Finchè c’è guerra c’è speranza. Italia seconda al mondo per esportazioni di armi leggere ma sulla trasparenza siamo indietro anni luce

 

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Finchè c’è guerra c’è speranza. Italia seconda al mondo per esportazioni di armi leggere ma sulla trasparenza siamo indietro anni luce

L’Italia ripudia la guerra, recita l’articolo 11 della Costituzione. Sarà anche vero. Quel che è certo è che non ripudia la vendita di armi. L’importante, casomai, è non farlo troppo sapere. Ma niente paura: in fatto di trasparenza siamo indietro anni luce. L’ultimo campanello di allarme è stato lanciato a Ginevra dal rapporto annuale “Small Arms Survey”, che analizza il mercato globale delle “armi leggere”. Armi che – al di là del nome affabile – contano nel proprio annovero non solo pistole e fucili di piccola dimensione, ma anche fucili d’assalto, armi automatiche  e anche mitragliatori e lanciarazzi. Armi che l’Italia – in aperta contraddizione con la legge 185 del 1990 che regola l’esportazione di armi – vende anche a forze armate e di sicurezza di governi che violano sistematicamente i diritti umani. Ebbene, dal rapporto “Small Arms Survey” (che riporta i dati per il biennio 2013-14) emerge che l’Italia è, dopo gli Stati Uniti, il principale esportatore al mondo di “armi leggere”. Quasi un primato.

Per quanto riguarda, invece, la trasparenza non godiamo della stessa invidiabile posizione. Tutt’altro. Il “Barometro della trasparenza” all’interno del rapporto presenta infatti la classifica dei Paesi per chiarezza e esaustività dell’informazione sull’export di queste armi. E qui l’Italia è solo dodicesima, preceduta da Germania, Svizzera e Olanda (le tre ai primi posti), ma anche da Regno Unito e Francia e finanche da Serbia, Slovacchia e Romania. Il rapporto è stato presentato in questi giorni a Ginevra in occasione della Terza conferenza degli Stati membri sul Trattato del commercio di armi (Att). Conferenza alla quale tutti i paesi aderenti sono tenuti a inviare specifici rapporti sulle esportazioni di sistemi militari e in particolare sull’export di armi leggere.

Silenzio di tomba – “Il rapporto presentato dall’Italia è  tra i peggiori di tutti i paesi europei”, commenta Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e le Politiche di Sicurezza e Difesa (OPAL) di Brescia. “Non solo non riporta i dati sui sistemi militari effettivamente esportati, ma solo quelli autorizzati, ma non indica né il valore né i paesi destinatari. Questa grave mancanza di informazioni – continua Beretta – è da attribuirsi all’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento (UAMA), incardinata presso il Ministero degli Esteri: non è giustificabile in base ad alcuna norma e squalifica l’Italia nei confronti degli altri Stati membri”. Insomma trasparenza ridotta all’osso, nonostante un fatturato che continua a crescere spaventosamente: nel 2014 le esportazioni di “armi comuni” valevano 514 milioni, nel 2015 circa 563, l’anno scorso hanno raggiunto  579 milioni. Vedremo ora se qualcosa cambierà in quanto a trasparenza dopo l’incontro di Ginevra.

Il passo in avanti – Una forte richiesta per il controllo delle esportazioni di armamento e anche per la piena trasparenza è arrivato due giorni fa anche dal Parlamento europeo che ha approvato ad ampia maggioranza (386 voti favorevoli, soprattutto del “gruppo progressista”, 107 contrari e 198 astensioni) una risoluzione che chiede, tra le altre cose, l’istituzione di un’autorità per il controllo delle armi sotto l’egida dell’Alto rappresentante per la politica estera, incarico oggi ricoperto da Federica Mogherini. Non solo: l’Europarlamento chiede anche la creazione di un meccanismo di sanzioni per gli Stati membri che non rispettano la Posizione comune e di migliorare l’elenco dei criteri relativi alle esportazioni di armi per obbligare gli Stati membri a considerare il rischio potenziale di corruzione nel Paese acquirente. Ma sopratutto chiede di aumentare la trasparenza in materia di comunicazione, fornendo informazioni in modo sistematico e tempestivo sulle licenze di esportazione e trasformando, entro la fine del 2018, la relazione annuale dell’Ue in una banca dati online consultabile. Cosa farà l’Italia? Finora in fatto di armi, per tutte le risoluzioni europee si è attesa la decisione del Consiglio cercando di “adattarle” il più possibile alla nostra legislazione. Nessuna intenzione di fare il primo passo. Come spesso diceva l’attuale presidente del Consiglio da ministro degli Esteri: “Qualora in sede Onu o Unione europea venisse assunta una tale decisione, l’Italia, ovviamente, si adeguerebbe immediatamente a prescrizioni e divieti”. Fino a quel momento gli affari di armi possono proseguire indisturbati.

fonte: http://www.lanotiziagiornale.it/finche-ce-guerra-ce-speranza-italia-seconda-al-mondo-per-esportazioni-di-armi-leggere-ma-sulla-trasparenza-siamo-indietro-anni-luce/

Ogm, la Corte Europea contro l’Italia: “Non può vietare le coltivazioni geneticamente modificate” – Insomma la nostra salute calpestata non solo per gli interessi dei nostri politici, ma pure per gli interessi della casta Europea!

 

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Ogm, la Corte Europea contro l’Italia: “Non può vietare le coltivazioni geneticamente modificate” – Insomma la nostra salute calpestata non solo per gli interessi dei nostri politici, ma pure per gli interessi della casta Europea!

Ogm, la Corte europea contro l’Italia: “Non può vietare le coltivazioni geneticamente modificate”

Secondo i giudici europei non possono essere impedite se non di fronte a prove certe di rischi per la salute umana, animale e per l’ambiente. Il caso riguarda l’agricoltore Giorgio Fidenato che piantò mais modificato autorizzato dall’Ue ma vietato da un decreto del 2013. La Coldiretti: “Sentenza superata da legge 2015”

Impossibile vietare la coltivazione Ogm, senza prove certe che faccia male alla salute. A dirlo è la Corte Europea in una sentenza del 13 settembre in cui specifica che se sui prodotti geneticamente modificati non ci sia certezza di grave rischio per la salute umana, degli animali o per l’ambiente, né la Commissione né gli Stati membri hanno la facoltà di adottare misure di emergenza quali il divieto della coltivazione. La giustizia europea risponde così al caso di Giorgio Fidenato, un agricoltore penalmente perseguito in Italia, perché nel 2014 piantò mais geneticamente modificato. Una pratica permessa dall’Ue ma vietata da un decreto interministeriale del 2013.

In sostanza, il decreto italiano viene bocciato perché illegittimo. Il motivo sta tutto nel “principio di precauzione“, che deve basarsi sulla certezza dell’esistenza del rischio, senza la quale non è possibile eludere o modificare le disposizioni già esistenti per gli alimenti geneticamente modificati, oggetto di una valutazione scientifica completa prima di essere immessi in commercio.

Secondo Coldiretti, però, la decisione della corte è obsoleta e si riferisce ad un quadro normativo ormai passato e del tutto superato. Nel 2015, infatti, è stata approvata una direttiva che permetteva ai paesi europei di vietare la semina Ogm anche se autorizzata a livello Ue. L’Italia è tra i 17 Stati membri che hanno scelto questa possibilità. Il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo fa sapere che “per l’Italia gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy”.

Non solo. Da un’indagine Coldiretti divulgata in occasione della sentenza della Corte europea, emerge che “quasi 8 cittadini su 10 – il 76 per cento – si oppongono oggi al biotech nei campi che in Italia sono giustamente vietati in forma strutturale dalla nuova normativa”, comunica la confederazione degli agricoltori.

Per l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica la decisione della Corte Europea di Giustizia dell’Unione europea è “potenzialmente rivoluzionaria”. L’Ue “ha condannato l’Italia per proibizioni immotivate sugli Ogm”. In una nota sottolinea la “vittoria odierna dell’agricoltore friulano Giorgio Fidenato, iscritto Associazione Luca Coscioni, e dei Taboga” e come la sua “disobbedianza civile” “sollevi l’enorme problema politico generale della necessità di porre al centro delle decisioni normative e politiche le evidenze scientifiche“. Spetta ora al giudice nazionale risolvere la causa conformemente alla decisione della Corte. La decisione vincola però gli altri giudici nazionali ai quali verrà sottoposto un problema simile.  Secondo l’associazione “non basterà invocare il ‘principio di precauzione’ per proibire, ci vorranno delle prove”.

L’agricoltore friuliano Giorgio Fidenato, in passato aveva più volte aveva tentato di seminare mais transgenico e aveva impugnato il decreto dell’esecutivo che vieta la coltura del mais geneticamente modificato in Italia. Nel febbraio 2015 il Consiglio di Stato aveva respinto il ricorso dell’imprenditore che poi, si è rivolto alla Corte di Giustizia europea.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/13/ogm-la-corte-europea-contro-litalia-non-puo-vietare-le-coltivazioni-geneticamente-modificate/3854262/

Riscaldamento Globale – Umanità a rischio con l’aumento delle temperature oltre i 5 gradi. Per gli esperti: “il Pianeta va incontro ad una catastrofe”

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Riscaldamento Globale – Umanità a rischio con l’aumento delle temperature oltre i 5 gradi. Per gli esperti: “il Pianeta va incontro ad una catastrofe”

“Umanità a rischio con l’aumento delle temperature oltre i 5 gradi”

Studio californiano ha preso in esame i modelli di previsione sul cambiamento climatico per definire le categorie di rischio a cui il Pianeta va incontro: “Una catastrofe”

ROMA – Il riscaldamento globale, se accentuato, potrebbe nei prossimi decenni dar vita a rischi “catastrofici” e persino “esistenziali”, arrivando a minacciare la sopravvivenza della specie umana. L’allarme arriva dalla Scripps Institution of Oceanography dell’università della California a San Diego. In uno studio pubblicato sulla rivista Pnas, i ricercatori hanno preso in esame i modelli di previsione sul cambiamento climatico per definire le categorie di rischio a cui il Pianeta va incontro.

Con un aumento della temperatura terrestre molto elevato, compreso tra i 5 e gli 8 gradi, per gli esperti esiste “una probabilità bassa, ma statisticamente significativa”, di “minacce esistenziali alla sopravvivenza dell’umanità”.  Un’impennata del termometro compresa tra i 3 e i 5 gradi, si legge ancora, potrebbe determinare conseguenze “catastrofiche”. Le ondate di calore mortali, ad esempio, potrebbero diventare comuni. Per gli esperti esiste una probabilità su 20 che il riscaldamento globale causi danni catastrofici già entro il 2050.

“Quando diciamo che c’è il 5% di probabilità di un evento ad alto impatto, le persone pensano che sia una cifra piccola, ma equivale a dire che esiste una probabilità su 20 che l’aereo su cui stiamo per imbarcarci precipiterà”, spiega il docente di Scienze climatiche Veerabhadran Ramanathan, autore della ricerca. “Non saliremmo mai su un aereo che ha una probabilità su 20 di cadere, ma siamo disposti a farci salire i nostri figli e nipoti”.

Con un aumento della temperatura terrestre compreso tra gli 1,5 e i 3 gradi, e cioè nello scenario migliore, l’impatto potrebbe comunque essere “pericoloso”. Il pericolo, rilevano gli autori, è determinato dall’incremento di eventi meteorologici e climatici estremi tra cui ondate di calore, inondazioni e uragani più intensi, oltre a prolungati periodi di siccità.
fonte: http://www.repubblica.it/ambiente/2017/09/15/news/_umanita_a_rischio_con_l_aumento_delle_temperature_oltre_i_5_gradi_-175595291/

Ecco l’auto elettrica “made in Bari”. Lo schiaffo della Puglia alle Multinazionali: “200 km con una ricarica, costo 10.000 euro” – Scommettiamo che sparirà come in passato sono sparite tutte le geniali invenzioni che hanno dato fastidio alle lobby del Petrolio?

 

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Ecco l’auto elettrica “made in Bari”. Lo schiaffo della Puglia alle Multinazionali: “200 km con una ricarica, costo 10.000 euro” – Scommettiamo che sparirà come in passato sono sparite tutte le geniali invenzioni che hanno dato fastidio alle lobby del Petrolio?

Promosso da Tua Industries, il progetto del prototipo di una minicar elettrica ‘made in Bari’ è in programma al salone dell’Automotive della Fiera del Levante, nel padiglione 104. Si tratta di un quadriciclo pesante con motore elettrico che la Tua Industries, società che fa capo al fondo di investimento americano LCM (Lev Capital Management), subentrata con la reindustrializzazione della Om Carrelli di Modugno (Bari), ha realizzato e che presto partirà con la produzione vera e propria. Un veicolo in grado di percorrere 200 km con una sola ricarica elettrica. Il costo dovrebbe aggirarsi a poco più di 10.000 euro.

“Questa vicenda è iniziata quando ero sindaco di Bari con un presidio vicino alla fabbrica perché una grande multinazionale, che aveva sostanzialmente preso brand, fatturato e apparecchiature, voleva chiudere l’attività per acquisire le quote di mercato. L’orgoglio degli operai ha impedito questo destino. Abbiamo provato in tutti i modi a trovare un progetto di reindustrializzazione, e oggi siamo arrivati al prototipo finalmente autorizzato dagli organismi competenti”.

Così il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano partecipando questa mattina in Fiera del Levante, in anteprima assoluta, alla presentazione dell’auto elettrica prodotta da TUA Industries, il quadriciclo più leggero sul mercato, l’unico a quattro posti, realizzato con tecniche costruttive delle super cars.

“Ci sono ancora difficoltà – ha continuato Emiliano – perché si tratta di mandare a regime una produzione che non è semplice e che ha bisogno di una importante capitalizzazione. Sto verificando la volontà degli imprenditori italiani ad andare avanti nel progetto, noi continueremo a sostenerli perché, al di là del significato del mantenimento occupazionale, è diventato un progetto industriale veramente interessante. La prima auto italiana totalmente elettrica. Questa auto potrebbe consentire a tutte le forze di polizia municipale in Italia di muoversi nei centri abitati colpiti dai superamenti dei PM10, almeno riducendo le emissioni delle auto pubbliche. Peraltro è un’auto comoda e silenziosa”.

“È un’auto italiana e pugliese e questo chiude anche tutto il circuito dell’automotive pugliese e barese perché non avevamo ancora una produzione come questa, di un’auto intera. Come sempre combatteremo con tutta l’energia per difendere questo progetto neonato”.

Sollecitato dai giornalisti sul futuro della produzione, Emiliano ha detto che “oggi si presenta il prototipo, ma che ci sono buone intese per la rete commerciale con importanti case automobilistiche per vendere queste automobili”.

“Speriamo 
– ha concluso Emiliano – che tutto vada bene. I nemici delle produzioni industriali nel Mezzogiorno ci sono sempre, ora bisognerà schivarli tutti e portare la fabbrica a regime. Penso che una volta considerato il prototipo e individuata la determinazione di noi tutti ad andare avanti,  la necessità di altri investitori non dovrebbe essere insormontabile”. 

Ecco il VIDEO:

Quanto peso hanno le grandi aziende sull’informazione del nostro paese? Per esempio, la Ferrero è accusata di approvvigionarsi di cacao illegale in Costa d’Avorio. Ma la notizia scompare da tutti i giornali italiani!

 

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Quanto peso hanno le grandi aziende sull’informazione del nostro paese? Per esempio, la Ferrero è accusata di approvvigionarsi di cacao illegale in Costa d’Avorio. Ma la notizia scompare da tutti i giornali italiani!

Leggi: L’accusa a Ferrero e Lindt: utilizzano cacao raccolto illegalmente!

Cacao illegale, così Ferrero scompare dai giornali italiani

Quanto peso hanno le grandi aziende alimentari italiane sull’informazione del nostro paese? E come è possibile che un’azienda come Ferrero, accusata di approvvigionarsi di cacao illegale in Costa d’Avorio, e finita ovviamente sui media europei, sparisca non solo dai titoli ma anche dai pezzi dei colleghi italiani?

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato – riprendendola da un lancio di agenzia francese – la notizia di un rapporto della ong Mighty Earth che denunciava la raccolta di cacao in zone protette della Costa d’Avorio. Il rapporto (che qui potete leggere nella sua versione integrale) faceva una lunga lista di aziende responsabili dello sfruttamento illegale di questa materia prima, tra questi la Ferrero.(continua dopo l’immagine)

Dopo qualche giorno, la notizia ha raggiunto anche altri siti internet italiani ma – con buona pace della correttezza dell’informazione – è sparito ogni riferito all’azienda di “casa”. Tra l’altro, a cedere nella tentazioni di coprire le presunte malefatte di Ferrero non è stato un sito di informazione minore ma niente poco di meno che il fiore all’occhiello delle agenzie di stampa, l’Ansa come dimostra lo screenshot di seguito. (continua dopo l’immagine)

Sulla stessa scia dell’Ansa, la versione on line del quotidiano La Stampa che ha copiato e incollato il lancio d’agenzia e anche in questo caso Ferrero è salva.

tratto da: https://ilsalvagente.it/2017/09/15/cacao-illegale-cosi-ferrero-scompare-dai-giornali-italiani/25836/

VERGOGNOSO – Glifosato: l’Unione Europea rinnova per altri 10 anni. Ma non era cancerogeno? No, secondo le valutazioni dell’Efsa, che sono un copia e incolla della richiesta di Monsanto!

 

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VERGOGNOSO – Glifosato: l’Unione Europea rinnova per altri 10 anni. Ma non era cancerogeno? No, secondo le valutazioni dell’Efsa, che sono un copia e incolla della richiesta di Monsanto! 

L’Efsa, nella valutazione con cui ha assolto il glifosato, ha copiato e incollato centinaia di pagine dalla richiesta di rinnovo dell’autorizzazione di Monsanto. A scoprire ( e a pubblicare) le pagine-copia è stata la radio francese Rmc. “I punti chiave del rapporto dell’Agenzia europea, un centinaio di pagine in tutto, sono stati copiati dalla richiesta Monsanto. E’ sulla base di questi dati che l’Efsa ha assolto il pesticida e la Commissione europea deciderà nei prossimi mesi se autorizzare o meno il glifosato. Quanto possiamo fidarci?” scrive la radio che a supporto della sua tesi ha pubblicato alcune delle pagine incriminate (che noi vi riproponiamo di seguito)


A sinistra la pagina 847 della domanda di ri-registrazione, depositata dalla società Monsanto
A destra: una pagina 529 della relazione di valutazione inviata dal BfR all’Efsa

La domanda che si pone la radio francese non è sbagliata. Quanto può essere attendibile una valutazione copiata dall’azienda che ha tutto l’interesse a che il suo prodotto di punta venga autorizzato nuovamente? In effetti, i dubbi sull’attendibilità della valutazione circolavano da un pò ma adesso ci sono nero su bianco tutte le parti copiate e incollate.

Efsa: i nostri studi sono indipendenti

Durante l’intero processo di revisione dell’autorizzazione, gli enti responsabili della valutazione dell’Efsa, come l’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR), hanno affermato che la loro opinione è basata esclusivamente sulla propria valutazione obiettiva delle ricerche scientifiche sul glifosato, ma qualcosa non torna.

Confrontando la richiesta di rinnovo dell’autorizzazione che Monsanto aveva presentato nel maggio 2012 per conto della Glyphosate Task Force, un consorzio di oltre 20 aziende che commercializzano prodotti a base di glifosato in Europa, e la relazione dell’EFSA si nota chiaramente che le cose non stanno cosi.

…ma la realtà è ben diversa

I documenti sembrano confermare che il BfR e di conseguenza l’Efsa non hanno condotto nessuna revisione indipendente degli studi scientifici sui potenziali impatti del glifosato sulla salute umana, prendendo per buona la valutazione fornita dall’azienda produttrice.

Greenpeace: inaccettabile

Duro il commento di Greenpeace. “Che si tratti di negligenza o di dolo il risultato non cambia: è assolutamente inaccettabile che enti governativi, invece di fare una valutazione scientifica indipendente, facciano propria l’analisi delle aziende interessate. Quanto è accaduto rimette in discussione l’intero processo di approvazione dei pesticidi nell’Unione europea” spiega Federica Ferrario. “Votare contro il rinnovo del glifosato diventa ancora di più un passo obbligato per l’Italia e gli altri Stati Membri, per proteggere persone e ambiente da questa sostanza chimica pericolosa. Chiediamo – conclude – come intende votare il governo italiano. Il suo assordante silenzio sulla vicenda è diventato ormai insostenibile”.

 

 

tratto da: https://ilsalvagente.it/2017/09/15/glifosato-quando-lunione-euroepa-copia-e-incolla-una-ricerca-di-monsanto/25843/

L’accusa a Ferrero e Lindt: utilizzano cacao raccolto illegalmente!

 

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L’accusa a Ferrero e Lindt: utilizzano cacao raccolto illegalmente!

La Costa d’Avorio ha fornito cacao “illegale”, proveniente da zone protette, ai grandi nomi dell’industria del cioccolato come Olam, Cargill e Barry Callebaut. E’ quanto emerso da un rapporto dell’organizzazione non governativa Mighty Earth, visionato in esclusiva da Radio France Internationale(Rfi), The Guardian e Der Spiegel.

La Costa d’Avorio è il maggior produttore di cioccolato al mondo. Tuttavia, l’inchiesta mostra come una parte di questa materia prima – che raggiunge aziende come Ferrero, Lindt, Mars – proviene da foreste e parchi protetti in Costa d’Avorio. In particolare, il fenomeno riguarda le foreste di Goin Debé, Scio, Haut-Sassandra, Tai e i parchi di Mont Peko e Marahoué.

“Le autorità ivoriane sono talvolta complici o inefficaci” osserva l’Ong mentre il presidente della World Cocoa Foundation, Rick Scobey, intervistato da Rai fa sapere: “Questo è un problema conosciuto da anni. All’inizio dell’anno, 35 aziende del settore hanno deciso di unire le loro forze per lanciare una nuova partnership con il governo ivoriano e terminare la deforestazione in Ghana e Costa d’Avorio”.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/09/13/laccusa-a-ferrero-e-lindt-utilizzano-cacao-raccolto-illegalmente/

 

Il Prof. Franco Berrino: “Gli OGM sono pericolosi per la terra, per la povertà, per la fame”.

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“Gli OGM sono pericolosi per la terra, per la povertà, per la fame.

Questa è la principale ragione per cui dobbiamo combattere, perché la monocoltura degli OGM sta affamando popolazioni nel mondo.

Se gli OGM che ci sono adesso, fondamentalmente la soia, il mais, il cotone, perché tutti gli altri tentativi sono stati fallimentari, ma questa storia del mais…. noi importiamo, lo sapete… è proibito produrlo in Italia ma ne importiamo enormi quantità per nutrire gli animali, inoltre gli animali mangiano un cibo che non è il loro e per di più… io non sono preoccupato se nel mio piatto, ad un certo punto, mi capita una soia OGM anche perché mi sarà già capitata,immagino, qualche imbroglio ci sarà pur stato nel mondo, ma perché non ci sono delle solide dimostrazioni che faccia male, fa male al pianeta!

E poi perché mai dovremmo mangiare il cibo OGM? Non ce nessun vantaggio economico, se non per chi brevetta questi, questi… Io sono rimasto colpito, quando andavo ai primi congressi sulla soia e un campo di soia OGM trattato con il roundup, con il glifosato, produce forse il 2-3% in più in un campo di soia tradizionale. Non ce nessuna ragione economica di produrre gli OGM, l’unica ragione è per monopolizzare il seme.

Quindi no agli OGM e dobbiamo diffondere questa informazione.

Ci è stata fatta un’informazione martellante da parte dell’industria sull’utilità degli OGM, un’informazione fatta di falsità; gli OGM per combattere la fame nel mondo, nooo, gli OGM sono una causa della fame nel mondo, non una cosa per combatterla.

Io non sono contro la ricerca sul DNA ricombinante, sono state fatte cose meravigliose, è stata creata l’insulina, oggi un diabetico può vivere bene grazie alle nostre capacità di far produrre a dei batteri OGM l’insulina, sono favorevole alla ricerca in questo campo ma giù le mani dal cibo!

Difendiamo il cibo! Riappropriamoci del nostro cibo! Vogliamo il nostro cibo!

Non è che me ne intenda tanto ma parlando con chi fa la permacultura per esempio, mi sto rendendo conto che funziona e la produttività è elevata. Poi, avvolte la produttività è più bassa ma perché usi del semi antichi e se fai il grano monococco ti rende meno, naturalmente, che non i grani moderni, quelli ricchissimi di questo glutine.

Io penso che prima di distruggere definitivamente il pianeta, gli interessi produttivi andranno vero il biologico perché finirà per rendere di più. Se noi distruggiamo la terra, sterilizziamo la terra e poi non ce la facciamo più a produrre cosi tanto, no?

La rivoluzione verde è stata una cosa fantastica, ha aumentato enormemente la produttività e oggi, però, i contadini si suicidano perché si sono indebitati e i terreni non valgono più niente; perché l’acqua è inquinata, mi sto riferendo ai contadini dell’India in questo momento, io penso che sarà inevitabile che torneremo a produrre cibo senza chimica, adesso siamo nella fase più brutta della grande aggressività dell’industria ma io penso che se noi riusciamo a difenderci dal monopolio del seme si tornerà a questo.”

Trascrizione di un video del dottor Franco Berrino: “Ecco come gli OGM contribuiscono alla distruzione dell’ambiente” che potete vedere QUI

 

 

Vergogna – Ecco l’auto elettrica (90km/h – 200 km di autonomia – costo 10.000 € – consumi praticamente 0) che l’Italia non vuole e la Cina Si… Potenza delle lobby del petrolio!

 

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Vergogna – Ecco l’auto elettrica (90km/h – 200 km di autonomia – costo 10.000 € – consumi praticamente 0) che l’Italia non vuole e la Cina Si… Potenza delle lobby del petrolio!

 

 

City car, elettrica, italiana: perché darla ai cinesi?

La Askoll di Vicenza da tre anni non trova sostegno e finanziamenti per un progetto innovativo di una city car elettrica che costa 10mila euro più Iva e ha consumi irrisori.

L’Italia è un bizzarro paese. Da noi le banche prestano soldi in quantità a soggetti che non li restituiranno mai, ma non a un’azienda che fattura 300 milioni. Da noi i governi esaltano l’imprenditorialità, ma il premier Matteo Renzi non ha trovato il tempo per parlare con Elio Marioni, il patron della Askoll – fondata nel 1978, base a Dueville di Vicenza ma con stabilimenti in 11 paesi e 2500 dipendenti – che gli aveva scritto due volte. E così, a meno di miracoli, dall’anno prossimo la Askoll la sua auto elettrica da città «Eva» – presentata proprio in questi giorni all’Eicma di Milano, con autonomia di 200 chilometri, 80 km/h di velocità massima, ricaricabile con la presa di casa e dal costo di diecimila euro più Iva – dovrà produrla in Cina.

 

Un vero peccato. Askoll nasce da una «piccola» invenzione di Marioni: un compatto motorino elettrico utilizzabile negli acquari. Un’invenzione di successo, e la premessa per il salto di qualità: oggi in quasi tutti gli elettrodomestici i motori elettrici – dalle ventole dei microonde e dei forni alle pompe, fino a quelli che fanno girare vorticosamente i cestelli delle lavatrici – sono marcati Askoll. E c’è un altro uso per i motori elettrici: la mobilità elettrica, cominciando dalle due ruote. Ecco dunque le biciclette a pedalata assistita eB

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(1290 e 1490 euro), e poi gli scooter elettrici eS

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(2290 e 2490 euro). Tutti prodotti al 100% in Italia. Il mercato dà buone risposte, anche se come spiega l’amministratore delegato Alessandro Beaupain, «per adesso il settore della mobilità elettrica è ancor asfittico, e i numeri sono piccoli». Intanto però l’azienda ormai ha imparato il «mestiere» della mobilità elettrica, che deve intrecciare prestazioni, efficienza energetica e gestione delle batterie, sicurezza del conducente e telaistica. 

Ma ci vuole di più: e così, tra gli oltre 800 brevetti registrati, eccone uno per costruire una vera automobile, ma elettrica. Che la city car elettrica sia il business del futuro, Beaupain ne è straconvinto: «per la mobilità urbana le prestazioni delle automobili convenzionali sono sovradimensionate. A che serve un SUV per cinque persone che va a 190, quando in città è difficile toccare una media di 30 all’ora, si viaggia da soli o in due, e non si trova parcheggio?». Vero, ma finora l’auto elettrica non è decollata perché troppo cara e difficile da ricaricare. «Eva», l’auto (e non un quadriciclo) progettata da Askoll, si ricarica in una notte da una normale presa di corrente elettrica ma tocca gli 80 all’ora. Con la sua carrozzeria gradevolmente tondeggiante porta comode due persone, e ha un vero portabagagli. Ha 200 chilometri di autonomia, ma anche i sedili riscaldati e raffrescati. E per percorrere in un anno 7mila chilometri consuma l’equivalente di 50 euro di energia elettrica, cioè niente. Il tutto a un prezzo di 10mila euro più Iva.

 

Sul progetto Askoll investe tre anni e 30 milioni, fino a realizzare un prototipo che può essere messo in produzione. L’intenzione del patron Marioni e dell’ad Beaupain sarebbe quella di fabbricarla in uno stabilimento a Rovigo, ma servono tra gli 80 e i 120 milioni. Soldi che però nessuna banca e nessun investitore italiano si dichiara interessato a prestare o ad investire. E che invece potrebbero arrivare dalla municipalità e da un’impresa di una città cinese a cento chilometri da Shanghai. «La Cina – spiega Beaupain – sta già investendo cifre enormi per lo sviluppo e la diffusione di una mobilità elettrica sostenibile. Se decidiamo di portare lì la produzione, e ovviamente la nostra tecnologia, non solo ci hanno offerto il denaro necessario a mettere in campo il progetto, ma anche una serie di facilitazioni oggi impensabili nel nostro paese».

 

La decisione finale non è stata ancora presa, e in Askoll si spera ancora di riuscire a far rimanere «Eva» un made in Italy. Per adesso però non c’è molta fiducia. «È innegabile che il mercato dell’elettrico sia quasi inesistente; mancano gli investimenti, l’interesse politico e la volontà di renderlo una scelta reale per i cittadini. Askoll ha lavorato questi ultimi 3 anni per progettare e realizzare una macchina bella e sicura, a prezzo ragionevole, in grado di spostarsi a costi irrisori e di non inquinare, totalmente italiana. E ora, purtroppo, ci troviamo nella condizione di doverla andare a produrre in Cina».

fonte: http://www.lastampa.it/2016/12/13/scienza/ambiente/inchiesta/city-car-elettrica-italiana-perch-darla-ai-cinesi-sc7hi7Ad5RhQkAaOTIjw8L/pagina.html

 

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“Riscaldare casa con soli 20 euro l’anno”. E-Cat – “Il brevetto negato in Italia ma approvato negli Usa”.

 

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“Riscaldare casa con soli 20 euro l’anno”. E-Cat – “Il brevetto negato in Italia ma approvato negli Usa”.

E-cat. Sul dispositivo inventato da Andrea Rossi la questione dei brevetti è ancora dubbia, ma nel frattempo è stato approvato negli Usa il primo patent per un’apparecchiatura che funzionerebbe come un reattore a fusione fredda. Ad ottenerlo è stato George H. Mileyricercatore da tempo impegnato nel campo delle Lenr.

“Sono descritte tecniche per formare dislocazione di nuclei lungo l’interfaccia di una struttura multistrato a film sottile […] -si legge sull’abstract del brevetto– (Questi) possono essere utili alla formazione di strutture di superconduttori, alla generazione di raggi x e particelle cariche, per processi di reazione nucleare, e/o fusione a confinamento inerziale”. La tecnologia inventata da Miley sembra dunque essere stata brevettata con molteplici scopi, alcuni dei qualipossono ricadere nell’ambito delle Lenr.

A partire dal 1989 Miley ha sperimentato alcune forme di cellule fusione fredda, progettando sistemi elettrolitici che utilizzano multistrati di film sottili di metallo come elettrodi. Più di recente il suo gruppo di ricerca ha iniziato a produrre particolari nano-particelle rivestite con film sottili che fungono da mini reattori Lenr.

Questi studi hanno mostrato sia calore in eccesso che una grande varietà di prodotti di trasmutazione, come ferro, rame, calcio, zinco, terre rare e oro. Le cellule-reattori sono composte di strati super-sottili di palladio e nichel sopra un substrato metallico: la struttura così formata costituisce l’elettrodo, che viene poi immerso in una soluzione di acqua contenente deuterio invece che idrogeno.

Miley ipotizza che, dopo alcuni cicli di carica e scarica, l’idrogeno (o il deuterio) si raccolga in piccole crepe e vuoti tra gli strati di pellicola, formando dei cluster, ovvero aggregati molecolari molto densi. Alcune sofisticate misure ad hoc hanno confermato la presenza di accumuli di deuterio all’interno dei difetti del cristallo di palladio.

Questa alta densità favorirebbe, secondo Miley, la formazione di prodotti di fusione, la generazione dell’eccesso di calore, nonchè la produzione di elementi più pesanti, che poi potrebbero rompersi con fenomeni di fissione, creando l’insieme dei nuovi elementi di trasmutazione direttamente misurati nelle cellule.

L’ottenimento di questo patent è sicuramente di grande importanza non solo per Miley e i suoi collaboratori, ma per tutta la ricerca sulle Lenr. Non possiamo sapere però se questo siaindice di un generale cambiamento di tendenza nei confronti di questo tipo di ricerche, sulle quali finora la comunità scientifica ha mantenuto sempre un atteggiamento di grande diffidenza.

fonte: http://www.nextme.it/scienza/energia/4371-fusione-fredda-e-cat-brevetto-usa

IL SISTEMA, CHE NESSUNO VI HA MAI DETTO, PER RISCALDARE CASA CON SOLI 20 EURO L’ANNO.

Se tutto va bene, dovreste presto essere in grado di aggiungere al vostro riscaldamento centralizzato esistente un dispositivo rivoluzionario da 400 a 500 dollari/euro con cui potrete riscaldare la vostra casa con una sola cartuccia riciclabile a base di polvere di nichel, per meno di 20 dollari/euro all’anno.

Fino a poco tempo fa, il prezzo del dispositivo è stato stimato a $ 4,000. Grazie alla volontà del suo progettista, l’ingegnere Andrea Rossi (1950), alla partnership industriale con National Instruments negli Stati Uniti, e alla produzione altamente automatizzata, il prezzo è stato diviso per dieci, al fine di tagliar le gambe al mercato di copie per il reverse engineering che sicuramente appariranno una volta che il sistema sarà avviato in larga scala. Obiettivo: 1 milione di unità domestiche all’anno dai primi mesi del 2014. Delle dimensioni di un computer portatile (il processore è della misura di un pacchetto di sigarette), e di una sicurezza proclamata come totale, questo sistema rivoluzionario, detto di reazione nucleare a bassa energia,  non emette, secondo Rossi (ed il Professor Focardi – Università degli Studi di Bologna) alcuna radiazione o emissione di alcun tipo. Il nichel è abbondante sulla Terra e non è costoso, ma è tossico, soprattutto in polvere, e il trattamento deve essere fatto da professionisti. La quantità di nickel consumato nel processo è estremamente ridotta. Per farsene una idea, secondo Andrea Rossi, un solo grammo può produrre 23.000 megawatt/ora di energia (sì, ventitremila megawatt/ora!). L’ E-cat è un sistema rivoluzionario che utilizza il calore di polvere di nichel, un’infima quantità di idrogeno, uno o più catalizzatori specifici, come pure delle frequenze radio per mettere in moto le forze repulsive (Coulomb) tra le particelle subatomiche in modo vantaggioso, un po’ come ciò che accade nelle arti marziali orientali. Al momento del lancio, il processo di preriscaldamento del sistema consuma 3000 watt per un’ora. Poi, una volta avviato, il consumo di potenza diventa insignificante, come un computer, producendo una quantità straordinaria di energia termica per riscaldare l’acqua in modo stabile e controllato a 120°C. Il sistema può essere completamente fermato nel giro di 30 a 60 minuti. L’ E-cat è in corso di certificazione negli Stati Uniti da UL (Underwriters Laboratories). Una fabbrica completamente robotizzata sarebbe in costruzione, a quanto sembra in Massachusetts, con National Instruments come partner industriale. Nel giro di 12 a 24 mesi, il sistema sarà anche in grado di generare elettricità, una volta superate le difficoltà di mantenere la temperatura a 400°C (anziché gli attuali 120°C). La distribuzione e la vendita saranno effettuate attraverso partner autorizzati, nonché via Internet. Pre-ordini, senza impegno finanziario, possono essere effettuati già da ora tramite il sito Ecat.com. Visti i rischi inerenti a questo tipo di avanguardistico progetto industriale, Andrea Rossi non vuole in questa fase aprire il capitale a degli investitori privati, accettando il solo sostegno  delle imprese e organizzazioni che intendono investire piccole somme di denaro. In conclusione, questi pensieri di Brian Josephson, Premio Nobel per la Fisica 1973: “Ad oggi, non vi è alcuna base per dubitare delle affermazioni di Rossi” e “reattori del tipo Rossi sono già in produzione e secondo M. Dennis Bushnell Chief Scientist alla NASA, potrebbero “cambiare completamente la geo-economia, geopolitica e risolvere i problemi del clima e dell’energia“. Se confermato, sembra che siamo davvero in presenza di un cambiamento di paradigma nel settore dell’energia. Probabilmente paragonabile alla scoperta della ruota o del fuoco. A titolo di paragone, il progetto di fusione internazionale (molto) calda ITER a Cadarache (Francia), dal quale, si spera, a botte di decine di miliardi di euro di denaro pubblico, poter estrarre i primi kilowatt tra cinquanta anni o più e di cui oggi si conosce meglio il carattere altamente aleatorio ed irragionevole può andarsi a rivestire e, soprattutto, cercare di riorientarsi verso un progetto più utile per la società. Andrea Rossi lavora da 14 a 16 ore al giorno su questo progetto e l’intervista da cui è scaturito questo articolo è stata realizzata il 15 Gennaio 2012 dopo una giornata cosi, tra le 11 di sera e l’1 del mattino. Complimenti all’artista! E tutti i nostri migliori auguri. Per ulteriori informazioni: E-Cat è stato descritto sulla AgoraVox 22/12/11  e 29/10/11 , dopo la decisiva semi-pubblica manifestazione a Bologna, di un generatore di E-cat industriale da 1 megawatt.

tratto da: http://curiosity2015.altervista.org/riscaldare-casa-con-soli-20-euro-lanno-brevetto-negato-in-italia-ma-approvato-negli-usa/