C’è qualcosa che non va nella pasta italiana – Otto primarie aziende italiane trascinate sul banco degli imputati per micotossine negli spaghetti.

pasta italiana

 

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C’è qualcosa che non va nella pasta italiana – Otto primarie aziende italiane trascinate sul banco degli imputati per micotossine negli spaghetti.

 

C’è qualcosa che non va nella pasta italiana di grano duro.

A sostenerlo è l’associazione GranoSalus nata a Foggia, in Puglia che mette insieme produttori e consumatori e ha come obiettivi la sicurezza alimentare e la difesa dei redditi degli agricoltori.

L’obiettivo dichiarato è innalzare la competizione qualitativa tra i vari marchi produttori e tutelare così i consumatori che sono individuati come l’anello debole della filiera insieme agli agricoltori.

L’attenzione è rivolta alle necessità di mercato che portano le aziende agroalimentari ad importare le materie prime dall’estero, e quindi il grano, per assicurare i necessari volumi di produzione.

Sul banco degli imputati sono salite 8 aziende produttrici di pasta di grano duro, una delle bandiere del Made in Italy.

L’Associazione GranoSalus dichiara di aver portato i campioni di pasta a un non meglio laboratorio europeo accreditato per controllare i residui di sostanze vietate dalla legge elaborando una tabella che esprime in sostanza un giudizio negativo sulla qualità degli spaghetti di queste 8 aziende italiane.

Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro inserite nella tabella in un ordine che sembrerebbe casuale.

Ecco la tabella.

DON, glifosato, cadmio e piombo sono le sostanze incriminate.

La presenza del DON (Deossinivalenolo), in particolare, sarebbe la spia dell’utilizzo di grani esteri anche in quelle marche che assicurano in etichetta di aver utilizzato per la preparazione degli spaghetti solo grani italiani al 100%.

Il DON, spiega GranoSalus, è un composto tossico prodotto da alcuni funghi appartenenti al genere Fusarium che si sviluppa in condizioni di umidità e quindi in grani come quelli canadesi e in genere in tutti gli areali sul 45° parallelo dove le condizioni naturali non consentono un’asciugatura perfetta come invece avviene nei grani del Sud che beneficia di condizioni climatiche seccagne. I funghi presenti nel grano raccolto possono produrre micotossine e il DON, secondo lo IARC, è una possibile sostanza cancerogena classificata 2B.

L’attenzione di GranoSalus si appunta sulla pasta Granoro che userebbe grani esteri.

I grani duri del Sud non dovrebbero presentare queste sostanze pericolose! Il condizionale è d’obbligo, perché se un marchio come Granoro 100% Puglia presenta tracce di questi contaminanti, beh, c’è qualcosa che non funziona nel disciplinare della Regione Puglia che ha concesso in licenza d’uso il marchio alla ditta Granoro e negli stessi controlli della Regione.

I mancati controlli riguarderebbero anche la prassi di miscelare grani contaminati con grani privi di contaminazione al fine di ottenere partite mediamente contaminate (sia pur entro i limiti di legge). Prassi vietata dall’Europa (art. 3 Reg. CE 1881/2006).

Granoro ha risposto con un post pubblico sulla pagina Facebook aziendale. Di tutti i punti che potete leggere direttamente nel comunicato diffuso, la risposta da tenere in considerazione sul punto è questa:

la nostra pasta “Dedicato 100% Puglia” risponde perfettamente a quanto da noi dichiarato, essendo ottenuta da grano non solo italianissimo, ma in particolare pugliese e pertanto contestiamo l’insinuazione contenuta nell’articolo secondo la quale avremmo miscelato anche semola di grano estero con quello pugliese (ricordiamo che nella filiera Dedicato operano circa 140 aziende agricole pugliesi, oltre alla su citata Cooperativa, tutte puntualmente controllate dall’Ente di certificazione);

Le altre sostanze contaminanti prese in esame nella tabella sono il glifosato, vietato in Europa dal mese di agosto 2016, che è uno degli erbicidi disseccanti più diffuso al mondo ed è utilizzato per favorire la maturazione artificiale del grano duro proprio negli areali più umidi e lascia residui che sono stati trovati nei test. Un’altra prova per l’associazione che la pasta verrebbe prodotta con grani coltivati nei Paesi in cui non vige il divieto.

In realtà il glifosato è presente dappertutto ed esistono limiti tollerati per l’alimentazione umana.

Ecco una tabella da Repubblica

Ma l’aspetto paradossale, stando alla tabella di GranoSalus, che nel caso fosse vero che i grani utilizzati da Voiello (che ha organizzato un’azione molto forte coinvolgendo anche il Governo per la promozione del 100% italiano), da Coop e da Granoro e, salvo prova contraria di un’analisi delle partite di grano utilizzate, bisogna credere il grano italiano utilizzato per gli spaghetti contenga glifosatoe in quantità simili a quelle del grano estero (Coop 0.013, Granoro 0.039, Voiello 0.050, De Cecco 0.052, Divella 0.102).

Insomma, non si salverebbe nemmeno il grano italiano. E sarebbe un clamoroso autogol per l’associazione GranoSalus che proprio gli agricoltori vuole difendere (ma probabilmente sarà riuscita a fare anche le analisi dei campioni di grano utilizzati dalle aziende per gli spaghetti).

Poi c’è il cadmio, un metallo pesante tossico innanzitutto per i reni, ma può causare anche demineralizzazione ossea ed è stato classificato come cancerogeno per gli esseri umani dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Ma in questo caso non si fa cenno ad una tragica esclusività dei grani esteri. Il cadmio si ritrova in molti alimenti e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha ridotto la dose settimanale ammissibile (TWI)per il cadmio a 2,5 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo (µg/kg pc), basandosi sull’analisi di nuovi dati. Il TWI è la dose alla quale non sono previsti effetti avversi.

GranoSalus con il suo giudizio Negativo non salva nemmeno uno degli 8 produttori di pasta.

Per quanto riguarda il DON, la De Cecco è quella che sta messa meglio con 0,08 μg, ma GranoSalus desume l’utilizzo di grani esteri cosa di cui nessuna delle marche in esame fa mistero (se non per la dichiarazione 100% grano italiano o pugliese di alcune etichette). Il limite fissato dall’Italia per il DON nel grano non lavorato è di 1750 ppb (parti per miliardo), cioè 1,75 milligrammi per chilo, che è addirittura più alto di quello degli altri Paesi tra cui il Canada che fissano un limite tra 750 e 1000 ppb. Il limite tollerato in Italia per il consumo umano del prodotto finito è di 750 μg (microgrammi) per chilo. La dose tollerabile giornaliera per l’uomo di deossinivalenolo è stata fissata a 1 µg/kg.

Con la speranza di aver fatto l’esatta conversione metrica, non si capisce perché non rendere più facile la lettura ai consumatori esprimendo tutto in milligrammi visto che gli spaghetti a casa non si pesano con il microscopio.

In sostanza, sembra di capire, che l’accusa è utilizzo di grani esteri nella pasta italiana, cosa per altro risaputa e nemmeno nascosta da chi non sbandiera il 100% italiano. La notazione più forte è per la Divella e per la Molisana che con 381e 253 ppb di DON non sarebbe adatto all’alimentazione dei bambini (la raccomandazione è di 200 ppb).

Ma, come detto, la presenza di glifosato non è “un’esclusiva” dei grani esteri.

Ci stiamo dunque tutti avvelenando con le micotossine mangiando pasta prodotta da aziende italiane? Per Confagricoltura il rischio è remoto.

La contaminazione del grano duro è, per fortuna, una eventualità abbastanza remota, che avrebbe qualche probabilità di verificarsi solo in caso di andamento climatico molto sfavorevole nei mesi che precedono il raccolto. Se tali condizioni dovessero verificarsi, i controlli condotti da stoccatori e trasformatori, prima ancora che dalle autorità sanitarie, sono comunque in grado di far scattare un’allerta rapida e i provvedimenti conseguenti.

Leggendo l’articolo di GranoSalus, quanti di voi hanno capito quanta pasta è possibile mangiare senza incorrere in problemi ammesso che ce ne siano nel consumare grano estero?

Grazie a chi metterà una parola definitiva alla questione. Aggiornamento 22 giugno 2017

GranoSalus ha fatto sapere di aver di aver vinto in Tribunale con questo articolo pubblicato sul sito.

Questa la risposta dell’Associazione delle Industrie dei Dolci e della Pasta Italiana affidata a un comunicato

AIDEPI interviene sul provvedimento del Tribunale di Roma in merito al ricorso effettuato dall’associazione nei confronti di GranoSalus e i Nuovi Vespri per gli articoli ritenuti diffamatori pubblicati il 26 febbraio scorso. “Il provvedimento con il quale il giudice si è espresso sul nostro ricorso – spiega AIDEPI – pur non accogliendo pienamente le nostre richieste, conferma la legittimità della nostra azione. Il giudice ha rigettato la nostra richiesta di cancellazione degli articoli dal web solo perché nel frattempo – a seguito della notifica della causa – sono stati emendati e rettificati e oggi non riflettono più il tono e il senso originario. Ora, come confermato nel provvedimento, le affermazioni sono puramente ipotetiche e dubitative e sono espresse nell’ambito del diritto di critica. Non sono una verità, quindi, come originariamente si voleva far credere. Sono solo un’opinione, non dimostrata e non dimostrabile ma legittimamente esprimibile secondo le leggi del nostro Paese”. Il Giudice ha confermato che gli articoli originari riportavano affermazioni sulla qualità e la sicurezza della pasta italiana “contenenti conclusioni arbitrarie”, di cui gli autori “non sono in condizione di offrire riscontro”. Le modifiche effettuate hanno invece ridotto le gravi accuse formulate da Grano Salus e I Nuovi Vespro sulla qualità e la salubrità della pasta italiana “al rango di mere ipotesi”. Secondo Aidepi, “venendo meno le conclusioni arbitrarie di GranoSalus, abbiamo ristabilito la verità sulla pasta e difeso l’operato di chi la produce nel rispetto della legge e della salute dei consumatori italiani. L’esito di questa causa, non preclude comunque, come evidenziato dal Giudice, la possibilità di proporre reclamo e avvalerci di una tutela risarcitoria nelle sedi opportune. E nei prossimi giorni valuteremo se farlo”. Ufficio stampa AIDEPI INC – Istituto Nazionale per la Comunicazione

cosa è il glifosato :

IL GLIFOSATO È CANCEROGENO

Lo IARC lo scorso anno ha classificato il glifosato come sostanza probabilmente cancerogena per l’uomo. Il Paese del mondo dove l’uso di glifosato è più esteso è l’Argentina con le sue distese di campi destinate all’agricoltura, dove si produce cibo che va a finire su tutte le tavole del mondo.

La soia e il mais Ogm coltivati in Argentina si utilizzano soprattutto per ottenere mangimi per gli animali da allevamento da cui poi si producono carne e derivati poi consumati in tutto il mondo.

Ecco che in una catena senza fine il glifosato risulta pericoloso non soltanto per gli agricoltori che lo utilizzano e per le persone che vivono vicino ai campi coltivati ma forse anche per chi consuma cibi che potrebbero contenerne delle tracce.

Si forma un vero e proprio pulviscolo che rimane sospeso nell’aria respirata della popolazione e che si deposita sulle pareti delle case. Qui il glifosato non si usa solo nei campi ma anche per conservare il riso. Così la traccia di questa sostanza rimane anche in prodotti di uso comune per l’igiene e non solo, ad esempio negli assorbenti igienici. Ci sono anche alte percentuali di glifosato nel cotone. Le fimigazioni aeree di glifosato sui campi coltivati portano ovunque un pulviscolo velenoso che pervade campagne e città.

Ricordiamo il reportage fotografico di Pablo Ernesto Piovano sui gravi danni per la salute della popolazione causati dall’utilizzo del glifosato nelle coltivazioni Ogm in Argentina, dove negli ultimi anni i casi di cancro in età pediatrica sono triplicati così come le malformazioni alla nascita. Tra i bambini emergono malattie considerate inspiegabili dai medici che non ammettono realmente che il glifosato possa esserne la causa.

Sono molte le famiglie che hanno perso i loro figli a causa dei tumori, legati ad esempio ai polmoni, alla tiroide e non solo. In Argentina oltre ai campi contaminati ci sono anche accumuli di rifiuti, comprese di taniche di glifosato. Quando i rifiuti diventano troppi si brucia tutto.

 

tratto da: http://forum.lottoced.com/forum/discussioni-libere/off-topic/2073346-italiani-che-avvelenano-gli-italiani-che-schifo

C’è qualcosa che non va nella pasta italiana – Otto primarie aziende italiane trascinate sul banco degli imputati per micotossine negli spaghetti.ultima modifica: 2017-08-05T22:58:44+00:00da eles-1966
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