Carne di pollo: se costa poco c’è un perché. Ed è meglio che a certe porcherie ne state alla larga!

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Carne di pollo: se costa poco c’è un perché. Ed è meglio che a certe porcherie ne state alla larga!

Carne di pollo: se costa poco c’è un perché

Nuova indagine dell’associazione Essere Animali: dopo il prosciutto di Parma, stavolta si tratta della carne di pollo e degli allevamenti intensivi. Il video choc è stato diffuso anche dal Tg1.

Fa già parlare di sè la nuova indagine di Essere Animali realizzata negli allevamenti che riforniscono i maggiori produttori italiani. Indagine che è stata diffusa in esclusiva tramite il Tg1.

«La carne di pollo costa poco perché il vero prezzo lo pagano gli animali. E noi crediamo che tutti debbano esserne al corrente – dicono dall’associazione –  Questa nuova indagine, in cui abbiamo utilizzato anche telecamere nascoste all’interno degli allevamenti, mostra per l’ennesima volta gravi problemi per i polli destinati a diventare carne:

  • Sovraffollamento
  • Difficoltà a deambulare a causa della crescita troppo rapida
  • Animali agonizzanti o morti in mezzo ai capannoni
  • Maltrattamenti da parte degli operatori
  • Utilizzo massiccio di antibiotici».
«Il problema non è da poco: ben 525 milioni di polli sono stati macellati in Italia nel 2016, e solo lo 0,4% sono allevati in modo biologico – proseguoo da Essere Animali – Ciò significa che il pollo dei più noti marchi che trovi al supermercato viene da allevamenti del tutto simili a quelli che abbiamo documentato. Ma i consumatori non sono informati, perché la realtà degli allevamenti è volutamente nascosta dietro spesse mura. Il lavoro di documentazione del nostro Team Investigativo, amplificato attraverso i media nazionali, serve proprio a rendere visibili a tutti da dove viene davvero la carne.

Wwf: “L’uomo rischia di causare la sesta estinzione di massa. Entro il 2020 due terzi di animali e vegetali scompariranno”

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Wwf: “L’uomo rischia di causare la sesta estinzione di massa. Entro il 2020 due terzi di animali e vegetali scompariranno”

Entro il 2020 la popolazione globale di specie animali e vegetali potrebbe crollare del 67%. Questo a causa di alcuni fattori: la continua perdita o il degrado dei propri habitat, lo sfruttamento eccessivo delle specie, l’inquinamento, le specie invasive, le malattie e il cambiamento climatico.Secondo i dati raccolti dal Wwf nel mondo le popolazioni di pesci, uccelli, mammiferi, anfibi e rettili si sono ridotte del 58 per cento tra il 1970 e il 2012. Il report – Living Planet Report – viene pubblicato dall’associazione ogni due anni ed è arrivato all’undicesima edizione. Se pochi giorni fa l’Organizzazione meteorologica mondiale ha annunciato che siamo in una nuova era climatica, dato che nel 2015 e nel 2016 la concentrazione media di anidride carbonica nell’atmosfera ha raggiunto il traguardo di 400 parti per milione, un livello che non scenderà per diverse generazioni, il Wwf descrive un altro cambiamento epocale. Il premio Nobel per la Chimica Paul Crutzen e altri scienziati parlano di una transizione dall’Olocene a una nuova epoca geologica, che hanno definito Antropocene. Un passaggio causato proprio dall’impatto delle attività umane sui sistemi viventi. Sono “ulteriori prove – dicono dal Wwf – che il Pianeta sta entrando in un territorio inesplorato, in cui l’umanità sta trasformando la Terra e andando verso una possibile sesta estinzione di massa“.

I dati del report
Un importante indicatore delle condizioni ecologiche del pianeta è l’Indice del pianeta vivente (Living Planet Index) che misura lo stato della biodiversità attraverso i dati sulle popolazioni di varie specie di vertebrati. L’indice si basa su dati scientifici ottenuti da 14.152 popolazioni monitorate di 3.706 specie di vertebrati(mammiferi, uccelli, pesci, anfibi, rettili) provenienti da tutto il mondo. “Dal 1970 al 2012 – rileva il report – questo indice mostra un calo complessivo del 58% dell’abbondanza delle popolazioni dei vertebrati”. I dati, inoltre, mostrano un calo annuo del 2% e non vi è ancora alcun segno che questo tasso possa diminuire. Negli ultimi 4 decenni le popolazioni terrestri sono diminuite complessivamente del 38%, le specie di acqua dolce dell’81%, mentre l’indice ‘marino’ delle specie mostra per lo stesso periodo un calocomplessivo del 36 per cento.

La grande abbuffata
Secondo il rapporto, la produzione alimentare necessaria a soddisfare le complesse esigenze di una popolazione umana in espansione sta distruggendo gli habitat e sfruttando in modo insostenibile la fauna selvatica. “Oggi l’agricoltura occupa circa un terzo della superficie totale della Terra e rappresenta quasi il 70% del consumo di acqua” scrivono i ricercatori. Almeno 50 Paesi hanno sofferto di scarsità d’acqua e più del 30 per cento degli stock di pesce sono sovrasfruttati. Il report aggiorna anche la ricerca dal Global Footprint Network sull’impronta ecologica dell’umanità: “Viviamo su un solo Pianeta, ma stiamo utilizzando globalmente risorse che equivalgono a 1,6 pianeti in termini di beni e servizi utilizzati ogni anno”. Il Living Planet Report 2016 descrive alcune soluzioni in grado di trasformare i processi produttivi e il consumo di cibo per garantire cibo per tutti, ma in maniera sostenibile.

Il futuro
Qualcosa si può fare, come dimostra il caso della lince europea, ridotta fortemente nel passato per la caccia e la deforestazione.Leggi di tutela, progetti di reintroduzione e garanzie per la sua espansione naturale hanno fatto sì che questa specie risalisse la china dell’estinzione. Oggi in Europa vivono quasi 10mila esemplari di lince, il 18% della popolazione mondiale. Se da un lato infatti “il declino subito dal mondo selvatico in appena mezzo secolo preannuncia un crollo imminente di almeno due terzi entro il 2020” annuncia il dossier, è anche vero che proprio quell’anno “coincide con diversi traguardi importanti”.

Nel 2020 entreranno in funzione gli impegni assunti nel quadro dell’Accordo di Parigi sul clima, insieme alle prime azioni ambientali all’interno dei piani di sviluppo sostenibile. “Queste misure – scrivono gli autori del report – se verranno attuate contestualmente agli obiettivi sulla biodiversità saranno in grado di riformare adeguatamente il sistema alimentare ed energeticoper tutelare la ricchezza della vita selvatica in tutto il mondo”. Ne è convinto Marco Lambertini, direttore generale di Wwf Internazionale: “Il mondo selvaggio sta scomparendo a un ritmo senza precedenti e non stiamo parlando solo delle specie meravigliose che tutti amiamo – ha dichiarato – perché la biodiversità rappresenta la base stessa del buono stato di salutedelle foreste, dei fiumi e degli oceani”.

Il caso degli agricoltori del Kenya
Tra i vari esempi il rapporto descrive il caso dei piccoli agricoltori in Kenya che collaborano con le autorità locali e l’industria alimentare per la gestione delle risorse naturali del lago Naivasha, il secondo più grande del Paese, un’area di biodiversità e una risorsa importante per il Pil nazionale. “Questo è un momento decisivo – aggiunge Donatella Bianchi, presidente di Wwf Italia – perché siamo ancora in grado di sfruttare  le soluzioni per orientare i nostri sistemi alimentari, energetici, dell’economia e della finanza in una direzione più sostenibile”. Le strade suggerite per l’Italia? “Mantenere le promesse sull’attuazione dell’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico che entrerà in vigore il 4 novembre, una strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, che sia in armonia con l’Agenda 2030 ed i suoi 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, ma anche la realizzazione del rapporto sullo stato del capitale naturale del nostro Paese con una relativa programmazione economica e la realizzazione di un piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico”.

 

tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/27/wwf-entro-il-2020-due-terzi-di-animali-e-vegetali-scompariranno-luomo-rischia-di-causare-la-sesta-estinzione-di-massa/3126277/2/#foto

 

Quando il sole sorge in Africa non importa se sei un leone o una gazzella: se vedi uno stronzo, bianco e arricchito è meglio che cominci a correre.

 

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Quando il sole sorge in Africa non importa se sei un leone o una gazzella: se vedi uno stronzo, bianco e arricchito è meglio che cominci a correre.

 

A due anni dall’uccisione del leone Cecil, in Zimbabwe via libera ai trofei di caccia

L’agenzia americana per la pesca e gli animali selvatici (USFWS) ha eliminato il divieto di importare trofei di caccia dallo Zimbabwe. Una decisione presa a due anni di distanza dall’uccisione di Cecil, il leone del Parco nazionale di Hwange in Zimbabwe, ad opera del dentista americano Walter Palmer, che aveva scatenato l’ira degli animalisti sul web e spinto gli Stati Uniti a bandire l’esportazione dei trofei di caccia dal Paese dell’Africa australe. Seppur controversa, la logica alla base del commercio delle carcasse imbalsamate degli animali uccisi, consiste per gli Stati nel ricevere denaro da investire per proteggere le specie in via d’estinzione, comunque minacciate dai numerosi bracconieri che agiscono in Africa. In realtà dato il clamore suscitato a livello globale per la brutalità dell’uccisione del leone Cecil, le autorità americane avevano deciso di mettere una toppa sull’episodio, nonostante le critiche della potente associazione di caccia a stelle strisce National Rifle.

«Da allora tutti i trofei di caccia sono rimasti nel nostro Paese e alla fine di quest’anno verranno esportati seguendo regole ferree grazie alla nuova apertura degli Stati Uniti» ha detto Oppah Muchinguri-Kashiri, Ministro dell’Ambiente dello Zimbabwe. La decisione garantisce al governo maggiori entrate, centrali per le casse dello Stato sempre più vuote a causa della crisi economica e dell’inflazione alle stelle. Lo scorso anno il numero di cacciatori era declinato notevolmente a causa dell’embargo e le entrate relative alla caccia dei cosiddetti “big five” (leone, elefante, rinoceronte, leopardo e bufalo) si erano fermate a 70 milioni di dollari. La decisione dell’agenzia americana arriva nel pieno del periodo venatorio che raggiunge il suo apice tra aprile e novembre. La caccia al leone, la più ambita, può costare ad un singolo cacciatore fino a 50mila dollari, trofeo compreso.

Una notizia che arriva a poche ore di distanza dal maxi sequestro di 7,2 tonnellate di zanne d’elefante al porto di Hong Kong. La maggiore confisca degli ultimi trent’anni dal valore di circa 8 milioni di euro. In Cina, il cui avorio è usato per realizzare oggetti preziosi, il divieto sull’importazione e la vendita di prodotti d’avorio sarà effettiva da inizio 2018, mentre ad Hong Kong, ancora oggi epicentro dei trafficanti di zanne, sarà bandito dal 2021. Il sequestro dimostra l’ultimo disperato tentativo da parte dei cacciatori di frodo di far entrare nel Paese asiatico il maggior possibile di avorio per poter ottenere qualche forma di compensazione prima del divieto definitivo. A livello internazionale l’avorio è stato bandito nel 1989 e attualmente il numero di elefanti è prossimo ai 350mila esemplari.

fonte: http://www.ilsecoloxix.it/p/magazine/2017/07/11/AS5wOhJI-uccisione_zimbabwe_libera.shtml

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L’odiosa “caccia in scatola”

Nei paesi africani nei quali è consentita la caccia, il turismo collegato ad essa funziona a piena velocità. Il Sudafrica offre accanto al tradizionale trofeo di caccia una variante ancora più crudele: il “canned hunting” ovvero la caccia in scatola (in pratica una caccia da dietro un recinto), in cui gli animali vengono serviti ai loro cacciatori su un piatto d’argento.

fonte: https://www.conoscenzealconfine.it/lodiosa-caccia-in-scatola/

Il titolo è liberamente tratto da una battuta di Arsenalekappa: https://twitter.com/ArsenaleKappa/status/896017085930905602

Scioccante – i cosmetici che utilizziamo tutti i giorni: ecco come vengono testati prima di raggiungere le nostre case…!

 

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Scioccante – i cosmetici che utilizziamo tutti i giorni: ecco come vengono testati prima di raggiungere le nostre case…!

La maggior parte delle persone non ha idea di come vengano testati i cosmetici prima che raggiungano la nostra casa. Il metodo è alquanto scioccante….

Immaginate per un momento la seguente situazione: vi state lavando i capelli e improvvisamente, una goccia di shampoo finisce accidentalmente in un occhio. E ora, che cosa si fa? Naturalmente laverete immediatamente gli occhi per evitare che lo shampoo li brucia. Ora cambiamo situazione: un cucchiaio di shampoo viene versato nei vostri occhi, ma non potete sciacquarli con dell’ acqua o con le lacrime. Ahimè! Solo a pensarci vengono brividi …

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Questo è ciò che succede ai coniglietti in un laboratorio nel quale vengono effettuati test sui cosmetici, prima di essere venduti nei centri commerciali o centri estetici. Vi offriamo l’opportunità di conoscere meglio ciò che accade all’interno delle fabbriche di cosmetici, prima che i prodotti siano pronti per la vendita e uno scaffale.

Gli animali vengono usati come cavie, metodo più comune in questo campo. Noto come test di Draize, è stato attuato nel 1940. Le gocce della sostanza vengono versate nell’ occhio di un coniglio, e si aspetta per vedere cosa succede alla cornea. Spesso, la cornea dell’animale diventa torbida e l’occhio perde la sua funzione.

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Se non si osserva nulla di strano alla cornea o alla mucosa della membrana, il test continua. Questi test si svolgono in un periodo di 24 ore. Durante tutto questo tempo, la testa del coniglio è fissata saldamente con un collare speciale, in modo che l’animale non possa graffiarsi l’occhio con la zampa e per evitare che la sostanza fuoriesca.

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Durante il test si confronta con l’occhio sano, per ottenere un risultato più affidabile. Se la cornea diventa torbida, allora l’animale viene osservato per 21 giorni. Se i danni causati dall’applicazione del cosmetico sono irreversibili, l’animale viene ucciso.

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Ma non è tutto! Se il test è negativo, l’esperimento viene ripetuto su un secondo coniglio. Se il risultato del test è lieve e reversibile, viene utilizzato un terzo coniglio. Inutile dire che, alla fine di ogni prova, tutti gli animali vengono uccisi , dal momento che non potrebbero utilizzarli per altri test.

Inoltre, non dobbiamo dimenticare, che sugli animali usati per questi esperimenti: gatti, cani, conigli, ratti, porcellini d’India, e perfino scimmie, la tossicità di un cosmetico, viene testata sulla pelle rasata dell’animale.

Che cosa possiamo fare per evitare questo trattamento disumano? In primo luogo, è necessario controllare tutti gli accessori, cosmetici e profumi prima di acquistarli.

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I produttori che non utilizzano gli animali nei loro test, fanno parte di una lista bianca o etica. Ciò significa che solo creano solo prodotti vegetali, o che utilizzano metodi alternativi per testarli, senza usare animali. È possibile individuare il logo di un coniglio in un cerchio e le parole “Non testato su animali”, “amico della natura”, ecc …

Se questo logo non è presente nelle vostre marche preferite di cosmetici, allora questi appartengono alla cosiddetta “lista nera”. Vi sorprenderà sapere che la maggior parte dei marchi famosi, compare in questa lista!

Il problema tragico dei test cosmetici effettuati sugli animali, deve essere risolto attraverso l’utilizzo di metodi alternativi! Condividete questo articolo con i vostri amici, per contribuire a combattere queste prove disumane condotte su poveri animali indifesi!

Fonte: piccolestorie.net

I pulcini che non servono vengono tritati vivi. DICIAMO BASTA! – Fermiamo il tritacarne con una firma!

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I pulcini che non servono vengono tritati vivi. DICIAMO BASTA! – Fermiamo il tritacarne con una firma!

I numeri del massacro

Circa nove miliardi di pulcini l’anno vengono tritati VIVI nelle fabbriche di uova in quanto ‘inutili’ (non potranno mai produrre nemmeno un uovo in quanto maschi e non sono della stessa razza impiegata per i polli ‘da carne’). I pulcini vengono macellati vivi! Gli animalisti e gli attivisti chiedono a gran voce che questa pratica venga vietata. Un procedimento crudele e doloroso come quello di spezzare le zampe ai polli per caricarli sul camion ovvero per qualsiasi altro motivo.
Vengono torturate anche le galline in gabbia e i polli da ingrasso

Gli operatori del settore sono soliti spezzare le zampe ai polli all’atto di caricarli sui camion, così da stiparne di più (un pollo in piedi occupa il doppio di spazio di un pollo ripiegato su se stesso).
Per non parlare della condizione delle galline costrette a vivere (fino a gruppi di quattro) in gabbie delle dimensioni di un foglio A3. Le loro ali si atrofizzano a causa dell’immobilità forzata; crescendo a contatto della griglia di ferro della pavimentazione, le loro zampe diventano deformi. Per aumentare il profitto, molti allevatori usano razze manipolate geneticamente, destinate a soffrire ulteriormente, a causa di dolorosi disturbi ossei e difetti della spina dorsale.
Ai pulcini femmina viene tagliato il becco per impedire loro di beccare rovinando la carne da vendere. Questa procedura, che comporta il taglio di tessuti teneri simili alla carne che gli umani hanno sotto le unghie, è così dolorosa che molti pulcini muoiono per lo shock. Inoltre, questa operazione lascia spesso scoperti i terminali nervosi presenti nel becco, determinando così un dolore continuo per tutta la vita dell’animale.
I polli “da carne” non godono certo di un trattamento migliore: sono allevati in capannoni affollatissimi, fino a 10-15 polli per metro quadrato, sotto la luce sempre accesa, perché crescano in fretta. A soli 30 giorni, quando ancora sono molto cuccioli, vengono condotti al macello e ammazzati, mentre in natura potrebbero vivere fino a 7 anni.
Per fermare queste pratiche è stata creata una petizione on line STOP PULCINI NEL TRITACARNE: https://www.change.org/p/stop-pulcini-nel-tritacarne-fermia…

GUARDA IL VIDEO QUI SE NE HAI IL CORAGGIO

Finalmente anche la scienza cede: gli animali hanno sentimenti

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Finalmente anche la scienza cede: gli animali hanno sentimenti

Lo studioso Berns, dopo anni di indagine, ha scoperto come gli animali posseggano emozioni e sentimenti al pari dei bambini.

E alla fine, anche i più scettici, sono costretti a cedere, con gioia di tutti coloro che, da sempre, hanno sostenuto la sensibilità dei propri amici a quattro zampe.

Gregory Berns, infatti, un professore di neuroeconomia presso la Emory University di Atlanta, ha dimostrato una volta per tutte come gli animali abbiano sentimenti ed emozioni al pari degli umani. Si tratta di un traguardo incredibile, in quanto mai prima di adesso era stato possibile appurare l’emotività animale.

Lo studioso si è concentrato prevalentemente sul legame che intercorre tra l’uomo e il cane e, sottoponendo a risonanza magnetica i quadrupedi non sedati ma educati a restar fermi quando sottoposti allo scanner, ha scoperto un’attività cerebrale comune, collocata nel nucleo caudato; un’area, questa, associata in genere alle emozioni positive.

Certo, i segnali elettrici riscontrati non dimostrano di per sé la presenza di sentimenti positivi tipici dell’essere umano, quale può essere l’amore, ma evidenziano comunque emozioni nate da impulsi visivi e olfattivi, che si scatenano di fronte alla presenza di un individuo conosciuto e che, dunque, assomigliano a quello che noi definiamo comunemente “affetto“. Secondo Berns l’emotività dei cani è dunque quella espressa dai bambini piccoli di fronte agli adulti.

Approvata la deroga di tre anni alla sperimentazione animale ai test di tossicità di droga, alcool e fumo. Insomma, loro non bevono, non fumano, non si drogano, ma dovranno morire per far capire ad un idiota che fumare, bere o drogarsi fa male!

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Approvata la deroga di tre anni alla sperimentazione animale ai test di tossicità di droga, alcool e fumo. Insomma, loro non bevono, non fumano, non si drogano, ma dovranno morire per far capire ad un idiota che fumare, bere o drogarsi fa male!

 

Approvata la deroga dei tre anni sulla sperimentazione animale ai test di tossicità di droga, alcool e fumo.

Loro non guidano ubriachi, ma saranno costretti a bere.

Loro non fumano, ma saranno costretti a fumare.

Loro non si drogano, ma saranno drogati.

Dovranno morire inutilmente per dei test inutili perchè anche un idiota capisce che drogarsi fa male!

La Commissione Affari Costituzionali del Senato, ha approvato a maggioranza Pd-Ncd-Forza Italia-Gal-Autonomie, contrari Sel-Misto-M5s, l’emendamento De Biasi, Cattaneo, che prevede tre anni di proroga per gli esperimenti sulla tossicità di droghe e alcool sugli animali.

Sarà sospeso il divieto di utilizzo della sperimentazione animale sulla ricerca di sostanze d’abuso e xenotrapianti previsto dal decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 26.

Il Ministro della Salute Lorenzin, vuole continuare a favorire sperimentazioni inutili sugli animali innocenti, con il risultato di farli morire dopo atroci sofferenze.

Saranno uccisi migliaia di animali, con iniezioni di droghe nell’addome o nel cervello, shock acustici o tattili con pinze e piastre ustionanti.

Tutta questa sofferenza è pagata anche con i nostri soldi! Vergogna, vergogna e ancora vergogna!

 

 

Dal Corriere della Sera:

Test sugli animali per droga, alcol
e fumo: «sì» bipartisan alla proroga di 3 anni degli esperimenti

Nonostante il pressing e la campagna social, i senatori hanno approvato un emendamento che sposta al 2019 lo stop agli esperimenti sugli animali per verificare i danni delle sostanze stupefacenti. La Lav: «Larghe intese sulla pelle degli animali»

Proroga di tre anni agli esperimenti sugli animali per verificare la tossicità di alcol, fumo e droghe. Alla fine, nonostante il pressing (e la campagna social delle associazioni animaliste), i senatori della Commissione Affari Costituzionali del Senato hanno detto sì, con una maggioranza bipartisan, al contestato emendamento. Secondo quanto diffuso dalla Lav hanno votato a favore Pd-Ncd-Forza Italia-Gal-Autonomie, contrari invece Sel-Misto-M5s. L’emendamento De Biasi, Cattaneo e altri prevede dunque tre anni di proroga (inizialmente era di cinque anni) per questi esperimenti, che secondo la Lav sono «particolarmente inutili per i malati e crudeli per gli animali».

La denuncia

«Il Ministro della Salute Lorenzin, basandosi solo su un parere di parte, ha aperto la strada alle sofferenze e alle uccisioni di altre decine di migliaia di animali, con iniezioni di droghe nell’addome o nel cervello, shock acustici o tattili con pinze e piastre ustionanti, contraddicendo una Legge del 2014 firmata da lei stessa come Ministro già tre anni fa – afferma la LAV – in Senato poi hanno prevalso gli interessi di pochi e superati sperimentatori di Università che, volutamente sordi ai metodi sostituivi di ricerca come già praticati in altri Paesi del mondo, vogliono continuare a usare animali e senza nessun beneficio per gli esseri umani, e questo a spese del contribuente».

In Aula col «MIlleproroghe»

Ora l’emendamento passa in aula dove sarà votato insieme agli altro all’intero del Decreto Legge «Milleproroghe» con una scontata approvazione definitiva. Anche se non bevono, non fumano e non usano droghe, gli animali vengono ancora usati per gli esperimenti su queste sostanze. Un decreto legge del 2014, tuttavia, aveva introdotto un divieto a questi esperimenti a partire dal gennaio 2017. L’emendamento approvato dalla Commissione senato ha concesso una proroga, spostando lo stop definitivo al 2019.