Cornetto Algida, “Cuore di panna” una beata minchia! Tra gli ingredienti ai primi posti zucchero, olio di palma e olio di cocco. La panna, tra gli ingredienti, solo al 9° posto…!!!

Cornetto Algida

 

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Cornetto Algida, “Cuore di panna” una beata minchia! Tra gli ingredienti ai primi posti zucchero, olio di palma e olio di cocco. La panna, tra gli ingredienti, solo al 9° posto…!!!

Da Il Fatto Alimentare
Cornetto Algida non è più “Cuore di panna”. Olio di cocco e palma al 3° posto degli ingredienti dopo latte e zucchero. La panna al 9°. Algida però nega il cambiamento, ma la pubblicità non parla più di panna

Il Cornetto Algida non è più “Cuore di panna”. Nella lista degli ingredienti dopo il latte scremato e lo zucchero troviamo il mediocre olio di cocco seguito dall’olio di palma. Continuando la lettura ecco la farina (per la cialda), l’acqua, lo sciroppo di glucosio e solo   in 7° e 9° posizione il burro e la panna. In altre parole i grassi pregiati del Cornetto rappresentano l’8% circa,  mentre quelli tropicali sono più del doppio e sono utilizzati  per la cialda e la copertura al cacao magro. Alla luce di questi risultati si capisce perché  lo slogan che ha convinto milioni di persone a scegliere il gelato Cuore di panna è stato da tempo abbandonato.

La ricetta originale che Algida non ci ha voluto rivelare  appellandosi al segreto industriale (!) non era così. Nel 1960, quando  Algida lancia il Cornetto il gelato era preparato solo con  i grassi nobili tipici del gelato (burro, panna) e diventa subito un  cult per la qualità degli ingredienti, l’abbinamento  tra gelato, cialda e cioccolato e la scelta di aromi convincenti.  Negli ultimi anni  gli ingredienti di pregio hanno lasciato spazio ai mediocri grassi tropicali come l’olio di cocco e l’impresentabile olio di palma. L’azienda sostiene che “dal confronto tra gli ingredienti presenti nella ricetta degli anni novanta e quelli presenti nella ricetta attuale, non si notano sostanziali differenze … i  grassi di origine vegetale sono utilizzati esclusivamente nella cialda e nelle coperture”. Forse la ricetta dagli anni 90 non è cambiata ma il Cornetto Cuore di Panna ha compiuto 56 anni e molto probabilmente per oltre 20 è stato preparato con materie prime di pregio e grassi nobili.

Facendo un confronto con le etichettedi 15 anni fa si evince che la panna era il 40% di più (3,5% contro il 2,5 ). Se poi prendiamo la ricetta di 50 anni fa la differenza risulta ancora maggiore. L’amara constatazione è che se una volta i concorrenti cercavano di imitare il Cornetto utilizzando solo grassi nobili, adesso il mercato si è uniformato al prodotto leader e i concorrenti utilizzano quasi esclusivamente grassi tropicali. Per fortuna ci sono in commercio coni  firmati dalle catene di supermercati e piccole aziende che contengono oltre al burro, il quadruplo di panna fresca rispetto al Cornetto.

Algida sottolinea che il gelato è ancora preparato solo con panna ma non basta. Il  Cornetto era un prodotto di qualità perché aveva tanta crema di latte e ingredienti di qualità, adesso è un banale gelato industriale a base di  grassi vegetali. Ad Algida diciamo che la scelta di modificare la composizione del Cornetto non è irreversibile. Barilla dopo 18 mesi di affanno commerciale ha deciso di togliere l’olio di palma dai biscotti e dalle merendine, perché i consumatori di Mulino Bianco non gradivano la presenza dell’olio di palma. Forse anche per Algida è il momento di restituire al gelato da passeggio gli ingredienti considerati sinonimo di  buona qualità industriale. Si tratta poi degli stessi che si trovano in molte confezioni di gelato industriale in vaschetta dove troviamo solo: latte fresco intero, zucchero, burro, panna fresca, uova, cacao …

 

fonte: http://www.ilfattoalimentare.it/cornetto-algida-cuore-di-panna-olio-cocco.html

 

Il vaccino può causare autismo? Noi non lo sappiamo. Però il bugiardino dice di sì! E parla anche di sindrome da morte improvvisa del lattante, reazione anafilattica, epilessia, interruzione del respiro e sciocchezze del genere! Insomma, quale è la verità??

vaccino

 

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Il vaccino può causare autismo? Noi non lo sappiamo. Però il bugiardino dice di sì! E parla anche di sindrome da morte improvvisa del lattante, reazione anafilattica, epilessia, interruzione del respiro e sciocchezze del genere! Insomma, quale è la verità??

 

Non vogliamo commentare questo articolo. L’argomento è molto delicato e noi non ne siamo in grado. Lo pubblichiamo, come ne abbiamo pubblicati tanti altri, anche di tenore del tutto diverso, per darVi modo di riflettere…

By Curiosity

Il vaccino può causare autismo. Lo dice il bugiardino.

Una delle reazioni avverse ai vaccini può essere l’autismo. Non lo dice Giorgio Tremante, non lo dice il complottista di turno, lo dice direttamente il bugiardino di un vaccino trivalente prodotto dalla Sanofi-Pasteur. Sta lì, nella lista delle reazioni avverse, infilato distrattamente fra le convulsioni e la cellulite.

Dal bugiardino del vaccino Tripedia, che potete scaricare direttamente dal sito della FDAamericana, leggiamo:

“Adverse events reported during post-approval use of Tripedia vaccine include idiopathic thrombocytopenic purpura, SIDS, anaphylactic reaction, cellulitis, autism, convulsion/grand mal convulsion, encephalopathy, hypotonia, neuropathy, somnolence and apnea.

Traduzione: “Reazioni avverse denunciate durante l’utilizzo post-approvazione del vaccino Tripedia includono: purpura trombocitopenica idiopatica, sindrome da morte improvvisa del lattante, reazione anafilattica, cellulite, autismo, convulsioni/epilessia, encefalopatia, ipotonicità, neuropatie, sonnolenza, interruzione del respiro.” […]

Il bugiardino fa poi seguire una frase molto ambigua: “Events were included in this list because of the seriousness or frequency of reporting. Because these events are reported voluntarily from a population of uncertain size, it is not always possible to reliably estimate their frequencies or to establish a causal relationship to components of Tripedia vaccine.”

Traduzione: “Questi casi sono stati inclusi nella lista per la loro gravità o per la frequenza delle denunce. Poichè questi episodi sono stati riferiti volontariamente da un numero imprecisato di persone, non è sempre possibile stimare in modo affidabile la loro frequenza o stabilire una relazione causale con i componenti del vaccino Tripedia.”

In altre parole: arrivano queste denunce, ma noi le mettiamo semplicemente in un cassetto, senza contarle nè verificarle. Inoltre, anche se questi disturbi sono elencati fra le “reazioni avverse” al nostro vaccino, non è possibile dimostrare che il vaccino ne sia la causa. Quindi noi continueremo a produrlo. Però intanto ci pariamo il culo, e se per caso vuoi denunciarci per aver causato l’autismo a tuo figlio, noi potremo sempre dire che ti avevamo avvisato.

Massimo Mazzucco

PS: Il bugiardino dice anche: “The vaccine is formulated without preservatives, but contains a trace amount of thimerosal.” Traduz.: “Il vaccino è preparato senza conservanti, ma contiene quantità tracciabili di Thimerosal.” Ricordate, i famosi “trace amounts” del Thimerosal “scomparso”?

 

Fonte: Luogocomune

 

Lo sfogo del Dr. Richard Beliveau, direttore del Laboratorio di Medicina Molecolare di Montreal: così non lo sconfiggeremo mai il cancro!

Richard Beliveau

 

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Lo sfogo del Dr. Richard Beliveau, direttore del Laboratorio di Medicina Molecolare di Montreal: così non lo sconfiggeremo mai il cancro!

 

Cancro : così non lo sconfiggeremo mai

Come si sconfigge il cancro?
Dr. Richard Beliveau, direttore del Laboratorio di Medicina Molecolare di Montreal

” Troppa gente purtroppo parla a vanvera in ambito medico di cose che non conoscono. Noi ci occupiamo di sviluppare medicinali per il cancro da 30 anni per le più grandi case farmaceutiche. La nostra è una delle più importanti banche tumorali del Nord America. Il cancro non colpisce all’improvviso a 60, 65 o 70 anni. La prima cellula mutata che può portare al cancro appare quando abbiamo 15, 16 o 17 anni, e ci vogliono decine di anni affinché si sviluppi clinicamente il cancro. Attualmente si stima che circa il 70% delle morti per cancro potrebbe essere evitato SEMPLICEMENTE CAMBIANDO LO STILE DI VITA. Con una alimentazione a base vegetale, abbiamo avuto dei risultati straordinari sui topi : riduzione del 90% di masse tumorali. Sono presenti composti che hanno dimostrato di avere proprietà anti tumorali. Ad esempio verza, cavolfiore, cavoli di Bruxelles, broccoli, aglio e cipolla, mirtilli, fragole, lamponi o alcune spezie come zenzero e curcuma, possiedono le molecole vegetali anti infiammatorie più potenti mai trovate in natura. Quando la gente dice che non ci sono prove, semplicemente non sanno di cosa stanno parlando. Vi faccio un esempio per farvi capire come lo stile di vita sia legato al l’incidenza dei tumori : in Giappone il modo di vivere occidentale è arrivato negli anni 80, ed all’epoca l’incidenza del cancro al colon retto era fra le più basse al mondo. LNel 2005 è arrivato al primo posto.
Il modo in cui viviamo influisce il modo in cui moriamo. ”

Dr. Servan Schreiber, neurochirurgo autore del testo “Anticancro-gesti quotidiani per la salute del corpo e dello spirito” :
” Quando è uscito il mio libro sono stato deriso e insultato da medici per aver consigliato dei cibi anti tumorali come il lampone. Mi hanno dato dell’impostore per aver suggerito che i cambiamenti nella dieta potessero avere un impatto sullo sviluppo del cancro. Secondo me, la cosa davvero rivoluzionaria è che cose così banali possono avere un reale impatto su questa malattia.. e non ne parliamo! È una banalità o è qualcosa di rivoluzionario questo? Ditemelo voi.”

Alimentazione sana, gestione dello stress, esercizio fisico : è questa una ricetta anti cancro? Ma allora perché non si investe di più nella prevenzione? In Italia meno del 10% della spesa sanitaria viene utilizzato per la prevenzione. Negli Stati Uniti su una spesa annuale di 3 bilioni di dollari, solo il 3% viene speso in prevenzione.
La sfida all’industria del tabacco è stata incredibile, adesso tocca all’industria della carne.. poi chissà. Sapete come ha reagito la Philip Morris una volta che la sfida per difendere le sigarette era fallita? Hanno comprato la Kraft ed altre aziende alimentari.. basta pubblicizzare sigarette, pubblicizziamo cibo spazzatura!! Ma non finisce qui : tutti lo sanno cosa fa male. Lo sanno le industrie che hanno mentito 50 anni sullo zucchero, lo sa il governo che fa affari con le industrie alimentari. Aspettare il farmaco miracoloso contro il cancro è fumo negli occhi, non arriverà mai. Possono solo essere una serie di cose integrate a risolverlo! Se accettiamo di fare parte del problema, perché non accettiamo di essere anche parte della soluzione?
Il punto è che dipende da noi, è più facile prendere delle pillole giusto?

Richard Béliveau

Sveglia Gente – Il mare di plastica non è una cosa che si vede solo in Tv …tutta questa porcheria entra nella nostra catena alimentare!

plastica

 

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Sveglia Gente – Il mare di plastica non è una cosa che si vede solo in Tv …tutta questa porcheria entra nella nostra catena alimentare!

 

Un mare di plastica… che entra nella catena alimentare

Quante micro e nano plastiche ci sono in mare? E quali effetti hanno sulla catena alimentare? Da dove provengono e quali sono le soluzioni applicabili? Un gruppo di scienziati ha cercato di rispondere a queste domande.

I numeri sono impressionanti. Secondo Legambiente il 96% dei rifiuti galleggianti in mare è composto da plastica (di cui il 16% sono buste) e l’89% della fauna marina rischia di ingerirla. Non stiamo parlando solo di tartarughe che scambiano borse di plastica per meduse, ma soprattutto di detriti che con il passare del tempo e per effetto del calore diventano frammenti microscopici ed entrano a far parte della catena alimentare dei pesci. Le microplastiche hanno dimensioni inferiori ai 5 mm e a loro volta si frammentano in nanoplastiche, addirittura invisibili all’occhio umano, rilasciando in mare composti chimici tossici quali ftalati, perfluorurati, ritardanti di fiamma, per citarne solo alcuni.

Marco Faimali, responsabile dell’Istituto di Scienze Marine del Cnr, è netto: «La media di microplastiche nei mari è troppo alta: in alcune zone del mondo si arriva ad averne 100 chili in un solo chilometro cubo». Ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica entrano in contatto con l’ambiente marino. Le microplastiche penetrano nel plancton che è alla base dell’intera catena alimentare marina. Un fatto preoccupante perché l’accumulo di sostanze tossiche negli esseri viventi aumenta man mano che si risale la piramide alimentare.

Il 60% della letteratura scientifica sull’argomento è stato prodotto negli ultimi 15 anni, segno che la ricerca si sta focalizzando sempre di più sull’analisi dei contaminanti marini ma che ancora c’è molto da fare. Tra le evidenze scientifiche, sottolinea, Alberta Mandich, endocrinologa ambientale del Dipartimento di scienze della terra di UniGe: «Abbiamo alimentato due batterie di spigole con mangimi differenti: uno convenzionale e l’altro con aggiunta di microplastiche». Risultato? Nel primo caso la percentuale di mortalità è rimasta ferma intorno al 3%; nel secondo è schizzata al 63%. Infertilità, intersessualità, indebolimento delle barriere protettive dell’organismo sono effetti degli inquinanti che interferiscono con il sistema di produzione ormonale.

Ma allora, quali sono gli effetti sull’uomo quando mangia pesce? Claudia Bolognesi, responsabile dell’Unità carcinogenesi ambientale dell’Ospedale San Martino di Genova, prova a rassicurare: «Gli studi non confermano l’assorbimento di microplastiche da parte dei tessuti umani», ma allo stesso tempo ammette che «i dati tossicologici sono ancora pochi». Il fatto è che il rischio da parte dell’uomo di assorbire microplastiche non proviene solo dall’ingerimento di pesce. Le microplastiche sono contenute in oggetti di uso comune: nei cosmetici, per esempio, quali esfolianti facciali, dentifrici, shampoo, trucchi e creme solari. Prima di finire in acqua, queste sostanze entrano in contatto con l’uomo. Tracce di microplastiche sono state rinvenute anche nel miele e nella birra. E nei farmaci. Per questo la scienza si sta concentrando anche sugli effetti degli interferenti endocrini sull’organismo umano, sugli effetti che tali sostanze hanno sul sistema riproduttivo e sul latte materno.

Insomma, i contaminanti nelle acque marine sono un segnale allarmante. Ciò nonostante non esistono ancora leggi che fissino dei limiti di microplastiche nell’ambiente e nei prodotti alimentari. È a questo proposito che viene chiamata in causa Renata Briano, deputata europea vicepresidente della Commissione pesca. «Per emanare una legge è necessario far convergere tutti i settori, non solo quello ambientale. L’inquinamento dei mari ci costa 8 miliardi di dollari l’anno e le prime vittime sono i pescatori. Sono loro che dobbiamo incentivare e coinvolgere maggiormente nella pulizia dei mari». A chi chiama in causa la mancanza di fondi destinati alla ricerca scientifica Briano risponde: «I soldi ci sono. Con i finanziamenti diretti abbiamo attivato linee di progetto che stanno avanzando e dando i primi risultati. Invece abbiamo urgentemente bisogno di investire quelle risorse in educazione e ricerca, incentivando chi mette in pratica attività di prevenzione».

Franco Andaloro, dirigente Ispra, ha concluso: «Non vogliamo allarmare e basta. Vogliamo che queste ricerche servano per accrescere la consapevolezza del consumatore. Perché un consumatore informato è anche un consumatore più sicuro».

fonte: http://www.terranuova.it/News/Ambiente/Un-mare-di-plastica-che-entra-nella-catena-alimentare

 

Test – Scegli la tua banana. Scopriamo insieme se la tua scelta è la migliore per la tua salute.

banana

 

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Test – Scegli la tua banana. Scopriamo insieme se la tua scelta è la migliore per la tua salute.

Per qualche motivo, la gente sottovaluta le banane. Perché? Questi frutti sono ricchi di vitamine e gustosi! Ma scegliere le banane può essere difficile. Quale banana si dovrebbe comprare?

Se hai scelto i numeri 5, 6 e 7, hai ragione! Le macchie marroni non significano che la frutta sia andata a male. È proprio il contrario: più la banana è scura, più proteine contiene.

Stiamo parlando del fattore di necrosi tumorale (TNF), che può rafforzare la tua risposta immunitaria e provocare la morte di alcuni tipi di cellule tumorali.

Vedi? Le banane sono fantastiche! Ecco altre ragioni per amarle:

  1. Le banane aiutano ad abbassare la pressione arteriosa.
  2. Grande fonte di energia!
  3. Aiutano a combattere la depressione.
  4. Le banane possono aiutare a regolare la temperatura corporea; mangiare una banana in un giorno caldo può rinfrescare un po’ il corpo.
  5. Si dovrebbero mangiare banane in caso di sindrome premestruale o esaurimento nervoso.

fonte: varie dal web

 

Grandissimo scalpore per la scoperta del Bruco mangiaplastica, ma non dicono che la scopritrice Federica Bertocchini è senza lavoro per i tagli alla ricerca voluti dall’OCSE: ”Tornerei in Italia, se avessi proposte”…!!

 

Bruco mangiaplastica

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Grandissimo scalpore per la scoperta del Bruco mangiaplastica, ma non dicono che la scopritrice Federica  Bertocchini è senza lavoro per i tagli alla ricerca voluti dall’OCSE: ”Tornerei in Italia, se avessi proposte”…!!

 

Bruco mangiaplastica, la scopritrice Bertocchini senza lavoro: ”Tornerei, se avessi proposte”

Il contratto della biochimica non sarà rinnovato per i tagli al budget del Cnr spagnolo

IL BRUCO mangiaplastica che nelle scorse settimane, partendo proprio da un’intervista su Repubblica con oltre 40.000 “mi piace” , ha strappato titoli nei giornali e nei telegiornali di tutto il mondo, da qualche giorno non mangia più, perché l’esperimento è interrotto: alla sua scopritrice, la biochimica Federica Bertocchini, è scaduto il contratto con l’Università della Cantabria. E per le ristrettezze nel budget del CNR spagnolo, il contratto della biochimica non sarà rinnovato nonostante i risultati e la visibilità conquistati in aprile – ancora più ammirevoli perché la Bertocchini ha scoperto un promettente e del tutto naturale modo per biodegradare la plastica con una ricerca interamente di sua iniziativa, effettuata al di fuori del suo campo specifico, che è la ricerca sulla differenziazione degli embrioni di pollo, e nella quale è riuscita a coinvolgere anche gli scienziati Paolo Bombelli e Chris Howe dell’Università di Cambridge.

La ricercatrice italiana, dottorato all’Istituto di Ricerca del San Raffaele e anni di lavoro alla Columbia University di New York e all’University College di Londra, è solo un’altra vittima, per quanto ormai mediaticamente illustre, dei tagli ai fondi per la ricerca universitaria che l’OCSE ha iniziato a fare dal 2009 dopo la crisi finanziaria. Tagli che non colpiscono tutte le nazioni: rispetto al 2000, mentre Germania, Giappone e Corea del Sud spendono di più, nazioni come la Spagna della Bertocchini, l’Italia, la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti spendono di meno, come risulta dall’ultimo report OECD Science, Technology and Innovation Outlook.

La quarantanovenne Bertocchini – “Però se scrive 39 non mi offendo, eh!” ha scherzosamente commentato al telefono – al momento è tornata nella sua Piombino.

Come mai l’autrice di una scoperta che ha fatto così scalpore, si trova adesso disoccupata?
Le due cose non sono correlate. C’è stata una coincidenza tra la scaduta del mio contratto (che aveva la formula di 5 anni più due del CNR spagnolo, anni di contratto nei quali si può continuare a fare concorsi) e la pubblicazione di questa ricerca sul bruco mangiaplastica. Il vero problema è che negli ultimi sette anni, dal 2010, ci sono stati tagli brutali alla ricerca spagnola e molto pochi concorsi: uno ogni 12 o 18 mesi.

Tanti candidati e pochi posti?
Esatto. Per di più il mio ambito di ricerca, la biologia dello sviluppo, nei concorsi è sempre accorpato a settori frequentatissimi, come le neuroscienze o la ricerca sul cancro. Io di questi concorsi ne ho fatti diversi, e mi sono accorta che alla fine siamo sempre gli stessi a farli: così o ci si mette in fila o si va all’estero.

E adesso?
Attualmente mi trovo a Piombino per motivi personali, ma tra qualche giorno sarò di nuovo a Santander. Potrò usufruire ancora per un annetto dei laboratori e cercare di continuare la mia ricerca sulla plastica.

Retribuita?
In realtà ho l’assegno di disoccupazione, che in Spagna è piuttosto buono. E certo, teoricamente, usufruendone non potrei entrare nella struttura lavorativa. Ma l’università potrebbe permettermi di accedere ai locali in maniera sporadica come tecnica di laboratorio. Vedremo.

Quali prospettive vede all’orizzonte?
Con Paolo Bombelli stiamo cercando finanziamenti e/o interessamento da parte di istituti di ricerca per proseguire la ricerca sul bruco mangiaplastica.

Tornerebbe in Italia?
Se ricevo qualche proposta interessante, più che volentieri.

di GIULIANO ALUFFI

fonte: http://www.repubblica.it/scienze/2017/05/22/news/bruco_mangiaplastica_la_scopritrice_bertocchini_e_senza_lavoro_resto_in_spagna_per_il_sussidio_-166096638/

 

Pasta Italiana prodotta col grano di Hong Kong e agricoltori Italiani che falliscono!

Pasta italiana

 

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Pasta Italiana prodotta col grano di Hong Kong e agricoltori Italiani che falliscono!

La pasta, alimento simbolo del made in Italy è sempre meno tricolore. Anche se prodotta in italia è fatta con grano straniero. Lo stesso vale per il pane. Agricoltori  in ginocchio.

Nei principali porti italiani arriva grano a bassissimo costo dal Marocco, dal Canada, dall’ Argentina, da Hong Kong, da Singapore pronto ad invadere il mercato italiano.

Una vera e propria concorrenza sleale nei confronti degli agricoltori italiani, in quanto questa massiccia importazione di grano a basso costo comporta un abbassamento notevole del prezzo del prodotto nazionale.

Infatti da luglio 2015 ad oggi il grano ha perso circa il 35% del suo valore passando dai 34€ al quintale a 25 €. Considerando che, in Italia il costo di produzione per un quintale di grano è proprio di 25€, il guadagno effettivo dei produttori cerealicoli italiani è pressochè nullo.

Se da un lato però il prezzo del grano si è abbassato notevolmente, quello della pasta e del pane ha fatto registrare addirittura rialzi. Coldiretti ha infatti calcolato che il ricarico tra grano duro e pasta è di circa il 400%, e il ricarico tra grano tenero e pane sfiora addirittura il 1000%.

In queste condizioni, se si continua di questo passo, il prodotto made in Italy è destinato a sparire da questo paese, a favore di un prodotto straniero, o creato con materie prime straniere decisamente di bassa qualità, ma che paghiamo comunque a peso d’oro.
Oltre il danno la beffa.
Ma è possibile che la politica permetta la distruzione del made in italy e il fallimento dei nostri produttori a vantaggio degli interessi di paesi stranieri? Forse ce lo chiede l’ Europa….

Allora perchè non fare una legge che impone l’inserimento della provenienza di prodotti e materie prime sulle etichette , in modo da rendere consapevoli i consumatori di ciò che stanno acquistando?
Forse perchè in questo modo gli italiani acquisterebbero solo prodotti realmente made in Italy, risollevando le sorti di agricoltori e produttori italiani. Forse è proprio questo che non vuole l’ Europa…

Guarda il video QUI

tratto da: http://www.stopeuro.org/pasta-italiana-prodotta-col-grano-hong-kong-agricoltori-italiani-falliscono/

Un’altra fantastica proprietà della curcuma: un potente chelante di metalli pesanti e un efficace aiuto per riparare i danni dell’alluminio.

curcuma

 

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Un’altra fantastica proprietà della curcuma: un potente chelante di metalli pesanti e un efficace aiuto per riparare i danni dell’alluminio.

 

L’alluminio è uno dei metalli più tossici per l’uomo e numerosi studi scientifici hanno dimostrato che la curcuma è enormemente efficace nel ridurre i danni da esso provocati all’organismo
L’alluminio, se pur presente in grandi proporzioni nell’ambiente, non è significativamente assorbito dal corpo. Solo lo 0,3% dell’alluminio somministrato per via orale viene assorbito dal tratto gastrointestinale in individui sani, ed è efficacemente eliminato dai reni. Il 95% del carico di alluminio viene eliminato dal corpo grazie ai reni attraverso l’urina. Tuttavia quando l’ingestione di allumino è frequente, i reni si danneggiano e l’alluminio inizia ad accumularsi nell’organismo. Negli individui con reni poco funzionanti soprattutto in età avanzata l’accumulo di alluminio è facilitato fin da subito. L’alluminio si deposita principalmente nei polmoni, fegato, tiroide, ossa e cervello.
Le fonti attraverso cui ci si può intossicare di alluminio sono:
Cucinare o avvolgere il cibo nei fogli di alluminio
Respirare la polvere di alluminio in ambiente di lavoro
Vivere vicino a discariche di rifiuti o aree dove l’alluminio viene estratto o trattato
L’utilizzo di padelle in alluminio
Consumo di cibi e bevante in lattina
Farmaci antiacidi, aspirina tamponata e vaccini
Deodoranti
Formaggio fuso
Caffettiera
Tossicità dell’alluminio
La tossicità dell’alluminio si manifesta in molti danni all’organismo:
Impedisce la produzione di enzimi essenziali e proteine
Modificare la composizione del DNA
Colpisce la membrana cellulare portando a morte cellulare prematura
Danneggia il cervello e porta cambiamenti neurochimici e comportamentali negli individui. Alcuni dei disturbi associati alla tossicità dell’alluminio sono l’Alzheimer, il Parkinson, l’anemia, l’emolisi, l’attività intestinale disturbata, carie dentali, la demenza senile, l’osteomalacia e la disfunzione renale ed epatica.
Stress ossidativo
La terapia medica per eliminare l’alluminio prevedere la somministrazione di deferoxamina.
L’approccio della naturopatia include invece di evitare l’esposizione dell’alluminio eliminando le fonti, l’assunzione di un programma nutrizionali correttivo e la somministrazione di rimedi naturali che stimolano il rilascio e la chelazione dell’alluminio. Questo articolo indaga sul ruolo della curcuma contro la tossicità dell’alluminio.
La curcuma elimina i danni dei metalli pesanti
La Curcuma o Curcuma longa è un membro della famiglia dello zenzero ed è coltivata principalmente in Asia. Il suo rizoma non è solo la fonte di una delle migliori spezie culinarie, ma ha anche un certo numero di proprietà medicinali come anti-infiammatoria, antiossidante, anti-microbica, e molte altre.
La tossicità di alluminio è nota per provocare stress ossidativo, cioè uno stato di squilibrio tra agenti pro-ossidanti e difese antiossidanti dell’organismo. Le specie reattive dell’ossigeno (ROS) sono molecole che contengono ossigeno e sono coinvolte nei processi metabolici. Se prodotte in eccesso, queste molecole possono causare danni ossidativi e portare alla morte delle cellule. La curcuma è un potente antiossidante e allevia lo stress ossidativo pulendo le ROS, aumentando la produzione di enzimi antiossidanti e inibendo la perossidazione lipidica (degradazione ossidativa dei grassi nella membrana delle cellule che porta alla morte cellulare).
E’ stato dimostrato che la curcuma esercita un ruolo renoprotettivo (protegge il rene da farmaci e da sostanze nocive) in disturbi come la nefropatia diabetica, l’insufficienza renale cronica e la nefrotossicità indotta da composti come la gentamicina, l’adriamicina, il cromo esavalente e il cisplatino. L’efficacia neuroprotettiva contro malattie come il morbo di Alzheimer, di Parkinson, ecc è tale per le sue proprietà antinfiammatorie e antiossidanti.
Questi attributi rendono la curcuma utile nel trattamento della neurotossicità indotta dall’alluminio e dall’insufficienza renale che contribuisce alla tossicità di questo metallo.
La chelazione è una tecnica mediante la quale un agente che ha affinità per un particolare metallo pesante viene introdotto nel corpo. Il metallo si lega a questo agente e forma dei complessi più facili da eliminare dal corpo. La curcuma ha dimostrato avere attività chelante contro i metalli cadmio, cromo, rame, piombo e mercurio. Questa proprietà può essere utile per prevenire l’accumulo di alluminio nei tessuti corporei.
Prove scientifiche sul ruolo della curcuma nella tossicità dell’alluminio
E’ stata condotta una ricerca per studiare l’effetto protettivo della curcumina contro la tossicità dell’alluminio. E’ stata somministrata una dose di 100 mg / kg di cloruro di alluminio a ratti per 6 settimane una volta al giorno, accompagnandola con un trattamento di curcumina alla dose di 30 o 60 mg / kg al giorno. Sono stati eseguiti diversi test per determinare il livello del danno ossidativo e l’effetto dell’alluminio sulla memoria e sulla locomozione. Il trattamento con l’alluminio ha ridotto la concentrazione,ha causato significativi danni ossidativi, ha provocato una ridotta trasmissione del segnale attraverso i neuroni e si è accumulato a livelli tossici nei tessuti. La somministrazione di curcumina ha attenuato le alterazioni indotte dall’alluminio e ne ha ridotto la concentrazione. Gli autori concludono che la curcuma può proteggere dall’azione dell’alluminio sulle disfunzioni cognitive e potrebbe essere rilevante nella terapia contro l’Alzheimer. Questo convalida un altro studio di cui abbiamo parlato in precedenza in cui si mostrava come curcumina e vitamina D possono essere un trattamento efficace per l’Alzheimer.
Un altro studio ha dimostrato che la curcumina riduce lo stato di stress ossidativo alluminio indotto e la disfunzione mitocondriale nel cervello. Il mitocondrio è un’unità responsabile della respirazione cellulare e della fornitura di energia alle cellule. Le sostanze reattive all’ossigeno prodotte dai mitocondri causano danni ossidativi e questo meccanismo è legato a malattie neurodegenerative e all’invecchiamento. E’ stata somministrata curcumina alla dose di 50 mg/kg in combinazione con alluminio (100 mg / kg) a dei ratti per 8 settimane. L’alluminio veniva fornito giornalmente, mentre con il trattamento curcumina a giorni alterni. Il metallo ha causato danni ossidativi, ridotto il livello di antiossidanti e l’attività dei complessi mitocondriali nel tessuto cerebrale. L’integrazione con curcumina ha significativamente normalizzato l’attività dei complessi mitocondriali e il livello degli enzimi antiossidanti, suggerendo in tal modo che possa avere effetti protettivi contro la neurotossicità indottaalluminio.
L’ipotesi di un legame tra l’alluminio e il morbo di Alzheimer è stata sostenuta da diversi studi scientifici. Una ricerca ha somministrato ai topi del cloruro di alluminio a una dose di 100 mg/kg e la curcumina alla dose di 45-200mg /kg. I topi intossicati da alluminio hanno mostrato avere l’attività comportamentale ostacolata, una ridotta conservazione della memoria e lo studio del tessuto cerebrale ha rivelato la presenza di neuroni degenerati. Il trattamento con la curcumina non solo ha migliorato le prestazioni nei test comportamentali e di memoria, ma ha anche ridotto i cambiamenti neuropatologici, aiutando i neuroni a raggiungere la loro forma caratteristica. Questo studio ha dimostrato che la curcumina impedisce la neurotossicità cronica alluminio indotta e i cambiamenti neurologici dell’Alzheimer indotti, migliorando i parametri comportamentali, la memoria e lo stato istologico dei nervi.
Dosaggio della curcuma
E’ meglio assumere la curcuma come parte della dieta. Può essere usata quasi con tutto. E ‘importante notare che la curcuma è poco assorbita dal corpo. Per ovviare a questo problema si consiglia di assumerla con grassi e/o pepe nero come spiegato nell’articolo 4 Modi per potenziare l’assorbimento della Curcuma. Si può facilmente mangiare 2 cucchiaini di curcuma al giorno senza problemi. Per azione ancora più concentrata si può assumere la curcumina.
Precauzioni. Bisogna però prestare attenzione se si assumono farmaci e si hanno particolari problemi di salute. Per approfondire quali situazioni possono creare problemi vedi Curcuma: Attenzione agli effetti con questi 6 farmaci e condizioni di salute
Conclusioni. L’incidenza effettiva della tossicità dell’alluminio è preoccupante, soprattutto nelle persone che si avvicinano all’età anziana, hanno reni poco efficienti e fanno costante uso di antiacidi. L’uso di curcuma riduce notevolmente l’impatto dell’alluminio come dimostrato da numerosi studi scientifici.
Riferimenti
– García-Niño WR, Pedraza-Chaverrí J. Protective effect of curcumin against heavy metals-induced liver damage. Food Chem Toxicol. 2014 Jul;69:182-201.
– Kumar A, Dogra S, Prakash A. Protective effect of curcumin (Curcuma longa), against aluminium toxicity: Possible behavioral and biochemical alterations in rats. Behav Brain Res. 2009 Dec 28;205(2):384-90.
– Sood PK, Nahar U, Nehru B. Curcumin attenuates aluminum-induced oxidative stress and mitochondrial dysfunction in rat brain. Neurotox Res. 2011 Nov;20(4):351-61.
– Salima Douichene et al. Neuroprotective Effect of Curcumin with a Fixator of Absorption against both Aluminium Neurotoxicity and Alzheimer’s Disease (Experimental Studies in Mice). Journal of Alzheimers Disease & Parkinsonism August 13, 2012

Salviamo le api prima che sia troppo tardi: in alcune parti del mondo sono già scomparse e la gente è costretta ad impollinare le piante da sè…

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Salviamo le api prima che sia troppo tardi: in alcune parti del mondo sono già scomparse e la gente è costretta ad impollinare le piante da sè…

Un eccezionale documento che dimostra quanto siano importanti le api per l’ecosistema e l’esistenza della vita sul pianeta.

Il paesaggio urbano presenta una maggiore biodiversità rispetto alle aree rurali, dove l’agricoltura ha cambiato radicalmente il paesaggio. La necessità di coltivare derrate alimentari (spesso per l’alimentazione animale) ed energia così detta “verde”, ha favorito l’utilizzo di molecole chimiche altamente pericolose per la salute e per la vita degli altri esseri viventi che sono la vera ricchezza del nostro pianeta.

La città diventa quindi un rifugio per molte specie animali e vegetali che possono trovare un ambiente meno ostile per la loro sopravvivenza e le api, in particolare, rimangono meno esposte a tutti quegli agenti chimici utilizzati in agricoltura (diserbanti, insetticidi e concimi chimici).

Gli insetticidi sono una minaccia diretta per api e impollinatori.

Queste sostanze chimiche, progettate per uccidere gli insetti, sono ampiamente utilizzate e diffuse nell’ambiente, specialmente nelle aree agricole.

Il ruolo specifico degli insetticidi nella diminuzione globale del numero di api è ancora poco studiato. Però è sempre più evidente che alcuni insetticidi, utilizzati correntemente nell’attuale sistema agricolo di stampo industriale, hanno conseguenze negative sulla salute degli insetti impollinatori – sia a livello di singolo individuo che di colonia.

Anche gli effetti, sub-letali, legati al loro utilizzo a basse dosi sono molti e diversi, e vanno ad impattare sulla salute delle api. Il VIDEO diffuso su Youtube da ApicolturaUrbana.it:

QUI il video

Sul sito www.apicolturaurbana.it è spiegato come effettuare un’apicultura in città del tutto sicura e priva di sostanze chimiche.

tratto da: http://naturalblog.info/salviamo-le-api-prima-che-sia-troppo-tardi-in-alcune-parti-del-mondo-sono-gia-scomparse-e-la-gente-impollina-le-piante-da-se/

 

 

Attenti all’imbroglio dei “senza olio di palma”: è stato sostituito con oli ancora peggiori, con molti più grassi saturi …forse era meglio tenerci l’olio di palma, almeno evitavamo l’ennesima presa per i fondelli della Grande Industria Alimentare!

 

senza olio di palma

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Attenti all’imbroglio dei “senza olio di palma”: è stato sostituito con oli ancora peggiori, con molti più grassi saturi …forse era meglio tenerci l’olio di palma, almeno evitavamo l’ennesima presa per i fondelli della Grande Industria Alimentare!

Attenti alla dicitura “senza olio di palma”: ecco perché

ROMA – Dove c’è olio di palma ci sono sempre più grassi saturi? La risposta è no. A rivelarlo è l’ultimo studio realizzato dalla piattaforma Campagne Liberali, intitolato “Senza olio di palma, ma più saturi” che testa la composizione dei prodotti che hanno eliminato il palma dopo le pressioni mediatiche portate avanti da organizzazioni non governative e attivisti.

Lo studio di Campagne Liberali

Lo studio – condotto selezionando un campione esemplificativo di 25 prodotti del mercato alimentare italiano destinati soprattutto a bambini e adolescenti – analizza le etichette e confronta le tabelle nutrizionali e la lista degli ingredienti, in particolare i grassi saturi e la tipologia di oli e grassi impiegati. Il risultato è il seguente: in molti dei prodotti che hanno sostituito l’olio di palma con altri ingredienti, la percentuale di grassi saturi è comunque superiore o simile rispetto ad altri prodotti analoghi che lo utilizzano. In un caso specifico, a fronte della sostituzione dell’olio di palma con altri oli vegetali, la presenza di grassi saturi è addirittura aumentata di 5 grammi rispetto alla precedente composizione del medesimo prodotto .

I claim fuorvianti

Lo studio vuole aprire una riflessione sulle confezioni dei prodotti alimentari che riportano claim apparentemente salutisti, come il “senza olio di palma”. Secondo Campagne Liberali, questi claim sono spesso fuorvianti per il consumatore, come dimostra la ricerca: l’assenza di olio di palma, infatti, ben evidenziata sulle confezioni e nell’ambito di diverse campagne di comunicazione, è stata associata erroneamente a una salubrità maggiore dei prodotti. Tuttavia l’analisi delle tabelle nutrizionali dimostra che in casi importanti e noti ciò non corrisponde alla realtà. Soprattutto nei prodotti più gustosi ed attraenti per i giovani consumatori.

 

fonte: https://www.diregiovani.it/2017/05/22/111300-cibo-attenti-alla-dicitura-senza-olio-di-palma-ecco-perche.dg/