global Searle Pharmaceutical Company, aveva già scoperto che l’argento nella sua forma colloidale liquida, poteva uccidere i patogeni piu’ mortali.

Nel suo libro, Colloids in Biology and Medicine, nel 1919, Searle scriveva:

“In Un Grandissimo Numero Di Casi È Stato Somministrato L’argento Colloidale Con Incredibili Risultati Di Successo… Ha Il Vantaggio Di Essere Rapidamente Fatale Ai Microbi Senza Dare Delle Reazioni Tossiche Al Soggetto. E’ Piuttosto Stabile. Protegge I Conigli Dal Tetano O Dalla Difterite, Dieci Volte Di Piu’”

A differenza delle prescrizioni di antibiotici, l’argento non crea resistenza o immunità nei patogeni che uccide.

Negli ultimi anni, molti nuovi studi hanno dimostrato il fatto l’argento è uno degli agenti piu’ efficaci nella battaglia contro la MRSA (methicillin-resistant Staphylococcus aureus) ed altri superpatogeni, resistenti agli antibiotici:

Brigham-Young Clinical Study – Lo studio, pubblicato nella rivista Current Science nel 2006 ha trovato che un numero di antibiotici che precedentemente erano stati in grado di uccidere patogeni MDR (multiple drug-resistant, resistenti a molte medicine) come laMRSA, potevano si essere riportati a piena efficacia contro i mortali patogeni, ma solo se una soluzione liquida di argento simile all’argento colloidale, veniva usata in congiunzione alla medicina

Studio clinico iraniano – Anche questo studio ha trovato che l’argento aumenta l’efficacia degli antibiotici contro infezioni da staphilococco. I ricercatori sono giunti alla conclusione che:

“Le Attività Antibatteriche Della Penicillina G (E Della Amoxicillina, Eritromicina, Clindamicina E Vancomicina) Aumentavano Alla Presenza Di Particelle Di Nano-Argento . Il Maggior Effetto Migliorativo Venne Osservato Nel
Vancomicina, Amoxicillina E Penicillina G Contro Lo S. Aureus.”

Studio clinico Taiwan – Pubblicato nel Colloids Surface B Biointerfaces7 nel 2007; questo studio ha dimostrato che l’argento colloidale, in sé elimina sia l’MRSA che lo Pseudomonas aeruginosa, un altro superbatterio mortale ed estremamente opportunistico.

Studio clinico Repubblica Ceca – Allo stesso modo questo studio ceco pubblicato nel prestigioso Journal of Physical Chemistry B8 nel 2006, ha anch’esso dimostrato che l’argento colloidale è altamente efficace contro la MRSA:

“…Particelle Di Argento, Con Una Distribuzione Di Minima Misura Ed Una Misura Media Di 25 Nm, Che Hanno Mostrato Alta Attività Antimicrobica E Battericida Contro I Batteri Gram- Positivi E Gram-Negativi, Incluso Il Ceppo Multiresistente Come Quello Dell’MRSA (Methicillin-Resistant Staphylococcus Aureus). Lo Studio Ha Ulteriormente Dimostrato Che Concentrazioni Molto Basse Di Argento Potevano Essere Utilizzate Per Distruggere L’MRSA