Prof. Franco Berrino: “Mangiamo il peggio del peggio” – Perché e come cambiare

Franco Berrino

 

 

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Prof. Franco Berrino: “Mangiamo il peggio del peggio” – Perché e come cambiare

 

“Mediamente quello che diamo da mangiare ai nostri malati negli ospedali è il peggio del peggio. Io ritengo che non gli faccia bene ma sa…io dico sempre che noi vogliamo bene ai nostri malati, vogliamo che tornino da noi…

Mettiamola così: se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita, diminuisce lo SPREAD.La sanità è la più grande industria nazionale ricordava il professor Monti.

Non c’è direttamente…non c’è un interesse economico nei confronti della prevenzione…che parola si potrebbe usare per definirla? Una gran commistione di ignoranza…di stupidità…e di interessi”

Ecco la dichiarazione del Prof. Berrino fatta alle Iene nella puntata su alimentazione e tumori. Nel suo libro Il Cibo dell’Uomo, partendo da considerazioni storiche, su come il cibo fosse considerato terapeutico dai nostri progenitori, giunge ai risultati odierni delle ricerche scientifiche in questo campo. Di seguito un estratto che mostra come l’alimentazione moderna non sia per nulla salutare e come andrebbe corretta. 

Nel ricco occidente è cambiato lo stile alimentare

Nei paesi occidentali ricchi, soprattutto nel corso dell’ultimo secolo, lo stile alimentare si è progressivamente discostato da questo schema tradizionale dell’alimentazione dell’uomo per privilegiare cibi che un tempo erano mangiati solo eccezionalmente, come molti cibi animali (carni e latticini), o che non erano neanche conosciuti, come lo zucchero, le farine molto raffinate (come si riesce a ottenerle solo con le macchine moderne), glioli raffinati (estratti chimicamente dai semi o dai frutti oleosi), o che addirittura non esistono in natura (come certi grassi che entrano nella composizione delle margarine, o come certi sostituti sintetici dei grassi che non essendo assimilabili dall’intestino consentirebbero, secondo la pubblicità, di continuare a mangiare schifezze senza paura di ingrassare). Questo modo di mangiare sempre più “ricco” di calorie, di zuccheri, di grassi e di proteine animali, ma
in realtà “povero” di alimenti naturalmente completi, ha contribuito grandemente allo sviluppo delle malattie tipiche dei paesi ricchi: l’obesità, la stitichezza, il diabete, l’ipertensione, l’osteoporosi, l’ipertrofia prostatica, l’aterosclerosi, l’infarto del miocardio, le demenze senili, e molti tumori, fra cuii tumori dell’intestino, della mammella, della prostata.

Il cibo di origine animale

L’uomo, in realtà, ha sempre mangiato anche cibo animale, ma se si eccettuano alcuni popoli nomadi, o quelli che vivono in condizioni ambientali estreme per freddo o per altitudine, sono ben pochi gli esempi di alimentazione tradizionale con un’alta quota di cibo animale. Anche il latte, che oggi in Occidente è alimento quotidiano, dai più era consumato solo occasionalmente, perché non poteva essere conservato ed era facile veicolo di infezioni. È stato solo alcuni decenni dopo la scoperta della pastorizzazione, in pratica dopo la
prima guerra mondiale, che ha cominciato ad essere distribuito nelle città. Ma molti popoli ancor oggi non bevono più latte dopo lo svezzamento. La cultura medica, giustamente preoccupata del grave stato di denutrizione che imperversava nelle nostre campagne e nei quartieri popolari delle città nei primi decenni del secolo, ha avuto un ruolo importante nella promozione del cibo animale, e la disponibilità di latte e di carne, insieme al miglioramento delle condizioni igieniche delle abitazioni, ha probabilmente contribuito a migliorare lo stato nutrizionale e a difenderci dalle malattie infettive. Ma poi siamo andati troppo avanti su questa strada e il consumo di cibi animali e di cibi raffinati è entrato in una spirale di interessi produttivi e commerciali che ha completamente sovvertito le tradizioni alimentari dell’uomo.Non vogliamo certo sostenere che si stava meglio quando si stava peggio, quando c’era la fame e la povertà, ma piuttosto che la nostra ricchezza ci consentirebbe una varietà di dieta sufficiente a soddisfare appieno sia le nostre esigenze fisiologiche e nutrizionali sia il piacere della buona tavola senza sovraccaricarci di prodotti animali e di cibi impoveriti dai trattamenti industriali, che solo il plagio della pubblicità televisiva riesce a farci sembrare buoni.

 

L’inganno del cibo industriale: i veleni “invisibili” – Ecco a cosa stare molto, ma molto attenti!

cibo industriale

 

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L’inganno del cibo industriale: i veleni “invisibili” – Ecco a cosa stare molto, ma molto attenti!

 

Si fa in fretta a dire cibo sano: troppi veleni invisibili si annidano nei prodotti alimentari di tipo industriale. Vediamo i casi più eclatanti.

Mercurio nel tonno, salmonella nelle carni bianche e nella soia, aflatossine nel formaggio, escherichia coli nelle cozze, frammenti di vetro nella pasta: sono solo alcuni degli “orrori” ritrovati nei prodotti alimentari italiani destinati al mercato estero e a quello interno e segnalati, lo scorso agosto, dal Sistema Rapido di Allerta Europeo per mangimi ed alimenti. A quanto pare il cibo sano è in realtà una chimera se si parla del settore industriale.

Degli esempi concreti? Lo scorso 15 luglio, ad esempio, la nota azienda Barilla ha dovuto richiamare e ritirare dieci differenti varietà di pane in cassetta e torte della sottomarca Mulino Bianco, oltre ad un lotto di pane per hamburger Pavesi, per dei ritrovamenti di corpi estranei nel sale impiegato per la loro preparazione. In base a quanto affermato dal fornitore di sale, proveniente dall’Olanda, si tratta di frammenti di metallo che possono raggiungere anche i 5 centimetri. La notizia ha fatto subito il giro del Web e molti giornali nazionali hanno trattato la notizia, eppure la maggior parte dei supermercati non si è minimamente preoccupata di informare i propri clienti sull’accaduto. Una strategia per non avere perdite nelle vendite?

Altro caso scottante nel settore industriale e alimentare è anche la controversia sorta tra la Ferrero e l’associazione tedesca dei consumatori “Foodwatch”. Questi ultimi hanno preso in esame ben 20 marche di snack e patatine per verificare la presenza di oli minerali ed in tre prodotti sono stati rilevati idrocarburi di oli minerali, noti anche come Moh. Dove? Nei cioccolatini alla nocciola “Fioretto” Lindt, nei biscotti al cioccolato “Sun Rice” di Rübezahl ma soprattutto nelle famose barrette al cioccolato Kinder e Ferrero. Vista l’alta concentrazione di Moh, l’associazione ha chiesto a gran voce il ritiro del prodotto dal mercato, ma la Ferrero ha assicurato che i suoi prodotti sono pienamente conformi coi requisiti di sicurezza alimentare e che, anzi, a volte li superano anche. Tracce di oli minerali si ritroverebbero ovunque nell’ambiente, a detta dell’azienda, ed in generale in tutti i materiali da imballaggio alimentare. Ma quali sono i rischi legati a questo genere di sostanze? Esistono due tipologie di Moh per quanto riguarda il panorama alimentare industriale: gli idrocarburi saturi, detti anche Mosh, che tendono ad accumularsi nei tessuti dell’organismo umano e a causare problemi al fegato, e gli idrocarburi aromatici, detti Moah, più pericolosi perchè cancerogeni e genotossici.

Occorre fare attenzione anche agli ingredienti che spesso le aziende millantano nelle pubblicità. Quante marche di gelati confezionati, ad esempio, vantano di avere la panna fra i loro ingredienti? Secondo un’analisi portata avanti da “Il Fatto Alimentare” su 104 prodotti presi in esame nemmeno uno conteneva anche solo una minima parte di questo ingrediente.
Come regolarsi allora in questo mare magnum di inganni alimentari? Una via è possibile: smettere di acquistare prodotti industriali e prediligere cibi biologici, consumando alimenti freschi da cucinare sul momento.

CIBI CONTAMINATI DAI METALLI PESANTI: ELENCO DELLE MARCHE DA EVITARE !!

CIBI

 

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CIBI CONTAMINATI DAI METALLI PESANTI: ELENCO DELLE MARCHE DA EVITARE !!

 

Uno studio ha dimostrato che vi sono prodotti alimentari (regolarmente in commercio) contenenti particelle di metalli pesanti altamente cancerogene.

La ricerca condotta da due scienziati di Modena, il dott. Stefano Montanari e la moglie dott. Antonietta Gatti, ha dimostrato la presenza di sostanze altamente inquinanti e nocive per la salute umana, contenuti in numerosi prodotti alimentari attualmente e regolarmente venduti in Italia ed anche nel resto del mondo.

Lo studio (portato alla ribalta da Beppe Grillo, il primo a diffonderne i dati) ha messo in evidenza come questi prodotti contengano particelle di metalli pesanti fortemente cancerogene, provenienti dal fumo di termovalorizzatori, ovvero i classici inceneritori dei rifiuti.

Secondo i due scienziati queste microparticelle potrebbero risultare ancora più pericolose delle macroparticelle dei gas di scarico delle auto, perché entrano nel nostro sangue e si annidano negli organi rimanendovi per sempre, aumentando il rischio di un cancro.

Subito dopo i risultati dello studio gli stessi scienziati hanno inviato alle aziende interessate i risultati delle loro analisi senza ricevere alcuna risposta.

ECCO L’ELENCO

Pandoro Motta: Alluminio, Argento
Salatini Tiny Rold Gold (USA): Ferro, Cromo, Nichel (cioè acciaio), Alluminio
Biscotti Offelle Bistefani: Osmio, Ferro, Zinco, Zirconio, Silicio-Titanio
Biscotti Galletti Barilla: Titanio, Ferro, Tungsteno
Macine Barilla: Titanio
Granetti Barilla: Ferro, Cromo
Nastrine Barilla: Ferro
Biscotti Cuor Di Mela (Mulino Bianco): Ferro, Zinco, Cromo, Zirconio, Silicio, Osmio, Titanio, Alluminio, Manganese, Solfato di Bario
Plum cake allo yogurt Giorietto Biscotti: Ferro. Cromo
Ringo Pavesi: Ferro, Cromo, Silicio, Alluminio, Titanio
Pane carasau (I Granai di Qui Sardegna): Ferro, Cromo
Pane ciabatta Esselunga: Piombo, Bismuto, Alluminio
Pane morbido a fette Barilla: Piombo, Bismuto, Alluminio
Paneangeli Cameo: Alluminio, Silicio
Pane Panem: Ferro, Nichel, Cobalto, Alluminio, Piombo, Bismuto, Manganese
Cornetto Sanson (cialda): Ferro, Cromo e Nichel (cioè acciaio)
Biscotto Marachella Sanson: Silicio, Ferro
Omogeneizzato Manzo Plasmon: Silicio, Alluminio
Omogeneizzato Vitello e Prosciutto Plasmon: Ferro, Solfato di Bario, Stronzio, Ferro-Cromo, Titanio
Cacao in polvere Lindt: Ferro, Cromo, Nichel
Tortellini Fini: Ferro, Cromo
Hamburger McDonald’s: Argento
Mozzarella Granarolo: Ferro, Cromo, Nichel
Chewing gum Daygum Microtech Perfetti: Silicio (cioè vetro)
Integratore Formula 1 (pasto sostitutivo) Herbalife: Ferro, Titanio
Integratore Formula 2 Herbalife: Ferro, Cromo

Attenzione – Ecco perchè non dovete mai e poi mai mangiare salmone di allevamento!

salmone

 

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Attenzione – Ecco perchè non dovete mai e poi mai mangiare salmone di allevamento!

 

L’allarme di Slow Food sui pericoli del salmole

10 buoni motivi per cui non mangiamo salmone

Attenzione il contenuto di questo post potrebbe mettere in difficoltà gli stomaci più delicati… se invece siete temerari fan di Orrori da gustare proseguite pure con la lettura. Vi avvisiamo però che oggi non parliamo di prelibatezze locali e preparazioni tradizionali, ma di uno dei cibi che forse più di tutti rappresenta la globalizzazione alimentare che stiamo vivendo: il salmone di allevamento intesivo. Prima lusso natalizio, ora si trova in grandi quantità in ogni stagione: gli allevamenti intensivi si sono moltiplicati a dismisura, mentre gli stock di salmone selvatico sono ben lontani dal ripopolamento: quello Atlantico è addirittura in estinzione, mentre quello del Pacifico è in grave calo. Ma l’allevamento intensivo non costituisce una buona alternativa, né per noi, né per ambiente ed ecosistemi. Ecco perché:

  1. Negli allevamenti intensivi i reflui non vengono mai lavati via e si lasciano semplicemente cadere attraverso le reti. Pensateci, è come se non cambiaste mai la sabbietta al vostro gattino… Il risultato sono migliaia di tonnellate di escrementi e rifiuti che si depositano nel fondale intorno agli allevamenti che non vengono mai rimossi… Per saperne di più
  2. 600 000 salmoni che nuotano in una zuppa di muco ed escrementi alimentano le mutazioni di agenti patogeni che si diffondono dall’Atlantico fino al nostro supermercatino sotto casa Più info,  ancora info, e qualcuna di più
  3. Uno scienziato statunitense dopo un lungo studio sugli allevamenti intensivi di salmone ha dichiarato ai media: «Si dovrebbe evitare il salmone di allevamento come la peste». Lo studio, i media che ne parlano e un secondo studio sul tema
  4. I salmoni di allevamento spesso sono colorati di rosa per imitare i salmoni selvaggi. I produttori utilizzano Salmo Fan per ottenere il colore che il mercato richiede. Come fanno? Aggiungono il colorante nel mangime, facile. Ecco qualche dettaglio
  5. Ad aprile 2013, la Norvegia ha ottenuto il consenso dell’Unione Europea per aumentare le quantità di Endosulfano nei mangimi. Sapete che cosa sia? Un pesticida mega tossico bandito in numerosi Paesi… leggi l’articolo
  6. Se il mangime dato ai salmoni contiene derivati animali (soprattutto dai maiali) il salmone affumicato è Kosher? Per saperne di più
  7. Foche, uccelli e leoni di mare spesso rimangono intrappolati nelle reti che delimitano gli allevamenti Info, il problema
  8. Una cosa che vi ripetiamo sempre: gli allevamenti intensivi non sono assolutamente efficienti e per ottenere un kg di salmone ne servono almeno 5 di altri pesci. E contribuiscono largamente alla riduzione degli stock ittici che sta portando all’estinzione di molte specie
  9. Ovunque ci siano allevamenti di salmone intensivi si è registrato un calo drastico dei salmoni selvatici. Lo studio
  10. I medici norvegesi consigliano alle mamme in attesa di evitare il salmone a causa dell’alto livello di tossine contenute in quelli da allevamento intensivo. Sostanze conosciute per provocare danni allo sviluppo del cervello nei bambini. La dottoressa Anne-Lise Bjørke Monsen ha rischiato la sua carriera per aver divulgato questa informazione. Ma dal momento che migliaia di persone mangiano salmone convinti che faccia bene alla loro salute dovrebbero invece conoscere tutti i rischi collegati…  Traduzione dal Norvegese (in inglese)

Per saperne di più ecco la nostra guida al consumo consapevole sull’acquacoltura
A cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it
Fonte: 10 reasons not to eat farmed salmon   

 

tratto da http://www.slowfood.it/10-buoni-motivi-per-cui-non-mangiamo-salmone/

L’allarmante dossier di Legambiente: siamo i terzi consumatori al mondi di PESTICIDI ed i secondi al mondo di FUNGICIDI – Un terzo dei nostri alimenti è contaminato a “norma di Legge”…!

Legambiente

 

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L’allarmante dossier di Legambiente: siamo i terzi consumatori al mondi di PESTICIDI ed i secondi al mondo di FUNGICIDI – Un terzo dei nostri alimenti è contaminato a “norma di Legge”…!

 

Pesticidi, è contaminato un terzo degli alimenti

L’Italia è il terzo consumatore a livello comunitario di pesticidi (130mila tonnellate), preceduto solo da Spagna e Francia, mentre siamo il secondo consumatore di fungicidi (oltre 65mila tonnellate utilizzate in un anno). A dirlo è il dossier di Legambiente, che ha analizzato la frutta e la verdura prodotti nel nostro Paese, venendo a scoprire che un terzo dei prodotti che arriva sulle nostre tavole (36,4%) è contaminata da uno o più residui di pesticidi. E questo nonostante i prodotti dichiarati fuorilegge (quelli con almeno un residuo chimico oltre i limiti di legge) siano solo una piccola percentuale: meno dello 0,7%.
«Lo studio evidenzia in modo inequivocabile gli effetti di uno storico vuoto normativo: manca ancora una regolamentazione specifica rispetto al problema dell’impiego simultaneo di più principi attivi sullo stesso prodotto – ha spiegato la presidente di Legambiente Rossella Muroni –. Per questo è possibile definire “regolari”, e quindi da commercializzare senza problemi, prodotti contaminati da più principi chimici contemporaneamente, se le concentrazioni restano entro i limiti di legge». Il rapporto sottolinea la necessità di avviare indagini sui rischi dell’azione combinata di più principi attivi, tanto più su quelli che più frequentemente vengono utilizzati in sincrono o miscelati. Infatti, anche se a piccole dosi e sotto i limiti stabiliti dalla legge, l’azione sinergica di diverse sostanze assunte dall’ambiente può avere un effetto cancerogeno.
Ma non è solo l’uomo a farne le spese. La necessità di incrementare la produzione agricola e di difenderla dai parassiti negli ultimi decenni ha favorito l’uso di composti di sintesi senza che venisse svolta un’adeguata indagine sui meccanismi di accomulo che queste sostanze chimiche hanno nel suolo. «Una mole crescente di studi scientifici, oggi più orientati alla valutazione dell’impatto ambientale della chimica di sintesi più che ai suoi benefici per la produttività, – si legge nel rapporto – mostra chiare evidenze degli effetti che l’uso non sostenibile dei pesticidi induce in termini di perdita della biodiversità, riduzione della fertilità del terreno ed accelerazione del fenomeno di erosione dei suoli».

Gli alimenti più contaminati

Il poco lusinghiero primato di alimento più contaminato spetta al tè verde, con ben 21 differenti sostanze rilevate. Tra i cibi con la più alta percentuale di residui ci sono anche le bacche, con 20 differenti composti chimici, ma anche il cumino, 14 diverse sostanze, le ciliegie(13), le lattughe e i pomodori (11), e persino l’uva, contaminata da 9 principi attivi diversi.
Nel complesso le pere, le fragole, l’uva e la frutta esotica – soprattutto le banane – sono i prodotti più contaminati dalla presenza di residui di pesticidi.
Tra le sostanze attive più frequentemente rilevate sui campioni ci sono il Boscalid, l’Imazalil l’Acetamiprid, il Metalaxil, il Ciprodinil, il Penconazoloe il Clorpirifos, sostanza riconosciuta come interferente endocrino e dannoso per l’organismo.

Un’Italia a due facce

Il report di Legambiente mostra un’Italia a due facce: se da una parte il consumo di pesticidi resta alto (anche se è in leggera flessione rispetto agli anni passati), dall’altra aumenta la superficie agricola coltivata con tecniche biologiche e biodinamiche. Tra il 2014 e il 2015, infatti, si è registrato un aumento del 7,5%.

 

fonte: http://www.rivistanatura.com/pesticidi-e-contaminato-un-terzo-degli-alimenti/

E220, E221, E222, E223, E226, E228… Sono additivi conservanti conosciuti come SOLFITI, anidride solforosa. E fanno malissimo… Cosa sono, in quali alimenti si trovano e quanti realmente ne mangiamo.

 

 

SOLFITI

 

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E220, E221, E222, E223, E226, E228… Sono additivi conservanti conosciuti come SOLFITI, anidride solforosa. E fanno malissimo… Cosa sono, in quali alimenti si trovano e quanti realmente ne mangiamo.

 

Tutti abbiamo sentito parlare dei solfiti e dell’ anidride solforosa contenuta nel vino. Le sigle degli additivi alimentari conservanti E220 e228 molto meno. Eppure sono contenuti in alimenti come bevande, succhi di frutta, pesce,frutta secca

Scopriamo quanti solfiti ingeriamo e che danni possono provocare e come evitare di assumerne meno!

Tutti abbiamo sentito parlare dei solfiti e dell’ anidride solforosa contenuta nel vino. Le sigle degli additivi alimentari conservanti E220  E221 E222 E223  E226 E227 E228 molto meno. Eppure sono contenuti in alimenti come bevande, succhi di frutta, pesce,frutta secca . Scopriamo quanti solfiti ingeriamo e che danni possono provocare e come evitare di assumerne troppi !

I solfiti: conservante utilizzato fin dall’ antichità …

I Romani e gli antichi Egizi, già utilizzavano il biossido di zolfo per ripulire dai batteri i tini dove veniva fatto fermentare il vino. Tuttavia il loro utilizzo divenne massiccio solo nel secolo scorso in concomitanza con le nuove esigenze alimentari dettate dallo sviluppo industriale.

Che cosa sono i solfiti  e l’ anidride solforosa. Da non confondere con i solfati.

L’ anidride solforosa ora è indicata con la sigla E220. L’ anidride solforosa è un gas incolore ma altamente irritante che si produce dalla combustione dello zolfo nell’ aria. Avete presente i vulcani? Durante le eruzioni ne emette in quantità notevoli ! Decisamente un clima inospitale per la vita.

All’ interno del nostro sangue l’ anidride solforosa, si comporta allo stesso modo: è un veleno in grado di inattivare la vitamina B1 e B12.  A dosaggi bassi può causare  faringite , perdita dell’ odorato, del gusto, acidità urinaria e stanchezza. I sintomi più conosciuti sono quelli legati al mal di tesa post sbornia e disturbi nervosi.

I solfati invece ,sono i prodotti della combustione del petrolio e sono i maggiori responsabili delle piogge acide !

Come vengono utilizzati i conservanti a base di anidride solforosa.

L’ utilizzo dei solfiti come additivi alimentari è legato alla loro proprietà antimicrobiche, antifungine , antiossidanti ed inibitrici dell’ imbrunimento enzimatico ( Avete presene le patate o le mele che si ossidano senza pelle  ?) Altri impieghi prevedono il loro utilizzo come sbiancanti per lo zucchero negli zuccherifici, come conservante per il mosto in enologia e come antimicrobico nelle bevande , bibite succhi di frutta ed insaccati. Vengono utilizzati anche in alcune lavorazioni degli ortaggi sfruttando la loro capacità antiossidante. (imbrunimento chimico)

Come riconoscere i conservanti A base di anidride solforosa.

Come visto l’ anidride solforosa è un gas . La sigla identificativa è E220.  Gli altri solfiti non sono gassosi ma sono Sali. Non cambia nulla : i Sali liberano anidride solforosa !

  • E220   Anidride Solforosa
  • E221   Sodio Solfito
  • E222   Sodio Solfito Acido
  • E223   Sodio disolfito
  • E224   Potassio Disolfito
  • E226   Calcio Solfito
  • E227   Calcio Bisolfito Acido
  • E228   Solfito Acido di Potassio

Le conseguenze sulla nostra salute e di limiti di legge imposti per l’ utilizzo dei solfiti.

I danni da solfiti si dividono in quattro categorie

1 Alterazioni vitaminiche:  l’ anidride solforosa ed i solfiti distruggono la tiamina e la cianocobalamina (vitamine del gruppo B  : B1 e B12 )

2 Appesantisce il nostro sistema detossificante:  questi additivi vengono eliminati per via urinaria dopo essere stati detossificati ad opera del fegato tramite un ‘enzima chiamato solfito ossidasi. Se la dose di solfiti è superiore alla nostra capacità di eliminarli, compaiono mal di testa .

3 Reazioni allergiche ed allergie Un pericolo in agguato è rappresentato da possibili allergie e reazioni asmatiche con manifestazioni respiratorie anche gravi. Riniti, eczemi, orticaria e dissenteria possono essere causati dai solfiti . in queste malattie una delle componenti più ostiche è proprio l’ identificazione della causa. Immaginate l’ efficacia di un trattamento se non viene rimossa la causa che ha scatenato la malattia!

4 Interazione con farmaci cortisonici. Da non sottovalutare anche l’ interazione con farmaci, in particolar modo i cortisonici che aumentano la sensibilità individuale ai solfati.

Quanti solfiti possiamo ingerire e quanti realmente ne assumiamo?

Il limite di legge imposto per l’ assunzione di solfiti e di 0,7 g. per kg di peso corporeo . l’ organizzazione Mondiale per la Sanità ha stabilito questo limite di sicurezza. Per interpretare correttamente questo valore è necessario poter calcolare in linea di massima quanti solfiti possiamo ingerire.

In quali alimenti troviamo i Conservanti  E220 e similari?

Potenzialmente i solfiti sono presenti in quasi tutti gli alimenti conservati e perfino in molti freschi.

Nei prodotti preconfezionati devono essere indicati in etichetta o con il codice identificativo o con il nome chimico.  Sfortunatamente in molti casi non è obbligatorio segnalare né la loro presenza ne la loro quantità. Un esempio: il pesce fresco (tipicamente nei gamberetti , gamberi e surimi )

E’ presente anche nei cereali come l’ orzo perlato, purè di patate, ortaggi sottolio ,sottaceto e salamoia ( con sale ). Nelle bibite a base di frutta , nei funghi secchi e nella frutta essiccata , nella frutta candita .

Nei prodotti a base  di  carne, essendo maggiormente soggetti a fenomeni putrefattivi  i quantitativi di conservanti sono ancora maggiori e possono contenere anche 450 mg al kg.

Il vino li contiene.  I limiti legali imposti dalla comunità europea sul contenuto finale di anidride solforosa nel vino consentono fina  a 160 mg/litro per i vini rossi e di 210 mg/litro per i vini bianchi. Mediamente più è scarsa la qualità del vino e maggiormente se ne rende necessaria l’ aggiunta in quantità superiori.

Per legge non è obbligatorio indicare la loro presenza se il quantitativo è inferiore a 10 mg al kg o lt. In soggetti allergici anche quantitativi modesti possono scatenare serie conseguenze !

Quanti solfiti mangiamo?

Come avrete ben compreso è molto difficile stabilirlo. In molti casi la loro presenza non è indicata e data la loro alta diffusione è molto facile che questi quantitativi si accumulino oltrepassando molto facilmente il valore consigliato dalla OMS.

Ma mancora più interessante è una ricerca condotta nel 2000 che ha stabilito che il quantitativo di solfiti tollerato dall’ organismo è ben inferiore a quello ufficiale OMS èd è pari a 0.7 mg al Kg di peso . Facciamo un esempio semplicissimo.  Se peso 70 Kg  il tasso limite tollerabile è di 0.7 mg per kg , quindi  in totale solo 49 mg.

Una cenetta con un po’ di insaccati, 2 bicchieri di vino bianco con un po’ di frutta secca e siamo già oltre i limiti consigliati. Senza contare il resto dei conservanti …

Quantità massime di solfiti maggiormente presenti negli alimenti ammesse secondo la regolamentazione della comunità europea

ALIMENTI                                    DOSE MASSIMA mg o ml / kg di solfiti

  • Aceto                                                                     170
  • Amidi                                                                      50
  • Crostacei                                                               150
  • Stoccafisso o baccala                                              200
  • Senape                                                             250/500
  • Surrogati carne pesce o crostacei                            200
  • Concentrati di frutta                                              250
  • Albicocche pesche uvetta prugne e fichi secchi        2000
  • Banane essiccate                                                 1000
  • Mele e pere secche                                                600
  • Preparati per purè                                                 400
  • Pomodori secchi                                                    200
  • Vini  rossi                                                             210
  • Vini bianchi                                                          160
  • Vini tedeschi Spatlese e Aulese                              300
  • Vini bordeaux                                                      300
  • Vini francesi Barzac, Cadillac…                              400
  • Succo d’uva concentrato                                      200
  • Succo di limone                                                   350

Conclusioni

Spero di aver fatto un po’ di chiarezza. I solfiti sono solo uno dei moltissimi additivi nocive per il nostro organismo. Se fosse l’ unico , probabilmente questo articolo non avrebbe ragione di essere. Sfortunatamente non è così ed assieme ai solfiti ingeriamo moltissime altre sostanze tossiche che si accumulano nel nostro organismo. Sapere in quali alimenti è maggiormente concentrato può essere di aiuto a limitarne l’ assunzione.

Alessandro Di Coste

fonte: varie dal Web

L’Allarme di Coldiretti: + 680% import di pomodoro da Cina!! …Rendiamoci conto di quali porcherie ci rifilano come Made in Italy tutti i giorni!!

 

Coldiretti

 

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L’Allarme di Coldiretti: + 680% import di pomodoro da Cina!! …Rendiamoci conto di quali porcherie ci rifilano come Made in Italy tutti i giorni!!

Sono aumentate del 680 % le importazioni di concentrato di pomodoro dalla Cina che hanno raggiunto circa 70 milioni di chili nel 2015, pari a circa il 10 per cento della produzione nazionale in pomodoro fresco equivalente. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai primi undici mesi del 2015, nel denunciare il rischio concreto che venga spacciato come Made in Italy sui mercati nazionali ed esteri per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza. Dalla Cina – sottolinea la Coldiretti – si sta assistendo ad un crescendo di navi che sbarcano fusti di oltre 200 chili di peso con concentrato di pomodoro da rilavorare e confezionare come italiano poiché nei contenitori al dettaglio è obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento, ma non quello di coltivazione del pomodoro. Un commercio che va reso trasparente – continua la Coldiretti – con l’obbligo ad indicare in etichetta l’origine degli alimenti che attualmente vale in Italia solo per la passata di pomodoro ma non per il concentrato o per i sughi pronti. A rischio – sostiene la Coldiretti – c’è uno dei settori simbolo del Made in Italy nel mondo a causa della concorrenza sleale del prodotto importato.  Al nord come al sud – spiega la Coldiretti – non sono ancora state definite le condizioni contrattuali per il raccolto 2016 perché insieme ad un contenimento delle superfici coltivate viene proposta anche una riduzione anche superiore del 10-15% del prezzo pagato agli agricoltori che non è sostenibile. Aumento record delle importazioni riduzioni dei prezzi pagati agli agricoltori e taglio delle superfici – continua la Coldiretti – prefigurano uno scenario preoccupante per il prodotto simbolo della dieta mediterranea.

Peraltro l’84 per cento degli italiani peraltro ritiene – precisa la Coldiretti – che sia molto importante che l’etichetta riporti la provenienza della materia prima impiegata per la frutta e verdura trasformata come i derivati del pomodoro, secondo la consultazione pubblica on line sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal ministero delle Politiche Agricole, che ha coinvolto 26.547 partecipanti sul sito del Mipaaf dal novembre 2014 a marzo 2015. Un risultato che, sulla base del regolamento comunitario n.1169 del 2011, entrato in vigore il 13 dicembre del 2014, consente all’Italia – sostiene la Coldiretti – di introdurre norme nazionali in materia di etichettatura obbligatoria di origine geografica degli alimenti.

 

La Cina – riferisce la Coldiretti – ha iniziato la coltivazione di pomodoro per l’industria nel 1990 e oggi, dopo aver superato l’Unione Europea, rappresenta il secondo bacino di produzione dopo gli Stati Uniti. Ma il gigante asiatico – ricorda la Coldiretti – anche nel 2015 ha conquistato il primato nel numero di notifiche per prodotti alimentari irregolari perché contaminati dalla presenza di micotossine, additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge, da parte dell’Unione Europea, secondo una elaborazione della Coldiretti sulla base della Relazione sul sistema di allerta per gli alimenti. Su un totale di 2967 allarmi per irregolarità segnalate in Europa ben 386 (13%) – precisa la Coldiretti – hanno riguardato la Cina.

 

Il pomodoro è il condimento maggiormente acquistato dagli italiani. Nel settore del pomodoro da industria – conclude la Coldiretti – sono impegnati in Italia oltre 8mila imprenditori agricoli che coltivano su circa 72.000 ettari, 120 industrie di trasformazione in cui trovano lavoro ben 10mila persone, con un valore della produzione superiore ai 3,3 miliardi di euro.
fonte: http://www.coldiretti.it/News/Pagine/176-%E2%80%93-6-Marzo-2016.aspx

I 5 ingredienti raffinati di uso comune che ci stanno avvelenando !!

 

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I 5 ingredienti raffinati di uso comune che ci stanno avvelenando !!

 

Ormai più o meno si conoscono quali insidie possano nascondersi dietro gli alimenti confezionati e di produzione industriale, spesso eccessivamente ricchi di sale, zucchero e grassi, tanto da spingere alcuni governi verso la proposta di tassare quei cibi ritenuti maggiormente dannosi per la salute.

 E’ ormai un dato di fatto: alimentazione scorretta e malattie del benessere sono strettamente correlate. La prevenzione è la regola principale ed essa non può che passare attraverso abitudini alimentari realmente corrette, che dovrebbero prevedere una drastica eliminazione dei seguenti cinque ingredienti raffinati d’uso comune.

1) Zucchero bianco

Lo zucchero raffinato è tra i maggiori imputati dell’insorgere di quelle che vengono definite come malattie del benessere: diabete, obesità, problemi legati al metabolismo, ipertensione, danni a livello del fegato. Secondo studi recenti  lo zucchero raffinato sarebbe da considerare tra le cause che ogni anno provocano la morte di 35 milioni di persone, con particolare riferimento al diabete ed alle malattie cardiocircolatorie. Il consumo di zucchero bianco sarebbe triplicato nel corso degli ultimi 50 anni ed andrebbe drasticamente ridimensionato. Esso, sia che venga derivato dalla barbabietola o dalla canna da zucchero, per assumere il candore che noi tutti conosciamo, subisceprocedimenti di raffinazione che comprendono l’impiego di calce, zolfo e carbone animale, oltre che di coloranti utilizzati per eliminarne i riflessi giallognoli. Lo zucchero risulta in questo modoimpoverito sia dei minerali che delle proteine presenti nelle materie prime di partenza. Anche lo zucchero greggio viene trattato con zolfo, ma in seguito non subisce processi di decolorazione.

Alternative: Tra i sostituti dello zucchero raffinato possono esservi la stevia (non lavorata industrialmente), lo sciroppo di riso, il succo concentrato di mela o uva, lo sciroppo d’acero o d’agave.

2) Farina 00

La farina 00 rappresenta spesso l’ingrediente di base di numerose preparazioni sia casalinghe ed industriali. E’ sufficiente aprire qualsiasi comune ricettario per rendersi conto di come tra gli ingredienti per la preparazione di una torta casalinga, che dovrebbe dunque risultare più “sana” rispetto ad un prodotto confezionato, via sia per la maggior parte delle volte la farina 00, cioè la più raffinata tra le farine in commercio. Tramite i processi di raffinazione questo alimento perde purtroppo gran parte del proprio contenuto nutritivo, con particolare riferimento al germe contenuto nei chicchi, ricco aminoacidi, Sali minerali e vitamine del gruppo B ed E. Gli effetti negatici dell’impiego abituale di farina 00 nella propria alimentazione sono stati posti in luce dal Professor Franco Berrino, ex direttore del Dipartimento di medicina predittiva e per la prevenzione dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e consulente della Direzione scientifica. Egli sottolinea come provochi un aumento della glicemia e il conseguente incremento dell’insulina, fenomeno che nel tempo porta ad un maggior accumulo di grassi depositati e ad un indebolimento generale dell’organismo, rendendolo maggiormente esposto nei confronti delle malattie, tumori inclusi.

Alternative: la farina raffinata può essere sostituita da farina integrale o semi-integrale (farina di tipo 2). Meglio ancora ricorrere a farine artigianali acquistate nei molini e macinarsele in casa con apparecchi appositi.

3) Sale

La notizia è recentissima. In Italia il consumo di sale è ancora eccessivamente elevato e ben superiore a quanto raccomandato da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Mentre non si dovrebbero mai superare i 5 grammi di sale al giorno, il suo consumo nel nostro Paese sarebbe quasi il doppio. L’eccessivo consumo di sale è legato all’insorgere di malattie cardiovascolari è può incidere negativamente su situazioni già presenti di ipertensione. Gli esperti confermano che riducendo il consumo di sale si potrebbe evitare la morte di almeno 26 mila persone ogni anno. E’ necessario anche sottolineate che la tipologia di sale che si decide di utilizzare sulla propria tavola non è da sottovalutare.

Alternative: Se, da una parte, è possibile evitare un consumo eccessivo di prodotti confezionati molto ricchi di sodio, dall’altra si potrebbe sostituire il comune sale da cucina con del sale integrale (sale marino integrale, sale rosa dell’Himalaya), che, a differenza del sale ottenuto industrialmente, presenta, oltre al cloruro di sodio, un contenuto da non sottovalutare di sali minerali come calcio, magnesio, potassio, ferro, rame e iodio

4) Olio di palma

Ecco un altro ingrediente onnipresente in numerosi alimenti confezionati sia dolci che salati. L’olio di palma, quando non indicato come tale, potrebbe nascondersi comunque dietro la sibillina dicitura in etichetta di “olio vegetale” o “oli vegetali”. Urge in questo senso, a tutela dei consumatori, la diffusioni di indicazioni maggiormente chiare all’interno delle liste degli ingredienti presenti sulle confezioni degli alimenti. L’olio di palma è ritenuto dannoso per la salute per vie del suo elevato contenuto di grassi saturi, che può raggiungere anche il 50% nel caso dell’olio di palma derivato dai frutti e l’80% nell’olio di palmisto, derivato dai semi. Ad un’alimentazione eccessivamente ricca di grassi saturi, si lega un maggiore rischio di contrarre malattie cardiovascolari. Dal punto di vista ambientale, la produzione di olio di palma contribuisce purtroppo alla deforestazione di aree dal valore naturalistico inestimabile, comprese antiche foreste pluviali.

Alternative: Per evitare l’olio di palma sarebbe necessario controllare con attenzione le liste degli ingredienti, diffidare da snack, merendine, piatti pronti e creme spalmabili industriali e passare all’autoproduzione casalinga degli stessi, utilizzando oli più equilibrati, come l‘olio extravergine d’oliva o oli vegetali biologici spremuti a freddo.

5) Grassi idrogenati

La diffusione dei grassi idrogenati nei prodotti industriali va spesso di pari passo con quella dell’olio di palma. Margarine, merendine alla crema, piatti pronti già conditi, surgelati e prodotti da forno di vario tipo possono contenerne. La loro presenza è sempre indicata in etichetta, quindi è sufficiente porre attenzione a ciò che si acquista per fare in modo di evitarli il più possibile. I rischi per la salute relativi ai grassi idrogenati sono legati alla loro capacità di aumentare i livelli del colesterolo LDL e di diminuire quelli del colesterolo HDL, considerato “buono”. Un’alimentazione che prevede un consumo disattento di grassi idrogenati può rendere i vasi sanguigni meno flessibili ed influire negativamente sulla pressione del sangue. I grassi idrogenati sono ottenuti tramite un processo di lavorazione degli oli insaturi, che mira ad ottenere grassi di consistenza differente, a seconda degli impieghi industriali. Si ottengono così dei grassi insaturi, anche denominati “grassi trans”, la cui presenza nella dieta è stata legata alla comparsa di ictus, arteriosclerosi e malattie coronariche.

Alternative: come sopra