Multinazionali – Ecco 10 prodotti di uso comune che contribuiscono alla deforestazione! Non dimenticate questa lista quando andate al supermercato.

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Multinazionali – Ecco 10 prodotti di uso comune che contribuiscono alla deforestazione! Non dimenticate questa lista quando andate al supermercato.

Sappiamo davvero quanto e in che modo le nostre scelte d’acquisto possono contribuire alla deforestazione? 

Multinazionali senza scrupoli e azioni illegali che coinvolgono il taglio di alberi alimentano una filiera produttiva ad altissimo impatto ambientale. Ancora una volta siamo noi i protagonisti del cambiamento. Dunque possiamo fare in modo di evitare di comprare i prodotti meno sostenibili, a favore delle alternative più rispettose dell’ambiente. Riflettiamo prima di ogni nuovo acquisto, pensando innanzitutto se ciò che desideriamo è davvero necessario, quale impatto può avere sul Pianeta e se esistono altre opzioni da prendere in considerazione.

1) Dolci e prodotti da forno confezionati
Sappiamo ormai tutti molto bene quale sia il problema fondamentale della maggior parte dei dolci, degli snack salati e dei prodotti da forno confezionati in vendita nei supermercati. Si tratta del loro contenuto di olio di palma, ingrediente che rappresenta forse il peggior nemico delle foreste. Se siamo soliti acquistare questo tipo di prodotti, andiamo con pazienza alla ricerca delle alternative che non contengono olio di palma. Oppure optiamo per l’autoproduzione.

2) Cacao e cioccolato
Nel caso del cacao, del cioccolato e di tutti i prodotti a base di questi ingredienti la soluzione a minor impatto sull’ambiente e sulle foreste consiste nella scelta di quegli alimenti che provengano dai circuiti del commercio equo e solidale, e dunque risultino garantiti dal punto di vista ecologico, oltre che etico e sociale. Un’alternativa al cacao che non arrivi da così lontano? La farina di carrube.

3) Carta, legno e cellulosa
Purtroppo non sempre la filiera del legno, della carta e della cellulosa risulta virtuosa. Eppure basterebbe impegnarsi di più per rendere la gestione delle foreste più sostenibile, visto che il legno rappresenta una risorsa rinnovabile e che il nostro Pianeta ha bisogno della presenza di alberi per l’assorbimento della Co2. In questo caso la scelta dovrebbe rivolgersi ai prodotti certificati. Pensiamo anche semplicemente a libri e quaderni. Tra le certificazioni più importanti troviamo FSC e PEFC.

4) Soia
La coltivazione non sostenibile della soia riguarda principalmente la produzione di mangimi per animali, che richiedono di produrre questo alimento su larga scala in nome della crescita del fatturato degli allevamenti intensivi. Ma anche noi, con le nostre scelte quotidiane, possiamo fare la differenza. Scegliamo sempre soia biologica e italiana. In questo modo non contribuiremo alla deforestazione e eviteremo anche gli Ogm.

5) Carne
Ormai anche la scienza ha riconosciuto l’elevato impatto ambientale della produzione e del consumo di carne. L’American Dietetic Association afferma che le diete vegetariane e vegane correttamente bilanciate sono salutari e adeguate dal punto di vista nutrizionale e che comportano così benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Dunque, abbiamo davvero bisogno di mangiare carne? Se non riusciamo proprio ad eliminarla dalla dieta, cerchiamo almeno di ridurne il consumo al minimo. E’ sufficiente pensare a quante foreste vengano abbattute per fare spazio a campi da coltivare esclusivamente per la produzione di mangimi da destinare agli animali da allevamento. Non esiste forse nulla di meno sostenibile al mondo.

6) Caffè
Il discorso del caffè è molto simile a quello del cacao e del cioccolato. Possiamo scegliere caffè biologico e del commercio equo e solidale per avere a disposizione un prodotto rispettoso dell’ambiente e che non contribuisca alla deforestazione. Inoltre, pare che le piante di caffè coltivate all’ombra garantiscano maggiori benefici per l’ambiente, proprio perché almeno in parte preservano la presenza di alberi.

7) Sigarette
Piantagioni di cacao e caffè, ma non dimentichiamo quelle di tabacco. Sappiamo che smettere di fumare è difficile ma conosciamo anche l’alto impatto ambientale delle piantagioni di tabacco. Cosa possiamo fare noi per migliorare la situazione? Se non riusciamo a dire addio alle sigarette, magari possiamo scegliere tabacco coltivato in Italia.

8) Zucchero
Nel caso dello zucchero le opzioni sono differenti. Possiamo decidere di non acquistare zucchero raffinato e di privilegiare lo zucchero di canna integrale del commercio equo, oppure optare per altri dolcificanti naturali sempre derivanti da filiere etiche, sostenibili e rispettose dell’ambiente. A volte per arricchire i nostri dolci basta aggiungere più frutta, come mele mature e uvetta, senza dover esagerare con l’aggiunta di zucchero.

9) Magliette e abbigliamento in cotone
La coltivazione del cotone è tra le meno sostenibili del mondo per quanto riguarda il settore tessile. La domanda di cotone biologico sta crescendo ma il cambiamento delle tecniche di coltivazione richiederà probabilmente ancora molti anni e operazioni mirate di formazione degli agricoltori. Nel frattempo, quando possiamo, scegliamo il cotone biologico, rammendiamo e riutilizziamo gli abiti che possediamo già e optiamo per tessuti alternativi e sostenibili, come la canapa organica, se ne abbiamo la possibilità.

10) Cosmetici e detersivi
Ecco un ultimo punto, che comunque rimane tra i più importanti, in cui possiamo orientare le nostre scelte di acquisto per non supportare la coltivazione insostenibile di olio di palma e la deforestazione. Scegliamo cosmetici, saponi e detersivi che non contengano olio di palma, un ingrediente largamente utilizzato dall’industria della detergenza. Proviamo a limitare il più possibile i cosmetici e i detersivi convenzionali, optiamo per le alternative bio e ecologiche leggendo sempre le etichette. L’olio di palma è presente in molte saponette, anche di marchi “green”, ma con pazienza possiamo individuare le alternative già in commercio. E, come sempre, dedicarci all’autoproduzione di detersivi e cosmetici.

 

Dal limone la plastica naturale, salutare e senza bisfenolo

 

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Dal limone la plastica naturale, salutare e senza bisfenolo

 

Una plastica “bio” grazie ai limoni. E’ quanto è riuscito a creare un team di ricercatori dell’Istituto di ricerca chimica della Catalogna, in Spagna. Gli esperti catalani hanno lavorato sui policarbonati: materiali frequentemente utilizzati n prodotti plastici di uso quotidiano, ma che suscitano paura e perplessità a causa della presenza del bisfenolo A (Bpa), una delle molecole principali nota per la sua presunta tossicità.

Il No della Ue al Bpa

Lo scorso giugno, il comitato degli Stati membri dell’Autorità Ue per le sostanze chimiche si è espresso all’unanimità evidenziando la possibilità che il bisfenolo A abbia effetti nocivi sull’apparato endocrino e sul sistema ormonale. Il Bpa è già vietato in Europa per la produzione di biberon e ora potrebbe essere eliminato da molti altri prodotti plastici.

Il limonene

I ricercatori catalani hanno trovato una alternativa bio al suo utilizzo sviluppando un metodo di produzione dei policarbonati che usa l’anidride carbonica (Co2) e il limonene, vale a dire un idrocarburo contenuto nella buccia degli agrumi, dai limoni ai mandarini, dal lime alle arance.

Il limonene è in grado di sostituire il famigerato Bpa, rendendo così la plastica un materiale non dannoso per l’organismo. “Il BPA è sicuro ma causa ancora preoccupazioni, ed è prodotto dal petrolio“, dicono i ricercatori. “Il nostro approccio lo sostituisce con il limonene, che può essere ricavato da limoni e arance offrendo un’alternativa più ‘verde’ e sostenibile”. E più salutare.

Fonte: https://www.interris.it/archivio-storico/dal-limone-la-plastica-salutare-senza-bisfenolo

Ambiente – È allarme insetti: negli ultimi 25 anni il loro numero è diminuito del 75%

 

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Ambiente – È allarme insetti: negli ultimi 25 anni il loro numero è diminuito del 75%

Una notizia che non ha avuto il clamore che meritava. Anche noi ne abbiamo già scritto, ma senza suscitare l’interesse dovuto.

Ma ci rendiamo conto? Spariti 3 insetti su 4… Dove stiamo andando? Cosa stiamo combinando a questo mondo? Cosa lasceremo ai nostri figli?

Riporta GreenMe:

ALLARME INSETTI: NEGLI ULTIMI 25 ANNI IL LORO NUMERO È DIMINUITO DEL 75%

Allarme insetti: negli ultimi 25 anni il loro numero è diminuito del 75% in Germania e sebbene le cause siano ancora sconosciute, gli scienziati assicurano che un ruolo fondamentale è giocato dai cambiamenti climatici che potrebbero scatenare un vero e proprio ‘Armaggedon ecologico’.

Il nuovo studio pubblicato su Plus one è molto chiaro e non nasconde un certo allarmismo, soprattutto perché tutti siamo a conoscenza del ruolo fondamentale che svolgono gli insetti nel nostro Pianeta: non solo come preda nella catena alimentare ma anche come impollinatori di piante.

Le api stanno scomparendo e neanche le farfalle stanno tanto bene, con loro tanti altri insetti che piano piano non si vedono più neanche nelle riserve naturali. Come si legge nello studio, ci sono una serie di concause che stanno portando a questa moria.

In cima ci sono i cambiamenti climatici, seguiti dalla distruzione di intere aree a favore dell’agricoltura e l’uso smodato dei pesticidi e di glifosato, contro cui è in corso una vera e propria battaglia.

Gli insetti compongono circa i due terzi di tutta la vita sulla Terra, ma il loro numero è in declino. L’impressione è quella che stia creando un Pianeta sempre meno ospitale per questi essere viventi, ma se perdiamo gli insetti, tutto il sistema crollerà spiega Dave Goulson, professore di scienze della vita presso l’Università di Sussex e co-autore dello studio.

Lo studio è stato condotto da decine di entomologi in tutta la Germania che hanno con speciali tecnologie osservato vari insetti nel corso degli anni. La ricerca è iniziata nel 1989 e con il passare del tempo il calo era sempre più persistente, soprattutto nel periodo estivo

“Il fatto che il numero di insetti battenti stia diminuendo ad un tasso così elevato in un’area così vasta è una scoperta allarmante”, ha dichiarato Hans de Kroon, ecologista dell’Università di Radboud, che ha guidato la ricerca.

Gli scienziati ritengono che il fatto che questo declino si sia registrato anche nelle riserve naturali ben gestite è ancora più allarmante, perché i dati potrebbero essere peggiori nelle aree non protette.

“Non siamo in grado di definire con esattezza perché tutto ciò stia accadendo. Potrebbe essere la carenza di cibo, l’esposizione a pesticidi o entrambi. E’ chiaro che il primo aspetto è collegato ai cambiamenti climatici”, ha detto Hans de Kroon.

Cosa fare per proteggere gli insetti

Cosa possiamo fare per proteggere gli insetti in generale e in particolare le api a partire dalla nostra vita quotidiana? Ecco alcuni suggerimenti utili:
  • Piantare fiori in giardino e sul balcone
  • Contribuire a creare e a proteggere gli habitat naturali
  • Smettere di usare pesticidi e insetticidi
  • Aiutare le associazioni che si impegnano a proteggere insetti e api

Dominella Trunfio

fonte: https://www.greenme.it/informarsi/natura-a-biodiversita/25416-allarme-insetti#accept

Pesticidi: contaminati il 45% dei parchi giochi in provincia di Bolzano – E stiamo parlando di uno dei comuni più “ecologici” d’Italia!

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Pesticidi: contaminati il 45% dei parchi giochi in provincia di Bolzano – E stiamo parlando di uno dei comuni più “ecologici” d’Italia!

Pesticidi: contaminati il 45% dei parchi giochi in provincia di Bolzano

Circa la metà dei parchi giochi della provincia di Bolzano sono risultati contaminati dalla presenza di uno o più residui di pesticidi. È questo il risultato delle analisi condotte dalla Ong tedesca Pan, Pesticide action network, su 71 aree ludiche per bambini sudtirolesi portando in laboratorio campioni di erba prelevate nei siti per valutare la presenza di 14 pesticidi molti dei quali, come il Chlorpirifos-methyl, Cipermetrina, Tetraconazolo e il Penconazolo, sono sospettati di essere nocivi per il sistema riproduttivo ed ormonale. Scarica qui il report della ricerca.

Doppio rischio: aree dedicate ai bambini e non trattate

Le aree contaminate sono risultate 32 su 71 analizzate, il 45% del totale. Scrivono gli autori della ricerca: “I campioni sono stati prelevati esclusivamente nei parchi giochi. Ciò significa che gli agenti attivi non solo sono stati riscontrati su aree non trattate direttamente con pesticidi ma soprattutto su aree frequentate intensamente da un campione di popolazione particolarmente vulnerabile, cioè dai bambini“. A destare preoccupazione anche il tipo di residui trovati: “I pesticidi riscontrati in 10 su 14 campioni di erba (il 71%) sono da considerarsi possibilmente o probabilmente nocivi a livello ormonale“.

Concentrazioni elevate

Naturalmente, non essendo l’erba un alimento destinato al consumo umano, non esiste un limite di legge alla concentrazione dei pesticidi cercati. I ricercati del Pan hanno comunque messo a confronto i limiti di legge per alcuni ortaggi e frutta (fragolespinaci e insalate) e li hanno confrontati con le concentrazioni trovate nei pratini dei parchi. Come si evince dalla tabella seguente, la contaminazione è decisamente elevata:

La fonte della contaminazione

Da dove provengono queste sostanze? Naturalmente dai terreni coltivati, in particolare frutteti e vigneti. Lo studio ha anche accertato che la vicinanza alle coltivazioni ha inciso molto di più nella contaminazione (21 parchi contaminati su 71 analizzati erano nelle prossimità dei campi trattati con fitofarmaci) rispetto alle aree ludiche più distanti (11 positività su 71).

Per fare qualche esempio, il Fluazinam (funghicida) è usato come fungicida; nella frutticoltura in Alto Adige viene applicato contro l’escara e contro l’aspergillom, mentre il Fosmet (insetticida, principio attivo contenuto ad esempio nell’Imidan) in Alto Adige può essere applicato nella frutticoltura tra l’altro contro la cocciniglia, contro la carpocapsa del melo e contro la cacopsylla.

Numeri che non lasciano dubbi: l’uso massiccio di pesticidi ormani mette a rischio anche le aree non trattate. Che in questo caso sono frequentati da bambini. Un risultato nient’affatto tranquillizzante.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/10/31/pesticidi-contaminati-il-45-dei-parchi-giochi-in-provincia-di-bolzano/27601/

Il governo se ne frega dell’ambiente e nasconde i dati delle emissioni inquinanti

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Il governo se ne frega dell’ambiente e nasconde i dati delle emissioni inquinanti

“Chi sta coprendo il Ministro Galletti con la sua omertà? L’Italia è l’unico Paese dell’Unione europa che non ha ancora comunicato alla Commissione i dati sulle emissioni inquinanti del 2015. Sul sito dell’E-Prtr, il Registro europeo del rilascio e trasferimento degli inquinanti, mancano i dati dell’Italia. Galletti non li ha comunicati.

Il registro contiene, in modo trasparente, i dati pubblici delle emissioni inquinanti di 30 mila industrie europee e degli impianti che si trovano in Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Serbia e Svizzera. Abbiamo presentato una interrogazione alla Commissione Europea sul mancato rispetto di questa scadenza e sulle sue conseguenze.

I dati sulle emissioni comprendono quelli su anidride solforosa, ossidi di azoto e polveri sottili che uccidono migliaia di italiani ogni anno e sono necessari per capire se viene rispettato il piano nazionale di riduzione delle emissioni. Al Parlamento europeo, durante la discussione sulla revisione della Direttiva sulle Emissioni Nazionali, avevamo presentato un emendamento per l’introduzione di organismi indipendenti di controllo. Questo perché i dati non possono essere oggetti di manipolazioni e/o omissioni. Purtroppo i gruppi politici che fanno gli interessi dell’industria, a discapito della salute dei cittadini, lo hanno bocciato.

Durante la stessa discussione, è stato approvato, invece, un altro nostro emendamento che, come stabilito dalla Convenzione di Aarhus, favorisce l’accesso alle informazioni, la partecipazione dei cittadini e l’accesso alla giustizia in materia ambientale. Eppure, Galletti non rispetta le regole, se ne frega della partecipazione dei cittadini nei processi decisionali e non riesce neanche a presentare un’autocertificazione sui dati degli inquinanti che la vedono prima in UE sul numero morti premature. Con la sua incompetenza Galletti mette a rischio la salute di milioni di cittadini”.

di Ignazio Corrao e Piernicola Pedicini, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/10/il-governo-se-ne-fre-1.html

Soluzioni concrete per non morire di inquinamento in città

 

 

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Soluzioni concrete per non morire di inquinamento in città

Se c’è un terrorismo costante, una sciagura paragonabile alla peggior epidemia o guerra e che colpisce ogni anno, questa si chiama inquinamento. Possiamo attrezzarci per non morire?

Essendo il prodotto di interessi economici vari, non è molto osteggiato; anzi, si fa poco e nulla per combatterlo, nelle città al massimo si aspetta il vento che porti lo smog altrove e si continua come se nulla fosse. Mica si vorranno intaccare i sacri e inviolabili interessi dei costruttori di automobili e degli spacciatori di energia fossile? I quali avendo in mano gran parte dei media, non solo minimizzano il problema ma ad esempio continuano a sfornare costantemente pubblicità di auto nonostante siamo già strapieni e non si capisce chi le deve comprare e dove le dobbiamo ancora mettere.

Le soluzioni per evitare molte delle 70 mila morti premature in Italia sono assai facili da applicare ma non lo si vuole evidentemente fare. Si dovrebbe iniziare da subito, spiegando chiaramente con una diffusa e puntuale informazione e formazione, che il miglior modo per non morire nelle nostre camere a gas cittadine è usare il meno possibile l’automobile. Se c’è un mezzo inefficiente per spostarsi in città dove tutto è relativamente vicino è proprio l’auto. Anche perché se poi tutti si spostano con l’auto ovviamente si rimarrà perennemente imbottigliati, così come puntualmente succede. Proprio per come sono strutturate le città, è ottimale l’uso dei mezzi pubblici e della bicicletta nelle sue varie forme e declinazioni. Ad Hannover in Germania stanno addirittura studiando progetti di mobilità di carico con le biciclette per poterle utilizzare anche se si devono fare trasporti di oggetti.

E’ evidente che per scoraggiare l’uso dell’automobile in città, i mezzi  pubblici devono essere potenziati e circolare in maniera capillare, efficace, coprire ogni fascia oraria ed essere molto frequenti. Inoltre devono avere tariffe agevolanti per chi li prende spesso. E per aumentarne decisamente l’uso bisogna  informare i cittadini sui benefici e chiudere al traffico di mezzi privati sempre più ampie zone del centro o di altre zone che verrebbero appunto massicciamente coperte dai mezzi pubblici. Il quartiere Vauban di Friburgo in Germania è un esempio efficacissimo, dove le automobili sono una percentuale estremamente bassa se rapportate a coloro che usano i mezzi pubblici e la bicicletta. Ricordiamo che non usare l’auto ha benefici non solo ambientali ma anche sanitari ed economici considerando i costi dei ricoveri, delle medicine e cure, dei carburanti, delle assicurazioni e della costante manutenzione dei mezzi.

Altro elemento di emissione di inquinamento sono gli impianti di riscaldamento. Basterebbe un’azione di coibentazione di tutti gli edifici per dimezzare da subito i consumi e relative emissioni. Il Comune dovrebbe fare da regia per queste azioni e dare le linee guida e assieme alle associazione di categoria , le imprese e le banche fornire tutte le informazioni e agevolazioni possibili affinchè qualsiasi cittadino di qualsiasi reddito sia messo in grado di coibentare la sua casa.

Con un’attenta opera di formazione bisognerebbe andare nelle case di tutti i cittadini, negozi e strutture di ogni tipo pubbliche e private e spiegare loro come diminuire i consumi di acqua, elettricità e riscaldamento. Agendo in questo modo si ridurrebbe l’inquinamento, i costi e si aumenterebbe l’occupazione.

Tra le decine di esempi negativi in città, è un insulto allo spreco e un ode alla stupidità vedere costantemente negozi che hanno in estate il condizionamento a tutta forza e in inverno riscaldamento al massimo, il tutto sempre con le porte aperte.

A livello energetico bisogna passare alle famose smart grid (sul serio non solo in teoria) e fare di ogni condominio, gruppo di case o  quartiere un produttore di energia, attraverso l’uso di fonti rinnovabile e sistemi di produzione energetica ad alta efficienza come la micro cogenerazione.  Occorre invertire totalmente la logica che bisogna pagare necessariamente la bolletta a qualcuno, meglio produrre e scambiare le eccedenze con la rete. Tutto ciò è tecnologicamente possibile già da tempo e sono pronte tutte le conoscenze e le applicazioni.

Inoltre, per dare una reale ripulita all’aria e creare microclimi favorevoli, senza aspettare o sperare che arrivi il vento che porti l’inquinamento altrove, si devono piantare più alberi possibile. Alberi di non eccessive dimensioni  e soprattutto alberi da frutta di antiche cultivar locali e più resistenti delle varietà moderne che, non si sa mai, visto che in futuro andiamo verso la sempre maggiore autosufficienza, potranno sempre servire.

Ricapitolando, quindi le azioni da fare per ridurre realmente l’inquinamento in città sono tre e assai semplici:

1)     Puntare sui mezzi pubblici, sull’uso della bicicletta e sulla drastica riduzione dell’uso dell’auto privata

2)     Almeno dimezzare i consumi degli edifici pubblici e privati attraverso un’efficace opera di coibentazione e farli diventare dove possibile auto produttori di energia elettrica e termica

3)     Piantare alberi, produttori di ossigeno, di verde e di cibo.

Tutto ciò non va sognato e fatto forse nei prossimi decenni, perché nel frattempo saranno morte altre centinaia di migliaia di persone. Speriamo che prima di girare con le bombole di ossigeno, gentilmente offerteci dalle case automobilistiche come gadget, magari firmate da qualche stilista, ci si convinca che è la strada da seguire e si agisca. A meno che non si faccia nulla perché con l’inquinamento alle stelle anche solo le spese sanitarie sono così alte che danno una bella spinta al PIL e se non sia mai si dovesse ripulire l’aria, il PIL con meno ricoverati e malati ne risentirebbe.  Ma non sarà che i paladini della crescita siano i veri sponsorizzatori dell’inquinamento? Che poi questi significhi la morte di migliaia di persone, ai paladini interessa poco, trattandosi di un trascurabile effetto collaterale.

 

fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/soluzioni-concrete-per-non-morire-di-inquinamento-in-citta

I danni irreparabili provocati dal disastro nucleare di Fukushima e di cui nessuno parla più…

 

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I danni irreparabili provocati dal disastro nucleare di Fukushima e di cui nessuno parla più…

 

Stiamo parlando di un disastro nucleare che è assolutamente senza precedenti, ed è in costante peggioramento. I seguenti sono 28 segni che la costa occidentale del Nord America è assolutamente bombardata con radiazioni nucleari di Fukushima e l’umanità è a rischio. Ogni singolo giorno, 300 tonnellate di acqua radioattiva da Fukushima entrano nell’Oceano Pacifico. Ciò significa che la quantità totale di materiale radioattivo rilasciato da Fukushima è in costante aumento, ed è in costante aumento (la radioattività NdT) nella nostra catena alimentare.
 
In definitiva, tutto ciò che riguarda le radiazioni nucleari sopravviverà a tutti noi con un margine molto ampio. Stanno dicendo che potrebbe richiedere fino a 40 anni per ripulire il disastro di Fukushima, e nel frattempo innumerevoli persone innocenti svilupperanno il cancro e altri problemi di salute a causa di esposizione a livelli elevati di radiazioni nucleari.
 
Stiamo parlando di un disastro nucleare che è assolutamente senza precedenti, ed è in costante peggioramento. I seguenti sono 28 segni che la costa occidentale del Nord America è assolutamente fritta dalle radiazioni nucleari di Fukushima …
 
1. Gli orsi polari, foche e trichechi lungo la costa dell’Alaska sono affetti da perdita di pelo e ferite aperte …
Esperti della fauna selvatica stanno studiando se la perdita di pelo e ferite aperte rilevati in nove orsi polari nelle ultime settimane è diffusa e correlata ad incidenti simili tra foche e trichechi.
Gli orsi, 33 avvistati, sono stati trovati pressi di Barrow, in Alaska, durante il lavoro di indagine di routine lungo la costa artica. I test hanno mostrato che avevano “alopecia o perdita di pelo e altre lesioni cutanee”, l’US Geological Survey ha detto in una dichiarazione .

2. C’è una epidemia di leoni marini morti lungo la costa della California.
Al rookeries isola al largo della costa della California del Sud, il 45 per cento dei cuccioli nati nel mese di giugno sono morti, ha detto Sharon Melin, un biologo della fauna selvatica per il National Marine Fisheries Service con sede a Seattle.Normalmente, meno di un terzo dei cuccioli sarebbero morti. E ‘diventato così pessima la situazione nelle ultime due settimane che la National Oceanic and Atmospheric Administration ha dichiarato un “evento insolito di mortalità.”

3. Lungo la costa del Pacifico del Canada e dell’Alaska, la popolazione di salmone rosso è a un minimo storico . Molti stanno incolpando Fukushima.

4. Qualcosa sta causando a molte specie di pesce lungo la costa ovest del Canada il sanguinamento dalle loro branchie, pance e bulbi oculari .

5. Un vasto campo di detriti radioattivi da Fukushima, che è circa la dimensione della California ha attraversato l’Oceano Pacifico e sta iniziando a entrare in collisione con la costa occidentale.

6. Viene previsto che la radioattività delle acque costiere al largo della costa occidentale degli Stati Uniti potrebbe 

raddoppiare nel corso dei prossimi 5-6 anni.

7. Gli esperti hanno scoperto livelli  molto elevati di cesio-137 nel plancton che vive nelle acque dell’Oceano Pacifico tra le Hawaii e la costa occidentale.

8. Un test in California, ha scoperto che 15 su 15 dei tonni rossi esaminati sono stati contaminati con radiazioni da Fukushima.

9. Già nel 2012, il Vancouver Sun ha riferito che il cesio-137 veniva trovato in una percentuale molto alta dei pesci che il Giappone stava vendendo in Canada …
• 73 per cento di sgombro testato
• 91 per cento del halibut
• il 92 per cento delle sardine
• 93 per cento del tonno e anguilla
• 94 per cento del merluzzo e acciughe
• 100 per cento della carpa, alghe marine, squali e coda di rospo

10. Le Autorità canadesi stanno rilevando livelli estremamente elevati di radiazioni nucleari in alcuni campioni di pesce esaminati.
Alcuni campioni di pesce testati fino ad oggi hanno fatto registrare livelli molto alti di radiazioni: un campione di branzino raccolto nel mese di luglio, per esempio, ha avuto 1.000 becquerel per chilogrammo di cesio.

11. Alcuni esperti ritengono che abbiamo potuto vedere casi elevati di cancro lungo la costa occidentale solo da persone che mangiano pesce contaminato …
“Guardate quello che sta succedendo ora: Stanno scaricando enormi quantità di radioattività nell’oceano – nessuno si aspettava questo nel 2011,” Daniel Hirsch, docente di politica nucleare presso l’Università di California-Santa Cruz, ha detto Global Security Newswire . “Potremmo avere un gran numero di tumori da ingestione di pesce.”

12. BBC News ha recentemente riportato che i livelli di radiazioni intorno Fukushima sono ” 18 volte più elevato “di quanto si credesse.

13. Uno studio finanziato dall’UE ha concluso che Fukushima ha rilasciato fino ad ora 210 quadrilioni becquerel di cesio-137 in atmosfera.

14. La radiazione atmosferica da Fukushima ha raggiunto la costa occidentale degli Stati Uniti nel giro di pochi giorni nel 2011.

15. A questo punto, 300 tonnellate di acqua contaminata si riversano nell’Oceano Pacifico da Fukushima ogni singolo giorno.
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16. Un ricercatore di chimica marina dell’Agenzia giapponese di Meteorological Research Institute del dice che “30 miliardi di becquerel di cesio radioattivo e 30 miliardi di becquerel di stronzio radioattivo” vengono rilasciate nell’Oceano Pacifico da Fukushima ogni singolo giorno .

17. Secondo la Tepco, un totale compreso tra 20 mila miliardi e 40.000 miliardi di becquerel di trizio radioattivo sono stati riversati nell’Oceano Pacifico dopo il disastro di Fukushima ha iniziato.

18. Secondo un professore dell’Università di Tokyo, 3 gigabecquerels di cesio-137 scorrono nella porta di Fukushima Daiichi ogni singolo giorno .

19. Si stima che, rispetto a Chernobyl,  fino a 100 volte di più di radiazioni nucleari sono state rilasciate in mare a Fukushima rispetto a quanto è stato rilasciato durante l’intero disastro di Chernobyl.
20. Uno studio recente ha concluso che un grande aggregato di cesio-137 dal disastro di Fukushima inizierà a fluire nelle acque costiere degli Stati Uniti all’inizio del prossimo anno …
Simulazioni oceaniche hanno mostrato che la massa di cesio radioattivo-137 rilasciato dal disastro di Fukushima nel 2011 potrebbe iniziare a scorre nelle acque costiere degli Stati Uniti a partire nei primi mesi del 2014 con un picco nel 2016.

21. Viene previsto che livelli significativi di cesio-137 si raggiungeranno in ogni angolo del Pacifico entro il 2020 .

22. Viene previsto che l’intero Oceano Pacifico sarà presto contaminato con “livelli di cesio da 5 a 10 volte superiore” rispetto a quello che abbiamo visto durante l’epoca di pesanti prove di bombe atomiche nell’oceano Pacifico molti decenni fa.

23. Le immense quantità di radiazioni nucleari entrati in acqua nel Pacifico hanno provocato l’ambientalista-attivista Joe Martino ad emettere il seguente avviso …
“I vostri giorni fatti di mangiare pesce dell’Oceano Pacifico sono finiti.”

24. Lo iodio-131, cesio-137 e stronzio-90 che sono costantemente in arrivo da Fukushima stanno andando a influenzare la salute di coloro che vivono nell’emisfero nord per un tempo molto, molto lungo. Basta considerare quello che Harvey Wasserman aveva da dire su questo …
Lo Iodio-131, per esempio, può essere ingerito nella tiroide, dove emette particelle beta (elettroni) che danni tissutali. Una piaga di tiroidi danneggiate è già stato segnalato tra ben il 40 per cento dei bambini nella zona di Fukushima. Tale percentuale non può che andare più in alto. In via di sviluppo tra i giovani, può arrestare la crescita sia fisica che mentale. Tra gli adulti che provoca una vasta gamma di disturbi secondari, tra cui il cancro.
Il Cesio-137 da Fukushima è stato trovato in pesci pescati lontani come la California. Si diffonde in tutto il corpo, ma tende ad accumularsi nei muscoli. 
Il fine vita dello stronzio-90 è di circa 29 anni. Imita il calcio e va nelle nostre ossa.

25. Secondo un recente rapporto di Infowars Planet , la costa della California si sta trasformando in una “zona morta” …
La costa della California sta diventando come una zona morta. 
Se non sei stato su una spiaggia della California ultimamente, probabilmente non sapete che le rocce sono innaturalmente pulita – non c’è quasi più fuco, cirripedi, ricci di mare, ecc più e le pozze di marea sono allo stesso modo stranamente privi di granchi, lumache e altri segni di vita … e soprattutto rispetto a 10 – 15 anni fa, quando era consigliabile indossare scarpe da tennis su una gita al mare, al fine di evitare di tagliarsi i piedi per tutte le cose – conchiglie rotte, ossa, vetro, legni, ecc 
Ci sono anche giorni in cui  mi trovo in difficoltà a trovare anche una mezza dozzina di gabbiani sulla spiaggia della contea. 
È ancora possibile trovare un paio di gabbiani nelle aree pic-nic e vicini ad alcuni dei ristoranti (con posti a sedere all’aperto) per il cibo, naturalmente, ma, quando ripenso a 10 – 15 anni fa, i cieli e tutte le spiagge erano letteralmente riempiti con i gabbiani e del loro starnazzare inquietante. 
Ora è tutto innaturalmente tranquillo.

26. Uno studio condotto l’anno scorso è giunto alla conclusione che le radiazioni dal disastro nucleare di Fukushima potrebbe influenzare negativamente la vita umana lungo la costa occidentale del Nord America dal Messico all’Alaska “per decenni”.

27. Secondo il Wall Street Journal, la pulizia di Fukushima potrebbe richiedere fino a 40 anni per il completamento .

28.Il professore di Yale Charles Perrow avverte che se la pulizia di Fukushima non viene gestita con il 100% di precisione, l’umanità potrebbe essere minacciata per “migliaia di anni “…
 
“Le condizioni della piscina dell’unità, a 100 metri dal suolo, sono pericolose, e se due aste qualsiasi dovessero toccarsi potrebbero provocare una reazione nucleare che sarebbe incontrollabile. La radiazione emessa da tutte queste sbarre, se non sono continuamente al fresco e mantenute separate, richiederebbe l’evacuazione delle zone circostanti Tokyo. A causa della radiazione presso il sito dove sono contenute 6375 barre nel lotto in comune, se non venissero raffreddate continuamente, le conseguenze potrebbero essere un processo di fissione che minaccerebbe l’umanità per migliaia di anni “.

 
Stai iniziando a capire perché così tante persone sono così profondamente preoccupati per quello che sta succedendo a Fukushima?

Svezia, primo paese libero dal petrolio

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Svezia, primo paese libero dal petrolio

 

“Children should grow up in a toxin-free environment – 
the precautionary principle, 
the removal of dangerous substances 
and the idea that the polluter should 
pay are the basis of our politics”

Stefan Lovfen, primo ministro di Svezia

La Svezia vuole diventare la prima nazione del mondo totalmente fossil-free. L’ha annunciato il primo ministro Stefan Löfven alle Nazioni Unite.

Sono ambiziosi e ammirevoli: in concomitanza con gli imminenti incontri sul clima di Parigi (), la Svezia ha annunciato di voler accelerare il suo cammino verso le rinnovabili e contro i cambiamenti climatici. E così per il 2016 hanno stanziato ben 546 miloni di dollari solo per incentivare fonti non fossili nel paese.

In questo momento le fonti fossili generano il 20 per cento dell’elettricità del paese, il resto viene da un mix di fonti rinnovabili, in particolare dall’idroelettrico, e dal nucleare. Ma le centrali nucleari chiudono perché ormai obsolete e datate, e gli svedesi hanno deciso di non costruirne più di nuove. Sono le tre centrali di Ringhals 1 e 2 e Oskarshamn 2, la cui chiusura viene anzi anticipata. Ci si aspetta che le rinnovabili rimpiazzeranno il contributo energetico delle centrali chuise. E non solo: in Svezia hanno già chiuso centrali a carbone e addirittura uno degli aereoporti secondari di Stoccolma, il cui sito sarà trasformato in sito residenziate per persone a basso reddito. La Chalmers University of Technology ha già annunciato mesi fa il suo divestimento da fonti fossili.

Ma come funzionerà la transizione al fossil-free in questo paese di dieci milioni di persone, guidato da una coalizione fra verdi e social-democratici, con fabbriche e produttività da mantere? Si investirà di più in solare ed eolico, ricerca di base e infrastutture, in aumento dei servizi di trasporto pubblico, miglioramento dello stoccaggio di energia, di sistemi di isolamento terminco nelle costruzioni e una rete elettrica più efficente. A partire da adesso. Ad esempio già nel 2016 gli stanziamenti per il solare aumentano del 800 per cento. E gli investimenti non saranno solo in Svezia, ma anche con circa 40 milioni di dollari di investimenti in paesi in via di sviluppo per progetti “green“.

Lofven ricorda che alla base della sua politica c’é il principio di precauzione, l’idea che chi inquina paga e che nessun bambino merita di crescere in un ambiente tossico.

In realtà è da tanto che la Svezia segue la politica dell’energia green. Già dieci anni fa, nel 2005, il governo pubblicò “Making Sweden an Oil-Free Society” in cui si iniziava già a programmare verso una società green. Allora come oggi, gli svedesi non si sono dati una data, ma un obiettivo da perseguire, e sperano di essere leader ed esempio nelle rinnovabili nel mondo.

Sembra quasi una gara a chi nel mondo vuole liberarsi per prima dal petrolio – i vicini danesi per esempio hanno investito a lungo nell’eolico, generando quest’estate addirittura il 140 per cento della loro energia dall’eolico. La parte in eccesso è stata poi venduta a Svezia e Norvegia. L’Islanda già genera quasi il 100 per cento della sua energia dalle rinnovabili, in particolare il geotermico.

E in Italia? Matteo Renzi cosa annuncerà alle Nazioni Unite o agli incontri sul clima? Che vogliamo riempire l’Adriatico di trivelle? Che vogliamo fare buchi un po’ dappertutto, dal Veneto alla Sicilia? O che vogliamo fare tutto questo in barba alla volontà popolare?

di Maria Rita D’Orsogna*

* FISICA E DOCENTE ALL’UNIVERSITÀ STATALE DELLA CALIFORNIA, CURA DIVERSI BLOG. QUESTO ARTICOLO È STATO PUBBLICATO ANCHE SU DORSOGNA.BLOGSPOT.IT. MARIA RITA HA AUTORIZZATO CON PIACERE COMUNE A PUBBLICARE I SUOI ARTICOLI.

fonte: http://comune-info.net/2015/10/svezia-primo-paese-libero-dal-petrolio/

Scienza – La vita sulla Terra sta collassando. Studiosi tedeschi rilevano una riduzione del 75% della biomassa di insetti volanti!

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Scienza – La vita sulla Terra sta collassando. Studiosi tedeschi rilevano una riduzione del 75% della biomassa di insetti volanti!

Uno studio effettuato da scienziati tedeschi, rileva una riduzione del 75% della biomassa di insetti volanti negli ultimi 25 anni, suggerendo la possibilità di un collasso ecologico su larga scala . I declini globali negli insetti hanno suscitato grande interesse tra gli scienziati, i politici e il grande pubblico. La perdita di diversità e abbondanza di insetti è prevista per provocare effetti a cascata sul circuito di alimentazione e per mettere in pericolo i servizi ecosistemici. La nostra comprensione dell’estensione e delle cause di fondo di questo declino si basa sull’abbondanza di singole specie o gruppi tassonomici, piuttosto che i cambiamenti nella biomassa degli insetti più rilevanti per il funzionamento ecologico.

Secondo uno studio apparso su PLOS ONE la biomassa degli insetti volanti sarebbe diminuita di oltre il 75% in 27 anni in alcune aree protette. Lo studio si è avvalso dell’utilizzo delle trappole Malaise (nell’immagine un esempio), trappole entomologiche progettate proprio per gli insetti volanti. Queste ultime sono state dispiegate in 63 aree protette della Germania e sono state lasciate attive per oltre 27 anni. Il risultato? La biomassa degli insetti volanti è diminuita di addirittura il 76% ma ciò non fa stupire più di tanto entomologi e animalisti: questi risultati, infatti, si allineano con quei declini recentemente riportati anche da altri studi e analisi soprattutto per quanto riguarda insetti quali farfalle, api selvatiche e falene.

Tuttavia lo studio aggiunge un ulteriore dato che probabilmente è quello più preoccupante: è l’intera comunità degli insetti volanti ad essere decimata negli ultimi decenni e non specie specifiche. Non esiste ancora una spiegazione riguardo questo declino ma si pensa siano coinvolti fattori su larga scala, probabilmente legati al tipo di habitat e soprattutto ai cambiamenti climatici estremi. Tuttavia ulteriori ricerche dovranno integrare questi dati anche per comprendere la dimensione geografica del declino numerico in relazioni ad altre aree del globo.

Il 2017 ha registrato un picco di morie animali senza precedenti. I dati sono allarmanti: pesci, mammiferi, uccelli e insetti continuano a morire in un ecatombe che non sembra avere fine. Cosa sta succedendo al pianeta Terra, e quali sono le conseguenze per l’umanità?

Nel 1979, lo scienziato inglese James Lovelock propose l’Ipotesi Gaia, un teoria secondo la quale il pianeta Terra sarebbe un unico grande organismo vivente. In questa visione, la flora e la fauna planetaria sarebbero parte di questo organismo, un po’ come se fossero le cellule che ne permettono la vita, e noi, esseri umani, faremmo parte di questo organismo.  Se consideriamo plausibile questa teoria e prendiamo in considerazione gli allarmanti dati sulle morti di massa animali che si stanno verificando da qualche anno, allora dovremmo concludere che il pianeta Terra sta collassando e morendo!

fonte: http://www.complottisti.com/la-vita-sulla-terra-sta-collassando-studiosi-tedeschi-rilevano-una-riduzione-del-75-della-biomassa-di-insetti-volanti/

“NATURALE” – La leva che muove il mercato del cibo. Ma cosa ci rifilano con questo aggettivo?

 

NATURALE

 

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“NATURALE” – La leva che muove il mercato del cibo. Ma cosa ci rifilano con questo aggettivo?

 

Cercasi cibi e prodotti naturali. Che sia una “moda” o un’approfondita e argomentata richiesta, di certo i consumatori sembrano sempre più propensi a circondarsi di prodotti che rispondano a questo requisito.

 

Del resto, che l’interesse verso prodotti “naturali” sia crescente, lo ha dimostrato anche l’Osservatorio Sana 2017, il Salone internazionale del biologico e del naturale che si è tenuto come ogni anno a Bologna, agli inizi di settembre. Secondo Nomisma, le famiglie acquirenti che hanno fatto almeno un acquisto consapevole di un prodotto bio negli ultimi 12 mesi sono salite al 78% del totale (5 anni fa la percentuale era parti al 53%). Tra chi, invece, è già legato al bio, il 60% acquista prodotti di frequente(almeno una volta alla settimana). Altro dato è quello che rileva che l’89% di chi ha iniziato ad acquistare bio da alcuni anni continua a farlo.

Cosa è percepito come “naturale”?

Bio a parte (o meglio, bio incluso), cosa significa “naturale” per chi fa acquisti?

Il gruppo Hero, azienda internazionale del settore alimentare specializzata nella commercializzazione di prodotti di marca (marmellate, prodotti per bambini, barrette, ma anche prodotti senza glutine e finalizzati alle decorazioni alimentari) ha condotto una ricerca approfondita raccogliendo 85mila testimonianze di consumatori in 32 paesi del mondo, per provare a rispondere a questa domanda.

Lo studio realizzato dal Gruppo Hero, tuttavia, non prevede una classifica delle caratteristiche che influenzano le persone che vogliono prodotti cosiddetti naturali: “Lo studio non redige una classifica di quali attributi vengano identificati come più o meno importanti – fa sapere  Luis Manuel Sánchez-Siles, direttore Innovazione del Gruppo Hero, uno dei ricercatori che ha preso parte allo studio, insieme a Sergio Román (Università di Murcia) e Michael Siegrist (ETH Zurigo) – ma di certo la caratteristica ‘organico’ o ‘bio’ è considerata estremamente correlata al concetto di naturalità. Nella ricerca infatti viene specificato che ‘altre ricerche devono essere fatte per stilare una misurazione, ancora mancante, del FNI (Food Naturalness Importance). Una tale misurazione potrebbe far scaturire ulteriori studi futuri che esaminino proprio quali siano le caratteristiche più rilevanti per i consumatori’”.

Il punto è che ‘naturale’ non significa per tutti la stessa identica cosa, quando si parla di alimenti o prodotti in senso lato.

Conta l’origine, gli ingredienti, la produzione…

Nel settore alimentare non esiste una definizione del termine ‘naturale’ condivisa a livello universale – confermano dal Gruppo Hero – così che a volte l’espressione risulta vaga e talvolta abusata, spesso oggetto di confusione. Secondo quanto rivelato dallo studio condotto, i consumatori percepiscono un prodotto come naturale in base all’origine delle materie prime, agli ingredienti utilizzati e al processo produttivo”.

Obiettivo di questo studio, infatti, come dichiarato da Sánchez-Siles, era quello di indagare le convinzioni dei consumatori: “Non volevamo imporre la nostra idea su ciò che riteniamo rappresenti la naturalità, bensì desideravamo scoprire come questo concetto fosse percepito dai consumatori”, spiegano i ricercatori.

Quindi, origine, ingredienti e processo produttivo sono senz’altro gli strumenti ‘principe’ attraverso cui i consumatori – scelti dal gruppo Hero all’interno di un range appartenente a fasce sociali ed età diverse in quattro continenti – giudicano i prodotti per fare i propri acquisti. Ed ecco quindi che, per i cittadini, se i prodotti sono bio e/o a km0 è preferibile, così come risulta apprezzabile se il processo di trasformazione non prevede l’utilizzo di conservanti, additivi, coloranti, aromi artificiali, agenti chimici, ormoni, pesticidi e ogm. Ovviamente, il risultato di questi parametri deve far ottenere un prodotto che il consumatore giudichi anche fresco e gustoso, oltre che sano e se possibile eco-sostenibile. Tra le caratteristiche che influenzano il cittadino intenzionato ad acquistare un prodotto ‘secondo natura’, anche la confezione ha il suo peso quando rievoca l concetto di naturalità e di tradizione, così come la strategia di marketing.

Chimico vs naturale?

Insomma, da questa ricerca sulla percezione, ciò che si evince è senz’altro che per il consumatore che cerca un prodotto sano, gustoso, fresco e privo di pesticidi, è molto importante richiamare il concetto di ‘naturale’. Sebbene, come sappiamo, esistono sostanze presenti in natura che sono nocive per l’uomo: “Per i consumatori ciò che è naturale viene immediatamente associato con l’essere sano, ma è assolutamente vero che esistono diverse sostanze naturali, nocive per l’essere umano. Purtroppo il nostro studio non ha approfondito il tema della comprensione del consumatore riguardo alle sostanze naturali ma pericolose/velenose”, precisa Sánchez-Siles. Che aggiunge:“Alla Hero vengono eseguiti controlli qualità estremamente severi su tutti i prodotti, nessuna compagnia solida e onesta prenderebbe mai in considerazione l’idea di usare tali sostanze”.

Viene poi da chiedersi se, in questo immaginario in parte calzante alla realtà e in parte forse no, sia ‘chimico’ il contrario di ‘naturale’: “È una domanda davvero difficile alla quale rispondere – precisa Sánchez-Siles – Dovremmo innanzi tutto stabilire cosa intendiamo col termine ‘chimico’ perché il cibo è formato da composti naturali chimici. Prendiamo una mela per esempio piena di buoni e sani composti naturali chimici, non è di certo cattiva no?”.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/09/18/la-leva-del-naturale-muove-il-mercato-del-cibo-ma-cosa-ci-vendono-con-questo-aggettivo/26174/?utm_content=buffer07463&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer