L’accusa di Legambiente: Vuoi la “Bandiera blu”? Te la compri. Bastano solo 3.500 euro!

 

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L’accusa di Legambiente: Vuoi la “Bandiera blu”? Te la compri. Bastano solo 3.500 euro!

 

Legambiente: ‘Bandiere blu’ acquistate dai Comuni al costo di 3.500 euro

“Le ‘Bandiere blu’ vengono acquistate ogni anno dai Comuni, al costo di 3.500 euro”. Lo ha detto Andrea Dominijanni, vicepresidente di Legambiente Calabria, intervenendo a Lamezia Terme all’incontro sulle ecomafie nell’ambito di “Trame – Festival dei libri sulle mafie”. Lo scrive calabriawebtv.it

“La Fee, che rilascia le ‘bandiere’ – ha aggiunto Dominijanni – è un’associazione europea che fa una valutazione su 25 punti e non è gratuita, anzi si basa su un’autocertificazione rilasciata dagli enti stessi. Quella della Fee è una valutazione immaginaria, rispetto a quella scientifica che eseguiamo noi gratuitamente, e spesso non collima con la realtà.
Per esempio, Catanzaro Lido ha avuto la bandiera blu per cinque anni e il mare era sporco. Non lo diciamo noi, lo dicono i bagnanti che vedevano la schiumetta sull’acqua per il fatto che i depuratori non funzionavano. Quindi, mi chiedo, sulla base di quali dati vengono assegnate le bandiere blu? La loro disamina si basa su una valutazione cartacea che tiene conto dei dati Arpacal, del ministero dell’Ambiente e di un’autocertificazione che effettua il Comune. Tutto ciò non collima con quello che rileviamo noi e con quello che vedono i bagnanti”.

fonte: http://www.imolaoggi.it/2017/06/25/legambiente-bandiere-blu-acquistate-dai-comuni-al-costo-di-3-500-euro/

Il petrolio in Basilicata, ovvero tumori, tangenti e sottosviluppo.

 

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Il petrolio in Basilicata, ovvero tumori, tangenti e sottosviluppo.

Quelli che riporto di seguito sono testimonianze recenti sulla situazione in Basilicata, dall’Espresso del 17 dicembre 2008 fino a episodi di vita di persone normali. Ci sono dentro storie raccapriccianti sulla tossicita’ di fanghi e fluidi perforanti, lasciati alla meno peggio fra i campi, storie di uomini e donne che muoiono di tumori a quarant’anni, e accuse di reati di concussione per la costruzione del secondo centro oli lucano, a Corleto Perticara, dopo quello che gia’ esiste a 20 km di distanza a Viggiano.

Maria Rita D’Orsogna

( Maria Rita D’Orsogna è fisica e docente universitaria  presso la California State University at Northrdige di Los Angeles. E’ autrice del blog www.dorsogna.blogspot.com 

ORAMAI LA NOSTRA TERRA E’ TUTTA ROVINATA 

Il signor Pietro ha 75 anni e vive a Viggiano. A suo stesso dire, lui e sua moglie vivono circondati dalla puzza di idrogeno solforato. Non e’ un biologo, ne un medico, ne un botanico e nemmeno un ingenere. E’ un semplice contadino che da casa sua vede il centro oli di Viggiano e mettendo insieme due piu due giunge alla sua semplice verita’:

“..da quando c’è il petrolio non vengono più fuori le insalate di una volta. Il grande problema è che non possiamo neanche lasciare questo terreno, perché o nessuno lo vuole oppure, nel migliore dei casi, saremmo costretti a venderlo ad un prezzo troppo basso”.

Filippo Massaro invece e’ il coordinatore per lo Sviluppo delle aree interne lucane. Commentando sul fatto che l’ENI non ha pagato una lira di risarcimento per i contadini e per le persone che possedevano campi, terreni e agriturismi da quelle parti giunge alla stessa conclusione:

L’agricoltura continua a morire. Non si contano più gli incontri e i conseguenti solenni impegni assunti da funzionari-dirigenti di Agip-Eni e dagli amministratori regionali. Solo chiacchiere. Non sono seguiti i fatti. I sistemi di monitoraggio ambientale, le centraline installate dalla Provincia, gli studi dell’Arpab e quelli di fonte diretta dell’Eni non sono efficienti e né sufficienti a garantire il rispetto dell’impatto ambientale. In alcuni casi le centraline sono state installate volutamente al posto sbagliato.

Anche la Gazzetta del Mezzogiorno conferma, spiegandoci che una volta a Viggiano c’erano le vigne che producevano uva e vino di qualità, c’erano le mele della val d’Agri. Di tutto cio’ non sono rimasti che chicchi d’uva oleosi e puzzolenti e mele annerite. I contadini hanno provato a reciclarsi come tecnici petroliferi, ma lavoro non ce n’e’.

Giovanna Perruolo, presidente della Confederazione Italiana di Agricoltura (CIA) della Val d’Agri testimonia che delle cento aziende che coltivano fagioli cosiddetti “Sarconi”, la metà quest’anno non ha piantato il prodotto. Fra le possibili e invisibile cause c’e’ la percezione negativa di un prodotto coltivato nella terra del petrolio. Dice Giovanna:

…forse era meglio quando nessuno associava il petrolio alla nostra terra, quando la Basilicata era ancora sconosciuta in questo senso”.

Duecento ettari di terra sono stati abbandonati.

La signora Donata aveva dei terreni vicino a Corleto Perticara, dove nel 1994 perforarono dei pozzi. I signori della Total decisero, allegramente, di lasciare fanghi e fluidi perforanti ALL’APERTO, senza alcuna forma di precauzione. Tutti gli animali che mangiavano l’erba, specie le pecore, dopo un po’ si accasciavano e morivano. Sono morti di tumore, dopo due anni anche il papa’ della signora Donata, e il suo vicino di casa, a 43 anni.

Beffa delle beffe, la Total gli disse pure che non c’era scampo e che dovevano vendergli quelle terre che loro stesi avevano avvelenato: “Offriamo 5 euro al metro quadrato. Vi conviene vendere perché altrimenti il comune esproprierà tutto e pagherà la metà”. Troppo buoni. Fattisi i conti, alla fine ai contadini venne offerto ancora meno: 2.5 euro al metro quadrato.

Fu da queste denuncie che il pubblico ministero Woodcock inizio’ le sue indagini per presunta concussione da parte della Total ai lucani. La Total, secondo i pm, avrebbe truccato anche le gare per il trattamento e per la fornitura dei fanghi di perforazione, oltre che essersi sporcata di vari intrallazzi con i politici locali.

Intanto, gia’ nel 2004, il Corriere diceva:

Ammine aromatiche, anidride solforosa, scarti dalla lavorazione del greggio, che qui viene separato dallo zolfo e dal metano e immesso nell’ oleodotto, verso la raffineria di Taranto e le navi per la Turchia. Anche l’ acqua la portano in Puglia. Qui non resta niente. Un centinaio appena di posti di lavoro. L’ Eni aveva promesso la Fondazione Mattei per i giovani e un centro per il monitoraggio ambientale, ma non hanno ancora deciso il posto: vorrebbero fare la fondazione a Viggiano e il centro di controllo a Marsiconuovo, lontano dal centro oli; non sarebbe meglio il contrario? Nel frattempo si muore di cancro, almeno un caso per famiglia. La valle in teoria è diventata un parco naturale, dai confini mobili, che si spostano in caso di scoperta di un pozzo. Un giorno il petrolio finirà, e noi avremo abbandonato i meleti, le piste da sci, gli scavi archeologici di Grumento. E non c’ è nessun controllo sui barili estratti. Chi ci garantisce che non ci stanno truffando? Hanno trattato la Basilicata come un Paese africano o asiatico in via di sviluppo.

Manca qualcos’altro? Dedicato ai negazionisti.

di: Maria Rita D’Orsogna dorsogna.blogspot.com

Guerra al diesel, divieti di circolazione, auto ecologiche magari elettriche. È guerra all’inquinamento delle auto. Ma sapete che 20 navi cargo inquinano più di tutte le auto del mondo? E sapete quanti ne circolano? …E sapete perchè non le fermano? Beh, forse questo lo sapete: non le fermano perchè le Lobby ci fanno un sacco di soldi!

 

navi cargo

 

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Guerra al diesel, divieti di circolazione, auto ecologiche magari elettriche. È guerra all’inquinamento delle auto. Ma sapete che 20 navi cargo inquinano più di tutte le auto del mondo? E sapete quanti ne circolano? …E sapete perchè non le fermano? Beh, forse questo lo sapete: non le fermano perchè le Lobby ci fanno un sacco di soldi!

 

Venti di questi cargo inquinano più di tutte le auto del mondo. E sapete quanti ne circolano?

Pieni di alta coscienza ambientale, di sicuro siete già molto preoccupati di quanto inquinano gli automezzi a combustione interna, specie Diesel. Presto vi faranno allarmare sempre più, grazie ad appositi servizi mediatici. Ma ecco la soluzione: come a segnale convenuto, Volvo annuncia che produrrà solo auto elettriche o ibride, BMW costruirà una Mini elettrica in Gran Bretagna , “Mercedes sfida Tesla: dieci modelli elettrici dal 2022”. Elon Musk , il più geniale imprenditore secondo i media , ha già costruito la Tesla Gigafactory, “la più grande fabbrica del mondo”, che (promette) “dal 2018 potrà fornire celle al litio per 500.000 vetture all’anno”.

E se accadesse che la maggior parte dei consumatori, arretrati ed ecologicamente scorretti,  non fossero convinti della convenienza di acquistare  auto elettriche con batterie al litio,  decisamente più costose?  Niente paura: ecco i governi che, sempre solleciti del vostro bene,   già annunciano:   vieteremo l’entrata delle auto a Londra entro il 2040, a Berlino  entro il 2020, “Parigi ed Oslo dichiarano la guerra al Diesel”,  i sindaci di diverse capitali stanno seguendo:  solo  auto elettriche  nei centri cittadini. Il governo Usa elargirà a Elon Musk 1,3 miliardi di sussidi pubblici,  per la sua  geniale impresa (Musk è geniale anche nell’intercettare  sussidi  pubblici).  Vi toccherà comprare un’auto elettrica.  Ostinarsi a tenere un diesel sarà  segno di rozzezza e  insensibilità, come essere “omofobo” e populista.

Di punto in bianco, l’auto elettrica.

E   anche i governi, avrete notato, si sono schierati per l’elettrico  “a segnale convenuto”  –  signo dato, come dice Giulio Cesare nel De Bello Gallico.  Chi  e da qual luogo abbia dato lo squillo di tromba convenuto a cui tutti i leader e le Case obbediscono,  è difficile dire; […]

La   decisione titanica di riconvertire l’industria dell’auto non può esser venuta che molto dall’alto, ed  esser dovuta a motivi strategici che saranno chiari più avanti. Forse s’è deciso di tagliare per sempre il lucro petrolifero ai paesi produttori, specie a quello che, solo, si rifiuta di piegarsi alla Superpotenza. Forse hanno  pronta una innovazione cruciale nelle batterie, e questa innovazione è nelle mani “giuste”. Forse hanno escogitato questo processo per rivitalizzare – letteralmente con un  elettroshock –   l’economia dell’intero mondo occidentale,  dal 2008 in stagnazione irreversibile nonostante i troppi  trilioni di dollari iniettati dalle banche  centrali nel sistema:  nonostante il denaro a costo sottozero, le banche non lo offrono, le imprese non lo chiedono, i privati   se possono li tengono in deposito;  la   velocità di circolazione  di moneta cala invece di salire, di inflazione non si vede l’ombra . L’obbligo di comprare auto elettriche,  con la  riconversione di tutta la rete di rifornimento  dalla benzina alla corrente, dovrebbe innescare l’auspicata ripresa e la fiammata inflazionista.

Contro l’inquinamento, naturalmente

Qualunque sia la ragione,  quella che vi diranno è  la più virtuosa:  contro l’inquinamento, contro l’effetto serra, per   bloccare il riscaldamento globale prodotto dalle auto  coi loro particolati dannosi.

Questo  serve ad introdurre  e spiegare il  titolo  di questo articolo.   Voi non   lo sapete, ma   venti   navi porta containers  inquinano   quanto  la totalità degli automezzi  circolanti nel mondo.  Sono cargo colossali, lunghi trecento metri –  Maersk ne ha di 400 metri, quattro volte un campo di calcio  –  perché più  sono colossali, più peso e containers possono trasportare, e quindi più il costo del trasporto diminuisce.  I loro titanici motori, onnivori,  bruciano  ovviamente tonnellate di carburante:  ovviamente il meno costoso   sul mercato,  residui della distillazione catramosi, financo “fanghi di carbone”, con altissime percentuali di zolfo che alle auto, semplicemente, sono vietate.

Per questo 20  cargo  fanno peggio che tutto gli automezzi sulla Terra.  Il punto è che non sono venti;  sono 60 mila supercargo che stanno navigando gli oceani,  traversano gli stretti di Malacca, fanno  la fila per entrare nel canale di Suez,  superano  Gibilterra  e dirigono alle Americhe.

Non solo, ma ogni anno si contano 122 naufragi – uno ogni tre giorni – di cargo con più di 300 containers; che finiscono in mare col loro contenuto: quanto di questo contenuto è inquinante? Secondo gli esperti, ogni anno vanno a fondo in questo modo 1,8 milioni di tonnellate l’anno di prodotti tossici. Insieme, beninteso, a duemila marinai; duemila morti l’anno, perché il loro è il secondo mestiere più pericoloso del mondo.

Il primo è quello del pescatore, spiega un’esperta intervistata in una inchiesta di France 5, “Cargos, la face cachée  du Fret” (Cargo, la faccia nascosta del trasporto  marittimo):  una inchiesta impressionante, che non   si capisce come sia riuscita a passare in un medium  mainstream – evidentemente ci  sono ancora giornalisti  non-Botteri.  Una indagine spietata su questo settore   – le multinazionali dell’armamento – che preferisce stare nell’ombra;  i cui colossi battono bandiere di comodo,  dalla Liberia alle Isole Marshall,  da Tonga a Vanuatu, e persino della Mongolia,  che non ha sbocco a nessun mare, ma offre condizioni di  favore agli armatori  globali. Fra le quali c’è  questa:  che qualunque sia la nazionalità dei marinai, le leggi sul lavoro,   obblighi salariali ed assicurazioni  infortunistiche e sanitarie applicate loro sono quelle della nazione di  bandiera. Tonga e Mongolia sono famose per l’avanzata legislazione sociale.

Di fatto, metà del personale navigante  è  filippino, perché “i filippini sanno l’inglese e costano poco”; un saldatore  filippino  su un cargo conferma, guadagno quattro volte più di quello che prenderei al mio paese, “ma è come stare in prigione”.  Gli smartphone non prendono, Internet  nemmeno a pensarci, gli alcoolici sono vietati sulla  flotta Maersk.  Se poi un’ondata ti porta via dal  ponte durante una tempesta,  oppure resti schiacciato dallo scivolare dei containers male assicurati,   la famiglia può adire alle  corti  mongole o di Vanuatu.    Ormai non si sbarca più nel porti, non c’è riposo:  la grande invenzione dei containers, questi parallelepipedi di quattro misure standard, intermodali, ossia concepiti come caricabili su pianali di treno o di camion, non consentono soste:  lo stivaggio non esiste più, ormai dagli anni ’60;   uno solo di questi  mega-cargo, ci informano, può  caricare 800 milioni di banane (abbastanza per dare una banana ad ogni abitante d’Europa e Nordamerica),  scaricarle in 24  ore,  e poi via, perché  il tempo è denaro.  Il comandante (il servizio ne intervista uno,  è un romeno) non sa cosa trasporta e non gli importa:   del contenuto di ogni container   – che parte sigillato – è legale responsabile lo speditore,   e il destinatario.  Ciò praticamente azzera i  controlli doganali, con gran risparmio del tempo  che è denaro. Vari dirigenti di frontiera sostengono che “solo” il 2% può contenere armi o droga, “perché  la massima parte degli spedizionieri rispetta le leggi”.  Un’industria senza regole ,  del tutto estraterritoriale, che rende alle compagnie giganti 450 miliardi di giro d’affari.

Quando i grandi cargo ripartono, sono in parte scarichi avendo lasciato sulla banchina parte dei containers: allora, per stabilizzare l’equilibrio, pompano   nei cassoni decine di tonnellate di  acqua  di mare.  Con migliaia di pesci e creature viventi che  poi trasportano, e scaricano, a migliaia di chilometri dal loro habitat nativo.    Per tacere del rumore dai motori  (sott’acqua, risulta 100 volte il volume sonoro di un jet), un inquinamento  acustico fortemente sospettato di disorientare i grandi cetacei, che sempre  più spesso finiscono spiaggiati.

Ma allora – direte voi  – se governi e  lobbies ecologiste sono così preoccupati per l’inquinamento dei mari e il riscaldamento globale, tanto da aver deciso di vietare prossimamente tutte  le auto a motore a scoppio del pianeta  e sostituirle con motori elettrici puliti e più  efficienti,  perché non pongono qualche limite ai mega-cargo e  alle mega-petroliere? Se 20 di loro   inquinano come la totalità degli automezzi,  basterebbe ridurre dello  0,35 per cento il traffico navale per ottenere lo stesso  risultato di disinquinamento  della riconversione globale all’auto elettrica.

Ma no. Avete fatto la domanda sbagliata.  Vi deve mettere sull’avviso il fatto che il Protocollo di Kioto non copre il trasporto marittimo, ignora quel che inquina e distrugge.    Come spiega  l’economista  Mark Levinson, autore dello studio più  approfondito sui containers, The Box: How the Shipping Container Made the World Smaller and the World Economy Bigger, (Princeton University Press), “la gente crede che la  globalizzazione sia dovuta alla disparità dei salari, che provoca la delocalizzazione della produzione in Asia o dovunque la manodopera è meno cara.  Errore: la disparità di salari esisteva anche prima della mondializzazione. Quello che permette lo sfruttamento della manodopera a basso  costo per fare prodotti da vendere poi  sui  mercati di alto reddito,  è  l’abbassamento tremendo dei costi di trasporto navale. Questo è il  fattore cruciale, reso possibile dai containers e dalle mega-cargo, che   riducono il costo all’osso”.

Costi talmente bassi, “che conviene spedire i merluzzi pescati nel mar di Scozia  in Cina  in container refrigerati   per essere sfilettati e ridotti a bastoncini in Cina, e poi rimandati  ai supermercati e ristoranti di Scozia, piuttosto che pagare retribuire sfilettatori  scozzesi”.   Questo lo racconta Rose George, giovane giornalista britannica, che dopo 10 mila chilometri fino a Singapore a bordo della Mersk Kendal, una portacontainer da 300 metri, manovrata da   solo 20 uomini, ha scritto un libro chiamato “Novanta per cento di tutto – Dentro l’industria invisibile che ti porta i vestiti che indossi, la benzina   nella tua auto e il cibo nel tuo piatto”. (Ninety Percent of Everything: Inside Shipping, the Invisible Industry That Puts Clothes on Your Back, Gas in Your Car, and Food on Your Plate).   Perché la   brava giornalista ha scoperto questo: che nella nostra società post-industriale dove non produciamo più ma compriamo, il 90 per cento di ciò che ci occorre e che acquistiamo, ci viene portato dalle portacontainers.  Tutto: dalla carta al legname, al bestiame vivo al macellato e surgelato.   Il giaccone di sintetico imbottito, i jeans, le giacche   che trovi da Harrod’s  o alla Standa, sono cuciti in Vietnam o Bangladesh;  smartphone e tablets e tutta l’elettronica di consumo, viene dalla Corea, dalla Cina,dal Giappone; non parliamo di  frigoriferi e lavatrici; il grano, dal Canada o dall’Australia; le primizie   di frutta e verdura fuori stagione, dagli antipodi.

Una volta scaricati, i containers sono vuoti a rendere, che sono noleggiati per altri viaggi; prima o poi finiscono per rifare la rotta di ritorno, dall’Occidente all’Asia. Riempiti, per non fare il viaggio a vuoto, di rottami metallici e di plastica, di stracci e vestiti vecchi, di carta usata da riciclare. Tutto ciò che ci resta dopo aver consumato cose che un tempo sapevamo fare, ma che adesso compriamo perché ci costano meno che pagare i nostri operai. Un “meno” che ha un costo altissimo, sociale, di civiltà, ed ambientale. Basta pensare all’eventualità che il colossale traffico si debba bloccare, come è possibile per un una guerra guerreggiata che blocchi, poniamo, il Canale di Suez, o renda impraticabile Malacca o – facilissimo – Ormuz : la nostra autosufficienza, insomma autonomia economica vitale, sarebbe il 10 per cento di quel che ci abbisogna.

Fonte: Maurizio Blondet

Tratto da: www.informarexresistere.fr

 

 

L’ecocidio della Monsanto

Monsanto

 

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L’ecocidio della Monsanto

 

L’ecocidio, ovvero aver distrutto o causato danni ingenti all’ambiente e agli ecosistemi nei quali vivono diverse comunità, è un nuovo termine utilizzato dal Tribunale di Opinione Monsanto dell’Aja, per descrivere l’accusa mossa direttamente al colosso dell’agrochimica…
E’ abbastanza noto ormai che il settore agrochimico e agroalimentare sia finito nelle mani di pochi. Il controllo sulle masse passa, necessariamente, anche per il controllo sull’alimentazione, base della crescita di ogni individuo.
Controllando quindi le produzioni agricole, le multinazionali possono decidere cosa e come immettere sul mercato, possono controllare gli agricoltori e influenzarli nelle loro scelte di produzione. Possono anche immettere particolari sostanze non proprio “pulite” sul mercato e obbligare gli agricoltori ad utilizzare…
A proposito: la parola ecocidio fa rima con un’altra parola…

(www.osservatoriodiritti.com) – Monsanto condannata per ecocidio. Un Tribunale d’opinione condanna la multinazionale per aver distrutto ambiente ed ecosistemi.

«Colpevole». È il verdetto emesso a metà aprile dal “Tribunale Internazionale Monsanto” all’Aja, in Olanda. Il tribunale di opinione organizzato dalla società civile ha giudicato un imputato eccellente: il gigante dell’agrochimica Monsanto, recentemente acquisito dal gruppo tedesco Bayer. Il verdetto a cui sono giunti i cinque giudici nominati dalle associazioni è pesante: Monsanto è colpevole di aver violato il diritto a vivere in un ambiente sano, al cibo e a uno standard di salute adeguato. I giudizi si sono basati sulle leggi internazionali che regolano i diritti umani e ambientali, dopo aver ascoltato numerose testimonianze.
L’accusa più pesante è quella di “ecocidio”, ovvero di aver distrutto o causato danni ingenti all’ambiente e agli ecosistemi nei quali vivono diverse comunità: dall’Argentina al Burkina Faso, dagli Stati Uniti all’India. Un reato che non esiste nella legislazione internazionale, l’ecocidio, ma di cui il tribunale della società civile chiede l’introduzione per colmare la disparità tra i diritti concessi alle multinazionali e i loro obblighi nei confronti delle comunità.

«Una parodia», così Monsanto ha definito in una lettera aperta l’iniziativa del tribunale, accusando gli organizzatori di voler distrarre l’attenzione dalla necessità di un’agricoltura tecnologica, in grado di poter sfamare una popolazione mondiale in forte crescita. La sedia riservata all’imputato, durante tutta la durata del processo, è rimasta vuota e Monsanto, informata e invitata a partecipare, non è stata in alcun modo rappresentata.
Sementi ogm e diritto al cibo: Usa e Burkina Faso

Numero uno al mondo tra i produttori di sementi tradizionali e ibride, Monsanto avrebbe abusato della sua posizione dominante, spingendo contadini e paesi ad adottare semi geneticamente modificati per migliorare la produttività. Secondo il tribunale di opinione, infatti, la multinazionale avrebbe messo a rischio il diritto al cibo per contadini e intere comunità.

L’esempio riportato nella sentenza è quello degli Stati Uniti: nelle campagne statunitensi centinaia di agricoltori sono stati costretti a indennizzare Monsanto per aver utilizzato sementi ibride senza licenza. A pagare la compagnia sono stati anche i contadini che si sono ritrovati i campi contaminati da ogm e che avevano conservato le sementi per l’anno successivo. Le sementi ibride, infatti, devono essere acquistate tutti gli anni, perché vincolate da patenti.

In un report del 2013 dal titolo “Seed Giants vs US Farmers” (Giganti della semente contro agricoltori), il Center For Food Safety (Centro per la sicurezza del cibo) e la campagna “Save Our Seeds” (Salva le nostre sementi) parlano di 142 cause intentate da Monsanto contro più di 400 agricoltori, per un totale di 23 milioni di dollari vinti dall’azienda. Negli Stati Uniti il 93% dei semi di soia e l’86% di quelli di mais sono ogm. Le sementi di Monsanto avrebbero ridotto anche la biodiversità e si sarebbero rivelate poco efficienti per la loro dipendenza da erbicidi e pesticidi.

Il caso più recente di ritorno ai semi tradizionali è quello del Burkina Faso, che ha deciso di abbandonare nel 2016 il cotone BT di Monsanto e di chiedere un risarcimento a causa del calo di produttività e della scarsa qualità della materia prima.

Erbicida RoundUp: glifosato cancerogeno?

Tra gli erbicidi più contestati e più diffusi al mondo c’è proprio un prodotto che fino al 2001 era un brevetto Monsanto: il RoundUp. Fino a quella data la multinazionale ha spinto molto per la vendita di sementi ibride resistenti al glifosato, la molecola alla base dell’erbicida RoundUp. Non è un caso che questo specifico prodotto sia stato utilizzato in modo intensivo in paesi dove sono diffuse le colture ogm di mais e soia.Monsanto forniva all’agricoltore il pacchetto completo: i semi ibridi resistenti al glifosato e l’erbicida RoundUp. L’erbicida non selettivo, in grado di uccidere tutte le erbacce, veniva utilizzato in modo intensivo prima della semina e al momento del raccolto, per velocizzare l’essiccatura.

Proprio per l’uso massiccio di erbicida, secondo il tribunale, la compagnia avrebbe violato il diritto alla salute delle comunità vicine ai campi e degli stessi agricoltori che lo utilizzavano. Molti contadini e abitanti delle campagne avrebbero sviluppato linfomi, tumori e malattie croniche.

La comunità scientifica si è però divisa sulla cancerogenicità del glifosato, alla base di molte formulazioni per erbicidi, tra cui il RoundUp. A metà marzo l’Agenzia europea per le sostanze chimiche ha dichiarato il glifosato non cancerogeno, per mancanza di prove scientifiche che lo dimostrino. Un giudizio che sostiene la posizione già espressa dall’Efsa, l’Autorità europea per la Sicurezza alimentare e che contraddice lo studiopubblicato nel 2015 e confermato nel 2016 dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. L’agenzia specializzata dell’Organizzazione mondiale della sanità, infatti, aveva inserito il glifosato tra gli elementi probabilmente cancerogeni per l’uomo.
Nel mese di marzo di quest’anno 40 persone hanno avviato un processo presso un ramo dellaSuprema Corte della California chiedendo i danni alla multinazionale per gli effetti causati dal RoundUp. Nel 2016 la California aveva aggiunto il glifosato nell’elenco dei cancerogeni.

L’Argentina e la soia Monsanto

Oltre agli Stati Uniti, anche l’Argentina è uno dei paesi in cui i prodotti Monsanto, e in particolare i semi ibridi, si sono più diffusi. La multinazionale ha cominciato ad operare nel paese nel 1956. Ma fu negli anni ’90 che la scelta dell’Argentina di puntare sull’agricoltura intensiva spinse in alto le vendite dell’erbicida firmato Monsanto, contestualmente alla diffusione della coltivazione di soia resistente al glifosato.

L’uso indiscriminato di pesticidi, riportano le testimonianze raccolte dal tribunale, avrebbe provocato: malattie, tumori e malformazioni anche nei bambini e nelle comunità adiacenti ai campi coltivati. Testimonianze sono state raccolte dal fotografo Pablo Ernesto Piovano nel reportage “El costo humano de los agrotóxicos” e vengono raccontate nel video “Glifosato: l’erbicida nuoce alla salute del mondo?” diAlessandro Casati e Gaetano Pecoraro (vedi sotto). Secondo dati diffusi da Greenpeace nel 2016 con il report “Trangenicos en Argentina”, nel paese sudamericano in più del 75% delle zone agricole l’aria, il suolo e le acque risultano contaminati.

Sono molte le proteste e le cause contro Monsanto avviate in questi anni. Nel 2016 la comunità di Malvinas nella provincia argentina di Cordoba, dopo tre anni di protesta, ha vinto la sua battaglia contro la multinazionale, che voleva realizzare nell’area il più grande impianto di semi di mais geneticamente modificati.

Vedi: Youtube.com/Watch
Monsanto-Agenzia per l’ambiente: rapporti pericolosi

Il verdetto del Tribunale Internazionale Monsanto non ha alcun valore legale, ma a gettare ombre sul comportamento della multinazionale ci ha pensato quest’anno anche una corte federale degli Stati Uniti. LaCorte Federale di San Francisco ha desecretato documenti sugli effetti dell’erbicida RoundUp, agli atti di numerosi processi contro il colosso dell’agrochimica. Tra i documenti ci sono mail e comunicazioni intercorse tra i dipendenti di Monsanto e l’Agenzia statunitense di protezione dell’ambiente (Epa). Un ex dirigente dell’agenzia, infatti, secondo le carte, avrebbe cercato di fermare un’indagine sugli effetti dell’erbicida.
Secondo i documenti la compagnia, inoltre, sarebbe l’autrice occulta di ricerche attribuite ad esperti accademici che definivano non cancerogene le sostanze contenute nel RoundUp. Monsanto, dal canto suo, ribadisce la scientificità e la trasparenza delle sue attività e definisce “parziale” la pubblicazione: sarebbero molti i documenti, depositati agli atti, che non sono stati diffusi.

Lo scorso 20 maggio in centinaia di città del mondo si è svolta l’annuale “March against Monsanto” (Marcia contro Monsanto), alla sua sesta edizione. Una marcia internazionale organizzata da numerose associazioni della società civile che ha dedicato l’edizione di quest’anno proprio al RoundUp, chiedendone la messa al bando.

Fonte: Azione Tradizionale

Interferenti endocrini, la nuova porcata dell’Unione Europea che salva ancora una volta il glifosato…!

 

Interferenti endocrini

 

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Interferenti endocrini, la nuova porcata dell’Unione Europea che salva ancora una volta il glifosato…!

leggi anche:

Attenzione – Interferenti endocrini: cosa sono, perché sono così nocivi per la nostra salute, quali sono i più pericolosi e dove si trovano…
Interferenti endocrini, la Ue salva di nuovo il glifosato

Non ci libereremo mai del glifosato?
Se lo scorso anno – ricordiamo – è stata concessa una proroga all’autorizzazione al commercio fino al 31 dicembre 2017 (data entro cui l’Europa dovrà decidere per un eventuale rinnovo della licenza per ben 10 anni), è di qualche giorno fa l’altra preoccupante mossa con cui l’Ue garantisce l’ennesimo salvacondotto alla contestatissima sostanza presente nell’erbicida più usato in campo agricolo in Italia.

Come abbiamo già raccontato, lo scorso 4 luglio la Commissione europea ha adottato una proposta che individua i criteri scientifici in presenza dei quali si identifica un interferente endocrino, ovvero la sostanza che influenza negativamente il sistema ormonale e aumenta il rischio di gravi malattie, dall’obesità alla pubertà precoce, fino al cancro.

Il testo votato da quasi tutti gli Stati membri, Italia compresa (contrari solo Svezia, Danimarca e Repubblica Ceca) riguarda gli interferenti endocrini presenti nei pesticidi, ma con tutta evidenza si porrà come precedente per la regolamentazione degli altri settori in cui essi sono presenti: cosmetica, giocattoli, imballaggi alimentari, ecc.

Qual è il problema? Che secondo questi criteri – e dunque secondo L’Europa – sono bollate e bandite come interferenti endocrini solo le sostanze per le quali sia stata data prova scientifica della loro azione dannosa: che sia dimostrato, insomma, il nesso causalità-effetto.

TRADITA LA FIDUCIA DEI CITTADINI EUROPEI

E il glifosato? Non avendo raggiunto questa evidenza scientifica così rigorosa, non rispondendo insomma ai rigidi criteri individuati dall’Europa, resta fuori dalla lista nera. E l’agrochimica può continuare tranquillamente a usarlo.
Lo conferma al Salvagente il prof. Celestino Panizza, esperto dell’Isde – Medici per l’ambiente: “allo stato delle attuali valutazioni scientifiche mi sembra davvero difficile che il glifosato possa essere considerato un interferente endocrino”.

Ma l’Europa tira dritto per la sua strada, tradendo l’applicazione del principio di precauzione, che pure sta (o dovrebbe stare) alla base delle sue azioni (principio secondo cui, nel dubbio, meglio bandire certe sostanze anziché continuare a farne uso). E tradendo soprattutto i suoi cittadini: nessun imbarazzo nemmeno di fronte a ben 1 milione e 300 mila firme di europei che con una petizione chiedono a gran voce il bando della pericolosa sostanza (petizione cui l’Unione europea è obbligata a dare una risposta, e vedremo cosa si inventerà).

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/07/10/interferenti-endocrini-la-ue-salva-di-nuovo-il-glifosato/24148/

Attenzione – Interferenti endocrini: cosa sono, perché sono così nocivi per la nostra salute, quali sono i più pericolosi e dove si trovano…

 

Interferenti endocrini

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Attenzione – Interferenti endocrini: cosa sono, perché sono così nocivi per la nostra salute, quali sono i più pericolosi e dove si trovano…

15 interferenti endocrini più pericolosi ATTENZIONE A COSA MANGIAMO,RESPIRIAMO,BEVIAMO E CI SPALMIAMO

Sicuramente non è una lettura per l’estate… ma è una lettura per la vita e la salute… quindi consiglio magari di stamparla e leggerla anche sotto l’ombrellone …cercando di vedere quanti di questi interferenti sono nella nostra vita e come evitarli.. un passo alla volta si modifica tutto.

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) definisce un INTERFERENTE  ENDOCRINO  ( perturbatori o  disruttori), come “una sostanza o una miscela esogena che altera la funzione (s) del sistema endocrino e di conseguenza provoca effetti negativi sulla salute di un organismo intatto, o la sua progenie o (sotto) popolazioni”
(European Workshop on the Impact of Endocrine Disrupters on Human Health and Wildlife, Weybridge 2-4/12/1996)

Gli interferenti endocrini  in modo subdolo agiscono all’interno del nostro corpo andando ad interferire con le funzioni dei nostri ormoni, il corpo non li riconosce come componenti esterni e dannosi e li lascia li indisturbati.. quindi sono sostanze che possono interferire con la sintesi, la secrezione, il trasporto, l’associazione, l’azione, o l’eliminazione degli ormoni naturali del corpo,sono di conseguenza responsabili dello sviluppo, del comportamento, della fertilità, e del mantenimento dell’omeostasi cellulare.
Sono a volte indicati anche come agenti ad azione ormonale, o composti alteranti il sistema endocrino; in letteratura scientifica prevalgono i termini inglesi endocrine disruptor, hormonally active agents, endocrine disrupting chemicals, endocrine disrupting compounds (EDCs).
Quali sono questi interferenti… ci siamo mai imbattuti in loro?
Ebbene si.. direi quasi quotidianamente e più volte.. non lasciamoci ingannare dai nomi complicati, vediamo insieme dove si trovano e ci renderemo conto di quanto accumulo facciamo nel nostro organismo, perchè questo è il problema… il danno non si crea nella singola assunzione o contatto, bensì nell’esposizione prolungata e combinata.Vi nomino solo alcuni.. quelli più pericolosi e di uso comune:

 

  • Bisfenolo A
  • Ftalati
  • PCB o policlorobifenili
  • HAP o idrocarburi policiclici aromatici
  • Diossine
  • APE o alchilfenoli etossilati
  • Parabeni 
  • DDT o para-diclorodifeniltricloroetano
  • MXC o metossicloro
  • Clordecone
  • Gli ormoni stereoidei
  • antidepressivi inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina
  • antibiotici
  • agenti citotossici
  • prodotti chimici e industriali……..

Perchè sono preoccupanti gli interferenti endocrini?
Il sistema endocrino abbiamo visto è il fondamento per la crescita dell’uomo e per il suo stato di salute a 360°.

SISTEMA ENDOCRINO FUNZIONI PERCHE’ TENERLO IN EQUILIBRIO

Gli interferenti andando ad agire sul lavoro dei nostri ormoni lo altera portando conseguenze gravissime.
Molte ricerche indicano ad esempio che le persone esposte hanno maggior rischio di patologie riproduttive (infertilità,aborti,endometriosi..) disturbi comportamentali nell’infanzia, alcuni tipi di cancro (testicoli e mammelle..).

L’interferente può agire direttamente sulla cellula come l’ormone…ma generando una risposta eccessiva o più bassa rispetto a quella prodotta dall’ormone endogeno, oppure va ad agire sull’ormone stesso inibendolo e quindi non facendogli svolgere la sua funzione sulla cellula!!!

Nel 1999, la Commissione ha adottato una strategia per gli interferenti endocrini . La revisione della legislazione sulle sostanze chimiche effettuate durante gli anni successivi ha preso questa strategia in considerazione.
La Legislazione comunitaria in vigore considera già  i perturbatori endocrini in alcuni paesi infatti esistono alcuni divieti e restrizioni di utilizzo,come vedremo, ma ancora non sufficienti a mio avviso per ritenerci al sicuro.
Vedi il bisfenolo A…vero non più nei biberon ma presente nella carta chimica degli scontrini..quindi una persona che maneggia questa carta giornalmente per lavoro quanto ne incamera??

Noi cittadini non possiamo sostituirci ad un’azione vera dell’autorità comunitaria ed italiana che dovrebbe muoversi in tal senso.. ma possiamo fare qualcosa come sempre:

 
IMPARIAMO,CONOSCIAMO ED AGIAMO…
ADOTTIAMO COMPORTAMENTI RESPONSABILI ED INTELLIGENTI 
NELLA VITA QUOTIDIANA 
per proteggere la nostra vita e quella dei nostri figli!!

Molti interferenti non riusciremo ad evitarli ma la buona parte si…forse dovremmo modificare alcune abitudini,forse cambiarne altre,privandoci di alcune “comodità”.. ma ne va della nostra salute!!!

Come ne entriamo in contatto?

Possiamo entrarne in contatto direttamente con la bocca, attraverso la pelle…e notevole è attraverso la catena alimentare visto l’impatto pesante che hanno questi interferenti con l’ambiente.

L’ Utilizzo di queste sostanze altamente tossiche viene reso ancora più pericoloso da cattivi comportamenti non conformi alla legge sui processi produttivi, smaltimento rifiuti industriali ad esempio di colle,vernici…questi hanno un’elevata persistenza ambientale e quindi maggior possibilità di accumulo negli organismi.
Con la catena alimentare si ha un trasferimento da un organismo all’altro.. prorio perchè non si smaltiscono questi interferenti.. e modificano la nostra chimica.
L’interferente entra nell’acqua ==>vegetazione acquatica ==> pesci ==> uomo
Questo un solo misero esempio…Noi utilizziamo tantissime di queste sostanze nell’alimentazione, nei cosmetici, in oggetti e prodotti di vita quotidiana ed il rischio maggiore lo incorrono soprattutto i bambini, gli adolescenti durante la crescita riproduttiva.

Interferenza delle lobby  e TTIP

La Direzione Generale per l’Ambiente della Commissione Europea è stata incaricata di stabilire una serie di criteri scientifici per la valutazione degli interferenti endocrini. Ma nel processo è stata sottoposta a pressioni da parte delle aziende e isolata da altre Direzioni Generali, come Salute e Industria.

La lobby della chimica e dei pesticidi si è mobilitata per evitare possibili divieti per alcune sostanze. I principali gruppi di pressione ad aver lavorato contro normative stringenti sono CEFIC  (European Chemical Industry Council), ECPA (European Crop Protection Association), PlasticsEurope e Cosmetics Europe, mentre tra le singole imprese si sono distinte BASF e Bayer. Non ce l’avrebbero fatta, tuttavia, se non avessero trovato validi alleati in diversi Stati membri, nella Commissione e nel Parlamento Europeo.
Poi ci sono quelle piattaforme fatte su misura per l’industria, che mirano a promuovere gli interessi commerciali nel dibattito scientifico: ad esempio ECETOC, il Centro Europeo per l’Ecotossicologia e Tossicologia delle Sostanze Chimiche. ECETOC si presenta come think tank no profit finanziato dall’industria, il cui scopo è «migliorare la qualità della valutazione del rischio dei prodotti chimici». Bayer , BASF, Dow, DuPont e Syngenta sono tra i tanti membri sponsor dell’ECETOC.

Ritardare qualsiasi regolamento sugli interferenti endocrini è di cruciale importanza per l’industria – ha commentato Nina Holland, attivista del CEO e coautrice del rapporto – Questo dà loro l’opportunità di utilizzare i negoziati in corso sul trattato sul commercio e gli investimenti tra USA e UE [TTIP] per sbarazzarsi una volta per tutte di ogni normativa».
Uno degli obiettivi principali dei negoziatori TTIP è quello di appiattire le differenze tra gli standard europei e statunitensi, così da facilitare il commercio. Qualsiasi barriera regolamentare creata dall’Unione Europea in materia di interferenti endocrini, quindi, sarebbe un grave ostacolo per il libero scambio. Non per niente, già sono sorte preoccupazioni per il probabile arrivo, con il TTIP in vigore, di 82 pesticidi oggi da noi in Europa vietati.

 

Vediamo meglio nel dettaglio alcuni tra i più importanti interferenti endocrini, dove si trovano, come evitarli e la regolamentazione europea ed italiana.

1)Bisfenolo A

Si tratta sicuramente della sostanza con più rilevanza mediatica.. ma non tutti sanno che il Bisfenolo non è solo plastica.. si nasconde in modo subdolo in tantissimi oggetti di uso comune, dal thermos alla carta chimica ai gratta e vinci,composti per otturazioni e denti…..

BISFENOLO –FREE,BPS e BPF 
sono ugualmente dannosi e tossici!!! 
 
hanno tutti un fattore comune sono XENO ESTROGENI.

Sulla base della letteratura attuale, BPS e BPF sono  ormonalmente attivi come BPA, e hanno effetti sul sistema endocrino.
Come sottolineato su Environmental Health Perspectives, quasi tutte le indagini sono state incentrate sugli effetti metabolici e ormonali (prevalentemente sugli ormoni sessuali) di questi composti, e tutti quelli che lo hanno fatto hanno mostrato che entrambi hanno un’azione sovrapponibile, per tipo e potenza, a quella del BPA. Non si può, quindi, spacciare per sicuri prodotti che, al momento, non è dimostrato che lo siano, anzi.
Qui il documento completo dell’indagine su BISFENOLO S ED F.

DOVE SI TROVA
Il Bisfenolo A è un composto organico molto persistente nell’ambiente , presente nella maggior parte dei prodotti plastici: alcuni biberon, contenitori e pellicole usati per conservare gli alimenti, biglietti da cassa, banconote, carte di credito, protesi dentarie, lattine per le conserve, imballaggi di plastica, policarbonato, resina epossidica, PVC (cloruro di polivinile)… È inoltre presente in grande quantità nei rifiuti umani e nelle acque di scolo. 

DANNI
Il bisfenolo A è in grado di legarsi ai recettori dell’estrogeno (effetto estrogeno-mimetico) e quindi può avere effetti sul cervello e sulla prostata del bebè e del feto, e sembra avere un ruolo nei casi di pubertà precoce, di alterazioni della digestione, del sistema immunitario o della funzionalità tiroidea. Pare inoltre avere effetti sul sistema cardiovascolare e sarebbe una delle cause di aumentata frequenza del diabete. Altri effetti che gli vengono attribuiti sono la diminuzione della qualità dello sperma e un aumentato rischio di cancro della prostata negli uomini, e di endometriosi, di ovaio policistico, di carcinoma della mammella, aborti spontanei e parti prematuri nelle donne. Anche se il ruolo del bisfenolo A è ancora oggetto di discussione nell’ambiente scientifico, la sua presenza nei biberon è vietata in Francia dal 2013 e il divieto sarà esteso ai contenitori alimentari dal 2015. In Italia il ministero della Salute, nel recepire la direttiva europea del 28 gennaio 2011, ha modificato le restrizioni e le specifiche per la produzione di biberon in policarbonato, nei quali non deve essere utilizzato bisfenolo A. La commissione europea aveva stabilito che dal 1 marzo 2011 non possono più essere prodotti in Europa biberon contenenti la sostanza.

COME RIDURRE L’ESPOSIZIONE

  • per scaldare latte, bevande e pappe utilizzare contenitori integri possibilmente in vetro
  • non utilizzare contenitori in plastica per alimenti se non sono idonei o logori
  • Non mettere plastica in lavastogliglie se non ha indicazioni
  • sostituire il più possibile la plastica con il vetro
  • risciacquare bene frutta e verdura in scatola prima del consumo priviligiando prodotti freschi e di stagione
  • ridurre il contatto con carta termica o chimica (il 70% contiene bisfenolo A) come scontrini,etichette adesive,gratta e vinci…
REGOLAMENTO
Regolamento CE 1223/2009 del Parlamento Europeo e del Consiglio sui prodotti cosmetici: Il bisfenolo A è vietato
Regolamento UE 321/2011 della Commissione Europea :Il Bisfenolo A è vietato nella produzione dei biberon di policarbonato

2)Ftalati

Anche gli ftalati sono presenti in elevate quantità nella plastica e in particolare nel PVC. Esistono vari tipi di ftalati (DEHA, DBP, DEHP), presenti anche in molti prodotti utilizzati abitualmente.DOVE SI TROVANO
pannolini, tessuti impermeabili, scarpe, detergenti, inchiostri, giocattoli. In cosmetica vengono utilizzati come fissatori in creme, profumi, prodotti per la rasatura, lubrificanti, lozioni…).Nell’industria sanitaria e farmaceutica gli ftalati, in particolare il DEHP (di-2-etilesilftalato) vengono utilizzati per la fabbricazione delle capsule gastro-resistenti, delle sacche per il plasma, dei cateteri o delle otturazioni dentali. 

DANNI
Anche se i loro effetti non sono provati da studi significativi sull’uomo, gli ftalati sono sospettati di provocare nei maschi malformazioni agli organi genitali e una diminuzione della quantità e qualità dello sperma.

REGOLAMENTAZIONE
Dal 2002 le autorità sanitarie di vari paesi, tra cui la FDA (Food and Drug Administration) americana, hanno affermato che l’esposizione agli ftalati dovrebbe essere evitata.

 

3)DIETILESILFTALATO
E’ un plastificante della famiglia dei ftalati, usato soprattutto per rendere morbido e flessibile il cloruro di polivinile comunemente detto PVC.
Il DEHP oltre ad essere interferente endocrino è altamente inqunante visto che lo si può trovare ovunque..(ubiquitario).
DOVE SI TROVA

Nelle bottiglie usa e getta,pellicole,vassoi,confezioni blister,tappi a corona,imballaggi,pavimenti,
rivestimenti mura,cancelleria,forniture ufficio.

DANNI
Altera la produzione ormonale (estrogeni,testosterone) diminuendo la fertilità oltre al metabolismo dei grassi nel fegato con possibile predispozione alla sindrome metabolica (diabete, obesità)
COME RIDURRE L’ESPOSIZONE
  • Per la cancelleria e forniture d’ufficio limitare l’uso di articoli in PVC morbido contente DEHP
  • Per il materiale da casa limitare l’uso di articoli in PVC morbido contente DEHP
  • Leggere sempre l’etichetta per l’utilizzo della pellicola (PVC) alimentare.. non tutti gli alimenti possono essere avvolti! es alimenti grassi
  • Evitare che i bambini entrino in contatto con PVC morbido!!

 

REGOLAMENTAZIONE
Regolamento CE 552/2009 della Cmmissione,  il DEHP non può essere usato come sostanza o in miscela in concentrazione superiore allo 0,1% in peso del materiale plastificato, nei giocattoli ed articoli di puericoltura (igiene,rilassamento,concilio sonno,nutrimento,e succhiare..)

 

Regolamento UE 10/2011 della Commissione. Il DEHP va utilizzato unicamente come plastificante nei materiali e oggetti ad uso ripetuto contatto con alimenti non grassi.
4)PERFLUORATI PFOS E PFOA
Il perfluorottano sulfonato  (PFOS) e l’acido perfluoroottanoico sale ammonico (PFOA) sono sempre più diffusi nell’ambiente.. secondo  l’EFSA uno dei contaminanti maggiori avviene attraverso i prodotti ittici. Altri fattori di trasporto sono l’inquinamento dei locali chiusi contaminati da prodotti trattati con prodotti perfluorati.
DOVE SI TROVANO
Tappeti,rivestimenti in tessuto idrorepellenti ed antimacchia,prodotti di carta per uso alimentare resistenti all’olio,padelle con rivestimenti antiaderenti,ritardanti di fiamma contenuti nelle schiume di. sedili dell’auto,vernici per pavimenti….
DANNI
Elevata esposizoni può provocare danni al fegato,tiroide ed infertilità.

COME RIDURRE L’ESPOSIZONE
Limitare l’uso di capi d’abbigliamento idrorepellenti o con trattamenti simili,come antimacchia
Sostituire pentole antiaderenti appena hanno segni d’usura
Utilizzare la carta oleata solo secondo le indicazioni delle etichette!!
Evitare l’uso di popcorn da cuocere al microonde in buste (contengono perfluorati PFC)

REGOLAMENTAZIONE
PFOS e i suoi derivati sono regolamentati con il Regolamento UE 757/2010 nell’elenco degli inquinanti organici persistenti.
Le Decisioni CE 2009/554 e 2009/543 stabiliscono i criteri ecologici per l’assegnazione del marchio comunitario di qualità ecologica per i prodotti vernicianti per interni ed esterni.

5)POLIBROMODIFENILETERI

Il PBDE sono sostanze chimiche di produzione industriale impiegati sostanzialmente come ritardanti di fiamma.
Si accumolano nei tessuti grassi degli orgnaismi quindi considerati inquinanti organici persistenti (POPs)

DOVE SI TROVANO
Impiegati nella produzione di tendaggi,tappeti,imbottiture in schiume di poliuretano.
Anche la polvere delle case o negozi (IKEA;NEGOZI MATERASSI…) può essere contaminata da queste sostanze.

DANNI
Interferiscono con la funzione endocrina in particolare della tiroide, alterando lo sviluppo neurologico, neuro-comportamentale.
Non si riescono a smaltire quindi hanno un effetto di bio accumulo nella catena alimentare determinando concentrazioni elevate di queste sostanze in alcuni alimenti.

COME RIDURRE L’ESPOSIZONE
Controllare le tutti i rivestimenti contenenti schiume siano in stato adeguato, non usurato o rotto (materassi,sedili auto..) se l’involucro è lacerato e la schiuma non è racchiuse cambiare immediatamente il tessuto.

Ricambiare periodicamente l’aria di casa, poiché l’accumulo di queste sostanze  nell’aria e nelle polveri può causare gravi danni.
Rimozione della Moquette, facendo attenzione che durante la rimozione la parte sottostante con contenga PBDE, maneggiare con cura isolando la stanza.. arieggiare adeguatamente.

REGOLAMENTAZIONE
Dal 2006 ai sensi della Direttiva CE 2002/95 le apparecchiature elettriche ed elettroniche non possono più contenere PBDE

6)HAP o idrocarburi policiclici aromatici

Gli HAP sono una famiglia di più di 15 sostanze e sono considerati degli inquinanti organici persistenti con effetti tossici diversi.

DOVE SI TROVANO
Si formano durante il processo di combustione sia industriale che domestico di sostanze organiche di varia provenienza: combustione del motore dell’automobile (benzina, diesel), domestica (gasolio, carbone), industriale (produzione di alluminio, inceneritori, incendi di foreste, eruzioni vulcaniche… Sono presenti in quantità elevata nell’aria, soprattutto nelle zone urbane e durante l’inverno, e la loro concentrazione è alta anche a livello del suolo e delle acque, dove si depositano sotto forma di sottile pellicola.

Si trovano quindi nel fumo di sigaretta,fumo di cottura,fumo di candele,incenso..contenuti nella carne alla brace,prodotti affumicati o tostati.

DANNI
La maggior parte di queste sostanze ha un’azione mutagena, ovvero altera il DNA provocando mutazioni cellulari, o cancerogena dimostrata.Aumentando il rischio di tumori non solo polmonare ma anche di squilibrio ormonale (tumore alla mammella,prostata…)
Può aumnetare inoltre il rischio di peso basso alla nascita.
Uno degli HAP più tossici è il benzopirene (BaP), che causa mutazioni in grado di causare forme tumorali e deficit immunitari e  gravi infezioni.

COME RIDURRE L’ESPOSIZONE
  • Durante la cottura dei cibi assicurarsi un’adeguata ventilazione e l’uso di cappe di aspiraizone
  • Ridurre il consumo di alimenti affumicati,tostati o alla brace
  • Rimuovere le parti grasse degli alimenti prima della cottura alla griglia
  • Evitare di carbonizzare e comunque scartare le parti bruciate.. anche della pizza!!

7)DIOSSINE

Le diossine costituiscono un gruppo di più di 400 sostanze, indicate come inquinanti organici persistenti e inserite tra le 12 sostanze più tossiche presenti nell’organismo.

DOVE SI TROVANO
Anche se sono presenti in tutti gli ambienti (suolo, aria, acque), l’esposizione da parte dell’uomo avviene nel 90% dei casi per il tramite dell’alimentazione, in particolare attraverso i latticini, i prodotti del mare e la carne. Le diossine sono il risultato di molteplici processi industriali e procedimenti di fabbricazione: sbiancamento della carta con il cloro, produzione di alcuni erbicidi, incenerimento dei rifiuti, scarto di oli industriali. Esistono numerosi casi di gravi contaminazioni da diossine, come l’inquinamento del latte in Olanda attraverso paste prodotte per l’alimentazione animale, o in Italia il disastro di Seveso nel 1976.

DANNI
Nell’uomo l’esposizione a forti concentrazioni di diossina può causare lesioni della pelle simili a quelle dell’acne o macchie della pelle, alterazioni della funzionalità epatica o della fertilità, alterazioni del sistema immunitario, o ancora alcune forme tumorali, in particolare nei soggetti esposti cronicamente a causa della professione (ad esempio chi lavora in cartaria). Il feto in formazione può essere particolarmente sensibile all’esposizione alle diossine. Una delle diossine più pericolose è tetraclorodibenzo-2, 3, 7, 8 p-diossina o TCDD, il famoso “Agente Arancio”, un erbicida usato come defogliante durante la guerra del Vietnam.

8)APE o alchilfenoli etossilati

DOVE SI TROVA
Si tratta di una famiglia di composti sintetici ampiamente utilizzati e presenti in vari prodotti: detergenti, prodotti cosmetici, biocidi come gli spermicidi, carta, metalli, detergenti per la casa e alcuni giocattoli. Sono inoltre presenti nelle acque di scarico e nell’aria, in seguito all’utilizzo di aerosol. Anche se sono considerati come biodegradabili, la loro presenza in numerosi oggetti e sostanze di uso comune ha attirato l’attenzione di gruppi scientifici e associazioni. Uno dei prodotti di biodegradazione considerato come il più nocivo è il p-nonilfenolo, a causa della sua marcata attività estrogenica.

DANNI
Anche se sono poco noti, gli effetti degli APE potrebbero riguardare la capacità riproduttiva, in particolare causando una diminuzione della qualità e della quantità dello sperma. In Francia il loro utilizzo è vietato dal 3 maggio 2011. In Italia il decreto del 10 maggio 2004 ha recepito la direttiva 2003/53/CE, relativa alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi (Nonilfenolo, Nonilfenolo etossilato, Cemento).
9)PARABENI

Alcuni parabeni sono di origine naturale e si trovano in alcuni tipi di frutta e verdura, formaggi, prodotti delle api e persino nell’organismo umano, come precursori enzimatici, ma l’industra ne fa uso come conservanti nei farmaci, nei cosmetici e negli alimenti per le loro proprietà antibatteriche e antifungine.

Circa una decina di sostanze appartenenti alla famiglia dei parabeni sono di origine industriale.

DOVE SI TROVANO

TUTTI I PARABENI CHE SI TROVANO IN COMMERCIO SONO DI ORIGINE SINTETICA
E’ bene imparare a riconoscerli nelle etichette:

Metilparabene E218 ,utilizzato nei prodotti alimentari, nei cosmetici, shampoo e saponi
Etilparabene E214 , utilizzato nei prodotti alimentari (leggere il dettaglio dopo)
Propilparabene E216, utilizzato nei prodotti alimentari,farmaci e prodotti dell’igiene
Butilparabene utilizzato principalmente nella cosmetica

Ecco in breve elenco di dove si possono trovare :

Creme da viso
Struccanti
Fondotinta
Gel da barba
Shampoo
Deodoranti
Dentifrici
Prodotti per l’igiene intima
Creme solari e doposole
Prodotti per capelli
E in molti altri prodotti

Vengono anche utilizzati come conservanti in alimenti quali:
Verdure cotte
Maionese
Sottoaceti
Bibite addizionate con anidride carbonica
Birra
Prodotti da forno

– PARABENI NEGLI ALIMENTI

Utilizzati per rallentare il processo di degradazione e fermentazione, quindi si trovano per forza in tutti i prodotti a lunga conservazione:merendine ed anche in marmellate,frutta,bevande,prodotti ittici e carne.Ne viene giustificato l’utilizzo per evitare la proliferazione di batteri patogeni….

Il vice direttore della ricerca presso Environmental Workin Group (EWG), un’organizzazione che cataloga tutti gli studi sulle potenziali tossine trovate negli specifici alimenti e li classifica in base alla sicurezza su un database — sostiene che questo non significa che, se per una volta mangi un alimento considerato pericoloso, ti ammalerai per forza. Il messaggio che la ricercatrice, più in generale, vuol far passare è: «Ci sono alcuni alimenti che dovresti evitare il più possibile, sostituendoli con altri più salutari».

Ricordo anche altri distruttori endocrini come:
Idrossianisolo butilato o BHA
la FDA lo considera GRAS, ma secondo molti, tra i quali lo IARC, è un probabile cancerogeno. L’Unione Europea lo considera un distruttore endocrino pericoloso tanto per gli adulti di entrambi i sessi quanto per i bambini; secondo l’EFSA, tra gli effetti negativi, ce n’è anche uno sul comportamento. Viene utilizzato nelle patatine fritte e in altri cibi grassi come conservante ed esaltatore di gusto.
Idrossitoluene butilato o BHT: 
utilizzato spesso insieme al BHA, cui assomiglia chimicamente, come conservante, secondo l’EFSA è causa di tumori del fegato e del polmone negli animali, ed è un probabile distruttore endocrino, ma è classificato come GRAS dalla FDA.
Propil gallato
Impiegato come conservante per i grassi delle salse preconfezionate, è sospettato di essere un distruttore endocrino e un cancerogeno, ma considerato GRAS dalla FDA.
Il propil gallato, impiegato come conservante per i grassi delle salse preconfezionate, è sospettato di essere un distruttore endocrino e un cancerogeno

– PARABENI NEI COSMETICI

Ampiamente utilizzati in saponi,shampoo,cosmetici,deodoranti,creme solari sempre per rallentare la proliferazione di microorganismi che provocherebbero eruzioni cutanee..

– PARABENI NEI FARMACI

Anche in farmacologia vengono suati in particolare nei sciroppi,colliri per prolungare la vita del prodotto una volta aperto.

DANNI

Pare che queste sostanze, da alcuni anni al centro di varie discussioni, siano in grado di attivare nell’uomo i recettori agli estrogeni, causando quindi problemi di fertilità nell’uomo e favorendo il carcinoma ormono-dipendente della mammella nella donna. L’UE intende vietare alcuni parabeni.

Alcune organizzazioni ed alcuni stati come la Francia, che si rifanno al principio di precauzione, si oppongono al loro utilizzo quotidiano. Il 3 maggio 2011, in particolare, è stata adottata in Francia la proposta di legge di Yann Lachaud che vieta l’uso degli ftalati, dei parabeni e degli alchilfenoli, tre categorie di sostanze che interferiscono con il sistema endocrino (distruttori endocrini). L’elenco dei 400 prodotti farmaceutici contenenti parabeni, sotto forma di esteri metilici o propilici è stata compilata da Le Monde. Il testo è stato depositato al senato il 12 luglio 2011; era stato votato positivamente, a maggioranza assoluta, sia all’Assemblea Nazionale che al Senato della Repubblica, nonostante il contrastante parere del governo
Stanno diventando sempre più controversi, arrivando ad essere regolamentati o espressamente interdetti, ad esempio in Francia, comunque nel ruolo di interferenti endocrini per la loro capacità di mimare chimicamente gli estrogeni con possibile ricaduta in effetti sulla salute.

Le allergie sono un fenomeno limitato ad alcuni soggetti predisposti, con i consueti fenomeni relativi (rosacea, dermatite da contatto) i danni maggiori sono a livello endocrino.
Nel 2002 i ricercatori del Tokyo Metropolitan Institute of Public Health hanno scoperto che propilparabene diminuito il numero degli spermatozoi nei giovani ratti e al di sotto delle concentrazioni che la Food and Drug Administration ritiene sicura per il consumo umano negli alimenti (Oishi 2002; 21CFR184.1670).
Altri ricercatori hanno confermato gli effetti di paraben propilico sul sistema endocrino. Esso agisce come un composto estrogenico sintetico e può alterare la segnalazione ormonale e l’espressione genica (Routledge 1998; Terasaka 2006; Vo 2011; Wróbel 2014). Un recente studio condotto da ricercatori della Harvard School of Public Health ha suggerito che l’esposizione a propilparabene può essere associata alla fertilità diminuita (Smith 2013).
Segnalazione endocrino adeguata è particolarmente importante durante i periodi di critiche dello sviluppo, mentre nel grembo materno e durante l’infanzia e l’adolescenza. Le sostanze chimiche che alterano segnalazione ormonale può portare ad effetti avversi sullo sviluppo, la riproduzione e la neurologico e immunitario.

COME RIDURRE L’ESPOSIZONE
  • Evitare tutti i prodotti a lunga conservazione, insacotalati, preferendo prodotti freschi e conservati da noi.
  • Nei prodotti cosmetici leggere bene l’etichetta preferendo pochi prodotti polifunzionali come il burro di karitè,olio di mandorle e produzione in casa, usando come conservante il tocoferolo ovvero la semplice vitamina E!!!
  •  Il suggerimento è di evitarli sotto i tre anni, perché la cute dei più piccoli ha un maggior assorbimento cutaneo e il loro sistema endocrino è in via di sviluppo, negli anziani, che hanno una pelle più fragile, e quando ci si espone al sole
REGOLAMENTAZIONE
L’Unione Europea ha fissato dei limiti ovvero lo 0,4% di sostanza pura e lo 0,8% nelle miscele dei cosmetici.
In Europa ed in Italia l’utilizzo dell’E 216 E217 sono vietati nell’uso alimentare, cosa che invece è legale negli USA!! Gli americani sono ancora ampiamente esposti a questa sostanza chimica. Nel 2010 la ricerca condotta da Antonia Calafat, Ph.D., un chimico rispettato presso i Centri federali per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha riferito che il 92,7 per cento degli americani testati aveva paraben propilico nelle urine (Calafat 2010).
La Francia come detto ne ha vietato l’uso, mentre la Danimarca solo per i prodotti alimentari destinati ai bambini sino ai 3 anni.

10)Pesticidi e i prodotti fitosanitari
DDT, MXC, Inuron, Diuron, Trifluralin, Endosulfan, Vinclozolin… I pesticidi e i prodotti fitosanitari sono molto numerosi e di diverso tipo; vengono utilizzati in modo massiccio nell’industria agroalimentare e nel giardinaggio e molti di essi sono indicati come interferenti endocrini, veri o supposti. Alcuni sono persino utilizzati nella gestione dei campi sportivi o delle strade, il che ne facilita ulteriormente la diffusione nell’ambiente. Le quantità di pesticidi prodotte sono tali che la loro presenza è rilevabile in tutto l’ambiente e si ritiene che alcuni prodotti causino degli squilibri con conseguenze potenzialmente catastrofiche, come i problemi o la morte osservati nel caso delle api. Anche se la lista è molto lunga, qui di  seguito vi indico i pesticidi organoclorati (e i loro metaboliti), il cui effetto di interferenti endocrini è provato.

11)DDT o para-diclorodifeniltricloroetano

Il DDT, massicciamente utilizzato come insetticida a partire dagli anni ’30 del secolo scorso e per circa 60 anni, è generalmente considerato un inquinante organico persistente.

DOVE SI TROVA
Il suo utilizzo in agricoltura è stato progressivamente vietato nei paesi sviluppati tra il 1970 e il 1984, ma continua a essere usato, in particolare nei paesi tropicali nell’ambito della lotta contro la malaria, il tifo o la febbre dengue.

DANNI
Nonostante la riduzione del suo utilizzo, i prodotti della sua degradazione, o metaboliti, persistono nell’ambiente e si ritiene abbiano effetti dannosi sulla fauna e sulla flora. Questi composti hanno infatti un effetto estrogenico che provoca alterazioni ormonali negli animali, ma attualmente gli studi sulla salute dell’uomo restano contraddittori e sono oggetto di controversie. Tra gli effetti indicati troviamo l’azione cancerogena, in particolare sulla mammella, tossicità per il fegato, disturbi dello sviluppo nel nascituro, parti prematuri, alterazione della qualità dello sperma. In attesa di risultati più certi, la polemica sugli effetti del DDDT come perturbante endocrino e i possibili benefici per la lotta contro la malaria continua.

12)MXC o metossicloro

Il MXC, una sostanza simile al DDT, è stato messo in commercio nel 1946 e la sua vendita è notevolmente aumentata dopo il divieto del DDT.

DOVE SI TROVA
Viene utilizzato come prodotto “fitosanitario” ed è meno persistente rispetto al DDT, ma i suoi prodotti di degradazione o metaboliti si ritrovano nell’ambiente e in specie acquatiche e animali, come gli uccelli.

DANNI
Viene considerato un IE e si ritiene che si fissi sui recettori dell’estrogeno, esponendo quindi al carcinoma ormono-dipendente della mammella e problemi di fertilità.

13)CLORDECONE

È un insetticida ampiamente utilizzato tra il 1972 e il 1993 nelle piantagioni di banane delle Antille Francesi; è considerato un interferente endocrino neurotossico ed ha fatto parlare molto di sé sulla stampa francofona e internazionale.

DANNI
Si ritiene infatti che provochi dei disturbi a livello neurologico e cognitivo nei bambini esposti a questa sostanza durante la gravidanza. È inoltre accusato di aumentare il rischio di cancro della prostata. A preoccupare gli scienziati, oltre alla sua prolungata persistenza nell’ambiente, è la sua estesa disseminazione nell’ecosistema, con conseguente contaminazione delle acque, del suolo e sottosuolo, delle piante e degli animali terrestri e marini. Sembra inoltre che il clordecone intensifichi a livello epatico il potenziale effetto tossico di sostanze come il cloroformio o il diclorometano. La questione del diclorometano ha avuto un forte impatto sull’opinione pubblica, inducendo le autorità sanitarie a pubblicare una lista degli alimento a maggiore rischio di contaminazione da parte del clordecone e delle misure precauzionali finalizzate a ridurre l’esposizione dei consumatori.

14)Gli ormoni stereoidei
Si tratta di sostanze naturali secrete dalle ghiandole endocrine degli esseri umani e degli animali, come gli estrogeni, gli androgeni, i glucocorticoidi e i mineralocorticoidi. A questi ormoni se ne aggiungono altri, sintetici, come i contraccettivi utilizzati dalle donne e alcuni prodotti veterinari usati in elevate quantità negli allevamenti, come ad esempio gli steroidi anabolizzanti, in particolare il trenbolone acetato. 
I prodotti della loro degradazione vengono evacuati nelle feci umane e animali e riversati poi nelle acque di scarico, causando quindi la contaminazione dei fiumi. Gli ormoni steroidei sono quindi ingeriti dagli animali e vanno a finire sulla tavola.

DANNI
La presenza di questi ormoni nei fiumi è stata segnalata in molti paesi come causa di una femminilizzazione di molti esemplari maschi di pesci, con conseguente alterazione delle loro capacità produttive. Nell’uomo si ritiene che questi IE causino una riduzione della fertilità.Secondo alcuni rapporti gli ormoni con il maggior potere di interferenza endocrina solo il 17-β-estradiolo, l’estrone, l’estriolo, le mestranol e il 17-α-etinilestradiolo. A questi ormoni, naturali e sintetici, si aggiungono i fitoestrogeni, composti derivati dalle piante come gli isoflavoni che, pur non essendo dei veri e propri ormoni, possono mimare l’azione degli estrogeni. I fitoestrogeni sono presenti in alcuni alimenti come gli oli vegetali, la soia, alcuni cereali e il pane.

15)Prodotti farmaceutici
Oltre agli ormoni steroidei, alcuni farmaci e alcune sostanze prodotte dall’industria farmaceutica potrebbero comportarsi come degli interferenti endocrini ed essere presenti in quantità elevate nelle acque con un ciclo simile a quello degli ormoni steroidei, con l’aggiunta dei rifiuti di origine ospedaliera. Si ipotizza che alcuni di questi farmaci, come ad esempio gliantidepressivi inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, abbiano un effetto sugli ormoni sessuali e sul comportamento e la riproduzione di alcuni vertebrati, in particolare i pesci.

Altri farmaci in grado di avere un impatto sugli ecosistemi e sulla salute umana, interferendo con il sistema endocrino, sono gli antibiotici (che potrebbero anche essere all’origine della resistenza agli antibiotici conseguente all’ingerimento di alimenti che contengono questi farmaci), gli agenti citotossici utilizzati in particolare nella terapia anti-cancro e che potrebbero avere un effetto tossico e mutageno, o ancora i prodotti iodati che potrebbero perturbare la funzione tiroidea.

Più recentemente, infine, gli anti-infiammatori non steroidei (FANS) sono accusati di essere perturbanti endocrini in quanto nel maschio adulto inibirebbero la produzione di testosterone a livello dei testicoli

Vi consiglio anche una lettura di questo documento dove sono indicati anche varie patologie, la sostanza inquisita,l’area geografica…una scheda dettagliata degli insetticidi etc…

 
 

 

“Sorveglianza dell’esposizione a interferenti endocrini”
Vi scrivo un breve decalogo, non soffermatevi solo in una lettura di questo, dove metà delle raccomandazioni le avrete già sentite..seguite l’articolo ed andate nel dettaglio..
DECALOGO LIMITA EVITA // SOSTITUISCI
1. Non utilizzare contenitori in plastica per alimenti o bevande usurati o monouso
Utilizza contenitori in plastica integri solo per gli usi indicati dal produttore
2. Limita l’uso di padelle antiaderenti se graffiate
Utilizza padelle antiaderenti integre,pentole in ceramica o in acciaio inossidabile
3. Utilizzare la carta oleata o pellicola solo a contatto con gli alimenti secondo le indicazioni, ad esempio la carta stagnola non va bene per alimenti acidi!
 
4. Limita la combustione di candele,incenso ed il fumo di sigaretta nell’ambiente in cui si vive.
Assicurare un costante ricambio di aria
5. Sostituire gli involucri lacerati e usurati di oggetti con imbottitura in schiuma (sedili auto,materassi…)
 
6. Limitare l’tilizzo di indumenti idrorepellenti o antimacchia, antifiamma
Sostituire con capi in cotone,lino,..naturali
 
6.bis Evitare l’utilizzo di materassi per lettini con rivestimento o telo impermeabile, comunque rivestimenti in PVC morbido contenete DEHP
 
7. Evitare il consumo di alimenti con parti carbonizzate o bruciate ed alimenti affumicati.(Eliminare le parti bruciate anche nella semplice pizza!!)
 
8. Nei materiali per uso casalingo evitare l’uso di PVC 
Sostituire il più possibile con vetro.
 
9.Evitare fasciatoio o passeggini rivestiti in PVC
In tal caso utilizzare fodere in fibra naturale, in generale evitare che il bambino entri in contatto con oggetti in PVC
10. Scaldare latte o bevande, pappe non in contenitori rovinati o plastica
Sostituire con vetro
11. Non travasare liquidi o mangiare caldo in contenitori di plastica non idonei ad uso alimentare
 
12. Non utilizzare saponi,trucchi,alimenti contenenti parabeni,BHT
Preferire alimenti freschi,di stagione non inscatolati, atmosfera protetta, secchi…
13. Non utilizzare saponi contenti parabeni,ftalati..
Sostituire con prodotti semplici naturali.

TRATTO DA: http://www.lifeme.it/2015/06/interferenti-endocrini-parabeni-bht-ftalati-medicinali-additivi.html

Allarme dei pediatri italiani: “Un terzo delle malattie infantili è causato dall’inquinamento”.

 

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Allarme dei pediatri italiani: “Un terzo delle malattie infantili è causato dall’inquinamento”.

Malattie infantili, i pediatri: “Causate dall’inquinamento nel 30% dei casi”
Allarme dei pediatri italiani: “Un terzo delle malattie infantili è causato dall’inquinamento”Ecco come invertire il trend negativo

La FIMP, Federazione Italiana Medici Pediatri, lancia l’allarme: secondo gli ultimi dati disponibili, 3 casi su 10 di malattie infantili sono provocati dall’inquinamento.

Con un appello lanciato durante il G7 dell’Ambiente, a Bologna, i medici hanno voluto indicare la azioni concrete da perseguire per ridurre l’impatto. “Una priorità per i pediatri e per le istituzioni”, scrivono dalla Federazione. Tutti i dettagli del loro appello.

Malattie infantili: il nodo inquinamento

Il documento si intitola “Ambiente e salute infantile: dalla consapevolezza del rischio alle strategie per limitare i danni e costruire la salute futura dei bambini italiani“. La FIMP lo ha redatto per sensibilizzare istituzioni e cittadini sulle problematiche ambientali. L’inquinamento dell’aria sarebbe infatti tra le cause principali di malattia e morte della popolazione mondiale, non solo infantile:

Già nel 2006 l’OMS stimava che il 25% di tutte le patologie negli adulti e oltre il 33% nei bambini sotto i 5 anni fosse attribuibile a fattori ambientali “evitabili”. Un più recente documento – sempre dell’OMS – stima che, a livello mondiale, circa 1 su 4 del totale delle morti sia attribuibile al vivere o al lavorare in ambienti malsani. Complessivamente in tutto il mondo ogni anno ci sarebbero 12,6 milioni di decessi attribuibili ad ambienti insalubri e 1,4 milioni di questi si verificherebbero in Europa“.

In pratica, i pediatri ci dicono che un terzo delle malattie infantili, che colpiscono chi ha meno di 5 anni, sono attribuibili all’inquinamento ambientale.

Non solo. I rischi si estenderebbero anche al feto, durante la gravidanza. Tutti i fattori scatenanti sono sintetizzati da Maria Grazia Sapia, referente Nazionale Fimp per l’Ambiente:

“Le sostanze chimiche di sintesi derivanti da attività industriali e agricole, lo smaltimento dei rifiuti, le produzioni energetiche e le radiazioni elettromagnetiche sono fattori di rischio. Nel loro insieme agiscono sugli adulti, quindi anche sui gameti, sul feto durante la gravidanza e sul bambino sopratutto nei primi anni di vita”.

Sapia punta il dito in modo particolare su pesticidi chimici e particolato atmosferico:

Particolarmente importanti sono le conseguenze dei pesticidi nel settore alimentare e dei particolati/polveri sottili negli ambienti domestici, urbani e scolastici per la funzione respiratoria che possono aumentare in modo significativo e diffuso la patologia sub acuta, cronica e la cancerogenicità”.

Malattie infantili: le patologie in aumento

Sapia, oltre a elencare i fattori di rischio, spiega anche quali sono le malattie in aumento causate dall’inquinamento. Eccone un elenco:

  • Patologie degli organi endocrini
  • Disturbi agli apparati respiratorio e digestivo
  • Patologie cardiovascolari
  • Alterazioni dello sviluppo neuro-cognitivo-sensoriale
  • Alterazione del metabolismo
  • Basso peso alla nascita
  • Rischio di aborto e prematurità
  • Aumento della cancerogenicità
Malattie infantili: come rimediare

La Federazione non si limita a indicare il problema. Offre anche una serie di soluzioni, da implementare subito, per migliorare le condizioni di salute nostre e dei nostri bambini. E lancia un appello affinché tutte le istituzioni collaborino attivamente.

Ecco le proposte:

  • Attivare un monitoraggio costante, integrato e sistematico sull’inquinamento ambientale e sugli effetti che ha sui bambini.
  • Ridurre i limiti massimi degli inquinanti in aria, acqua e suolo, per far fronte alla vulnerabilità dell’età pediatrica.
  • Applicare sempre per l’infanzia il “principio di precauzione”.
  • Rinforzare l’attenzione ai primi 1000 giorni di vita del bambino, dal concepimento ai primi anni. Un’attenzione che deve tradursi in atti concreti.
  • Mappare, in tempi brevi, gli edifici scolastici. Individuare in particolare condizioni di inquinamento indoor, prestando attenzione alla possibile presenza di campi elettromagnetici indotti dalle reti wireless.
  • Puntare sull’educazione: promuovere e incentivare programmi, per bambini e adulti, per la salvaguardia dell’ambiente e la scelta consapevole dei prodotti (alimenti, giocattoli, etc.).
  • Incentivare il ricorso alle fonti di energia rinnovabili.
  • Promuovere politiche di sviluppo eco-sostenibile.

Coca Cola, Pepsi e Danone: le multinazionali stanno consumando tutta l’acqua del Messico

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Coca Cola, Pepsi e Danone: le multinazionali stanno consumando tutta l’acqua del Messico

Coca Cola, Pepsi e Danone stanno prosciugando il Messico. Le multinazionali, infatti, godono di speciali concessioni per lo sfruttamento delle falde acquifere, ma non sono adeguatamente controllate, e oltretutto pagano delle tasse irrisorie per questo, nonostante detengano l’82 per cento del mercato in termini di vendite totali. Un disastro ambientale, oltre che umano.

Questa la denuncia di Léo Heller, Relatore Speciale sul diritto umano all’acqua potabile e all’igiene dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), che ha presentato un rapporto al quale hanno collaborato 101 organizzazioni umanitarie. Come riportano i media locali, il rapporto presentato da Heller dipinge una situazione gravissima e destinata a peggiorare, che sta impoverendo il Messico di acqua e di risorse.

Solo per citare un esempio, la Coca Cola paga 2 mila e 600 pesos per ciascuna delle 46 concessioni per il prelievo delle acque sotterranee all’anno (un totale, dunque, che non arriva a 120 mila pesos), ma solo nel 2007 ha ottenuto guadagni per 32 miliardi e 500 milioni di pesos. Anche senza conoscere il cambio e il potere di acquisto, il confronto appare piuttosto inquietante.

Heller ha poi spiegato che nel corso del 2014 l’industria mineraria ha sfruttato 437 milioni di metri cubi di acqua, sufficienti a soddisfare le esigenze dello stesso periodo di tutta la popolazione degli stati messicani Baja California, Colima, Campeche e Nayarit. Un prosciugamento senza precedenti, che calpesta tutti i diritti umani all’acqua potabile.

E questa è solo una punta di un iceberg triste e molto pericoloso: le società di estrazione mineraria godono di privilegi fiscali incomparabili che hanno dato loro la possibilità di mettere a disposizione le risorse naturali della Nazione a beneficio di pochissimi.

Le recenti riforme hanno conferito al settore minerario ed energetico carattere di pubblica utilità, rendendo l’esplorazione e l’estrazione di risorse di interesse per la Nazione e l’ordine pubblico, privilegiando queste attività rispetto a qualsiasi altra.

fonte: https://www.greenme.it/consumare/acqua/23970-multinazionali-acqua-messico

I fantastici ghiaccioli fatti con acque inquinate. Come? Non li mangeresti? …E allora perchè li stai preparando per i TUOI figli…???

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I fantastici ghiaccioli fatti con acque inquinate. Come? Non li mangeresti? …E allora perchè li stai preparando per i TUOI figli…???

Questi “Ghiaccioli” sono stati confezionati congelando acque inquinate da varie località. L’idea arriva da Taiwan, più precisamente dalla National Taiwan University of Arts , e parte dal progetto di tre studenti: Hung I-chen, Guo Yi-hui, and Cheng Yu-ti.

guarda il video QUI

I ragazzi hanno deciso di usare i campioni prelevati da 100 luoghi differenti e congelarli, dopo essersi resi conto di una triste, impressionante verità: quasi il 90% di quelle acque conteneva plastica. Per far si che potessero esporre i ghiaccioli senza che si sciogliessero, li hanno poi ricreati usando resina di poliestere.

I tre studenti hanno anche progettato un involucro per ogni tipo di ghiacciolo, con su scritto il nome de luogo da cui proviene ogni campione.

Il loro lavoro è stato premiato con il Youg Pin Design Award ed esposto al World Trade Center di Taipei.

Il Pacific insitute calcola che ogni giorno vengono sversati nelle acque del mondo 2 milioni di tonnellate di liquame fognario. Un dato che deve far riflettere.

fonte: http://coscienzeinrete.net/arte/item/2990-gli-impressionanti-ghiaccioli-fatti-con-acque-inquinate

Tu non lo mangeresti uno di questi ghiaccioli?

E perchè dovrebbe mangiarlo TUO figlio?

Clima: cosa ne pensano davvero gli scienziati?

 

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Clima: cosa ne pensano davvero gli scienziati?

In occasione della strillata attenzione mediatica sui “cambienti climatici” di presunta origine antropica, in seguito alla decisione dell’amministrazione Trump di recedere dagli accordi sul clima stilati a Parigi nel 2015, proponiamo in esclusiva questo articolo inedito contenente informazioni che i media mainstream difficilmente vi daranno… un’informazione corretta crea una società sana![Redazione]


Imperversa il dibattito sui cambiamenti climatici

In tutto il mondo scienziati in numero sempre crescente stanno vagliando i dati ed esprimendo il proprio dissenso dalla “opinione condivisa” dell’IPCC dell’ONU che il riscaldamento globale sia provocato dalle attività umane.

Nota di Ed Ring, Direttore di EcoWorld.com: sull’argomento del cambiamento climatico abbiamo pubblicato più materiale che mai in virtù di una ragione assai semplice: il dibattito non è ancora concluso per quanto concerne la causa, la gravità finale o i rimedi inerenti; in realtà il dibattito non è mai giunto a una conclusione, laddove uno dei più madornali esempi storici di distorsione mediatica ha visto la stampa convenzionale accettare la nozione che fosse terminato oppure sorvolare sull’emarginazione di chiunque si ostinasse a darvi seguito.

Verrebbe da pensare che data la posta in gioco – la riorganizzazione integrale dei nostri sistemi politico ed economico – il dibattito sia il benvenuto, che coloro i quali lo invocano siano salutati come esempi di moderazione e buon senso invece di essere stigmatizzati come fanatici ideologizzati o imbonitori corporativi. Il fatto che si consideri presumibilmente “concluso” il dibattito riguardante qualcosa il cui rimedio comporta trasformazioni talmente radicali e repentine dovrebbe suscitare l’allarme di chiunque, almeno a parole, abbia a cuore i diritti umani, le libertà individuali, la libera impresa e una società aperta. Il concetto che chiunque metta in discussione l’allarmismo sul riscaldamento globale venga apertamente demonizzato dovrebbe preoccupare qualsiasi studioso di storia. La soluzione – controllo governativo su virtualmente qualsivoglia elemento emetta gas, fra cui CO2, che per piante e alberi è necessario per la sopravvivenza, nonché elevatissime nuove imposte (magari mascherate come meccanismi “cap and trade” [in sintesi, commercio di emissioni che superano un tetto massimo, ndt] favorevoli a Wall Street, ma il cui costo è a carico dei consumatori) – dovrebbe destare la preoccupata attenzione di chiunque tenga ad avere un governo rappresentativo e conferisca valore al concetto di proprietà privata.

Forse a essere in pericolo è il buon senso. Se la Terra si sta davvero riscaldando a causa della CO2 determinata dall’attività umana, in che modo si può intervenire? Sequestreremo 20-30 gigatonnellate di CO2 all’anno, quando con il denaro complessivo necessario a tale scopo riusciremmo a disinquinare tutti i fiumi, a bloccare il depauperamento oceanico delle risorse ittiche, a eliminare gli agenti inquinanti dell’aria e a fermare la malaria? Pur accettando le conclusioni dei modelli climatici – problematici miscugli che costituiscono l’imperativo scientifico a monte dell’allarmismo inerente all’AGW [riscaldamento globale determinato dall’attività umana] e delle conseguenti politiche – non è forse vero che dovremmo sequestrare letteralmente l’ottanta per cento della CO2 attualmente ascritta alle attività umane? Non è forse al di fuori delle nostre possibilità? Perché non attuare una riforestazione del pianeta? Perché non ripristinare le foreste di mangrovie che un tempo inibivano i flutti di marea lungo le costiere tropicali in modo che si possano rigenerare e impedire nuovamente alle tempeste stagionali di inondare le isole tropicali, e perché non impedire la distruzione delle barriere coralline e così porre termine alla sconsiderata pesca industriale in loco? Esiste una valida agenda ambientale del tutto disgiunta dall’allarme connesso al riscaldamento globale – ed esistono anche numerosi scettici che hanno comunque molto a cuore la questione ambientale.

Il senso comune ci suggerirebbe di mettere in discussione non l’agenda degli scettici, bensì quella degli allarmisti del riscaldamento globale che fanno affidamento sulla paura e su un approccio scientifico discutibile. Se esiste una “industria della negazione”, chi se ne avvantaggerà? Una manciata di gruppi di ricerca sottofinanziati? Se esiste un’agenda occulta, è assai più probabile che derivi dalla “industria dell’allarme”.
Le agenzie governative intascano maggiori introiti fiscali, le Nazioni Unite ottengono una fiumana di entrate, le compagnie assicurative riscuotono premi più elevati, i procuratori intentano un maggior numero di azioni legali, Wall Street ricava una nuova fonte di provvigioni e competenze, le corporazioni ottengono ulteriori sovvenzioni, vari attivisti, accademici, politici, consulenti professionali e organizzazioni no-profit del settore ambientalista acquisiscono una nuova fonte di finanziamento e influenza che spariglia le carte, le imprese di piccole dimensioni vengono distrutte in quanto non possono permettersi di conformarsi alle nuove norme, mentre le famiglie di ogni dove pagano costi punitivi per energia, acqua e terreno. È questo il futuro che vogliamo? Forse, se tutto questo allarmismo dell’AGW fosse vero!

Il Convegno Internazionale sui Cambiamenti Climatici del 2008 descritto nel presente servizio, tenutosi a New York City agli inizi di marzo, ha visto la presenza di alcuni fra i più credibili (nonché accreditati) partecipanti mai convenuti a un’iniziativa connessa al clima. Le loro relazioni sulla climatologia sono state disparate, come si conviene a un convegno scientifico, e i più erano “scettici”, e anche questo si addice a un evento di questa natura. Ma sebbene il rapporto lo descriva come ben coperto dai media, in realtà non è stato così. Per la maggior parte, questi ultimi lo hanno ignorato.
Il paragone adeguato non concerne il fatto che alcuni dei media abbiano o meno dato notizia di tale evento, bensì se l’evento abbia riscosso lo stesso livello di attenzione riservato al più recente comunicato stampa dell’IPCC (Intergovernmental Panel On Climate Change-Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici) delle Nazioni Unite; sotto tale profilo la copertura è risultata inesistente e, in fin troppi casi, incline a proporre una derisoria e servile caratterizzazione dell’evento come l’ultimo rantolo dei “Flat Earthers” [sostenitori della teoria che la Terra sia piatta, ndt].
Numerosi individui coscienziosi, relativamente esenti da pregiudizi, percepiscono semplicemente che la scienza del clima è superiore alle loro forze; hanno bisogno di riconoscere che tale inibizione non ha fermato coloro che riportano le notizie o i membri delle comunità politica e dello spettacolo sui cui pronunciamenti costoro hanno fatto affidamento.
E coloro i quali credono all’allarmismo dell’AGW in quanto si adatta a distorsioni preesistenti oppure promuove un’agenda politica o economica, bene, costoro tengano presente questo: la scienza – una volta rimossi la corruzione e l’opportunismo che hanno infettato gran parte della comunità scientifica per quanto concerne la questione del presunto riscaldamento globale – non ha ideologia, né scopi reconditi; è del tutto imparziale. La scienza confida nello scetticismo e in ultima analisi si fonda sulla verità.

Si riaccende il dibattito: nell’ambito del convegno sul clima gli scettici sul riscaldamento globale contestano le asserzioni sull’opinione condivisa e sostengono l’avvenuta soppressione di conclusioni scettiche sulle previsioni allarmistiche

– Marc Morano, 15 marzo 2008

Gli scienziati scettici sui timori per il clima modificato dall’attività umana, convenuti al Convegno Internazionale sui Cambiamenti Climatici del 2008 tenutosi a New York City, hanno descritto “storie di puro orrore” relative a come alcune riviste scientifiche abbiano adottato un “comportamento scandaloso e immorale” nel tentativo di impedire loro di pubblicare il proprio lavoro sulle testate riviste dai pari.
Il pionieristico convegno del 2-4 marzo, che ha visto la presenza di oltre cento oratori e la partecipazione di oltre cinquecento convenuti, è stato l’occasione per presentare il rapporto di un team di scienziati internazionali i quali hanno costituito un gruppo allo scopo di controbattere all’IPCC delle Nazioni Unite. (Nota: l’autore del presente rapporto ha partecipato attivamente al convegno.)

L’evento, che ha riscosso una rilevante attenzione da parte dei media statunitensi e internazionali, ha visto anche la partecipazione di numerosi scienziati di tutto il mondo, che hanno fatto o fanno tuttora parte dell’IPCC. Il convegno si è svolto pochi mesi dopo la pubblicazione di un eclatante Rapporto di Minoranza del Senato degli Stati Uniti, che annovera oltre 400 eminenti scienziati i quali hanno di recente contestato le asserzioni relative al riscaldamento globale causato dall’attività umana. Gli oltre quattrocento scienziati del rapporto smantellano integralmente le asserzioni secondo cui “tutti gli scienziati concordano” sul riscaldamento globale provocato dall’uomo.
Tuttavia, come ha notato il 6 marzo il reporter ambientale del New York Times Andrew Revkin:

“Come tutti sappiamo, la climatologia non è un gioco numerico (esistono pile di dichiarazioni firmate da persone provviste di titoli di studio specialistici per tutti gli ambiti della questione).”

Inoltre, un’indagine canadese condotta presso alcuni scienziati, divulgata il 6 marzo 2008, ha presentato ulteriori riscontri del fatto che il presunto “consenso” è inesistente. Un sondaggio d’opinione su oltre 51.000 scienziati presso la Association of Professional Engineers, Geologists and Geophysicists of Alberta (APEGGA) ha rilevato che il 68 per cento di costoro si trova in disaccordo con la dichiarazione secondo cui “il dibattito sulle cause scientifiche del recente cambiamento climatico è risolto”.
Secondo l’indagine, solo il 26 per cento degli scienziati ascriveva il riscaldamento globale a “attività umane quali l’impiego di combustibili fossili”.

Il direttore esecutivo dell’APEGGA Neil Windsor ha affermato: “Non siamo affatto sorpresi. Non esiste alcun palese consenso degli scienziati del quale siamo a conoscenza.”

Il trattamento riservato agli scienziati scettici

Nel corso del convegno, gli scienziati hanno messo in risalto la scarsissima tolleranza che istituzioni e riviste scientifiche hanno manifestato nei confronti dei punti di vista scettici sulla questione climatica.

“Noi [colleghi scienziati scettici] abbiamo parlato perlopiù di lavoro e di prossimi documenti, quindi abbiamo seguito il solito rituale delle lagnanze relative ai direttori delle riviste e alla ridicola trafila a cui talora siamo costretti a sottoporci per vedere pubblicati i nostri articoli. Ad ogni modo, alcuni colleghi hanno raccontato storie decisamente raccapriccianti su quanto loro accaduto allorquando hanno cercato di pubblicare documenti in cui si esaminavano punti di vista opposti a quelli del ‘consenso’; un tipo di comportamento decisamente scandaloso e immorale da parte di alcuni direttori. Ne sono rimasto sconvolto.”

Così ha scritto sul proprio blog (http://wmbriggs.com/blog/) il 4 marzo un partecipante al convegno, ovvero il Dr. William M. Briggs, statistico del clima presso il Probability and Statistics Committee dell’American Meterological Society nonché condirettore di Monthly Weather Review.

L’eminente fisico ungherese Dr. Miklys Zágoni, ex sostenitore del riscaldamento globale il quale ha di recente cambiato opinione sui timori per il clima e ora rientra nel novero degli scettici, ha presentato riscontri scientifici che confutano le crescenti paure inerenti alla CO2. Il mentore scientifico di Zágoni, lo scienziato nonché fisico dell’atmosfera ungherese Dr. Ferenc Miskolczi, si è dimesso dal proprio incarico presso la NASA in quanto disgustato dalla mancanza di libertà scientifica del suddetto ente. Miskolczi, il quale al convegno ha peraltro presentato le sue scoperte riviste dai pari, ha detto che avrebbe voluto divulgare la sua nuova ricerca che dimostrava come “le teorie sfuggite di mano relative all’effetto serra contraddicono le equazioni sul bilancio energetico”, ma sostiene che la NASA si è rifiutata di consentirglielo.

“Sfortunatamente, il mio rapporto professionale coi miei supervisori alla NASA si è deteriorato a un livello per me intollerabile. La mia idea di libertà scientifica non può coesistere con le recenti pratiche dell’ente di maneggiare i risultati scientifici relativi ai nuovi cambiamenti climatici,”

ha affermato Miskolczi secondo un articolo del 6 marzo su DailyTech.com.
Il meteorologo Joseph D’Aleo, primo direttore di meteorologia presso The Weather Channelnonché ex presidente del Committe on Weather Analysis and Forecasting dell’American Meteorological Society, ha evidenziato che numerosi suoi colleghi non hanno partecipato al convegno in quanto “temevano che la loro partecipazione potesse compromettere il loro impiego”. D’Aleo ha descritto il timore di punizioni tipico di numerosi scettici come uno “stato di cose desolante”, ma si è anche detto convinto che esista

“con tutta probabilità una maggioranza silenziosa di scienziati esperti nei campi della climatologia, meteorologia e scienze affini i quali non avallano quella che viene definita come la posizione del ‘consenso’”.

Altri scienziati hanno ripreso tali asserzioni. Lo scienziato dell’atmosfera Dr. Nathan Paldor, docente di Meteorologia Dinamica e Oceanografia Fisica presso l’Università Ebraica di Gerusalemme nonché autore di quasi 70 studi rivisti dai pari, nel dicembre 2007 ha dichiarato che gli scettici riscontrano difficoltà di gran lunga superiori nel pubblicare sulle testate riviste dai pari. Paldor (il quale non ha partecipato al convegno tenutosi a New York) nella suddetta occasione ha scritto:

“Numerosi colleghi con cui ho avuto modo di conferire condividono queste opinioni e riferiscono la preclusione verso la possibilità di pubblicare sui media pubblici o scientifici il proprio punto di vista scettico.”

Nel febbraio 2008 l’ambientalista canadese Dr. David Suzuki ha richiesto pubblicamente che i politici scettici sulla “crisi” climatica di origine umana vengano schiaffati “in prigione poiché quanto stanno facendo è un atto criminoso”.

(Vedere inoltre l’approfondito rapporto di luglio 2007, nel quale si descrive il modo in cui gli scienziati scettici hanno subito minacce e intimidazioni.)

Le critiche verso l’opinione condivisa o “consenso”

Numerosi eminenti scienziati presenti sono rimasti decisamente colpiti dal convegno sul clima tenutosi a New York.
Il meteorologo e ricercatore del fenomeno uragani Stanley B. Goldenberg del NOOA (National Oceanic and Atmospheric Administration) di Miami ha elogiato il convegno sponsorizzato dal’Heartland Institute, e ha riferito al New York Times:

“Il fatto è che questo convegno testimonia che esistono numerosi scienziati affermati, stimati e in molti casi di fama mondiale, i quali hanno condotto in vari ambiti del ‘cambiamento climatico’ accurate ricerche i cui esiti divergono recisamente da quelli dell’IPCC [dell’ONU].”

Joseph D’Aleo non ha espresso che elogi per il convegno, infatti il 4 marzo ha scritto sul suo sito web (www.IceCap.us):

“Si è trattato del migliore convegno sul clima cui abbia partecipato in trent’anni di appartenenza alle associazioni professionali. Il raduno di due giorni ha visto oltre 100 eccellenti presentazioni a opera di scienziati provenienti da Australia, Canada, Inghilterra, Francia, Ungheria, Nuova Zelanda, Polonia, Russia, Svezia e, naturalmente, Stati Uniti.”

La spesso ripetuta nozione di “centinaia” o addirittura “migliaia” di scienziati allineati con l’ONU nell’approvazione di un unico “consenso” non regge a un esame accurato. Di tutti gli scienziati associati all’ONU, solo 52 hanno partecipato all’UN IPCC Summary for Policymakers, che ha dovuto attenersi ai dettami dei delegati e leader politici dell’ONU secondo una procedura descritta come più somigliante a uno scontro sui principi programmatici di una riunione di partito che a un procedimento scientifico.
Numerosi attuali ed ex scienziati ONU non condividono l’IPCC Summary for Policymakers e molti di essi hanno partecipato al convegno degli scettici sul clima tenutosi a New York. Inoltre, le cosiddette dichiarazioni di “consenso” di gruppi scientifici quali la National Academy of Sciences, l’American Meteorological Society e l’American Geophysical Union sono votate da all’incirca due dozzine di membri dei vari consigli direttivi, senza coinvolgimento diretto degli scienziati della ‘base’ nelle votazioni stesse.
D’Aleo ha affrontato la questione delle lamentele di alcuni giornalisti dei media convenzionali i quali hanno evidenziato che il convegno sul clima non ha prodotto una comunicazione scientifica convergente ma, al contrario, ha postulato molteplici spiegazioni del cambiamento climatico. D’Aleo ha scritto:

“Vi erano opinioni diverse, come si conviene in ambito scientifico, e tutte sono state rispettate. Non c’erano né il pensiero di gruppo né il modo di pensare stagnante che riscontriamo in occasione di altri cosiddetti convegni sul clima.”

Per quale motivo i media dovrebbero aspettarsi una comunicazione scientifica uniforme da un grande convegno sul clima? A quanto pare ai giornalisti andrebbe ricordato che l’evento insolito è l’IPCC dell’ONU (in fin dei conti, si tratta del Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici) e non il convegno sul clima tenutosi a marzo a New York City. D’altronde è pur vero che il convegno degli scettici ha presentato un assortimento di posizioni scientifiche, tuttavia i giornalisti non dovrebbero sorprendersi per tale diversità di vedute. Al contrario, il quesito che costoro dovrebbero porsi è il seguente: come mai i fenomeni climatici sostenuti dall’IPCC dell’ONU sono caratterizzati da una tale conformità e mancanza di dissenso? Molti giornalisti sono talmente abituati a presenziare agli incontri virtualmente già forniti di copione dell’UN IPCC Summary for Policymakers, incontri che raggiungono un “consenso” predeterminato secondo cui è l’umanità a pilotare la crisi climatica.

La copertura del convegno da parte dei media

Il convegno sul clima ha guadagnato l’attenzione di numerosi esponenti dei media, fra cui New York Times, BBC, Washington Post, ABC News, Associated Press, Reuters, China Post, CNSNews.com, CNN, Sun di New York, Fox News, Times of India, Ceske Noviny della Cecoslovacchia, Investor’s Business Daily, Financial Post del Canada, United Press International, WorldNetDaily.com e Wall Street Journal.

Parte della copertura mediatica convenzionale ha ben presto toccato il fondo. Ad esempio consultate il rapporto NewBusters in cui Miles O’Brien della CNN accusa gli scienziati del convegno di essere dei “Flat Earthers”. Altri media, fra cui il New York Times, hanno presentato una cronaca onesta. Nonostante gli sforzi di numerosi esponenti dei media di irridere il raduno, il fatto che giornalisti quali Miles O’Brien della CNN e Bill Blakemore di ABC News siano intervenuti, viste e considerate le loro passate cronache sugli argomenti climatici, per il convegno ha rappresentato una mezza vittoria.
Inoltre, nel corso del convegno il Business and Media Institute (BMI) ha presentato il proprio esauriente studio che evidenzia il modo in cui i notiziari riferiscono del riscaldamento globale. Lo studio dal titolo “Global Warming Censored” ha rilevato che i notiziari televisivi via cavo mettono a tacere il dibattito e fanno affidamento su “politici, star del rock e comuni cittadini per i servizi scientifici”. BMI ha peraltro espresso critiche sulla copertura mediatica dei notiziari relativa al Convegno Internazionale sui Cambiamenti Climatici. WorldNetDaily.com ha fatto altrettanto con un servizio dal titolo “Mainstream media’s mockery”. American Thinker è intervenuto autorevolmente con un resoconto assai esauriente dal convegno.

(Nota: per un campione della copertura mediatica, vedere la parte due del presente rapporto [disponibile tramite la pagina web citata in calce all’articolo].)

Smascherati i miti fondanti

Uno degli articoli più incisivi sul convegno è stato quello di John Tierney del New York Times(6 marzo), il quale ha messo in evidenza l’erronea nozione che i finanziamenti del “settore industriale” alimentino lo scetticismo in materia di clima. Tierney ha scritto:

“I critici ritengono davvero che vi siano da guadagnare più denaro e più gloria mettendo in dubbio il riscaldamento globale piuttosto che adeguandosi alle tesi della maggioranza? Pongo tale quesito non perché io metta in discussione l’integrità e la competenza dei ricercatori e dei gruppi ambientalisti che stanno ottenendo miliardi di dollari da enti governativi, corporazioni, fondazioni e privati cittadini preoccupati per il cambiamento climatico.”

Un rapporto dell’agosto 2007 esaminava in che modo i sostenitori del riscaldamento globale provocato dall’attività umana godono quanto a finanziamenti di un monumentale vantaggio rispetto agli scienziati scettici. Tierney ha citato una dichiarazione di Joseph Bast, presidente di Heartland:

“Le donazioni da parte di società del settore energetico non hanno mai superato il cinque per cento del nostro budget in qualsivoglia anno, né esiste alcuno sponsor corporativo che finanzi una qualsiasi parte di questo convegno.”

Tierney ha inoltre evidenziato il fatto che le cosiddette “soluzioni” al riscaldamento globale rappresentano per molti un modo di far soldi; ha scritto:

“A Washington il sistema cap-and-trade [in sintesi, commercio di emissioni che superano un tetto massimo, ndt] per ridurre le emissioni di anidride carbonica (del tipo criticato nel corso del convegno tenutosi questa settimana) è popolare – in misura non irrilevante – a causa dei membri delle lobby corporative che intravedono l’opportunità di far soldi grazie ai crediti di anidride carbonica”, quindi ha aggiunto che “fra l’altro vi sono consistenti fondi da distribuire a ricercatori che studiano il cambiamento climatico e le nuove tecnologie energetiche”.

Visioni diversificate, dissenso crescente

Il convegno degli scienziati dissenzienti di New York City si è tenuto dopo che in molti avevano dichiarato il 2007 come “l’apice” dell’allarmismo climatico e vi avevano fatto riferimento come all’anno in cui i timori concernenti il riscaldamento globale causato dall’attività umana avevano “morso la polvere” in quanto numerosi studi rivisti dai pari contraddicevano le paure per la CO2 in ascesa. Al convegno hanno preso parte molti degli oltre 400 scienziati annoverati nel Rapporto di Minoranza del Senato degli Stati Uniti del dicembre 2007.

Gli scienziati scettici hanno presentato sul cambiamento climatico visioni diversificate, tuttavia in linea generale si sono ritrovati attorno a vari punti chiave:

  1. attualmente la Terra rientra agevolmente all’interno della variabilità climatica naturale;
  2. quasi tutti i timori concernenti il clima sono indotti da non comprovate previsioni realizzate su modello al computer;
  3. numerosi studi rivisti dai pari continuano a sconfessare le paure per la CO2 in ascesa; e
  4. il “consenso” è stato costruito per scopi politici e non scientifici.

In nazioni quali Germania, Brasile, Olanda, Russia, Argentina, Nuova Zelanda, Portogallo e Francia, gruppi di scienziati si sono di recente pronunciati pubblicamente per contrastare e sfatare i timori concernenti il cambiamento climatico causato dall’uomo. Inoltre numerosi scienziati, peraltro convinti ambientalisti, ritengono che la promozione della paura per il clima abbia “cooptato” e “dirottato” il movimento dei verdi.

Il film dell’ex vicepresidente degli USA Al Gore dal titolo Una scomoda verità e i rapporti dell’IPCC dell’ONU hanno spinto numerosi scienziati scettici a pronunciarsi pubblicamente e a unirsi al crescente gruppo della ‘resistenza’. Nel maggio 2007 il climatologo Robert Durrenberger, già presidente della American Association of State Climatologists, ha dichiarato:

“Al Gore mi ha riportato alla lotta e mi ha spinto a condurre rinnovate ricerche in ambito climatologico. Quindi, in virtù di tutte le informazioni erronee sul cambiamento climatico propinate da Al Gore e dal suo esercito, ho deciso che i ‘veri’ climatologi dovrebbero tentare di aiutare il pubblico a comprendere la natura del problema.”

A partire dalla divulgazione del Rapporto di Minoranza del Senato degli Stati Uniti in data 20 dicembre 2007, in cui si esaminano i punti di vista di centinaia di scettici, esiste un flusso costante di scienziati da tutto il mondo i quali continuano a dichiararsi dissenzienti rispetto alla presunta “crisi climatica”.

A pochi giorni dall’inizio del convegno sul clima, la D.ssa Joanne Simpson, prima donna a conseguire un dottorato in meteorologia, ha dichiarato il proprio “scetticismo” a riguardo del catastrofico riscaldamento causato dall’uomo. In una lettera aperta postata il 27 febbraio 2008 dall’ex climatologo dello stato del Colorado Roger Pielke, Sr., il quale ha descritto la D.ssa Simpson come una “dei più eminenti scienziati degli ultimi cent’anni”, la studiosa, già in forza alla NASA nonché autrice di oltre 190 studi, ha scritto:

“Dato che non sono più affiliata ad alcuna organizzazione e non ricevo finanziamenti di alcun tipo, posso parlare in tutta franchezza”, spiegando che “il principale fondamento dell’asserzione secondo cui il rilascio di gas serra da parte dell’uomo è la causa del riscaldamento si basa pressoché interamente su modelli climatici. Tutti noi conosciamo la fragilità dei modelli riguardanti il sistema aria-superficie, basta guardare le previsioni del tempo. Come scienziata resto scettica.”

Scienziati scettici in costante aumento

Il 28 febbraio William F. McClenney, geologo professionale autorizzato della California nonché ex revisore ambientale abilitato nel Victoria, Australia, ha annunciato di aver modificato radicalmente il proprio punto di vista sul riscaldamento globale provocato dall’uomo. Ora McClenney afferma di “aver fatto i conti e compreso che non è proprio possibile conseguire il riscaldamento globale con la CO2”, quindi va a ingrossare le fila degli altri scienziati che di recente hanno cambiato posizione – da sostenitori a scettici – dei timori inerenti al cambiamento climatico antropogenico.
Il geologo Dr. Don Easterbrook, professore emerito di Geologia presso la Western Washington University, autore di otto libri e 150 pubblicazioni su riviste, ha annunciato di “giocarsi la reputazione” con la previsione di un raffreddamento globale. Il 1° marzo 2008 il Dr. Easterbrook ha scritto:

“La media ricavata dai quattro principali metodi di misurazione della temperatura risulta leggermente più fredda a partire dal 2002 (fatta eccezione per la breve parentesi di El Niño) e con un raffreddamento da record quest’inverno. L’argomentazione secondo cui si tratta di un arco di tempo troppo breve per essere significativo sarebbe valida se non fosse per il fatto che tale raffreddamento si adatta alla perfezione allo schema periodico dei cicli caldo/freddo nel corso degli ultimi 400 anni.”

Lo scienziato dell’atmosfera Dr. Art V. Douglas, fino a non molto tempo fa presidente del Dipartimento Scienze dell’Atmosfera della Creighton University di Omaha, Nebraska, nonché autore di numerosi documenti per pubblicazioni riviste dai pari, nel febbraio 2008 ha annunciato pubblicamente il proprio dissenso rispetto ai timori inerenti al cambiamento climatico causato dall’uomo, affermando:

“Quale che sia il tempo atmosferico, non è determinato dal riscaldamento globale.”

Il fisico dell’atmosfera James A. Peden, già in forza allo Space Research Center di Pittsburgh nonché membro fondatore dell’American Society for Mass Spectrometry, ha annunciato il proprio scetticismo in data 18 febbraio 2008, scrivendo:

“Mi dispiace, gente, ma non accettiamo affatto l’Isteria Globale. Siamo ferrati in fisica dell’atmosfera e molte asserzioni sono risultate quantomai ambigue sin dall’inizio.”

Nel gennaio 2008 lo scienziato ambientale portoghese Professor Delgado Domingos, fondatore e direttore del gruppo Numerical Weather Forecast, ha annunciato pubblicamente di considerare i timori climatici connessi alla CO2 una “pericolosa insensatezza”. Domingos, in pensione dal 2006, ha pubblicato oltre 150 articoli nei settori di ricerca inerenti a termodinamica, metodi numerici in meccanica dei fluidi e previsioni meteorologiche. Domingos ha detto:

“Vi sono cambiamenti climatici misurabili ma al contempo anche una manipolazione nel ridurre tutto alla CO2 ed equivalenti. Il principale gas che provoca l’effetto serra è il vapore acqueo. L’attuale allarme sul cambiamento climatico è uno strumento di controllo sociale, un pretesto per fare ulteriori affari nonché una battaglia politica; è arrivato sulla scena in forma di ideologia, il che è inquietante.”

Nel gennaio 2008 il docente di Fisica Dr. Frederick Wolf, del Keene State College del New Hampshire, si è anch’egli dichiarato scettico sui timori per il clima modificato dall’attività dell’uomo. Wolf insegna meteorologia e climatologia da 25 anni e ha in programma di prendersi un anno sabbatico per dedicarsi a un progetto inerente al riscaldamento globale. Secondo le sue parole:

“Svariate cose hanno contribuito al mio scetticismo sul riscaldamento globale in quanto provocato da cause umane. Sappiamo tutti che l’atmosfera è un sistema assai complesso. Sono sbalordito dal numero di colleghi del settore scientifico naturalmente scettici sulla conclusione del riscaldamento indotto dall’uomo.”

Querimonie per l’uso del termine “consenso”

Il numero di scienziati che ora dissentono dal punto di vista di Gore e dell’ONU è divenuto così soverchiante che i promotori dei timori per il clima antropogenico ora lamentano l’uso – o abuso – del termine “consenso” nel dibattito pubblico sul riscaldamento globale.

In un commento su Salon.com in data 27 febbraio 2008, Joseph Romm di Climate Progress ha scritto:

“Sono fermamente convinto che la comunità scientifica, i progressisti, gli ambientalisti e i media stiano commettendo un grave errore nell’utilizzare il termine ‘consenso’ per descrivere…impatti [del cambiamento climatico].

(Nota: nonostante il dissenso scientifico in ascesa e il crescente numero di studi rivisti dai pari che sconfessano i timori per la CO2, onde promuovere i timori per il clima modificato dall’uomo Romm ora propugna di abbandonare il termine “consenso” a favore di uno più forte.)

Inoltre, dopo la divulgazione, nel dicembre 2007, del rapporto senatoriale di 400 scienziati, almeno uno scienziato ha valutato pubblicamente la possibilità di riconsiderare il proprio punto di vista sui timori per il clima modificato dall’uomo. Il 27 dicembre 2007 lo scienziato dell’ambiente Professor Rami Zurayk, in forza all’American University di Beirut, ha scritto:

“[Il rapporto] mi ha dato da pensare: sono uno scienziato dell’ambiente, tuttavia non ho mai avuto il tempo di esaminare i ‘riscontri’ delle cause antropiche del riscaldamento globale. Quando, a Beirut, in occasione del mio discorso di apertura per il lancio del Global Environment Outlook-4 dell’UNEP [United Nations Environment Programme], ho affermato che ‘esistono ora prove incontrovertibili che il cambiamento climatico è in atto…’, stavo leggendo una dichiarazione preparata dall’UNEP. Forse si tratta di scienza basata sulla fiducia, ma chi ha il tempo di riesaminare tutti i riscontri? Continuerò ad agire basandomi sul cambiamento climatico antropico, tuttavia devo davvero dedicare più tempo alla questione.”

A governare il clima è la natura, non l’attività umana

Il Convegno Internazionale sul Cambiamento Climatico dell’Heartland Institute è stato organizzato grazie allo slancio di un crescente numero di scettici mentre si dava risalto al nuovo rapporto di un team di scienziati internazionali i quali hanno costituito un gruppo allo scopo di controbattere all’IPCC dell’ONU: il “Nongovernmental International Panel of Climate Change” (NIPCC-Comitato Internazionale Nongovernativo sui Cambiamenti Climatici). Il rapporto stilato dagli scienziati scettici recava l’intestazione

“A governare il clima è la natura, non l’attività umana”.

Le scoperte fondamentali del rapporto dell’NIPCC sono state: (1) il cambiamento climatico è in massima parte determinato da forze naturali; (2) il contributo umano non è rilevante; (3) causa principale del cambiamento climatico sono i cambiamenti dell’attività solare.
Lo scienziato del clima Dr. S. Fred Singer, ex direttore dell’US Weather Satellite Service nonché ex presidente dell’US National Advisory Committee on Oceans and Atmosphere, in occasione del convegno ha dichiarato che l’IPCC

“ha scelto di ignorare questi fatti, poiché erano in conflitto con la conclusione che il riscaldamento globale è antropogenico [causato dall’uomo]”.

Nessuna crisi globale

Il convegno tenutosi a New York, che ha visto la presenza di centinaia di esperti di clima provenienti da ogni parte del mondo, il 4 marzo ha diramato la “Manhattan Declaration” sul riscaldamento globale indotto dall’uomo. Ne proponiamo alcuni passi:

  • non esistono riscontri convincenti del fatto che le emissioni di CO2 derivanti dalle moderne attività umane [abbiano provocato] in passato, [stiano provocando] ora o provocheranno in futuro un cambiamento climatico catastrofico”;
  • i tentativi dei governi volti a imporre tasse e onerosi regolamenti all’industria e ai singoli cittadini con lo scopo di ridurre le emissioni di CO2 limiteranno inutilmente la prosperità dell’Occidente e il progresso delle nazioni in via di sviluppo senza influire sul clima”; e
  • il cambiamento climatico provocato dall’uomo non costituisce una crisi globale”.

La dichiarazione ha messo in chiaro che “le controversie scientifiche andrebbero affrontate ricorrendo esclusivamente al metodo scientifico”.

“Warming Island” non è una gran novità

L’ex climatologo dello stato della Virginia Dr. Patrick Michaels ha preso la parola al convegno e ha sfatato i timori inerenti a un discioglimento senza precedenti della Groenlandia. Michaels ha fatto notare il recente risalto dato dai media alla “scoperta”, per l’appunto in Groenlandia, di una “nuova” isola creata dai ghiacciai in discioglimento, denominata “Warming Island”. Ha schernito l’asserzione secondo cui l’isola sarebbe “nuova” citando un libro del 1957, Arctic Riviera dell’esploratore svizzero Ernst Hofer, che riportava un’illustrazione raffigurante chiaramente la medesima isola nei primi anni Cinquanta. Michaels ha fatto presente che negli anni Trenta e Quaranta le temperature della Groenlandia erano le stesse – o più elevate – di quelle odierne.

 

Un campionamento delle citazioni più salienti degli scienziati presenti al Convegno Internazionale sul Cambiamento Climatico del 2008

• Dr. Paul Reiter, scienziato del Pasteur Institute di Parigi, il quale ha rassegnato le dimissioni dall’IPCC-ONU in segno di protesta:

“Per quanto [riguarda il fatto che] la scienza venga ‘risolta’, lo ritengo un’indecenza. Il problema è che la scienza viene distorta da individui che non sono scienziati.”

Vincent Gray, scienziato neozelandese dell’IPCC-ONU:

“Questo convegno dimostra che il dibattito [scientifico] non è concluso. Il clima non è influenzato dall’anidride carbonica.”

Dr. Timothy Ball, climatologo canadese:

“Ammesso che stiamo affrontando [una crisi], ritengo che ci stiamo preparando a un riscaldamento quando sembra che si verifichi il fenomeno inverso. Ci stiamo preparando per la cosa sbagliata.”

Dr. Craig Loehle, ricercatore in ambito climatico, già in forza ai Department of Energy Laboratories e attualmente distaccato presso il National Council for Air and Stream Improvements, ha pubblicato oltre un centinaio di documenti rivisti dai pari:

“La tendenza [della temperatura] sui 2000 anni non è uniforme, quindi un periodo di riscaldamento non è inaudito… [Il] ciclo [della temperatura] di 1500 anni proposto da [S. Fred] Singer e [Dennis] Avery è coerente con la ricostruzione del clima di Loehle… [Il] ciclo di 1500 anni implica che il recente riscaldamento fa parte di una tendenza naturale.”

Dr. William Gray, esperto di uragani nonché meteorologo:

“Là fuori ci sono molti scettici, negli Stati Uniti e nel mondo. [Il riscaldamento globale] è stato gonfiato in modo pazzesco; gran parte del cambiamento climatico di cui siamo stati testimoni è ampiamente dovuto a fattori naturali. Ritengo che stiamo facendo ai nostri figli un terribile lavaggio del cervello.”

Piers Corbyn, astrofisico britannico [fratello dell’attuale leader del Partito Laburista britannico, Jeremy Corbyn, ndr] :

“Non esistono riscontri del fatto che la CO2 abbia mai pilotato o mai piloterà le temperature e il cambiamento climatico del pianeta. Di conseguenza preoccuparsi della CO2 è irrilevante. Secondo le nostre previsioni le temperature a livello mondiale continueranno a diminuire fino al 2014 e probabilmente seguiranno tale tendenza anche dopo quella data.”

John Coleman, meteorologo nonché fondatore di Weather Channel:

“Dopo un cospicuo lavoro seri scienziati e seri studiosi del riscaldamento globale hanno tratto la conclusione che la nozione secondo cui ci troveremo ad affrontare un catastrofico riscaldamento globale ha scarso fondamento.”

Dr. Benny Peiser, Facoltà di Scienze della John Moores University di Liverpool, UK:

“[Gli accordi cap-and-trade nel contesto del riscaldamento globale hanno] arrecato grave danno in Europa. Non funzionano, né mai funzioneranno. Non avranno alcun effetto sul clima, [non] solo quello di una maggiore disoccupazione nel nostro continente. Se ciò aiuta il clima, forse è questa la soluzione.”

Ferenc Miskolczi, fisico dell’atmosfera già in forza al Langley Research Center della NASA:

“Il clamoroso effetto serra è impossibile sotto il profilo fisico… Il riscaldamento globale osservato non ha alcun legame diretto con l’effetto serra; deve essere connesso ai cambiamenti della radiazione solare totale assorbita o del calore dissipato da altre fonti naturali o antropogeniche di energia termica.”

Art Thorn, meteorologo:

“Al mondo vi sono migliaia di scienziati convinti che la questione non sia affatto risolta. Il clima non è influenzato dall’anidride carbonica.”

Dr. Gerd-Rainer Weber, meteorologo tedesco:

“Nel complesso le visioni oltranziste sul cambiamento climatico sono prive – o quasi – di un fondamento scientifico. Forse il loro fondamento razionale è la volontà di cercare di imporre un’azione politica sul riscaldamento globale.”

Dr. Howard Hayden, professore emerito di Fisica presso la University of Connecticut:

“Le fluttuazioni di temperatura della Terra sono causate da fenomeni astronomici. Gli effetti combinati di tutti i ‘gas serra’, cambiamenti di albedo e altre modificazioni della Terra rendono conto di variazioni pari a non più di circa 3 gradi centigradi durante le transizioni fra ere glaciali e interglaciali.”

Dr. William M. Briggs, statistico del clima presso il Probability and Statistics Committee dell’American Meteorological Society nonché condirettore di Monthly Weather Review:

“Sono fermamente convinto che le frequenti e stridenti asserzioni inerenti a catastrofi provocate dal riscaldamento globale causato dall’uomo siano espresse con un grado di certezza non giustificato dai dati… Vi sono troppe persone fin troppo sicure di troppe cose. Questo è il semplice messaggio del convegno dell’Heartland Institute; mi auguro che venga recepito.”

Questo articolo è stato pubblicato originariamente su NEXUS New Times n.80, Giugno – Luglio 2009

L’autore:

Marc Morano è stato direttore delle comunicazioni per i Repubblicani presso la Commissione Ambiente e Lavori Pubblici del Senato. Ha iniziato a svolgere tale incarico sotto il senatore James Inhofe, presidente di maggioranza della commissione sino a gennaio 2007 e poi importante membro della minoranza. A dicembre 2006 Morano ha inaugurato un blog sul sito web della commissione, che propugna ampiamente le vedute degli scettici sul cambiamento climatico: http://www.climatedepot.com/.
Marc è contattabile presso Marc_Morano@EPW.Senate.Gov.

Note del Direttore:

A causa di problemi di spazio, non ci è possibile includere le note coi link relativi al presente articolo. Per accedervi, consultare http://ecoworld:com/features/2008/03/15/the-debate-goes-on/ e cliccare sui link.

TRATTO DA: http://www.nexusedizioni.it/it/CT/clima-cosa-ne-pensano-davvero-gli-scienziati-5543