La grande truffa delle Compagnie Telefoniche, spalleggiate dal Governo: addio all’estorsione delle bollette a 28 giorni? E loro ti chiedono gli stessi soldi spalmati su 12 mensilità, anziché 13! E non concedono nemmeno il diritto di recesso!

Compagnie Telefoniche

 

 

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La grande truffa delle Compagnie Telefoniche, spalleggiate dal Governo: addio all’estorsione delle bollette a 28 giorni? E loro ti chiedono gli stessi soldi spalmati su 12 mensilità, anziché 13! E non concedono nemmeno il diritto di recesso!

 

TLC: DOPO LO STOP ALLE BOLLETTE A 28 GIORNI E MULTA AGCOM LE COMPAGNIE AUMENTANO LE TARIFFE, MA NON CONCEDONO DIRITTO DI RECESSO
IL CODACONS PRESENTA ESPOSTO ALL’AGCOM E A 104 PROCURE DELLA REPUBBLICA

In seguito alla sanzione dell’AGCOM alle imprese telefoniche per il caso della fatturazione a 28 giorni, i gestori della telefonia stanno aumentando le tariffe a carico degli utenti e non fornirebbero adeguate garanzie ai consumatori sul fronte del diritto del recesso. Lo denuncia il Codacons, che ha presentato oggi un esposto all’Autorità per le Comunicazioni e a 104 Procure della Repubblica di tutta Italia.
Sulle modalità di attuazione dell’obbligo della fatturazione su “base mensile” l’Agcom ha fornito delle linee guida che impongono alle compagnie, in caso di modifica delle condizioni del contratto, di informare i consumatori del diritto di recesso, senza penali né costi di disattivazione – spiega l’associazione – In sostanza, se le compagnie ricominciano a fatturare a 30 gg ma aumentano le tariffe, devono informare i consumatori del loro diritto di recesso.
Nonostante tali espresse indicazioni, tuttavia, dalle prime segnalazioni dei consumatori al Codacons sembrerebbe che le compagnie telefoniche abbiano comunicato agli utenti il ritorno alla fatturazione su base mensile, ma anche il contemporaneo aumento delle tariffe, per un importo dell’8,6%, senza riconoscere alcun recesso. In altre parole: le compagnie richiederanno ai loro utenti lo stesso canone annuo, semplicemente spalmandolo su 12 mensilità, anziché 13, senza nemmeno informali sulla possibilità di recedere dal contratto senza costi.
Tim, ad esempio, in totale spregio di quanto stabilito dall’AGCOM, ha inviato una lettera ai clienti del seguente contenuto:

 

Il CODACONS ritiene si tratti di un vero e proprio aumento tariffario che – come espressamente indicato dall’AGCOM – non può essere comunicato ai consumatori senza riconoscergli anche un recesso senza penali.
Per questo l’Associazione ha presentato un esposto in cui chiede all’Autorità Garante e alle Procure della Repubblica di aprire una indagine e valutare nuovamente la legittimità dell’operato delle imprese telefoniche, accertando ipotesi di condotte penalmente rilevanti con grave e diretto danno per tutti gli utenti.

FONTE: https://codacons.it/tlc-lo-stop-alle-bollette-28-giorni-multa-agcom-le-compagnie-aumentano-le-tariffe-non-concedono-diritto-recesso/

Bando del Ministero dell’Istruzione per un importante progetto universitario del MIUR… Ma la domanda di partecipazione deve essere redatta esclusivamente in inglese. Una domanda a quella bestia ignorante del nostro Ministro Fedeli: PERCHÉ?

 

 

MIUR

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Bando del Ministero dell’Istruzione per un importante progetto universitario del MIUR… Ma la domanda di partecipazione deve essere redatta esclusivamente in inglese. Una domanda a quella bestia ignorante del nostro Ministro Fedeli: PERCHÉ?

Bando di ricerca MIUR: “Domande solo in inglese”. Perché si tratta di una scelta sbagliata.

27 dicembre, bando del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca per finanziare progetti universitari d’interesse nazionale. Un bando molto importante, si capisce: deve nutrire direttamente ricerche fra le più importanti. Piccola questione, questione da nulla: la domanda di partecipazione al bando deve essere redatta in lingua inglese.

Ovviamente quando la questioncina è saltata fuori s’è aperto il cielo, e molti linguisti, fra cui lo stesso Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, hanno dichiarato con urgenza la loro preoccupazione. In sostanza si dice che l’italiano non può abdicare all’inglese, specie al livello più alto del proprio sapere (neppure in una mera procedura burocratica). E anche se, come ha voluto affermare la ministra Fedeli difendendo la scelta del suo Ministero, “l’inglese è, semplicemente, la lingua veicolare della comunicazione internazionale fra ricercatrici e ricercatori”, anche se smaliziata questa scelta rimane molto criticabile. In particolare c’è una questione storica che forse non abbiamo sempre presente e che però, in questi ambiti, è stata determinante: l’affermazione della lingua volgare.

Nelle scienze (e non solo, ma ora di scienze parliamo) per lunghi secoli ha dominato incontrastato il latino. Tutti i dotti lo parlavano, lo leggevano e lo scrivevano, ed era un mezzo linguistico formidabile per avere un confronto nella comunità internazionale. Lo scozzese e il napoletano che conoscessero il latino potevano dibattere come vicini di casa. Proprio come oggi io, parlando inglese, posso raccontare la mia osservazione a brasiliani e malesi.

Questo dominio del latino, però, contribuiva alla chiusura della comunità scientifica: non solo il popolo ignorante, ma senza conoscere il latino anche quel ceto medio che davvero poteva interessarsi di scienza restava tagliato fuori. Serviva uno strumento, una frizione capace di portare il movimento dell’albero motore della scienza a una popolazione più vasta. Serviva al popolo perché il bene e l’apertura mentale del discorso scientifico vi penetrasse; serviva alla scienza, perché il popolo, conoscendola, la potesse appoggiare – senza che la sua fortuna riposasse solo nelle mani di sovrani ed ecclesiastici. Questa frizione fu il volgare, fu l’italiano. Quando Galileo scrive il suo “Il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” la sua posizione accademica era già parecchio scricchiolante, e aveva un gran bisogno di sostegno, di alleati. Scrivere in un meraviglioso volgare quel meraviglioso trattato non lo salvò dalla malizia altrui, ma permise alle sue idee di avere una presa definitiva sul ceto borghese.

Ovviamente l’inglese è […] la lingua veicolare della comunicazione internazionale fra ricercatrici e ricercatori. Ma estromettere la lingua italiana dal circuito della ricerca o renderla del tutto secondaria porta come effetto proprio quella distanza fra scienziati e popolo che il volgare aveva dapprima inteso colmare. Non è solo vero che al popolo serve la scienza: è anche vero che alla scienza serve il popolo. Perché solo quando è conosciuta, sostenuta e finanziata dal popolo è davvero libera. Per questo è importante che l’accademia sappia l’inglese e desideri parlare italiano.

Tratto da: https://www.fanpage.it/bando-di-ricerca-miur-domande-solo-in-inglese-perche-si-tratta-di-una-scelta-sbagliata/

L’Italia ripudia la guerra… Ma non sempre, sempre… Quando si tratta di guadagnare soldi con le armi, la guerra non fa poi così tanto schifo… E chi se ne frega se poi in Yemen i bambini crepano per le bombe made in Italy…

Yemen

 

 

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L’Italia ripudia la guerra… Ma non sempre, sempre… Quando si tratta di guadagnare soldi con le armi, la guerra non fa poi così tanto schifo… E chi se ne frega se poi in Yemen i bambini crepano per le bombe made in Italy…

 

Bombe italiane uccidono civili in Yemen, la notizia choc scompare. Eppure, ‘L’Italia ripudia la guerra’

Bombe italiane. Che vengano lanciate sui civili rende solo più orrenda la notizia riferita dal New York Times. La nostra politica si affretta a sostenere che “sono state rispettate rigorosamente le leggi italiane e internazionali”. E poi puffnel modo che ricordo bene come si fa, tutto scompare dalle prime pagine dei giornali, tra botti, capodanno, scissioni del Pd, stupidaggini di varia umanità decadente.

Le bombe prodotte in Sardegna arrivano a Jeddah, servono alla corona saudita per bombardare lo Yemen. Solo che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, come recita l’articolo 11 della nostra Costituzione. Ripudiamo la guerra ma produciamo bombe con cui vengono sterminati militari e civili. Sarebbe come regalare eroina per le strade durante una campagna antidroga, o aprire bordelli gratuiti nel contrasto alla prostituzione, o segregare e torturare dissidenti in nome della libertà di opinione. Ipocrisia, crimine, comportamento anticostituzionale, così si chiama.

In un “Paese normale”, che avesse ancora una società pensante e civile e una politica non in cancrena, la gente avrebbe manifestato,i giornali avrebbero tenuto tutto sulle prime pagine, avrebbero esteso l’indagine, ma soprattutto il presidente della Repubblica, garante della Costituzione, avrebbe incentrato su questo scoop scandaloso il suo discorso di fine anno, inchiodando tutti a precise responsabilità. Invece non una parola, e parliamo delle inutili prossime elezioni, facendo pure appello al senso di responsabilità dei cittadini.

“Io ripudio la guerra”, questa è la mia Costituzione. Tra la melassa del chiacchiericcio e del gossip di potere, nell’assurdo clamore della ripresa e dello shopping natalizio che ottunde tutti in un’orgia di assenza di pensiero, io estraggo questa notizia sanguinolenta, la alzo tenendola ben in vista tra le mani. Che un marziano, venendo sulla terra tra decine di anni, studiandosi l’umanità a ritroso per capire chi siamo, non veda anche me nello stato di prostrazione delle coscienze. Almeno questo. Vergogna.

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/02/bombe-italiane-uccidono-civili-in-yemen-la-notizia-choc-scompare-eppure-litalia-ripudia-la-guerra/4068225/

 

Come la Bayer creò l’eroina e la diffuse nel mondo

 

Bayer

 

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Come la Bayer creò l’eroina e la diffuse nel mondo

 

Lo sapevi che la Bayer, il colosso tedesco dell’aspirina, creò l’eroina? In passato era un farmaco… ora è una droga che uccide.

Tosse? Raffreddore? Magari due linee di febbre? Cosa meglio di una Aspirina C? Ci darà sollievo, ci farà sentire di sicuro meglio… Ma almeno conosciamo la storia di chi produce questo farmaco?

La casa farmaceutica in questione si chiama BAYER AG, e fu fondata in Germania nel 1863 da Friedrich Bayer e Johann Friedrich Weskott. Il primo importante prodotto della Bayer fu l’eroina, che venne immessa in commercio nel 1899.

La vera storia dell’eroina è venuta recentemente alla luce dopo che, nel 1990, la Bayer, ha finalmente aperto i suoi archivi e permesso di consultare i diari di laboratorio dei suoi chimici e farmacologi, i documenti sulle vendite, il materiale propagandistico e i profitti. La sintesi della diacetilmorfina, nome chimico dell’eroina, era in realtà già avvenuta nel 1874, in un oscuro laboratorio ad opera di un chimico chiamato Wright. Sfortunatamente per lui, alcuni farmacologi, dopo avere sperimentato quella molecola sulla rana e sul coniglio, ne decretarono l’inutilità clinica e così la diacetilmorfina e Wright vennero dimenticati.

La seconda nascita della diacetilmorfina risale al 21 agosto 1897, ad opera del chimico della Bayer, Felix Hoffmann. Questa sostanza divenne in breve una medicina di grandissimo successo, usata contro moltissime malattie e dolori, poi vietata in Italia nel 1925, negli Stati Uniti negli anni ’30 e in Portogallo nel 1962. Sempre nello stesso anno viene messa in commercio anche l’Aspirina, una medicina a base di acido acetilsalicilico, cioè una modificazione dell’acido salicilico (o salicina), che era un rimedio popolare estratto dalla corteccia del salice.

Inizialmente, il successo dell’aspirina fu nettamente inferiore rispetto a quello dell’eroina, ma dopo che questa venne vietata, l’aspirina rimpiazzò l’oppioide e ne ereditò il successo planetario.

Per il suo coinvolgimento in diversi crimini di guerra ad opera dei nazisti, in particolare per la produzione dello Zyklon B e gli esperimenti chimici su numerose cavie umane, specialmente di origine ebraica, e per la compartecipazione che l’impero dei Rockfeller aveva in essa e viceversa, dopo la prima guerra mondiale la Bayer AG venne penalizzata per crimini di guerra negli USA, in Canada e in diverse altre nazioni le vennero sottratti i diritti sul proprio nome e sui propri marchi registrati, ma la Bayer stessa riapparve dopo la Seconda guerra mondiale come azienda indipendente. A partire dal 1978, attraverso numerose acquisizioni, la Bayer ha cercato di riacquisire i diritti sui propri marchi registrati, facendo completamente razzia in Canada e in USA, dove, come detto in precedenza, gli vennero sottratti.

Le scoperte che macchiano il colosso Bayer

EROINA: Come già detto è stata sintetizzata la prima volta nel 1874, dal ricercatore britannico C.R. Wright. L’eroina è un derivato dell’oppio, nota al giorno d’oggi sotto vari nomi farmacologici come Diacetilmorfina o Diamorfina. L’intento era quello di ottenere una molecola più efficace della codeina nel sedare la tosse, per la tubercolosi e nelle patologie respiratorie.

A parte l’opinione negativa di qualche farmacologo contro corrente, non la si riteneva in grado di dare dipendenza, mentre la dipendenza che crea è forte e si instaura molto rapidamente. L’eroinomania divenne rapidamente una emergenza sanitaria: nel 1905 la città di New York consumava circa due tonnellate di eroina all’anno. In Cina sostituì l’oppio.

L’Europa e il vecchio mondo non ne rimasero immuni e il consumo si diffuse rapidamente. In Egitto, nel 1930, il fenomeno aveva assunto proporzioni drammatiche: si calcola che su 14 milioni di abitanti vi fossero 500.000 eroinomani. La dose letale è di circa 100 mg endovena nei soggetti non assuefatti; una dose per consumo voluttuario ne contiene da 3 a 10 mg. Nei tossicodipendenti, si sviluppa sia tolleranza che dipendenza. Per cui, man mano, per ottenere l’effetto cercato si aumentano sempre più le dosi: molti dipendenti da eroina ne assumono dai 2,5 ai 3 grammi al giorno in due/tre dosi.

I più gravi effetti collaterali a lungo termine, di uso costante della sostanza, riguardano principalmente l’instaurarsi di una dipendenza fisica e psichica, che varia da persona a persona. Una volta instaurata la dipendenza, il tossicodipendente è “costretto” a continuare ad assumere la sostanza per evitare il crearsi di fortissime crisi d’astinenza. Nella classifica di pericolosità delle varie droghe, stilata dalla rivista medica Lancet, l’eroina occupa il primo posto.

IPRITEL’iprite è un vescicante d’estrema potenza che possiede la spiccata tendenza a legarsi a molte e diverse molecole organiche costituenti l’organismo. L’iprite è liposolubile e penetra in profondità nello spessore della cute; dopo che gli strati superiori, ancora sani, sono andati incontro al fisiologico ricambio, si presentano sulla superficie cutanea le cellule colpite e non proliferanti, cosicché si aprono devastanti piaghe.

Concentrazioni di 0,15 mg d’iprite per litro d’aria, risultano letali in circa dieci minuti; concentrazioni minori producono le sopracitate gravi lesioni, dolorose e di difficile guarigione. La sua azione è lenta (da quattro ad otto ore) ed insidiosa, poiché non si avverte dolore al contatto. È estremamente penetrante ed agisce sulla pelle anche infiltrandosi attraverso gli abiti, il cuoio, la gomma e diversi tessuti anche impermeabili all’acqua.

In caso di esposizione a dosi molto elevate, provoca danni gravissimi all’apparato respiratorio e all’apparato ematopoietico. L’unica terapia è quella sintomatica in camera sterile al fine di evitare infezioni che risulterebbero letali; gli scampati presenteranno estese cicatrici deturpanti per tutta la vita. L’iprite fu utilizzata per la prima volta, durante la Prima guerra mondiale, per iniziativa dell’esercito tedesco; già l’anno precedente i francesi ne avevano preso in considerazione l’impiego, scartandolo per difficoltà tecniche. Dal dicembre 1935 al maggio 1936, gli italiani sganciarono in Etiopia circa 85 tonnellate di iprite con bombe da aereo, nonché proiettili di artiglieria caricati ad arsine e vescicanti.

TABUNIl gas Tabun è un agente chimico scoperto dal dottor Gerhar Schrader nel 1937; in natura si trova solitamente allo stato liquido, è volatile, inodore e incolore. A causa di queste sue caratteristiche, è molto difficile da individuare senza adeguati strumenti. Essendo molto semplice da produrre in gran quantità, le nazioni in via di sviluppo sovente iniziano i loro programmi di militarizzazione chimica e lo sviluppo di arsenali chimici con il Tabun.

Questo gas è apparso per la prima volta in un conflitto durante la guerra Iran-Iraq, ove fu utilizzato per uccidere migliaia di soldati iraniani fino al 1988. L’entità del danno causato da parte del gas, dipende da diversi fattori quali temperatura, vento, pressione atmosferica, concentrazione e modalità con la quale si entra in contatto col gas. I sintomi di esposizione a piccole quantità di gas Tabun includono irritazione del tratto intestinale e naso che cola; esposizione a quantità maggiori producono crampi intestinali, vomito, irrigidimento del diaframma ed infine morte.

Il Tabun, come la maggior parte degli agenti nervini, inibisce l’enzima acetilcolinesterasi, che permette al neurotrasmettitore acetilcolina di legarsi al suo sito attivo. L’accumulo di acetilcolina causa crampi di entità crescente fino al collasso muscolare e la conseguente morte del soggetto. In caso di esposizione al Tabun, è importante somministrare tempestivamente l’antidoto; dopodiché, la pelle della vittima deve essere lavata con una soluzione al 10% di carbonato di sodio e acqua saponata; gli occhi devono essere invece lavati con acqua pulita. È importante anche fare un’iniezione intramuscolare di farmaci atti a rilassare i muscoli per contrastare l’azione contrattile dell’acetilcolina.

Fonte: www.dionidream.com/la-bayer-creo-leroina-e-la-diffuse-nel-mondo/

Riferimenti:

  • http://it.wikipedia.org/wiki/Bayer
  • http://it.wikipedia.org/wiki/Eroina
  • DisintossicazioneEroina.it

Cento pozzi di petrolio nel parco nazionale, quando il loro business è più importante di “quattro miseri alberi”…!

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Cento pozzi di petrolio nel parco nazionale, quando il loro business è più importante di “quattro miseri alberi”…!

Nonostante le promesse all’ONU del presidente Moreno

Cento pozzi di petrolio nel parco nazionale, bufera sull’Ecuador

La seconda fase del progetto Ishpingo-Tambococha-Tiputini prevede l’estrazione di petrolio da 97 pozzi nel cuore del parco nazionale Yasunì, tra gli hotspot di biodiversità più ricchi del mondo.

Il nuovo piano di estrazione del petrolio fa discutere

Novantasette nuovi pozzi di petrolio nel cuore del parco nazionale Yasunì, uno degli hotspot di biodiversità più ricchi del pianeta. Questo è il piano della compagnia statale Petroamazonas, che in Ecuador ha scatenato le proteste degli ambientalisti per un potenziale disastro ambientale impossibile da escludere.

L’apertura del pozzo Tambococha-2, il primo del nuovo piano di trivellazioni, getta una pioggia di critiche sul presidente Lenín Moreno, che agli occhi dell’opinione pubblica avrebbe fatto una clamorosa marcia indietro rispetto alle promesse di proteggere l’Amazzonia ecuadoriana e prestare maggiore attenzione all’opinione delle comunità indigene. Il controverso progetto Ishpingo-Tambococha-Tiputini (ITT), avviato nel 2016, giunge così nella sua seconda fase, che vede le trivelle addentrarsi ulteriormente nel parco nazionale.

Con le perforazioni del Tambococha-2, Petroamazonas ha intenzione di estrarre petrolio a 1.800 metri di profondità, da una riserva stimata in 287 milioni di barili. Nei prossimi mesi, la compagnia prevede di costruire quattro impianti e trivellare in 97 punti. Nono sono in molti a credere alle rassicurazioni: Petroamazonas promette che lavorerà in modo discreto, concentrando le operazioni in un’area ridotta, interrando le tubazioni e prendendo tutte le precauzioni del caso contro le possibili fuoriuscite. Ma i critici sostengono sia impossibile garantire un impatto zero su un’area così sensibile. L’apertura di nuove strade nella foresta per il passaggio dei mezzi a motore rischiano di accelerare la deforestazione, la caccia e aumentare le tensioni con due tribù indigene che vivono nel parco.

Il presidente Moreno era stato portato sugli allori dagli ambientalisti dopo aver promesso alle Nazioni Unite, nel 2017, che avrebbe fatto di più per proteggere l’Amazzonia. Ha concordato maggiori consultazioni con le comunità locali prima di concedere nuove concessioni minerarie, e l’Ecuador terrà a breve un referendum sull’ampliamento della protezione per Yasuní.

«Le trivellazioni a Yasuni contraddicono l’impegno alle Nazioni Unite di Moreno e le proposte di aumentare la protezione inserite nel referendum – ha dichiarato Carlos Mazabanda , coordinatore di Amazon Watch in Ecuador – Inoltre, tutto questo va contro la costituzione, che riconosce i diritti della natura e cerca di proteggere gli ecosistemi sensibili da attività che potrebbero portare all’estinzione delle specie, alla distruzione degli ecosistemi o alla permanente alterazione dei cicli naturali».

 

 

fonte: http://www.rinnovabili.it/ambiente/cento-pozzi-di-petrolio-ecuador-333/

 

La fabbrica delle tangenti – L’accusa de I Nuovi Vestri: come hanno trasformato la “difesa dell’ambiente” in una scusa per arricchirsi con corruzione e tangenti…

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La fabbrica delle tangenti – L’accusa de I Nuovi Vestri: come hanno trasformato la “difesa dell’ambiente” in una scusa per arricchirsi con corruzione e tangenti…

 

La ‘difesa dell’ambiente’, ovvero la fabbrica delle tangenti

 

La difesa dell’ambiente è, da sempre, uno dei mezzi più potenti per consentire alla politica e ai pubblici funzionari corrotti di arricchirsi. Impossibile accertare verità e responsabilità. Perché dovete sapere che le leggi sull’ambiente sono perfette: non prevedono un colpevole nemmeno in caso di stermini di massa

Il sistema di difesa dell’ambiente è il mezzo più potente di finanziamento della politica e di arricchimento illecito di pubblici funzionari. E’ un sistema complesso che attraversa, come la giustizia, tre gradi.

Il primo grado è quello legislativo. La politica che ha sempre bisogno di soldi sporchi elabora discute e approva una legge sulla difesa dell’ambiente, sulla sicurezza, sul riciclo degli scarti e sulla tutela degli addetti e delle popolazioni a rischio. Sono leggi esemplari, nelle quali vengono previste norme stringentissime e termini brevissimi per adeguarvisi.

Nel corso dell’approvazione cominciano a volare le prime mazzette, dette “a caldo o in corso dei lavori” per i parlamentari. Se li aggiudica chi riesce a presentare e fare approvare emendamenti che alleggeriscono qualche norma capestro scritta apposta. La politica poi ritira le mazzette a tappeto alla prima proroga dei termini per l’adeguamento alle nuove norme.

Proroghe sollecitate e pagate dalle imprese che ovviamente non hanno nemmeno cominciato a fare i lavori prescritti.

Esaurita questa prima fase si passa al secondo stadio, quello dei controlli e delle certificazioni. Qui le mazzette vengono incassate da governatori di Regioni e assessori, da giunte provinciali, giunte comunali, consigli regionali, comunali e provinciali, da funzionari regionali, comunali e provinciali, da tecnici e amministrativi delle ASL, delle Agenzie per l protezione ambientale (ARPA), dagli ispettorati e pubblici ufficiali assortiti, in borghese e/o in divisa. Vengono remunerati gli omessi controlli, le omesse certificazioni o le certificazioni false.

Consumato questo secondo passaggio, si passa al terzo. E’ il momento della Giustizia .Nei casi in cui questo pur collaudato sistema abbia qualche falla, per errori, o per piccole vendette e si finisce in Procura e si aprono due strade: l’insabbiamento puro e semplice delle denunce e delle indagini svolte, oppure l’avvio di una lunga ed estenuante attività processuale.

Intanto, però, come è già accaduto e accade, in tanti stabilimenti italiani, potenti e ricche multinazionali continuano ad inquinare aria, acqua e terra, a uccidere bambini e a creare mutanti animali e vegetali.

Talvolta si arriva al processo, raramente alla sentenza perché avvocati bravi e senza scrupoli lavorano per fare intervenire la prescrizione dei reati. Una prescrizione costruita con scientifica complicità da avvocati e magistrati.

Quando e se, dopo anni e anni, si arriva per occhio di mondo alla condanna in primo grado di qualcuno, non fatevi illusioni. Nei due superiori gradi di giudizio l’assoluzione è garantita. Perché dovete sapere che le leggi sull’ambiente sono perfette. Non prevedono un colpevole nemmeno in caso di stermini di massa.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2018/01/10/la-difesa-dellambiente-ovvero-la-fabbrica-delle-tangenti/#_

Ecco perché le api stanno scomparendo: sono attratte dai cocktail di pesticidi, che le uccidono!

 

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Ecco perché le api stanno scomparendo: sono attratte dai cocktail di pesticidi, che le uccidono!

 

Un esperimento tanto semplice quanto inquietante, almeno per i risultati che ha dato. Quello condotto da tre scienziati dell’Illinois e appena pubblicato su Scientific Reports. L’équipe, infatti ha proposto alle api uno sciroppo di zucchero normale e una miscela dolce con diversi fungicidi ed erbicidi a diverse concentrazioni. Assieme a queste altre opzioni, tra le quali acqua zuccherata mescolata con sostanze chimiche presenti in natura.
Ebbene le api hanno scelto proprio il cocktail di veleni. Le stesse sostanze chimiche, insomma, che ne stanno mettendo in pericolo la sopravvivenza a livello globale. Oltre al clorotalonil, un potente fungicida, le “cavie” hanno optato per acqua, zucchero e glifosato, secondo quanto riporta l’esperimento.

E si tratta di una constatazione molto preoccupante, soprattutto perché segna un pericolo molto grave per le api. Questi insetti, infatti, sono noti per poter “fiutare” le sostanze chimiche potenzialmente pericolose, in pratica valutare la qualità del cibo e utilizzare le sostanze fitochimiche come spunti per prendere decisioni su cosa è per loro commestibile.

Se questa capacità, come dimostra l’esperimento, viene meno proprio nei confronti dei pesticidi, la loro sopravvivenza è ad alto rischio.

Esattamente come accade per i neonicotinoidi, pesticidi oramai tristemente famosi per aver decimato questi insetti, il nettare ai fitofarmaci riportato in alveare può mettere a rischio l’intera colonia abbreviare la durata della vita delle api esposte e devastare l’organizzazione dell’alveare.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2018/01/10/le-api-attratte-dai-cocktail-di-pesticidi-che-le-uccidono/30132/

Ecco come il governo ci stanga con le bollette luce e gas, ma si dimentica del tutto delle rinnovabili!

 

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Ecco come il governo ci stanga con le bollette luce e gas, ma si dimentica del tutto delle rinnovabili!

 

Contenuti

  • Stangata nel 2018 per le bollette luce e gas: i consumatori italiani si ritroveranno con aumenti di almeno il 5%. Tutte le amare novità per le famiglie, mentre le polemiche montano per il nuovo balzello dei sacchetti biodegradabili a pagamento, questa misura pare decisamente essere più onerosa per le tasche di noi consumatori
    • Bollette luce e gas: gli aumenti
      • Aumenti bollette luce e gas: le ragioni
      • Le reazioni
    • Ma che fine hanno fatto le rinnovabili?
      • Anno nuovo, politiche vecchie

Stangata nel 2018 per le bollette luce e gas: i consumatori italiani si ritroveranno con aumenti di almeno il 5%. Tutte le amare novità per le famiglie, mentre le polemiche montano per il nuovo balzello dei sacchetti biodegradabili a pagamento, questa misura pare decisamente essere più onerosa per le tasche di noi consumatori

Stangata sulle bollette luce e gas per le famiglie italiane: questo 2018 non si presenta sotto i migliori auspici sul fronte delle spese. E se si continuano a magnificare i provvedimenti che hanno elargito mance elettorali (gli ormai famosi 80 euro, che avrebbero addirittura rilanciato l’economia!), si dà con una mano, per togliere con l’altra.

La notizia della stangata arriva dall’Autorità per l’energia, che ha di recente pubblicato un aggiornamento alle condizioni economiche di riferimento perfamiglie e piccoli consumatori nei servizi di tutela. Ecco che cosa prevede nel dettaglio.

Bollette luce e gas: gli aumenti

Gli aumenti sono scattati dal primo gennaio. È quindi prevedibile vedere aumenti delle bollette luce e gas già a partire dal primo conto del nuovo anno. Per la fornitura di energia elettrica si prevede un rincaro del 5,3%. Per il gas, invece, si registrerà un +5%.

L’Autorità per l’energia fa anche i ‘conti in tasca’ alle famiglie italiane:

«Nel dettaglio, per l’elettricità la spesa (al lordo delle tasse) per la famiglia-tipo nell’anno compreso tra il 1° aprile 2017 e il 31 marzo 2018 è di circa 535 euro, con un aumento del +7,5% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (1° aprile 2016 – 31 marzo 2017) corrispondente ad un aumento di circa 37 euro l’anno. Nello stesso periodo la spesa della famiglia tipo per la bolletta del gas, sarà di circa 1.044 euro, con un rialzo del +2,1% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente, corrispondente ad un aumento di circa 22 euro l’anno».

Aumenti bollette luce e gas: le ragioni

È incredibile leggere poi le ragioni di tali aumenti. L’Autorità per l’energia parla genericamente, per l’elettricità, di incrementi dovuti ai prezzi all’ingrosso in crescita e dei costi per adeguatezza e sicurezza del sistema. Federconsumatori specifica meglio dove sta l’inghippo.

Per la luce, in realtà, andremo a pagare di più per:

  1. La dismissione delle centrali nucleari (ancora!)
  2. Le agevolazioni alle imprese energivore, ovvero a quelle ad alto consumo di energia (che producono metalli, vetro, plastica, per intenderci): qui l’aumento sarebbe il più sostanzioso, facendo registrare un +1,9%
  3. I regimi tariffari speciali per le ferrovie
  4. Incentivi alle fonti rinnovabili

Per il gas invece? Pare che d’inverno, chissà perché, il costo aumenti ormai in maniera “fisiologica”…

Le reazioni

Le associazioni dei consumatori reagiscono con energia ai rincari sulle bollette luce e gas nel 2018.

Per il Codacons, gli aumenti delle tariffe sono “del tutto sproporzionati”. Avranno infatti un effetto “elevatissimo sui nuclei familiari numerosi e sulle famiglie a reddito medio-basso”. Carlo Rienzi, presidente dell’associazione, dice la sua anche sulle ragioni che hanno portato alla stangata:

«I rincari sono determinati da fattori speculativi che nulla hanno a che vedere con i costi reali di approvvigionamento: basti pensare che alla base del rialzo del +5% del gas vi è la prevista maggiore domanda per i mesi invernali, mentre l’incremento del +5,3% per l’elettricità è causato, tra i vari fattori, anche dagli oneri per la sicurezza del sistema elettrico, che così vengono scaricati interamente sui consumatori».

Carlo De Masi, presidente Adiconsum, rincara la dose. E spiega che i rincari “sono del tutto ingiustificati, sia perché i consumatori italiani pagano l’energia più cara d’Europa, sia per via di oneri e accise impropri che andrebbero complessivamente rivisti”.

Emilio Viafora di Federconsumatori parla di “vere e proprie tasse occulte che si annidano all’interno delle bollette dell’energia elettrica e del gas”. In particolare, sul secondo punto, Viagora spiega che “l’aumento nel periodo invernale è un fatto consolidato, sul quale è giunto il momento di indagare meglio”.

Ma che fine hanno fatto le rinnovabili?

Un punto, in particolare, attira l‘attenzione. Il fatto cioè che gli aumenti nelle bollette luce e gas servirebbero anche per incentivare le energie rinnovabili. Anche se, ormai, il calo costante di investimenti nel settore è un fatto assodato nella legislatura che ci stiamo per lasciare alle spalle.

A luglio 2017, per esempio, Legambiente ci metteva in guardia su un emendamento Pd alla legge Europa 2017, approvato in parlamento, che poneva limiti per gli incentivi alle rinnovabili.

La sensazione era che, mentre a parole si lanciavano grandi obiettivi, nel concreto si facesse ben poco. E lo dimostrano anche i dati.

Il Consiglio Nazionale della Green Economy ha infatti certificato il rallentamento degli investimenti nelle rinnovabili. Che si sarebbero addirittura dimezzati nel giro di 4 anni: da 3,6 miliardi nel 2013 a 1,7 nel 2016. Non è andata meglio l’anno scorso: nei primi 8 mesi del 2017, la produzione di elettricità green è scesa del 5% rispetto allo stesso periodo precedente.

Anno nuovo, politiche vecchie

La Strategia Energetica Nazionale, approvata di recente, prevede in teoria di chiudere tutte le centrali a carbone entro il 2025 e di portare l’elettricità da fonti rinnovabili al 55% del totale entro il 2030. Tutto molto bello a parole, ma come dimostrato, spesso la strategia non si traduce in politiche concrete.

Ne abbiamo avuto numerosi esempi di recente. Nei mesi scorsi, infatti, il governo ha approvato nuovi investimenti alla raffineria Eni di Taranto. Così come ha dato l’ok alla costruzione di una centrale Snam a Sulmona, per la compressione del metano.

Allo stesso tempo, però, il governo blocca la centrale solare termodinamica di Gonnosfanàdiga, in Sardegna. Anche quest’ultimo progetto aveva dei problemi dal punto di vista ambientale (li sottolinea il Sole). Ma la direzione dell’esecutivo sembra improntata a politiche vecchie di due secoli: più energia da combustibili fossili (petrolio e gas) e meno da sole e vento.

Un paradosso sottolineato da Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club:

«Una vicenda simbolica. Il risultato è che un impianto tecnologico all’avanguardia non si farà. Poi magari nei convegni qualche ministro continuerà a parlare del talento e del know how italiano. E intanto il decreto sulle fonti rinnovabili non fotovoltaiche giace nei cassetti dello Sviluppo Economico da oltre un anno e tante imprese stanno pensando a emigrare»

 

fonte: https://www.ambientebio.it/ambiente/energia/bollette-luce-e-gas/

Ti fanno pagare 2 cent il sacchetto ortofrutta perchè è bio, non inquina… Ma il sacchetto è made in Vietnam. Ha viaggiato, inquinando, per 10.000 km… Non trovate che c’è qualcosa che non quadra?

 

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Ti fanno pagare 2 cent il sacchetto ortofrutta perchè è bio, non inquina… Ma il sacchetto è made in Vietnam. Ha viaggiato, inquinando, per 10.000 km… Non trovate che c’è qualcosa che non quadra?

Ti fanno pagare 2 cent il sacchetto ortofrutta perchè è bio, non inquina… Ma il sacchetto è made in Vietnam. Ha viaggiato, inquinando, per 10.000 km… Non trovate che c’è qualcosa che non quadra?

Qualcuno ci spiega perchè al supermercato ci vendono a 2 cent il sacchetto made in Vietnam? Quanto ha inquinato per arrivare in Italia?

Signori, sono 10.000 Km…

Quanto ha inquinato per viaggiare in nave dal Vietnam all’Italia?

Quanto ha inquinato per essere scaricato in uno dei nostri porti?

Quanto ha inquinato per viaggiare in Tir dal porto al luogo di smistamento?

Quanto ha inquinato per viaggiare dallo smistamento al rivenditore al supermercato?

Sicuramente di più di un qualsiasi sacchetto non bio!

Perché devo pagare una cosa che non serve?

Chi ci guadagna in tutto questo?

C’è proprio qualcosa che non quadea!

by Eles

L’uomo sta cancellando la biodiversità vegetale e animale

 

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L’uomo sta cancellando la biodiversità vegetale e animale

Agricoltura industriale, pesca, urbanizzazione e cambiamento climatico stanno facendo piazza pulita della biodiversità sul pianeta

La nuova lista rossa IUCN mostra il calo della biodiversità

Sono migliaia le specie animali e vegetali a rischio estinzione per cause che dipendono dalle attività umane, come l’agricoltura industriale, la pesca e i cambiamenti climatici. Lo ha detto L’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), che ha rilasciato ieri l’ultima lista rossa delle specie in pericolo.

In questo rapporto sullo stato della biodiversità, presentato a Tokyo in una conferenza stampa, la IUCN ha valutato per la prima volta anche 26 specie di grano selvatico, 25 specie di riso selvatico e 44 specie di patata dolce selvatica. Il dossier intende sottolineare come le tecniche agricole industriali stiano impoverendo la diversità genetica delle colture, mentre l’urbanizzazione e il degrado ambientale dovuto alle attività umane sta mettendo in serio pericolo alcune specie animali.

Craig Hilton-Taylor, direttore dell’unità della IUCN responsabile della red list, ha detto che le estinzioni registrate sono avvenute ad un ritmo più veloce che in qualsiasi momento della storia umana. Il gruppo, che ha ricevuto f

inanziamenti dalla casa automobilistica giapponese Toyota per stilare l’elenco di quest’anno, ha valutato lo stato di 91.523 specie, di cui 25.821 sono minacciate, 866 estinte e 69 estinte in natura (cioè con esemplari ancora vivi e tenuti in cattività) in . Ve ne sono 11.783 considerate vulnerabili, 8.455 in pericolo di estinzione e 5.583 sono in pericolo critico di estinzione.

Tra gli animali più importanti oggi considerati in via di estinzione figurano il delfino Irrawaddy e la focena, che si trovano in alcune parti dell’Asia sud-orientale. La pesca industriale ha dimezzato gli esemplari di delfino negli ultimi 60 anni, mentre per la focena sono bastati 45 anni. Il riscaldamento globale minaccia invece l’opossum coda ad anello, incapace di vivere nel clima più secco e caldo dell’Australia. Tra i vegetali, tre specie di riso selvatico, insieme a due di grano e 17 di patata dolce sono state classificate come minacciate dalla deforestazione e dall’espansione urbana, oltre che dalle pressioni create dall’agricoltura intensiva.

 

fonte: http://www.rinnovabili.it/ambiente/uomo-biodiversita-vegetale-animale-333/