Arrabbiarsi: ecco quali danni provoca alla salute

 

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Arrabbiarsi: ecco quali danni provoca alla salute

Gli atteggiamenti spesso influenzano le condizioni fisiche del corpo. Nessuno può odiare il suo vicino senza avere disturbi di stomaco o di fegato. Nessuno può essere geloso e abbandonarsi all’ira senza avere una cattiva digestione o disturbi di cuore.

Quando sorge in noi un’inquietudine o uno scatto d’ira, essi influiscono sul sistema così da bloccare il flusso della circolazione dei canali eliminatori. Così possiamo prenderci un brutto raffreddore per esserci arrabbiati o per aver maledetto qualcuno.

Arrabbiarsi: i danni che provoca alla salute

Vivere felici è il primo antidoto contro dolori, patologie e malattie. Come ho già accennato, prendere le cose con calma, senza arrabbiarsi eccessivamente, senza lasciare che l’ira prenda il sopravvento, può influire positivamente sulla nostra salute. Non si tratta solo di atteggiamento o di qualcosa che ha a che vedere con l’educazione! Evitare di arrabbiarsi può essere la migliore medicina.

Durante un momento di rabbia, infatti, i muscoli e le articolazioni diventano tesi, il sangue circola meno velocemente, si altera l’equilibrio del sistema nervoso, ormonale e cardiovascolare, la pressione arteriosa aumenta, come la frequenza cardiaca e il testosterone, si altera l’attività celebrale e viene prodotta bile in eccesso, accumulandosi in aree del corpo in cui non dovrebbe trovarsi.

“L’ira può distruggere il cervello al pari di ogni altra malattia. Perché è essa stessa una malattia della mente”

L’ira, la rabbia e la paura sono emozioni piuttosto nocive per il nostro benessere psicofisico; potrei dire che sono le cause di tutti i mali, perfino delle malattie. A livello scientifico non vi sono tesi che confermino quanto certe emozioni possano essere devastanti sull’organismo. Intanto, alcune ricerche avrebbero già confermato come l’essere costantemente arrabbiati possa compromettere alcuni aspetti della salute. È provato che l’essere arrabbiati provoca:

Aritmia cardiaca

Lo stress fisico e mentale che si innesca durante un attacco di rabbia può scatenare un processo di collasso cardiaco e altri problemi relazionati al cuore.

Danni epatici

Può provocare anche problemi anche alla cistifellea, dal momento che la rabbia favorisce una secrezione di bile maggiore rispetto al normale. Questa sostanza dev’essere espulsa dal nostro corpo tramite la cistifellea, per questo motivo quest’organo ne risente.

Dolori muscolari

Quando ci arrabbiamo con qualcuno o con noi stessi il corpo rilascia adrenalina, l’ormone che viene prodotto quando ci troviamo in situazione di difficoltà. Questo può causare dolori o crampi ai muscoli e anche mal di testa. Le spalle, la nuca e la schiena sono le parti che soffrono di più, poiché subiscono il peso di tutte le tensioni.

Diarrea

Arrabbiarsi può provocare anche la conosciuta sindrome del colon irritabile o infiammazione. Possono pertanto, causare colite e diarrea, anche se non si consumano alimenti controindicati. In pratica, lo stress, la paura, la tensione e la rabbia causano uno squilibrio intestinale.

Gastrite

E’una delle conseguenze più frequenti della rabbia e i sintomi sono tipici: reflusso, dolori, acidità, sensazione di bruciore alla bocca dello stomaco. L’acidità di stomaco infiamma la mucosa gastrica quando ci si arrabbia. Se siete soliti arrabbiarvi, può capitarvi di non soffrire solo di gastrite, ma anche di ulcera dello stomaco.

Dermatite

Il prurito e l’irritazione possono essere amplificati dalla rabbia. Lo stesso succede nei casi di tensione, stress, nervosismo, ansia e paura. Chi ha delle ferite, può peggiorare la situazione o infettarsi poiché si gratterà con più forza rispetto al solito, ad esempio.

Ira, rabbia e salute

Si sa per certo che ci sono persone che si arrabbiano più facilmente di altre, che magari ingigantiscono le piccole cose fino a renderle insostenibili. Queste sensazioni non solo si ripercuotono sugli altri, ma anche su noi stessi,

Come evitare di arrabbiarsi?

Il ritmo di vita quotidiano ci porta ad arrabbiarci per qualsiasi cosa, non ci dà né il tempo né lo spazio per concederci una pausa e rilassarci. Sembra quasi che l’universo stesso ci spinga ad arrabbiarci. Il traffico, gli impegni, i soldi, la convivenza, il capo, gli autobus o i problemi personali non dovrebbero essere motivo di rabbia.

Anche se può sembrare più facile dirsi che farsi, poco a poco le abitudini possono cambiare, è importante ritagliarsi 10 minuti al giorno per riprogrammare la mente. Come? Possiamo scaricare la tensione con attività fisiche: frequentare una palestra, praticare sport, partecipare al tifo della la propria squadra del cuore, lavorare manualmente, ecc. Se ci sentiamo contratti, “legati”, può essere utile farsi massaggiare, qualunque sia la tecnica usata, con un buon rilassamento.

Non riesco a fare a meno di arrabbiarmi?

Se il malessere tende alla cronicizzazione significa che vi è un comportamento, uno stile di vita ormai consolidato su cui occorre lavorare più approfonditamente con una psicoterapia e con l’ausilio, preferibilmente, di medicine naturali.

E’ pur vero che anche reprimere le manifestazioni d’ira è nocivo alla salute psicofisica. E allora?

Il primo passo per cercare di allearsi con la propria rabbia è ascoltarla bene, e cercare di capire chiaramente il suo messaggio: dove ci sentiamo colpiti, cosa vorremmo. Una volta definita, con calma, la posizione che riteniamo giusta per noi, possiamo affermarla assertivamente.

 

Fonte: http://frasideilibri.com/arrabbiarsi-danni-provoca-alla-salute/

Trucchi estivi salva-bolletta

 

 

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Trucchi estivi salva-bolletta

Ecco alcuni semplici trucchi per risparmiare energia durante i mesi estivi, per salvare l’ambiente e il nostro portafoglio. Dai condizionatori al corretto uso degli elettrodomestici. 

 

L’Authority dell’Energia, infatti, ha comunicato che nel terzo trimestre del 2017 per la famiglia tipo è aumentata la bolletta dell’elettricità e calata quella del gas. Inoltre, dal 1 luglio la bolletta della luce registrerà una variazione del +2,8%. Questo è quanto prevede l’aggiornamento delle condizioni economiche di riferimento per le famiglie e i piccoli consumatori in tutela per il terzo trimestre 2017.

Seguite questi semplici trucchi e godetevi l’unico aumento ben accetto di questo periodo: quello delle temperature.

Areare l’ambiente in base alle temperature esterne

Aprire le finestre durante la notte o quando soffia una leggera brezza permette di rinfrescare la casa. Chiudetele, invece, quando la temperatura esterna è troppo alta per preservare la frescura interna. Una buona opzione è chiudere le persiane quando il sole è alto per limitare la penetrazione dei raggi solari.

Uso efficiente dell’aria condizionata

Imposta il termostato alla massima temperatura tollerabile in casa: minore sarà la differenza tra interno ed esterno, minore sarà il costo associato all’attivazione dell’impianto di condizionamento.

Evita, invece, di impostare una temperatura inferiore alla norma: la casa non sarà rinfrescata e si genererà una dispersione di energia.

Spegni completamente l’impianto durante la notte e quando in casa non c’è nessuno. Se non possiedi un termostato programmabile potrebbe essere una buona idea averne uno: la possibilità di programmare l’uso dell’aria condizionata permette di rendere l’impianto più efficiente in termini operativi ed economici.

Manutenzione costante dei dispositivi

Evita di sistemare lampade, TV, forni o altre sorgenti di calore vicino al termostato dell’aria condizionata per prevenire l’influenza reciproca dei sensori.

Effettuare manutenzioni costante con il  professionista nella manutenzione degli impianti di aria condizionata più vicino a te è fondamentale soprattutto all’inizio e alla fine della stagione per evitare di incorrere in guasti decisamente più gravi dovuti all’utilizzo continuo e disfunzionale.

Utilizzo dei ventilatori

Usare un ventilatore a soffitto in combinazione con l’impianto di aria condizionata ti permette di mantenere il termostato ad una temperatura inferiore di almeno 4 – 5°C senza percepire cambiamenti. In ogni caso i ventilatori non hanno la funzione di rinfrescare una stanza, ma di rinfrescare gli occupati con aria più fresca di quella esterna: spegneteli, quindi, nelle stanze vuote.

Dopo aver fatto il bagno o la doccia accendere il ventilatore permette, inoltre, di disperdere il calore e l’umidità creata

Evitare il calore e le spese inutili generate da luci e apparecchi

Cercate di evitare l’uso di ferri da stiro, asciugacapelli, lavastoviglie, lavatrici e di tutti gli altri elettrodomestici che generano calore, prima del tramonto. Effettuate, inoltre, lavaggi solo a pieno carico. Approfittate del calore generato dal sole per asciugare il bucato ed evitate l’asciugatrice.

Sostituite le lampadine: tra il 10 e il 15% dell’elettricità consumata dalle lampadine è trasformata in luce; il restante è solo calore. Scegliete lampadine che permettano un uso più efficiente dell’elettricità.

Più del 18% della dispersione energetica estiva proviene dagli scaldabagni: durante questa stagione usate l’acqua calda solo per il bagno, i vestiti e i piatti possono essere tranquillamente lavati in acqua fredda.

Questi consigli possono essere molto utili per non vedere aumentare spropositatamente la vostra bolletta elettrica durante l’estate. Importante è anche la manuenzione degli impianti fatta fare a specialisti del settore

di Federica Maranza

fonte: http://www.terranuova.it/News/Stili-di-vita/Trucchi-estivi-salva-bolletta

Universo 25 – lo studio degli anni 70 sugli effetti della sovrappopolazione sui topi. È così che si estinguerà l’umanità?

Universo 25

 

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Universo 25 – lo studio degli anni 70 sugli effetti della sovrappopolazione sui topi. È così che si estinguerà l’umanità?

Nel 1972, l’esperto di comportamento animale John Calhoun costruì una specie di paradiso terrestre per topi, con gabbie confortevoli e cibo illimitato. In questo ambiente vennero introdotti 8 topi, 4 coppie di maschi e femmine.

Due anni dopo, i topi erano andati incontro ad una specie di apocalisse.

Universo 25 era un’enorme gabbia, concepita per essere la perfetta utopia di un roditore. Era diviso in alcuni “quartieri principali”, con locali distribuiti su diversi piani, e il cibo era abbondante e disponibile ogni volta che i topi l’avessero richiesto.

Il progetto ebbe inizio da 8 topi, 4 maschi e 4 femmine. Dopo 104 giorni, i roditori avevano familiarizzato con l’ambiente e iniziato a riprodursi. Nel confortevole ambiente di universo 25, la popolazione cresceva esponenzialmente, raddoppiando ogni 55 giorni. Questi furono i tempi d’oro, in cui la colonia prosperava. Le gabbie erano divise in un totale di 256 locali, ognuno capace di ospitare 15 topi. Il cibo e l’acqua erano abbondanti, e l’universo veniva pulito ogni mese per garantire l’igiene. Non esistevano predatori, la temperatura era costante, e i topi erano stati scelti da membri di un’elite genetica poco soggetta a disturbi o malattie.

Insomma, un vero e proprio paradiso: ma l’idillio non era destinato a durare.

Quindi cosa avvenne esattamente, dentro Universo 25? Dopo il giorno 315, la crescita della popolazione iniziò a rallentare. Più di 600 topi vivevano ora nella gabbia, costantemente a stretto contatto dei loro simili, mentre si spostavano tra un piano e l’altro per mangiare, bere e dormire. I roditori si trovarono presto in un mondo sempre più affollato, in cui c’erano molti più individui che ruoli sociali da interpretare.

A causa dell’abbondanza di topi, i maschi iniziarono a rinunciare alla difesa dei propri spazi. Il normale corso della società dei roditori, con i suoi ruoli, venne disturbato; essi non erano più in grado di formare legami sociali efficaci.

I topi più isolati dal punto di vista sociale iniziarono a concentrarsi in determinati spazi, e ad attaccarsi tra loro. Gli episodi di violenza e la mortalità iniziarono a crescere, e addirittura le madri cominciarono ad attaccare la prole.

Un particolare gruppo di topi maschi, chiamato da Calhoun “i più belli”, si richiuse in uno splendido isolamento, smettendo di combattere o cercare di accoppiarsi, limitandosi a mangiare, dormire, e coccolarsi tra loro.

In qualunque altra parte di Universo 25, invece, imperavano violenza, cannibalismo e pansessualità. La società dei roditori era letteralmente collassata su sè stessa.

Al giorno 560, la popolazione aveva raggiunto i 2200 topi e la crescita era cessata. Dopo il giorno 600, le gravidanze diventarono ridottissime e i piccoli capaci di sopravvivere tendenti allo zero.

La popolazione aveva smesso di riprodursi, e la strada verso l’estinzione era chiara, secondo Calhoun. I topi avevano perso la capacità di crescere di numero, a causa soprattutto di fattori sociali (il gruppo dei “più belli” si rifiutava ormai completamente di riprodursi).

Questa formula si applica ai topi, ma potrebbe essere lo stesso per gli esseri umani? Per Calhoun, non ci sono dubbi. Non importa quanto avanzati possiamo considerarci, una volta che il numero di individui arrivasse a superare di gran lunga il numero di ruoli sociali disponibili, seguirebbe soltanto la distruzione della società e il prevalere della violenza.

Secondo Calhoun, se la società umana continuasse a crescere indefinitamente, soccomberebbe verso il nichilismo totale e il collasso, causando l’estinzione della specie.

Speriamo, ovviamente, di non doverlo mai sperimentare.

 

http://www.cabinetmagazine.org/issues/42/wiles.php

Articolo scientifico: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1644264/

Tratto da quirkyita.com

 

Si al TTIP, Si al CETA… Diventiamo tutti Americani. Tutti più liberi. Per esempio, promuovere l’allattamento al seno è illiberale. È una “barriera al commercio” che intralcia le vendite di latte artificiale e simili surrogati! …Ma stiamo scherzando?

 

 

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Si al TTIP, Si al CETA… Diventiamo tutti Americani. Tutti più liberi. Per esempio, promuovere l’allattamento al seno è illiberale. È una “barriera al commercio” che intralcia le vendite di latte artificiale e simili surrogati! …Ma stiamo scherzando?

La protesta delle mamme: per gli USA non devono allattare

di Tiziana Beghin, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa. 

“Questa notizia ha dell’incredibile. In un documento tecnico di 500 pagine, gli Stati Uniti passano in rassegna tutte le barriere al commercio dei loro partner commerciali. In pratica una lista nera di tutte le leggi e i regolamenti di altri Paesi che il governo americano sta cercando di smontare a colpi di trattati internazionali e con le regole dell’organizzazione mondiale del commercio. Sapete cosa sono queste barriere? Sono le leggi che proteggono la salute delle persone!

Gli Stati Uniti non hanno nemmeno la decenza di risparmiare i bambini. Il governo di Hong Kong, ad esempio, sta lavorando a una legge per promuovere l’allattamento al seno e garantire una nutrizione corretta ai neonati, ma ha trovato sulla sua strada la ferrea opposizione degli Stati Uniti. L’amministrazione americana ritiene questa misura una “barriera al commercio” che potrebbe ridurre le vendite di latte artificiale e prodotti surrogati del latte materno. Stesso atteggiamento in Indonesia dove gli americani vogliono bloccare sul nascere un progetto di legge che mira a limitare il marketing di latte artificiale, mentre in Thailandia, dove una legge del genere già esiste, gli Stati Uniti starebbero cercando di rimuoverla. Anche la Malesia è finita nella lista nera degli Americani, per un simile divieto di pubblicizzare prodotti per bambini. E in Salvador, dove il governo ha promulgato una legge in difesa dell’allattamento al seno, gli Stati Uniti si riservano di monitorare la situazione in attesa di un potenziale intervento. Non si tratta di supposizioni, ma di casi reali direttamente riportati da un documento ufficiale del governo americano.

E sempre da questo documento si evince che in Cile e in Perù gli Stati Uniti vogliono demolire una legge anti-obesità che vieta alle multinazionali di pubblicizzare prodotti pieni di calorie a ragazzi sotto i 14 anni e le obbliga a mettere un bollino di pericolo sui prodotti più grassi. Non è assurdo che siano le multinazionali a dettare l’agenda dei governi? Se è vero che gli americani vogliono resuscitare il TTIP, questi sono i pericoli che ci troveremo ad affrontare. In Commissione Commercio Internazionale, gli eurodeputati del gruppo Efdd – MoVimento 5 Stelle difendono la salute dei cittadini”.

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/07/la-protesta-delle-ma.html

Glifosato: per la California è vietato perchè cancerogeno. Per l’Unione Europea, invece, possiamo pure crepare…

 

Glifosato

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Glifosato: per la California è vietato perchè cancerogeno. Per l’Unione Europea, invece, possiamo pure crepare…

Glifosato: per la California è cancerogeno. L’Ue ce lo serve sul piatto…

Storica vittoria dello stato americano contro la Monsanto. Previsto un avviso ai consumatori anche nelle etichette del prodotto. Lo stesso che i canadesi usano per fare maturare il grano che noi importiamo… La vergogna del CETA approvato anche dal Governo Gentiloni e dalla commissione Esteri del Senato…

Una vittoria per i cittadini e una dura sconfitta per la multinazionale Monsanto: a partire dal 7 luglio la California inserirà il glifosato nella lista dei  prodotti “cancerogeni”. Lo ha stabilito l’ufficio di valutazione dei rischi per la salute e l’ambiente (Office of environmental health hazard assessment, Oehha) dello Stato americano in sintonia con quanto sostenuto dallo IARC (International Agency for Research on Cancer) che fa capo all’ Organizzazione mondiale della sanità

Parliamo, come ormai è noto, del diserbante più diffuso al mondo. La multinazionale americana – che, di recente, si è fusa con la multinazionale tedesca che opera nel settore farmaceutico Bayer – aveva citato in giudizio lo Stato della California per impedire questa classificazione, ma ha perso la causa. E se i ricorsi confermeranno quanto stabilito dall’Agenzia californiana, sui prodotti contenenti glifosato dovrà essere aggiunta una etichetta che avvisi i consumatori dei rischi.

Un grande passo avanti per uno Stato che da anni ha intrapreso una battaglia per la salvaguardia dell’agricoltura e della salute dei cittadini.

Parliamo però solo delle confezioni che contengono l’erbicida. Non ci sarà nessuna etichettatura sui prodotti alimentari che sono stati trattati con il glifosato.

E questo è un argomento che ci interessa da vicino: il glifosato, infatti, non è usato solo come erbicida, ma anche come disseccante, per fare maturare la piante in condizioni climatiche ostili. Pratica molto diffusa  in Canada, soprattutto nelle coltivazioni di grano duro (ma non solo).

Grano duro che poi rifilano alle nostre industrie della pasta: più della metà del grano duro importato in Italia proviene dal Canada.

E l’Europa che fa? Con l’approvazione del CETA – Comprehensive Economic and Trade Agreement, letteralmente “Accordo economico e commerciale globale”, ovvero il  trattato di libero scambio tra Unione Europea e Canada – spalanca ulteriormente le porte al grano duro e ad altri prodotti canadesi. Stessa cosa ha fatto il Governo Gentiloni che, in sordina, ha approvato il trattato. Che ora deve essere ratificato dal Parlamento italiano (la commissione Esteri del Senato l’ha già approvato con i voti di PD, Forza Italia e qualche centrista.

L’Europa, attenta a non turbare gli umori delle multinazionali più che a proteggere la nostra salute, continua a sbandierare lo studio dell’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare secondo cui il glifosato non provoca il cancro. Una conclusione opposta a quella dello IARC.

Peccato che l’Agenzia europea non abbia mai pubblicato gli studi sul tema, né li abbia mai posti al vaglio degli scienziati indipendenti, perché li considera legati a segreti commerciali.

Non solo. Secondo la Ong Corporate Europe Observatory il 46% degli esperti dell’Efsa in carica per il periodo 2015-2018 si trova in una situazione di conflitto di interessi, cioè con legami finanziari diretti o indiretti con compagnie o gruppi lobbystici i cui prodotti sono valutati dall’Autorità.

Insomma, possiamo stare tranquilli…

tratto da: http://www.inuovivespri.it/2017/07/04/glifosato-per-la-california-e-cancerogeno-lue-ce-lo-serve-sul-piatto/

Glifosato – Un nuovo test svizzero svela, ancora una volta, presenza nella pasta di Barilla, Divella e De Cecco – …e ‘ste porcherie le dobbiamo mangiare noi!

Glifosato

 

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Glifosato – Un nuovo test svizzero svela, ancora una volta, presenza nella pasta di Barilla, Divella e De Cecco – …e ‘ste porcherie le dobbiamo mangiare noi!

 

Da Altroconsumo:

Glifosato, test svizzero svela tracce in pasta Barilla, Divella e De Cecco

Ampiamente sotto i limiti di legge eppure il glifosato è presente in tracce in tre marche di spaghetti made in Italy: BarillaDe Cecco e Divella. La trasmissione consumerista A Bon Entendeur del canale svizzero-francese Rts ha analizzato 16 prodotti tra paste e cereali da prima colazione a caccia dell’erbicida più usato al mondo e sospettato di essere cancerogeno per la Iarc. In sei casi, pur in quantità ridotte, è stato rilevato un residuo di glifosato.

“Nessuno è al sicuro”

Nel numero scorso (acquista qui) abbiamo dimostrato come la presenza di questo pesticida non può tranquillizzare nessun cittadino: nell’urina di tutte e 14 ragazze incinte, tutte residenti a Roma quindi in una zona potenzialmente non esposta al pesticida, che si sono sottoposte volontariamente al nostro test è stata riscontrata la presenza di glifosato. Segno che “Nessuno è al sicuro” (il titolo della nostra copertina di giugno) visto che l’esposizione è ripetuta e arriva da diverse fonti, cibo in primis.

Cosa mettiamo nel piatto

Come dimostra il recente test della trasmissione tv A Bon Entendeur: su 16 prodotti analizzati ben sei sono risultati contaminati in tracce. Non essendoci un limite di legge per i prodotti finiti è stato preso in considerazione quello previsto per la materia prima, il grano, che secondo la normativa Ue non può contenere più di 10.000 ppb (parti per miliardo o 10 mg/kg) di glifosato. Le quantità riscontrate sono molto basse. Ve li presentiamo in ordine crescente per quantità riscontrata. Nel Müsli per la colazione Crownfield prodotto in Germania è stato riscontrato un residuo pari a 17 ppb; nelle penne rigateBarilla 30 ppb;

spaghetti n° 12 De Cecco 32 ppb; fette biscottate Roland prodotte in Svizzera 44 ppb; spaghetti ristorante 8 Divella 62 ppb; cereali da colazione Nestlé Cheerios confezionati nel Regno Unito hanno riportato la più elevata concentrazione: 111 ppb.

Esposizione multipla ed effetto cocktail

In sè tutti i prodotti analizzati sono sicuri e quindi commerciabili. Ma la presenza dei residui di glifosato è ovunque: arriva nel nostro corpo principalmente tramite il cibo. Nel maggio 2016 abbiamo analizzato 50 prodotti tra pasta, farina, biscotti, corn flakes e fette biscottate e in diversi casi abbiamo riscontrato concentrazioni simili a quelle del test svizzero: la pasta Divella, ad esempio, risultò al nostro laboratorio con una quantità di 33 ppb.

Visto che non mangiamo mai un singolo prodotto al giorno, o anche un singolo prodotto a base di frumento (il glifosato è usato in particolar modo per “essiccare” prima il grano nei paesi freddi, dove manca il sole, come il Canada), ma la nostra dieta prevede molti farinacei (pasta, pizza, pane e via elencando) e nessuno mai ha analizzato l’impatto multiplo, l’effetto cocktail, dei pesticidi che, seppur in dosi piccoli, provengono da diversi alimenti. Per tutelera la salute dei consumatore sarebbe il caso di andare verso il bando dell’uso del glifosato come chiede la larga coalizione europea StopGlifosato al quale aderisce anche il Salvagente e che ha raggiunto il milione di firme necessarie per l‘Ice, l’Iniziativa dei cittadini europei, che costringerà il Parlamento europeo ad esaminare la richiesta di messa al bando definitivo del temuto pesticida, senza ulteriori proroghe come vorrebbe la Commissione Junker.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/07/03/glifosato-test-svizzero-svela-tracce-in-pasta-barilla-divella-e-de-cecco/24007/

 

Grano straniero – “Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi italiani”…!

 

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Grano straniero – “Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi italiani”…!

Oggi, spaghetti al diserbante: Quello che non può mangiare un maiale canadese, lo mangia il cittadino europeo.

Sembra incredibile ma è proprio così. Avete presente quanto in aula al Parlamento Europeo denunciamo cosa votano i parlamentari europei italiani dei partiti? Ebbene, per chi non lo sapesse, grazie a questi signori, in Italia sbarca il grano canadese che poi viene mischiato a quello italiano e diventa magicamente made in Italy grazie grandi pastifici, quelli che fanno tanta pubblicità. Peccato che il grano canadese, contenga sostanze tossiche che per le normative canadesi non può essere dato nemmeno ai porci. Invece in Italia può finire sulla nostra tavola.

Di che grano è fatta la nostra pasta? Migliaia di tonnellate di grano proveniente dal Canada vengono scaricate quotidianamente nel porto di Bari, davanti alle proteste degli agricoltori locali: proprio in Puglia, detta un tempo ‘il granaio d’Italia’.

Guarda QUI il video

fonte: http://www.lonesto.it/?p=29478

 

Ecco anche il nostro articolo di un anno fa tratto da I Nuovi Vespri:

“Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare a noi italiani” – Uno dei tanti esempi delle porcherie che importiamo dall’estero per la malafede dell’Unione Europea e l’idiozia di chi ci governa!!

“Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi italiani”

E’ una delle denunce emerse durante il convegno dal titolo: “Quando La Medicina incontra il Cibo” organizzato a Matera dall’associazione GranoSalus e da Terra e Salute. In incontro con la partecipazione di medici, veterinari, agronomi, psicologi. L’occasione per parlare dell’agricoltura sempre più avvelenata dalla chimica e dai cibi inquinati che rischiano di compromettere la ‘Dieta mediterranea’. A cominciare dai grani esteri pieni di glifosato e micotossineche arrivano con le navi nei porti italiani. E sono proprio queste sostanze chimiche che hanno indebolito le piante e il nostro sistema immunitario provocando uno spaventoso aumento di allergie, intolleranze, malattie anche gravi come Sla e morbo di Alzheimer.

  

Virus, bacilli e altri agenti patogeni sembra diventino ogni giorno più potenti e, di conseguenza, più pericolosi per l’uomo. Ma le cose stanno così? A quanto pare, no. Sono i sistemi immunitari – degli uomini e delle piante – che, indeboliti dalla chimica innaturale introdotta in agricoltura (e quindi con i cibi avvelenati che arrivano nelle nostre tavole), non reagiscono come dovrebbero agli agenti esterni. Risultato: aumento delle allergie, aumento delle intolleranze, aumento delle malattie, anche gravi, come Sla e morbo di Alzheimer, per citare solo alcune.

Il tema è stato affrontato sabato 26 novembre a Matera, presso l’Azienda Agricola Giura Longo (Diga San Giiuliano). Titolo del convegno: “Quando La Medicina incontra il Cibo”. Un incontro promosso dall’associazione GranoSalusinsieme con Terra e Salute.

Una sala gremita di agricoltori e consumatori ha ascoltato per oltre tre ore i numerosi relatori che hanno raccontato lo stato di degrado in cui versa oggi la nostra agricoltura, ormai ostaggio della chimica più spinta, con gravissime ricadute sull’ambiente, sugli animali e, infine, sulla nostra salute.

“In soli cinquant’anni – si legge nel comunicato diffuso da GranoSalus – la sapienza dell’agricoltura Italiana, che per tradizione millenaria aveva garantito una filiera di prodotti vegetali e animali di assoluta eccellenza, raccolti nella cosiddetta ‘Dieta Mediterranea’, è stata annichilita per lasciare il posto a coltivazioni intensive, chimicamente assistite, con la conseguenza di provocare una compromissione del biosistema così grave da rendere pressoché sterili i terreni sempre più bisognosi di cure per fornire elementi vitali alla vegetazione e, nel contempo, combattere i parassiti animali e vegetali”.

Ci sono anche le responsabilità politiche: le responsabilità di “una politica sempre più asservita ad interessi economici transazionali ha prodotto leggi e normative assurde che, solo per citare un esempio clamoroso, classifica come inadatto per l’alimentazione dei suini e bovini canadesi il grano contenente quantità di DON(Deossinivalenolo o Vomitossina) superiori a mille parti per miliardo mentre la soglia limite per l’alimentazione umana in Italia è fissata a 1.750. La conseguenza intuibile? Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo mangiano i cittadini Italiani!”.

Insomma, grazie all’Unione Europea – dalla quale, non a caso, gli inglesi si sono chiamati fuori – per non fare perdere soldi alle multinazionali che operano, anzi che speculano con i derivati del grano, avvelenano le persone, con danni enormi alla salute, soprattutto, dei bambini.

Dietro c’è, come al solito, il ‘Dio denaro’. In questo caso c’è la coltivazione del grano che è stata estesa alle aree fredde e umide del nostro pianeta. Con due conseguenze:

a) la presenza di funghi che producono micotossine;

b) l’uso del diserbante glifosato (o gliphosate) per far maturare artificialmente il grano coltivato nelle aree fredde e umide.

Così l’avvelenamento è generale. Persino la Germania – Paese dove si pone grande attenzione alla salubrità dei cibi e alla salute – deve fare i conti con cibi e bevande non esattamente salubri:

“Perché nelle analisi del sangue del 75% degli adulti tedeschi – si legge nel comunicato – si riscontrano alte percentuali di glifosato (sostanza erbicida ma registrata anche come antibiotico!) molto elevate?”.

Risposta: perché se la birra viene preparata con il grano al glifosato, questo erbicida si trasferisce nella stessa birra.

Guarda caso, la stessa sostanza – il solito glifosato – la ritroviamo nei terreni della Puglia coltivati ad uliveti e colpiti da Xilella.

“Uomini e piante si ammalano e muoiono per tante malattie – si legge nel comunicato di GranoSalus – o vivono sempre più acciaccati da sofferenze, allergie e intolleranze alimentari. Sono virus, bacilli, prioni e varie amenità che sembrano diventare ogni giorno più numerosi e aggressivi. Invece, la verità è un’altra: sono i sistemi immunitari di uomini e piante che, indeboliti dalla chimica innaturale introdotta nei campi, e, quindi, negli alimenti non reagiscono come dovrebbero agli agenti esterni”.

C’è anche il legame tra malattie e rifiuti. “Se a ciò si aggiungono le scelte delle amministrazioni locali – si legge sempre nel comunicato di GranoSalus – di ubicare, a ridosso di aree protette dove il cibo agricolo eccelle per le sue caratteristiche sanitarie, impianti di compostaggio dei rifiuti dimensionati per raccogliere tutta la produzione regionale della Basilicata, il livello di pressione ambientale non potrà che aumentare compromettendo così l’immagine di un cibo sano”.

I relatori parlano dei problemi della Basilicata. Ma lo stesso discorso può essere esteso alla Sicilia. Con una differenza sostanziale che rende lo scenario della nostra Isola molto più grave. Mentre in Basilicata si parla di centri di compostaggio – quindi parliamo di raccolta differenziata dei rifiuti – che preoccupano e inquinano l’ambiente e rischiano di compromettere il cibo tipico di questa, in Sicilia ci sono le discariche, quasi tutte fuori legge, se è vero che, fino ad oggi, hanno seppellito anche il cosiddetto umido, inquinando terreni e falde.

Da qui una considerazione: se in Basilicata, a causa dei centri di compostaggio, temono effetti negativi per l’immagine del proprio cibo sano, che cosa dire della Sicilia nella quale trionfano le discariche, peraltro fuori legge?

Un altro passaggio del comunicato di GranoSalus ci sembra interessante:

“Un chiaro segnale, questo, di una politica disattenta al suo territorio e al suo ambiente, che ciclicamente invece di rifiutare certe scelte sa occuparsi solo di ‘rifiuti’. Non dobbiamo scomodare le dichiarazioni depositate presso le Commissioni parlamentari d’inchiesta per intuire che la provincia di Matera risulti la più idonea, nell’ambito del territorio nazionale, per ipotizzarvi l’insistenza di traffici illeciti legati proprio al ciclo dei rifiuti”.

Non conosciamo i problemi che ci sono in materia di gestione dei rifiuti in Basilicata: ma conosciamo gli interessi che stanno dietro in Sicilia: interessi così forti da piegare anche i poteri dello Stato. Non è un caso se, nonostante le tante cose emerse in questi anni – e nonostante le proteste delle popolazioni contro le discariche la cui gestione alimenta interessi politico e mafiosi – le stesse discariche siano ancora funzionanti.

Tornando al convegno di Matera, va detto che sono intervenuti medici, veterinari, agronomi, psicologi e omeopati. Tra gli intervenuti, Andrea Di Benedetto, agronomo e micologo; Matteo Netti, medico veterinario; Giuseppe Cancellaro, medico chirurgo specialista apparato digerente; Angelo Carlo Licci, medico omeopata – Comitato Terra e Salute; Liliana Isabella Stea, medico Ppicoanalista; Luigi Tarantino, medico del Comitato Tutela Valle del Bradano; Saverio De Bonis, associazione GranoSalus – Fima; lvano Gioffreda, Agricoltura rigenerativa; Alessandro delli Carri, Agricoltura Biodinamica; Roberto Carchia, Agricoltura Biologica. Ha moderato gli interventi il giornalista Nicola Piccenna.

“GranoSalus con Terra e Salute – conclude il comunicato – ha l’obiettivo principale della divulgazione delle informazioni utili (indispensabili?) ai consumatori per una corretta conoscenza del contenuto in inquinanti e veleni nei cibi in vendita, a partire dai cereali e loro derivati. Oggi non è obbligatorio indicare sul pacco di pasta che acquistiamo quali e quanti veleni contiene, è sufficiente che siano al di sotto della soglia stabilita dalla legge. GranoSalus si ripromette di supplire a questo terribile difetto d’informazione, provvedendo con analisi private presso laboratori certificati ed accreditati. Per alcuni è importante sapere che il cibo che acquistano per i propri figli sarebbe vietato darlo in pasto ad un maiale canadese!”.

Il tema è noto: la pasta industriale prodotta in Italia contiene sostanza dannose per la salute dei bambini: ma non tutti i genitori sono a conoscenza di questo.

fonte: http://curiosity2015.altervista.org/quello-non-possono-mangiare-maiali-canadesi-lo-fanno-mangiare-italiani-uno-dei-tanti-esempi-delle-porcherie-importiamo-dallestero-la-malafede-dellunione-europ/

Scioccante – i cosmetici che utilizziamo tutti i giorni: ecco come vengono testati prima di raggiungere le nostre case…!

 

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Scioccante – i cosmetici che utilizziamo tutti i giorni: ecco come vengono testati prima di raggiungere le nostre case…!

La maggior parte delle persone non ha idea di come vengano testati i cosmetici prima che raggiungano la nostra casa. Il metodo è alquanto scioccante….

Immaginate per un momento la seguente situazione: vi state lavando i capelli e improvvisamente, una goccia di shampoo finisce accidentalmente in un occhio. E ora, che cosa si fa? Naturalmente laverete immediatamente gli occhi per evitare che lo shampoo li brucia. Ora cambiamo situazione: un cucchiaio di shampoo viene versato nei vostri occhi, ma non potete sciacquarli con dell’ acqua o con le lacrime. Ahimè! Solo a pensarci vengono brividi …

cosmetici test 1

Questo è ciò che succede ai coniglietti in un laboratorio nel quale vengono effettuati test sui cosmetici, prima di essere venduti nei centri commerciali o centri estetici. Vi offriamo l’opportunità di conoscere meglio ciò che accade all’interno delle fabbriche di cosmetici, prima che i prodotti siano pronti per la vendita e uno scaffale.

Gli animali vengono usati come cavie, metodo più comune in questo campo. Noto come test di Draize, è stato attuato nel 1940. Le gocce della sostanza vengono versate nell’ occhio di un coniglio, e si aspetta per vedere cosa succede alla cornea. Spesso, la cornea dell’animale diventa torbida e l’occhio perde la sua funzione.

cosmetici test 2

Se non si osserva nulla di strano alla cornea o alla mucosa della membrana, il test continua. Questi test si svolgono in un periodo di 24 ore. Durante tutto questo tempo, la testa del coniglio è fissata saldamente con un collare speciale, in modo che l’animale non possa graffiarsi l’occhio con la zampa e per evitare che la sostanza fuoriesca.

cosmetici test 3

Durante il test si confronta con l’occhio sano, per ottenere un risultato più affidabile. Se la cornea diventa torbida, allora l’animale viene osservato per 21 giorni. Se i danni causati dall’applicazione del cosmetico sono irreversibili, l’animale viene ucciso.

cosmetici test 4

Ma non è tutto! Se il test è negativo, l’esperimento viene ripetuto su un secondo coniglio. Se il risultato del test è lieve e reversibile, viene utilizzato un terzo coniglio. Inutile dire che, alla fine di ogni prova, tutti gli animali vengono uccisi , dal momento che non potrebbero utilizzarli per altri test.

Inoltre, non dobbiamo dimenticare, che sugli animali usati per questi esperimenti: gatti, cani, conigli, ratti, porcellini d’India, e perfino scimmie, la tossicità di un cosmetico, viene testata sulla pelle rasata dell’animale.

Che cosa possiamo fare per evitare questo trattamento disumano? In primo luogo, è necessario controllare tutti gli accessori, cosmetici e profumi prima di acquistarli.

cosmetici test 5

I produttori che non utilizzano gli animali nei loro test, fanno parte di una lista bianca o etica. Ciò significa che solo creano solo prodotti vegetali, o che utilizzano metodi alternativi per testarli, senza usare animali. È possibile individuare il logo di un coniglio in un cerchio e le parole “Non testato su animali”, “amico della natura”, ecc …

Se questo logo non è presente nelle vostre marche preferite di cosmetici, allora questi appartengono alla cosiddetta “lista nera”. Vi sorprenderà sapere che la maggior parte dei marchi famosi, compare in questa lista!

Il problema tragico dei test cosmetici effettuati sugli animali, deve essere risolto attraverso l’utilizzo di metodi alternativi! Condividete questo articolo con i vostri amici, per contribuire a combattere queste prove disumane condotte su poveri animali indifesi!

Fonte: piccolestorie.net

Ci rubano il tempo, così non pensiamo: ecco il complotto

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Ci rubano il tempo, così non pensiamo: ecco il complotto

Se avessimo il tempo per pensare e riflettere con calma forse ci ribelleremmo a questo sistema.Ed ecco che ci rubano il tempo per non farci pensare…

Il rapporto tra la velocità e il tempo è cambiato solo negli ultimi quattro secoli: alla velocità è stato assimilato un significato di efficacia, di efficienza, mentre alla lentezza viene attribuito un coefficiente simbolico di ritardo e inefficienza. Una persona che ha dei problemi la chiamiamo “ritardata”: tendiamo a considerare poco efficiente chi, magari, una cosa la capisce dopo – chi risponde dopo, chi reagisce dopo. E’ un ritardo, che per noi oggi è automaticamente un’inefficienza, un’inabilità.

Quante volte usiamo l’espressione “perdere tempo”? I latini dicevano “festina lente”, cioè “affrettati lentamente”. Per circa due secoli è stato il motto di case nobiliari nonché del veneziano Aldo Manuzio, il primo editore del mondo. Già nella favola di Fedro, la tartaruga batte la lepre. Il “festina lente” lo ritroviamo nei testi più misteriosi, all’origine del rosacrocianesimo, e in Giordano Bruno, nel famoso dialogo de “La cena delle ceneri”. Manzoni, nei “Promessi sposi”, lo cambia in “adelante, cum judicio”: veloce, ma con prudenza.

La velocità percepita come virtù è un’acquisizione molto recente. Attribuire alla velocità un valore positivo e alla lentezza un valore negativo può non essere una cosa utile, in senso assoluto: chi ha detto che il boia che dice “domani” è peggio del boia che dice “subito”? Nel film “Non ci resta che piangere”, con Benigni e Troisi, Leonardo è un ritardato. Leonardo era lento, molte commissioni gli sono state tolte perché non finiva in tempo i lavori: per fare le cose si prendeva i suoi tempi.

Era lento, ma questo non gli ha impedito di scrivere 13.000 pagine di studi. Impegnava il tempo secondo i suoi principi. Il tempo è un bene collettivo, ma anche individuale. Il tempo è denaro, si dice, ma non è vero: il tempo non è denaro. Il denaro è fungibile, il tempo no: se ti rubo 100 euro potrai sempre recuperarli, ma se ti rubo un’ora non te la ridarà nessuno. E questo è fondamentale per capire qual è la chiave di volta a cui siamo arrivati, nel nostro sviluppo evolutivo. Il sistema, l’intero sistema di potere mondiale, è fondato sulla sottrazione del nostro tempo.
Il tempo ci dev’essere sottratto, ci dev’essere tolto: perché, in quanto moneta infungibile, diventa la vera risorsa del sistema di potere. Quindi la vera risorsa non sono i nostri soldi, ma il nostro tempo. La sottrazione del nostro tempo è mirata a trasformare l’uomo in consumatore: l’essere umano pensante deve essere trasformato in consumatore. Meno si pensa, e più si consuma. Il miglior consumatore è quello non pensante. Quindi, sottraendovi il tempo, voi non pensate. In tempi andati, fino a 70-80 anni fa, la gente teneva dei diari.

Quella di racchiudere delle cose in un racconto è un’esigenza naturale dell’uomo, una narrazione destinata anche a se stessi. E quella stessa narrazione era un modo anche per pensare – perché non è che si pensa in compagnia, si pensa da soli. Il pensiero, l’introspezione, è individuale. Si può pregare in compagnia, ma non pensare. Il pensiero è veramente la radice della nostra essenza. Se un grande filosofo come Cartesio ha scritto “cogito ergo sum” (penso, dunque sono) ci sarà pure un motivo, no?

E quindi il sistema ci deve togliere il tempo per non farci pensare. Ma dato che noi abbiamo l’esigenza del racconto, ci dà Facebook – che è un modo di sottrarre il tempo, evitando però di pensare: chi è che si va a riguardare le scemate che ha scritto in precedenza? Facebook non è un libro, un quaderno. E poi a un certo punto ti impedisce di andare indietro. E’ l’ennesimo sistema costruito ai fini del grande progetto: la sottrazione del tempo. Noi non pensiamo, perché il tempo ci viene sottratto. E siccome non pensiamo, non partecipiamo.

Chi di noi partecipa al sistema politico? Chi di noi si iscrive al partito che ha votato, andando a rompere i coglioni ai congressi e facendo causa per averli, i congressi? Certo, nessuno nega che anche Facebook abbia anche i suoi aspetti positivi, la capacità di veicolare idee. Del resto, nessuna cosa è mai interamente negativa. In una rivisitazione del “Dottor Jekyll”, Mister Hide deve fare un’azione malvagia, pesca un pesciolino dalla boccia e dice “adesso lo do al gatto”, ma poi ci ripensa: “No, così il gatto gode”. Avrebbero mai dato uno Stato a Israele senza i 6 milioni di ebrei sterminati da Hitler?

Resta però il fatto che, se facciamo la somma del tempo sottratto, a tutti quanti, scopriamo che tutti gli espedienti sono indirizzati alla sottrazione del tempo. La sottrazione del tempo opera attraverso un concetto che si chiama “astrazione del gesto”: è il modo in cui si sono fondate tutte le operazioni di business criminale dell’umanità. Se ti convinco, una tantum, a fumarti un sigaro particolare, tu non diventi un fumatore.

E non sei un fumatore se ti fumi quattro sigari all’anno, nelle ricorrenze. Quand’è che diventi un fumatore? Quando io ti fabbrico l’oggetto astratto – l’astrazione di un piacere – che è la sigaretta: te la fumi, senza più neppure accorgerti che stai fumando. Devi arrivare al gesto per cui tu compri senza pensare a quello che stai comprando. Mangi, senza sapere che stai mangiando. Devono toglierti quello che c’è dietro alle cose, ai gesti – mangiare, fumare. Non necessariamente sarebbero morte di cancro migliaia di persone. Una volta il tabacco non lo si fumava, lo si annusava. Nessuno sarebbe morto di cancro, ma non sarebbe neanche nata la Philip Morris.

Le cose devono funzionare in quel modo: la sottrazione del tempo significa astrazione del contenuto dei gesti, e quindi eliminazione della scelta. Non facciamo più le cose per scelta, ma perché le abbiamo fatte ieri e quindi le rifaremo domani. E’ stato costruito uno schema per cui la quantità dei nostri gesti automatici è oggi infinamente superiore a quella dell’uomo di 400 anni fa.

Oggi, i nostri gesti automatici sono il 90% della giornata. L’uomo del ‘400 non ti diceva “ok, lo faccio subito”, ma “lo faccio dopo”: era la difesa del principio in base al quale lui sceglieva come destinare il proprio tempo. Su questo presupposto, il vero atto rivoluzionario è riappropriarsi del tempo. Ognuno di noi lo può fare. E’ semplice, ed è alla base di tutto: adottare un certo tipo di alimentazione, costruire un vissuto diverso.

Alla base di tutto ci dev’essere la riappropriazione del tempo. E’ vero che lavoriamo 8 ore, ma poi tendiamo a perdere anche le altre. Il tempo non è perso se ho visto una cosa che non mi è piaciuta, se ho scelto di vederla, perché anche quella è un’esperienza. Il tempo è perso se sono a una conferenza noiosa e non l’ho deciso io, di andarci. E il tempo perso non è restituibile.

Anche all’interno dello schema della società odierna, noi potremmo riappropriarci di una serie di cose. Rispetto ai concetti più complicati di consapevolezza e rivoluzione personale, questa è una cosa più semplice da spiegare, da far capire. Se a un certo punto ognuno di noi, nel suo piccolo, fa questa operazione su se stesso e la stimola nelle persone che gli sono vicine, scopre che questo è l’unico modo – vero – per recuperare energie per poi rifare progetti e rimettersi in moto. Dalla fine del ‘900 stiamo vivendo nel picco più basso, a livello di consapevolezza.

E’ il più alto tecnologicamente, ma non ci serve a nulla. Perché la tecnologia è stata sviluppata? Per fotterci il tempo. Esce il telefonino nuovo e te lo devi comprare, esce il computer nuovo che ti fa risparmiare del tempo, ma quel tempo lo perdi lavorando come un matto per trovare i soldi necessari a quegli acquisti. Quando dirigevo “Pc Magazine” scrissi un editoriale nel quale dicevo: non comprate l’ultimo modello, perché vi fa risparmiare un’ora di lavoro ma ve ne fa perdere dieci per pagarlo. Il direttore italiano di Cisco ci tolse la pubblicità e inviò una lettera di fuoco, di tre pagine. Risposi con due parole: “Sopravviveremo entrambi”.

Tutto è costruito per fotterci il tempo. La macchina da 50 milioni di euro, che può essere il sogno della mia vita, convive col divieto di superare i 130 chilometri orari. Che me ne faccio, allora, di una Ferrari? Eppure la gente continua a comprare le Ferrari: l’automatismo è formidabile, è un sistema micidiale. A chi non piacerebbe una bella casa, con parco e piscina? Ho un amico industriale che ne ha una così, vicino a Milano, ma è stata costruita su una vena radioattiva che risale all’evento di Chernobyl. Un umanista come Leon Battista Alberti per prima cosa domanda: dove la fate, la casa? Chi si pone mai il problema del “dove”, dell’orientamento fatto in modo serio? Il Feng Shui dell’80% degli architetti italiani è una truffa, ma il vero Feng Shui si fonda sullo stesso principio del Padre Nostro, “così in cielo così in terra”, in alto come in basso.

Ci sono energie che vengono da sopra e energie che vengono da sotto. Quelle che vengono da sotto vennero studiate a tutti i livelli: da egizi, persiani, alchimisti. E si chiama tellurismo. Ora, studiare la ragnatela del tellurismo, la ragnatela geo-magnetica, non è semplice. Se uno la conoscesse davvero, potrebbe prevenire i terremoti.

Io ho un caro amico, Giampaolo Giuliani, che i terremoti li prevede. Ci ha sempre azzeccato, perché rileva il radon, cioè l’espressione del tellurismo: è il gas che circola e viene liberato quando le vene, i canali in cui viaggia si rompono, e quindi sale. Ma non c’è pericolo che gli architetti “chic” ne sappiano qualcosa, di tellurismo: anche a loro hanno tolto il tempo.

Le forze che vengono dall’alto, invece, sono alla base del simbolismo astrologico, il cui significato non è quello divinatorio, di stabilire i caratteri dei segni. Il simbolismo astrologico nasce come ancestrale collocazione in un ordine, da parte degli antichi, delle energie che provengono dalle stelle. Il testo base della difesa dell’astrologia l’ha scritto Firmico Materno, è un romano del 100 dopo Cristo. La prima cosa che scrive è che l’astrologia non serve per divinare.

Tralasciando i fabbricanti di oroscopi, se invece studiamo come questa simbologia ha cercato di raffigurare i potenziali energetici delle varie costellazioni, non dico che possa essere una cosa esatta, ma è una cosa storica, mentre l’astrologia di oggi è come il Reiki, che non è una disciplina tradizionale e nasce per fottere soldi alla gente, su invenzione di un americano del secolo scorso.

Le discipline tradizionali non necessariamente sono esatte, ma hanno una storia. Trovate molte differenze tra il rosario cristiano e il mantra degli indiani? La scansione dei tempi comporta un esercizio di respirazione. E’ la “novena della Vergine” o qualcos’altro? Certo che è qualcos’altro: l’hanno teorizzato i benedettini, si chiama Esicasmo ed è lo Yoga dei cristiani. E’ uguale: serve a regolare la respirazione per raggiungere un determinato stato di meditazione, solo che i preti si guardano bene dallo spiegare una cosa del genere.

C’è nel Cristianesimo qualcosa che andrebbe approfondito, ma non te lo dicono, perché per loro non è questo il business. Idem per la massoneria: la dottrina massonica non è un business, mentre l’organizzazione massonica lo è. Se voglio fare il business mi interessa l’organizzazione, non la teoria. Poi, certo, mi serve qualcosa di appiccicaticcio per convincere la gente che è una cosa seria – ma come fumo negli occhi, non come materia da approfondire.

Il problema è che la sottrazione del tempo è innanzitutto è un’operazione di consapevolezza individuale: ci ha reso aggressivi e vendicativi. Noi abbiamo un altissimo coefficiente di aggressività, vendicatività e incapacità di subire un torto. Alla fine, subire un piccolo torto non è la fine del mondo: se uno ti passa davanti nella coda, e tu non hai fretta, che te ne importa? Noi litighiamo anche quando non abbiamo fretta: perché? Perché la sottrazione del tempo ci ha reso ipersensibili anche in questo senso. Siamo convinti che non dobbiamo essere fregati.

E non capiamo che, in una vita sociale, un poco dobbiamo essere fottuti tutti quanti. Siamo esseri sociali, dopotutto. E allora è molto meglio stabilire un limite entro il quale sopportare, e reagire solo quando quel limite è oltrepassato. Invece, la maggior parte di noi reagisce sempre. Succede quando ti tolgono il tempo, quando non hai più il tempo di pensare a quello che stai facendo, il tempo di contare fino a dieci.

Se tu potessi contare fino a dieci, se fossi abituato a prenderti il tempo, non t’incazzeresti. Ma siccome non sei più abituato a prenderti il tempo, t’incazzi. Questo è il meccanismo. I primi che si fottono il tempo da soli siamo noi. Se al posto di Facebook avessimo un diario serio, lo scopriremmo che ci fottiamo il tempo. Il problema vero, centrale, è che rispetto a tutte le scelte – alimentazione, qualità della vita, piccole rivoluzioni personali – la prima cosa che dobbiamo fare è riprenderci il tempo. L’alta velocità? Assurda. Cos’era il senso del viaggio, 500 anni fa? Se Marco Polo fosse potuto andare da Venezia in Cina in aereo, avrebbe mai scritto il “Milione”? Il senso del viaggio qual è? Chi si organizza le vacanze lo fa, il ragionamento sul senso del viaggio? No, certo, perché gli hanno fottuto il tempo.

La sottrazione del tempo coinvolge ogni aspetto della vita. “L’ozio e il negozio” dei latini si colloca perfettamente in questo quadro: tutte le cose in cui bisognava pensare erano delegate all’“otium”, non al “negotium”. Seneca dice che, se non fai un buon “otium”, ti va male il “negotium”: se non pensi le cose giuste, mentre fai l’“otium” con calma, poi nel “negotium” ti prendi le mazzate.
In realtà c’è questo respiro, tra le cose che devi fare entro certi schemi e le cose che devi fare fuori dagli schemi. Se tu questo equilibrio lo alteri, e fai tutto dentro gli schemi, la tua creatività è morta.

Le nostre energie sociali, la capacità di avere progetti, di scoprire cose, di scoprire nuovi modi di vivere, sono zero. Diventiamo degli ottimi consumatori: alla Coop, all’Esselunga. Da anni, altri ci fanno fare quello che vogliono loro, e noi non ce ne preoccupiamo. Anche Sant’Agostino diceva “fa’ quel che vuoi”. La gente lo fraintendeva, e pensava che fosse epicureo. Poi nella “Città di Dio” l’ha spiegato: “fa’ quello che vuoi” significa che devi fare quel che vuoi veramente, non quello che ti spingono a fare.

“Fa’ quel che vuoi” non significa andare a cercare tutti i piaceri del mondo, perché potresti scoprire che non è quel che vuoi, se ci pensi bene. Era anche quello che diceva Epicuro: «La felicità è semplice, basta inseguire il piacere; però è quasi impossibile, perché bisogna capire qual è il piacere».

(Gianfranco Carpeoro, estratti della conferenza “Il grande complotto: la sottrazione del tempo” tenutasi a Milano nel giugno 2012, ripresa in video su YouTube. Massone, già gran maestro del Rito Scozzese italiano, Carpeoro è stato avvocato e pubblicitario. Giornalista e scrittore, allievo di Francesco Saba Sardi, è considerato uno dei massimi studiosi di esoterismo e linguaggio simbolico).

Fonte: libreidee

Il “girasole” artificiale che produce energia pulita. 50 volte più efficiente dei normali pannelli.

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Il “girasole” artificiale che produce energia pulita. 50 volte più efficiente dei normali pannelli.

Lo Smartflower è un innovativo pannello solare che segue il Sole per migliorare l’efficienza di produzione energetica. Il dispositivo imita il comportamento di alcuni fiori che seguono la luce solare ruotando i loro “petali” in direzione della nostra stella. In natura, questa caratteristica dei vegetali è definita eliotropismo.

Dalla natura l’ispirazione perfetta per questa nuova tecnologia sviluppata in Austria, che permette al sistema di essere dalle 40 alle 50 volte più efficiente rispetto ai tradizionali pannelli fotovoltaici, che tendono a essere limitati dalla loro inclinazione fissa. La società sostiene che un singolo Smartflower è in grado di produrre l’equivalente di un sistema di pannelli da tetto da 4 kilowatt, il che rappresenterebbe un importante balzo in avanti per un prodotto solare autonomo.

Si può dire che lo Smartflower è progettato per uso residenziale e per le piccole imprese. Il dispositivo è disponibile in un gran numero di colori con nomi come “frutti di bosco”, “giungla” e “porcellana”.

QUI il video

La giornata del Smartflower comincia all’alba quando distribuisce i suoi pannelli, progettati per restare puliti da polvere e detriti.

Il dispositivo segue il sole in un angolo di 90 gradi usando un monitoraggio a doppio asse basato su GPS per calcolare e scegliere l’angolo ottimale nel corso della giornata. I moduli si ripiegano automaticamente di notte, o quando i sensori rilevano forti ventiche possono causare loro danni.

Il modello di base Smartflower, che inizia a circa 16.000 dollari può essere utilizzato in una varietà di impostazioni “plug and play”, tra cui il rifornimento di un auto elettrica. Una versione più costosa “Plus” comprende lo stoccaggio della batteria che consente di raccogliere l’energia anche nelle giornate nuvolose.

Circa 1.000 Smartflowers sono già state installati in tutta Europa, tra cui i Giardini Botanici di Madrid e l’Università di Scienze Applicate di Kufstein in Austria.

Fonte: www.globochannel.com