Paghiamo cari i Limoni dal Cile e facciamo marcire quelli della Sicilia (i migliori del mondo)!

Limoni

 

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Paghiamo cari i Limoni dal Cile e facciamo marcire quelli della Sicilia (i migliori del mondo)!

Sembra un paradosso, ma è così. I limoni li abbiamo in Italia, ma preferiamo farli arrivare da altri Paesi. La crescita, in questo senso è esponenziale.
La realtà dei fatti – commenta Coldiretti – è che, dati alla mano, oltre il 25 per cento dei limoni consumati in Italia è di importazione. Se nel 1995 l’Italia importava 17,8 milioni di chilogrammi di limoni, oggi le importazioni sono arrivate a superare i 103 milioni di chilogrammi. La produzione nazionale, nello stesso periodo, da poco meno di 700 milioni di chilogrammi è crollata a poco più di 300 milioni di chilogrammi, sotto i colpi di prezzi troppo bassi e delle importazioni“, conclude Coldiretti.
E le aziende siciliane, dove in Italia ci sono i limoni, muoiono:
Fra il 2000 e il 2010 ha chiuso i battenti più del 40% delle aziende agricole in Sicilia, che produce l’85% dei limoni italiani. La “riviera dei Limoni”, che attraversa Aci Castello, Acitrezza, Giarre e Roccalumera non fa eccezione: dai 6mila ettari e 135mila tonnellate del 2009 ai 5mila ettari e 120 mila tonnellate del 2011.”

 

E alcuni siciliani commentano: “Qui in Sicilia i limoni restano sugli alberi e poi marciscono non li raccolgono nemmeno perché li vogliono pagare pochissimo e i contadini non recuperano neanche le spese. Però poi li importiamo per fare arricchire le altre nazioni. Bravi!
Come riporta la Repubblica di Palermo: “Limoni a 7 centesimi al chilo, i produttori li lasciano sugli alberi. Settanta chilometri di distese di limoneti disegnano la costa tra Catania e Messina. Hanno creato nell’immaginario collettivo l’iconografia della Sicilia, ma tra pochi anni di quegli alberi potrebbe non restare traccia. Ai contadini che producono nel tratto di terra che attraversa Aci Castello, Acitrezza e Giarre, fino a Roccalumera, non conviene più coltivare i limoni, perché i costi per produrli sono arrivati a superare i ricavi della vendita: sette centesimi per un chilo, contro i tredici che costa raccoglierli. E così migliaia di tonnellate di frutti rimangono a marcire sui rami. E si preferisce rincarare e guadagnare su quelli stranieri che importiamo a basso costo.
Che dire! Come sempre il mio consiglio è di comprare frutta e verdura locale, non trattata. Non affidiamo le nostre scelte e la nostra salute ai grandi business che cercano solo il guadagno senza scrupoli, a qualunque costo.
fonte: http://zapping2015.altervista.org/paghiamo-cari-i-limoni-dal-cile-e-facciamo-marcire-quelli-della-sicilia-i-migliori-del-mondo/

Corea del Nord – L’agghiacciante avvertimento della diplomazia Usa: “prepararsi al peggio”!

Corea del Nord

 

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Corea del Nord – L’agghiacciante avvertimento della diplomazia Usa: “prepararsi al peggio”!

Corea del Nord, “prepararsi al peggio”: il capo della diplomazia Usa prevede l’attacco nucleare

Dopo la minaccia della Corea del Nord all’Onu – “la guerra nucleare può scoppiare in ogni momento” (**vedi di seguito) -, dagli Stati Uniti parte uno spaventoso messaggio rivolto a Giappone e Corea del Sud. Washington, infatti, invita i due Paesi alleati a “preparasi al peggio” se la diplomazia dovesse fallire nelle trattative con Pyongyang. Secondo il vicesegretario di Stato americano John Sullivan, in visita a Tokyo, non si può escludere “la possibilità di negoziati diretti” con il regime di Kim Jong-un, ma parimenti, in caso di naufragio degli stessi negoziati, non si può escludere lo scenario peggiore. Ovvero un attacco nucleare.

 

**Corea del Nord all’Onu, la minaccia mai così grave all’Onu: “Guerra nucleare in ogni momento”

L’ultima minaccia della Corea del Nord è rivolta direttamente all’Onu. E questo la rende più credibile, violenta, terrificante: “Una guerra nucleare potrebbe scoppiare in qualsiasi momento”, ha affermato il vice ambasciatore di Pyongyang al Palazzo di Vetro. Mister Kim In Ryong, fedelissimo del dittatore pazzo Kim Jong-un, ha aggiunto: “Finché nessuno parteciperà alle azioni militari Usa contro la Corea del Nord, non useremo armi nucleari”. E ancora: “Gli Usa sono nel nostro raggio. Se invadono anche solo un centimetro del nostro sacro territorio non scamperanno alla nostra severa punizione”. Parole da pazzi. Parole da regime. Parole che sembrano essere il preludio all’attacco e, dunque, a una rovinosa guerra.

 

fonte: Libero Quotidiano

SOLIDARIETÀ AL POPOLO DEGLI ULIVI – Il 6 novembre 46 cittadini salentini saranno processati per aver difeso i loro ulivi.

ULIVI

 

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SOLIDARIETÀ AL POPOLO DEGLI ULIVI – Il 6 novembre 46 cittadini salentini saranno processati per aver difeso i loro ulivi.

 

Solidarietà al popolo degli ulivi

Il 6 novembre 46 cittadini salentini saranno processati per avere tentato di impedire la realizzazione del Piano Silletti che puntava l’estirpazione degli ulivi ritenuti infetti da xylella. L’associazione “Bianca Guidetti Serra” di Roma lancia una petizione in solidarietà degli attivisti che andranno alla sbarra.

«I loro volti sono quelli della verità, una verità calpestata, bruciata tra le fiamme dell’omertà, della complicità. Cittadini come tanti, madri, padri, studenti, contadini, professionisti ed anche bambini – scrive l’associazione Bianca Guidetti Serra nella petizione – Erano circa duecento i salentini che nel novembre del 2015 bloccarono il traffico ferroviario alla stazione di San Pietro Vernotico. Di questi, 46 sono stati identificati e denunciati dalla digos di Brindisi. L’accusa è di aver omesso di dare avviso dalle autorità competenti della manifestazione, cagionando un danno ai passeggeri e alle Ferrovie dello Stato, oltre che di interruzione di pubblico servizio».
«La manifestazione in questione aveva la finalità di bloccare il Piano Silletti che prevedeva non solo l’estirpazione degli ulivi salentini perché ritenuti infetti da xylella (senza però alcun test di patogenicità effettuato sul batterio e soprattutto con la consapevolezza che l’estirpazione delle piante non eradica il batterio), ma anche l’irrorazione a tappeto da Leuca a Brindisi di fitofarmaci riconosciuti dannosi per l’ambiente e per la salute umana, i cui effetti sarebbero emersi soprattutto nelle generazioni future».

Medici e case farmaceutiche, binomio fantastico. Credete di vivere nel mondo delle favole?

 

case farmaceutiche

 

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Medici e case farmaceutiche, binomio fantastico. Credete di vivere nel mondo delle favole?

 

“Come può un medico far credere che le aziende farmaceutiche possano essere interessate alla formazione?”
Marcia Angell, ex-Editor in Chief del NEJM.

All’Università, ti insegnano quanto sia importante il rapporto con il paziente, tralasciando quanto poi in pratica sarà importante il legame con l’informatore scientifico.
Sapete, l’80% delle Università è disposto a cedere i diritti degli studi alle case farmaceutiche, pur di ricevere fondi. Cosa vuol dire questo? Che se durante gli studi viene scoperto qualcosa che non piace, lo studio puo’ essere interrotto. Ed ancora più importante, una volta finito e consegnato, non hai alcun diritto su quel lavoro.
Se la casa farmaceutica vuole divulgare dei dati bene, ma non è costretta a farlo. “Protezione di segreto industriale“, spesso lo chiamano così.
Senza voler ricordare che nel giro degli ultimi 30 anni, la ricerca sia palesemente finita nelle mani di BigPharma, e non potrebbe essere altrimenti : hanno i soldi, e decidono loro.
Dati presi da qui.

 

Più soldi un medico riceve dalle aziende farmaceutiche più farmaci brand (di marca) prescrive, anche un solo pasto offerto può fare la differenza. Così recita il sottotitolo di un documento di ProPublica.
ProPublica è un’organizzazione di giornalisti investigativi indipendenti che lavora indagando sui rapporti fra industria del farmaco e medici negli Stati Uniti. Nel 2010 uscì allo scoperto con la campagna Dollars for Docs, nella quale erano stati messi in rete i nomi di alcuni medici USA con i relativi pagamenti da parte delle case farmaceutiche, per dare modo al pubblico di conoscere le informazioni rese note durante dibattimenti processuali. Con quell’inchiesta uno dei suoi giornalisti vinse il premio Pulitzer. Era un primo tentativo empirico per dimostrare che si prescrivono più farmaci e presidi medicali quando si è stati pagati dall’industria.

Si crede sempre che le male marce siano poche, che regni l’onestà nel mondo della salute : non è così, e dispiace dirlo.
Se la ricerca è in mano a delle multinazionali, e l’UNICO obiettivo delle multinazionali è generare profitto per gli azionisti, la salute viene dopo. Logico no?
Soprattutto, bastano poche persone corrotte per mandare avanti un sistema corrotto. Esempio lampante è quello del legame fra il CDC-COCA COLA

Qui un articolo de L’Internazionale, scritto da Ben Goldacre : Cattive medicine. Le case farmaceutiche ingannano i medici e danneggiano i pazienti.”

Tutti i medici basano le loro terapie sulle linee guida. Ma chi scrive le linee guida? Da chi sono finanziati gli studi che permettono di redigere le linee guida?
Su cosa è basata la linea di cura del paziente? Sui farmaci.
I farmaci chi li produce?
Devo andare avanti? E’ abbastanza cristallina la cosa.

Pensate, il 70% dei panel di chi redige le linee guida, ha dei legami con le industrie farmaceutiche.
Su 215 linee guida, soltanto 90 erano chiare su quali fossero i conflitti di interesse.
E di questo se ne occupava il BMJ, nel lontano 2005.

Soltanto un piccolo esempio, sul testosterone.
The Milwaukee Journal Sentinel ha pubblicato una analisi  sulle attività educazionali centrate sulla “terapia” a base di testosterone: dei 75 corsi valutati, 65 prevedevano la docenza di relatori gravati da conflitti di interesse. È un mercato, quello del testosterone, in costante crescita a conferma dell’efficacia – più che del prodotto – della strategia pubblicitaria. Nel 2000, le prescrizioni di testosterone erano sostanzialmente limitate a non molto frequenti casi di ipogonadismo: meno di un milione di ricette l’anno. Nel 2014 sono salite a 6,5 milioni. Con una parallela crescita di rischio da farmaco: dal 2010 sono state segnalate 3.900 reazioni avverse negli Stati Uniti, che hanno portato a 2.000 ricoveri e a 150 decessi. Senza considerare, perché più difficilmente quantificabile, l’aumento del rischio di cancro della prostata legato all’assunzione di testosterone.
Le evidenze a sfavore di questi prodotti sono schiaccianti, al punto che Steve Nissen – clinico della Cleveland Clinic e tra i più apprezzati trialisti americani – è giunto a dichiarare che qualsiasi nuovo studio sul testosterone relegherebbe i cittadini statunitensi al rango di porcellini d’India: cavie, per l’interesse delle industrie farmaceutiche.

Il problema è talmente serio che nel 2010 gli Stati Uniti hanno emanato una legge, chiamata Sunshine Act, per portare alla luce i legami fra i medici e l’industria. Il Sunshine Act non ha lo scopo di limitare i regali e i finanziamenti ai medici e alle istituzioni sanitarie, ma di renderli trasparenti. La legge è stata elaborata dopo che un gruppo di giornalisti aveva rivelato che nel biennio 2009/10 l’industria farmaceutica aveva elargito a oltre 18.000 medici somme per un totale di circa 320 milioni di dollari, con versamenti intorno ai 250.000 dollari ai 10 medici che guidavano la graduatoria. 6 anni dopo, una cosa simile è arrivata anche nel nostro paese.

Questo  è successo a Monza, scoperto proprio qualche giorno fa :

Monza, inchiesta “Disturbo”, ennesima corruzione nella sanità, arrestate 14 persone tra chirurghi, medici di base e manager, tutti accusati, in concorso tra loro, di corruzione e associazione a delinquere. Alcuni chirurghi del Policlinico di Monza, secondo la Procura, hanno favorito infatti la Ceraver Italia Srl, reclutando pazienti, comprando a spese degli ospedali protesi ortopediche di bassa qualità e moltiplicando il numero delle operazioni, con la complicità di medici di base e manager. L’accusa è di aver agito “per aumentare gli utili” della multinazionale francese “anche a discapito della salute pubblica”. In cambio hanno ottenuto denaro, regali, viaggi, vacanze, assunzioni di personale, partecipazioni a congressi e cene in locali di lusso. Complesso il meccanismo corruttivo, portato alla luce grazie a centinaia di intercettazioni telefoniche: i manager Ceraver si adoperavano per “incentivare” i chirurghi del Policlinico di Monza (ma anche di tante altre strutture afferenti, sempre convenzionate con il Sistema sanitario nazionale) a comprare esclusivamente protesi della multinazionale francese a un prezzo variabile tra i 1.500 e i 2.500 euro a pezzo, pagando al chirurgo dagli 80 ai 100 euro per ogni acquisto. A tal fine coinvolgevano i medici di base, il cui compito era quello di identificare pazienti da sottoporre a operazione, i quali venivano prima visitati dagli specialisti presso gli ambulatori territoriali (visite che venivano pure pagate ‘in nero’) e poi indirizzati al Policlinico o in altre strutture sanitarie collegate per il ricovero e l’intervento. Gli accordi illeciti e le dazioni di denaro hanno avuto un’impressionante cadenza regolare, gestita dal manager promoter di Ceraver Marco Camnasio. I chirurghi coinvolti peraltro, sostengono gli investigatori, hanno dato l’impressione di far passare in secondo piano la valutazione sulle caratteristiche delle protesi Ceraver, protesi che i medici intercettati hanno definito di qualità inferiore rispetto a quelle di altre marche. Proprio questa circostanza, paradossalmente, avrebbe fatto alzare il prezzo del “disturbo”, corrisposto agli ortopedici in virtù del maggiore rischio di fallimento degli interventi.

Recentemente, famoso è stato il caso del Dr. Guido Fanelli. Vi lascio questa sua perla :
Non è che faccio il boss, sono io e basta, comando io, ho creato un sistema. Io prendo soldi dall’uno e dall’altro in maniera uguale e paritaria, sono bravo a tenere il piede in quattro o cinque scarpe. Io ho il centro hub del dolore più grosso di Italia con 19mila interventi all’anno, ho la forza di spostare milioni di euro perchè con la forza scientifica tutti danno credito a ciò che scriviamo

Possiamo anche tornare al 2010, medici corrotti per un giro d’affari di 2 milioni di euro.
“Gli inquirenti spiegano che i medici avrebbero percepito “compensi illeciti in cambio di prescrizioni e somministrazioni arbitrarie a centinaia di pazienti in cura per diffuse patologie croniche di specialità medicinali prodotte dalle aziende corruttrici, che realizzavano maggiori profitti derivanti dal conseguente incremento della diffusione dei farmaci”.

Possiamo andare ancora più indietro, questa inchiesta della Procura di Bari del 2006.
Ai medici corrotti andavano compensi in danaro (percentuali tra il 10 e il 18% del prezzo dei medicinali prescritti), oppure orologi, telefoni cellulari, materiale informatico, viaggi di piacere e partecipazioni a congressi scientifici. In più di un caso – ritengono di aver accertato i carabinieri del Nas di Bari – tra medici e informatori scientifici c’è stata anche una trattativa sul tipo di compenso che i sanitari dovevano percepire: ad esempio 5.000 euro al mese al posto di vacanze con la famiglia in luoghi esotici o in capitali europee. Nel corso dell’inchiesta il magistrato sequestrò un libro paga sul quale erano scritti i compensi percepiti dai medici e, accanto, il voto che l’informatore scientifico esprimeva: le valutazioni erano scarso, sufficiente, buono; o anche: da tornare. Dopo il sequestro del libro-paga, il 15 aprile 2005, il pm ottenne dal gip l’arresto di 60 persone (18 medici, 16 farmacisti, 6 dirigenti e 20 informatori scientifici di molte case farmaceutiche nazionali ed estere), che si aggiunsero alle 44 persone arrestate tra il 7 e il 25 luglio del 2003.”

Qualche giorno fa è uscita quest’ultima inchiesta dei NAS
Praticamente ‘a libro paga’: denaro, regali, inviti ai convegni e ‘premi’ per i medicinali che poi riuscivano a piazzare. Alcuni tra medici e funzionari della struttura sanitaria, abusando delle loro funzioni di pubblici ufficiali, condizionavano alcuni concorsi pubblici, favorendo l’assunzione di medici e paramedici da loro prescelti per meri interessi personali; percepivano dalle case farmaceutiche somme di denaro come premio in cambio dell’incremento della prescrizione dei loro farmaci, nonché per finanziare le assunzioni. Il sistema corruttivo, inoltre – si legge nel comunicato dei Nas – prevedeva l’illecito finanziamento da parte delle case farmaceutiche di convegni scientifici, corsi di aggiornamento e borse di studio con enormi elargizioni di denaro, mascherate come sponsorizzazioni per l’attività di ricerca medica che, allo stato, non risulta svolta. Per nascondere i legami corruttivi, il denaro ottenuto veniva indirizzato verso alcune compiacenti società “provider di servizi” che formalmente organizzavano gli eventi, ma di fatto distraevano il denaro ottenuto dalle società farmaceutiche per ridistribuirlo nei conti correnti dei medici, ricompensati anche con beni di varia natura.”

Non possiamo accettare che la salute sia diventata un business e che i medici si facciano corrompere.
Più medici onesti, che denunciano le ingerenze dell’industria farmaceutica
Più giudici onesti, che condannano seriamente chi mette il denaro prima della salute.

Volete vivere nel mondo delle favole? Volete essere convinti a tutti i costi che la sanità sia pulita e le industrie lavorino alacramente per noi? Non per questo bisogna buttare giù tutti i farmaci, tutti i medici. Bisogna specificarlo perchè di idioti è pieno il mondo.
Siete liberi di credere a quello che preferite, tocca a noi migliorare le cose. 

 

fonte: http://www.medicinapiccoledosi.it/case-farmaceutiche/medici-case-farmaceutiche-mondo-delle-favole/

Uccelli neri per l’inquinamento. Ecco cosa ci insegnano sulle politiche ambientali

inquinamento

 

 

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Uccelli neri per l’inquinamento. Ecco cosa ci insegnano sulle politiche ambientali

Una volta erano neri per l’inquinamento: cosa ci insegnano gli uccelli sulle politiche ambientali

Negli Stati Uniti due studenti hanno catalogato migliaia di uccelli di cento anni fa: pieni di fuliggine e irriconoscibili, mostrano i “danni” della rivoluzione industriale

ANCHE le piume possono insegnarci qualcosa. Per esempio quanto in passato abbiamo inquinato e messo a repentaglio le nostre vite e quelle degli animali con cui conviviamo. Le foto mostrate da due laureandi dell’università di Chicago, Carl Fuldner Shane DuBay, sono un chiaro avvertimento di come l’assenza di politiche ambientali dei nostri antenati incideva sulla natura: gli uccelli dei primi anni del XX secolo che volavano sulle città americane erano più “neri” degli stessi esemplari di oggi. Questo perché nelle loro piume si concentrava tutta la fuliggine dell’inquinamento da carbone dell’epoca.

Per dimostrarlo, in uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), i due autori hanno esaminato e catalogato antichi esemplari di allodole golagialla (Horned Larks) e altre specie di oltre cento anni fa, conservati nei cassetti dei musei di storia naturale. Questi uccelli oggi mostrano una pancia bianca e un piumaggio bruno con sfumature di giallo, ma allora erano molto più neri, tanto da sembrare completamente diversi.
Un colore, quello che avevano “assorbito”, dovuto dalla fuliggine presente nell’aria e dovuto all’inquinamento urbano. “La fuliggine sulle piume dei volatili ci ha permesso di tracciare nel tempo il quantitativo di nero di carbone nell’aria – spiega  Shane DuBay – abbiamo scoperto che l’aria alla fine del secolo era ancora più inquinata di quanto precedentemente stimato”. Era infatti noto anche per il Committee on Evolutionary Biology della University of Chicago e il Field Museum che allora, un secolo fa, quegli uccelli erano più scuri: ma era difficile quantificare se fosse dovuto agli inquinati o meno. Il nuovo studio sottolinea l’alta presenza di nero di carbonio e nerofumo nell’aria del tempo rimarcando il ruolo determinate della rivoluzione industriale nelle quantità di agenti inquinanti rilasciati.
Per poter ottenere i loro dati Fuldner e DuBay hanno fotografato e catalogato più di 1300 uccelli di cinque diverse specie vissuti in un arco di tempo di 135 anni, per lo più nella zona dell’area industriale di Chicago e Pittsburgh. Mentre esaminavano gli animali ritrovati “toccandoli c’era ancora fuliggine. Ci siamo sporcati le mani” spiegano i due che successivamente hanno messo a confronto, in un’unica fotografia, gli esemplari di allora con quelli di oggi: il contrasto visivo è impressionante.
“Mentre li toccavamo per analizzarli abbiamo indossato guanti bianchi e si sono macchiati proprio come accade quando si sfoglia un giornale – spiegano ancora i due -. Se si guarda Chicago oggi i cieli sono blu, ma quando si vedono le immagini di Pechino e Delhi, si ha un’idea di come apparivano una volta città americane come Chicago e Pittsburgh. La fuliggine sugli uccelli segue con precisione l’uso del carbone nel tempo. Durante la Grande Depressione, c’è un forte calo del nerofumo sugli uccelli perché il consumo di carbone è sceso, per esempio”.
Sempre secondo lo studio, la quantità di fuliggine è poi tornata a crescere durante la Seconda guerra mondiale, con maggiore uso de carbone da parte dell’industria militare, e infine è calata dopo il termine del conflitto, con l’uso di altre fonti di energia come ad esempio il gas naturale. Per stabilire la presenza e le quantità di fuliggine sugli uccelli i ricercatori hanno anche fatto esperimenti con la luce riflessa, dimostrando quanto i volatili del tempo fossero “poco riflettenti” a causa di tutto quell’inquinamento che li ricopriva.
Oggi, chiosano i due studenti, la situazione è migliorata grazie alle politiche ambientali adottate nel tempo “ma il fatto che gli uccelli più recenti siano più puliti non significa che siamo a posto. Anche se gli Stati Uniti rilasciano meno carbonio nero rispetto al passato, continuiamo a immettere inquinanti meno evidenti nella nostra atmosfera. E quegli inquinanti ci sono anche se non sono così visibili come la fuliggine”.
fonte: http://www.repubblica.it/ambiente/2017/10/12/news/una_volta_erano_neri_per_l_inquinamento_cosa_ci_insegnano_gli_uccelli_sulle_politiche_ambientali-178050956/

Fukushima: scoperte nuove sostanze radioattive accumulate in fondo al mare

 

Fukushima

 

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Fukushima: scoperte nuove sostanze radioattive accumulate in fondo al mare

 

Nuove fonti di radioattività a Fukushima. A scoprirle sono stati gli scienziati del Woods Hole Oceanographic Institution e della Seiya Nagao of Kanazawa University, che hanno scovato un luogo incredibile in cui si sono accumulate sostanza radioattive provenienti dalla centrale di Daiichi.

La radioattività si è spinta nelle sabbie e nelle acque salmastre fino a 60 miglia (circa 97 km) di distanza dalla costa. Le sabbie hanno assorbito e trattenuto il cesio radioattivo liberato nel 2011 a seguito del terremoto che colpì il Giappone e lentamente lo stanno rilasciando nell’oceano.

Il team di ricerca guidato da Virginie Sanial, Ken Buesseler e Matthew Charette ha ipotizzato che i livelli elevati di cesio-137 immessi nel 2011 siano stati trasportati lungo la costa dalle correnti oceaniche. Nelle settimane che seguirono l’incidente, onde e maree trasportano il cesio in queste acque, contaminandole. La sua corsa è poi arrivata fino alle coste dove il cesio si è “bloccato” sulla superficie dei granuli di sabbia, diventati una vera e propria spugna. Quest’ultima è rimasta sulle spiagge, spingendo pian piano il cesio nelle profondità.

Il team ha campionato otto spiagge a una distanza di quasi 100 km dalla centrale nucleare di Fukushima Daiichi tra il 2013 e il 2016 scoprendo che i livelli di cesio nelle acque sotterranee erano fino a 10 volte superiori rispetto a quelli che si trovavano nell’acqua all’interno del porto della centrale nucleare stessa.

Nessuno si aspettava di rilevare i livelli più elevati di cesio nelle acque sotterranee a molte miglia di distanza dalla centrale di Fukushima. Gli scienziati hanno stimato che la quantità di acqua contaminata che scorre nell’oceano e che proviene da questa sorgente di acqua salmastra sommersa, è grande quanto le altre due fonti conosciute.

Il cesio ha una emivita lunga e persiste nell’ambiente. Nelle loro analisi delle spiagge, gli scienziati hanno rilevato non solo il cesio-137, che potrebbe provenire da Daiichi o da armi nucleari testate negli anni ’50 e ’60, ma anche cesio-134, la cui origine è necessariamente legata all’incidente di Fukushima.

“Solo il tempo rimuoverà lentamente il cesio dalle sabbie degradandolo naturalmente” ha detto Sanial. “Ci sono 440 reattori nucleari operativi nel mondo, di cui circa la metà lungo la costa. “Nessuno è esposto a queste acque, quindi non c’è pericolo per la salute pubblica ma questo nuovo e imprevisto percorso dello stoccaggio e del rilascio di radionuclidi verso l’oceano dovrebbe essere preso in considerazione nella gestione delle aree costiere in cui si trovano le centrali nucleari”.

Fukushima, un disastro che non avrà mai fine.

Francesca Mancuso

 

fonte: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/25275

Miele, quello di manuka ci salverà dai batteri resistenti agli antibiotici

 

Miele

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Miele, quello di manuka ci salverà dai batteri resistenti agli antibiotici

 

Antibiotici sempre più inefficaci contro malattie ed infezioni?
Ci cureremo con il miele.

Ora che l’Italia e altri paesi, ad esempio la Spagna come abbiamo già raccontato, piangono la moria di api e il dimezzamento della produzione di miele, ci accorgiamo che proteggere e incentivare l’apicoltura è la cosa migliore che possiamo fare.

Da uno studio australiano arriva infatti la conferma che il miele può essere un’efficace risposta alla diffusione dei superbatteri antibiotico-resistenti, che minacciano di uccidere milioni di persone in un futuro sempre più vicino: si stima che nel 2050 l’antibiotico resistenza ucciderà più persone del cancro.

In questa emergenza planetaria, insomma, una buona notizia arriva dalla lontana Australia: lo studio dell’University of Technology di Sydney, coordinato dalla microbiologa Nural Cokcetin, dimostra infatti che i batteri e anche alcuni superbatteri non resistono alle proprietà medicinali del miele.
La sperimentazione ha coinvolto diversi batteri, diversi antibiotici e diversi tipi di miele. E i risultati sono stati coerenti.

Le proprietà sorprendenti del miele di manuka

Allo studio ora ci sono le proprietà attive di oltre 1000 varietà di miele. Tra queste, un’incredibile efficacia medicinale sembra averla il miele di manuka (Leptospermum), un albero che fiorisce in alcune regioni australiane e presenta un livello eccezionalmente elevato di attività antibatterica stabile dovuta ad un composto naturalmente presente nel nettare dei suoi fiori, il metilgliossale (MGO), la vera arma di distruzione di batteri e superbatteri resistenti agli antibiotici attuali.

Per gli apicoltori australiani si apre quindi un mercato florido, quello del miele medicinale e clinico, che sarà sempre più richiesto per curare infezioni cutanee resistenti e ferite croniche e acute.
Infatti, anche se il miele è stato utilizzato terapeuticamente per secoli, è la crescente crisi globale della resistenza agli antibiotici che ha rivitalizzato l’interesse per il suo utilizzo clinico.
In questo campo, primeggia la Nuova Zelanda, ma nel paese cresce solo una specie di Leptospermum e la sua popolazione di api è minacciata dal parassita varroa.
L’Australia, invece, è una vera miniera ancora tutta da sfruttare: qui fioriscono 83 delle 87 specie conosciute di alberi di manuka e nessun parassita minaccia le api, a differenza del resto del mondo dell’apicoltura.
L’industria australiana produce fino a 30.000 tonnellate di miele ogni anno.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/08/22/miele-quello-di-manuka-ci-salvera-dai-batteri-resistenti-agli-antibiotici/25270/

La spirulina l’antico integratore del tutto naturale usato già da Maya e Aztechi: pensate, ha 30 volte più vitamina A delle carote, 50 volte più ferro degli spinaci e 6 volte più proteine del tofu…

 

spirulina

 

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La spirulina l’antico integratore del tutto naturale usato già da Maya e Aztechi: pensate, ha 30 volte più vitamina A delle carote, 50 volte più ferro degli spinaci e 6 volte più proteine del tofu…

 

Si tratta di un alimento dalle origini molto antiche: maya e aztechi coltivavano e consumavano questo potente integratore naturale. La spirulina è una specie che cresce spontaneamente nei laghi, spesso confusa con un’alga, e che ha benefici potentissimi per la nostra salute.

Ricca di proteine e nutrienti come vitamine e minerali, la spirulina è considerata un vero e proprio super-alimento. Alcune organizzazioni sanitarie usano la spirulina come “cibo di emergenza” in situazioni particolarmente critiche, come catastrofi naturali o guerre, proprio per le sue grandiose proprietà nutritive.

La spirulina è un alimento rivitalizzante, efficace per le persone di qualsiasi età. E’ ricco di fenilalanina, un composto capace di agire direttamente sull’ipotalamo per ridurre l’appetito.

Ma non finisce qui. La spirulina regola la pressione, combatte la rinite allergica e disintossica i reni. Inoltre, può essere usata dagli sportivi per recuperare le energie dopo un allenamento.

Contiene acidi grassi polinsaturi, che riducono il colesterolo cattivo, ma anche ferro e vitamina B12, utilissimi per combattere l’anemia e regolare la circolazione.

Medici e case farmaceutiche, binomio fantastico. Credete di vivere nel mondo delle favole?

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Medici e case farmaceutiche, binomio fantastico. Credete di vivere nel mondo delle favole?

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Marcia Angell, ex-Editor in Chief del NEJM.

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Sapete, l’80% delle Università è disposto a cedere i diritti degli studi alle case farmaceutiche, pur di ricevere fondi. Cosa vuol dire questo? Che se durante gli studi viene scoperto qualcosa che non piace, lo studio puo’ essere interrotto. Ed ancora più importante, una volta finito e consegnato, non hai alcun diritto su quel lavoro.
Se la casa farmaceutica vuole divulgare dei dati bene, ma non è costretta a farlo. “Protezione di segreto industriale“, spesso lo chiamano così.
Senza voler ricordare che nel giro degli ultimi 30 anni, la ricerca sia palesemente finita nelle mani di BigPharma, e non potrebbe essere altrimenti : hanno i soldi, e decidono loro.
Dati presi da qui.

 

Più soldi un medico riceve dalle aziende farmaceutiche più farmaci brand (di marca) prescrive, anche un solo pasto offerto può fare la differenza. Così recita il sottotitolo di un documento di ProPublica.
ProPublica è un’organizzazione di giornalisti investigativi indipendenti che lavora indagando sui rapporti fra industria del farmaco e medici negli Stati Uniti. Nel 2010 uscì allo scoperto con la campagna Dollars for Docs, nella quale erano stati messi in rete i nomi di alcuni medici USA con i relativi pagamenti da parte delle case farmaceutiche, per dare modo al pubblico di conoscere le informazioni rese note durante dibattimenti processuali. Con quell’inchiesta uno dei suoi giornalisti vinse il premio Pulitzer. Era un primo tentativo empirico per dimostrare che si prescrivono più farmaci e presidi medicali quando si è stati pagati dall’industria.

Si crede sempre che le male marce siano poche, che regni l’onestà nel mondo della salute : non è così, e dispiace dirlo.
Se la ricerca è in mano a delle multinazionali, e l’UNICO obiettivo delle multinazionali è generare profitto per gli azionisti, la salute viene dopo. Logico no?
Soprattutto, bastano poche persone corrotte per mandare avanti un sistema corrotto. Esempio lampante è quello del legame fra il CDC-COCA COLA

Qui un articolo de L’Internazionale, scritto da Ben Goldacre : Cattive medicine. Le case farmaceutiche ingannano i medici e danneggiano i pazienti.”

Tutti i medici basano le loro terapie sulle linee guida. Ma chi scrive le linee guida? Da chi sono finanziati gli studi che permettono di redigere le linee guida?
Su cosa è basata la linea di cura del paziente? Sui farmaci.
I farmaci chi li produce?
Devo andare avanti? E’ abbastanza cristallina la cosa.

Pensate, il 70% dei panel di chi redige le linee guida, ha dei legami con le industrie farmaceutiche.
Su 215 linee guida, soltanto 90 erano chiare su quali fossero i conflitti di interesse.
E di questo se ne occupava il BMJ, nel lontano 2005.

Soltanto un piccolo esempio, sul testosterone.
The Milwaukee Journal Sentinel ha pubblicato una analisi  sulle attività educazionali centrate sulla “terapia” a base di testosterone: dei 75 corsi valutati, 65 prevedevano la docenza di relatori gravati da conflitti di interesse. È un mercato, quello del testosterone, in costante crescita a conferma dell’efficacia – più che del prodotto – della strategia pubblicitaria. Nel 2000, le prescrizioni di testosterone erano sostanzialmente limitate a non molto frequenti casi di ipogonadismo: meno di un milione di ricette l’anno. Nel 2014 sono salite a 6,5 milioni. Con una parallela crescita di rischio da farmaco: dal 2010 sono state segnalate 3.900 reazioni avverse negli Stati Uniti, che hanno portato a 2.000 ricoveri e a 150 decessi. Senza considerare, perché più difficilmente quantificabile, l’aumento del rischio di cancro della prostata legato all’assunzione di testosterone.
Le evidenze a sfavore di questi prodotti sono schiaccianti, al punto che Steve Nissen – clinico della Cleveland Clinic e tra i più apprezzati trialisti americani – è giunto a dichiarare che qualsiasi nuovo studio sul testosterone relegherebbe i cittadini statunitensi al rango di porcellini d’India: cavie, per l’interesse delle industrie farmaceutiche.

Il problema è talmente serio che nel 2010 gli Stati Uniti hanno emanato una legge, chiamata Sunshine Act, per portare alla luce i legami fra i medici e l’industria. Il Sunshine Act non ha lo scopo di limitare i regali e i finanziamenti ai medici e alle istituzioni sanitarie, ma di renderli trasparenti. La legge è stata elaborata dopo che un gruppo di giornalisti aveva rivelato che nel biennio 2009/10 l’industria farmaceutica aveva elargito a oltre 18.000 medici somme per un totale di circa 320 milioni di dollari, con versamenti intorno ai 250.000 dollari ai 10 medici che guidavano la graduatoria. 6 anni dopo, una cosa simile è arrivata anche nel nostro paese.

Questo  è successo a Monza, scoperto proprio qualche giorno fa :

Monza, inchiesta “Disturbo”, ennesima corruzione nella sanità, arrestate 14 persone tra chirurghi, medici di base e manager, tutti accusati, in concorso tra loro, di corruzione e associazione a delinquere. Alcuni chirurghi del Policlinico di Monza, secondo la Procura, hanno favorito infatti la Ceraver Italia Srl, reclutando pazienti, comprando a spese degli ospedali protesi ortopediche di bassa qualità e moltiplicando il numero delle operazioni, con la complicità di medici di base e manager. L’accusa è di aver agito “per aumentare gli utili” della multinazionale francese “anche a discapito della salute pubblica”. In cambio hanno ottenuto denaro, regali, viaggi, vacanze, assunzioni di personale, partecipazioni a congressi e cene in locali di lusso. Complesso il meccanismo corruttivo, portato alla luce grazie a centinaia di intercettazioni telefoniche: i manager Ceraver si adoperavano per “incentivare” i chirurghi del Policlinico di Monza (ma anche di tante altre strutture afferenti, sempre convenzionate con il Sistema sanitario nazionale) a comprare esclusivamente protesi della multinazionale francese a un prezzo variabile tra i 1.500 e i 2.500 euro a pezzo, pagando al chirurgo dagli 80 ai 100 euro per ogni acquisto. A tal fine coinvolgevano i medici di base, il cui compito era quello di identificare pazienti da sottoporre a operazione, i quali venivano prima visitati dagli specialisti presso gli ambulatori territoriali (visite che venivano pure pagate ‘in nero’) e poi indirizzati al Policlinico o in altre strutture sanitarie collegate per il ricovero e l’intervento. Gli accordi illeciti e le dazioni di denaro hanno avuto un’impressionante cadenza regolare, gestita dal manager promoter di Ceraver Marco Camnasio. I chirurghi coinvolti peraltro, sostengono gli investigatori, hanno dato l’impressione di far passare in secondo piano la valutazione sulle caratteristiche delle protesi Ceraver, protesi che i medici intercettati hanno definito di qualità inferiore rispetto a quelle di altre marche. Proprio questa circostanza, paradossalmente, avrebbe fatto alzare il prezzo del “disturbo”, corrisposto agli ortopedici in virtù del maggiore rischio di fallimento degli interventi.

Recentemente, famoso è stato il caso del Dr. Guido Fanelli. Vi lascio questa sua perla :
Non è che faccio il boss, sono io e basta, comando io, ho creato un sistema. Io prendo soldi dall’uno e dall’altro in maniera uguale e paritaria, sono bravo a tenere il piede in quattro o cinque scarpe. Io ho il centro hub del dolore più grosso di Italia con 19mila interventi all’anno, ho la forza di spostare milioni di euro perchè con la forza scientifica tutti danno credito a ciò che scriviamo

Possiamo anche tornare al 2010, medici corrotti per un giro d’affari di 2 milioni di euro.
“Gli inquirenti spiegano che i medici avrebbero percepito “compensi illeciti in cambio di prescrizioni e somministrazioni arbitrarie a centinaia di pazienti in cura per diffuse patologie croniche di specialità medicinali prodotte dalle aziende corruttrici, che realizzavano maggiori profitti derivanti dal conseguente incremento della diffusione dei farmaci”.

Possiamo andare ancora più indietro, questa inchiesta della Procura di Bari del 2006.
Ai medici corrotti andavano compensi in danaro (percentuali tra il 10 e il 18% del prezzo dei medicinali prescritti), oppure orologi, telefoni cellulari, materiale informatico, viaggi di piacere e partecipazioni a congressi scientifici. In più di un caso – ritengono di aver accertato i carabinieri del Nas di Bari – tra medici e informatori scientifici c’è stata anche una trattativa sul tipo di compenso che i sanitari dovevano percepire: ad esempio 5.000 euro al mese al posto di vacanze con la famiglia in luoghi esotici o in capitali europee. Nel corso dell’inchiesta il magistrato sequestrò un libro paga sul quale erano scritti i compensi percepiti dai medici e, accanto, il voto che l’informatore scientifico esprimeva: le valutazioni erano scarso, sufficiente, buono; o anche: da tornare. Dopo il sequestro del libro-paga, il 15 aprile 2005, il pm ottenne dal gip l’arresto di 60 persone (18 medici, 16 farmacisti, 6 dirigenti e 20 informatori scientifici di molte case farmaceutiche nazionali ed estere), che si aggiunsero alle 44 persone arrestate tra il 7 e il 25 luglio del 2003.”

Qualche giorno fa è uscita quest’ultima inchiesta dei NAS
Praticamente ‘a libro paga’: denaro, regali, inviti ai convegni e ‘premi’ per i medicinali che poi riuscivano a piazzare. Alcuni tra medici e funzionari della struttura sanitaria, abusando delle loro funzioni di pubblici ufficiali, condizionavano alcuni concorsi pubblici, favorendo l’assunzione di medici e paramedici da loro prescelti per meri interessi personali; percepivano dalle case farmaceutiche somme di denaro come premio in cambio dell’incremento della prescrizione dei loro farmaci, nonché per finanziare le assunzioni. Il sistema corruttivo, inoltre – si legge nel comunicato dei Nas – prevedeva l’illecito finanziamento da parte delle case farmaceutiche di convegni scientifici, corsi di aggiornamento e borse di studio con enormi elargizioni di denaro, mascherate come sponsorizzazioni per l’attività di ricerca medica che, allo stato, non risulta svolta. Per nascondere i legami corruttivi, il denaro ottenuto veniva indirizzato verso alcune compiacenti società “provider di servizi” che formalmente organizzavano gli eventi, ma di fatto distraevano il denaro ottenuto dalle società farmaceutiche per ridistribuirlo nei conti correnti dei medici, ricompensati anche con beni di varia natura.”

Non possiamo accettare che la salute sia diventata un business e che i medici si facciano corrompere.
Più medici onesti, che denunciano le ingerenze dell’industria farmaceutica
Più giudici onesti, che condannano seriamente chi mette il denaro prima della salute.

Volete vivere nel mondo delle favole? Volete essere convinti a tutti i costi che la sanità sia pulita e le industrie lavorino alacramente per noi? Non per questo bisogna buttare giù tutti i farmaci, tutti i medici. Bisogna specificarlo perchè di idioti è pieno il mondo.
Siete liberi di credere a quello che preferite, tocca a noi migliorare le cose. 

 

fonte: http://www.medicinapiccoledosi.it/case-farmaceutiche/medici-case-farmaceutiche-mondo-delle-favole/

 

Quello che i media non Vi fanno sapere: il Gran Sasso è la nuova Fukushima! Sotto il Gran Sasso da anni in corso esperimenti che sprigionano radiazioni come quelle di un disastro nucleare!

Gran Sasso

 

 

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Quello che i media non Vi fanno sapere: il Gran Sasso è la nuova Fukushima! Sotto il Gran Sasso da anni in corso esperimenti che sprigionano radiazioni come quelle di un disastro nucleare!

Sotto il Gran Sasso radiazioni pari ad un ¼ di quelle sprigionate a Fukushima

Sox è parte dell’esperimento Borexino “noto” almeno dal 2007 ma…

PESCARA. Lo sapevano tutti, non lo sapeva nessuno. “Tutti” gli scienziati ne parlano da oltre 10 anni, sui giornali si scrive da altrettanto tempo, eppure “nessuno” del volgo sapeva con precisione di cosa si trattasse.

E’ la storia dell’esperimento Sox (parte di quello denominato Borexino, finanziato con milioni di euro dall’Europa  e dal Governo)  che è stato nascosto agli abruzzesi mostrandolo al mondo e omettendo alcuni particolari che oggi non appaiono più così “trascurabili”.

Il primo particolare celato è che i Laboratori del Gran Sasso (vanto nel mondo e ritrovo delle eccellenze scientifiche) non sono sicuri, non sono adeguati alle norme, le camere dove si stoccano e maneggiano sostanze pericolose non sono isolate dall’acquedotto che abbevera 700mila persone ed infatti dal 2002 vi sono state contaminazioni (poche quelle  note).

Il secondo particolare è che gestire sostanze radioattive in queste condizioni equivale ad un azzardo bello e buono il cui costo potrebbe andare ben al di là delle centinaia di milioni pubblici già spesi.

Forse per questo nessuno ha avuto interesse a spiegare che sotto il Gran Sasso arriveranno fonti radioattive degne di una centrale nucleare e nella fattispecie pari ad un quarto della radioattività sprigionatasi a Fukushima.

In compenso dall’esperimento ne deriveranno sonni più tranquilli per tutti gli scienziati che da decenni si interrogano su Borexino, elettroni ed i misteri della micromateria potendo avere risposte in ogni caso certe.

Di fatto nei laboratori di fisica nucleare del Gran Sasso è in corso dal 2013 la predisposizione l’esperimento Sox che dovrebbe terminare nell’estate 2018 e utilizzerà una potente sorgente radioattiva di Cerio 144 proveniente da combustibile radioattivo di un reattore nucleare russo.

La descrizione delle attività è riportata sul sito del programma Cordis dell’Unione Europea e da pubblicazioni dei ricercatori coinvolti.

L’esperimento Sox è frutto di una collaborazione internazionale tra enti di ricerca e università.

Si tratta di una ricerca sui neutrini che impiegherà per oltre un anno all’interno dei Laboratori al di sotto dell’impianto Borexino, altro esperimento già in corso da anni; questa sorgente radioattiva da 100/150 mila curie sarà incapsulata nel più grande contenitore di tungsteno mai prodotto, in Cina, da 19 cm di spessore, per schermare le radiazioni gamma.

 

RADIAZIONI PARI A ¼ DI FUKUSHIMA

L’attività radioattiva della sorgente è pari a circa un quarto del Cesio 137 radioattivo emesso nell’oceano da Fukushima, come riporta il rapporto tecnico della Iaea sull’incidente.

Il trasporto della sorgente prodotta a partire dal combustibile, avverrà dal sito nucleare di Mayak, tristemente nota per essere la città dove nel 1957 avvenne un grave incidente, attraverso la Francia in un contenitore fornito dalla Areva, colosso transalpino del nucleare.

Il percorso della sorgente radioattiva di Cesio 144 prevede il trasporto via treno da Mayak a San Pietroburgo e da qui via nave fino a Le Havre in Francia.

Qui un trasporto su gomma condurrà il contenitore da venti tonnellate, in cui è inserito a sua volta il cilindro, di tungsteno al Gran Sasso.

Il carico del primo materiale di prova è giunto oggi intorno alle ore 12 in leggero anticipo sulla tabella di marcia nei laboratori, forse per paura di una protesta ambientalista che non c’è stata, nonostante da due giorni ormai si parla improvvisamente di questo esperimento senza alcun contributo ufficiale dei Laboratori e delle istituzioni pubbliche.

In alcune dichiarazioni il direttore Stefano Ragazzi ha smentito l’arrivo di materiale radioattivo mentre invece qualcosa di radioattivo è arrivato e sarà utilizzato in una prova o simulazione.

 

L’ALLARME DEL FORUM H2O

«I Laboratori, classificati già ora come Impianto a Rischio di Incidente Rilevante, sono stati oggetto nel passato, anche recente, di fuoriuscite di sostanze non radioattive ma tossiche come il trimetilbenzene», ha dichiarato Augusto De Sanctis, del Forum H2O.

«La prova del trasporto di cui si ha notizia in questi giorni – ha proseguito De Sanctis – stante ai documenti della prefettura di L’Aquila, comunque pare aver comportato il trasporto di materiale irraggiato, immaginiamo che il contenitore per il trasporto futuro della vera sorgente radioattiva. L’acqua del Gran Sasso è non solo utilizzata per bere da centinaia di migliaia di persone in quattro province ma alimenta torrenti e fiumi che sono un patrimonio tutelato dal parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e da siti di interesse comunitario. Già nel 2002 con lo sversamento di trimetilbenzene proprio da Borexino e più recentemente nell’agosto 2016 con il Diclorometano, si è avuta dimostrazione della possibilità di queste sostanze di raggiungere addirittura l’acquedotto. A nulla sono serviti gli 84 milioni spesi per la messa in sicurezza dal Commissario Delegato Balducci a metà degli anni 2000».

 

I LAVORI NEL LABORATORIO

Il contenitore di tungsteno da record che conterrà la sorgente radioattiva sarà trasportato alla base del gigantesco contenitore che è il fulcro dell’esperimento Borexino.

Lo spostamento della delicatissima sostanza avverrà su binari all’interno di un tunnel costruito per finire sotto l’impianto esistente di un metro per un metro e di 10 metri di lunghezza.

I lavori sono stati eseguiti nei mesi scorsi ma anche su questo aspetto è calato il riserbo.

 

L’ESPERIMENTO

Borexino offre un’opportunità unica per eseguire uno studio sulle oscillazioni di neutrini a breve distanza. Questa è l’idea alla base di SOX (Short distance neutrino Oscillations with boreXino).
L’esperimento SOX aspira alla completa conferma o a chiara smentita delle cosiddette “anomalie di neutrini”, prove circostanziali della sparizione di neutrini elettronici che sono state osservate a LSND, MiniBOone, con i reattori nucleari e con i rivelatori di neutrini solari al Gallio.
Se SOX avrà successo, dimostrerà inequivocabilmente l’esistenza della componente sterile dei neutrini e aprirà una nuova era nel campo della fisica delle particelle fondamentali e della cosmologia. L’osservazione di un segnale fisico significherebbe, infatti, la scoperta della prima particella oltre il modello standard elettrodebole.
In caso di risultato negativo, SOX avrà comunque il pregio di poter chiudere il lungo dibattito circa la veridicità delle anomalie di neutrini, proverà l’esistenza di nuova fisica nelle interazioni di neutrini a bassa energia, misurerà il momento magnetico del neutrino ed infine servirà come ottima calibrazione in energia per Borexino consentendo in futuro misure di neutrini solari ad altissima precisione.
L’esperimento SOX utilizzerà un innovativo generatore di antineutrini composto da 144Ce. Questo generatore sarà dislocato nei pressi del rivelatore Borexino e produrrà decine di migliaia di interazioni di antineutrini nel volume interno del rivelatore Borexino. L’inizio dell’esperimento SOX è previsto per il 2018, la presa dati durerà circa 18 mesi.
L’esperimento Borexino-SOX è gestito da una collaborazione internazionale di circa 140 scienziati provenienti dall’Italia (Sezioni INFN e Università di Milano, Ferrara, Genova, Perugia, Napoli, Laboratori Nazionali del Gran Sasso e GSSI), dalla Francia (CEA Saclay e APC Parigi), dalla Germania (TUM Monaco, MPI-K Heildelberg, TU Dresda, Università di Tuebingen, Amburgo e Mainz), dalla Russia (JINR Dubna, Università Lomosonov Mosca, Kurchatov Institute Mosca e NPI S. Pietroburgo), dalla Polonia (Università Jagellonian), dall’Ucraina (Kiev INR) e dagli Stati Uniti (Università di Princeton, Hawaii, Massachusetts Amherst, Houston, UCLA e Virginia Polytechnic Institute).
Responsabili del progetto
Marco Pallavicini (INFN Genova)
Gioacchino Ranucci (INFN Milano)

fonte: http://www.primadanoi.it/gallery/cronaca/574546/sotto-il-gran-sasso-radiazioni-pari-ad-un-di-quelle-sprigionate-a-fukushima.html