Attenti al caffè: è pieno di pesticidi ma nessuno controlla!

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Attenti al caffè: è pieno di pesticidi ma nessuno controlla!

 

Sempre e solo i Cinquestelle a lanciare l’allarme

Il Brasile è il primo produttore mondiale di caffè. Nella maggior parte delle sue piantagioni vengono usati pesticidi pericolosi come il Terbufos vietati in Europa perché dannosi per la salute umana. Il Terbufos è un insetticida molto potente che uccide anche solo con un minimo contatto con la pelle.

Il porto di Trieste è la porta d’ingresso del caffè brasiliano in Europa. Tuttavia, i controlli sanitari condotti dall’Agenzia dell’Ambiente del Friuli, per conto del Ministero della Salute, non analizzano la presenza di questi due pericolosi pesticidi. Si fanno le analisi ma non per scovare questi due veleni. L’ipocrisia europea è evidente: all’interno dell’Unione si vieta l’utilizzo di pesticidi pericolosi per la salute, ma non si fa nulla per impedire che entrino prodotti alimentari contaminati dalle sostanze che vieta. Piernicola Pedicini ha presentato una interrogazione al Commissario alla Salute Andriukaitis. Per la Commissione europea sono gli Stati nazionali a dover stabilire quali pesticidi debbano essere sottoposti ad analisi nell’ambito dei rispettivi programmi nazionali di controllo. Ministro Lorenzin è arrivato il momento di agire! Se hai a cuore la salute dei cittadini fai qualcosa!

 

LEGGI l’interrogazione presentata da Piernicola Pedicini alla Commissione europea.

LEGGI la risposta della Commissione europea che fa chiarezza sulle responsabilità del governo italiano.

 

 

Grano duro avvelenato – solo il M5s si ribella: i grillini all’attacco all’Ars, al Parlamento Nazionale e a Strasburgo!! Perchè stampa e Tg non ne parlano??

 

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Grano duro avvelenato – solo il M5s si ribella: i grillini all’attacco all’Ars, al Parlamento Nazionale e a Strasburgo!! Perchè stampa e Tg non ne parlano??

 

Il Movimento 5 Stelle rompe il silenzio della politica sul grano duro pieno diglifosato (o glifosate) e di micotossine che arriva nei porti italiani. Il primo ‘siluro’ è per il Governo regionale di Rosario Crocetta. Ma i parlamentari grillini si apprestano ad aprire il fuoco di sbarramento anche a Montecitorio, al Senato e al Parlamento Europeo. Le precisazioni di Cosimo Gioia, secondo il quale lo scenario in Italia è ben più grave di quello descritto dai grillini.

Glifosato e cancro: come i big pagavano gli scienziati per poter stampare sui loro prodotti “non nocivo per la salute”…!! Tanto poi a crepare siamo NOI!

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Glifosato e cancro: come i big pagavano gli scienziati per poter stampare sui loro prodotti “non nocivo per la salute”…!! Tanto poi a crepare siamo NOI!

 

Glifosato e cancro: come i big pagavano la scienza per vendere

Monsanto e altri produttori di glifosato sembrano aver distorto le prove scientifiche sugli effetti per la salute pubblica del glifosato, al fine di mantenere sul mercato questa controversa sostanza.
Tra il 2012 e il 2016, le aziende produttrici hanno sponsorizzato una serie di recensioni pubblicate su riviste scientifiche, le quali concludono che il glifosato e le sue formulazioni commerciali non sono nocive per la salute.
Il nuovo rapporto, “Buying Science“, mostra come questi pareri sulla cancerogenicità e genotossicità (capacità di modificare il DNA) del glifosato, sponsorizzati dall’industria, contengano gravi difetti scientifici, che vanno dall’omissione di dati alla violazione delle linee guida dell’OCSE per la valutazione degli studi sul cancro nei roditori. Tali recensioni assegnano inoltre un maggior peso agli studi condotti dalle industrie, non pubblicati, piuttosto che a quelli pubblicati in riviste scientifiche specializzate dopo un severo processo di valutazione (peer-reviewed)
Nonostante queste evidenti mancanze scientifiche, diverse autorità di regolamentazione Europee e Statunitensi fanno spesso riferimento a questi articoli sponsorizzati dall’industria su glifosato.
L’Istituto tedesco federale per la valutazione dei rischi (BfR), l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e la USA Environmental Protection Agency (EPA) hanno tutti utilizzato gli argomenti degli studi “sponsorizzati” al posto di quelli indipendenti e pubblicati.
“I produttori di glifosato hanno ingannato le autorità di regolamentazione di tutto il mondo in ogni modo per minimizzare gli effetti allarmanti del glifosato sulla salute. Il fatto che le agenzie abbiano accettato la loro ‘assistenza’ è niente di meno che uno scandalo “, dice Helmut Burtscher, uno degli autori dello studio.
Al contrario, l’Agenzia di ricerca sul cancro (IARC) dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), nella sua valutazione sulla cancerogenicità del glifosato, non ha preso in considerazione gli studi sponsorizzati dall’industria, per l’insufficienza di dati e di informazioni statistiche in essi presenti. Una politica che la IARC adotta comunemente nei suoi studi.
Le organizzazioni che presentano il report “Buying Science” sono tra le promotrici dell’Iniziativa dei Cittadini Europei “Fermiamo il Glifosato
Come parte dei suoi obiettivi dichiarati, l’Ice “Fermiamo il glifosato” richiede alla Commissione europea di “garantire che la valutazione scientifica dei pesticidi per l’approvazione regolamentare dell’UE si basi unicamente su studi pubblicati, che siano commissionati dalle autorità pubbliche competenti anziché l’industria dei pesticidi”
“Le decisioni sul futuro del glifosato dovrebbero essere guidate dalla revisione indipendente delle prove da parte della IARC.” Ha aggiunto Burtscher

 

tratto da: https://ilsalvagente.it/2017/03/23/glifosato-e-cancro-come-i-big-pagavano-la-scienza-per-vendere/20481/

L’allarme lo hanno dato solo quelli del Movimento 5 Stelle: Il glifosato è anche nell’acqua!

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L’allarme lo hanno dato solo quelli del Movimento 5 Stelle: Il glifosato è anche nell’acqua!

 

di Mirko Busto, portavoce M5S Camera

In Europa persegue a porte chiuse il tentativo di legittimare il glifosato per altri dieci anni. Si tratterebbe di un fatto gravissimo che stiamo già pagando più caro di quel che pensiamo.
Perché? Perché da sempre più studi risulta che questa sostanza, estremamente tossica e pericolosa, è ormai presente ovunque: dalle birre tedesche alle urine della maggior parte dei cittadini, dal latte materno delle donne statunitensi a molti prodotti alimentari che troviamo ogni giorno sulle nostre tavole. Basti pensare che secondo un’analisi del Salvagente, condotta su 100 alimenti a base di cereali, vi sono tracce di glifosato in molti tipi di pasta, fette biscottate, corn flakes e farina.
E secondo quanto riporta l’edizione 2016 del Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque presentata in queste ore dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) per le acque la situazione non è migliore, anzi.
Secondo le analisi dell’Istituto, le acque superficiali di fiumi, laghi, torrenti italiani contengono pesticidi nel 64% dei 1.284 punti monitorati (nel 2012 erano il 57%), quelle sotterranee nel 32% dei 2.463 punti studiati (erano il 31% nel 2012). E si tratta di analisi parziali. L’Istituto ha, infatti, precisato che la copertura del territorio è tutt’altro che omogenea e che molti dati relativi al centro-sud non sono mai arrivati. Questi numeri, già allarmanti, con una copertura capillare del territorio non potrebbero che peggiorare.
Sempre dallo studio risulta che fra le sostanze rilevate più spesso c’è proprio il glifosato, insieme al suo prodotto di decadimento, l’Ampa. Per l’Ispra il diserbante della Monsanto risulta “fra i principali responsabili del superamento dei limiti di qualità ambientale”.
Un erbicida classificato come probabile cancerogeno dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. E’ bene ricordare a chi oggi afferma che “i residui di glifosato riscontrati sono inferiori ai limiti di legge!” che il cancro, in genere, non è abituato a confrontarsi con i parametri legislativi.
Malgrado le evidenti correlazioni tra esposizione al glifosato cancerogenicità, danni al Dna, danni celebrali e molte altre patologie, c’è ancora infatti chi lo difende: per esempio l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, che ha valutato la sostanza come sicura, senza però pubblicare le ricerche su cui si è basata, né i nomi degli esperti che le avrebbero accolte come valide. Conducendo, oltretutto, questi studi insieme alle imprese interessate da questo business. Quindi in evidente conflitto di interesse.
Nel dubbio, comunque, l’Unione Europea dovrebbe muoversi seguendo il Principio di precauzione secondo cui, in caso di informazioni scientifiche insufficienti o incerte e in caso di possibile rischio per la salute umana, animale e vegetale, un processo o un prodotto devono essere bloccati.
Quindi, delle due l’una: o ci sono prove certe che il glifosato non ha conseguenze sulla salute o, invece, i dubbi ci sono e allora è indispensabile rispettare il principio di precauzione e vietare del tutto l’erbicida, perlomeno fino a quando non sarà conclusa una valutazione scientifica indipendente sulla sostanza.
Ma ovviamente in Europa dei cittadini, della precauzione e della salute se ne fregano e così prima hanno optato per un rinnovo di 7 anni invece dei 15 canonici e ora, secondo quanto riportato dal Guardian, stanno provando ad alzare l’asticella addirittura ai 10 anni (anche se gli unici studi non secretati dicono che ci sono buone probabilità che provochi il cancro).
Una vera ipocrisia fatta, ovviamente, per non scontentare le grandi multinazionali che guadagnano miliardi dalla vendita di questi prodotti. Monsanto in primis.
Più volte abbiamo chiesto alla Commissione Europea e al nostro Governo di tutelare i cittadini prima che le lobby dell’agroindustria. Ma fino a ora niente è servito. Le istituzioni comunitarie sono decise ad andare avanti a scapito di tutti noi. Non lo possiamo permettere.
A giorni in Europa si prenderà questa importante decisione, facciamo girare le informazioni. Uniamoci tutti alla campagna #stopglifosato!

 

 

 

 

Il Cortisone: il miglior modo per non guarire mai! – Ecco come sostituirlo con rimedi naturali con zero effetti collaterali!

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Il Cortisone: il miglior modo per non guarire mai! – Ecco come sostituirlo con rimedi naturali con zero effetti collaterali!

 

Cortisone: ecco come sostituirlo con rimedi naturali con zero effetti collaterali

Il cortisone è un farmaco che a lungo andare provoca effetti collaterali, anche gravi. In alcuni casi, e sotto il tassativo consenso del proprio medico, può essere sostituito con rimedi naturali che hanno lo stesso effetto benefico ma non gli stessi effetti collaterali

I farmaci al cortisone sono molto usati per curare patologie di vario genere, in particolare allergie, infiammazioni, problemi articolari. Il cortisone è un farmaco pesante, che porta a molteplici conseguenze se utilizzato per lunghi periodi. In alcuni casi, per patologie leggere o situazioni non troppo gravi, si può pensare di sostituirlo con alcune alternative naturali sempre se queste siano state opportunamente approvate dal nostro medico curante. Quando è possibile è meglio evitare il consumo di cortisone perché può portare ad effetti collaterali come il gonfiore, aumento della pressione e della glicemia, irritabilità, variazioni nel peso, abbassamento delle difese immunitarie e altro.

RIBES NERO 2Il rimedio cortison-like certamente più conosciuto e apprezzato è il ribes nigrum, ovvero il ribes neroparticolarmente efficace sotto forma digemmoterapico, cioè quello estratto dalle gemme della pianta. Esistono diversi studi che hanno comprovato la sua azione simile a quella del cortisone anche se certamente più lenta. Questa pianta è in grado di ridurre l’infiammazione e modulare la risposta immunitaria, soprattutto in caso di allergie.Cardiospermum_halicacabum

La pianta, Cardiospermum Halicacabum è originaria dell’India, del Sud America e dell’Africa, è nota già dagli anni ’70 come cortisone naturale poiché ha potenzialità antinfiammatorie e antiallergiche, date da i fitosteroli contenuti nelle sommità fiorite della pianta, che vengono utilizzati soprattutto per realizzare creme ad uso topico perfette per chi soffre di pelle sensibile ad allergie e infiammazioni di vario genere come gli eczemi. A differenza del cortisone, il Cardiospermum Halicacabum si può usare anche per lunghi periodi dato che è molto ben tollerato.

CURCUMA 5La curcumina è il principio attivo più importante presente nella curcuma, sono numerosi gli studi su questo principio attivo ed i risultati sono sempre più incoraggianti: confermerebbero infatti che la curcumina potrebbe possedere potenti effetti antinfiammatori e addirittura possibili benefici nella lotta contro il cancro. L’efficacia antinfiammatoria di questa sostanza si è rivelata molto simile a quella di farmaci come il cortisone e il fenilbutazone, soprattutto nelle fasi acute delle malattie e ovviamente senza effetti collaterali. Per avere dei benefici, però, la dose da assumere è alta, non basta dunque la normale assunzione alimentare. Perciò, anche in questo caso, è sempre bene rivolgersi ad un medico.

ZENZERO COPDiverse ricerche hanno dimostrato inoltre che tra le varie proprietà dello zenzero è presente anche quella  antinfiammatoria. Uno studio effettuato dall’Università di Copenaghen ha messo a confronto l’uso di estratto di zenzero contro cortisone e ibuprofene per l’artrite. I risultati mostrano che l’ibuprofene  non sia utile in questi casi, mentre cortisone ed estratto di zenzero hanno portato a buoni miglioramenti. Lo zenzero in questione però, al contrario del cortisone, non presenta effetti collaterali.

reishi1Il Ganoderma lucidum, o Reishi è un fungo tipico della Cina e del Giappone che è stato al centro di vari studi, oggi un affermato antinfiammatorio, sostituibile al cortisone in alcuni casi. Per ottenere buoni risultati con il Reishi è necessario assumerlo sotto forma di compresse, facendo attenzione ad acquistare un prodotto di qualità. E’ molto importante però sapere anche quanto assumerne, le dosi variano a seconda della patologia che si deve curare, è dunque tassativo interpellare un esperto o il proprio medico curante che potrà consigliare tempi e modi per la sua corretta somministrazione.

A 2 anni dalla Strage di Parigi, ricordiamo le parole di Gino Strada: “Jihadisti sanguinari, ma sono anche il prodotto delle politiche di guerra occidentali”

Gino Strada

 

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Gino Strada su Isis: “Jihadisti sanguinari, ma sono anche il prodotto delle politiche di guerra occidentali”

 

Il fondatore di Emergency Gino Strada condanna le politiche di guerra occidentali, e quindi anche quelle italiane, nella gestione dei conflitti nelle regioni mediorientali. In un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano, il chirurgo e pacifista racconta la sua versione delle guerre in cui non si può dividere nettamente la parte dei buoni e quella dei cattivi. Per Gino Strada se è vero che “l’isis non è né democratico né liberale” è altrettanto vero che “quando si decide di andare a combattere una guerra”, come nel caso del blocco occidentale, “si peggiorano situazioni spesso già disastrate”. In questo senso i Paesi occidentali dovrebbero tenere a mente che ogni volta che si va in guerra “significa andare ad ammazzare qualcuno”. È per questo che Gino Strada non vuole più occuparsi delle ragioni degli uni o degli altri perché ciò che conta alla fine sono le vittime.

La responsabilità, dunque, è anche della politica occidentale e quindi dell’Italia: “Tanti politici di sinistra si erano ravveduti” dopo l’intervento in Afghanistan del 2001 e nel 2003 “erano in piazza a manifestare con la sciarpa arcobaleno”, poi “sono tornati al governo e hanno cambiato di nuovo idea”. Gino Strada crede che “se vogliamo che tra due anni qualcuno ci faccia un attentato, siamo sulla strada giusta”. “Il ministro Mogherini usa argomenti assurdi per giustificare la decisione di dare quella ferraglia ai curdi”, afferma Strada aggiungendo che non è comprensibile il fatto “che la Marina militare abbia disobbedito alle decisioni della magistratura che ordinò la distruzione di quelle armi di contrabbando” confiscate dall’Italia. In questo modo continua il filantropo “non rispettiamo la Costituzione, le convenzioni internazionali né la buona pratica di non vendere armi ai Paesi in guerra”.

Ma la cattiva gestione dei conflitti per Gino Strada non dipende solo dai politici, ci sono anche i giornalisti: “Tutto comincia con i giornalisti embedded”, che seguono i conflitti e spesso riportano versioni parziali della realtà. “Quando la gente vede certe immagini medievali, come Abu Ghraib, prende coscienza, perché capisce quanto la guerra faccia schifo”. Sul tema dei tanti giovani occidentali che rimangono affascinati dalla Jihad e partono per combattere Gino Strada dice che “quando si accetta la possibilità di ammazzare, si diventa gli esseri umani peggiori. L’unico approccio umano alla guerra è l’abolizione, com’è successo con al schiavitù”.

Le statistiche confermano: Dijsselbloem è un cretino! – L’Olanda batte l’Italia per spesa di alcolici ed i paesi Nord Europa detengono record per consumi. Alla Germania va il primato per il business prostituzione…!!

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Le statistiche confermano: Dijsselbloem è un cretino! – L’Olanda batte l’Italia per spesa di alcolici ed i paesi Nord Europa detengono record per consumi. Alla Germania va il primato per il business prostituzione…!!

 

Il presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem qualche giorno fa ha lasciato tutti a bocca aperta affermando che: “I paesi del Sud Europa spendono tutto in alcol e donne per poi chiedere aiuti”

La Coldiretti ci dà la conferma di quanto avevamo tutti già sospettato dal primo momento: Dijsselbloem è un cretino!

UE, DIJSSELBLOEM: STATISTICHE CONTRADDICONO NETTAMENTE IL PRESIDENTE DELL’EUROGRUPPO

OLANDA BATTE ITALIA PER SPESA ALCOLICI, E PAESI NORD EUROPA DETENGONO RECORD PER CONSUMI. A GERMANIA VA IL PRIMATO PER BUSINESS PROSTITUZIONE

Le statistiche ufficiali contraddicono nettamente il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem e le sue sciocche affermazioni circa le spese dei paesi del sud per alcol e donne. Lo rende noto il Codacons, che diffonde oggi i numeri sul consumo di alcolici in Europa e sul business della prostituzione.
“L’Olanda non solo batte decisamente l’Italia per consumo procapite annuo di birra, ma addirittura ci supera di più del doppio, con 75,7 litri a cittadino contro i 30 litri all’anno del nostro paese – spiega il presidente Carlo Rienzi – Classifica guidata dai paesi del nord Europa, con la Repubblica Ceca a 143 litri procapite consumati ogni anno; seconda la Germania a 106 litri seguita dall’Austria con 105 litri. Anche sul fronte del vino, l’Italia non detiene alcun primato: il record dei consumi spetta infatti alla Francia con 45,6 litri procapite, seguita dal Portogallo (40,2 litri) contro i 33,1 litri del nostro paese”.
Sul fronte delle donne, poi, se Dijsselbloem si riferiva al mercato del sesso, anche qui i numeri lo sconfessano in modo assoluto: la Germania ha più prostitute procapite di qualsiasi altra nazione del continente, anche più della Thailandia. Secondo le ultime stime sono 400.000 le prostitute che operano in Germania con oltre un milione di clienti al giorno, per un giro d’affari attorno ai 15 miliardi di euro, contro i 3,6 miliardi dell’Italia, che conta “solo” 90.000 operatrici del sesso. Senza contare che le casse statali dell’Olanda, grazie al mercato legalizzato della prostituzione, incassano ogni anno circa 700 milioni di euro.
“Farebbe bene Dijsselbloem a scusarsi con gli italiani per le sue affermazioni, perché le statistiche dimostrano la brutta figura di cui si è reso protagonista e lo sconfessano agli occhi dell’intera Europa” – conclude Rienzi.  

 

tratto da:

http://www.codacons.it/articoli/ue_dijsselbloem_statistiche_contraddicono_nettamente_il_presidente_delleurogruppo_296003.html

La guerra della farina, Coldiretti: “ingannano i consumatori”

 

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La guerra della farina, Coldiretti: “ingannano i consumatori”

È guerra tra l’ Associazione Industriali Mugnai d’Italia Italmopa e la Coldiretti.

Per Ivano Vacondio, presidente di Italmopa l’associazione mugnai, la farina è “100% made in Italy a prescindere dall’origine del grano”, che invece  in gran parte viene importato dall’estero. Dura la replica della Coldiretti: “Sono queste furbizie che distruggono il vero made in Italy dal campo alla tavola: il trucco di Italmopa non inganna i consumatori italiani”.

Farina 100% made in Italy Grano estero? Come è possibile?

Il presidente dell’Associazione industriali mugnai d’Italia aveva dichiarato: “Non ci stancheremo mai di ripetere che le nostre farine sono da considerarsi al 100% made in Italy. Esse sono il frutto dell’impareggiabile capacità dei nostri mugnai nel saper individuare e miscelare le migliori e più preziose varietà di frumento tenero, per la produzione di un’ampia varietà di farine di frumento, tutte accomunate da eccellenti qualità nutrizionali e salutistiche, destinate alla produzione di pane, di pizza o di prodotti dolciari. E questo a prescindere dall’origine della materia prima frumento”.

Peccato che poco prima avesse precisato: “Il nostro paese si trova nell’obbligo di importare circa il 60% del proprio fabbisogno nel comparto del frumento tenero e circa il 40% nel comparto del frumento duro“. Come si fa dunque ad ottenere dal grano estero farina Made in Italy? Mistero…!!

“Il trucco dei mugnai non incanta”

Secca e puntuale la replica della Coldiretti: “Il trucco dei mugnai non inganna i consumatori che sanno bene che da un grano straniero non si può certo ottenere il miracolo della farina italiana. Sono queste furbizie che distruggono il vero Made in Italy dal campo alla tavola, favoriscono le importazioni straniere da spacciare come italiane”.

“Le maggiori importazioni di grano duro – precisa la Coldiretti – arrivano da un paese come il Canada che in preraccolta fa un uso massiccio di glifosato, vietato in Italia. Un malcostume che va fermato con la trasparenza dell’informazione a partire dall’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del grano utilizzato nella produzione di pasta accelerando l’iter dello schema di decreto condiviso dai ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo economico Carlo Calenda, inviato ormai da tempo per l’esame preliminare alla Commissione Europea a Bruxelles”.

Ecco la petizione per fermare il glifosato: obiettivo 1 milione di firme!

 

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Ecco la petizione per fermare il glifosato: obiettivo 1 milione di firme!

 

PETIZIONE PER FERMARE IL GLIFOSATO: OBIETTIVO 1 MILIONE DI FIRME!

Lo IARC è l’agenzia che da oltre 50 anni analizza, conduce e coordina la ricerca sulle cause del cancro e sui meccanismi della carcinogenesi.
 L’ECHA e l’EFSA sono le agenzie europee per le sostanze chimiche e la sicurezza alimentare.
 Lo IARC ha definito il glifosato come probabile cancerogeno.
 L’ECHA e l’EFSA dicono che non è cancerogeno.

Il presidente del comitato che ha fatto la valutazione si chiama Tim Bowmer e ha lavorato per 20 anni per società di consulenza nel settore chimico. La stampa internazionale ha gridato al conflitto d’interesse.
 Le valutazioni delle agenzie europee sono inoltre basate su un dossier iniziale redatto dall’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi. E guarda caso è proprio la tedesca Bayer ad aver da poco acquisito la Monsanto, ovvero la multinazionale produttrice del glifosato.

Di chi dobbiamo fidarci?
La vicenda glifosato sembra una telenovela scritta male e interpretata anche peggio, dove esiste una sola e unica verità: nessuno sta mettendo al sicuro la salute dei cittadini. Mezzo milione di cittadini hanno chiesto il bando totale di questo erbicida e centinaia di esperti hanno appoggiato la tesi degli scienziati dello IARC. Ma ora Juncker potrà autorizzare il glifosato per altri 15 anni!

Il MoVimento 5 Stelle è unito alla coalizione Stop Glifosato e chiede al Governo Italiano e alle istituzioni europee di applicare il principio di precauzione in nome della tutela della salute pubblica, vietando definitivamente e in maniera permanente la produzione, la commercializzazione e l’uso di tutti i prodotti fitosanitari a base dell’erbicida.

Il Movimento 5 Stelle vuole anche riformare il processo di approvazione dei pesticidi e fissare obiettivi vincolanti per ridurne l’uso in Europa. Per raggiungere i nostri obiettivi abbiamo bisogno dei cittadini. Dobbiamo arrivare ad un milione di firme per completare la petizione “STOP GLIFOSATO” e la cosiddetta “ICE”, l’Iniziativa dei Cittadini Europei, così da riportare la questione glifosato in Europa e tentare di bloccare e bandire questa sostanza.

UNISCITI ALLA BATTAGLIA: FIRMA LA PETIZIONE!

 

 

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/03/petizione-per-fermar.html

Otto mesi fa la denuncia di GranoSalus – i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… Furono minacciate denunce e querele, ma poi NIENTE di NIENTE – Chiediamoci perchè…!

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Otto mesi fa la denuncia di GranoSalus – i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… Furono minacciate denunce e querele, ma poi NIENTE di NIENTE – Chiediamoci perchè…!

 

Circa 8 mesi fa GranoSalus pubblicava il suo articolo di fuoco.

Noi lo abbiamo riportato nel nostro blog informazionebycuriosity e dopo un po’ questo è stato “chiuso” (vedi QUI)

Intanto i siti “ortodossi” o quelli che vanno a caccia di bufale si sono sbizarriti…

Ma i grandi marchi chiamati in ballo e che hanno minacciato denunce e querele che hanno fatto? NIENTE… Nessuna denuncia. Nessuna querela contro GRano Salus

…io mi chiederei PERCHE’…!

Qui potete rileggere l’articolo di GranoSalus:

GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

……………..

Le analisi di GranoSalus sulla pasta un mese dopo: nessuna denuncia. Appello dell’associazione alla Gdo

Nei giorni ‘caldi’ quando GranoSalus rendeva noti i primi risultati delle analisi su otto marche di pasta industriale italiane sembrava che sarebbe scoppiato il finimondo. Polemiche di qua, annunci querele di là. Quattro settimana dopo, a parte tentativi un po’ risibili di delegittimare l’associazione, non c’è nulla. Facciamo il punto della situazione con il presidente di GranoSalus, Saverio De Bonis. Che lancia una proposta operativa alla Grande distribuzione organizzata

Quattro settimane fa GranoSalus pubblicava i primi risultati delle analisi su otto marche di pasta industriale: Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro 100% Puglia.

A caldo le reazioni sono state tante. Contestazioni e smentite a più non posso, ovviamente, da parte di chi è stato tirato in ballo. E oggi? Alle reazioni a caldo sono seguite azioni concrete?

Siamo andati a chiederlo al presidente di GranoSalus, Saverio De Bonis. L’uomo che guida l’associazione che raccoglie produttori di grano duro delle regioni del Sud Italia e tanti consumatori non si tira indietro.

“A poco più di un mese dalla pubblicazione delle prime analisi – ci dice De Bonis – non è arrivato nulla. Ci sono stati, questo sì, tanti annunci a mezzo stampa. Solo che le denunce non si annunciano: si fanno e basta. E, ribadisco – almeno fino ad ora – di denunce non ne sono arrivate”.

Nel frattempo GranoSalus è andata avanti e ha presentato un dossier prima alla Regione Basilicata e poi alla Camera dei deputati. Si parla, ad esempio, della dieta mediterranea, di fatto più celebrata che praticata, almeno per ciò che riguarda la pasta.

“La dieta mediterranea, se è tale – sottolinea De Bonis – non può prendere a prestito i cereali dal Canada o dall’Ucraina. Cereali che nulla hanno a che fare con l’area del Mediterraneo. Nella dieta mediterranea il legame con il territorio diventa indissolubile, altrimenti siamo di fronte a delle bufale. Se la dieta mediterranea è autentica la pasta non può contenere glifosato, micotossine DON e Cadmio. Se contiene queste sostanze tossiche c’è qualche problema”.

Facciamo notare a De Bonis che, in queste settimane, non saranno arrivate le denunce, ma sono arrivati attacchi da vari soggetti. Gli industriali, ad esempio, non hanno gradito le analisi.

“E’ vero – ci dice il presidente di GranoSalus – qualcuno ha contestato le nostre analisi. Ci hanno chiesto notizie sul laboratorio che le ha effettuate. Noi ci siamo limitati a rispondere che stiamo solo tutelando l’anonimato e la riservatezza. Le analisi, in ogni caso, sono eventualmente a disposizione della magistratura”.

Qualcuno, che magari frequenta poco la Puglia, la Basilicata, la Sicilia e anche la rete ha scritto che GranoSalus non sarebbe molto conosciuta… De Bonis sorride. E aggiunge:

“La nostra associazione non è sconosciuta, come afferma Il Fatto Alimentare.it. Le nostre analisi sono vere e le bufale le raccontano tutti coloro che sono affiliati alle industrie di trasformazione. Soggetti che usano i limiti tossicologici come scudo per i propri affari economici. Personaggi legati a Federalimentare che si commentano da soli. I limiti devono essere biologici e non economici! Noi sappiamo bene quanto siano refrattarie le industrie alimentari ad un giornalismo d’inchiesta. Ma in questo caso le analisi le hanno realizzate i consumatori e i produttori, che non hanno bisogno di chiedere il permesso a Italmopa, Aidepi e ai loro sodali online, per esercitare la propria sovranità alimentare”.

(Qui c’è il video della conferenza stampa dei rappresentanti di GranoSalus a Montecitorio)

Facciamo notare che i più ‘intelligenti’ hanno perfino detto che il grano duro canadese – quello coltivato nelle aree fredde e umide del Canada che viene fatto maturare a colpi di glifosato – non sarebbe dannoso per la salute umana. “Che posso rispondere davanti a queste affermazioni? – replica De Bonis -. Che chi dice ‘ste cose, evidentemente, non ha nemmeno letto i documenti, ufficiali, forniti dagli stessi canadesi. Sono gli stessi canadesi a informarci sui livelli di DON presenti nel grano duro che esportano in Europa. Non c’è peggiore cieco di chi non vuol vedere…”.

Un’altra accusa che abbiamo più volte letto in queste quattro settimane da parte degli industriali della pasta è che la produzione di grano duro del Sud Italia non basterebbe per soddisfare le esigenze di produzione di pasta. “Sono affermazioni che abbiamo sconfessato – ci risponde ancora il presidente di GranoSalus -. La quantità di grano duro prodotto nel Sud Italia è più che sufficiente per l’autoconsumo del nostro Paese. Anzi, se proprio la dobbiamo dire tutta, sarebbe in eccesso rispetto al nostro fabbisogno”.

“C’è di più – prosegue De Bonis -. Il grano duro prodotto nel Sud Italia, in quanto privo di glifosato e di micotossine DON, rappresenta la prevenzione di patologie. I bambini da zero a tre anni, da tre a nove anni e le donne in gravidanza non dovrebbero mangiare pasta che contiene queste sostanze tossiche. Sono tre segmenti della popolazione che le norme comunitarie non tutelano. Ebbene, l’Unione Europea non ha la forza e la voglia di tutelare i bambini e  le donne in gravidanza facciamolo noi? Lo possiamo fare noi producendo pasta senza glifosato e senza Micotossine DON”.

Su questo blog il micologo Andrea Di Benedetto (come potete leggere qui) ci ha parlato anche del cosiddetto effetto cocktail: “Questo è un problema che è stato sottovalutato – precisa il presidente di GranoSalus -. Parliamo delle sinergie tra tutti questi contaminanti. Ebbene, di tali sinergie non conosciamo, ad oggi, gli effetti che provocano sull’organismo umano. In questi casi si dovrebbe applicare il principio di precauzione. Ma questo non avviene. Sono le stranezze dell’attuale Unione Europea, che per problemi di bilancio avvia controlli serratissimi e chiede mille spiegazioni, mentre non si preoccupa di chi avvelena la gente”.

Con De Bonis proviamo ad approfondire una storia che abbiamo illustrato nel seguente articolo:

Il tema è il Dichlorvos, un fosforganico utilizzato nelle industrie di macinazione e lavorazione del grano per eliminare gli insetti. Un carico di grano duro arrivato lo scorso anno in Puglia conteneva questa sostanza pericolosa per la salute umana. Il Ministero della Salute aveva dichiarato questo grano duro non idoneo all’importazione. Ma il TAR della Puglia ha invece dato il via libera per la bonifica.

“Questa storia è misteriosa anche per noi – racconta De Bonis -. Questa partita di grano è stata importata in Italia dalla Casillo Commodities. I due terzi di questo grano andavano bene. Nel restante terzo era presente il Dichlorvos. Bene, in questi casi la logica vuole che l’importatore restituisca il grano contaminato a chi gliel’ha venduto e si faccia restituire i soldi. Lo stesso Ministero della Salute, come giustamente fate notare voi, aveva dichiarato questo grano contaminato non idoneo all’importazione. Invece è arrivato il TAR dicendo che sarebbe bastata la ventilazione”.

Per la cronaca, va detto che, nel passato, l’Unione Europea, per decontaminare le derrate da Dichlorvos non ha mai utilizzato la ventilazione.

“La ventilazione – si chiede De Bonis – potrebbe essere l’alibi per la miscelazione vietata dall’Unione Europea? A questo punto la domanda che ci dobbiamo porre è la seguente: perché la Casillo Commodietis non ha restituito il carico di grano che lo stesso Ministero ha definito non idoneo all’importazione e ha preferito percorrere le vie legali?”.

Nelle ultime settimane i produttori di grano duro delle Regioni del Mezzogiorno d’Italia hanno cominciato a dialogare con la Grande distribuzione organizzata. Questo è un tema nuovo. Chiediamo a De Bonis di raccontarci questa svolta. Anche su questo fronte il presidente di GranoSalus non si tira indietro:

“La Grande distribuzione organizzata – ci dice De Bonis – oggi è più potente della politica. I grandi centri commerciali, i supermercati e via continuando svolgono, oggi, un ruolo centrale. Guardiamo a quello che sta succedendo in Germania, dove la Grande distribuzione organizzata ha bandito dai propri scaffali i prodotti che contengono pesticidi ed erbicidi. Perché quello che si sta facendo in Germania non può essere fatto in Italia? Abbiamo letto la carta dei servizi della Conad. Si parla di migliorare servizi e prodotti. Nel nome di una migliore qualità della vita. Bene. Noi ci aspettiamo che la Grande distribuzione in Italia cominci a dire a chiare lettere: non vogliamo più la pasta che contiene glifosato e micotossine DON. Hanno il potere e l’autorevolezza per farlo. Che lo facciano”.

TRATTO DA: http://www.inuovivespri.it/2017/03/21/le-analisi-di-granosalus-sulla-pasta-un-mese-dopo-nessuna-denuncia-appello-dellassociazione-alla-gdo/