Grano straniero – “Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi italiani”…!

 

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Grano straniero – “Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi italiani”…!

Oggi, spaghetti al diserbante: Quello che non può mangiare un maiale canadese, lo mangia il cittadino europeo.

Sembra incredibile ma è proprio così. Avete presente quanto in aula al Parlamento Europeo denunciamo cosa votano i parlamentari europei italiani dei partiti? Ebbene, per chi non lo sapesse, grazie a questi signori, in Italia sbarca il grano canadese che poi viene mischiato a quello italiano e diventa magicamente made in Italy grazie grandi pastifici, quelli che fanno tanta pubblicità. Peccato che il grano canadese, contenga sostanze tossiche che per le normative canadesi non può essere dato nemmeno ai porci. Invece in Italia può finire sulla nostra tavola.

Di che grano è fatta la nostra pasta? Migliaia di tonnellate di grano proveniente dal Canada vengono scaricate quotidianamente nel porto di Bari, davanti alle proteste degli agricoltori locali: proprio in Puglia, detta un tempo ‘il granaio d’Italia’.

Guarda QUI il video

fonte: http://www.lonesto.it/?p=29478

 

Ecco anche il nostro articolo di un anno fa tratto da I Nuovi Vespri:

“Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare a noi italiani” – Uno dei tanti esempi delle porcherie che importiamo dall’estero per la malafede dell’Unione Europea e l’idiozia di chi ci governa!!

“Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi italiani”

E’ una delle denunce emerse durante il convegno dal titolo: “Quando La Medicina incontra il Cibo” organizzato a Matera dall’associazione GranoSalus e da Terra e Salute. In incontro con la partecipazione di medici, veterinari, agronomi, psicologi. L’occasione per parlare dell’agricoltura sempre più avvelenata dalla chimica e dai cibi inquinati che rischiano di compromettere la ‘Dieta mediterranea’. A cominciare dai grani esteri pieni di glifosato e micotossineche arrivano con le navi nei porti italiani. E sono proprio queste sostanze chimiche che hanno indebolito le piante e il nostro sistema immunitario provocando uno spaventoso aumento di allergie, intolleranze, malattie anche gravi come Sla e morbo di Alzheimer.

  

Virus, bacilli e altri agenti patogeni sembra diventino ogni giorno più potenti e, di conseguenza, più pericolosi per l’uomo. Ma le cose stanno così? A quanto pare, no. Sono i sistemi immunitari – degli uomini e delle piante – che, indeboliti dalla chimica innaturale introdotta in agricoltura (e quindi con i cibi avvelenati che arrivano nelle nostre tavole), non reagiscono come dovrebbero agli agenti esterni. Risultato: aumento delle allergie, aumento delle intolleranze, aumento delle malattie, anche gravi, come Sla e morbo di Alzheimer, per citare solo alcune.

Il tema è stato affrontato sabato 26 novembre a Matera, presso l’Azienda Agricola Giura Longo (Diga San Giiuliano). Titolo del convegno: “Quando La Medicina incontra il Cibo”. Un incontro promosso dall’associazione GranoSalusinsieme con Terra e Salute.

Una sala gremita di agricoltori e consumatori ha ascoltato per oltre tre ore i numerosi relatori che hanno raccontato lo stato di degrado in cui versa oggi la nostra agricoltura, ormai ostaggio della chimica più spinta, con gravissime ricadute sull’ambiente, sugli animali e, infine, sulla nostra salute.

“In soli cinquant’anni – si legge nel comunicato diffuso da GranoSalus – la sapienza dell’agricoltura Italiana, che per tradizione millenaria aveva garantito una filiera di prodotti vegetali e animali di assoluta eccellenza, raccolti nella cosiddetta ‘Dieta Mediterranea’, è stata annichilita per lasciare il posto a coltivazioni intensive, chimicamente assistite, con la conseguenza di provocare una compromissione del biosistema così grave da rendere pressoché sterili i terreni sempre più bisognosi di cure per fornire elementi vitali alla vegetazione e, nel contempo, combattere i parassiti animali e vegetali”.

Ci sono anche le responsabilità politiche: le responsabilità di “una politica sempre più asservita ad interessi economici transazionali ha prodotto leggi e normative assurde che, solo per citare un esempio clamoroso, classifica come inadatto per l’alimentazione dei suini e bovini canadesi il grano contenente quantità di DON(Deossinivalenolo o Vomitossina) superiori a mille parti per miliardo mentre la soglia limite per l’alimentazione umana in Italia è fissata a 1.750. La conseguenza intuibile? Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo mangiano i cittadini Italiani!”.

Insomma, grazie all’Unione Europea – dalla quale, non a caso, gli inglesi si sono chiamati fuori – per non fare perdere soldi alle multinazionali che operano, anzi che speculano con i derivati del grano, avvelenano le persone, con danni enormi alla salute, soprattutto, dei bambini.

Dietro c’è, come al solito, il ‘Dio denaro’. In questo caso c’è la coltivazione del grano che è stata estesa alle aree fredde e umide del nostro pianeta. Con due conseguenze:

a) la presenza di funghi che producono micotossine;

b) l’uso del diserbante glifosato (o gliphosate) per far maturare artificialmente il grano coltivato nelle aree fredde e umide.

Così l’avvelenamento è generale. Persino la Germania – Paese dove si pone grande attenzione alla salubrità dei cibi e alla salute – deve fare i conti con cibi e bevande non esattamente salubri:

“Perché nelle analisi del sangue del 75% degli adulti tedeschi – si legge nel comunicato – si riscontrano alte percentuali di glifosato (sostanza erbicida ma registrata anche come antibiotico!) molto elevate?”.

Risposta: perché se la birra viene preparata con il grano al glifosato, questo erbicida si trasferisce nella stessa birra.

Guarda caso, la stessa sostanza – il solito glifosato – la ritroviamo nei terreni della Puglia coltivati ad uliveti e colpiti da Xilella.

“Uomini e piante si ammalano e muoiono per tante malattie – si legge nel comunicato di GranoSalus – o vivono sempre più acciaccati da sofferenze, allergie e intolleranze alimentari. Sono virus, bacilli, prioni e varie amenità che sembrano diventare ogni giorno più numerosi e aggressivi. Invece, la verità è un’altra: sono i sistemi immunitari di uomini e piante che, indeboliti dalla chimica innaturale introdotta nei campi, e, quindi, negli alimenti non reagiscono come dovrebbero agli agenti esterni”.

C’è anche il legame tra malattie e rifiuti. “Se a ciò si aggiungono le scelte delle amministrazioni locali – si legge sempre nel comunicato di GranoSalus – di ubicare, a ridosso di aree protette dove il cibo agricolo eccelle per le sue caratteristiche sanitarie, impianti di compostaggio dei rifiuti dimensionati per raccogliere tutta la produzione regionale della Basilicata, il livello di pressione ambientale non potrà che aumentare compromettendo così l’immagine di un cibo sano”.

I relatori parlano dei problemi della Basilicata. Ma lo stesso discorso può essere esteso alla Sicilia. Con una differenza sostanziale che rende lo scenario della nostra Isola molto più grave. Mentre in Basilicata si parla di centri di compostaggio – quindi parliamo di raccolta differenziata dei rifiuti – che preoccupano e inquinano l’ambiente e rischiano di compromettere il cibo tipico di questa, in Sicilia ci sono le discariche, quasi tutte fuori legge, se è vero che, fino ad oggi, hanno seppellito anche il cosiddetto umido, inquinando terreni e falde.

Da qui una considerazione: se in Basilicata, a causa dei centri di compostaggio, temono effetti negativi per l’immagine del proprio cibo sano, che cosa dire della Sicilia nella quale trionfano le discariche, peraltro fuori legge?

Un altro passaggio del comunicato di GranoSalus ci sembra interessante:

“Un chiaro segnale, questo, di una politica disattenta al suo territorio e al suo ambiente, che ciclicamente invece di rifiutare certe scelte sa occuparsi solo di ‘rifiuti’. Non dobbiamo scomodare le dichiarazioni depositate presso le Commissioni parlamentari d’inchiesta per intuire che la provincia di Matera risulti la più idonea, nell’ambito del territorio nazionale, per ipotizzarvi l’insistenza di traffici illeciti legati proprio al ciclo dei rifiuti”.

Non conosciamo i problemi che ci sono in materia di gestione dei rifiuti in Basilicata: ma conosciamo gli interessi che stanno dietro in Sicilia: interessi così forti da piegare anche i poteri dello Stato. Non è un caso se, nonostante le tante cose emerse in questi anni – e nonostante le proteste delle popolazioni contro le discariche la cui gestione alimenta interessi politico e mafiosi – le stesse discariche siano ancora funzionanti.

Tornando al convegno di Matera, va detto che sono intervenuti medici, veterinari, agronomi, psicologi e omeopati. Tra gli intervenuti, Andrea Di Benedetto, agronomo e micologo; Matteo Netti, medico veterinario; Giuseppe Cancellaro, medico chirurgo specialista apparato digerente; Angelo Carlo Licci, medico omeopata – Comitato Terra e Salute; Liliana Isabella Stea, medico Ppicoanalista; Luigi Tarantino, medico del Comitato Tutela Valle del Bradano; Saverio De Bonis, associazione GranoSalus – Fima; lvano Gioffreda, Agricoltura rigenerativa; Alessandro delli Carri, Agricoltura Biodinamica; Roberto Carchia, Agricoltura Biologica. Ha moderato gli interventi il giornalista Nicola Piccenna.

“GranoSalus con Terra e Salute – conclude il comunicato – ha l’obiettivo principale della divulgazione delle informazioni utili (indispensabili?) ai consumatori per una corretta conoscenza del contenuto in inquinanti e veleni nei cibi in vendita, a partire dai cereali e loro derivati. Oggi non è obbligatorio indicare sul pacco di pasta che acquistiamo quali e quanti veleni contiene, è sufficiente che siano al di sotto della soglia stabilita dalla legge. GranoSalus si ripromette di supplire a questo terribile difetto d’informazione, provvedendo con analisi private presso laboratori certificati ed accreditati. Per alcuni è importante sapere che il cibo che acquistano per i propri figli sarebbe vietato darlo in pasto ad un maiale canadese!”.

Il tema è noto: la pasta industriale prodotta in Italia contiene sostanza dannose per la salute dei bambini: ma non tutti i genitori sono a conoscenza di questo.

fonte: http://curiosity2015.altervista.org/quello-non-possono-mangiare-maiali-canadesi-lo-fanno-mangiare-italiani-uno-dei-tanti-esempi-delle-porcherie-importiamo-dallestero-la-malafede-dellunione-europ/

Otto mesi fa la denuncia di GranoSalus – i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… Furono minacciate denunce e querele, ma poi NIENTE di NIENTE – Chiediamoci perchè…!

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Otto mesi fa la denuncia di GranoSalus – i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… Furono minacciate denunce e querele, ma poi NIENTE di NIENTE – Chiediamoci perchè…!

 

Circa 8 mesi fa GranoSalus pubblicava il suo articolo di fuoco.

Noi lo abbiamo riportato nel nostro blog informazionebycuriosity e dopo un po’ questo è stato “chiuso” (vedi QUI)

Intanto i siti “ortodossi” o quelli che vanno a caccia di bufale si sono sbizarriti…

Ma i grandi marchi chiamati in ballo e che hanno minacciato denunce e querele che hanno fatto? NIENTE… Nessuna denuncia. Nessuna querela contro GRano Salus

…io mi chiederei PERCHE’…!

Qui potete rileggere l’articolo di GranoSalus:

GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

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Le analisi di GranoSalus sulla pasta un mese dopo: nessuna denuncia. Appello dell’associazione alla Gdo

Nei giorni ‘caldi’ quando GranoSalus rendeva noti i primi risultati delle analisi su otto marche di pasta industriale italiane sembrava che sarebbe scoppiato il finimondo. Polemiche di qua, annunci querele di là. Quattro settimana dopo, a parte tentativi un po’ risibili di delegittimare l’associazione, non c’è nulla. Facciamo il punto della situazione con il presidente di GranoSalus, Saverio De Bonis. Che lancia una proposta operativa alla Grande distribuzione organizzata

Quattro settimane fa GranoSalus pubblicava i primi risultati delle analisi su otto marche di pasta industriale: Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro 100% Puglia.

A caldo le reazioni sono state tante. Contestazioni e smentite a più non posso, ovviamente, da parte di chi è stato tirato in ballo. E oggi? Alle reazioni a caldo sono seguite azioni concrete?

Siamo andati a chiederlo al presidente di GranoSalus, Saverio De Bonis. L’uomo che guida l’associazione che raccoglie produttori di grano duro delle regioni del Sud Italia e tanti consumatori non si tira indietro.

“A poco più di un mese dalla pubblicazione delle prime analisi – ci dice De Bonis – non è arrivato nulla. Ci sono stati, questo sì, tanti annunci a mezzo stampa. Solo che le denunce non si annunciano: si fanno e basta. E, ribadisco – almeno fino ad ora – di denunce non ne sono arrivate”.

Nel frattempo GranoSalus è andata avanti e ha presentato un dossier prima alla Regione Basilicata e poi alla Camera dei deputati. Si parla, ad esempio, della dieta mediterranea, di fatto più celebrata che praticata, almeno per ciò che riguarda la pasta.

“La dieta mediterranea, se è tale – sottolinea De Bonis – non può prendere a prestito i cereali dal Canada o dall’Ucraina. Cereali che nulla hanno a che fare con l’area del Mediterraneo. Nella dieta mediterranea il legame con il territorio diventa indissolubile, altrimenti siamo di fronte a delle bufale. Se la dieta mediterranea è autentica la pasta non può contenere glifosato, micotossine DON e Cadmio. Se contiene queste sostanze tossiche c’è qualche problema”.

Facciamo notare a De Bonis che, in queste settimane, non saranno arrivate le denunce, ma sono arrivati attacchi da vari soggetti. Gli industriali, ad esempio, non hanno gradito le analisi.

“E’ vero – ci dice il presidente di GranoSalus – qualcuno ha contestato le nostre analisi. Ci hanno chiesto notizie sul laboratorio che le ha effettuate. Noi ci siamo limitati a rispondere che stiamo solo tutelando l’anonimato e la riservatezza. Le analisi, in ogni caso, sono eventualmente a disposizione della magistratura”.

Qualcuno, che magari frequenta poco la Puglia, la Basilicata, la Sicilia e anche la rete ha scritto che GranoSalus non sarebbe molto conosciuta… De Bonis sorride. E aggiunge:

“La nostra associazione non è sconosciuta, come afferma Il Fatto Alimentare.it. Le nostre analisi sono vere e le bufale le raccontano tutti coloro che sono affiliati alle industrie di trasformazione. Soggetti che usano i limiti tossicologici come scudo per i propri affari economici. Personaggi legati a Federalimentare che si commentano da soli. I limiti devono essere biologici e non economici! Noi sappiamo bene quanto siano refrattarie le industrie alimentari ad un giornalismo d’inchiesta. Ma in questo caso le analisi le hanno realizzate i consumatori e i produttori, che non hanno bisogno di chiedere il permesso a Italmopa, Aidepi e ai loro sodali online, per esercitare la propria sovranità alimentare”.

(Qui c’è il video della conferenza stampa dei rappresentanti di GranoSalus a Montecitorio)

Facciamo notare che i più ‘intelligenti’ hanno perfino detto che il grano duro canadese – quello coltivato nelle aree fredde e umide del Canada che viene fatto maturare a colpi di glifosato – non sarebbe dannoso per la salute umana. “Che posso rispondere davanti a queste affermazioni? – replica De Bonis -. Che chi dice ‘ste cose, evidentemente, non ha nemmeno letto i documenti, ufficiali, forniti dagli stessi canadesi. Sono gli stessi canadesi a informarci sui livelli di DON presenti nel grano duro che esportano in Europa. Non c’è peggiore cieco di chi non vuol vedere…”.

Un’altra accusa che abbiamo più volte letto in queste quattro settimane da parte degli industriali della pasta è che la produzione di grano duro del Sud Italia non basterebbe per soddisfare le esigenze di produzione di pasta. “Sono affermazioni che abbiamo sconfessato – ci risponde ancora il presidente di GranoSalus -. La quantità di grano duro prodotto nel Sud Italia è più che sufficiente per l’autoconsumo del nostro Paese. Anzi, se proprio la dobbiamo dire tutta, sarebbe in eccesso rispetto al nostro fabbisogno”.

“C’è di più – prosegue De Bonis -. Il grano duro prodotto nel Sud Italia, in quanto privo di glifosato e di micotossine DON, rappresenta la prevenzione di patologie. I bambini da zero a tre anni, da tre a nove anni e le donne in gravidanza non dovrebbero mangiare pasta che contiene queste sostanze tossiche. Sono tre segmenti della popolazione che le norme comunitarie non tutelano. Ebbene, l’Unione Europea non ha la forza e la voglia di tutelare i bambini e  le donne in gravidanza facciamolo noi? Lo possiamo fare noi producendo pasta senza glifosato e senza Micotossine DON”.

Su questo blog il micologo Andrea Di Benedetto (come potete leggere qui) ci ha parlato anche del cosiddetto effetto cocktail: “Questo è un problema che è stato sottovalutato – precisa il presidente di GranoSalus -. Parliamo delle sinergie tra tutti questi contaminanti. Ebbene, di tali sinergie non conosciamo, ad oggi, gli effetti che provocano sull’organismo umano. In questi casi si dovrebbe applicare il principio di precauzione. Ma questo non avviene. Sono le stranezze dell’attuale Unione Europea, che per problemi di bilancio avvia controlli serratissimi e chiede mille spiegazioni, mentre non si preoccupa di chi avvelena la gente”.

Con De Bonis proviamo ad approfondire una storia che abbiamo illustrato nel seguente articolo:

Il tema è il Dichlorvos, un fosforganico utilizzato nelle industrie di macinazione e lavorazione del grano per eliminare gli insetti. Un carico di grano duro arrivato lo scorso anno in Puglia conteneva questa sostanza pericolosa per la salute umana. Il Ministero della Salute aveva dichiarato questo grano duro non idoneo all’importazione. Ma il TAR della Puglia ha invece dato il via libera per la bonifica.

“Questa storia è misteriosa anche per noi – racconta De Bonis -. Questa partita di grano è stata importata in Italia dalla Casillo Commodities. I due terzi di questo grano andavano bene. Nel restante terzo era presente il Dichlorvos. Bene, in questi casi la logica vuole che l’importatore restituisca il grano contaminato a chi gliel’ha venduto e si faccia restituire i soldi. Lo stesso Ministero della Salute, come giustamente fate notare voi, aveva dichiarato questo grano contaminato non idoneo all’importazione. Invece è arrivato il TAR dicendo che sarebbe bastata la ventilazione”.

Per la cronaca, va detto che, nel passato, l’Unione Europea, per decontaminare le derrate da Dichlorvos non ha mai utilizzato la ventilazione.

“La ventilazione – si chiede De Bonis – potrebbe essere l’alibi per la miscelazione vietata dall’Unione Europea? A questo punto la domanda che ci dobbiamo porre è la seguente: perché la Casillo Commodietis non ha restituito il carico di grano che lo stesso Ministero ha definito non idoneo all’importazione e ha preferito percorrere le vie legali?”.

Nelle ultime settimane i produttori di grano duro delle Regioni del Mezzogiorno d’Italia hanno cominciato a dialogare con la Grande distribuzione organizzata. Questo è un tema nuovo. Chiediamo a De Bonis di raccontarci questa svolta. Anche su questo fronte il presidente di GranoSalus non si tira indietro:

“La Grande distribuzione organizzata – ci dice De Bonis – oggi è più potente della politica. I grandi centri commerciali, i supermercati e via continuando svolgono, oggi, un ruolo centrale. Guardiamo a quello che sta succedendo in Germania, dove la Grande distribuzione organizzata ha bandito dai propri scaffali i prodotti che contengono pesticidi ed erbicidi. Perché quello che si sta facendo in Germania non può essere fatto in Italia? Abbiamo letto la carta dei servizi della Conad. Si parla di migliorare servizi e prodotti. Nel nome di una migliore qualità della vita. Bene. Noi ci aspettiamo che la Grande distribuzione in Italia cominci a dire a chiare lettere: non vogliamo più la pasta che contiene glifosato e micotossine DON. Hanno il potere e l’autorevolezza per farlo. Che lo facciano”.

TRATTO DA: http://www.inuovivespri.it/2017/03/21/le-analisi-di-granosalus-sulla-pasta-un-mese-dopo-nessuna-denuncia-appello-dellassociazione-alla-gdo/