Occhio all’etichetta: quando il cibo non è quello che sembra

 

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Occhio all’etichetta: quando il cibo non è quello che sembra

mpariamo a leggere le etichette alimentari e a riconoscere le diciture ingannevoli che possono indurci all’acquisto di un prodotto differente da quello che crediamo

Leggere le etichette dei prodotti, si sa, è di fondamentale importanza per fare degli acquisti consapevoli, ancora di più se si tratta di alimenti: sapere cosa abbiamo sulla tavola è un diritto di ogni consumatore. Esistono tuttavia delle diciture non sempre trasparenti che spesso possiamo ritrovare nelle targhette alimentari e che ci possono trarre in inganno.

La funzione principale delle etichette è quella di informare i consumatori, tuttavia occorre dire anche che è il mezzo attraverso il quale i produttori cercano di attirare l’attenzione e la fiducia dei propri clienti, utilizzando talvolta determinate parole piuttosto che altre. È un sottile strategia che si serve di parole, determinati aggettivi e l’omissione di alcuni dettagli per suggerire un’immagine allettante e rendere il più accattivante possibile il prodotto. In questo modo spesso il consumatore finisce per acquistare un prodotto differente da ciò che egli ritiene. Vediamo quali sono le diciture più frequenti e come scoprire cosa si cela dietro.

Naturale. Questo termine suggerisce sicurezza e qualità, tuttavia ciò non corrisponde sempre a realtà. È una scorrettezza utilizzare questa parola per prodotti alimentari in cui compaiono nella lista degli ingredienti anche sostanze chimiche o se si tratta di cibi di tipo industriale. Tuttavia, poiché non esiste una regolamentazione a livello legislativo circa questa dicitura, molte aziende tendono ad approfittarne.

Produzione artigianale. Questo binomio evoca nell’immaginario del consumatore l’idea di un prodotto autentico, genuino, fatto in casa. La verità è che dietro può esservi una produzione di tipo industriale che impiega anche ingredienti come additivi, coloranti ed emulsionanti. È il caso, ad esempio, di molti gelati spacciati come “artigianali” ma che in realtà sono ottenuti attraverso l’impiego di polveri industriali.

Prodotto a base di carne. Con questa terminologia si indica un prodotto che non è costituito prettamente da carne, anzi in genere ne contiene una minima parte. In genere a tali elaborati vengono aggiunti conservanti, additivi, esaltatori di sapidità, acqua e coloranti.

Preparato di. Questa dicitura in genere è seguita da un tipo di carne (tacchino, pollo, manzo, ecc.) ed è in genere indice di un prodotto di qualità non eccelsa. Anche in questo caso l’ingrediente principale ed in percentuale maggiore non è la carne, ma tutto ciò che gli fa da “contorno”.

Marinato. Il termine normalmente fa pensare ad un determinato condimento a base di aceto, aglio e prezzemolo, che conferisce a carne e pesce un gusto prelibato. In realtà, nella maggior parte dei casi, i prodotti con tale dicitura nella confezione sono stati sottoposti unicamente ad un’aggiunta di acqua, che appare come secondo ingrediente nell’elenco riportato sull’etichetta.

100% di carne di. Una denominazione furba poiché chi acquista in genere pensa che si tratti di un prodotto costituito di sola carne. In realtà la percentuale sta ad indicare che tutta la carne contenuta nel prodotto è di un solo tipo di animale, ma questa carne può anche costituire il 70% del prodotto, il resto potrebbero essere altri ingredienti (grasso, lardo, interiora, scarti di lavorazione).

Al sapore di. Questa denominazione in genere la si trova sulle etichette dei dessert al cucchiaio e degli yogurt. “Al sapore di” indica in genere che sebbene il prodotto abbia il gusto di un determinato ingrediente, non è detto che lo contenga. Ad esempio si può gustare una crema al sapore di vaniglia ma che non contiene la vera vaniglia estratta dalla bacca bensì l’aroma di vanillina, ottenuta il più delle volte attraverso la sintesi chimica in laboratorio.

Nettare. Questa parola fa pensare a qualcosa di buono e naturale al contempo, ma in genere si tratta di un succo diluito con acqua con l’aggiunta di zuccheri, aromi e dolcificanti per renderlo più appetibile.

Italiano. Al richiamo di “Compra italiano” il consumatore medio è portato ad acquistare con fiducia i prodotti che riportano a chiare lettere questa denominazione. Anche in questo caso però occorre far attenzione e leggere se si tratta effettivamente di ingredienti coltivati o allevati in Italia o se si tratta piuttosto di ingredienti provenienti dall’estero e poi confezionati in Italia.

Tradizionale. L’immagine che questo termine richiama è simile a quella dell’artigianale: un prodotto buono, familiare, rassicurante. In verità le ricette tradizionali “della nonna”, come molti produttori amano rimarcare, poco hanno a che fare con i prodotti industriali che si fregiano di questo marchio.

fonte: http://www.breaknotizie.com/occhio-alletichetta-quando-il-cibo-non-e-quello-che-sembra/

Interferenti endocrini, otto anni perché la montagna Europea partorisse il topolino… Finalmente una legge, ma i criteri identificativi del perturbatore endocrino sono straordinariamente rigidi. Insomma, alla fine hanno vinto ancora le Multinazionali!

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Interferenti endocrini, otto anni perché la montagna Europea partorisse il topolino… Finalmente una legge, ma i criteri identificativi del perturbatore endocrino sono straordinariamente rigidi. Insomma, alla fine hanno vinto ancora le Multinazionali!

Alla Fine i “forti” vincono sempre. Ci sono voluti ben 8 atti affinchè la l’Unione Europea si decidesse a deliberare sugli interferenti endocrini. Otto anni perché? E ce lo chiediamo pure? Gli interessi delle Multinazionali, no?

E poi, al di là dei trionfalismi “formali” quello che hanno tirato fuori è a dir poco una porcata.

E la porcata più grossa sta nei criteri molto rigidi che identificano un perturbatore endocrino. In sostanza, si richiede che sia stata raggiunta la prova della nocività delle sostanze in questione. Un livello di evidenza scientifica finora MAI RICHIESTO per altre molecole problematiche come quelle cancerogene, mutagene e quelle tossiche per la riproduzione.

Insomma, hanno ancora chinato la testa allo strapotere delle Multinazionali. Ovviamente sulla nostra pelle!

Leggiamo da Il Salvagente:

Interferenti endocrini, otto anni perché la montagna europea partorisse il topolino…

Otto anni per partorire un topolino. In molti giudicano impietosamente la decisione dei ministri dell’Unione europea di lunedì di adottare le limitazioni previste dalla Commissione europea sugli interferenti endocrini, sostanze chimiche in grado di innescare malattie come il cancro o il diabete e contribuire a obesità, infertilità e danni al sistema endocrino.
Il voto di lunedì è il primo passo europeo e ha riguardato i pesticidi. Il commissario per la salute e la sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis ha salutato il voto come “un grande successo” anche se la decisione di vietare queste sostanze comuni nei prodotti di plastica, negli imballaggi alimentari e nelle sostanze chimiche agricole era stata presa dall’Europa nel 2009. Una scelta rimasta lettera morta dato che mancavano i criteri che definissero un pertubatore endocrino.
I criteri saranno ora trasmessi al Consiglio europeo e al Parlamento europeo per l’esame, prima dell’adozione definitiva della Commissione entro tre mesi e dell’estensione ad altri prodotti come i giocattoli, i cosmetici e il packaging alimentare.

A essere criticati i criteri molto rigidi che identificano un perturbatore endocrino. In sostanza, si richiede che sia stata raggiunta la prova della nocività delle sostanze in questione. Un livello di evidenza scientifica finora mai richiesto per altre molecole problematiche come quelle cancerogene, mutagene e quelle tossiche per la riproduzione.

Ora la palla passa al Parlamento europeo che potrebbe modificare questi criteri, rendendoli meno favorevoli alle industrie chimiche con un voto a maggioranza.

 

Ricordate l’immagine shock sulla composizione della Nutella? Eccone altre 8 altrettanto impressionanti riguardanti cibi che consumiamo ogni giorno!

Nutella

 

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Ricordate l’immagine shock sulla composizione della Nutella? Eccone altre 8 altrettanto impressionanti riguardanti cibi che consumiamo ogni giorno!

 

I prodotti alimentari che comprate nei negozi presentano una grande varietà di ingredienti che potete leggere sule loro etichette. Ma in che quantità sono presenti al loro interno? Abbiamo raccolto alcuni gustosi prodotti e li abbiamo sezionati per spiegarvi visivamente la loro composizione. Con questo non vogliamo dire che non dovreste mangiarli, ma solo rendervi consapevoli che forse potreste fare attenzione a non esagerare nel consumarli.

Inoltre ricordate questo piccolo consiglio: sulle etichette dei prodotti i loro ingredienti sono disposti in ordine di quantità dal più presente al meno presente.

1. Ketchup

La quantità di pomodoro dipende dalla qualità del Ketchup e alle volte può arrivare anche al solo 6%, per quanto riguarda la voce “altri liquidi” potreste trovarvi lo sciroppo di mais per addensare la salsa, o qualunque altro addensante.

2. Surimi

Comunemente spacciato come granchio, soprattutto in ristoranti economici. Oltre al pesce macinato può contenere una quantità di ingredienti secondari come sale, zucchero, proteine della soia, oli vegetali, coloranti e additivi. Quindi pensateci bene prima di abusarne.

3. Patatine fritte

Alcune patate fritte sono fatte ricostruendo la loro forma attraverso polvere di mais o di riso. In quel caso viene aggiunto anche l’aroma al gusto di patate. Se invece viene realizzata friggendo direttamente la patata questa contiene più olio.

4. Cornflakes

Oltre agli ingredienti menzionati potreste trovare anche olio di palma o sciroppo di mais, il quale contiene un alto tasso di fruttosio che però non viene (stranamente) menzionato fra gli ingredienti.

5. Cioccolato bianco

La cioccolata bianca difficilmente contiene cacao, molto più probabilmente quello che mangerete sarà burro di cacao, oli vegetali e burro vegetale.

6. Yogurt

Il problema è con lo yogurt alla frutta. Spesso questa variante può contenere amido di mais, grandi quantità di zucchero, coloranti e regolatori di acidità. In rari casi anche gelatina e vari conservanti.

7. Crema cacao e nocciole

Uno degli ingredienti principali di queste leccornie purtroppo sono gli oli vegetali. Gli altri ingredienti possono includere aromi, emulsionanti e addensanti. Molto buona, ma andateci piano.

8. Latte condensato

Il latte condensato è ottenuto dall’evaporazione di liquidi derivati dal latte, infatti contiene grassi animali. Inoltre alcuni produttori riducono l’ammontare di latte in favore di grassi vegetali. Se vi piace consumare questo prodotto sceglietelo bene quando andate a comprarlo.

fonte: http://www.curioctopus.guru/video/13994/8-verita-impressionanti-riguardo-ad-alcuni-cibi-che-consumiamo-ogni-giorno

Botulino – 200 grammi di tossina botulinica sarebbero sufficienti a uccidere l’intera Umanità – Che cos’è e come difendersi.

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Botulino – 200 grammi di tossina botulinica sarebbero sufficienti a uccidere l’intera Umanità – Che cos’è e come difendersi.

 

Botulino negli alimenti: che cos’è e come evitarlo

Il botulino negli alimenti è il problema più grave, perché mortale, che si può avere dagli alimenti. E’ molto importante da conoscere, specialmente per tutti coloro che preparano in casa conserve di qualsiasi tipo, gli alimenti in cui il botulino si annida.

Quando si pensa al Botulino, ci vengono in mente i trattamenti estetici, ormai. Quando vediamo persone che si sono fatte qualche “ritocchino” si dice che hanno il viso pieno di “botulino”. Ma non tutti sanno che il botulino è una pericolosissima malattia alimentare, ovviamente in relazione al botulino negli alimenti.

Per capire il parallelo, pensiamo a che cosa serve il botulino, o meglio la tossina botulinica, in estetica. Serve a togliere le rughe, perché blocca la contrazione della muscolatura sottocutanea. Ecco, immaginate che la tossina che blocca la muscolatura non venga iniettata con un ago solo in un punto ben preciso del viso, ma in tutto il corpo. E impedisca la contrazione di tutti i muscoli del corpo, compresi quelli respiratori e il cuore. Ci si sente murati dentro il nostro corpo, prima di morire senza poter muovere un muscolo, senza nemmeno poter gridare “aiuto”. Uno dei modi peggiori per morire.

Per la cronaca: 200 grammi di tossina botulinica riuscirebbero a uccidere tutta l’umanità.

Botulino negli alimenti: da che cosa è provocato

Il botulino è causato da un batterio che si chiama Clostridium botulinum. Fa parte della stessa famiglia del Tetano (Clostridium tetani) e ne condivide tantissime caratteristiche. La prima è quella di essere un batterio resistentissimo. Riesce a sopravvivere anche un secolo nell’ambiente, perché forma una spora, una forma vegetativa in grado di resistere praticamente a tutto. La seconda è quella per la quale è in grado di produrre la tossina botulinica, che agisce sui muscoli e gli impedisce di contrarsi. In pratica, tutti i muscoli si rilassano ed è impossibile compiere qualsiasi movimento, tra cui respirare, per cui si muore soffocati.

Il suo nome deriva dalla parola salsiccia, perché questo alimento è quello a cui è più comunemente legato. In realtà si può prendere da qualsiasi tipo di conserva.

Il fatto che si prenda dalle conserve e non, per esempio, dai vegetali freschi, non è difficile da capire. Se io lo prendessi dall’insalata ne assumerei la spora, che ha bisogno di tempo (diverse settimane) per svilupparsi. Mangiandone la spora, il transito nel nostro intestino è molto più veloce (due, tre giorni) e questa non fa in tempo a schiudersi, così che non prendiamo la malattia.

Invece le conserve rappresentano un ambiente ideale per il botulino. Qui ha la possibilità di schiudersi e di riprendere la sua forma normale, quella che crea le tossine. Ha tutto il tempo che vuole per svilupparsi, per cui mangiando le conserve rischiamo di assumere una bella dose di tossina. E rimanerci.

Le conserve del supermercato e il botulino negli alimenti

Fortunatamente, il problema del botulino negli alimenti è ben conosciuto da più di un secolo. Le normative per la sicurezza alimentare vanno, prima di tutto, ad evitare questo problema. Per quanto riguarda quindi le conserve che compriamo al supermercato (marmellata, sottaceti e conserve in genere) non dobbiamo avere alcuna paura di questo batterio. La prima cosa che le aziende rispettano sono sempre le misure per evitare il botulino.

Anche perché non sarebbe una bella immagine se qualcuno morisse mangiando i cetriolini sott’aceto.

Le conserve fatte in casa

Il problema, invece, arriva con le conserve fatte in casa, visto che non si seguono le disposizioni legali per evitare questo problema. Per questo motivo, la conserva dell’amico (non dico della nonna perché le nonne lo sanno come evitare il botulino, l’amico che ha letto la ricetta su internet no!!!) è in assoluto quella più a rischio per la nostra salute.

Non mangiate mai conserve delle quali non siete sicuri della realizzazione. Questo perché:

  • La bollitura non inattiva la spora del botulino. Il botulino muore solo se tenuto a 121 gradi per 3 minuti, mentre a 100 gradi deve bollire per almeno 4 o 5 ore, indipendentemente dall’alimento che si vuole conservare.
  • Se non ci sono sostanze adatte a fermare lo sviluppo del botulino, lui cresce. Tra queste sostanze il limone, l’aceto (non l’olio!!!), lo zucchero. Una marmellata fatta con 1000 grammi di frutta e 1000 di zucchero è sicura, una marmellata fatta con 1000 grammi di frutta e 100 di zucchero non lo è, perché lo zucchero è troppo poco concentrato per impedire lo sviluppo del botulino negli alimenti.
  • I bambini sono molto più sensibili al botulino degli adulti, e nei primi 12 mesi non dovrebbero consumare affatto conserve, tra cui il miele, per il rischio di botulismo infantile;
  • Prima di aprire il barattolo, che deve esser stato conservato sotto vuoto, bisogna vedere se c’è del bombage, ovvero se il tappo è rigonfio, e se in superficie appaiono delle bollicine d’aria. Se dovessero esserci, va buttato via tutto subito. Le bollicine sono la respirazione del botulino sopravvissuto nell’alimento!

Botulino negli alimenti: l’importanza della prevenzione

Le precauzioni da prendere per impedire lo sviluppo del botulino, quindi, ci sono e sono davvero tante. L’importante è che quando si fa una conserva la nostra priorità, prima dell’ecologia, prima dello spendere meno, prima della dietetica (che è il problema più grave, “metto poco zucchero perché così non ingrasso…” si, ma muori) deve essere evitare la formazione del botulino negli alimenti. Perché qui, come abbiamo visto prima, ci può sempre essere e non sappiamo se c’è o no al momento del consumo.

Per questo motivo, la nostra priorità deve essere proprio quella di impedirne lo sviluppo.

 

by Curiosity

ATTENZIONE – ECCO I NOVE ALIMENTI DA COMPRARE ASSOLUTAMENTE BIOLOGICI

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ATTENZIONE – ECCO I NOVE ALIMENTI DA COMPRARE ASSOLUTAMENTE BIOLOGICI

 

Una famiglia media difficilmente potrà arrivare a fare una spesa completamente bio, a meno che non abbia la fortuna di vivere in campagna, essere vicino a contadini fidati,… chi vive in città, può utilizzare i Gas, le vendite a Km0, stando attento comunque alle truffe, perché km0 non vuol dire biologico e senza pesticidi…

Diviene, a questo punto, importante fare delle scelte. Alcuni prodotti alimentari è importantissimo che siano biologici, perché risultano fra gli alimenti più contaminati, ed il cui uso quotidiano potrebbe diventare davvero deleterio, per la nostra salute a lungo termine.

Scelte analoghe andrebbero fatte anche con la cosmesi e tanti altri prodotti quotidiani, ma prendiamo per il momento in esame questi alimenti.

9 cibi che è meglio comprare bio

1. Mele

La produzione di mele e la frutticoltura in generale, sono tra i settori dell’agricoltura europea che più si contraddistinguono per l’utilizzo di sostanze chimiche. Greenpeace ha pubblicato a giugno il rapporto “Il gusto amaro della produzione intensiva di mele.

Due terzi dei campioni di suolo e acqua prelevati nei meleti europei contengono residui di pesticidi e il settanta per cento dei pesticidi identificati hanno livelli di tossicità molto elevati per gli esseri umani e per l’ambiente. In un singolo campione di suolo raccolto in Italia sono state rilevate fino a tredici sostanze chimiche diverse, e dieci in un campione di acqua, un vero e proprio cocktail di pesticidi.Una notizia molto amara, soprattutto se consideriamo che il nostro Paese è uno dei maggiori produttori di mele del mondo!

Questa la realtà delle nostre mele..

Da un’analisi condotta su 126 campioni di mele, di cui 109 prodotte convenzionalmente e le altre da coltivazioni biologiche, è emerso che l’83% delle mele prodotte in modo convenzionale sono risultate contaminate da residui di pesticidi. Nel 60% dei campioni sono state trovate due o più sostanze chimiche. Pesticidi assenti invece sulle mele biologiche.

Da alcuni anni le mele si piazzano tristemente in cima alla classifica dei cibi contaminati maggiormente da pesticidi e con più residui chimici sulla buccia. Ne sono stati rilevati fino a 40 diversi; gli antiparassitari sono stati riscontrati anche nel succo di mela non biologico.

Uno studio svizzero pubblicato negli atti del 25° International Horticultural Congress ha riscontrate nelle mele bio un maggior contenuto di potassio (+31 per cento) e di fenoli (+19 per cento, perlopiù flavonoidi). In tutti i campioni, inoltre, la polpa era più salda e saporita.

Nel 2016 il frutto più contaminato è risultato la fragola, ma seppur la mela si pone al secondo posto, risulta sicuramente di maggior consumo quotidiano.


2. Cereali integrali

Sappiamo già quanto risulta importante mangiare integrale, piuttosto che raffinato, e questo vale per tutto, dalle farine, allo zucchero.. ma va fatta particolare attenzione alla coltivazione.

Sulla parte esterna del chicco si concentrano, infatti, i residui di pesticidi e di sostanze nociveche possono rimanere sui cereali coltivati e conservati con metodologie convenzionali, ovvero con sostanze chimiche. Ecco perché è sempre consigliabile sceglierli da agricoltura biologica.

Vero anche che, per alcune situazioni di contaminazione, il biologico poco fa, nel senso che se le falde, il terreno sono contaminati da metalli pesanti, la coltura biologica non evita il rischio.

Vedi il caso del riso. In questo caso è opportuno, sempre, lavare bene con acqua corrente e cuocere i grani in abbondante acqua.

La combinazione di queste due avvertenze può aiutarci molto nel mantenere integro il sistema immunitario. La base di un buon sistema immunitario, infatti, è la salute dell’intestino.
Stress e cattiva alimentazione sono le principali cause scatenanti.

3. Uova

Come per il discorso dei latticini, diviene importante la scelta.

Bisognerebbe andare oltre il biologico, in questo caso.
Tutti i derivati come latte, formaggi, uova sono alimentazione sana ed importante da integrare, sempre se mangiata seguendo alcune regole (in particolare il latte) e soprattutto da mucche, animali sani.
Cosa vuol dire sano? Vuol dire non cresciuti in cattività, che seguono il ritmo naturale di produzione, che non sono soggetti ad “incentivazioni” ormonali, ad intensive cure antibiotiche..
In poche parole ciò che troviamo sugli scaffali, sarebbe buono evitarlo. Ma se proprio dobbiamo, facciamo che sia biologico.
Per quanto riguarda le uova ad esempio, possono risultare contaminate dagli antiparassitari usati anche nei mangimi degli allevamenti industriali, come sono risultate tracce dei medicinali (ormoni) somministrati ai polli.

Le galline degli allevamenti bio, almeno, vivono a terra, hanno spazio per muoversi e questo riduce la somministrazione di antibiotici.
I loro mangimi non sono ogm. Il tuorlo dell’uovo biologico non viene colorato artificialmente.


4. Latte e latticini

Oltre alle motivazioni prima indicate per le uova ( Il latte bio non può contenere metaboliti di farmaci, ormoni, contaminanti chimici né tracce di pesticidi)

la scelta bio ha ulteriori motivazioni.

I ricercatori del Washington State University’s Center for Sustaining

Agriculture and Natural Resources hanno analizzato 384 campioni di latte intero bio e convenzionale prodotto nella stessa zona per ben diciotto mesi. Ne è risultato che il primo contiene il 62 per cento in più di acidi grassi omega 3 amici del cuore e il 25 per cento in meno di omega 6. La quantità delle due tipologie di grassi e il rapporto tra loro è vantaggioso per la salute: si attesta infatti su 2,28, valore molto vicino a quello considerato ideale dai nutrizionisti (2,3), mentre quello del latte convenzionale è di 5,77.

Per quanto riguarda l’assunzione del latte bisogna fare particolare attenzione.
Purtroppo abbiamo abitudini errate, come quella di associarlo a carboidrati.
Il latte è un alimento completo e complesso. Può risultare pesante, e non per tutti va bene.

Per avere una conoscenza, a grandi linee, di come assumerlo in salute potete leggere Latte ed ayurveda.

5. Arance e limoni

Molti lo sanno e non lo fanno, molti lo sanno ma pensano “va beh”, per una volta…dobbiamo invece cambiare abitudine..le bucce di molti frutti , in questo specifico degli agrumi , non sono commestibili.. a meno che non esplicitamente scritto non trattati!

Non solo i frutti vengono trattati chimicamente, ma vengono inoltre truccati con tanto di lucidalabbra e cremine una volta che vengono “esposti” in commercio!!Additivi a rilascio lento messi nelle cartine che li avvolgono o impregnando le cassette di frutta..mille espedienti per farci arrivare il frutto che tutti nei nostri sogni pensiamo.
Per questo la scelta biologica diventa essenziale.

Lo studio del CRA (ex INRA) “Arance di produzione biologica e convenzionale: indagine sul contenuto in carotenoidi e folati” ha rilevato che luteina e zeaxantina (che hanno attività antiossidante) presentano valori più alti nella produzione biologica. Le arance bio, inoltre, contengono molta più vitamina C di quelle che non lo sono, fino al 30 per cento in più.
In calce all’articolo trovate la relazione del CRA sulla qualità nutrizionale degli alimenti biologici rispetto a quelli con coltivazione convenzionale.

6. Uva

Come per tutti i frutti quali fragole, mirtilli.. di piccola taglia, succulenti, non sbucciabili il problema diventa maggiore.

Le analisi dicono che su scala mondiale il livello di contaminazione da pesticidi sull’uva si attesti intorno al 70 per cento, con una trentina di prodotti chimici diversi. na ricerca pubblicata dal British Journal of Cancer spiega che il resveratrolo, sostanza anticancro che si trova naturalmente nel vino rosso e negli acini d’uva, viene prodotto dalle viti come autodifesa: è un fungicida naturale. I ricercatori hanno scoperto che il resveratrolo si trova in più alte concentrazioni nelle piante non trattate con fungicidi artificiali e pesticidi. Cioè in quelle provenienti dall’agricoltura organica.

7. Soia e suoi derivati (tofu, farina, tamari, fibra, lecitina, estratto, concentrato, olio, fagioli)

Molto perplessi sull’argomento, il 70% della soia coltivata a livello mondiale è ogm.. quindi ogni suo derivato, dalla lecitina, al tofu, al latte..(se proprio non se ne può fare a meno) vanno assunti rigorosamente bio.

E’ l’ingrediente transgenico che è più facile trovarsi nel piatto. In uno studio pilota statunitense, il pesticida glifosato, il cui utilizzo è abbinato a quello della soia ogm, è stato riscontrato in alte concentrazioni nel latte materno e nelle urine delle persone che mangiano cibi transgenici, dimostrando che l’erbicida si accumula nel corpo umano. Il biologico vieta l’utilizzo di organismi geneticamente modificati in tutta la filiera, dal campo al punto vendita.

8. Caffè

Bere caffè è un abitudine ad impatto ambientale molto elevato? Si.

Secondo uno studio condotto dagli esperti dell’Università del Texas, la coltivazione di caffè sta minacciando l’ambiente perché, a differenza di come si faceva in passato quando il caffè cresceva solo nelle zone ombrose, le moderne aziende agricole coltivano in pieno sole. Dal 1996 ad oggi il numero di aziende che ha scelto di coltivare il caffè all’ombra è sceso del 20 per cento.

L’esposizione delle piante al sole serve a incrementare i raccolti, ma per praticarla gli agricoltori disboscano i terreni, per sfruttare meglio la luce. L’abbattimento degli alberi ha provocato un calo della presenza di pipistrelli e di altri predatori naturali di insetti, il che ha portato all’aumento dell’impiego di pesticidi sulle coltivazioni per debellare gli attacchi dei parassiti. Commercio equo e solidale e biologico generalmente prediligono le coltivazioni in zone ombrose, a minor impatto ambientale.

Commercio equo e solidale e biologico generalmente prediligono le coltivazioni in zone ombrose, a minor impatto ambientale.

9. Pesche

Sono tra i frutti più trattati con i pesticidi e che presentano più residui sulla buccia. Studi condotti dall’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione hanno messo in evidenza differenze significative tra frutti biologici e convenzionali. Nei primi “è stato riscontrato un contenuto più alto in polifenoli totali, in composti dotati di attività antiossidante, in alcuni carotenoidi ed una più alta attività della polifenolossidasi”.

Lo studio del CRA “Ricerca di indicatori di qualità in pesche e pere” ha rilevato che il contenuto in polifenoli totali e l’attività enzimatica “sono risultati superiori in tutti i campioni dell’agricoltura biologica rispetto ai campioni di controllo convenzionali”. Infine, sempre secondo il CRA, “tutte le pesche coltivate con metodiche biologiche presentano valori di polifenoli totali più elevati rispetto a quelle coltivate con le metodiche convenzionali”.

TRATTO DA: http://www.lifeme.it/2016/12/i-9-alimenti-da-comprare-assolutamente-biologici.html