Ecco la prima batteria AA wireless che non si scarica mai – Può trasformare qualsiasi apparecchio a batterie in un dispositivo intelligente!

 

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Ecco la prima batteria AA wireless che non si scarica mai – Può trasformare qualsiasi apparecchio a batterie in un dispositivo intelligente!

Arriva Cota Forever Battery, la prima batteria AA wireless

Debutta al CES 2018 di Los Angeles la prima pila ricaricabile smart. Può trasformare qualsiasi apparecchio a batterie in un dispositivo intelligente

Debutta la prima batteria AA wireless che non si scarica mai

(Rinnovabili.it) – La tecnologia della ricarica senza fili è stata tra i protagonisti dell’ultima edizione del CES di Los Angeles. A portarla sotto i riflettori della celebre fiera, Ossia che ha scelto il palco californiano per presentare in anteprima la sua Cota Forever Battery, prima batteria AA wireless realizzata al mondo. Praticamente indistinguibile nell’aspetto esteriore da una normale pila stilo, Cota Forever Battery nasconde al suo interno un cuore hi-tech: non solo è capace di ricaricarsi senza bisogno di apparecchiature e fili, ma è anche in grado di trasformare qualsiasi apparecchio elettronico (a batterie, ovviamente) in un dispositivo smart.

I tecnici della Ossia hanno, infatti, studiato delle funzionalità aggiuntive per la batteria AA wireless che permettono all’utente di monitorare in tempo reale i consumi dei singoli apparecchi tramite la piattaforma Web Cota Cloud o dall’app mobile. In questo modo, spiega la società, i consumatori possono gestire l’utilizzo di energia e persino collegare dispositivi a batteria affinché comunichino tra loro.

Come funziona la Cota Forever Battery?

In realtà la tecnologia chiave dietro la nuova invenzione era già stata presentata al Ces nel 2016, ottenendo peraltro il riconoscimento di “Tech for a Better World“. La società ha creato un trasmettitore (Cota Tile) che concentra il segnale a radiofrequenza (RF) inviandolo direttamente al ricevitore (la batteria) che trasforma quel segnale in energia utilizzabile. Il procedimento è più o meno lo stesso di altre tecnologie di ricarica “over the air” ma il sistema realizzato da Cota amplia il raggio di funzionamento. Secondo il CTO dell’azienda, Hatem Zeine, bastano due Cota Tile per coprire una grande abitazione nello spettro da 2,4 GHz. Tanto è bastato alla giuria del CES 2018, per assegnare alla batteria AA wireless l’Innovation Award Honoree nella categoria di prodotti Smart Home.

I contro? L’apparecchio trasmettitore è decisamente ingombrante e all’inizio i costi saranno parecchio alti (si parla di diverse centinaia di dollari). Ossia ha dichiarato di star perfezionando ulteriormente la tecnologia e di star collaborando cola Motherson Innovations, per portare il suo sistema di alimentazione all’interno dei veicoli.

fonte: http://www.rinnovabili.it/energia/cota-forever-battery-batteria-aa-wireless/

 

Vampiring – il nuovo fenomeno poco conosciuto, ma molto diffuso che sta distruggendo i nostri figli!

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Vampiring – il nuovo fenomeno poco conosciuto, ma molto diffuso che sta distruggendo i nostri figli!

Mio figlio è un vampiro

di Marco Maganò

La dipendenza da smartphone porta tantissimi giovani a non dormire. A rimetterci sono salute e scuola

Un fenomeno nuovo e poco conosciuto, molto diffuso tra i giovanissimi italiani, è quello del cosiddetto “vampiring”, consistente nella malsana abitudine di rimanere svegli fino a notte tarda per chattare, sottraendo, fra l’altro, ore preziose al sonno. Il giorno successivo, a scuola, i ragazzi dimostrano, così, tutta la loro stanchezza, la loro apatia e un grado minimo di concentrazione.

Il problema

I gloriosi tempi del Carosello, quale ultimo termine temporale oltre il quale concedersi distrazioni serali, forse sono un po’ arcaici ma la situazione attuale è davvero sconcertante. Il fatto stesso che l’argomento sia praticamente sconosciuto e non affrontato come necessario, fa intendere di quale scarsa presa abbia ancora nell’opinione pubblica. Non si tratta, purtroppo, di un fenomeno legato a circostanze rare ma è vasto e temuto da tanti genitori quasi incapaci di arginare tale moda.

Chi rischia

La fascia di età più soggetta al vampiring va dalla prima adolescenza ai 17 anni. I maggiorenni sono meno interessati in quanto più indipendenti. Ciò li porta a trascorrere le serate in luoghi diversi dalla propria abitazione. Si consideri, inoltre, come tale piaga sociale sia diffusa anche tra utenti del web che, per la loro età (per legge il limite minimo è fissato a 13 anni), non potrebbero essere iscritti e utilizzare i social; un ostacolo, però, facilmente aggirabile. I giovanissimi, quindi, preda dei social più in voga, rimangono svegli quasi tutta la notte a postare fotografie, pretendere e concedere i like.

I più “responsabili” si dilettano solo nelle nottate del venerdì e del sabato a cui seguono mattinate senza scuola; si produce, però, anche in tal caso, un pericoloso squilibrio, fisico e mentale, fra le ore del giorno e della notte. Coloro che non possono fare a meno di essere in linea su WhatsApp e Instagram (Facebook è meno amato), invertono i loro ritmi ogni notte. Alcuni cedono al sonno solo perché presi dalla stanchezza della giornata, scolastica ed extrascolastica, appena terminata.

Maratona notturna

I genitori, molto spesso, ignorano la portata del flagello e, convinti di aver condotto a nanna i propri pargoli, non sanno della mole di ore trascorsa dinanzi al magico schermo del telefono cellulare. Quest’ultimo, infatti, è lo strumento preferito, rispetto al computer classico, proprio per la sua versatilità, che consente più anonimato (è anche più adatto per ingannare i genitori), ed è facilmente consultabile a letto. Il tutto può proseguire anche sino alle 4 del mattino, quando mancano poche ore al suono della sveglia. L’apatia giovanile e la scarsa voglia di muoversi, affrontare la vita, le giornate, i problemi e le difficoltà, sono, insomma, alimentate anche da questo nuovo problema.

Moda pericolosa

Qualche decennio fa era la televisione a costituire una pericolosa distrazione diurna e notturna per i giovani, ora i tempi sono cambiati e la società virtuale impone nuove e severe schiavitù. Il vampiring è etichettato come moda e certamente lo è. Il giovane si comporta così perché deve adattarsi e adeguarsi alla moltitudine di coetanei che agisce allo stesso modo. Così facendo non corre il rischio di sentirsi “diverso”, di essere ed estromesso dal gruppo. Il vampiring, però, è anche un’esigenza profonda e radicata: chi ne è vittima è consapevole ed è desideroso, quasi in uno stato di dipendenza, di comportarsi in tal modo, al di là dalle convenzioni della moda. La situazione è molto delicata e andrebbe valutata con più attenzione, cercando di sensibilizzare i ragazzi per far scemare tale esigenza così diffusa, informando i genitori forse ancora non consapevoli del disastro. Ampio spazio al fenomeno dovrebbe essere concesso da tutti i media, suonando un campanello d’allarme ormai improcrastinabile.

Fonte: https://www.interris.it/sociale/mio-figlio–un-vampiro

Come funziona una Multinazionale? L’esempio del latte alla salmonella Lactalis: sapevano tutto già da agosto, ma hanno atteso che scoppiasse l’allarme a novembre. E neanche quando i bambini finivano ospedale hanno ritirato il prodotto. MICA CI POTEVANO RIMETTERE DEI SOLDI PER QUALCHE BAMBINO CHE RISCHIAVA DI CREPARE?

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Come funziona una Multinazionale? L’esempio del latte alla salmonella Lactalis: sapevano tutto già da agosto, ma hanno atteso che scoppiasse l’allarme a novembre. E neanche  quando i bambini finivano ospedale hanno ritirato il prodotto. MICA CI POTEVANO RIMETTERE DEI SOLDI PER QUALCHE BAMBINO CHE RISCHIAVA DI CREPARE?

 

Latte prima infanzia alla salmonella, lo scandalo francese che rischia di travolgere Lactalis

Uno scandalo in piena regola. Il caso del latte prima infanzia Lactalis contaminato da salmonella sta provocando molte polemiche in Francia e rischia di trascinare la multinazionale francese in una bufera in cui sarà difficile uscirne senza danni. Coinvolgendo supermercati, autorità sanitarie e perfino il primo ministro Macron.

Sarà interessante per i lettori del Salvagente, ripercorrere la storia, per molti versi simile a quella del latte inquinato con Itx che sconvolse l’Italia nel 2005.

Il primo avviso

Il segnale che qualcosa non stia funzionando arriva prima della fine dell’anno in Francia, tanto che alla fine di novembre le autorità sanitarie, consapevoli di un numero insolitamente alto di casi di salmonellosi nei bambini, cercano legami tra quello che hanno ingerito i venti bambini ricoverati dopo l’estate per gastroenterite. E lo trovano: tutti avevano bevuto il Lactalis 1a età.

Il ministero della Salute avvia un’indagine presso la compagnia Lactalis di Craon (Mayenne) e la sera del 1° dicembre il ministro della Salute, Agnès Buzyn riceve i risultati: la contaminazione con la salmonella è confermata. A partire dal 2 dicembre, Lactalis è costretta a richiamare 12 lotti prodotti nello stabilimento di Craon e stabilisce un numero verde per le famiglie. La multinazionale annuncia che sta sospendendo l’attività delle sue strutture a Craon per disinfettarle.
Il capo di Lactalis è convocato il 9 dicembre dal direttore del gabinetto del ministro Bruno Le Maire che chiede all’azienda un prelievo più ampio di prodotti. Lactalis spiega che c’è una “perfetta collaborazione” con le autorità.

I casi di salmonellosi, però, non solo non calano, anzi crescono. L’emergenza spinge Lactalis ad annunciare il ritiro, in Francia e all’estero, di 720 lotti di latte per l’infanzia e altri prodotti. L’elenco dei paesi in cui può essere arrivato il latte contaminato è impressionante: dal Marocco alla Grecia, al Regno Unito, a Sudan, Perù, Bangladesh, Pakistan, Cina. L’Italia non compare e fino a oggi non sembra interessata.

Partono, ovviamente le inchieste della magistratura che ipotizza reati come “lesioni involontarie”, ” pericolo per la vita degli altri”, “inganno aggravato dal pericolo per la salute umana”. Ma lo scandalo è solo all’inizio.

L’azienda sapeva da agosto?

Il 3 gennaio, come una bomba, arriva lo scoop di Canard enchaîné, giornale satirico francese non nuovo a inchieste giornalistiche clamorose. Il giornale pubblica un documento che dimostrerebbe come Lactalis aveva ricevuto analisi che mostravano la presenza di salmonella nello stabilimento dal mese di agosto 2017.

Queste analisi “hanno mostrato salmonella solo nell’ambiente e non nei prodotti”, si difende Lactalis in una dichiarazione. Ma oramai la bufera è inarrestabile.
Anche perché il ministero dell’Agricoltura afferma di non avere “conoscenza” di autocontrolli fatti da Lactalis e dunque non sembrerebbe avvertito. E a settembre i servizi veterinari avevano effettuato un controllo nella fabbrica di Craon senza trovare nulla di sospetto.

Il ritiro? Sulla carta

Non è la fine dei guai per la multinazionale francese. Un cliente di Leclerc compra il latte contaminato, che si suppone essere stato richiamato dal 21 dicembre. Se ne accorge e denuncia. Leclerc ammette, il 9 gennaio, di aver venduto prodotti di Lactalis interessati dal richiamo. È l’effetto domino.
Cora, altra catena di ipermercati, riconosce di aver venduto 72 scatole dal 22 dicembre. Il gruppo System U quantifica 384 lattine vendute. Si aggiungono Intermarché, Auchan , Carrefour.

Il ministro dell’Economia, Bruno Mayor, chiede, giovedì 11 gennaio, spiegazioni dei distributori ma accusa Lactalis della responsabilità del mancato ritiro.
Nel frattempo i controlli pubblici scoprono che il latte alla salmonella è stato venduto da 30 supermercati, 44 farmacie e 12 ospedali.
Di fronte alle critiche, Lactalis rafforza i controlli, si scusa e dice “Dobbiamo trovare una spiegazione”. Non è certo la sola a cercare una spiegazione. A interrogarsi, ormai è l’opinione pubblica mondiale, su un sistema che sembra davvero non garantire nessuno. A eccetto degli interessi dei grandi produttori.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2018/01/13/latte-prima-infanzia-alla-salmonella-lo-scandalo-francese-che-rischia-di-travolgere-lactalis/30239/?utm_content=buffer48912&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer

La grande truffa delle Compagnie Telefoniche, spalleggiate dal Governo: addio all’estorsione delle bollette a 28 giorni? E loro ti chiedono gli stessi soldi spalmati su 12 mensilità, anziché 13! E non concedono nemmeno il diritto di recesso!

Compagnie Telefoniche

 

 

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La grande truffa delle Compagnie Telefoniche, spalleggiate dal Governo: addio all’estorsione delle bollette a 28 giorni? E loro ti chiedono gli stessi soldi spalmati su 12 mensilità, anziché 13! E non concedono nemmeno il diritto di recesso!

 

TLC: DOPO LO STOP ALLE BOLLETTE A 28 GIORNI E MULTA AGCOM LE COMPAGNIE AUMENTANO LE TARIFFE, MA NON CONCEDONO DIRITTO DI RECESSO
IL CODACONS PRESENTA ESPOSTO ALL’AGCOM E A 104 PROCURE DELLA REPUBBLICA

In seguito alla sanzione dell’AGCOM alle imprese telefoniche per il caso della fatturazione a 28 giorni, i gestori della telefonia stanno aumentando le tariffe a carico degli utenti e non fornirebbero adeguate garanzie ai consumatori sul fronte del diritto del recesso. Lo denuncia il Codacons, che ha presentato oggi un esposto all’Autorità per le Comunicazioni e a 104 Procure della Repubblica di tutta Italia.
Sulle modalità di attuazione dell’obbligo della fatturazione su “base mensile” l’Agcom ha fornito delle linee guida che impongono alle compagnie, in caso di modifica delle condizioni del contratto, di informare i consumatori del diritto di recesso, senza penali né costi di disattivazione – spiega l’associazione – In sostanza, se le compagnie ricominciano a fatturare a 30 gg ma aumentano le tariffe, devono informare i consumatori del loro diritto di recesso.
Nonostante tali espresse indicazioni, tuttavia, dalle prime segnalazioni dei consumatori al Codacons sembrerebbe che le compagnie telefoniche abbiano comunicato agli utenti il ritorno alla fatturazione su base mensile, ma anche il contemporaneo aumento delle tariffe, per un importo dell’8,6%, senza riconoscere alcun recesso. In altre parole: le compagnie richiederanno ai loro utenti lo stesso canone annuo, semplicemente spalmandolo su 12 mensilità, anziché 13, senza nemmeno informali sulla possibilità di recedere dal contratto senza costi.
Tim, ad esempio, in totale spregio di quanto stabilito dall’AGCOM, ha inviato una lettera ai clienti del seguente contenuto:

 

Il CODACONS ritiene si tratti di un vero e proprio aumento tariffario che – come espressamente indicato dall’AGCOM – non può essere comunicato ai consumatori senza riconoscergli anche un recesso senza penali.
Per questo l’Associazione ha presentato un esposto in cui chiede all’Autorità Garante e alle Procure della Repubblica di aprire una indagine e valutare nuovamente la legittimità dell’operato delle imprese telefoniche, accertando ipotesi di condotte penalmente rilevanti con grave e diretto danno per tutti gli utenti.

FONTE: https://codacons.it/tlc-lo-stop-alle-bollette-28-giorni-multa-agcom-le-compagnie-aumentano-le-tariffe-non-concedono-diritto-recesso/

Bando del Ministero dell’Istruzione per un importante progetto universitario del MIUR… Ma la domanda di partecipazione deve essere redatta esclusivamente in inglese. Una domanda a quella bestia ignorante del nostro Ministro Fedeli: PERCHÉ?

 

 

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Bando del Ministero dell’Istruzione per un importante progetto universitario del MIUR… Ma la domanda di partecipazione deve essere redatta esclusivamente in inglese. Una domanda a quella bestia ignorante del nostro Ministro Fedeli: PERCHÉ?

Bando di ricerca MIUR: “Domande solo in inglese”. Perché si tratta di una scelta sbagliata.

27 dicembre, bando del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca per finanziare progetti universitari d’interesse nazionale. Un bando molto importante, si capisce: deve nutrire direttamente ricerche fra le più importanti. Piccola questione, questione da nulla: la domanda di partecipazione al bando deve essere redatta in lingua inglese.

Ovviamente quando la questioncina è saltata fuori s’è aperto il cielo, e molti linguisti, fra cui lo stesso Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, hanno dichiarato con urgenza la loro preoccupazione. In sostanza si dice che l’italiano non può abdicare all’inglese, specie al livello più alto del proprio sapere (neppure in una mera procedura burocratica). E anche se, come ha voluto affermare la ministra Fedeli difendendo la scelta del suo Ministero, “l’inglese è, semplicemente, la lingua veicolare della comunicazione internazionale fra ricercatrici e ricercatori”, anche se smaliziata questa scelta rimane molto criticabile. In particolare c’è una questione storica che forse non abbiamo sempre presente e che però, in questi ambiti, è stata determinante: l’affermazione della lingua volgare.

Nelle scienze (e non solo, ma ora di scienze parliamo) per lunghi secoli ha dominato incontrastato il latino. Tutti i dotti lo parlavano, lo leggevano e lo scrivevano, ed era un mezzo linguistico formidabile per avere un confronto nella comunità internazionale. Lo scozzese e il napoletano che conoscessero il latino potevano dibattere come vicini di casa. Proprio come oggi io, parlando inglese, posso raccontare la mia osservazione a brasiliani e malesi.

Questo dominio del latino, però, contribuiva alla chiusura della comunità scientifica: non solo il popolo ignorante, ma senza conoscere il latino anche quel ceto medio che davvero poteva interessarsi di scienza restava tagliato fuori. Serviva uno strumento, una frizione capace di portare il movimento dell’albero motore della scienza a una popolazione più vasta. Serviva al popolo perché il bene e l’apertura mentale del discorso scientifico vi penetrasse; serviva alla scienza, perché il popolo, conoscendola, la potesse appoggiare – senza che la sua fortuna riposasse solo nelle mani di sovrani ed ecclesiastici. Questa frizione fu il volgare, fu l’italiano. Quando Galileo scrive il suo “Il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” la sua posizione accademica era già parecchio scricchiolante, e aveva un gran bisogno di sostegno, di alleati. Scrivere in un meraviglioso volgare quel meraviglioso trattato non lo salvò dalla malizia altrui, ma permise alle sue idee di avere una presa definitiva sul ceto borghese.

Ovviamente l’inglese è […] la lingua veicolare della comunicazione internazionale fra ricercatrici e ricercatori. Ma estromettere la lingua italiana dal circuito della ricerca o renderla del tutto secondaria porta come effetto proprio quella distanza fra scienziati e popolo che il volgare aveva dapprima inteso colmare. Non è solo vero che al popolo serve la scienza: è anche vero che alla scienza serve il popolo. Perché solo quando è conosciuta, sostenuta e finanziata dal popolo è davvero libera. Per questo è importante che l’accademia sappia l’inglese e desideri parlare italiano.

Tratto da: https://www.fanpage.it/bando-di-ricerca-miur-domande-solo-in-inglese-perche-si-tratta-di-una-scelta-sbagliata/

L’Italia ripudia la guerra… Ma non sempre, sempre… Quando si tratta di guadagnare soldi con le armi, la guerra non fa poi così tanto schifo… E chi se ne frega se poi in Yemen i bambini crepano per le bombe made in Italy…

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L’Italia ripudia la guerra… Ma non sempre, sempre… Quando si tratta di guadagnare soldi con le armi, la guerra non fa poi così tanto schifo… E chi se ne frega se poi in Yemen i bambini crepano per le bombe made in Italy…

 

Bombe italiane uccidono civili in Yemen, la notizia choc scompare. Eppure, ‘L’Italia ripudia la guerra’

Bombe italiane. Che vengano lanciate sui civili rende solo più orrenda la notizia riferita dal New York Times. La nostra politica si affretta a sostenere che “sono state rispettate rigorosamente le leggi italiane e internazionali”. E poi puffnel modo che ricordo bene come si fa, tutto scompare dalle prime pagine dei giornali, tra botti, capodanno, scissioni del Pd, stupidaggini di varia umanità decadente.

Le bombe prodotte in Sardegna arrivano a Jeddah, servono alla corona saudita per bombardare lo Yemen. Solo che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, come recita l’articolo 11 della nostra Costituzione. Ripudiamo la guerra ma produciamo bombe con cui vengono sterminati militari e civili. Sarebbe come regalare eroina per le strade durante una campagna antidroga, o aprire bordelli gratuiti nel contrasto alla prostituzione, o segregare e torturare dissidenti in nome della libertà di opinione. Ipocrisia, crimine, comportamento anticostituzionale, così si chiama.

In un “Paese normale”, che avesse ancora una società pensante e civile e una politica non in cancrena, la gente avrebbe manifestato,i giornali avrebbero tenuto tutto sulle prime pagine, avrebbero esteso l’indagine, ma soprattutto il presidente della Repubblica, garante della Costituzione, avrebbe incentrato su questo scoop scandaloso il suo discorso di fine anno, inchiodando tutti a precise responsabilità. Invece non una parola, e parliamo delle inutili prossime elezioni, facendo pure appello al senso di responsabilità dei cittadini.

“Io ripudio la guerra”, questa è la mia Costituzione. Tra la melassa del chiacchiericcio e del gossip di potere, nell’assurdo clamore della ripresa e dello shopping natalizio che ottunde tutti in un’orgia di assenza di pensiero, io estraggo questa notizia sanguinolenta, la alzo tenendola ben in vista tra le mani. Che un marziano, venendo sulla terra tra decine di anni, studiandosi l’umanità a ritroso per capire chi siamo, non veda anche me nello stato di prostrazione delle coscienze. Almeno questo. Vergogna.

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/02/bombe-italiane-uccidono-civili-in-yemen-la-notizia-choc-scompare-eppure-litalia-ripudia-la-guerra/4068225/

 

Come la Bayer creò l’eroina e la diffuse nel mondo

 

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Come la Bayer creò l’eroina e la diffuse nel mondo

 

Lo sapevi che la Bayer, il colosso tedesco dell’aspirina, creò l’eroina? In passato era un farmaco… ora è una droga che uccide.

Tosse? Raffreddore? Magari due linee di febbre? Cosa meglio di una Aspirina C? Ci darà sollievo, ci farà sentire di sicuro meglio… Ma almeno conosciamo la storia di chi produce questo farmaco?

La casa farmaceutica in questione si chiama BAYER AG, e fu fondata in Germania nel 1863 da Friedrich Bayer e Johann Friedrich Weskott. Il primo importante prodotto della Bayer fu l’eroina, che venne immessa in commercio nel 1899.

La vera storia dell’eroina è venuta recentemente alla luce dopo che, nel 1990, la Bayer, ha finalmente aperto i suoi archivi e permesso di consultare i diari di laboratorio dei suoi chimici e farmacologi, i documenti sulle vendite, il materiale propagandistico e i profitti. La sintesi della diacetilmorfina, nome chimico dell’eroina, era in realtà già avvenuta nel 1874, in un oscuro laboratorio ad opera di un chimico chiamato Wright. Sfortunatamente per lui, alcuni farmacologi, dopo avere sperimentato quella molecola sulla rana e sul coniglio, ne decretarono l’inutilità clinica e così la diacetilmorfina e Wright vennero dimenticati.

La seconda nascita della diacetilmorfina risale al 21 agosto 1897, ad opera del chimico della Bayer, Felix Hoffmann. Questa sostanza divenne in breve una medicina di grandissimo successo, usata contro moltissime malattie e dolori, poi vietata in Italia nel 1925, negli Stati Uniti negli anni ’30 e in Portogallo nel 1962. Sempre nello stesso anno viene messa in commercio anche l’Aspirina, una medicina a base di acido acetilsalicilico, cioè una modificazione dell’acido salicilico (o salicina), che era un rimedio popolare estratto dalla corteccia del salice.

Inizialmente, il successo dell’aspirina fu nettamente inferiore rispetto a quello dell’eroina, ma dopo che questa venne vietata, l’aspirina rimpiazzò l’oppioide e ne ereditò il successo planetario.

Per il suo coinvolgimento in diversi crimini di guerra ad opera dei nazisti, in particolare per la produzione dello Zyklon B e gli esperimenti chimici su numerose cavie umane, specialmente di origine ebraica, e per la compartecipazione che l’impero dei Rockfeller aveva in essa e viceversa, dopo la prima guerra mondiale la Bayer AG venne penalizzata per crimini di guerra negli USA, in Canada e in diverse altre nazioni le vennero sottratti i diritti sul proprio nome e sui propri marchi registrati, ma la Bayer stessa riapparve dopo la Seconda guerra mondiale come azienda indipendente. A partire dal 1978, attraverso numerose acquisizioni, la Bayer ha cercato di riacquisire i diritti sui propri marchi registrati, facendo completamente razzia in Canada e in USA, dove, come detto in precedenza, gli vennero sottratti.

Le scoperte che macchiano il colosso Bayer

EROINA: Come già detto è stata sintetizzata la prima volta nel 1874, dal ricercatore britannico C.R. Wright. L’eroina è un derivato dell’oppio, nota al giorno d’oggi sotto vari nomi farmacologici come Diacetilmorfina o Diamorfina. L’intento era quello di ottenere una molecola più efficace della codeina nel sedare la tosse, per la tubercolosi e nelle patologie respiratorie.

A parte l’opinione negativa di qualche farmacologo contro corrente, non la si riteneva in grado di dare dipendenza, mentre la dipendenza che crea è forte e si instaura molto rapidamente. L’eroinomania divenne rapidamente una emergenza sanitaria: nel 1905 la città di New York consumava circa due tonnellate di eroina all’anno. In Cina sostituì l’oppio.

L’Europa e il vecchio mondo non ne rimasero immuni e il consumo si diffuse rapidamente. In Egitto, nel 1930, il fenomeno aveva assunto proporzioni drammatiche: si calcola che su 14 milioni di abitanti vi fossero 500.000 eroinomani. La dose letale è di circa 100 mg endovena nei soggetti non assuefatti; una dose per consumo voluttuario ne contiene da 3 a 10 mg. Nei tossicodipendenti, si sviluppa sia tolleranza che dipendenza. Per cui, man mano, per ottenere l’effetto cercato si aumentano sempre più le dosi: molti dipendenti da eroina ne assumono dai 2,5 ai 3 grammi al giorno in due/tre dosi.

I più gravi effetti collaterali a lungo termine, di uso costante della sostanza, riguardano principalmente l’instaurarsi di una dipendenza fisica e psichica, che varia da persona a persona. Una volta instaurata la dipendenza, il tossicodipendente è “costretto” a continuare ad assumere la sostanza per evitare il crearsi di fortissime crisi d’astinenza. Nella classifica di pericolosità delle varie droghe, stilata dalla rivista medica Lancet, l’eroina occupa il primo posto.

IPRITEL’iprite è un vescicante d’estrema potenza che possiede la spiccata tendenza a legarsi a molte e diverse molecole organiche costituenti l’organismo. L’iprite è liposolubile e penetra in profondità nello spessore della cute; dopo che gli strati superiori, ancora sani, sono andati incontro al fisiologico ricambio, si presentano sulla superficie cutanea le cellule colpite e non proliferanti, cosicché si aprono devastanti piaghe.

Concentrazioni di 0,15 mg d’iprite per litro d’aria, risultano letali in circa dieci minuti; concentrazioni minori producono le sopracitate gravi lesioni, dolorose e di difficile guarigione. La sua azione è lenta (da quattro ad otto ore) ed insidiosa, poiché non si avverte dolore al contatto. È estremamente penetrante ed agisce sulla pelle anche infiltrandosi attraverso gli abiti, il cuoio, la gomma e diversi tessuti anche impermeabili all’acqua.

In caso di esposizione a dosi molto elevate, provoca danni gravissimi all’apparato respiratorio e all’apparato ematopoietico. L’unica terapia è quella sintomatica in camera sterile al fine di evitare infezioni che risulterebbero letali; gli scampati presenteranno estese cicatrici deturpanti per tutta la vita. L’iprite fu utilizzata per la prima volta, durante la Prima guerra mondiale, per iniziativa dell’esercito tedesco; già l’anno precedente i francesi ne avevano preso in considerazione l’impiego, scartandolo per difficoltà tecniche. Dal dicembre 1935 al maggio 1936, gli italiani sganciarono in Etiopia circa 85 tonnellate di iprite con bombe da aereo, nonché proiettili di artiglieria caricati ad arsine e vescicanti.

TABUNIl gas Tabun è un agente chimico scoperto dal dottor Gerhar Schrader nel 1937; in natura si trova solitamente allo stato liquido, è volatile, inodore e incolore. A causa di queste sue caratteristiche, è molto difficile da individuare senza adeguati strumenti. Essendo molto semplice da produrre in gran quantità, le nazioni in via di sviluppo sovente iniziano i loro programmi di militarizzazione chimica e lo sviluppo di arsenali chimici con il Tabun.

Questo gas è apparso per la prima volta in un conflitto durante la guerra Iran-Iraq, ove fu utilizzato per uccidere migliaia di soldati iraniani fino al 1988. L’entità del danno causato da parte del gas, dipende da diversi fattori quali temperatura, vento, pressione atmosferica, concentrazione e modalità con la quale si entra in contatto col gas. I sintomi di esposizione a piccole quantità di gas Tabun includono irritazione del tratto intestinale e naso che cola; esposizione a quantità maggiori producono crampi intestinali, vomito, irrigidimento del diaframma ed infine morte.

Il Tabun, come la maggior parte degli agenti nervini, inibisce l’enzima acetilcolinesterasi, che permette al neurotrasmettitore acetilcolina di legarsi al suo sito attivo. L’accumulo di acetilcolina causa crampi di entità crescente fino al collasso muscolare e la conseguente morte del soggetto. In caso di esposizione al Tabun, è importante somministrare tempestivamente l’antidoto; dopodiché, la pelle della vittima deve essere lavata con una soluzione al 10% di carbonato di sodio e acqua saponata; gli occhi devono essere invece lavati con acqua pulita. È importante anche fare un’iniezione intramuscolare di farmaci atti a rilassare i muscoli per contrastare l’azione contrattile dell’acetilcolina.

Fonte: www.dionidream.com/la-bayer-creo-leroina-e-la-diffuse-nel-mondo/

Riferimenti:

  • http://it.wikipedia.org/wiki/Bayer
  • http://it.wikipedia.org/wiki/Eroina
  • DisintossicazioneEroina.it

Cento pozzi di petrolio nel parco nazionale, quando il loro business è più importante di “quattro miseri alberi”…!

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Cento pozzi di petrolio nel parco nazionale, quando il loro business è più importante di “quattro miseri alberi”…!

Nonostante le promesse all’ONU del presidente Moreno

Cento pozzi di petrolio nel parco nazionale, bufera sull’Ecuador

La seconda fase del progetto Ishpingo-Tambococha-Tiputini prevede l’estrazione di petrolio da 97 pozzi nel cuore del parco nazionale Yasunì, tra gli hotspot di biodiversità più ricchi del mondo.

Il nuovo piano di estrazione del petrolio fa discutere

Novantasette nuovi pozzi di petrolio nel cuore del parco nazionale Yasunì, uno degli hotspot di biodiversità più ricchi del pianeta. Questo è il piano della compagnia statale Petroamazonas, che in Ecuador ha scatenato le proteste degli ambientalisti per un potenziale disastro ambientale impossibile da escludere.

L’apertura del pozzo Tambococha-2, il primo del nuovo piano di trivellazioni, getta una pioggia di critiche sul presidente Lenín Moreno, che agli occhi dell’opinione pubblica avrebbe fatto una clamorosa marcia indietro rispetto alle promesse di proteggere l’Amazzonia ecuadoriana e prestare maggiore attenzione all’opinione delle comunità indigene. Il controverso progetto Ishpingo-Tambococha-Tiputini (ITT), avviato nel 2016, giunge così nella sua seconda fase, che vede le trivelle addentrarsi ulteriormente nel parco nazionale.

Con le perforazioni del Tambococha-2, Petroamazonas ha intenzione di estrarre petrolio a 1.800 metri di profondità, da una riserva stimata in 287 milioni di barili. Nei prossimi mesi, la compagnia prevede di costruire quattro impianti e trivellare in 97 punti. Nono sono in molti a credere alle rassicurazioni: Petroamazonas promette che lavorerà in modo discreto, concentrando le operazioni in un’area ridotta, interrando le tubazioni e prendendo tutte le precauzioni del caso contro le possibili fuoriuscite. Ma i critici sostengono sia impossibile garantire un impatto zero su un’area così sensibile. L’apertura di nuove strade nella foresta per il passaggio dei mezzi a motore rischiano di accelerare la deforestazione, la caccia e aumentare le tensioni con due tribù indigene che vivono nel parco.

Il presidente Moreno era stato portato sugli allori dagli ambientalisti dopo aver promesso alle Nazioni Unite, nel 2017, che avrebbe fatto di più per proteggere l’Amazzonia. Ha concordato maggiori consultazioni con le comunità locali prima di concedere nuove concessioni minerarie, e l’Ecuador terrà a breve un referendum sull’ampliamento della protezione per Yasuní.

«Le trivellazioni a Yasuni contraddicono l’impegno alle Nazioni Unite di Moreno e le proposte di aumentare la protezione inserite nel referendum – ha dichiarato Carlos Mazabanda , coordinatore di Amazon Watch in Ecuador – Inoltre, tutto questo va contro la costituzione, che riconosce i diritti della natura e cerca di proteggere gli ecosistemi sensibili da attività che potrebbero portare all’estinzione delle specie, alla distruzione degli ecosistemi o alla permanente alterazione dei cicli naturali».

 

 

fonte: http://www.rinnovabili.it/ambiente/cento-pozzi-di-petrolio-ecuador-333/

 

La fabbrica delle tangenti – L’accusa de I Nuovi Vestri: come hanno trasformato la “difesa dell’ambiente” in una scusa per arricchirsi con corruzione e tangenti…

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La fabbrica delle tangenti – L’accusa de I Nuovi Vestri: come hanno trasformato la “difesa dell’ambiente” in una scusa per arricchirsi con corruzione e tangenti…

 

La ‘difesa dell’ambiente’, ovvero la fabbrica delle tangenti

 

La difesa dell’ambiente è, da sempre, uno dei mezzi più potenti per consentire alla politica e ai pubblici funzionari corrotti di arricchirsi. Impossibile accertare verità e responsabilità. Perché dovete sapere che le leggi sull’ambiente sono perfette: non prevedono un colpevole nemmeno in caso di stermini di massa

Il sistema di difesa dell’ambiente è il mezzo più potente di finanziamento della politica e di arricchimento illecito di pubblici funzionari. E’ un sistema complesso che attraversa, come la giustizia, tre gradi.

Il primo grado è quello legislativo. La politica che ha sempre bisogno di soldi sporchi elabora discute e approva una legge sulla difesa dell’ambiente, sulla sicurezza, sul riciclo degli scarti e sulla tutela degli addetti e delle popolazioni a rischio. Sono leggi esemplari, nelle quali vengono previste norme stringentissime e termini brevissimi per adeguarvisi.

Nel corso dell’approvazione cominciano a volare le prime mazzette, dette “a caldo o in corso dei lavori” per i parlamentari. Se li aggiudica chi riesce a presentare e fare approvare emendamenti che alleggeriscono qualche norma capestro scritta apposta. La politica poi ritira le mazzette a tappeto alla prima proroga dei termini per l’adeguamento alle nuove norme.

Proroghe sollecitate e pagate dalle imprese che ovviamente non hanno nemmeno cominciato a fare i lavori prescritti.

Esaurita questa prima fase si passa al secondo stadio, quello dei controlli e delle certificazioni. Qui le mazzette vengono incassate da governatori di Regioni e assessori, da giunte provinciali, giunte comunali, consigli regionali, comunali e provinciali, da funzionari regionali, comunali e provinciali, da tecnici e amministrativi delle ASL, delle Agenzie per l protezione ambientale (ARPA), dagli ispettorati e pubblici ufficiali assortiti, in borghese e/o in divisa. Vengono remunerati gli omessi controlli, le omesse certificazioni o le certificazioni false.

Consumato questo secondo passaggio, si passa al terzo. E’ il momento della Giustizia .Nei casi in cui questo pur collaudato sistema abbia qualche falla, per errori, o per piccole vendette e si finisce in Procura e si aprono due strade: l’insabbiamento puro e semplice delle denunce e delle indagini svolte, oppure l’avvio di una lunga ed estenuante attività processuale.

Intanto, però, come è già accaduto e accade, in tanti stabilimenti italiani, potenti e ricche multinazionali continuano ad inquinare aria, acqua e terra, a uccidere bambini e a creare mutanti animali e vegetali.

Talvolta si arriva al processo, raramente alla sentenza perché avvocati bravi e senza scrupoli lavorano per fare intervenire la prescrizione dei reati. Una prescrizione costruita con scientifica complicità da avvocati e magistrati.

Quando e se, dopo anni e anni, si arriva per occhio di mondo alla condanna in primo grado di qualcuno, non fatevi illusioni. Nei due superiori gradi di giudizio l’assoluzione è garantita. Perché dovete sapere che le leggi sull’ambiente sono perfette. Non prevedono un colpevole nemmeno in caso di stermini di massa.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2018/01/10/la-difesa-dellambiente-ovvero-la-fabbrica-delle-tangenti/#_

Ecco perché le api stanno scomparendo: sono attratte dai cocktail di pesticidi, che le uccidono!

 

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Ecco perché le api stanno scomparendo: sono attratte dai cocktail di pesticidi, che le uccidono!

 

Un esperimento tanto semplice quanto inquietante, almeno per i risultati che ha dato. Quello condotto da tre scienziati dell’Illinois e appena pubblicato su Scientific Reports. L’équipe, infatti ha proposto alle api uno sciroppo di zucchero normale e una miscela dolce con diversi fungicidi ed erbicidi a diverse concentrazioni. Assieme a queste altre opzioni, tra le quali acqua zuccherata mescolata con sostanze chimiche presenti in natura.
Ebbene le api hanno scelto proprio il cocktail di veleni. Le stesse sostanze chimiche, insomma, che ne stanno mettendo in pericolo la sopravvivenza a livello globale. Oltre al clorotalonil, un potente fungicida, le “cavie” hanno optato per acqua, zucchero e glifosato, secondo quanto riporta l’esperimento.

E si tratta di una constatazione molto preoccupante, soprattutto perché segna un pericolo molto grave per le api. Questi insetti, infatti, sono noti per poter “fiutare” le sostanze chimiche potenzialmente pericolose, in pratica valutare la qualità del cibo e utilizzare le sostanze fitochimiche come spunti per prendere decisioni su cosa è per loro commestibile.

Se questa capacità, come dimostra l’esperimento, viene meno proprio nei confronti dei pesticidi, la loro sopravvivenza è ad alto rischio.

Esattamente come accade per i neonicotinoidi, pesticidi oramai tristemente famosi per aver decimato questi insetti, il nettare ai fitofarmaci riportato in alveare può mettere a rischio l’intera colonia abbreviare la durata della vita delle api esposte e devastare l’organizzazione dell’alveare.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2018/01/10/le-api-attratte-dai-cocktail-di-pesticidi-che-le-uccidono/30132/