Test cosmetici vietati sugli animali – Ora l’obiettivo è il divieto mondiale

 

animali

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Test cosmetici vietati sugli animali – Ora l’obiettivo è il divieto mondiale.

 

Test cosmetici vietati sugli animali – L’Europa punta a un divieto mondiale

Via libera in commissione ad una risoluzione che impegna la Ue a fare pressing per il bando internazionale entro il 2023.

L’Europa è pronta a scendere in campo contro i prodotti cosmetici testati sugli animali. Una risoluzione approvata oggi dalla commissione ambiente del Parlamento Europeo (quasi unanimità: 63 voti favorevoli e un solo astenuto) impegna il Consiglio e la Commissione europea ad avviare una grande iniziativa diplomatica per estendere a livello globale il divieto che in Europa è già in vigore dal 2013. Il testo licenziato in commissione sarà sottoposto al voto dell’aula di Strasburgo nell’assemblea plenaria di marzo.

L’Europa avanti

Sul territorio europeo i test cosmetici sugli animali non sono consentiti e non è consentita la commercializzazione di prodotti che non abbiano avuto un percorso di sperimentazione alternativa. Sono tuttavia ancora permessi, e in alcuni casi obbligatori, nell’80% dei Paesi del mondo. Una situazione di disparità che gli europarlamentari considerano un «problema serio» e a cui cercano ora di porre un freno, anche per evitare che cosmetici realizzati in Paesi terzi con metodi ormai superati e comunque contrari ai canoni dell’animal welfare europeo, finiscano poi con l’essere venduti negli Stati membri. E per evitare paradossi come quelli di prodotti testati su animali per i mercati extra-Ue e poi ri-testati con metodi alternativi per la commercializzazione in Europa.

Il «sentiment» degli europei

L’iniziativa nasce dalla constatazione di come il divieto ai test sugli animali non abbia in alcun modo avuto ripercussioni sulla crescita delle aziende del settore che in ambito comunitario danno lavoro a 2 milioni di persone. E dalle rilevazioni dell’Eurobarometro, che già nel marzo del 2016 rilevava come l’89% dei cittadini europei concordano sulla necessità di un’azione propositiva da parte dell’Unione sui temi del benessere animale su scala globale mentre il 90% ritiene importante stabilire degli standard in materia che siano validi in tutto il mondo.

Obiettivo 2023

Ministri e commissari Ue, secondo la risoluzione, dovrebbero agire da ambasciatori delle best practices europee in materia di animal welfare e sono invitati a non assumere posizioni deboli nei negoziati a tutti i livelli e nel confronto con l’Organizzazione mondiale del commercio. L’obiettivo è che il divieto attualmente in vigore in ambito europeo possa essere esteso a tutti i mercati mondiali entro il 2023.

fonte: http://www.corriere.it/animali/18_febbraio_20/test-cosmetici-animali-bando-parlamento-europeo-66289368-1661-11e8-8b95-2b1380502f20.shtml

Pulizie domestiche – Attenzione, soprattutto a Voi Donne: i detergenti chimici fanno male quanto fumare 20 sigarette al giorno!

 

detergenti

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Pulizie domestiche – Attenzione, soprattutto a Voi Donne: i detergenti chimici fanno male quanto fumare 20 sigarette al giorno!

Fare pulizie in casa o fumare 20 sigarette al giorno provocherebbero lo stesso danno ai polmoni. Tra detersivi e detergenti chimici, chi dà di straccio quotidianamente tra le mura domestiche – e le donne sono di più – arrecherebbe danni al sistema respiratorio non di poco conto.

Sotto accusa da parte di alcuni ricercatori norvegesi dell’Università di Bergensono soprattutto gli spray e i detergenti liquidi. La ricerca da loro condotta, conferma che le donne che lavorano come addette alle pulizie o usano regolarmente spray detergenti o altri prodotti per la pulizia a casa avrebbero un maggiore declino della funzione polmonare rispetto alle donne che non puliscono così frequentemente.

Il motivo è presto detto: le particelle contenute nei detergenti irritano la pneuma, causando danni critici alle vie respiratorie.

I ricercatori hanno analizzato i dati di 6.235 partecipanti al sondaggio sulla salute delle vie respiratorie della Comunità europea denominato “Cleaning at Home and at Work in Relation to Lung Function Decline and Airway Obstruction”.
I partecipanti, la cui età media era di 34 anni quando si sono iscritti, sono stati seguiti per più di 20 anni, per valutare un impatto a lungo termine.

Temevamo che tali prodotti chimici, causando costantemente un piccolo danno alle vie aeree giorno dopo giorno, anno dopo anno, potessero accelerare il declino della funzione polmonare che si verifica con l’età”, spiegano gli studiosi.

Ebbene, la ricerca ha rilevato conseguenze negative soprattutto nelle donne che fanno pulizie e non negli uomini. Confrontando le donne che non facevano pulizie con coloro che le facevano con regolarità (e considerando anche altri fattori come eventuale vizio del fumo, l’indice di massa corporea e l’educazione), il volume espiratorio forzato a un secondo (Fev1), cioè la quantità di aria che si può espirare forzatamente in un secondo, era ridotto di 3,6 millilitri (ml)/anno più velocemente nelle donne che si dedicavano alle pulizie di casa e di 3,9 ml/anno più velocemente nelle addette alle pulizie. La capacità vitale forzata dei polmoni (cioè la quantità totale di aria che una persona può espirare forzatamente), è emersa ridotta invece di 4,3 ml/anno e di 7,1 ml/anno più velocemente.

Un vero e proprio declino della funzione polmonare che, secondo gli autori, è “paragonabile a fumare un po’ meno di 20 sigarette al giorno per un anno” e che può essere dovuto all’irritazione delle mucose che rivestono le vie respiratorie causata dalla maggior parte delle sostanze chimiche contenute nei prodotti di pulizia, che nel tempo causano cambiamenti persistenti nelle vie aeree e nel rimodellamento delle vie aeree.

Questo livello di compromissione polmonare è stato inizialmente sorprendente, ha detto il principale autore dello studio Øistein Svanes, “tuttavia, quando pensi di inalare piccole particelle di detergenti che servono per pulire il pavimento e non i polmoni, forse non è così sorprendente, dopo tutto”.

I limiti dello studio includono il fatto che la popolazione presa a campione includeva pochissime donne che non pulivano a casa o non facevano questo per lavoro. Queste donne, scrivono gli autori, potrebbero “costituire un gruppo socioeconomico selezionato”. Anche il numero di uomini che lavoravano come addetti alle pulizie professionali era piccolo e la loro esposizione ai detergenti era probabilmente diversa da quella delle donne che lavoravano come addette alle pulizie.

In ogni caso, “il messaggio da portare a casa è che a lungo andare le sostanze chimiche molto probabilmente causano un danno piuttosto consistente ai polmoni”, conclude Øistein Svanes.

Ed è pure vero! Spesso i prodotti chimici non sono necessari: un panno in microfibra, pochi prodotti mirati come acido citrico o percabonato di sodio, sono più che sufficienti per la maggior parte degli scopi.

 

fonte: https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/26716-pulizie-detergenti-chimici-polmoni

 

Cambiamenti climatici – Ondate di calore estreme e siccità: ecco lo scenario apocalittito delle città Italiane dei prossimi 30 anni

 

Cambiamenti climatici

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Cambiamenti climatici – Ondate di calore estreme e siccità: ecco lo scenario apocalittito delle città Italiane dei prossimi 30 anni

 

Ondate di calore estreme e siccità: così tra 30 anni cambieranno le città italiane

L’allarme dell’Università di Newcastle sui cambiamenti climatici: le conseguenze saranno più severe di quanto si pensasse. In Italia colpite soprattutto Roma, Bologna, Cremona, Reggio nell’Emilia, Parma e Siracusa

L’estate asfissiante che abbiamo sofferto l’anno scorso sotto «Lucifero», con temperature percepite oltre i 50 gradi, potrebbe diventare la normalità. E Roma, Bologna, Cremona, Reggio nell’Emilia, Parma e Siracusa saranno tra le città europee più colpite dalle conseguenze dei cambiamenti climatici, in particolare con l’aumento della durata e dell’intensità delle cosiddette ondate di calore e con l’aggravarsi della siccità. È quanto emerge da uno studio dell’Università di Newcastle, nel Regno Unito e pubblicato sulla rivista scientifica Enviromental Research Letters che ha confrontato i dati delle ricerche disponibili su tutte le 571 città che fanno parte dell’Urban Audit database, ovvero della banca dati di Eurostat su citta e aree urbane. «La rilevanza degli effetti dei cambiamenti climatici — avvertono i ricercatori — è molto più grande di quanto sia stato rilevato finora».

Dai 2 ai 14 gradi in più

L’analisi mostra che tra poco meno di trent’anni, nel periodo 2050-2100, ci sarà un peggioramento delle ondate di calore in tutte le città europee, un aumento della siccità e al contempo — nell’Europa nordorientale — delle inondazioni dovute a eventi estremi con l’85% delle città inglesi che hanno fiumi destinate a subire più spesso alluvioni rispetto a quanto succedeva nel periodo tra il 1951 e il 2000. in particolare nell’Europa centrale le temperature durante le ondate di calore saliranno tra 2 e 7 gradi se i cambiamenti climatici saranno moderati o addirittura tra gli 8 e i 14 gradi in caso di cambiamenti climatici elevati.

L’Europa meridionale

Inoltre le città dell’Europa del Sud potranno essere affette da siccità 14 volte peggiori di quelle di oggi. «Anche se le regioni dell’Europa meridionale sono abituate ad affrontare la mancanza d’acqua —avverte Selma Guerriero, la ricercatrice che ha diretto lo studio — il cambiamento potrebbe essere tale da superare il livello di sopportazione. In più molte città subiranno effetti significativi rispetto a più eventi estremi legati al clima e questo renderà ancora più difficile per loro affrontare i rischi climatici». Una sfida anche politica, che l’Europa in generale e l’Italia in particolare sembrano essere poco attrezzate per fronteggiare — basti pensare che i temi ambientali sono pressoché assenti dalla campagna elettorale italiana.

Gli effetti sulle città italiane

Dallo studio emergono dati particolarmente preoccupanti per l’Italia: Bologna, Cremona, Modena e Reggio Emilia fanno patre infatti di quel 30% di città che saranno più colpite dagli aumenti sia delle ondate di calore che della siccità, mentre Siracusa è addirittura nel 5% delle aree urbane più esposte. Parma (insieme a Santiago di Compostela e Ourense in Spagna e a quattro centri portoghesi tra cui Braga) è tra i centri che saranno colpiti in modo molto più marcato contemporaneamente dalla siccità (con un incremento del 32%) che dalle esondazioni dei fiumi. Roma, infine, è la capitale che con Stoccolma subirà il peggioramento più marcato delle ondate di calore.

Salute a rischio e mortalità in aumento

«Oltre il 75% della popolazione dell’Unione europea vive in aree urbane, una percentuale che salirà all’82% entro il 2050. La concentrazione di persone, la loro struttura e le attività economiche — avvertono gli autori della ricerca — rendono le città particolarmente vulnerabili e quindi aree prioritarie nella valutazione dei rischi portati dai cambiamenti climatici». Secondo Legambiente già dal 2010 a oggi sono state 126 le città italiane colpite da allagamenti, trombe d’aria, eventi estremi in generale. Mentre «un’analisi condotta sulle persone oltre i 65 anni di età ha evidenziato che i decessi attribuibili all’ondata di calore del 2015 sono stati 2.754 nelle 21 citta’ analizzate, pari al 13% di tutti i decessi registrati nel periodo estivo». Infine il Centro comune di ricerca della Commissione europea calcola che un aumento delle ondate di calore come quelle registrate nel 2017 causerebbe un aumento esponenziale di morti premature, dalle 2.700 del 1981-2010 a 151mila circa nel periodo 2071-2100.

tratto da: http://www.corriere.it/cronache/18_febbraio_21/ondate-calore-estreme-siccita-cosi-30-anni-cambieranno-citta-italiane-b191577a-16ea-11e8-b630-41a05c9e9642.shtml

La benzina? Senza accise ci costerebbe 49 centesimi al litro…!

 

benzina

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

La benzina? Senza accise ci costerebbe 49 centesimi al litro…!

 

Ogni volta che il prezzo del petrolio aumenta o cala in modo consistente, ci chiediamo perché le variazioni non si riflettano sul prezzo alla pompa dei carburanti. Il motivo è legato alla composizione del prezzo di gasolio e benzina, su cui la materia prima incide solo marginalmente. Accise e Iva fanno la parte del leone, mentre una piccola parte è determinata dai singoli operatori per fare fronte a oneri vari e garantirsi un margine di ricavi. Un’analisi dell’Unione petrolifera (di cui riportiamo l’infografica qui sotto) ci aiuta a capire le voci di spesa che compongono il prezzo alla pompa dei carburanti.

Benzina. L’ultimo prezzo ufficiale della benzina, registrato dal ministero dello Sviluppo economico il 5 febbraio, è pari a 1,573 euro al litro. Su questa cifra la componente fiscale incide per il 64%: questo vuol dire che su un litro di benzina paghiamo 1,012 euro di accise e Iva. L’accisa, nello specifico, è un’imposta fissa pari a 0,728 per litro, che grava sulla quantità dei beni prodotti, mentre l’Iva, che pesa per il 22% ed è soggetta alle variazioni di prezzo, incide sul conto finale per 0,284 euro/litro. Quello che resta, cioè 0,561 euro, è l’importo relativo al prezzo industriale, che comprende il costo della materia prima e il margine lordo dell’operatore: insieme, queste due componenti rappresentano il 36% del prezzo alla pompa di un litro di benzina. In riferimento all’ultimo prezzo rilevato dal Mise, il costo della materia prima è pari a 0,417 centesimi, cioè il 27% del prezzo alla pompa: è su questa voce che agiscono le quotazioni internazionali e il cambio euro/dollaro. Il margine lordo, pari al restante 9% del prezzo alla pompa, è 0,144 centesimi ed è determinato da ogni distributore per remunerare tutti gli altri passaggi della filiera e garantirsi un guadagno sul servizio erogato.

Gasolio. A determinare il prezzo alla pompa inferiore del gasolio rispetto alla benzina è la minore componente fiscale applicata, che è pari al 61% del prezzo finale: stando all’ultima rilevazione ufficiale del Mise, che indica un prezzo medio per litro di 1,448 euro, accise e Iva rappresentano 0,897 euro. Dal momento che l’Iva è sempre pari al 22%, ne risulta che a essere più economica è l’accisa applicata, fissata a 0,617 euro/litro. Guardando nel dettaglio il prezzo industriale, che è pari al restante 39% del prezzo alla pompa, il costo della materia prima risulta leggermente più alto di quello della benzina: secondo l’analisi di Unione petrolifera è pari a 0,430 euro (il 29%). Resta il margine lordo, in questo caso 0,139 euro per ogni litro, su cui gli operatori possono agire per modificare il prezzo finale.

La situazione in Europa. Rispetto alla media europea, Iva e accise in Italia pesano di più sul prezzo finale. Gli ultimi dati dell’Oil Bullettin della Commissione europea, basati sui prezzi comunicati dai singoli Paesi, registrano una componente fiscale media per la benzina del 62% e per il diesel del 56%. Rispetto all’Italia, si trovano tasse più care sulla benzina solo in Grecia, Danimarca e Olanda, mentre sul gasolio l’unico Paese a tassare di più è il Regno Unito: con la Brexit, dunque, il poco invidiato primato europeo tocca a noi.

In definitiva, il costo della benzina senza tasse sarebbe di 0,417 centesimi più 0,72 centesimi margine dell’operatore al netto di tasse (margine lordo di 0,144 centesimi al netto delle tasse che vi gravano nella misura di almeno il 50%) per un totale poco meno di 49 centesimi al litro!

Alla pompa, invece, il costo Italiano è al terzo posto in Europa dopo Islanda e Norvegia sia per benzina che per gasolio (Islanda 1,704 e 1,639. Norvegia 1,623 e 1,518. italia 1,574 e 1,444) ma qui bisogna tener conto degli oneri aggiuntivi per trasporti e toccaggi.

La benzina? Senza accise ci costerebbe 49 centesimi al litro…!

 

fonti:

https://www.quattroruote.it/news/industria-finanza/2018/02/14/carburanti_quanto_pesano_le_tasse_su_diesel_e_benzina.html

La benzina? Senza accise ci costerebbe 44 centesimi al litro…!

L’agricoltura biologica per salvare il suolo e nutrire il pianeta

agricoltura biologica

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

L’agricoltura biologica per salvare il suolo e nutrire il pianeta

 

Gli effetti dell’agricoltura a piccola scala e delle pratiche biologiche per la produzione del cibo sono determinanti per combattere l’insicurezza alimentare. Dalla difesa della sovranità alimentare al frenare il potere delle multinazionali del cibo e il land grabbing, è fondamentale per le sorti del nostro pianeta adottare pratiche agricole che rispettino l’ambiente.

Il 2014 è stato dichiarato l’anno internazionale dell’agricoltura famigliare per l’Onu e nasce il Cisa, il Comitato italiano per la sovranità alimentare, con lo scopo di risolvere i problemi legati alle comunità rurali. L’obiettivo è quello di avviare delle politiche specifiche per il riconoscimento dell’agricoltura famigliare e dell’agricoltura di sussistenza a piccola scala.

Il tema del ritorno alla terra e della difesa della sovranità alimentare sta prendendo piede. Una spinta radicale verso il cambiamento è dettata proprio dallo stile di vita alimentare delle persone e dagli effetti sulla salute. L’agricoltura famigliare, di sussistenza e a piccola scala è un modello sostenibile di interazione produttiva tra l’uomo e l’agricoltura, ristabilito per affrontare la crisi alimentare. In Italia, per esempio, la proposta di legge Zaccagnini contiene dei provvedimenti a favore dell’agricoltura a piccola scala con lo scopo di allontanare la minaccia del land grabbing attraverso l’accesso alla terra da parte dei giovani.

Il mondo viene sfamato per il 75 per cento da cibo prodotto da piccoli agricoltori, eppure la biodivestità agricola e conseguentemente alimentare è in pericolo. Il mercato delle sementi è controllato per l’80 per cento dalle 10 multinazionali più grandi del settore, la terra viene sottratta agli agricoltori e inaridita da pratiche di produzione intensiva insostenibili per l’ambiente e dannose per la vita degli esseri viventi. Un primo passo verso la sovranità alimentare dei popoli è stato compiuto lo scorso dicembre dalla Comunità Europea ritirando la riforma del mercato dei sementi. Così facendo il potere delle multinazionali viene contenuto dal libero scambio dei semi con il quale gli agricoltori vengono affrancati dalle royalties.

È necessario prendersi cura della terra. Il terreno fertile inizia a scarseggiare, i campi agricoli che rimangono vengono sfruttati da pratiche agricole industriali che ne distruggono la materia organica facendosi responsabili dell’aumento di CO2 nell’atmosfera. La fame nel mondo si combatte con suoli fertili, non solo incrementando la quantità di cibo. Per fare ciò è necessaria un’inversione di tendenza. Produrre suolo è pressoché impossibile, ricostituire la biodiversità e lo strato fertile della terra è molto più facile, nonostante sia necessario un periodo abbastanza lungo. Per questo è necessario iniziare da subito a coltivare rispettando i cicli naturali del terreno e senza usare sostanze chimiche che contaminano e sviluppano la resistenza dei suoli ai pesticidi.

Il rapporto 2012 sulla green economy, redatto dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e dall’Enea, chiarisce il ruolo dell’agricoltura biologica. Non è più sufficiente sensibilizzare al consumo di prodotti a chilometro zero, per affrancare il mondo da un sistema produttivo e di distribuzione alimentare inquinante. È necessario convertire la produzione di cibo reinserendo la rotazione delle coltivazioni. Puntare alla fertilità e alla produttività del suolo prima della coltivazione significa restituire un futuro al pianeta e nutrire un numero maggiore di persone con un cibo più gustoso e meno inquinante. La rotazione delle colture e l’inserimento di vegetazione autoctona o spontanea nutre il terreno sul quale vengono piantate le colture successivamente.

Le distese di piantagioni intensive che distruggono il suolo devono essere restituite agli agricoltori per essere riportate all’agricoltura tradizionale. Non è più sostenibile per il nostro ambiente che su 140 milioni di ettari di suolo vengano coltivate intensivamente solo quattro specie dominanti (soia, olio di palma, olio di colza, zucchero di canna). E soprattutto, in un pianeta sovrappopolato la produzione di cibo non può essere ridotta a meno di un quarto del suolo mondiale e nelle mani di una maggioranza di agricoltori la cui povertà non permette di accedere agli strumenti per migliorare il proprio lavoro.

L’agricoltura convenzionale è certamente più produttiva, nonostante le potenzialità produttive del terreno aumentino con le coltivazioni biologiche. Allo stato attuale, solo alcune colture bio possono essere paragonate a quelle tradizionali, le patate per esempio, mentre il mais e il riso possono avere una produttività maggiore.

L’agricoltura biologica sfama i popoli, nutre la terra, affranca dai cambiamenti climatici. Un ritorno al passato consapevole, una scelta nel rispetto della natura che può diventare una soluzione i problemi che attanagliano la nostra società.

 

tratto da: https://opinionedellacastagna.com/2016/07/13/lagricoltura-biologica-per-salvare-il-suolo-e-nutrire-il-pianeta/

Lo Stato campa sugli automobilisti – Ecco tutte le tasse che paghiamo senza farci caso – E parliamo dell’incredibile cifra di 73 miliardi di euro l’anno!

 

automobilisti

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Lo Stato campa sugli automobilisti – Ecco tutte le tasse che paghiamo senza farci caso – E parliamo dell’incredibile cifra di 73 miliardi di euro l’anno!

Lo Stato campa sugli automobilisti

Incredibile prelievo forzoso su chi è proprietario di un mezzo. Il fisco non è così asfissiante nemmeno sul patrimonio immobiliare

Gli automobilisti sono tra le categorie più tartassate d’Italia. Ammonta a 73 miliardi di euro il carico fiscale che incombe sui 42,8 milioni di autoveicoli (compresi autobus e camion) presenti nel nostro Paese. E’ la fotografia drammatica scattata dalla Cgia di Mestre.

Solo per dare un’idea della dimensione del prelievo, il gettito derivante dalle imposte che gravano su tutti gli immobili presenti nel Paese è leggermente superiore ai 40 miliardi di euro. Il che la dice lunga sull’asfissiante tassazione che pende sugli automobilisti, i quali hanno subito un aumento del 10,1% (in termini assoluti pari a 6,7 mld), mentre la crescita dell’inflazione è stata del 9%.

Le voci che incidono maggiormente sulle tasche degli automobilisti sono quelle relative alle imposte ed alle accise sui carburanti: ben 34,8 miliardi di euro, pari a poco meno della metà dei 73 miliardi complessivi,  vengono prelevati per un pieno al nostro mezzo.

In sostanza, per ogni litro di gasolio che acquistiamo alla pompa, precisa la Cgia, il 63% del prezzo è riconducibile al peso del fisco; un’incidenza che sale al 66% per un litro di benzina. Ma pesa come un macigno pure l’Iva sulla manutenzione e riparazione/acquisto di ricambi, accessori e pneumatici. Tanto che nel 2016 questo prelievo ha pesato agli italiani 10,2 miliardi di euro (14% della spesa totale).

Invece l’Iva sull’acquisto degli autoveicoli è costata poco più di 7 miliardi di euro (9,8%), mentre il bollo auto ha assicurato alle amministrazioni regionali 6,6 miliardi (9,1%) e l’imposta di trascrizione ha permesso di incassare 1,7 mld alle Province. E ancora: le imposte sui parcheggi e sulle contravvenzioni hanno garantito un gettito di 5,6 miliardi (7,7%), quelle sui premi di assicurazione Rc auto quasi 3,9 mld (5,3%) e sui pedaggi autostradali sono stati riscossi 2 miliardi. Infine, un altro miliardo arriva dai lubrificanti, imposte e accise.

di Giuseppe Sarra

tratto da: http://www.ilgiornaleditalia.org/news/economia/895005/Lo-Stato-campa-sugli-automobilisti.html

Nella “democratica” Turchia Ahmet Altan l’autore di questo bellissimo romanzo “Scrittore e Assassino” è stato condannato all’ergastolo dal regime. Leggetelo e fatelo conoscere, anche come atto di solidarietà.

Turchia

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Nella “democratica” Turchia Ahmet Altan l’autore di questo bellissimo romanzo “Scrittore e Assassino” è stato condannato all’ergastolo dal regime. Leggetelo e fatelo conoscere, anche come atto di solidarietà.

Sì, la nostra è pubblicità. Ma solo per solidarietà, non ci entra un cent in tasca. Solo solidatietà per questo grande scrittore (comunque il romanzo è proprio bello) e per chiunque lotti per la libertà. Leggetelo e fatelo conoscere, anche come libero atto di solidarietà.

Da La Stampa

Turchia: “Sostegno a Gulen”, ergastolo per sei giornalisti

Tra i condannati i fratelli Ahmet e Mehmet Altan. Sono accusati di aver tentato di “sovvertire l’ordine costituzionale” in relazione al tentato golpe del luglio 2016.

In Turchia è accaduto quello che molti temevano. I fratelli Ahmet e Mehmet Altan e altri quattro giornalisti sono stati condannati all’ergastolo, con l’accusa di aver cercato di sovvertire l’ordine costituzionale. Il tribunale di Istanbul li ha giudicati anche colpevoli di appartenere all’organizzazione Feto, il network di Fethullah Gulen, ex imam in autoesilio negli Usa, un tempo potentissimo leader di una corrente della destra islamica turca e alleato del Presidente Recep Tayyip Erdogan contro gli apparati laici e oggi considerato il nemico numero uno del Paese, secondo molti persino mandante morale del golpe fallito del luglio 2016.

 Insieme con i fratelli Altan, figli del grande intellettuale turco, Cetin Altan, sono finiti in carcere altri tre reporter che in passato avevano lavorato per testate di proprietà di Gulen, che tante volte avevano supportato il presidente Erdogan nelle sue campagne elettorali, almeno fino al 2010. È proprio questo il paradosso della ’Nuova Turchia’ del presidente. Si fa la guerra e si perseguita chi, fino a non molto tempo fa, sembrava aderire all’azione dell’Akp, il Partito che guida il Paese dal 2002, verso quella che veniva spacciata come una strada verso la piena democratizzazione.

 

Ahmet Altan per primo, era stato più volte attaccato dai circoli più vicini agli apparati laici, per la linea editoriale marcamente contro i militari di Taraf, il quotidiano che aveva iniziato a dirigere nel 2009.

Una sentenza che lascia ancora di più l’amaro in bocca, se si pensa che per la Turchia la giornata si era aperta in modo positivo, con la notizia della scarcerazione di Deniz Yucel, il corrispondente dei Die Welt, che era in carcere da un anno con l’accusa di associazione a organizzazione terroristica. Dietro il suo rilascio, le pressioni della Germania, pronta ad assumere una linea dura se Ankara non fosse scesa a più miti consigli su questo e altri argomenti.

In questo momento nella Mezzaluna sono circa 51mila le persone in carcere con l’accusa di golpismo o di associazione a organizzazione terroristica, vuoi di matrice gulenista, vuoi di matrice curda. Altre 134mila hanno perso il loro lavoro in seguito al golpe fallito del luglio 2016. Cosa successe realmente quella notte rimane un mistero, anche per l’alto numero di giornalisti in carcere. Quello che è certo è che quelle ore drammatiche sono state seguite da un contro golpe da parte del presidente Recep Tayyip Erdogan che gli ha permesso indebolire migliaia di oppositori, veri o presunti tali.

…E Fiorella Mannoia umilia Vittorio Sgarbi per aver insultato con commenti sessisti Cecilia Strada: “Non le dico Capra per non offendere l’intelligenza di questi innocenti animali. Posso solo dire: Si vergogni! …se ancora riesce a farlo”.

Fiorella Mannoia

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

…E Fiorella Mannoia umilia Vittorio Sgarbi per aver insultato con commenti sessisti Cecilia Strada: “Non le dico Capra per non offendere l’intelligenza di questi innocenti animali. Posso solo dire: Si vergogni! …se ancora riesce a farlo”.

“Si vergogni!”, Mannoia contro Sgarbi

“Non le dico Capra per non offendere l’intelligenza di questi innocenti animali. Posso solo dire: Si vergogni!…se ancora riesce a farlo”. Così scrive su Twitter Fiorella Mannoia, scagliandosi contro Vittorio Sgarbi che, a sua volta, aveva attaccato via social Cecilia Strada. All’origine della querelle una foto postata su Facebook dall’ex presidente di Emergency che immortala la scritta impressa su un muro: “Non sc… con i fascisti. Non fateli riprodurre“.

“La figlia di Gino Strada può stare tranquilla: non troverà fascista che voglia fare sesso con lei, e tanto meno riprodursi in lei; non vorranno darle una gioia, sacrificandosi”, aveva commentato il critico d’arte sul proprio account social, suscitando le ire della cantante romana. “La polemica con Fiorella Mannoia? – ha poi aggiunto in un secondo post – Che sia benedetta. Beva un caffè nero bollente e metta in circolo il suo amore, perché tanto il tempo non torna più. Comunque, preferisco quello che le donne non dicono”.

Di poche parole, invece, la diretta interessata che, con un commento ironico, ha cercato di smorzare i toni della polemica. “Non ha detto niente di originale rispetto alle decine di commenti ‘sei cessa’ che erano già arrivati qui – ha scritto Strada su Facebook – da un intellettuale come Sgarbi mi aspettavo qualcosa di più…ma me ne farò una ragione”.

…E Fiorella Mannoia umilia Vittorio Sgarbi per aver insultato con commenti sessisti Cecilia Strada: “Non le dico Capra per non offendere l’intelligenza di questi innocenti animali. Posso solo dire: Si vergogni! …se ancora riesce a farlo”.

 

tratto da: http://www.adnkronos.com/intrattenimento/spettacolo/2018/02/16/vergogni-mannoia-contro-sgarbi_jyJUSfBMrivuDAiGRvplQK.html?refresh_ce

 

Mirko Busto: “L’olio di palma non fa male? Andatelo a dire ai bambini indonesiani” … E parliamo di 100.000 morti in un anno!

 

olio di palma

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Mirko Busto: “L’olio di palma non fa male? Andatelo a dire ai bambini indonesiani” … E parliamo di 100.000 morti in un anno!

di Mirko Busto

100.000 morti in un anno. E’ questo l’ammontare dei decessi causati dagli effetti diretti e indiretti degli incendi appiccati in Asia equatoriale nel solo 2015.

Lo rivela uno studio delle università di Harvard e Columbia, pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters. Secondo gli esperti in salute pubblica e modelli atmosferici questi roghi, appiccati di proposito dalle multinazionali dell’olio di palma nelle foreste dell’Indonesia, sarebbero la causa di oltre 90mila morti premature in Indonesia, più di 6mila in Malesia e 2.200 a Singapore.

A questa già tragica realtà si aggiungono 500 mila casi di infezione alle vie respiratorie, quasi 50 milioni di persone esposte a fumi tossici 24 ore al giorno per settimane, voli annullati, scuole chiuse anche a Singapore e in Malesia.

Gli incendi sono causati dalla crescente domanda di olio di palma e legname che spinge questi paesi a bruciare le proprie foreste per lasciar spazio alle piantagioni. Il danno per quello che rimane della biodiversità planetaria è incalcolabile: in soli 40 anni abbiamo cancellato dalla faccia della terra il 58% delle specie animali presenti. E il massacro continua dato che gran parte della ricchezza biologica che ci resta si trova proprio nelle aree adatte alle coltivazioni della palma da olio.

Ma gli incendi non distruggono solo le foreste e la vita che le abita. Le foreste forniscono a tutti elementi vitali troppo spesso ignorati: regolano il clima terrestre, le precipitazioni e assorbono la CO2 emessa dalle attività umane. I fuochi che continuano a devastare quelle aree emettono milioni di tonnellate di gas serra che riscaldano il pianeta e destabilizzano il clima peggiorando le catastrofi meteorologiche. Basti pensare che nel 2015 l’Indonesia, devastata dagli incendi, ha superato le emissioni degli Stati Uniti, per capire quanto questa situazione sia ormai fuori controllo.

Le torbiere su cui si sviluppano questi incendi contengono materiale organico combustibile e rilasciano in atmosfera grandi quantità di polveri sottili come i PM 2.5, cioè il principale fattore globale di mortalità legata all’inquinamento dell’aria, si legge inoltre nello studio.

Quali saranno le conseguenze  di un sistema economico e industriale che non riesce a fermarsi dal distruggere il nostro futuro nonostante la scienza stessa ci stia mettendo in guardia con previsioni drammatiche?

C’è chi è indifferente a tutto questo: indifferente alla morte e indifferente alla vita.

 Non dimentichiamo, infatti, che l’ultimo studio dell’Autorità per la sicurezza alimentare europea, ha accusato l’olio di palma di avere gravi effetti sulla salute dei consumatori. Ma a qualcuno non importa.

Olio di palma significa profitto, significa lauti guadagni a fronte di spese irrisorie. E se tutto ciò avviene a discapito della salute e della vita di tutti gli altri, chissenefrega. Come se un giorno, a foreste distrutte, si potessero respirare soldi invece che ossigeno!

Non è la prima volta che la deforestazione sconsiderata ha conseguenze sulla salute di milioni di cittadini in quei paesi, ma i dati del 2015 sono senza precedentirispetto alle nubi tossiche della precedente crisi del 2006 sono state colpite il triplo delle persone. Alla faccia delle tanto sbandierate certificazioni di sostenibilità che sono attive dal 2006!

I governi dei Paesi colpiti dai devastanti incendi dovrebbero utilizzare questi dati per conteggiare gli enormi costi di malati e morti, e prendere seri provvedimenti per fermare la devastazione degli ultimi polmoni verdi del pianeta. Ma come più volte si è tentato di spiegare in queste nazioni non vige alcuna regolamentazione a favore dell’ambiente e della salute delle persone. Anzi, il livello di corruzione e di laissez-faire di questi governi raggiunge livelli altissimi che non lasciano presagire niente di buono.

Che fare quindi? C’è chi si gira dall’altra parte e chi decide di agire ora. Del resto, nel nostro piccolo, abbiamo un potere enorme, l’unico in grado di determinare un cambiamento nelle politiche economiche e industriali: scegliere a chi diamo il nostro denaro e non comprare prodotti contenenti olio di palma. Un gesto che fa paura alle grandi multinazionali che cercano, e cercheranno sempre, di convincerci che tanto non cambia mai nulla. Non è così.

Fai la tua parte: non essere complice, evita l’olio di palma. Le alternative ci sono.

tratto da: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-mirko_busto_lolio_di_palma_non_fa_male_andatelo_a_dire_ai_bambini_indonesiani/14817_18026/

 

Il magnesio, la “fonte della gioventù” che davvero può cambiarci la vita

 

magnesio

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Il magnesio, la “fonte della gioventù” che davvero può cambiarci la vita

E’ difficile da credere, ma uno dei rimedi naturali più efficaci contro l’invecchiamento non è una crema molto costosa, o un trattamento invasivo, ma un semplice minerale essenziale, il magnesio. Di seguito ti spieghiamo perché è così importante per salute e bellezza.

Ossa. Le persone adulte che assumono la dose giornaliera consigliata di magnesio sono meno propensi a soffrire fratture delle ossa. Il magnesio è essenziale per la salute e il funzionamento delle ossa.

Sonno. Una delle principali cause dell’insonnia tra le persone di una certa età sono i crampi notturni. Il magnesio rilassa i muscoli, e ha un effetto calmante che ci permette di cadere in un sonno profondo e riparatore.

Gonfiore. Molti studi hanno associato al magnesio la capacità di ridurre il gonfiore addominale e combattere la ritenzione di liquidi. E’ ottimo anche per prevenire e trattare la stitichezza.

Umore. Il magnesio favorisce la produzione di serotonina nel cervello, ed è molto efficace nell’alleviare la depressione e il cattivo umore.

via Rimedio Naturale – http://www.rimedio-naturale.it/magnesio-fa-perdere-peso-rinforza-le-ossa-fa-dormire-e-allevia-ansia-e-depressione.html