Incredibile ma vero: Glifosato, l’Ue vuole rinnovare l’uso del pesticida per altri dieci anni. Monsanto e le lobby dei veleni ringraziano! …Forse domani i Nostri figli ringrazieranno un po’ di meno!

Glifosato

 

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Incredibile ma vero: Glifosato, l’Ue vuole rinnovare l’uso del pesticida per altri dieci anni. Monsanto e le lobby dei veleni ringraziano! …Forse domani i Nostri figli ringrazieranno un po’ di meno!

 

Da Il Fatto Quotidiano

Glifosato, l’Ue vuole rinnovare l’uso del pesticida per altri dieci anni. Ecco perché dobbiamo indignarci

E’ stato diffuso in data 18 luglio dalla coalizione Stop glifosatoun importante comunicato stampa in vista della presunta riapprovazione dell’erbicida da parte dell’Ue per altri 10 anni.

Sembra che l’Ue sia orientata a riapprovarlo solo in presenza di una maggioranza qualificata (16 su 28 paesi) ed è quindi più che mai importante esercitare una pressione mediatica sui governi e sull’opinione pubblica, specie dopo che il 3 luglio scorso sono state consegnate alle autorità europee ben 1.320.517 firme di cittadini che in tutta Europa che hanno chiesto di bandirlo, aderendo all’iniziativa di valore giuridico dell’Iniziativa cittadini europei (Ice).

L’attenzione mediatica sull’argomento è diventata molto alta specie dopo che lo si è scoperto non solo in alimenti di uso quotidiano quali birra, pasta, pane, farina, ma anche nelle urine di tutte le 14 donne gravide romane che si sono sottoposte al test e, di fatto, la battaglia contro questa sostanza è diventata emblematica per affermare una “nuova agricoltura” che finalmente faccia a meno della chimica e torni a produrre cibo senza residui di pesticidi e con migliori profili nutrizionali.

Emblematico è anche il dibattito che intorno al glifosato si è sviluppato nella comunità scientifica. Ricordiamo che nel marzo di quest’anno l’Echa (Agenzia europea per le sostanze chimiche) ne ha escluso la cancerogenicitàriconoscendo tuttavia che è tossico per gli ambienti acquatici e fortemente irritante per gli occhi (cosa del resto già ampiamente dimostrato dai ricercatori dell’Ispra), ma soprattutto hanno destato sconcerto le discordanti valutazioni fra Iarc e Efsa circa la sua cancerogenicità.

Nel marzo 2015 la Iarc l’aveva infatti classificato come “probabile cancerogeno” (2A), mentre l’Efsa nel novembre dello stesso anno aveva concluso il suo rapporto affermando che è “improbabile che sia cancerogeno”.

Anche di recente, scienziati indipendenti hanno preso posizione e chiesto che si vada a una accurata revisione degli standard di sicurezza in uso per tutti gli erbicidi a base di glifosato.

Un elemento che ultimamente si è aggiunto in queste diatribe e che mette in una luce nuova le diverse posizioni è la testimonianza del dottore Peter Clausing, tossicologo austriaco, presente come “osservatore” alle riunione dell’Echa, che ha denunciato come i tre organismi coinvolti (l’Istituto federale tedesco per la Valutazione del rischio, l’Efsa e la Echa) abbiano costantemente violato le stesse normative e procedure europeeche stabiliscono i criteri per la valutazione degli studi.

Il dottor Clausing ha evidenziato come, secondo il regolamento (Ce) 1272/2008, ai fini della cancerogenicità, gli studi sui ratti e sui topi rivestono un ruolo centrale in quanto sono sufficienti due studi indipendenti che accertino la presenza di cancro per classificare una sostanza come cancerogena.

Nel caso del glifosato il cancro è stato attestato in almeno 7 studi a lungo termine su 12, ma le autorità sono riuscite a classificarlo come non cancerogeno non prendendo in considerazione gli studi più significativi e quindi violando sistematicamente le regole e i criteri in uso e che le stesse agenzie si sono date per la valutazione degli studi.

Questo è davvero paradossale se si pensa che è in gioco la salute di500 milioni di cittadini europei.

 

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/19/glifosato-lue-vuole-rinnovare-luso-del-pesticida-per-altri-dieci-anni-ecco-perche-dobbiamo-indignarci/3739502/

Qualcuno ha fatto caso che nei servizi dei Tg sulle ultime tragedie, non si parla mai della Croce Rossa? Perchè? Perchè il genio dei nostri politici è riuscito a smantellare quella che era una grandiosa eccellenza Italiana che veramente funzionava!

Croce Rossa

 

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Qualcuno ha fatto caso che nei servizi dei Tg sulle ultime tragedie, non si parla mai della Croce Rossa? Perchè? Perchè il genio dei nostri politici è riuscito a smantellare quella che era una grandiosa eccellenza Italiana che veramente funzionava!

Vi riproponiamo questo articolo, già pubblicato in occasione della tragedia dell’Hotel Rigopiano, per farVi capire a che punto siamo arrivati…

Hotel Rigopiano, Croce Rossa Militare: volevamo aiutare ma…

Chiediamo scusa a tutti, per primi ai nostri fratelli terremotati.

Dopo 150 anni di storia al fianco del popolo italiano durante le più grandi calamità che hanno colpito il nostro Paese questa volta non siamo ad aiutarvi. Ci piange il cuore ma ci hanno bloccato.

Siamo il Corpo Militare della Croce Rossa Italiana, militari talmente disarmati da non essere riusciti neanche a difenderci, ma pieni di professionalità per portare soccorso in caso di calamità e guerre sia in Italia che all’estero.

Non siamo soli in questa triste storia di smantellamenti di professionisti del soccorso, ci sono anche i cugini del Corpo Forestale dello Stato e i Vigili del Fuoco ausiliari.

Forse qualcuno è informato di quanto è successo a loro, pochissimi sanno cosa è successo a noi. Abbiamo 150 anni di storia, il Corpo Militare CRI nasce con la Croce Rossa, è la Croce Rossa. Dalle guerre di indipendenza a tutte le calamità che hanno toccato il nostro amato Paese, noi siamo stati sempre i primi a partire e gli ultimi a tornare.

Con un Decreto del governo Monti (la “g” minuscola non è un errore), il 178/12, la Croce Rossa viene privatizzata. Prima operazione che è stata effettuata è togliere gradatamente le possibilità di intervento a tutti i militari della CRI, una pastoia burocratica architettata per far calare di visibilità gli uomini che si sono formati con decine e decine di anni di interventi in emergenza.

Lo stesso “Servizio Interventi di Emergenza” che faceva parte del Comitato Centrale CRI è stato soppresso per fare spazio ai volontari, molti dei quali hanno trovato un sostanzioso contratto di lavoro proprio per le lacune che si venivano a creare con questa criminale operazione che inizialmente e prima del decreto doveva essere solo un semplice “riordino” della CRI.

Che fine hanno fatto e che fine faranno questi professionisti del soccorso, ormai ex militari?

Saranno ricollocati presso vari Ministeri, già una prima tranche è stata trasferita al Ministero di Grazia e Giustizia a fare i cancellieri, esperti di soccorso utilizzati per redigere verbali.

Dal primo febbraio altri si troveranno presso altri Ministeri per svolgere lavori impiegatizi che nulla hanno a che fare con la loro pluriennale esperienza nell’ambito emergenziale. Fra loro ci sono medici, infermieri ma anche elettricisti, idraulici, operatori di macchine speciali, tecnici di radiocomunicazioni, tecnici di laboratorio, autisti ai massimi livelli, specialisti dei soccorsi e con tanti anni di esperienza.

Ci sono anche macchine speciali per ogni tipo di emergenza, moduli abitativi da utilizzare per il sistema sanitario, interi ospedali da campo, gruppi elettrogeni, torrette di illuminazione, potabilizzatori, ruspe e anche motoslitte.

Solo una piccola aliquota è rimasta del migliaio di persone che componeva il Corpo Militare CRI, non tutti sono abilitati all’utilizzo dei mezzi speciali. Nella nostra stessa situazione si ritrovano i dipendenti civili della CRI, presto sostituiti da solerti volontari che dalla finestra non aspettavano altro.

La nostra non è una guerra ai volontari, che rappresentano splendida gente comune che aiuta chi ha bisogno, ma non riusciamo a concepire come si possano mettere a paragone a dei professionisti, sono un validissimo supporto ma non possono sostituirsi a chi lo fa da una vita per lavoro.

Potevamo fare di meglio, potevamo fare di più, questo è certo. Ma così non potremo fare più nulla se non ritrovarci a fare gli impiegati passa-carte con tanti ricordi e senza un futuro.

Per questo chiediamo scusa ai nostri fratelli terremotati, questa volta non ci siamo, solo pochi sono rimasti a portare soccorso, ma non per nostra colpa. Noi eravamo il Corpo Militare della Croce Rossa Italiana.

fonte: http://informazionebycuriosity.altervista.org/qualcuno-caso-nei-servizi-dei-tg-sulle-ultime-tragedie-non-si-parla-mai-della-croce-rossa-perche-perche-genio-dei-nostri-politici-riuscito-smantellare-quella-grandio/

Gino Strada: “No alla sanità per lucrare, uno schifo trarre profitto dal dolore” – E infatti ecco che si inventano i medici che “più vaccini più guadagni” la vergognosa e assurda idea di trasformare la sanità in una corsa al profitto!

Gino Strada

 

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Gino Strada: “No alla sanità per lucrare, uno schifo trarre profitto dal dolore” – E infatti ecco che si inventano i medici che “più vaccini più guadagni” la vergognosa e assurda idea di trasformare la sanità in una corsa al profitto!

Più vaccini più guadagni: l’assurda idea della Toscana trasforma la sanità in una corsa al profitto

CODACONS: PROVVEDIMENTO SCANDALOSO. ESPOSTO A PROCURA E CORTE DEI CONTI E DIFFIDA ALL’ORDINE DEI MEDICI DI FIRENZE. QUALI RISORSE VENGONO UTILIZZATE PER REGALARE SOLDI AI CAMICI BIANCHI?

Scandaloso per il Codacons l’accordo siglato dalla Regione Toscana che riconosce premi in denaro ai medici pediatri che sottopongono tutti i propri pazienti alle vaccinazioni. Una misura talmente grave e iniqua che porta oggi l’associazione dei consumatori a presentare un esposto alla Corte dei Conti della regione e alla Procura di Firenze e una diffida nei confronti dell’Ordine dei medici.
La Regione Toscana ha siglato un accordo che riconosce sostanziosi premi in denaro ai pediatri – spiega il Codacons – Per ogni atto vaccinale al medico viene erogato un importo di 15 euro, ma il premio sale a 1.000 euro se si raggiunge una copertura vaccinale tra i propri assistiti maggiore del 95% per l’ esavalente; 1.000 euro per copertura maggiore del 95% per morbillo; 1.000 euro per copertura vaccinale tra gli assistiti femmine maggiore dell’ 80% per papilloma virus. Tali premi sono dimezzati se il raggiungimento è tra 92 e 95% per l’ esavalente, tra 71 e 80% per papilloma virus.
Lo scopo sanitario della vaccinazione viene così mercificato e si trasforma in una corsa al profitto e alla somministrazione il più elevata possibile di vaccini – prosegue l’associazione – Ci si chiede poi con quali risorse verranno pagati i medici e se tali premi ricadranno sulle spalle della collettività.
Per tale motivo l’associazione ha deciso di presentare un esposto alla Corte dei Conti della Toscana, affinché verifichi eventuali usi impropri dei soldi pubblici derivanti dall’accordo in questione, e alla Procura di Firenze per accertare possibili fattispecie penalmente rilevanti. Una formale diffida sarà inoltre inviata all’Ordine dei medici di Firenze perché apra un procedimento disciplinare nei confronti di tutti i pediatri che hanno accettato emolumenti in denaro in cambio della vaccinazione di massa.

via Codacons

Vogliamo solo ricordarVi in proposito, le parole di Gino Strada:

Gino Strada senza freni: “No alla sanità privata, uno schifo trarre profitto dal dolore” !!
“Se io diventassi ministro della Salute farei tre cose: basta convenzioni con il privato, quelle in atto a scadenza non le rinnoverei, rivisiterei quelle in essere e se non portano beneficio alle persone, si annullano”. Lo ha detto Gino Strada, fondatore di Emergency, nel corso dell’incontro con gli studenti della Scuola di Medicina e Chirurgia, presieduta da Luigi Califano, dell’Universita’ di Napoli Federico II. La medicina deve essere pubblica, di alta qualita’ e gratuita per tutti. Non ho mai preso un euro ne’ mai fatto una visita a pagamento”. Lo ha detto Gino Strada, fondatore di Emergency, nel corso dell’incontro con gli studenti della Scuola di Medicina e Chirurgia, presieduta da Luigi Califano, dell’Universita’ di Napoli Federico II. “La medicina deve essere una zona sacra – ha affermato – libera dal profitto. E’ aberrante che esista un banco dei farmaci la dice lunga sul degrado”. “Non ho mai chiesto a nessuno chi fosse, di quale partito – ha aggiunto – per me sei una persona che soffre e ha bisogno di cure”. “In Italia non abbiamo piu’ un sistema sanitario nazionale ma regionale – ha sottolineato – quindi 20 sistemi diversi, una idea geniale”. “Mi dispiace per i direttori generali, 19 su 20 si troverebbero disoccupati – ha aggiunto – Questo sistema, a mio modo di vedere, e’ stato oggetto di una specie di macelleria sociale perche’ quando ci si mette di mezzo la politica e’ inevitabile”. “E’ successo che si sono spalancate le porte al profitto – ha concluso – e credo che se vogliamo essere societa’ dobbiamo darci qualche regola perche’ ci sono aree che non possono essere sottoposte a profitto”.
da: http://zapping2017.myblog.it/2017/03/19/gino-strada-senza-freni-no-alla-sanita-privata-uno-schifo-trarre-profitto-dal-dolore/

I farmaci che uccidono e i crimini della Bayer

 

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I farmaci che uccidono e i crimini della Bayer

 

I CRIMINI DELLA BAYER (documento inviatomi dalla AVA di Franco Libero Manco, titolo e sottotitoli di VV)

GLI AFFARI DELLE MAGGIORI CASE FARMACEUTICHE INCLUDONO AZIONI DA CRIMINE ORGANIZZATO

Intervista col Prof. Peter Gøtzsche, direttore del Nordic Cochrane Center e autore di “Farmaci che uccidono e crimine organizzato. Come Big Pharma ha corrotto il sistema sanitario”, la cui traduzione italiana sarà pubblicata nell’aprile del 2015 da Giovanni Fioriti Editore di Roma.
Perché paragona l’industria farmaceutica al “crimine organizzato”? Perché ho scoperto che il modo di fare affari delle 10 maggiori case farmaceutiche include azioni da crimine organizzato.

PROF GOTZSCHE, COSA INTENDE ESATTAMENTE?

Gli imbrogli sui test e i silenzi sui pericoli dei farmaci sono molto comuni. E i soldi dell’industria farmaceutica arrivano dappertutto. L’industria farmaceutica cerca di comprare chiunque abbia influenza nel settore della sanità ed è riuscita a corrompere persone di ogni tipo, anche ministri della sanità. La pubblicità dei farmaci è particolarmente dannosa e le bugie sono spesso così sfacciate che le compagnie sostengono esattamente l’opposto della verità sui loro prodotti.

DATI MANIPOLATI E DIVERSI PER I TEST PUBBLICI E QUELLI DELLE MULTINAZIONALI

Non è salutare che una compagnia che ha la possibilità di guadagnare milioni di dollari interpretando tutto in chiave favorevole, sia di solito l’unica ad avere a disposizione i dati degli studi. Nel nostro sistema, le compagnie farmaceutiche sono giudici di sé stesse. E’ una cosa molto strana. In altri ambiti non viene accettata. Se andassi in tribunale e dicessi al giudice “Ecco le prove, le ho fatte tutte io”, sarebbe ridicolo. Ma questo è il sistema che noi abbiamo accettato. La stessa industria fa gli studi sui suoi farmaci. Spesso li manipola a un livello orribile e dunque sappiamo di non poterci fidare di quello che pubblica l’industria farmaceutica nelle nostre più prestigiose riviste mediche. Lo sappiamo da molto tempo.

200 MILA PERSONE ALL’ANNO MUOIONO PER COLPA DEI FARMACI ASSUNTI IN USA

Studi fatti in tutto il mondo mostrano dati piuttosto consistenti tra loro. Nei soli Stati Uniti si stima che muoiano circa 200.000 persone all’anno a causa dei farmaci che prendono. Nella metà dei casi i farmaci sono presi secondo le istruzioni del medico. Nell’altra metà dei casi la morte è dovuta ad errore, per esempio una quantità eccessiva, oppure il medico non era al corrente di interazioni pericolose con altre sostanze. Ma non possiamo prendercela troppo con i medici. Ogni farmaco porta con sé 20 o più avvertimenti e controindicazioni. È assolutamente impossibile essere a conoscenza di tutto.

IL 95% DEI FARMACI POTREBBE ESSERE TRANQUILLAMENTE ELIMINATO

Potremmo eliminare il 95% delle nostre spese per i farmaci e avere oltretutto una popolazione più sana. Se usassimo sempre il farmaco più economico che ha gli stessi effetti di quello più caro, potremmo spendere ben meno della metà. E molto spesso sarebbe meglio non prescrivere un farmaco, perché tutte le medicine procurano qualche danno e, messe assieme, producono un orribile costo in vite umane. Per esempio si usano troppi antidolorifici. Dovremmo anche usare una minuscola frazione dei farmaci psichiatrici che usiamo oggi, poiché sono in generale dannosi quando usati per più di poche settimane.

10 MILIARDI ALL’ANNO DI PUBBLICITÀ DEVIANTE DA PARTE DELLA BAYER

La BAYER spende circa 10 miliardi di euro all’anno per farsi pubblicità, considerando i campioni gratuiti, i corsi di aggiornamento per medici, le spese dei rappresentanti, le donazioni ad associazioni mediche. La Compagnia si rifiuta di fornire i dati in dettaglio. Pensa che si dovrebbe costringere l’industria farmaceutica a pubblicare dettagliatamente le sue spese di marketing? Naturalmente sì, ma soprattutto si dovrebbe bandire completamente la pubblicità sui farmaci, proprio come si è fatto per il tabacco. La pubblicità sui farmaci causa gli stessi danni della pubblicità sul tabacco. Se ci sono farmaci validi, si può star certi che i medici li useranno. I farmaci buoni, non hanno bisogno di pubblicità per essere accettati. Se il marketing venisse messo al bando non ci sarebbero più i rappresentanti a corrompere i medici, e i direttori delle riviste mediche non avrebbero paura di pubblicare articoli che vanno contro l’interesse delle case farmaceutiche. Con questa riforma si potrebbero liberare le riviste mediche dalle grinfie dell’industria farmaceutica.

RISCHI DI EMBOLIA PER LE PILLOLE CONTRACCETTIVE DELLA BAYER

Le pillole contraccettive Yaz/Yasmin, sono associate a un rischio di embolia che è almeno doppio rispetto a quello dei vecchi prodotti. Come mai queste pillole non sono state ancora bandite malgrado la BAYER abbia pagato quasi due miliardi di dollari di indennizzi?
Quando uno dei miei colleghi danesi ha pubblicato dati convincenti che mostravano che le nuove pillole contraccettive Yaz/Yasmin causano più embolie delle vecchie pillole, è stato duramente attaccato da altri colleghi nel ruolino paga della BAYER. La BAYER ha anche finanziato degli studi per dimostrare che le nuove pillole non erano più pericolose delle vecchie.

FARMACI DA BANCO E INTEGRATORI INUTILI TRA I BEST-SELLER

La BAYER è tra i leader di mercato nei farmaci da banco e integratori alimentari. Quali sono i principali problemi in questo campo? La maggior parte non serve a niente se non ad alleggerire le tasche di chi li compra.

L’ASPIRINA CONTINUA SEMPLICEMENTE A PROVOCARE DANNI ALLA POPOLAZIONE MONDIALE

Come giudica gli sforzi costanti per promuovere l’Aspirina come prevenzione quotidiana contro i disturbi di cuore o certi tipi di cancro, anche per la popolazione sana? Pochissimi beneficeranno della profilassi mentre molti ne avranno un danno. Non mi sembra una buona idea quella di trattare tutti per il beneficio di pochi. Il trattamento eccessivo delle persone sane è uno dei problemi maggiori nella sanità odierna ed è anche una delle maggiori fonti di lucro per l’industria farmaceutica.

LA BAYER È SEMPRE AL CENTRO DEI MAGGIORI SCANDALI FARMACEUTICI

La nostra coalizione ha monitorato la BAYER per oltre 30 anni. Dall’Eroina al Baycol, la compagnia si è resa responsabile di molti scandali farmaceutici. Qual’è la sua esperienza con la BAYER? Come le altre grandi compagnie farmaceutiche, la BAYER è impegnata nel crimine organizzato, che include corrompere i medici e commettere frodi come quella dei prezzi eccessivi praticati a Medicaid.

ESPERIMENTI ORRIBILI PRESSO IL LAGER DI AUSCHWITZ

Durante la seconda guerra mondiale la BAYER faceva esperimenti sui prigionieri dei campi di concentramento. Una lettera del tempo testimonia che il lager di Auschwitz vendette 150 donne prigioniere alla BAYER per 170 Marchi l’una. La BAYER scrisse poi al comandante del lager spiegando: “Gli esperimenti sono stati completati e tutte le persone sono morte. Torneremo presto a rivolgerci a voi per un altra consegna”. Alcuni esperimenti condotti sui prigionieri dei campi di concentramento dalle compagnie farmaceutiche tedesche, consistevano nell’iniettare loro il tifo per via intravenosa e poi usare vari farmaci per vedere se funzionavano.

RICERCHE MEDICHE DETTATE SOLTANTO DAL PROFITTO

Nel 2008, la BAYER e l’Ospedale Universitario di Colonia, iniziarono una stretta collaborazione. Abbiamo cercato di ottenere una copia dell’accordo, ma entrambe le parti si sono rifiutate di mostrarcela. Lei è d’accordo sul fatto che queste cooperazioni segrete porteranno a una ricerca medica dettata solamente dal profitto?

ACCORDI SEGRETI NELLA SANITÀ E MORTALITÀ AD ALTISSIMI LIVELLI

Sono molto contrario a questi accordi di collaborazione perché la storia dimostra che ciò che avviene quasi sempre è che la compagnia riceve sia i guadagni che il credito di tali “cooperazioni”, mentre il contribuente è destinato a pagare il conto rimborsando farmaci eccessivamente costosi. È forse accettabile fare accordi con un’industria le cui azioni sono spesso criminali e che, per puro profitto, causa la morte di un così grande numero di pazienti? La ricerca clinica dovrebbe essere fatta del tutto indipendentemente dall’industria farmaceutica, non in collaborazione con essa. Nella sanità non dovrebbero esistere gli accordi segreti.

I MEDICI NON DOVREBBERO STARE SUI LIBRI PAGA DELLE INDUSTRIE FARMACEUTICHE

L’industria farmaceutica non pubblica i dati dei suoi studi. Quindi dovremmo chiedere che vengano fatti degli studi pubblici sui farmaci. L’industria dovrebbe pagare questi studi, ma non aver niente a che fare con i test sui farmaci. Anche i medici non dovrebbero essere pagati dall’Industria farmaceutica. Sfortunatamente molti medici accettano che il loro nome sia aggiunto ad articoli scritti dalle compagnie farmaceutiche anche se è stato loro negato l’accesso ai dati generati da loro stessi e dai loro pazienti, senza i quali gli articoli non avrebbero potuto essere scritti. Questa è corruzione di integrità accademica e tradimento della fiducia dei pazienti nella ricerca. I medici e le associazioni dei pazienti dovrebbero semplicemente dire di no al denaro proveniente da un’industria così corrotta.

REFERENZE DEL PROF PETER CHRISTIAN GOTZSCHE

Il Professor Peter Christian Gøtzsche, direttore del Nordic Cochrane Centre, è specialista in medicina interna. Ha lavorato su test clinici e sulle regolamentazioni nell’industria farmaceutica (1975-1983) e negli ospedali di Copenhagen (1984-1995). Nel 1993 è stato co-fondatore di The Cochrane Collaboration. Nel 2010 è diventato professore di Progettazione e analisi della ricerca medica, all’Università di Copenhagen.

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COMMENTO

UNO SPACCATO IMPIETOSO E RIVELATORE SULLE BRUTTEZZE E SULLE COLLUSIONI DELL’AMBIENTE MEDICO

Questo report del prof Gotzsche ci regala uno spaccato interno di quanto succede in ambito sanitario e nelle maggiori industrie farmaceutiche. Informazioni preziose e sconvolgenti che fanno letteralmente a pugni con quanto ci propinano giornalmente i media televisivi italiani, collusi mani e piedi coi giganti di Big Pharma.

MEDICI SEMIDEI

Non passa giorno che qualsiasi caso critico, spesso opportunamente manipolato, venga utilizzato dalla sanitò nazionale per mantenere la gente nell’ansia e nel panico, e per tentare di portarla o di riportarla in un modo o nell’altro all’ovile medico. Si parli di Aids, si parli di vaccini, si parli di diete, si parli di digiuni, si parli di genitori che optano per una dieta vegana e non carnivora, nulla cambia. Tutto deve passare tramite la tramoggia medica, unica ed esclusiva a poter decidere sulle sorti dell’umanità, con medici che impartono lezioni e codici di comportamento con presunzione ed arroganza sconfinate, quasi si trattasse di semidei e di unici possessori di verità e di metodi infallibili ed ultra-efficienti, e sempre in assenza totale di confronto con delle controparti.

CURE MEDICHE SUL SINTOMO PRIVE DI STABILI MIGLIORMENTI E DI ESITI RISOLUTIVI

Raccogliessero almeno dei risultati positivi. A un metodo vincente si bada al sodo e si dimenticano le eventuali scabrosità. Ma qui non esiste nemmeno questo alibi, visto che le cure mediche sono, il più delle volte, tutt’altro che rimediali, tutt’altro che risolutive, tutt’altro che prive di risultati contraddittori e tutt’altro che prive di sofferenze e di accanimenti terapeutici.

TOTALE MANCANZA DI OBIETTIVITÀ

Se succede che un paziente muoia nelle mani di qualche terapeuta alternativo casca il cielo e si dilatano le critiche a dismisura, scordando del tutto le migliaia di vittime che ogni giorno cadono malamente per colpa di metodi curativi insensati ed aberranti praticati a norma di legge ed in totale monopolio ed esclusività dalla medicina convenzionale, e mi riferisco in particolare alle curomanie sul sintomo e alle immaginarie prevenzioni vaccinali.

INSOSTENIBILE INVADENZA MEDICA

La popolazione in realtà è da anni ormai che ne ha le tasche piene della materia medica e di un potere sanitario che insegue, persegue, perseguita, soffoca, e rende invivibile il clima sociale per la gente, praticando il più delle volte come suo sistema tipico una politica indegna ed ignobile basata sull’ansia, sull’invadenza, sul panico e sulla paura, condizioni indispensabili per rendere i pazienti obbedienti, arrendevoli, sottomessi e remissivi.

MONOPOLIO ESCLUSIVO SULLE SORTI DELL’UMANITÀ, SENZA POSSEDERE LE DOTI NECESSARIE

In tutte le professioni esiste il dibattito ed il confronto. Il geometra, l’architetto e l’ingegnere civile sono soggetti ai controlli e alle obiezioni dei periti contrari. Chi sa di essere soggetto a confronto non si sogna nemmeno di permettersi comportamenti arroganti e dogmatici. In medicina no. Siamo di fronte all’unica professione dove vige il divieto totale di contestazione, per cui il paziente ottiene non di rado un grande premio di consolazione: quello di peggiorare e morire a norma di legge.

Valdo Vaccaro

 

fonte: https://www.valdovaccaro.com/2017/06/farmaci-uccidono-crimini-della-bayer/

Sardegna – I retroscena della piaga degli incendi e come abbiamo ridotto una delle regioni più belle al mondo!

Sardegna

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Sardegna – I retroscena della piaga degli incendi e come abbiamo ridotto una delle regioni più belle al mondo!

 

I retroscena della piaga degli incendi in Sardegna

Sardegna: un patrimonio naturale immenso che però ogni anno viene devastato da incendi che nella stragrande maggioranza dei casi sono dolosi. Colpevoli pressoché sempre impuniti e l’amarezza per un paese che non riesce o non vuole bloccare il fenomeno. Ne parla Giorgio Pelosio, amministratore di Teletron Euroricerche, azienda che si occupa di sistemi di rilevazione ambientale.

L’associazione “L’uomo che pianta gli alberi”, da anni impegnata sul fronte della tutela dell’ambiente e del territorio sardi, ha intervistato in proposito Giorgio Pelosio, amministratore di Teletron Euroricerche, che si occupa si sistemi di sicurezza ambientale,

Cosa sta succedendo in Sardegna sul fronte degli incendi?

Stiamo assistendo a una devastazione totale del territorio, mi sembra ormai nell’indifferenza della gente, che subisce tutto questo passivamente. L’immagine è quella di una Sardegna che nel periodo estivo è meta degli incendiari, fuori controllo. Eppure è una delle zone, a livello internazionale, dove il turista viene perché trova e si aspetta un ambiente meraviglioso, ancora intatto. Questa piaga degli incendi è una situazione che si potrebbe evitare o ridurre drasticamente. L’usanza di bruciare i terreni per migliorare la fertilità del terreno è molto antica. Però la differenza rispetto a una volta, nei rarissimi casi di incendi colposi, è che quando qualcuno creava un incendio per bruciare delle stoppie, c’era sempre chi da vicino controllava fino all’ultimo momento che il fuoco non andasse fuori controllo.

Le cronache antiche, fino ai primi decenni del ‘800, parlano di una Sardegna ricca di boschi; le cronache successive, invece, descrivono una Sardegna inaridita. C’è stata speculazione con grandi disboscamenti. Ci sono le condizioni ambientali perché si possa ricostituire una Sardegna ricca di boschi?

Si potrebbe tornare a quella situazione, però per certe specie di alberi ci vogliono millenni prima di diventare piante adulte. La macchia mediterranea è un ombrello straordinario per il terreno, perché limita i danni dell’acqua quando arriva la pioggia, in certi casi torrentizia, che limita il dilavamento dei terreni dove l’humus viene completamente trasferito a valle. Quindi la macchia mediterranea ha questo compito molto importante. Basterebbe farla ricrescere nell’arco di 5-10 anni e costituirebbe uno strato di protezione del terreno, favorendo poi la crescita di altre piante, che possono essere endemiche della Sardegna oppure piante di rimboschimento.

Però sarebbe un processo molto lungo…

Sì. Per fare, ad esempio,  per riprodurre un bosco di tassi o di querce ci vogliono centinaia, migliaia di anni. Qui in Sardegna abbiamo specie straordinarie di tassi che hanno 2/3000 anni e gli olivastri che sono famosi nel mondo. Se questi esemplari sono arrivati fino a noi oggi, vuol dire che prima c’era la cultura e il rispetto di queste piante, di cui la Sardegna era straordinariamente colma. Ovunque c’erano lecci, corbezzoli, tassi, ginepri… Oggi ce ne sono ma molto, molto meno. Questo è dovuto a varie cause. Certamente gli incendi sono una delle prime cause. Negli ultimi 50 anni sono stati anche fatti rimboschimenti certe volte inappropriati, con eucaliptus o pini.

Ancora oggi?

Sì, ancora oggi vengono fatti rimboschimenti con l’eucaliptus, una pianta tipica che viene utilizzata nelle zone ricche d’acqua, quindi messa addirittura per assorbire l’acqua all’uscita degli impianti di trattamenti delle acque. Una pianta adulta di eucaliptus è in grado di assorbire 200-300 litri di acqua al giorno. Ora, però, le zone in cui c’è tanta acqua in Sardegna sono veramente molto poche. Quindi, fare il rimboschimento di eucaliptus in una montagna, porta ad inaridire ulteriormente zone che magari sono state già percorse dal fuoco. I pini, essendo resinosi, sono estremamente resistenti, quindi vivono anche in situazioni difficili con scarsità di acqua e crescono un po’ più velocemente di altre essenze. Comunque le specie endemiche della Sardegna rimangono sempre quelle della macchia mediterranea, poi i ginepri, i lecci… Queste sono le piante tipiche della Sardegna. I corbezzoli noti come arbusti si trasformano molte volte in alberi, sono delle piante veramente straordinarie.

Quanti ettari di vegetazione si perdono ogni estate in Sardegna?

Solo se noi pensiamo agli ultimi 20  giorni, credo che siano stati distrutti 6mila ettari di territorio, pascolo e boscato, questo, oltre a essere un danno ambientale, determina anche un notevole aumento della temperatura, perché, da osservazioni che faccio da circa trentacinque anni (essendo vicino a questo settore dal 1984), ho verificato che non è vero quello che si dice: “Fa caldo quindi nascono gli incendi”. E’ completamente alla rovescia: fa caldo perché ci sono gli incendi. Se c’è un incendio di qualche centinaio  di ettari al centro della Sardegna e soffia il maestrale, a distanza anche di 100 Km la temperatura può aumentare oltre i 5 gradi. Questo lo dico per osservazioni fatte tutti gli anni in Sardegna. Quindi il ragionamento è all’opposto.

Se si andrà avanti così, il processo di desertificazione sarà irreversibile?

Esattamente. Perché non c’è possibilità di far crescere piante in una zona percorsa più volte dagli incendi. Quando ci sono ad esempio zone granitiche, dove è passato più volte un incendio, prima che si ricostruisca l’humus (quindi tutto quel processo lentissimo che consente di creare il substrato per rinnovare di nuovo la vegetazione, quindi per far partire le piantine) ci vogliono centinaia di anni e in certi casi migliaia, perché è un processo lentissimo in quanto c’è poca acqua e molta pietra. Perciò la situazione è veramente molto difficile. Per costruire la pineta di Sinnai, fatta ai tempi della guerra, erano state scavate enormi buche nel granito, era poi state riempite di terra e lì avevano piantato gli alberi. Quindi pensate alle difficoltà che ci sono per fare un rimboschimento. Purtroppo, la maggior parte di quel rimboschimento di Sinnai, una quindicina di anni fa è scomparso per un incendio che in poche ore ha distrutto la maggior parte di quella meravigliosa pineta.

Cosa occorre per invertire questo processo di desertificazione della Sardegna?

Il processo di desertificazione è un fatto soprattutto di tipo culturale,  che genera grandi interessi economici. Non è facile da sradicare. Bisogna mettere l’albero, il bosco, al primo posto nell’ambiente. Quando vediamo per esempio che brucia un ettaro di vegetazione, oltre al danno determinato  del fatto che stia bruciando quella vegetazione e ai costi dell’intervento di spegnimento, non c’è più quell’ettaro, e quell’ettaro mancante ha impoverito il territorio. L’altro effetto molto importante è il fatto che quella piccola porzione di vegetazione non assorbe più CO2, e l’assorbimento di CO2 è fondamentale. Da una parte bruciando produciamo una enormità di CO2, dall’altra si impoverisce il territorio e quell’ettaro lì non ci sarà più, con la sua possibilità di assorbire la CO2. Quindi il problema è doppio. Più i costi degli interventi aerei ed a terra che oramai sono alle stelle.

Quanto costa un intervento?

Ricordo che l’incendio del 7 agosto di tre anni fa a Sinnai, nella zona di San Gregorio, è costato, solo di interventi aerei per 300 ettari percorsi dal fuoco, 300.000 euro. Stiamo parlando solo di costi vivi. Poi c’è tutto quello che gira intorno, che ha costi aggiuntivi. I danni: una buona parte di quella zona che è stata percorsa dall’incendio, se oggi si osserva sul posto ed anche attraverso  Google Earth, è desertificata. Ci sono piantine piccole piccole che stanno cercando di crescere con grande difficoltà anche a causa di  questa siccità, le cose non stanno migliorando. Per cui, se aumentando gli incendi e quindi la superficie bruciata, si determina una situazione di carenza di umidità e di carenza quindi anche di nuvole che possano scaricare l’acqua nel territorio. Molti anni fa sono andato in una zona del Sud America dove è stato fatto un rimboschimento di 400 mila ettari negli anni 80. Questo rimboschimento ha portato a cambiare il clima della zona. Antecedentemente all’intervento  non pioveva più, non c’era più umidità, non c’era più acqua. Facendo questo rimboschimento di 400 mila ettari (adesso sono piante adulte che hanno oltre 30 mt di altezza) si è ricreata la fauna, l’acqua e lì continuamente passano le nuvole e scaricano l’acqua. Sulle nuvole c’è da dire una cosa interessante: dove c’è vegetazione vi è un fenomeno molto particolare: nella sommità della vegetazione, quando passano le nuvole, si verifica un fenomeno di leggera riduzione della temperatura apicale dell’albero per effetto della fotosintesi clorofilliana. Questa lieve riduzione fa sì che la nuvola scarichi l’acqua sul bosco. Invece, dove non ci sono boschi, le precipitazioni possono avvenire ovunque, a carattere torrentizio e fare dei danni come si sono visti nell’Ogliastra, a Capoterra  Olbia ecc., che hanno fatto danni a persone e cose. Alluvioni incredibili. Perché si caricano nuvole di ghiaccio  ed acqua e poi, a un certo punto, scaricano tutte insieme. Quindi con un danno ambientale successivo incalcolabile.

Il rischio incendi è circoscritto solo al periodo estivo?

E’ stata fissata la data per l’inizio di una campagna antincendio normalmente dall’inizio di giugno, ma la vegetazione, in caso di deficit idrico (che avviene dopo circa 20-30 giorni di mancanza di piogge), col vento forte, quindi con un ambiente secco, in qualsiasi momento dell’anno può permettere lo svilupparsi di un incendio analogamente a quello che succede d’estate. Tant’è vero che più di 20 anni fa c’è stato un incendio nel periodo di Pasqua, era ancora freddo, un periodo un po’ piovoso, e nella zona di Triei-Baunei è sparita una pinetina nell’arco di un paio d’ore con un incendio. La propagazione dell’incendio è leggermente  lenta, ma se l’incendio parte va in chioma in qualsiasi periodo dell’anno.

C’è un business dietro gli incendi? Chi ci guadagna? Per fare un esempio, prima ha parlato di 300 mila euro occorsi per spegnere 300 ettari in un incendio del 2007. In quel caso, chi ha guadagnato?

Certamente tutti quelli che hanno fatto questo servizio, tutti quelli che hanno fornito il carburante, tutti quelli che hanno fatto delle missioni, tutti quelli che girano intorno alla macchina dell’antincendio. La campagna antincendio io la vedrei più come ”campagna incendi”. Ma non sto affermando nulla di nuovo, sulla stampa appaiono da oltre 40 anni articoli in tal senso.

Sono privati?

Ci sono certamente anche privati. I canadair sono della protezione civile però gestiti da società private sotto il controllo dei vigili del fuco. Poi ci sono gli elicotteri che sono per lo più di società private. Ma è evidente che dietro tutta questa macchina girano un sacco di soldi. Per ogni ora (questi sono dati della protezione civile), se girano quattro canadair e un elicottero ci sono circa 50-60 mila euro di interventi. Siccome un intervento può durare dalle 5 alle 10 ore, lì si vede quali interessi si mettono in moto con un incendio. Devo dire che questo coinvolge anche moltissime persone che invece si sacrificano ogni giorno, quei volontari che io ritengo gli unici che si dovrebbero occupare dell’antincendio, volontari specializzati e formati. In molte regioni la maggior parte delle attività antincendio è affidata ai volontari sia per l’osservazione, sia per l’identificazione, sia per l’intervento. Questo sarebbe importantissimo. Dove invece ci sono in gioco altri interessi, non è detto che gli incendi vengano spenti in maniera rapida.

Come si muove la giustizia? Ogni tanto le cronache ci raccontano di qualche piromane che viene identificato e fermato. Quali sono le pene comminate?

Da quello che leggo sui giornali, ogni tanto ne prendono qualcuno, magari stanno dentro per breve tempo, molti vengono rimandati a casa. Dicono che viene fatta un’azione molto importante di investigazione, di prevenzione, ma io l’effetto di tutto questo non lo sto vedendo. Perché se fosse veramente così, con tante persone che si occupano di investigazione…

Manca la consapevolezza collettiva della gravità di questo reato?

Sì, perché di fatto basta che uno accenda il fuoco nel momento peggiore, con forte vento e secco, parte un focolaio o più focolai e questi si propagano in maniera rapidissima. Ho visto incendi propagarsi con una velocità di un ettaro al minuto. Non credo che le pene, la giustizia, almeno quella italiana, siano in grado di scoraggiare questi piromani. Questi incendi sono un attentato alla vita. Ogni anno la situazione sta peggiorando.

Non si crea indignazione mediatica su questi crimini. Eppure le foreste sono il primo ingrediente della vita.

Sì. Sono pochissimi i casi in cui a innescare un incendio è la marmitta della macchina oppure il barbecue, o ancora il treno che, frenando, sviluppa scintille… Quelli possono succedere ma sono veramente molto rari. Anche perché i casi come questi si possono verificare sempre, anche quando non c’è vento. Invece, guarda caso, tutti questi eventi si verificano sempre e solo quando c’è forte vento. Quindi questo vuol dire che è proprio un programma criminale, portato avanti da persone senza scrupoli  che hanno interesse a bruciare. Ci sono personaggi, dietro le quinte (dietro quelli che si sacrificano di giorno e di notte, volontari) che possono trarre grosso beneficio da questi eventi.

E che magari fanno leva sulla crisi economica per attirare la collaborazione di chi non ha o ha scarse fonti di reddito… In quale percentuale si può parlare di casi di vera piromania?

Ci sono stati diversi casi in cui sono stati identificati dei piromani. Ricordo molti anni fa, all’isola d’Elba: erano persone che avevano dei disturbi, delle manie particolari, delle patologie, e che godevano nel vedere il fuoco e tutto quello che si metteva in moto intorno a questo fuoco perché diventava quasi uno spettacolo. Questo è successo diverse volte. Però sono convinto che i fuochi che sono partiti in Sardegna nascano da interessi materiali.

Lei di cosa si occupa?

Sono ormai 40 anni che mi occupo di sistemi per la prevenzione degli incendi boschivi. Il primo sistema lo abbiamo fatto nel 1986, collaudato nei territori di Arzana, vicino a Lanusei, col contributo della Comunità Europea e dell’Ispettorato Regionale delle foreste di Nuoro. Quel primo sistema fatto ha avuto un grande successo, tant’è vero che è stato organizzato un convegno in Francia nel 1987, proprio per parlare di questa tecnologia innovativa nell’infrarosso e nel visibile.

Ci può spiegare in cosa consiste questo sistema?

Occorre localizzare in tempi brevissimi (3 minuti massimo) un incendio, quindi sul nascere, individuarne la posizione in maniera molto precisa e mandare questa informazione a chi deve fare l’intervento, che possono essere o mezzi a terra o, se lo consentono le condizioni meteorologiche, l’elicottero. Dopo questo primo impianto fatto a Lanusei, in Ogliastra, visto il successo di questa iniziativa, la Regione, le comunità montane e altri enti hanno ordinato molti altri di questi impianti, che hanno funzionato fino al 2004. Tutti impianti collaudati, che si basano soprattutto sulla prevenzione. La prevenzione ha anche un effetto deterrente. Da uno studio fatto, si è visto che nell’arco di tre anni in tutte le zone monitorate da questi sistemi basati su telecamere dell’infrarosso e del visibile, nelle zone di migliore osservazione (in cima alle montagne), c’era una riduzione (e questi sono dati ufficiali) dell’80% degli incendi. Chi, intenzionato a dare fuoco, vedeva la stazione, non dava fuoco direttamente a vista proprio per il notevole effetto deterrente. E’ la stessa cosa che si verifica molto banalmente in un supermercato o in una banca, che se uno si trova sotto una telecamera è scoraggiato a prendere determinate iniziative. E nel momento in cui viene localizzato in tempi brevissimi (stiamo parlando nell’ordine di 3 minuti massimi) un principio di incendio, se queste informazioni sono comunicate agli elicotteri e ai mezzi a terra, lo spegnimento può essere rapidissimo prima che il fuoco finisca in chioma e quindi che provochi danni che sono veramente irreparabili. Abbiamo numerosissimi casi registrati e a disposizione dall’insorgere dell’incendio al rapido spegnimento in brevissimo tempo.

Tornando ai costi di cui ha parlato prima (l’incendio del 2007, 300 mila euro per spegnere 300 ettari ), questi sono legati anche alla durata delle operazioni di spegnimento? Più tempo occorre a spegne un incendio, maggiore è il costo e quindi anche i guadagni?

Esattamente.

Quindi, per chi trae profitto dalle operazioni di spegnimento, è economicamente vantaggioso che l’incendio abbia il tempo di propagarsi…

Certo, più dura, maggiori sono gli interessi.

Il suo sistema non esclude l’impiego dei mezzi di spegnimento tradizionali (mezzi di terra e di cielo) ma ne ridurrebbe la necessità e i tempi di utilizzo…

Il fatto che io possa fare un intervento che duri 10 minuti o 10 ore, questo cambia moltissimo. Perché 10 minuti di elicottero possono costare qualche centinaio di euro. Se invece uno fa 10 ore di canadair, possono essere centinaia di migliaia di euro. Questa è la differenza. Oltre alla distruzione del territorio. Devo dire che  le tecnologie di monitoraggio realizzate  sono state utilizzate con successo dal 1986 al 2004 perché l’amministrazione ha visto che, nel momento in cui il rilevamento è immediato, l’intervento è immediato, la riduzione delle superfici bruciate è drastica, e che quindi zone importanti sono state preservate, preservate per molti anni. Poi dal 2005 hanno delegittimato questi impianti, che sono stati abbandonati in maniera incomprensibile. Ora io credo che bisognerebbe fare un ragionamento importante, che è quello di ricostituire una rete di persone, di soggetti che siano veramente interessati al bene della Sardegna, al bene dei boschi e della vegetazione. Oggi, quando c’è un incendio, c’è tutto un meccanismo piuttosto complesso (prima di verifica, poi si autorizza l’elicottero, autorizza qui, autorizza lì…) e passano i minuti, qualche volta le ore, per cui il fuoco prende piede e brucia decine, centinaia, migliaia di ettari, come si è visto questi ultimi giorni, perché non c’è più la consapevolezza che è interesse di tutta la collettività contribuire a spegnere un incendio.

Se fossero in funzione tutti gli impianti, quanti ettari potrebbe coprire questo sistema?

Il sistema potrebbe coprire oltre 600 mila ettari di territorio pregiato  e individuare un principio di incendio entro 3 minuti con localizzazione precisa in pianta ed effettuare la previsione di sviluppo e direzione dell’incendio per poter aiutare le squadre dell’intervento e orientare i loro sforzi. Inoltre, l’osservazione dell’incendio è soltanto una delle tantissime cose che può fare questo sistema. E’ fondamentale l’effetto deterrente. E’ fondamentale la tempestività della localizzazione di un principio di incendio, seguirlo costantemente, sia nelle fasi iniziali sia nelle fasi dello spegnimento attraverso le camere termiche all’infrarosso, il fatto di poter consentire a quelli che si occupano dello spegnimento e che rischiano la propria vita, di avere uno strumento per sapere esattamente da dove arriva il fuoco e quindi qual è la linea di fuga più adatta. E’ una cosa che l’uomo, senza la strumentazione, non può fare.

I costi?

Grosso modo 3 euro per ettaro. Basti pensare che il rimboschimento di un ettaro può costare dai 15 mila ai 30 mila euro. Quindi il grande risparmio che si può avere è assolutamente evidente.


Le istituzioni, di fronte al progetto che lei hai presentato e che ha avuto anche una fase di realizzazione, come reagiscono?

Devo dire che ho trovato molto favore per i risultati, che sono estremamente chiari, evidenti. Questo ha trovato il favore di molte istituzioni. Stiamo parlando della Corte dei Conti, dei Carabinieri, Guardia di Finanza, tutti quelli che operano nel territorio e hanno a cuore il fatto che non ci siano incendi. Il progetto si è fermato, secondo me, per motivi di carattere politico. Dietro la scelta di abbandonare un sistema di impianti collaudato, certificato e entrato in esercizio, deve esserci l’interferenza di altri interessi. D’altra parte c’è un motivo che potrebbe essere la causa o la concausa di questo blocco e cioè: nello stesso anno in cui è stato bloccato il funzionamento degli impianti, la Regione aveva ottenuto un grosso finanziamento dall’Unione Europea per un’altra rete di impianti. Ho presentato una denuncia alla Procura alcuni anni fa.

Quindi, appurato che ci sono grossi interessi economici e che c’è ostracismo da parte di certi ambienti della politica, a questo punto qual è la vera medicina? Sensibilizzare la coscienza pubblica?

Certo! Occorre che tutti i sardi, e non, sappiano che esiste questa tecnologia e che è stata abbandonata. Oltretutto, quando c’è stato l’incendio dei Sette Fratelli, anziché mettere l’accento sul fatto che c’erano stazioni che erano spente durante l’incendio, hanno focalizzato l’attenzione sulle perplessità intorno a questa tecnologia, facendo intendere che dietro si nascondesse qualche cosa di losco e che tutto quanto sarebbe stato affidato alla Procura della Repubblica. Mi ricordo molto bene: è successo nell’agosto di tre anni fa. Poi il silenzio.

Stiamo donando ai posteri un deserto perché la Sardegna è destinata, se non si inverte questa tendenza distruttiva, a diventare un deserto in maniera irreversibile. In materia di ambiente pare esserci ancora molta distrazione da parte della gente.

Occorre rendersi conto che quando brucia un albero, quell’albero è anche nostro. Se noi vogliamo vivere in un ambiente naturale, puro, dove ci siano acqua e benessere, e quello viene bruciato, abbiamo bruciato una cosa nostra. Manca questa coscienza.


Nelle cronache dei primi del ‘800 leggiamo che la Sardegna era una terra ricca di corsi d’acqua. Per tutto l’anno.

Sì. Basta vedere la Corsica che è a due passi da noi. La Corsica ha una quantità di vegetazione simile a quella che aveva la Sardegna qualche centinaio di anni fa. Ma se noi andiamo in questo momento in Corsica, la maggior parte della Corsica ha fiumi come se ne vedono sulle Alpi, sulle Dolomiti. E questo rappresenta una ricchezza straordinaria.

Questo ancora lo si vede in certe aree della Sardegna, dove si può fare il bagno anche d’estate. Sempre meno però…

Sempre meno. Se uno guarda una cartina turistica: dove è preferibile andare? Nelle zone dove è indicato il verde, cioè dove c’è il bosco. E’ difficile si indirizzi il turista dove c’è una montagna desertica. Normalmente l’interesse è di andare nei luoghi dove c’è vegetazione. La vegetazione porta acqua, porta vita. Con i fondi comunitari si potrebbe fare un piano di rimboschimento di tutte le aree bruciate della Sardegna, considerato anche che il rimboschimento contribuisce alla riduzione della CO2. E questa attività potrebbe vedere un sacco di gente (operai, forestali, ecc.) impegnata in una attività di tutto l’anno. E d’estate, se i canadair devono veramente volare, facciamoli volare usandoli applicandovi sistemi di irrigazione aerei che possano spruzzare l’acqua sui rimboschimenti.

Tra l’altro a volte i canadair attingono l’acqua dal mare. Quest’acqua salata che effetto ha poi sul terreno?

E’ devastante. Se io prendo un vaso di fiori e ci metto l’acqua salata, muore la pianta. Quindi, una volta che io sono andato a spargere il sale in giro… questo è un ulteriore danno.

fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/incendi_sardegna

Non Vi fate fregare – Le regole al mare: l’accesso in spiaggia? Resta libero e gratuito!!

 

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Non Vi fate fregare – Le regole al mare: l’accesso in spiaggia? Resta libero e gratuito!!

Le regole al mare: l’accesso in spiaggia? Resta libero e gratuito

Il bagnante spesso si trova all’ultima spiaggia, ovvero costretto a pagare un biglietto allo stabilimento anche solo per transitare nella struttura per accedere al mare. Una violazione in piena regola della norma contenuta nella Finanziaria 2007 (legge 296/2006 articolo 1, comma 251) che afferma il principio della “spiaggia libera” e stabilisce “l’obbligo per i titolari delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione, anche al fine della balneazione”. Del resto la spiaggia è un bene pubblico, appartiene al Demanio, anche se è data in concessione agli stabilimenti balneari. Di più. La battigia resta sempre a disposizione di tutti.

Le regole: transito garantito

Pertanto è bene ricordare qualche regola a tutela dei bagnanti:

  • La battigia, la striscia di sabbia di 5 metri a partire dall’infrangersi dell’onda, è un’area esclusa dalla concessione;
  • I titolari degli stabilimenti devono consentire il transito gratuito verso la battigia;
  • Nell’area di pertinenza della battigia è vietato collocare ombrelloni, sdraio e simili per non intralciare eventuali operazioni di salvataggio;
  • In caso di violazione delle regole, è possibile rivolgersi alla polizia municipale o alla capitaneria di porto.

Indicazioni molto utili compreso il modulo-tipo per presentare un reclamo o segnalare un abuso sono contenuti nel portale manualedelbagnante.it messo a disposizione dalla Federazione nazionale dei Verdi. La legge riconosce, dunque, il diritto dei bagnanti di passare e raggiungere il mare per la via più breve, indipendentemente dal fatto che altri accessi possano essere garantiti da spiagge “libere” limitrofe. Inoltre la norma chiarisce che chiunque può fare il bagno nel tratto di mare preferito, anche in corrispondenza di un lido “privato”. Unico vincolo: non intralciare i 5 metri di battigia, che devono rimanere sgombri per garantire ai mezzi di soccorso di intervenire in caso di necessità.

Nessuna prenotazione

Il bagnante che vuole arrivare a tuffarsi in mare passando dallo stabilimento deve o no pagare il ticket di ingresso? La risposta è no, ma l’applicazione della legge purtroppo non è uguale dappertutto. La stragrande maggioranza delle Regioni si sono adeguate, mentre non mancano ancora veri e propri abusidi gestori di lidi “privati” che continuano a fare orecchie da mercante e a sbarrare la strada a chi vuole anche solo accedere alla battigia. Naturalmente se si usufruisce dei servizi messi a disposizione del lido – bagni, docce, lettini – è lecito che il gestore pretenda il pagamento del servizio. Ma il transito deve essere sempre libero e gratuito.

Il discorso – e le contestazioni – si fanno ancora più dure quando il tratto di spiaggianon è in concessione ma è semplicemente autorizzato il noleggio dell’attrezzatura, la cosiddetta spiaggia “libera attrezzata”. In molti casi purtroppo l’arenile viene “occupato” a priori oppure viene addirittura “imposto” l’affitto di ombrelloni e sdraio. Comportamenti vessatori e illegali visto che il gestore non può preparare in anticipo le postazioni senza che nessuno le abbia richieste, né vietare al bagnante la possibilità di “piantare” il suo ombrellone.

Chi deve pulire

Un’altra circostanza che spesso limita l’utilizzo degli arenili è la sporcizia. Secondo una recente indagine di Legambiente in Italia ci sono 714 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia.

A chi spetta il servizio di pulizia? Nelle spiagge libere è a carico del Comune o del concessionario se affidata come spesso accade a soggetti privati. Se la spiaggia è sporca è possibile inviare una segnalazione o un esposto circostanziato ai soggetti responsabili: al Comune di appartenenza o alla capitaneria di porto competente per territorio.

La pulizia della spiaggia in concessione inoltre è un obbligo del concessionario anche d’inverno. Oltre a essere un comportamento incivile, da quest’anno anche in spiaggia è entrata in vigore la contravvenzione per chi getta in terra mozziconi di sigarette, scontrini, chewing gum masticati e fazzolettini usati. Tra l’altro, come previsto dal “collegato ambientale” (n. 221 del 28 dicembre 2015) che ha introdotto due nuovi articoli (232-bis e 232-ter) nel Testo unico ambientale, il divieto di “abban- dono di mozziconi dei prodotti da fumo” si estende al “suolo, acque e scarichi”. Quindi anche chi getta la cicca in mare è passibile di multa. Ricordiamo che chi abbandona questi “piccoli rifiuti” rischia una sanzione ammi- nistrativa pecuniaria da 30 a 150 euro, che viene raddoppiata se si tratta di “rifiuti da prodotti da fumo”.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/07/09/le-regole-al-mare-laccesso-in-spiaggia-resta-libero-e-gratuito/24116/

…E poi scopri che i Canadair e gli elicotteri antincendio sono gestiti da privati! …E Ti rendi conto che gli incendi fanno girare tanti, ma proprio tanti soldi…!

 

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…E poi scopri che i Canadair e gli elicotteri antincendio sono gestiti da privati! …E Ti rendi conto che gli incendi fanno girare tanti, ma proprio tanti soldi…!

 

Incendi/ Sorpresa: i Canadair e gli elicotteri antincendio sono gestiti da privati!

Lo scrive sulla propria pagina facebook Gherardo Chirici, professore associato di Inventari forestali e telerilevamento presso Università degli Studi di Firenze. Contratti sempre alle stesse ditte. Chiede il docente: “E se non ci fossero più incendi queste ditte che vendono i loro servizi di antincendio otterrebbero ancora i loro appalti milionari?”

Sorpresa: i Canadair che in questi giorni sorvolano il Sud Italia, e in particolare la Sicilia, al costo di 14 mila euro l’ora, per spegnere gli incendi sono gestiti da privati. La stessa cosa riguarda gli elicotteri per il salvataggio e la lotta agli incendi. Lo scrive sulla propria pagina facebook Gherardo Chirici, professore associato di inventari forestali e telerilevamento presso Università degli Studi di Firenze. Post riportato sulla pagina facebook del SI.F.U.S., il Sindacato Forestali Uniti per la Stabilizzazione (qui la pagina facebook).

“Tutti forse lo sanno già… – scrive il docente universitario – ma vorrei ricordare che la nostra famosa flotta di 19 Canadair così come la maggior parte della flotta di elicotteri per il salvataggio e la lotta agli incendi è privata. Ogni anno i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile e gli altri enti danno in appalto questi servizi di soccorso dal cielo. I contratti se li aggiudicano sempre le stesse ditte”.

Possibile? A quanto pare sì:

Tant’è – scrive sempre il professore Gherado Chirici – che dopo aver osservato un campione di 18 gare d’appalto, è intervenuta l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Il docente universitario riporta anche il passaggio dell’intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato dove si leggono i nomi delle società e dove si parla di possibili violazioni:

“RITENUTO, pertanto, che le condotte sopra descritte poste in essere dalle società Babcock Mission Critical Services Italia S.p.A. (già Inaer Aviation Italia S.p.A.), Airgreen S.r.l.Elifriulia S.r.l., Heliwest S.r.l., Eliossola S.r.l., Elitellina S.r.l., Star Work Sky S.a.s. e dall’Associazione Elicotteristica Italiana sono suscettibili di configurare un’intesa restrittiva della concorrenza in violazione dell’articolo 101 del TFUE”.

Testo del provvedimento – Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, 14 Marzo 2017.

Amaro il commento del docente universitario:

“E se non ci fossero più incendi queste ditte che vendono i loro servizi di antincendio otterrebbero ancora i loro appalti milionari? Quando vedete un bel Canadair che sgancia la sua bomba d’acqua di 6000 litri pensateci…”.

 

 

tratto da: http://www.inuovivespri.it/2017/07/16/incendi-sorpresa-i-canadair-e-gli-elicotteri-antincendio-sono-gestiti-da-privati/

…E poi scopri che con i soldi degli SMS solidali per il terremoto ci fanno una pista ciclabile…!!!

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…E poi scopri che con i soldi degli SMS solidali per il terremoto ci fanno una pista ciclabile…!!!

Terremoto, i soldi degli sms solidali per una ciclabile. Scoppia la polemica
Oltre cinque milioni per la pista Sarnano-Civitanova. Il caso approda anche in Parlamento: contestata la Regione

Macerata, 12 luglio 2017 – È polemica sulla scelta di destinare parte dei fondi degli sms solidali del terremoto alla realizzazione di una pista ciclabile e al recupero di una grotta sudatoria. Vanno all’attacco il senatore Remigio Ceroni (Forza Italia) e la deputata Beatrice Brignone (Possibile). «Lascia sconcertati e indignati – scrive il senatore forzista – la notizia che la Regione Marche intende finanziare una pista ciclabile mare-monti da Sarnano a Civitanova per 5,5 milioni di euro e il recupero della grotta sudatoria di Acquasanta Terme per 3 milioni di euro con i soldi che i cittadini hanno donato via sms con generosità per far fronte all’emergenza determinata dal terremoto».

«Dei 32 milioni complessivi, alle Marche ne sono spettati 17,5 – aggiunge Ceroni –. Con una scelta che lascia esterrefatti la Regione ha intenzione di destinare la metà di quella cifra a opere che nulla hanno a che vedere con l’aiuto per le popolazioni terremotate. E questo mentre sono ancora migliaia i marchigiani che vivono quotidianamente sulla loro pelle le difficoltà di una calamità immane e di una ricostruzione che non è mai iniziata. Tanta solidarietà da parte degli italiani merita rispetto e non può essere dispersa e mortificata in interventi incomprensibili e ingiustificati. Presenterò immediatamente un’interrogazione parlamentare al riguardo per evitare che i soldi degli italiani vengano utilizzati a fini diversi da quelli ai quali li avevano destinati».

Anche la deputata di Possibile Beatrice Brignone contesta la scelta della Regione di utilizzare 5 milioni e 450 mila euro, dei 17,5 ricavati dagli sms solidali a favore delle zone terremotate, per il primo stralcio di una pista ciclabile da Civitanova a Sarnano. Per Brignone, altre sono le priorità, come riportare a casa le famiglie e tornare a «vivere queste terre, per poter anche accogliere al meglio sempre più i turisti». Per le piste ciclabili, «ci sono altri finanziamenti, si cerchino anche quelli». «Chi ha donato con un sms – continua -, lo ha fatto pensando di offrire, con quel gesto, una mano per rialzarsi, mano che in quel momento non poteva allungare se non digitando un numero. Per tali motivi ho presentato una interrogazione alla presidenza del Consiglio e per chiedere rispetto chi ha donato soldi e rispetto per chi ancora vive in roulotte o alloggi di fortuna, per chi ogni giorno si muove tra macerie e zone rosse, per chi cerca di strapparsi un futuro con forze sempre più flebili». «Di vane promesse, di mancanza di visione, di aspettative tradite, di mala gestione, questa Regione – conclude – ha già pagato un prezzo sufficientemente alto. Non sommiamo a questo catastrofico conto altri 5 milioni e 450 mila euro».

 

fonte: http://www.ilrestodelcarlino.it/macerata/cronaca/terremoto-soldi-sms-solidali-pista-ciclabile-1.3266023

Vaccinazioni obbligatorie – come i nostri politici ci hanno venduto alla GLAXO…!!

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Vaccinazioni obbligatorie – come i nostri politici ci hanno venduto alla GLAXO…!!

Guardate chi fa capolino da qui? La Lorenzin nel 2014 col presidente dell’Agenzia Italiana del farmaco Sergio Pecorelli (poi dimesso in quanto indagato x conflitti d’interesse)! La nostra ministra è stata investita del ruolo di tirapiedi ufficiale delle BIG PHARMA, chiamala scema! E i nostri figli rappresentano il suo premio FEDELTÀ. Se non facciamo immediatamente qualcosa, temo che avremo un’infanzia disgraziata i cui destini e cure non saranno certamente a carico dello Stato.

 

Guardate che roba! nella cricca che ha partorito il decreto di Big Pharma non se ne salva uno. Anche Raniero Guerra, il nostro DIRETTORE GENERALE DELLA PREVENZIONE SANITARIA ha un conflitto d’interessi grande come una casa! E’ consigliere d’amministrazione della Fondazione GlaxoSmithKline!!!

Nella pagina del Ministero della Sanità del Governo Gentiloni 2017 compare il Dr. Raniero Guerra

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e cliccando sul suo nome si viene indirizzati al suo curriculum.

http://www.salastampa.salute.gov.it/portale/CV692009/Guerra_Raniero_03_2017_n.pdf

a pagina 4 è riportato il suo incarico come Consigliere d’amministrazione della Fondazione Glaxo-Smith-Kline

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settembre 2014 la ministra Lorenzin ed il presidente AIFA Sergio Pecorelli volarono negli USA x il congresso GHSA Global Health Security Agenda.

Il governo italiano fu incaricato di guidare le strategie e le campagne vaccinali nel Mondo x 5 anni (2015-2019). Il documento, datato 29/09/2014, nella versione integrale è  presente qui:  http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/litalia-capofila-le-strategie-vaccinali-livello-mondiale. Quindi nessun complotto, è tutto scritto: nero su bianco. L’Italia, mediante una decisione presa a Washington e non certo dal nostro Stato sovrano, è stata eletta capofila e apripista della nuova strategia mondiale di vaccinazione coatta (Global health security agenda).

dicembre 2015 lo stabilimento Glaxo GSK di Siena era in forte crisi col rischio di molti licenziamenti.
E a Verona il centro di ricerche e di produzione di antibiotici era a rischio di chiusura, con 600 licenziamenti.

Ad aprile 2016 Glaxo GSK invece dei licenziamenti, annuncia un miliardo di € di investimenti in Toscana, la regione di Renzi.

Coincidenza o sincronismo acausale o accordi sottobanco ?

Pochi giorni dopo, il governo Renzi stanzia 10 milioni di € per l’acquisto di 50 mila dosi di vaccini anti meningite, della Glaxo.

Glasso GSK è notoriamente una azienda con pochi scrupoli. Nel 2012 un tribunale argentino la condannò x avere sperimentato su bambini di famiglie indigenti, un vaccino x la malaria, causando almeno 14 DECESSI accertati, fra Argentina,  Colombia, Bolivia. Analoghe stragi ha attuato in molti Stati africani, tra cui Namibia, Uganda, Kenia, Benin, Gabon.

– Anche il M5s è per la massima copertura vaccinale. Venduti. Pure loro. E non raccontate la storiella del dover scendere a compromessi per ottenere risultati. Questa è una dichiarazione chiara e netta.

http://www.beppegrillo.it/m/2017/05/il_m5s_e_a_favo.html

In altre parole, il nostro paese si trasformerà in un laboratorio di cavie dove verranno testate le strategie comunicative e repressive per arginare la dilagante obiezione delle vaccinazioni di massa.

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CAPITO? SIAMO UN ESPERIMENTO MONDIALE. CHE SI GIOCA SULLA PELLE DEI NOSTRI FIGLI.

Fonte:

http://www.aifa.gov.it/content/italia-capofila-le-strategie-vaccinali-livello-mondiale

http://www.aifa.gov.it/sites/default/files/comunicatistampa/Comunicato_AIFA_N.387.pdf

tratto da: http://associazione-vegan-animalista.it/vaccinazioni-coercitive-ci-hanno-venduto-alla-glaxo/